lunedì, 08 settembre 2008
Pubblico di seguito un articolo che offre una chiave di lettura originale e controcorrente degli avvenimenti italiani.

E' un post apparso sul blog Ripensare Marx e firmato da Gianfranco La Grassa. Non ne condivido integralmente il contenuto (ad esempio, dissento dall'analisi e dal giudizio sprezzante, o comunque negativo, concernente le lotte del Sessantotto e del Settantasette), ma concordo su alcuni punti, anzitutto sulla valutazione espressa a proposito del ruolo destabilizzante svolto da Mani Pulite, un avvenimento interpretato come un golpe politico-istituzionale travestito sotto la nobile facciata di un'inchiesta giudiziaria.

Senza la bufera di Tangentopoli che nei primi anni '90 ha spazzato via i partiti della Prima Repubblica (la corruzione e l'affarismo dilagano ancora oggi, in misura persino maggiore rispetto al passato, malgrado non esistano più i vecchi partiti di massa, i quali garantivano un argine in difesa della Costituzione e un minimo di partecipazione politica democratica), senza le campagne mediatiche che hanno scatenato un clima di aggressione squadrista, di caccia alle streghe, aizzando l'opinione pubblica nazionale, in Italia non sarebbe stato possibile attuare quelle svendite e privatizzazioni ad esclusivo vantaggio del capitalismo economico privato, di preziosi beni ed enti pubblici dello Stato, procedendo in pratica ad un'operazione eversiva di smantellamento totale della cosa pubblica, il cui ultimo bersaglio è costituito da Scuola e Sanità.

Un altro punto di convergenza con l'autore dell'articolo, riguarda la riflessione quasi "profetica" proposta da Pasolini rispetto al degrado storico-antropologico della realtà italiana a partire dal boom economico-consumistico degli anni '60. Un degrado socio-culturale crescente, di cui il berlusconismo è solo un effetto e non la causa.

E' POSSIBILE UNA SVOLTA?

di Gianfranco La Grassa

Ho detto molte volte, e lo ribadisco senza esitazioni, che il berlusconismo è prodotto e non causa del degrado politico – e del vero e proprio sprofondamento culturale –  prodottosi in Italia negli ultimi decenni, e acceleratosi senza dubbio dopo gli anni ’90 soprattutto successivamente a “mani pulite”.

Tale degrado è dunque un processo che precede e provoca l’ascesa di Berlusconi in campo politico e, di conseguenza, culturale. Del resto che Berlusconi non sia la causa dello sprofondamento in oggetto è dimostrato dal fatto che questo è generale in tutta Europa – pur se da noi conosce una particolare accentuazione – e, in generale, in tutto il capitalismo “occidentale” avanzato. Si parla spesso anche di americanizzazione.

Va detto allora che l’americanizzazione ha interessato pure gli Stati Uniti, poiché essi non sono stati per nulla caratterizzati negativamente in senso culturale, almeno fino agli ’70 circa.

Politicamente imperialisti, massacratori più o meno secondo gli standard di tutte le grandi potenze succedutesi nella storia dell’umanità, ma non depressi culturalmente: buona letteratura, buona (e nuova) musica, grande cinema, credo non abbiano sfigurato nemmeno … nelle arti figurative.

Inoltre, solo chi ha la puzza sotto il naso – in genere gli idealisti e gli hegeliani nostrani – sputano sulla filosofia; ad esempio quella pragmatista (Dewey, William James, e in più Pierce che è un notevole personaggio; più tanti altri).

Infine la scienza, che ha avuto i suoi massimi avanzamenti proprio in quel paese. Per merito di stranieri? Si anche, ma che sono stati accolti con facilità mettendo a loro disposizione enormi mezzi e istituzioni e laboratori avanzati per sviluppare le loro ricerche. Quindi, lasciamo perdere l’americanizzazione e il berlusconismo.

In realtà, aveva piena ragione Pasolini, certamente con particolare riferimento al nostro paese. Il degrado, rapido e devastante, è iniziato in definitiva nel ’68.

Se Pasolini avesse potuto vedere il ’77, sarebbe rimasto letteralmente inorridito, perché in quegli anni si è sprofondati nella notte più buia in specie “per merito“ di quei sedicenti ultrarivoluzionari di sinistra che furono gli “autonomi”, ancor oggi non placatisi e trasformatisi in varie guise, una più indecente e sragionante dell’altra.

Purtroppo, si è trattato di una buona dimostrazione del fatto che “il sonno della ragione genera mostri”. Da qui è derivata la nostra effettiva “catastrofe”, non dai “bottegai berlusconiani”.

Insomma, Pasolini aveva secondo me ragione da vendere nel giudizio negativo, morale più ancora che politico, espresso su quegli arroganti studentelli privi di qualsiasi idealità e valore, identificandoli quali “piccolo-borghesi” che volevano semplicemente sostituire i loro “padri”; certamente questi avevano messo in mostra gravi limiti e anche colpe, ma erano in genere dotati di uno spessore culturale, e spesso anche morale, che i pigmei e nanerottoli del ’68 (per non parlare appunto degli anni successivi) nemmeno sfioravano.

Probabilmente Pasolini commetteva errori politici (tattici) ed esagerava in qualche lode di troppo verso i poliziotti in quanto “contadini meridionali”. Certe repressioni feroci di quel periodo sono ben fisse nella nostra memoria; e del resto anche la Celere degli anni “di Scelba” non credo meriti la nostra riconoscenza!

Qui sto però solo giudicando del degrado politico-culturale indotto in Italia da certa sinistra che si finse rivoluzionaria. Poiché però quest’ultima mostrò presto il suo reale volto, fondamentalmente reazionario pur nell’ammodernamento dei “costumi” (più che altro quelli sessuali), riuscì nell’intento di impestare i media, sostituendo i “padri” in specie nei giornali, in TV, nell’editoria, ecc., anche grazie al fatto di essere cooptata da parte di una classe dirigente economica incapace di vera autonomia produttiva, sempre bisognosa di assistenza “pubblica” e di svendita allo straniero (predominante).

In questo modo, i “rivoluzionari” sessantotteschi e settantasettini – farseschi e drammatici nel contempo; veri eredi dei Demoni di Dostojevski – ebbero modo di produrre un autentico sconquasso presentato come “ammodernamento”, anzi come postmodernità.

L’attacco alla razionalità, alla scienza, all’idea di progresso, il catastrofismo oggi dilagante che si “predica” sia derivato dal “dominio della Tecnica”, provengono da questi settori reazionari; anche se poi seguiti da altri, che si collocano sul fronte apparentemente opposto, di una “destra” pur essa non istituzionale, che si crede erede delle correnti più radicali e “rivoluzionarie” del vecchio nazifascismo (settori rimasti però sempre in posizione secondaria rispetto a quelli “ultrasinistri”).

Infine, questi ultimi ebbero un altro colpo di fortuna. Crollò il sistema “socialista”, e dagli Usa (e dalla nostra GFeID, finanza e industria assistita) partì l’operazione “mani pulite” che “produsse” infine una sinistra – in entrambi i suoi rami: la moderata e la radicale – senza più le radici popolari del Pci; una sinistra che, per fortuna, comincia adesso ad essere abbandonata dalla Classe.

Questo marciume dilagante – effetto dello sprofondamento politico-culturale, ormai realizzatosi grazie al patrocinio della suddetta classe dirigente economico-finanziaria – ha confermato i suoi autori nel controllo dei canali di trasmissione di sedicente informazione e “cultura”; ed essi ne hanno approfittato per mascherarsi e diffondere del disastro un’interpretazione del tutto mistificante: la colpa è del berlusconismo.

Adesso veramente basta con questa menzogna; è indispensabile, innanzitutto, ristabilire la giusta sequenza dei processi “catastrofici”. La sinistra – quella dei movimenti del ’68, e ancor più del ’77, saldatisi nel ’92-‘93 con tutto il resto della sinistra sotto l’ala protettrice della GFeID legata ai predominanti statunitensi; sinistra divenuta sempre più un ammasso di “ceti medi”, soprattutto dei settori del “pubblico” – è la causa di questi processi, il resto ne è derivato ineluttabilmente. Si è dunque creato un bubbone “piccolo-borghese”, con a capo pochi acculturati senza scrupoli e ultra-ambiziosi, che manovrano schiere di lettori di brunovespaVespa e Camilleri (e magari di poco altro, ma non più della grande cultura classica e "borghese"), i quali hanno veramente provocato una frattura netta con le generazioni precedenti. Si tratta di quelli che predicano l’emozione contro la razionalità, la cultura del “corpo” messa in antitesi a quella dello spirito, il più disastroso dei relativismi condito di finta tolleranza, il più bieco lassismo anarcoide che ha disgregato ogni forma di reale e produttiva socialità. In certi momenti, sembra addirittura si sia interrotta una linea di civiltà che – in paesi di antica, millenaria, storia – rappresenta sempre un sedimento, un giacimento, cui si può attingere con effetti positivi perfino nelle epoche più buie. Invece oggi, questo è reso impossibile da questo gravissimo sprofondamento intuito dal grande Pierpaolo_Pasolini_2Pasolini, ma che ha poi progredito – grazie anche a quell’evento, un sostanziale “colpo di Stato” camuffato da operazione giudiziaria, prodottosi nel ’92-‘93 – a passi giganteschi. A me pare del tutto ovvio che la reazione a questa effettiva catastrofe non potesse che assumere, in Italia, le vesti pur esse meschine e squallide della cultura (e della politica) dei cosiddetti “bottegaio berlusconiano” e “industrialotto del nord-est”. A tutto questo è necessario reagire, pur sapendo che le volontà soggettive dovrebbero essere coadiuvate dall’evolvere di eventi capaci di mettere infine in moto processi storici di ben altro calibro e direzione. Tuttavia, i “soggetti” hanno intanto l’obbligo di ricominciare a pensare e, con le loro minime forze, di opporsi alle mistificazioni degli “intellettuali del degrado”. Bisogna affermare con forza: la conditio sine qua non di una possibile rigenerazione politico-culturale del nostro paese e del riannodarsi dei legami con il suo passato di grandi tradizioni culturali (e, lo ripeto, di civiltà) – rigenerazione che riuscirebbe, nel medesimo tempo, a combattere e superare anche la più sanguigna e concreta (meno parassitaria in ogni caso), ma comunque rozza, volgare e intellettualmente limitata, bossi-finisenzaconfini“classe dirigente” berlusconiana – è lo sbaraccamento definitivo di questa sinistra fatta di ceto medio (“piccolo-borghese”, soprattutto dei settori del “pubblico”); un ceto esattamente meschino, intellettualmente mediocre, e nel contempo protervo e arrogante, come lo dipinse Pasolini.Pasolini, 1975 Dobbiamo ricreare forze critiche, effettivamente contrarie a questo tipo di sistema sociale e politico, buttando però a mare questa sinistra, smettendo ogni tentativo di ricostituirla; perché ogni tentativo genera entità ancora più degenerate e ignobili. Non so quanta parte della sinistra, che pretende di essere comunista, abbia ancora un cervello pensante. Comunque, l’invito rivolto è precisamente in tal senso: abbandonate ogni velleitario tentativo di ricreare gruppetti e gruppetti di vecchi rigurgiti ideologici, ormai senza più appiglio con la realtà. Nello stesso tempo, smettetela con l’aggregazione ad una sinistra, più o meno moderata o invece finta radicale,Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil che è la causa reale del degrado, di cui indubbiamente la destra è poi il semplice riflesso speculare. Anzi, esiste proprio una vera cartina tornasole per saggiare se siamo o meno in presenza di puri mentitori e mistificatori: se si insiste oppure no sulla parola d’ordine dell’unirsi in nome dell’antiberlusconismo. Chiunque ancora la usi, è ipso facto il peggiore dei nemici, il vero obiettivo di un’azione di preliminare pulizia. Con quelli che hanno almeno capito questo imbroglio, si può ridiscutere; ma senza alcun tentativo di “rifondare il passato”. E’ necessario riemergere dallo sprofondamento culturale e politico di questi anni, per “costruire” qualcosa di nuovo e ancora impensato. Le piccole, infime, nostre forze s’impegneranno in questa direzione, con tutti coloro che hanno capito questi pochi punti. Non si creda di volerci creare ostacoli (“psicologici”) mostrando indignazione perché certi settori di “estrema destra” riportano alcune nostre analisi.

Noi ci rivolgiamo, puramente e semplicemente, agli individui che usano la ragione; a quelli che preferiscono utilizzare invece i soli “riflessi da cane di Pavlov”, senza valutare quello che noi diciamo – e senza prendere atto dello sforzo di rielaborazione teorica (nuova) che ci sta dietro, e che appare nel sito oltre che in libri e scritti vari su riviste – noi diciamo: non ci interessate, siete quelli della prevalenza delle emozioni sul cervello pensante, siete complici e conniventi con quella sinistra “intellettuale” che ha provocato lo sprofondamento politico-culturale da noi aborrito, facendolo passare per berlusconismo, un semplice effetto invece. Con voi abbiamo chiuso. Altrimenti, ricominciate a mettere in moto le sinapsi di quello che Woody Allen, spiritosamente, definì “il nostro secondo organo preferito”; se lo farete, siamo pronti al dialogo.

postato da: luciospartaco alle ore 18:59 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 08 giugno 2008
Negli ultimi mesi, in seguito al ritorno della cosiddetta "emergenza" (ormai permanente) dei Rifiuti in Campaniarifiuti, nell'immaginario collettivo si è determinata una sorta di "maledizione", si è sviluppata una rappresentazione negativa che ha contribuito ad infamare e bollare il popolo partenopeo agli occhi dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale come una plebe corrotta e malvagia. Per la serie: "brutti, sporchi e cattivi".brutti-sporchi-e-cattivi Tanto per citare un esempio banale, in alcuni articoli apparsi su vari giornali e blog presenti su Internet, ho avuto modo di intercettare una forma di astio e di razzismo latente contro i Napoletani, un sentimento di biasimo e disprezzo che serpeggia anche in ambienti considerati "colti".
Addirittura sembra aver preso piede un'assurda e deprecabile forma di autorazzismo dei meridionali verso le popolazioni campane e di una parte dei cittadini campani verso i Napoletani.
Una situazione inquietante e controversa, che potrebbe provocare una pericolosa deriva che sarebbe opportuno prevenire e scongiurare in tempo, per evitare che degeneri completamente. Personalmente, vorrei invitare ad usare una maggiore cautela prima di esprimere giudizi eccessivamente avventati e perentori che potrebbero scivolare facilmente nel razzismo più becero e sinistro.
Nella fattispecie particolare mi riferisco ad una sorta di spirale autorazzista che potrebbe generare implicazioni perverse e conflittuali, difficili da gestire in modo razionale.
Non si può stigmatizzare e screditare, o addirittura detestare e maledire un intero popolo per quelli che sono le sue consuetudini e le sue caratteristiche  di tipo storico e antropologico-culturale. A tale proposito esorterei a leggere gli studi di antropologia culturale di Claude Lévi-Strauss.
Da cui bisognerebbe imparare un approccio possibilmente storico-relativistico rispetto agli usi e costumi di popoli distanti ed estranei rispetto al nostro modo di vivere e di pensare, senza scadere in facili ed ignobili pregiudizi moralistici, derivanti da una presunta superiorità etico-spirituale, intellettuale, o addirittura etnica e "razziale", della cosiddetta civiltà occidentale.
Non si può condannare e criminalizzare moralmente una popolazione ritenuta "primitiva" se questa pratica, ad esempio, riti pagani, sacrifici umani o il cannibalismo, per quanto tali comportamenti possano risultare abominevoli e ripugnanti ai nostri occhi. Così come non si può demonizzare e perseguitare il popolo romRom per le sue ataviche tendenze e disposizioni all'elemosina o al furto. Malgrado tali attitudini ci appaiano profondamente riprovevoli e detestabili, o addirittura perseguibili penalmente. I nostri codici di valutazione e di comportamento, etico, civile e penale, non coincidono necessariamente con gli schemi e i parametri valoriali assunti da altri popoli ed altre culture. Ciò che per noi può rappresentare un "peccato" o una colpa esecrabile, o addirittura un reato da punire severamente, per altri popoli può essere un atto normale e naturale. Se noi vogliamo considerarci e proclamarci "civili", "progrediti" e "tolleranti", dobbiamo dimostrarlo non a chiacchiere, ma nella sostanza degli atteggiamenti e dei gesti concreti, ponendoci anzitutto in modo corretto di fronte alle differenze antropologico-culturali.
Le usanze e le tradizioni culturali, morali e sociali di un popolo sono difficili da modificare. I processi di mutamento innescati sul terreno antropologico-culturale possono essere lenti, difficili e complessi, ed esigono tempi di svolgimento estremamente lunghi.
Tuttavia, mi risulta che le popolazioni napoletane, specialmente le giovani generazioni, stanno provando a cambiare radicalmente le insane abitudini "plebee" di cui sono tacciate.
Durante l'ultima puntata di "Anno Zero",Michele Anno Zero trasmessa lo scorso 5 giugno, ho ascoltato la preziosa testimonianza di un ragazzo di Chiaiano che spiegava come gruppi di giovani napoletani si fossero autonomamente organizzati per effettuare la raccolta differenziata, ma sono impossibilitati ad attuare le loro buone intenzioni in quanto gli amministratori locali hanno "le mani legate", così come hanno ammesso gli stessi amministratori.
Quali considerazioni si possono trarre da questa situazione? E' ormai evidente che si è imposta una volontà politica di matrice napolifilo-camorrista, rivolta in una determinata direzione, tesa a privilegiare e tutelare non il bene comune delle popolazioni locali, bensì gli interessi economici privati delle cosche criminali, fiancheggiate da comitati affaristici complici e conniventi e da alcuni esponenti del potere politico ed imprenditoriale. E' ormai palese che tale "emergenza",rifiuti_napoli che perdura ormai da oltre un decennio, è quanto meno strana e discutibile, direi che si tratta di un'emergenza innescata e pilotata da alcuni centri di potere di origine occulta e senza dubbio criminale, molto probabilmente collusi con alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali, ma anche (perché escluderlo?) internazionali. Infatti, le autorità locali sembrano avere proprio le "mani legate" quando si accingono ad applicare soluzioni (inclini ad esempio alla realizzazione di aiuta la raccolta differenziataalte percentuali di raccolta differenziata) che non sono gradite al sistema camorrista, in quanto poco funzionali agli scopi dei clan e di altri gruppi affaristici più o meno legalizzati. A cui invece conviene che si adottino altre risposte quali (appunto) le discariche e gli inceneritori, che evidentemente consentono di lucrare e di ottenere ingenti profitti economici. Ed è esattamente la linea politica che si sta cercando di imporre a scapito delle popolazioni campane. Sia con le buone che con le cattive.
venerdì, 09 maggio 2008

Per non dimenticare Peppino Impastato

 

Oggi ricorre il 30esimo anniversario dell'omicidio politico di peppino_impastatoPeppino Impastato, assassinato brutalmente da sicari mafiosi. La mafia ha ridotto a brandelli il suo corpo ma non ha fermato le sue idee, né piegato il suo coraggio interiore e la sua onestà intellettuale, non ha spezzato la sua dignità, né dissolto la sua energia spirituale. La mafia ha ucciso Peppino ma non ha soppresso la libertà e i diritti che egli ha sempre propugnato e difeso con tutte le sue forze, battendosi contro l'ingerenza e il controllo oppressivo esercitato dalla criminalità organizzata sulla vita dei cittadini, contro l'occupazione militare mafiosa del territorio e della società, contro la speculazione edilizia, il malaffare e la corruzione politica.
La mafia non è riuscita ad annientare  il simbolo ideale e politico che ancora oggi, a distanza di trent'anni, Peppinocentopassi rappresenta per le nuove generazioni. Le giordanaquali lo hanno riscoperto grazie al celebre film diretto da Marco Tullio Giordana, "I cento passi", nel quale il ruolo  di Peppino è magistralmente interpretato dal brillante attore Luigi Lo Cascio. Per chiunque voglia saperne di più su Peppino, in omaggio alla sua memoria e alle sue idee intramontabili, vi propongo una raccolta di link.

PEPPINO IMPASTATOimpastato_peppino

UCCISO IL 9 MAGGIO 1978

LE SUE IDEE NON MORIRANNO MAI

"LA MAFIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA" 

"I CENTO PASSI"   

Infine, suggerisco di consultare i seguenti siti:impastato

www.peppinoimpastato.com

www.centroimpastato.it

www.retedigreen.com/index-8.html

HASTA SIEMPRE PEPPINO!

martedì, 08 gennaio 2008
Ormai non si può più restare inerti e indifferenti di fronte allo scandalo e al raccapriccio che inevitabilmente suscita in tutte le coscienze libere e normali il paesaggio orribilmente sfigurato da montagne di spazzatura che invadono ed appestano le strade della città di rifiuti_napoliNapoli e dintorni. Non si può (e non si deve) restare passivi di fronte allo spettacolo indecente offerto non solo dai territori sommersi da cumuli di immondizia, ma anche dalla gente di Pianura assalita brutalmente dalle forze dell'ordine al servizio di un potere cieco e sordo che ha fallito rovinosamente e ora tenta di scaricare (come sempre) le proprie responsabilità e i propri "sensi di colpa" criminali sulla popolazione. Un potere osceno e nauseabondo come la spazzatura! BassolinoMunnezzaUn potere inteso non solo come ceto politico locale e nazionale, ma anche come sistema economico-affaristico costituito da un intreccio lurido e perverso, ma nel contempo "fisiologico" e inevitabile, tra capitalismo lecito ed illecito, incentrato sulla malavita imprenditoriale organizzata. Oltre al danno (ovvero i delitti e lo scempio di ordine economico-ambientale, sociale e morale), oltre alle "mancanze" e alle "inadempienze" storiche che si sono accumulate per anni, insieme ai sudici ammassi di spazzatura, la gente partenopea deve sopportare anche l'amara beffa cagionata dalla fiera dell'ipocrisia, dall'invereconda esposizione televisiva delle "lacrime di coccodrillo" del "povero ed afflitto" governatore Bassolino.
Gli spazi pubblici (invivibili da anni) di Pianura, come di altri quartieri napoletani, sono assediati e infestati da cumuli di rifiuti. C'e gente che non riesce più a varcare la soglia di casa per uscire (anche solo per fare la spesa) essendo impedita da mucchi insormontabili di immondizia.

<B>Napoli, sale la tensione a Pianura<br>"La discarica riaperta fino al 2009"</B>A Napoli e dintorni è in atto un'aspra e feroce vertenza di massa, esplosa come una spaventosa eruzione del Vesuvio, che forse avrebbe arrecato meno danni. Su Napoli e sull'intera Campania incombe un vero disastro ecologico e territoriale, una catastrofe sanitaria e sociale.
Caos a Pianura Ma incombe anche un'ingiusta e velenosa condanna di stampo razzista, emessa da parte di un sistema mediatico-propagandistico che invece di denunciare il colonialismo storico che affligge le comunità del nostro Meridione, preferisce evocare formule precostituite, ideologicamente pregiudizievoli e compromettenti sulla presunta inferiorità e arretratezza culturale dei popoli meridionali, in particolare della gente partenopea. Gente che invece è figlia di un ricco coacervo storico-culturale generato dalla Magna Grecia ed altre antiche e raffinate civiltà mediterranee. Ho sempre associato la nozione e l'immagine dell'intellettuale a figure scomode e destabilizzanti come Antonio Gramscigramsci e Pier Paolo Pasolini,Pierpaolo_Pasolini_2 mosse da una profonda e coraggiosa passione civile autenticamente rivoluzionaria, che li ha indotti ad assumere sovente posizioni fermamente critiche e controcorrente, sempre schierate dalla parte dei soggetti più deboli e indifesi, gli "umili" di Manzoni, i "vinti" di Verga, insomma i reietti e i diseredati della nostra società (ecco come si manifesta il vero anticonformismo), rispetto alle scelte e agli schemi di giudizio e di condotta predominanti. Pertanto, lancio un accorato appello per invitare tutti gli intellettuali liberi e coscienti della nostra terra, intesa non solo come Irpinia, bensì in un senso più lato che abbracci l'intero Meridione,napolibriganti a fare altrettanto, a prendere iniziative e posizioni assolutamente scomode e irriducibili rispetto alla linea imposta dai mass-media ufficiali assoggettati ai poteri dominanti che vogliono tacere le proprie atroci responsabilità, scegliendo la strada della repressione e della criminalizzazione a scapito delle comunità locali che si ribellano giustamente ad uno stato di "emergenza permanente" che dura ormai da oltre un decennio e che è funzionale solo a logiche occulte, prettamente affaristiche e criminali.
lunedì, 07 gennaio 2008

COLONIALISMO COSTITUZIONALE

L’emergenza natalizia dello smaltimento dei Rifiuti in Campaniarifiuti in Campania è stata comunicata dai media in base ai consueti canoni del razzismo ufficiale. La finta informazione alternativa - quella di trasmissioni come “Report”, e dei best-seller come Gomorra di Roberto Saviano“Gomorra” o “La casta” - ha consolidato e articolato questo quadro, offrendo parole magiche ed evocative come “camorra” o “sistema”, oppure icone di satrapi della pubblica amministrazione, come il governatore Bassolino, che è una figura analoga a quella di un Bokassa, l’ex “imperatore” del Centro-Africa, l’emblema razzistico dello sfruttamento delle pubbliche risorse a fini di lusso privato. Diventato un “Bokassolino” o il “Bokassa del Mezzogiorno”, il governatore Il re della monnezzaBassolino costituisce oggi anche lui per i media l’immagine esplicativa dell’inferiorità di un popolo e della sua mancanza di futuro. Il razzismo consiste appunto in una serie di risposte precostituite che servono a prevenire e neutralizzare le vere domande, anche le più ovvie. Che delle strutture amministrative locali, come Regioni e Comuni, si occupino della raccolta dei rifiuti, è perfettamente comprensibile, ma che c’entrano con il loro smaltimento? I rifiuti sono notoriamente uno dei prodotti più esportabili ed esportati del mondo. Da qui deriva la seconda, ancora più ovvia, domanda: come mai una Regione povera come la Campania - che produce quindi meno rifiuti delle altre Regioni - ha sempre bisogno di nuove discarica_acerradiscariche? E poi ancora un’altra domanda, che costituisce anche una implicita risposta: cosa sono e da dove realmente provengono i rifiuti che le discariche campane contengono e dovranno contenere? Dato che nonostante le barriere mediatiche, queste questioni sono state comunque poste, ecco pronte le risposte rassicuranti/razzistiche alla Roberto SavianoRoberto Saviano: la “camorra imprenditrice” traffica in rifiuti tossici e allestisce siti per accoglierli. Il razzismo può uccidere ogni buonsenso, e farci credere che le multinazionali che producono i rifiuti tossici siano costrette a implorare dalla camorra un sito per smaltirli. Per la propaganda ufficiale il problema è sempre lo stesso: non esistono popoli e territori asserviti e colonizzati, ma solo razze inferiori e/o subdole. Nel 1947, all’Assemblea Costituente, Francesco Saverio Nitti  - che era stato Presidente del Consiglio tra il 1919 ed il 1920 - stava pronunciando uno dei suoi numerosi discorsi contro l’istituzione delle Regioni, quando un parlamentare democristiano gli obiettò che erano discorsi inutili, che le Regioni si sarebbero comunque fatte perché erano dettate dal trattato di pace.

Francesco Saverio Nitti

Nitti rispose che si era letto da cima a fondo il trattato di pace, e che le Regioni non vi erano citate. È chiaro però che il parlamentare democristiano si stava riferendo alle clausole non scritte del trattato, cioè alle imposizioni di chi occupava militarmente l’Italia.

Il finto federalismo - quello delle autonomie locali - è essenziale per coprire le varie forme di sfruttamento e asservimento del territorio, ed anche per poi tacciare di “localismo” ogni tentativo di resistenza all’aggressione e occupazione del territorio. Inoltre, facendo proliferare i posti di potere, le autonomie locali costituiscono un veicolo di corruzione di massa, che può consolidare un ceto sociale privilegiato ed interessato al mantenimento dello status quo coloniale.

La “casta” non costituisce quindi una degenerazione, ma è un progetto costituzionale. Il primo presidente della Repubblica eletto, l’economista liberista Luigi Einaudi, era stato sino a quel momento un sostenitore della politica della “lesina”, si era reso famoso per aver fatto inserire nella Costituzione la norma  che non vi dovessero essere spese senza preventiva copertura, ed anche per aver proposto di abolire le tredicesime mensilità per non concentrare i consumi nello stesso periodo.

Luigi Einaudi

Ebbene, fu proprio Luigi Einaudi a lanciare la versione sfarzosa e monarchica della presidenza della Repubblica, a volere come sede il palazzo del Quirinale, e a pretendere un appannaggio superiore a quello di qualsiasi altro capo di Stato, compreso quello del presidente USA, cosa che è stata fatta notare da molti accusatori della “casta”.

Il “presidente monarca” era però una citazione dal modello americano, e non ci  si può sorprendere se ogni tanto l’allievo supera il maestro. Anche Bassolinobassolino non è più semplicemente presidente regionale, ma è un “governatore”, come negli Stati Uniti. Che la casta si sviluppi di pari passo con l’imitazione del modello imposto dai colonizzatori, è un’osservazione che di solito manca a queste denunce, che anzi ribadiscono fideisticamente che “negli Stati Uniti queste cose non succedono”. Che il crescente uso privato delle risorse pubbliche abbia come perfetto riscontro l’adesione ideologica all’americanismo ed all’occidentalismo, anche questo non viene notato.

La Costituzione prevede il referendum abrogativo, ma precisa che non possano essere oggetto di referendum non solo le leggi fiscali, ma neanche i trattati internazionali; quindi nessun referendum può proporre di abolire i trattati di adesione dell’Italia alla NATO ed alla Unione Europea. Neanche ad una forma “partecipativa” innocua e puramente illusoria come il referendum, è quindi concesso di mettere in discussione la sudditanza coloniale dell’Italia. La “sovranità popolare” non poteva essere meglio smentita, proprio nel documento che avrebbe dovuto garantirla.

Fonte: www.comidad.org

giovedì, 29 novembre 2007
...OVVERO ZITTI E SEDUTI
Nell’epoca del leggendario Far West americano,cinematre_conquistawest il Popolo degli uomini venne sterminato dall’esercito yankee nel corso delle sanguinose “guerre indiane”. La tribù pellerossa dei Sioux Dakota Hunkpapa era presieduta dal mitico capo e sciamano indiano Toro Seduto (in realtà il suo nome era Bufalo Seduto, o Tatanka Yotanka nella lingua autoctona dei nativi americani), reso celebre dalla storica vittoria ottenuta nella battaglia del Little Big Horn contro le truppe guidate dal tenente colonnello George Armstrong Custer, soprannominato “capelli gialli”, grande capo dei “visi pallidi”. Augh!
Toro Seduto

Successivamente, nel mondo della mafia siciliana, esattamente a Cinisi, spadroneggiava don Tano Sedutotano_badalamenti (cioè Badalamenti), a Corleone comandava don Totò Seduto (ovvero Salvatore Riina), poi diventato il boss dei boss, altrove troneggiava qualche altro don (vattelappesca) Seduto. Ma la mafia non è affatto tramontata, non si è dissolta con il declino e l’arresto dei boss più rozzi e malvagi, Riina e Provenzano, braccati e latitanti per decenni ed improvvisamente catturati dallo Stato, allorché si sono rivelati inutili e sorpassati come arnesi ormai vecchi ed obsoleti.

Totò Riina

La rivoluzione antropologica della mafia

Quella che è morta e sepolta è senza dubbio la mafia più arretrata e tradizionale, quella messa sotto processo dalle inchieste dei giudici Falcone e Borsellino, ammazzati proprio dai sicari della cosca più feroce e all’epoca vincente, quella dei Corleonesi.

Falcone e Borsellino

Invece oggi, la mafia è più ricca e potente che mai, non è scomparsa solo perché non ammazza più come sua abitudine, ossia nelle forme brutali e truculente del passato, vale a dire usando le armi, minacciando e terrorizzando la gente, compiendo stragi crudeli e sanguinose per eliminare fisicamente i suoi nemici, siano essi tenaci e audaci sindacalisti come Placido Rizzotto, intrepidi attivisti politici come Peppino Impastato,peppino_impastato giudici onesti e integerrimi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ci sono altre mafie che continuano a massacrare le persone in modo diretto e sinistro, ricorrendo anche ad eccidi eclatanti e (in)discriminati: la Camorra (ovvero O_Sistema‘O Sistema) del clan dei Casalesi (vincenti nel casertano), la famigerata ‘Ndrangheta calabrese (detta anche Onorata società), la Sacra Corona Unita pugliese, o alcune tra le più feroci mafie straniere, quali la mafia russa, quella cinese, quella albanese, quella colombiana e via discorrendo. La mafia siciliana evita di ammazzare perché si è in qualche modo “evoluta” e “civilizzata”, non vuole più esporsi alle facili ritorsioni attuate dallo Stato, non intende più essere visibile, per “non essere”, vale a dire per offrire l’impressione di non esistere più. Infatti, rinuncia a mostrarsi, preferisce ripararsi dietro una facciata apparentemente più pacifica e rispettabile. Dunque, ciò significa che Mafiopoli non esiste più? Niente affatto. mafiaLa mafia ha solo imparato a celarsi e dissimularsi meglio. Essa continua ad agire indisturbata, più e meglio di prima. L’assetto del potere di Mafiopoli si è modificato profondamente, si è riciclato e ristrutturato. Anche la mafia, quella arcaica e primitiva, ha subito quel processo di rivoluzione neocapitalista che ha generato una sorta di mutazione antropologico-culturale, la stessa che Pier Paolo PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 ha descritto e analizzato a proposito dell’odierna civiltà dei consumi di massa. Dunque, la mafia si è modernizzata e globalizzata, diventando un’holding company estremamente potente, una corporation tecnologicamente avanzata, un’impresa finanziaria multinazionale. Insomma, la mafia è a capo di un vasto Impero economico mondiale ed è oggi la prima azienda del sistema capitalistico italiano, una grossa compagnia imprenditoriale che può vantare ed esibire il più ricco volume d’affari del Paese.

Mafia S.p.A.

La mafia è diventata una ricca e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni.padrino Azioni criminali! Come criminale, o perlomeno disonesto ed immorale, è l’intero apparato economico-capitalistico, le cui ricchezze sono di origine quanto meno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, diceva con eleganza lo scrittore francese Honoré de Balzac.

Questa illustre e saggia citazione mi serve per chiarire come la natura della proprietà privata, del grande capitale, delle immense rendite economiche, sia sempre illecita e sospetta, se non criminale, in quanto discende da un atto iniquo e violento di espropriazione del prodotto (o valore) materiale creato dal lavoro collettivo. La matrice reale del sistema economico-capitalistico è di per sé violenta e disonesta, come tenta di dimostrare con successo Roberto Saviano nel suo best seller, Gomorra di Roberto SavianoGomorra. “Gli affari sono affari” per tutti gli uomini d’affari, siano essi personaggi incensurati accettati moralmente e socialmente, quali il defunto Gianni Agnelli, oppure i suoi eredi alla Fiat (Montezemolo, Marchionne & soci), siano essi figure losche e notoriamente riconosciute come spietati criminali, quali ad esempio l’ex re di Napoli e capo della NCO (Nuova Camorra Organizzata) Raffaele Cutolo, l’ex boss dei boss siciliani Totò Riina,  o ancora Nicola Schiavone, meglio noto col soprannome di Sandokan, uno dei più efferati boss dei clan camorristici casertani. Belve feroci e sanguinarie o meno, assassini, delinquenti o meno, pregiudicati o incensurati, gli uomini d’affari sono sempre poco onesti, in moltissimi casi cinici e spregiudicati, per necessità, per indole o per vocazione individuale. Del resto, le mafie non sono altro che imprese economiche criminose, come ha ampiamente spiegato Roberto SavianoSaviano nel suo libro. La mafia è fondamentalmente un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari e le sue attività illecite con un obiettivo primario: il profitto economico privato. Per raggiungere il quale è disposta a tutto, anche a servirsi dei mezzi più sporchi e disonesti, a ricorrere al delitto più atroce e disumano. E per vincere la competizione delle società rivali, è pronta a tutto, a ricattare, minacciare e corrompere, persino ad eliminare fisicamente i suoi avversari. Parimenti ad altri gruppi imprenditoriali, quali le compagnie multinazionali di provenienza occidentale, che uccidono gli attivisti politici e sindacali che in America Latinaamericalatina o in Africa si oppongono all’espansione e all’ingerenza imperialistica esercitata dalle grandi imprese economiche internazionali.

In altri termini, il delitto, la follia e la sopraffazione appartengono alla natura più intima dell’economia borghese, in quanto componenti intrinseche ed essenziali di un ordine retto sul “libero mercato”, sulle sperequazioni e sulle ingiustizie che ne derivano. La logica “mafiosa” è insita nella struttura medesima del sistema economico-affaristico dominante, a tutti i livelli e in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca a penetrare e ad insinuarsi Globo-colonizzazionel’economia di mercato e l’impresa neocapitalista. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di mafiosità”, ossia di violenza, di irrazionalità ed aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente e brutalmente i nemici e i concorrenti, in modo feroce e sinistro, come avviene nel caso di tante “onorate” società riconosciute come criminali (ad esempio Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta ed altre associazioni a delinquere di origine straniera), c’è chi invece impiega sistemi meno rozzi, più eleganti e sofisticati, ma altrettanto spregiudicati e pericolosi.

Non vedo, non sento, non parlo…silenzio-assenso

In dirittura d’arrivo, un ragionamento finale, ma non esaustivo, vorrei riservarlo al fenomeno dell’omertà sociale. Mi permetto di suggerire anzitutto una definizione abbastanza sommaria assunta da un comune dizionario: l’omertà è la solidarietà col reo, è l’atteggiamento di ostinato silenzio teso a coprire reati di cui si viene direttamente o indirettamente a conoscenza.

Il termine omertà è di origine incerta, con molta probabilità è riconducibile all’etimo latino humilitas (che vuol dire umiltà), adottato successivamente nei dialetti dell'Italia meridionale e modificato in umirtà. Da questa fonte vernacolare potrebbe essere scaturita l’odierna voce italiana. Infatti, nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, o tenti di far luce su una verità, viene disprezzato e riprovato come individuo “infame” e “presuntuoso”.  Il codice dell’omertà, tipica consuetudine del sistema mafioso, rappresenta da un punto di vista psicologico la salvaguardia dell’ambito familiare, la tutela dell’onore del proprio clan di appartenenza. La famiglia mafiosaFamily Sopranos impartisce ai suoi membri il culto del silenzio, della reticenza, della non parola, quale requisito essenziale della virilità (attribuito anche alle donne). L’infausta catena omertosa si configura esattamente come un fenomeno sociale che fornisce una delle basi su cui si erge il lugubre potere criminale  e terroristico dell’organizzazione mafiosa. Per estensione, il codice omertoso si impone ovunque sia egemone una realtà di tipo mafioso, nel senso più ampio del termine. Dunque, l’uso intelligente e raffinato del linguaggio, se necessario e_se_urlassi_in_silenziourlato, il parlare ad alta voce, può esprimere un gesto di rottura e rivolta contro il silenzio dell’omertà mafiosa in senso lato, può ispirare e stabilire anche un modello di educazione basato su codici di comportamento meno oscurantisti, più liberi e democratici. Personalmente, credo molto nel potere e nella priorità del “verbo”, ossia della parola, intesa ed esercitata non solo quale veicolo di comunicazione, ma altresì come metodo di critica e denuncia della realtà, come prezioso strumento di interpretazione e trasformazione rivoluzionaria del mondo, che non è l’unico esistente, né il migliore dei mondi possibili. Infatti, il linguaggio contiene in sé la forza e i requisiti necessari a mutare lo stato di cose presenti, a migliorare le nostre condizioni di vita e la realtà circostante. Potenzialmente la parola vale molto più di un pugno nello stomaco, e può contribuire a spezzare le catene dell’oscurantismo e dell’indifferenza sociale derivanti dal codice omertoso. Radio AutIl linguaggio può giovare alla causa della democrazia e della giustizia sociale, interrompendo o rettificando situazioni e comportamenti che ci dispiacciono, ci indignano e ci offendono. La parola, come simbolo e testimonianza di un altro modo di vivere e costruire i rapporti di convivenza interpersonale,  improntati ai valori della libertà e della solidarietà, è senza dubbio una modalità alternativa, “eversiva” e destabilizzante rispetto all’ordine oppressivo ed omertoso imposto dalla mafia. L’uso della parola rinviene un senso concreto ed acquista maggior vigore e consapevolezza, nella misura in cui può servire a violare le regole e il potere coercitivo della malavita organizzata, provando a fronteggiare e sconfiggere la diffusa mentalità mafiosa.

Come dimostra (lo ribadisco ancora una volta) l’esperienza del celebre libro di Roberto Saviano,roberto_saviano che esalta appunto il valore liberatorio della parola e della verità rispetto alla legge dell’omertà mafiosa. L’argomento è estremamente difficile e complesso, per cui meriterebbe una dissertazione meno generica e superficiale, in quanto racchiude molte implicazioni di ordine storico-economico, socio-politico e antropologico-culturale e, se vogliamo, di carattere psicologico ed esistenziale. Insomma, il tema è alquanto delicato e controverso, perciò non può risolversi in analisi che potrebbero risultare sommariamente semplicistiche, quantunque riposino su presupposti validi e fondati.

Fonte: Achtung Banditen

sabato, 03 novembre 2007

Ancora scontri al sito di Taverna del re (Giugliano) tra comitati e forze di polizia. Il 5 mobilitazione generale

Il 1° novembre, il presidio all'ingresso del deposito di balle di Taverna del Re, a Giugliano, è stato nuovamente sopraffato dalle policiaforze di polizia in tenuta antisommossa che hanno consentito ai camion del Commissariato straordinario-Fibe di sversare ancora una volta i loro ecomafiapacchetti nauseabondi sulle piattaforme di cemento che hanno preso il posto degli storici pescheti. Ieri, secondo quanto prescritto dall'ordine del giorno accolto dal governo nel luglio scorso, doveva essere l'ultimo giorno di sversamento. I comitati non accettano altre proroghe e hanno deciso in assemblea di continuare il presidio e i blocchi ad oltranza, nonostante le cariche della Cariche della poliziapolizia che scortano gli automezzi. Il commissariato comunicherà  il giorno 5 novembre la data (definitiva? ) di chiusura della discarica. Per quel giorno il coordinamento dell'area giuglianese invita i comitati campani, i movimenti e le realtà  di base, che in questi anni si sono opposti allo scempio delle nostre terre, ad una mobilitazione generale per dire no alla scellerata gestione dei Rifiuti in Campaniarifiuti nella regione. Lunedì 5 novembre ore 15 all'ingresso del deposito di Taverna del Re per:
- la chiusura immediata del deposito di balle di rifiuti
- la bonifica immediata del sito
- per un nuovo piano rifiuti partecipato senza inceneritori e megadiscariche.
Comitati area giuglianese - Rete Comitati Campani Salute e Ambiente Il re della monnezza

domenica, 14 ottobre 2007

GLI OPERAI DELL'INDUSTRIA HANNO DETTO NO

Tutto il resto è solo una truffa

Il dato è inequivocabile, l'accordo sulle pensioni è stato bocciato dagli fiat_mirafiorioperai con percentuali che vanno dall'80% in su. La frattura fra Cgil, Cisl e UilTriplice_sindacale e le grandi fabbriche è ormai un dato di fatto. Hanno fatto vincere i SI raccogliendo voti ovunque, dai pensionati ricattati dal miserabile aumento, ad indefinite casalinghe, dagli  impiegati privilegiati fino a tutto quello strato di lavoratori che ha fatto carriera all'ombra del sindacato collaborazionista. Un'area di voto completamente  incontrollata dalla quale hanno tirato fuori, come un coniglio dal cappello milioni di SI.

Clicca per ingrandire Un SI per costringere gli operai a lavorare fino a morire per far arricchire i padroni e mantenere con loro tutte le classi superiori e i loro privilegi. Gli operai delle grandi fabbriche hanno detto altan_poteva_andare_peggioNO, con forza, senza tentennamenti, né ambiguità. Non lascerà nessuna traccia? Gli operai continueranno a farsi sottomettere dal voto di quel pantano sociale che va dai  lavoratori privilegiati ai dirigenti industriali e sindacali, che si dicono anch’essi lavoratori, ai pensionati d'oro dell'industria e dello Stato? Continueranno, gli compagno cipputioperai, a farsi sottomettere da gente disposta a votare SI a qualunque misura antioperaia pur di garantirsi la bella vita? Non sono forse questi che ci hanno battuto sulla scala mobile, sulla legge lamberto-diniDini, non sono stati i loro voti a farci digerire accordi contrattuali di quattro soldi per noi e buoni aumenti per loro? Non sarà più così, il distacco degli operai dalle altre classi è palpabile, sul risultato del referendum non si confrontano più solo numeri, ma comportamenti omogenei di classi sociali.  Gli operai sono andati di qua, gli altri di là. Va registrato che anche fra gli altri lavoratori, delle vere e proprie zone di rifiuto dell'accordo si sono manifestate, la crisi ha lavorato con metodo e tante illusioni sono cadute. comitati_d_affariEpifani, Bonanni ed Angeletti fanno ridere: dal trionfalistico 80% di SI sono scesi in poche ore al 70% ed ancora non è finita, non possono esibire nessuna prova seria di questi "entusiasmanti" risultati, tutte cifre politiche. Nelle fabbriche i NO sono certificati uno ad uno e sono l'assoluta maggioranza. Potranno applicare l'accordo raccontando che hanno ottenuto ampio consenso, ma un sindacato senza operai è finito. montescemoloMontezemolo può continuare ad incontrare i capi di CGIL, CISL ed UIL, far finta che non è successo niente, ma il fatto innegabile è che non rappresentano più gli operai, gli operai di Mirafiori e di lavoratore flessibileMelfi, dell’Alfa sud e dei Cantieri Navali e i padroni sanno di chi si sta parlando. Un nuovo sindacalismo sta maturando nelle fabbriche, il sindacalismo degli lotte_sindacalioperai, quello dei borghesi è stato travolto da un NO che nessuna operazione mediatica può più nascondere.

Associazione per la Liberazione degli Operai

Fonte: www.operaicontro.it

venerdì, 05 ottobre 2007

TANA LIBERA TUTTI!

 

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=817

 

Ai bamboccioni e coglioni, dico: "Tana libera tutti!". prodi(torio)La tracotanza e lo sbeffeggiamento che usano i ministri di questo governo e di quello che c'era prima (come dire al peggio non c'è mai fine) arriva al punto di chiedere di andarli a votare e pagare pure con una moneta da quasi duemilalire.salvadanaio Grazie a questi due, tre, quattro, cinquanta, cento, mille dirigenti di partito partitino sindacato associazione, i giovani "bamboccioni" escono fuori di casa senza che qualcuno li abbia organizzati. Si chiama lotta sociale, si chiama spirito civico, si chiama rabbia, si chiama rivendicazione, si chiama Vday...grillo_piazza_vday ha molti aspetti, tutti da scoprire e che non dovrebbero, Loro, sottovalutare. In meno di una settimana, le donne si sono viste come tante tapine mai all'altezza di una Veronica Lario, i giovani dei fannulloni che non se ne vanno mai di casa, i ragazzi del sud come tanti imbecilli al soldo delle cosche, i lavoratori a contrattoatipici come delle pecore che non contrattano, gli studenti come dei profittatori... e così via di questo passo nella passerella del malcostume, una realtà che è tale, per chi sta al potere, fatta di prostitute e protettori, entrambi convinti che non c'è altro mondo possibile, torturati e torturatori a ballare a suon di soldi, falsi come loro. Un refrain triviale che muove anche i più pigri, via... a trasferirci tutti. Coglioni e bamboccioni. Tutti fuor di porta, come si dice al paese mio. C'è da avere terrore di questi terroristi, ed è arrivata l'ora di difendersi.
Doriana Goracci

domenica, 16 settembre 2007

dal Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Che cos'è questo golpe? di Pier Paolo PasoliniPasolini, 1975

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della piazza_fontanastrage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di Amintore Fanfanipotenti,Giulio_andreotti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la cossigaprotezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale santovitocolpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un Pierpaolo_Pasolini_2intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.licio gelli a sorpresa Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un chaucer-pasoliniintellettuale (scomodo, ndr). Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.resistenza-genova All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al gramsciPartito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, andreotti_provvidenzacorrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella andreottidegenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.andreotti_omissis Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi contestazioneVenezial'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera Giulio nazionaleclasse politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei gelli licioresponsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Parola di pasolini con veltroniPier Paolo Pasolini. Parole acute e illuminanti di un geniale "profeta". Parole aspre e sferzanti di un ingegno "profetico".  Parole ancora attuali e presenti, profondamente vive e penetranti, dolorosamente incarnate nella cruda e ripugnante realtà che ci circonda. Parole infuocate e taglienti che infilzano i corpi con la lama rovente ed affilata della scritti_corsariscrittura. Parole strazianti e scandalose, che non hanno paura, non si vergognano, non si nascondono vili e timorose dietro l'angolo, al riparo da eventuali reazioni del sistema, all'insegna della meschinità, dell'ipocrisia e del conformismo imperanti. Al contrario sono parole intrepide e generose, che si manifestano palesemente e si lanciano all'arrembaggio contro le menzogne e gli inganni del Potere più laido ed osceno. Parole esplosive che percuotono i timpani, che lacerano le coscienze, lasciano il segno nella carne, che urlano e pretendono giustizia (non vendetta). Parole non vane, che non si annoiano e non si stancano, non si lasciano svuotare e dimenticare dal tempo, dalla morte, né si lasciano trasportare dal vento, ma soffiano e fischiano più forte di una bufera. Parole impetuose e furiose come una tempesta verbale. Parole "corsare"...

Infine, leggi anche "Io so chi ammazzò Pier Paolo"...

postato da: luciospartaco alle ore 16:36 | Permalink | commenti (2)
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