sabato, 13 settembre 2008

In tempi di svolte e controsvolte in senso eversivo, autoritario e conservatore, di restaurazioni e nostalgie reazionarie, di stampo clerico-fascistaIl cazzaro nerocriptofascista o postfascista, di ritorni e resurrezioni (cito un solo esempio su/per tutti: la controriforma Gelmini nel mondo della riforma_scuolascuola pubblica, che ormai si avvia verso lo smantellamento totale o, nella "migliore" delle ipotesi, verso un processo di neofascistizzazione), di revisionismi storici e sdoganamenti politici, parlare di "antifascismo" ha ancora un senso pratico-politico, a parte la mera difesa verbale e la proclamazione puramente retorica dei valori democratici e dei principi formalmente sanciti dalla (tuttora) vigente Carta costituzionale? Ha ancora un senso concreto appellarsi alla retorica antifascista, richiamando e sostenendo con enfasi solo verbale il dettato costituzionale?

Non c'è alcuna corrispondenza e alcun riscontro nella prassi politica concreta e nella realtà quotidiana da parte dell'antifascismo parolaio ostentato da quel ceto politico-parassitario-industrial-decotto-speculativo-finanziario oggi dominante, la cosiddetta GFeID, un apparato capitalistico corrotto, assistenzialista ed affarista, che fa capo al Partito sedicente "Democratico".
Una posizione assolutamente poco chiara e trasparente, per nulla coerente e coraggiosa, anzi molto ambigua, ipocrita ed opportunista, di complicità effettiva e di finta opposizione rispetto alle decisioni politicamente nefaste, sovversive e scellerate, assunte dal governo del neoduce di Arcore,berlusconi vale a dire la posizione adottata dai vertici del Partito Democratico, può ancora definirsi "antifascista"? Personalmente, sin dall'atto di nascita del PD ho sempre denunciato la reale natura autoritaria, antioperaia e neoconsociativa, del "nuovo" soggetto politico, nato per favorire ed accelerare un processo destabilizzante di americanizzazione e, quindi, di stabilizzazione conservatrice del quadro politico italiano.
Il PD (inclusa la falsa bertinotti-vauro"sinistra radicale" ad esso subalterna) si è rivelato una forza politica nata esclusivamente per gestire e conservare stabilmente il potere, incapace dunque di esercitare un'azione di opposizione, ancor meno un ruolo di lotta antifascista, un partito indissolubilmente legato al sistema di potere (ex?) storia_dcdemocristiano-massonico-malavitoso. Un partito anti-democratico che in un articolo scritto in occasione delle elezioni primarie "vinte" da Veltr(usc)oni, ho definito come "il peggior avversario politico dei diritti, degli scopi e degli interessi della classe operaia e dei lavoratori salariati in Italia, soprattutto dei giovani lavoratori precari ed extracomunitari". Pertanto, credo che possa risultare in qualche modo interessante ed istruttivo proporre la lettura di un articolo di Pier Paolo PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 pubblicato il 24 giugno 1974 sul Corriere della Sera col titolo "Il Potere senza volto". Buona lettura.

Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo

di Pier Paolo Pasolini

Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della quarto statoclasse dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per emigrantimolti secoli, in Italia, queste culture sono state distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. Scrivo "Potere" con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrarà accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate.

Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale).

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo" : produrre e consumare.

L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto.

Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.

La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo. Maurizio Ferrara, nell’articolo citato (come del resto Ferrarotti, in «Paese Sera», 14-6-1974) mi accusa di estetismo. E tende con questo a escludermi, a recludermi. Va bene: la mia può essere l’ottica di un «artista», cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto.chaucer-pasolini Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti e del caso Montesi, può essere anche una buona ragione per fare impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.

Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento.depressione Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza. Per tornare così all’inizio del nostro discorso, mi sembra che ci siano delle buone ragioni per sostenere che la cultura di una nazione (nella fattispecie l’Italia) è oggi espressa soprattutto attraverso il linguaggio del comportamento, o linguaggio fisico, più un certo quantitativo - completamente convenzionalizzato e estremamente povero - di linguaggio verbale.

È a un tale livello di comunicazione linguistica che si manifestano: a) la mutazione antropologica degli italiani; b) la loro completa omologazione a un unico modello. Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi;trashtv2 conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali. Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968.

I problemi di un intellettuale appartenente all’intelligencija sono diversi da quelli di un partito e di un uomo politico, anche se magari l’ideologia è la stessa. Vorrei che i miei attuali contraddittori di sinistra comprendessero che io sono in grado di rendermi conto che, nel caso che lo Sviluppo subisse un arresto e si avesse una recessione, se i Partiti di Sinistra non appoggiassero il Potere vigente, l’Italia semplicemente si sfascerebbe; se invece lo Sviluppo continuasse così com’è cominciato, sarebbe indubbiamente realistico il cosiddetto «compromesso storico», unico modo per cercare di correggere quello Sviluppo, nel senso indicato da Berlinguer nel suo rapporto al CC del partito comunista (cfr. «l’Unità », 4-6-1974).

Tuttavia, come a Maurizio Ferrara non competono le «facce», a me non compete questa manovra di pratica politica. Anzi, io ho, se mai, il dovere di esercitare su essa la mia critica, donchisciottescamente e magari anche estremisticamente. Quali sono dunque i miei problemi? Eccone per esempio uno. Nell’articolo che ha suscitato questa polemica («Corriere della sera», 10-6-1974) dicevo che i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune.

Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla: 1) perché parlare di «Strage di Stato» non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì; 2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero.

Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza. In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/45/Strage_di_Bologna_Carosso.jpg

E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male.

E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione. Ma non potevamo distinguerli dagli altri (non dico dagli altri estremisti: ma da tutti gli altri). È questa la nostra spaventosa giustificazione.

Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra tutti quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore.

Pensate (se ne avete la forza) a quel ragazzo o a quei ragazzi che sono andati a mettere le bombe nella piazza dì Brescia. Non c’era da alzarsi e da andare a prosternarsi davanti a loro? Ma erano giovani con capelli lunghi, oppure con baffetti tipo primo Novecento, avevano in testa bende oppure scopolette calate sugli occhi, erano pallidi e presuntuosi, il loro problema era vestirsi alla moda tutti allo stesso modo, avere Porsche o Ferrari, oppure motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali, si, ma moderne, e a favore del divorzio, della liberazione della donna, e in generale dello sviluppo...

Erano insomma giovani come tutti gli altri: niente li distingueva in alcun modo. Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Pier Paolo PasoliniMcMerda

Mi permetto umilmente di chiosare la conclusione provocatoria (e geniale) di Pasolini, suggerendo una riflessione finale. I giovani neofascisti di cui parla PasoliniPasolini, 1975 nell'articolo sono gli stessi di oggi? Hanno gli stessi problemi, gli stessi desideri, gli stessi bisogni, le stesse caratteristiche e gli stessi comportamenti di allora? Sono banditi ed emarginati razzisticamente dal resto della società? Oppure sono accettati e godono dell'approvazione sociale? Ad essere esatti direi che sono stati sdoganati. Oggi i criptofascisti, i fascisti maldestramente travestiti da antifascisti o postfascisti, non solo detengono il potere politico, la guida del governo nazionale e di importanti amministrazioni locali (si pensi alla Giunta capitolina), ma esercitano un ruolo (con esiti che sembrano duraturi) di egemonia culturalevauro20 in vari settori della società italiana. Oggi i fascisti dilagano dappertutto, infestano persino la malinconica, uggiosa e piovosa città di Avellino, roccaforte tradizionale del demitismo, del potere democristiano, delle logiche trasformiste ed affariste del centro-sinistro, un sistema storico di potere che ormai si è trasferito stabilmente nelle mani del Partito (anti)democratico. E' un segno dei tempi? Cito ancora Pasolini che scriveva "il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo". Gianfranco Fini docet.

santanche_dito
lunedì, 08 settembre 2008
Pubblico di seguito un articolo che offre una chiave di lettura originale e controcorrente degli avvenimenti italiani.

E' un post apparso sul blog Ripensare Marx e firmato da Gianfranco La Grassa. Non ne condivido integralmente il contenuto (ad esempio, dissento dall'analisi e dal giudizio sprezzante, o comunque negativo, concernente le lotte del Sessantotto e del Settantasette), ma concordo su alcuni punti, anzitutto sulla valutazione espressa a proposito del ruolo destabilizzante svolto da Mani Pulite, un avvenimento interpretato come un golpe politico-istituzionale travestito sotto la nobile facciata di un'inchiesta giudiziaria.

Senza la bufera di Tangentopoli che nei primi anni '90 ha spazzato via i partiti della Prima Repubblica (la corruzione e l'affarismo dilagano ancora oggi, in misura persino maggiore rispetto al passato, malgrado non esistano più i vecchi partiti di massa, i quali garantivano un argine in difesa della Costituzione e un minimo di partecipazione politica democratica), senza le campagne mediatiche che hanno scatenato un clima di aggressione squadrista, di caccia alle streghe, aizzando l'opinione pubblica nazionale, in Italia non sarebbe stato possibile attuare quelle svendite e privatizzazioni ad esclusivo vantaggio del capitalismo economico privato, di preziosi beni ed enti pubblici dello Stato, procedendo in pratica ad un'operazione eversiva di smantellamento totale della cosa pubblica, il cui ultimo bersaglio è costituito da Scuola e Sanità.

Un altro punto di convergenza con l'autore dell'articolo, riguarda la riflessione quasi "profetica" proposta da Pasolini rispetto al degrado storico-antropologico della realtà italiana a partire dal boom economico-consumistico degli anni '60. Un degrado socio-culturale crescente, di cui il berlusconismo è solo un effetto e non la causa.

E' POSSIBILE UNA SVOLTA?

di Gianfranco La Grassa

Ho detto molte volte, e lo ribadisco senza esitazioni, che il berlusconismo è prodotto e non causa del degrado politico – e del vero e proprio sprofondamento culturale –  prodottosi in Italia negli ultimi decenni, e acceleratosi senza dubbio dopo gli anni ’90 soprattutto successivamente a “mani pulite”.

Tale degrado è dunque un processo che precede e provoca l’ascesa di Berlusconi in campo politico e, di conseguenza, culturale. Del resto che Berlusconi non sia la causa dello sprofondamento in oggetto è dimostrato dal fatto che questo è generale in tutta Europa – pur se da noi conosce una particolare accentuazione – e, in generale, in tutto il capitalismo “occidentale” avanzato. Si parla spesso anche di americanizzazione.

Va detto allora che l’americanizzazione ha interessato pure gli Stati Uniti, poiché essi non sono stati per nulla caratterizzati negativamente in senso culturale, almeno fino agli ’70 circa.

Politicamente imperialisti, massacratori più o meno secondo gli standard di tutte le grandi potenze succedutesi nella storia dell’umanità, ma non depressi culturalmente: buona letteratura, buona (e nuova) musica, grande cinema, credo non abbiano sfigurato nemmeno … nelle arti figurative.

Inoltre, solo chi ha la puzza sotto il naso – in genere gli idealisti e gli hegeliani nostrani – sputano sulla filosofia; ad esempio quella pragmatista (Dewey, William James, e in più Pierce che è un notevole personaggio; più tanti altri).

Infine la scienza, che ha avuto i suoi massimi avanzamenti proprio in quel paese. Per merito di stranieri? Si anche, ma che sono stati accolti con facilità mettendo a loro disposizione enormi mezzi e istituzioni e laboratori avanzati per sviluppare le loro ricerche. Quindi, lasciamo perdere l’americanizzazione e il berlusconismo.

In realtà, aveva piena ragione Pasolini, certamente con particolare riferimento al nostro paese. Il degrado, rapido e devastante, è iniziato in definitiva nel ’68.

Se Pasolini avesse potuto vedere il ’77, sarebbe rimasto letteralmente inorridito, perché in quegli anni si è sprofondati nella notte più buia in specie “per merito“ di quei sedicenti ultrarivoluzionari di sinistra che furono gli “autonomi”, ancor oggi non placatisi e trasformatisi in varie guise, una più indecente e sragionante dell’altra.

Purtroppo, si è trattato di una buona dimostrazione del fatto che “il sonno della ragione genera mostri”. Da qui è derivata la nostra effettiva “catastrofe”, non dai “bottegai berlusconiani”.

Insomma, Pasolini aveva secondo me ragione da vendere nel giudizio negativo, morale più ancora che politico, espresso su quegli arroganti studentelli privi di qualsiasi idealità e valore, identificandoli quali “piccolo-borghesi” che volevano semplicemente sostituire i loro “padri”; certamente questi avevano messo in mostra gravi limiti e anche colpe, ma erano in genere dotati di uno spessore culturale, e spesso anche morale, che i pigmei e nanerottoli del ’68 (per non parlare appunto degli anni successivi) nemmeno sfioravano.

Probabilmente Pasolini commetteva errori politici (tattici) ed esagerava in qualche lode di troppo verso i poliziotti in quanto “contadini meridionali”. Certe repressioni feroci di quel periodo sono ben fisse nella nostra memoria; e del resto anche la Celere degli anni “di Scelba” non credo meriti la nostra riconoscenza!

Qui sto però solo giudicando del degrado politico-culturale indotto in Italia da certa sinistra che si finse rivoluzionaria. Poiché però quest’ultima mostrò presto il suo reale volto, fondamentalmente reazionario pur nell’ammodernamento dei “costumi” (più che altro quelli sessuali), riuscì nell’intento di impestare i media, sostituendo i “padri” in specie nei giornali, in TV, nell’editoria, ecc., anche grazie al fatto di essere cooptata da parte di una classe dirigente economica incapace di vera autonomia produttiva, sempre bisognosa di assistenza “pubblica” e di svendita allo straniero (predominante).

In questo modo, i “rivoluzionari” sessantotteschi e settantasettini – farseschi e drammatici nel contempo; veri eredi dei Demoni di Dostojevski – ebbero modo di produrre un autentico sconquasso presentato come “ammodernamento”, anzi come postmodernità.

L’attacco alla razionalità, alla scienza, all’idea di progresso, il catastrofismo oggi dilagante che si “predica” sia derivato dal “dominio della Tecnica”, provengono da questi settori reazionari; anche se poi seguiti da altri, che si collocano sul fronte apparentemente opposto, di una “destra” pur essa non istituzionale, che si crede erede delle correnti più radicali e “rivoluzionarie” del vecchio nazifascismo (settori rimasti però sempre in posizione secondaria rispetto a quelli “ultrasinistri”).

Infine, questi ultimi ebbero un altro colpo di fortuna. Crollò il sistema “socialista”, e dagli Usa (e dalla nostra GFeID, finanza e industria assistita) partì l’operazione “mani pulite” che “produsse” infine una sinistra – in entrambi i suoi rami: la moderata e la radicale – senza più le radici popolari del Pci; una sinistra che, per fortuna, comincia adesso ad essere abbandonata dalla Classe.

Questo marciume dilagante – effetto dello sprofondamento politico-culturale, ormai realizzatosi grazie al patrocinio della suddetta classe dirigente economico-finanziaria – ha confermato i suoi autori nel controllo dei canali di trasmissione di sedicente informazione e “cultura”; ed essi ne hanno approfittato per mascherarsi e diffondere del disastro un’interpretazione del tutto mistificante: la colpa è del berlusconismo.

Adesso veramente basta con questa menzogna; è indispensabile, innanzitutto, ristabilire la giusta sequenza dei processi “catastrofici”. La sinistra – quella dei movimenti del ’68, e ancor più del ’77, saldatisi nel ’92-‘93 con tutto il resto della sinistra sotto l’ala protettrice della GFeID legata ai predominanti statunitensi; sinistra divenuta sempre più un ammasso di “ceti medi”, soprattutto dei settori del “pubblico” – è la causa di questi processi, il resto ne è derivato ineluttabilmente. Si è dunque creato un bubbone “piccolo-borghese”, con a capo pochi acculturati senza scrupoli e ultra-ambiziosi, che manovrano schiere di lettori di brunovespaVespa e Camilleri (e magari di poco altro, ma non più della grande cultura classica e "borghese"), i quali hanno veramente provocato una frattura netta con le generazioni precedenti. Si tratta di quelli che predicano l’emozione contro la razionalità, la cultura del “corpo” messa in antitesi a quella dello spirito, il più disastroso dei relativismi condito di finta tolleranza, il più bieco lassismo anarcoide che ha disgregato ogni forma di reale e produttiva socialità. In certi momenti, sembra addirittura si sia interrotta una linea di civiltà che – in paesi di antica, millenaria, storia – rappresenta sempre un sedimento, un giacimento, cui si può attingere con effetti positivi perfino nelle epoche più buie. Invece oggi, questo è reso impossibile da questo gravissimo sprofondamento intuito dal grande Pierpaolo_Pasolini_2Pasolini, ma che ha poi progredito – grazie anche a quell’evento, un sostanziale “colpo di Stato” camuffato da operazione giudiziaria, prodottosi nel ’92-‘93 – a passi giganteschi. A me pare del tutto ovvio che la reazione a questa effettiva catastrofe non potesse che assumere, in Italia, le vesti pur esse meschine e squallide della cultura (e della politica) dei cosiddetti “bottegaio berlusconiano” e “industrialotto del nord-est”. A tutto questo è necessario reagire, pur sapendo che le volontà soggettive dovrebbero essere coadiuvate dall’evolvere di eventi capaci di mettere infine in moto processi storici di ben altro calibro e direzione. Tuttavia, i “soggetti” hanno intanto l’obbligo di ricominciare a pensare e, con le loro minime forze, di opporsi alle mistificazioni degli “intellettuali del degrado”. Bisogna affermare con forza: la conditio sine qua non di una possibile rigenerazione politico-culturale del nostro paese e del riannodarsi dei legami con il suo passato di grandi tradizioni culturali (e, lo ripeto, di civiltà) – rigenerazione che riuscirebbe, nel medesimo tempo, a combattere e superare anche la più sanguigna e concreta (meno parassitaria in ogni caso), ma comunque rozza, volgare e intellettualmente limitata, bossi-finisenzaconfini“classe dirigente” berlusconiana – è lo sbaraccamento definitivo di questa sinistra fatta di ceto medio (“piccolo-borghese”, soprattutto dei settori del “pubblico”); un ceto esattamente meschino, intellettualmente mediocre, e nel contempo protervo e arrogante, come lo dipinse Pasolini.Pasolini, 1975 Dobbiamo ricreare forze critiche, effettivamente contrarie a questo tipo di sistema sociale e politico, buttando però a mare questa sinistra, smettendo ogni tentativo di ricostituirla; perché ogni tentativo genera entità ancora più degenerate e ignobili. Non so quanta parte della sinistra, che pretende di essere comunista, abbia ancora un cervello pensante. Comunque, l’invito rivolto è precisamente in tal senso: abbandonate ogni velleitario tentativo di ricreare gruppetti e gruppetti di vecchi rigurgiti ideologici, ormai senza più appiglio con la realtà. Nello stesso tempo, smettetela con l’aggregazione ad una sinistra, più o meno moderata o invece finta radicale,Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil che è la causa reale del degrado, di cui indubbiamente la destra è poi il semplice riflesso speculare. Anzi, esiste proprio una vera cartina tornasole per saggiare se siamo o meno in presenza di puri mentitori e mistificatori: se si insiste oppure no sulla parola d’ordine dell’unirsi in nome dell’antiberlusconismo. Chiunque ancora la usi, è ipso facto il peggiore dei nemici, il vero obiettivo di un’azione di preliminare pulizia. Con quelli che hanno almeno capito questo imbroglio, si può ridiscutere; ma senza alcun tentativo di “rifondare il passato”. E’ necessario riemergere dallo sprofondamento culturale e politico di questi anni, per “costruire” qualcosa di nuovo e ancora impensato. Le piccole, infime, nostre forze s’impegneranno in questa direzione, con tutti coloro che hanno capito questi pochi punti. Non si creda di volerci creare ostacoli (“psicologici”) mostrando indignazione perché certi settori di “estrema destra” riportano alcune nostre analisi.

Noi ci rivolgiamo, puramente e semplicemente, agli individui che usano la ragione; a quelli che preferiscono utilizzare invece i soli “riflessi da cane di Pavlov”, senza valutare quello che noi diciamo – e senza prendere atto dello sforzo di rielaborazione teorica (nuova) che ci sta dietro, e che appare nel sito oltre che in libri e scritti vari su riviste – noi diciamo: non ci interessate, siete quelli della prevalenza delle emozioni sul cervello pensante, siete complici e conniventi con quella sinistra “intellettuale” che ha provocato lo sprofondamento politico-culturale da noi aborrito, facendolo passare per berlusconismo, un semplice effetto invece. Con voi abbiamo chiuso. Altrimenti, ricominciate a mettere in moto le sinapsi di quello che Woody Allen, spiritosamente, definì “il nostro secondo organo preferito”; se lo farete, siamo pronti al dialogo.

postato da: luciospartaco alle ore 18:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:pasolini, libero pensiero, dibattiti, capitalismo, lotta di classe, banche armate, governo ladro, terrorismo di stato, mercato delle vacche, vandalismi e devastazioni, terrorismo mediatico, squola e squali, cosche e famiglie, mafiat, opportunismo politico, scippi e rapine, potere criminale, sindacomitati daffari, golpismo camuffato, sfascismo, padroni e padrini, fascismo e leghismo, gabinetti ministeriali, machiavellismi, clientelismo politico, illuminati e oscurati, affarismo criminale, telecrazia, cretinismo parlamentare, furti senza destrezza, corruzione politica, guerre interne, golpe istituzionale, il potere logora chi non ce lha, fregature eterne, fango e discredito, pubblica d-istruzione, assicurazioni banche scuole, firme dautore, complotti globali, sinistre e sinistri, partiti alla deriva, turbocapitalismo sfrenato, nuovi populismi, alienazione sociale, rigurgiti neofascisti, menzogne e mistificazioni, fallimenti politici, banche e usurai, lobbies e logge, precarietà proletaria, spazi sociali occupati, teatrini politico-istituzionali, propaganda ideologica borghese, sovversivismo autoritario, banca-rott-ieri, panacea miracolosa, panza e finanza, cani e pescecani, conformismo e trasformismo, anticonformismo di sinistra, affarismo e buonismo, sinistra benpensante e perbenist, televisione e omologazione, mitologia del capitale, speculazioni e sperequazioni, autoritarismo e criptofascismo, forchettoni rossi, rottamazione della scuola, mani sporche sullo stato
venerdì, 28 marzo 2008

LE “BASI” DELL’AFFARISMO USA IN ITALIA

Poco più di due settimane fa, nell’oleodotto che rifornisce le basi di Aviano e Vicenza si è verificata una perdita che ha inquinato i fiumi Astichello e Bacchiglione, con le falde acquifere ed i terreni agricoli connessi a questi fiumi.

 Sul fatto è stata anche aperta un’inchiesta dalla Procura di Vicenza, che però ha  immediatamente precisato che non ci sono indagati. L’anno scorso lo stesso oleodottooleodotto era stato oggetto di lavori di ampliamento che ne hanno rafforzato la portata, e nessuna spiegazione è stata fornita ai sindaci dei Comuni interessati, in quanto il tutto è coperto dal segreto militare. Appena un mese fa, il comando USA aveva comunicato che non sarebbero più stati assunti lavoratori italiani nella base aerea di Aviano. soldatiDi fronte alle proteste delle autorità regionali e comunali, il comando Usa ha detto che il comunicato in questione non era stato sufficientemente chiaro, ma ad oggi non risultano altre disposizioni che smentiscano in concreto quella discriminazione. È da notare che lo scorso anno vi erano state  proteste da parte della CGIL per la discriminazione di cui erano fatti oggetto i suoi iscritti nell’assunzione nelle basi USA e NATO. u-sapevamuQuanto siano state efficaci quelle proteste è indicato dal fatto che, a distanza di meno di un anno, la discriminazione nelle assunzioni si è estesa a tutti i lavoratori italiani. L’unica iniziativa concreta contro queste decisioni discriminatorie è quella del sindaco di Pordenone, che ha annunciato che non parteciperà più a cerimonie ufficiali che riguardino la base di Aviano. L’entità della ritorsione annunciata dal sindaco può far sorridere, ma le cose stanno esattamente così: non c’è null’altro che egli possa fare.

Le  basi militari USA e NATO sono del tutto extraterritoriali, sfuggono alla legislazione civile e penale del Paese che deve subirne la presenza, non sono tenute inoltre a dare nessuna informazionetutto_quello_che_sai_e_falso o spiegazione sulle loro attività. I trattati internazionali creano quindi una zona di extraterritorialità e di extralegalità, che non riguarda soltanto l’area delle basi militari, ma l’intero territorio nazionale nel momento in cui sia attraversato da infrastrutture o da operazioni che riguardino le basi stesse. L’oleodotto dislocato dal molo militare di Livorno sino alle basi di Vicenza e di Aviano, attraversa varie Regioni e innumerevoli Comuni, non solo terreni demaniali, ma anche terreni privati di aziende agricole. Tutti i territori limitrofi all’oleodotto possono quindi considerarsi fuori della giurisdizione italiana.

Se si tiene conto del fatto che le basi NATO e USA in Italia sono centotredici e che ognuna di esse è servita da una rete di infrastrutture, si può capire che in pratica non esiste più in Italia un solo territorio che si possa dire italiano. Dato che questa occupazione militare riguarda l’Italia e non un Paese straniero, la stampa italiana non ce ne dà nessuna notizia.

Nel dopoguerra divenne famosa una vignetta dello scrittore Giovannino Guareschi, in cui due comunisti facevano questo scambio di battute: uno diceva “Piove.”, e l’altro rispondeva: “No, compagno, l’Unità non lo dice”.

Quindi Guareschi attribuiva ai comunisti quella che è invece un’attitudine al conformismo tipica di ogni opinione pubblica. A causa dell’anticomunismo mediatico, l’opinione pubblica ha finito per attribuire solo al comunismo quelli che sono i crimini e i disastri riconoscibili in ogni forma di potere.

Anzi, nell’attitudine mistificatoria, la democrazia ha dimostrato di eccellere anche nei confronti del comunismo. Se la perdita dalle condutture ed il relativo inquinamento, avessero avuto origini diverse da quelle dell’oleodotto statunitense, a quest’ora i giornali e telegiornali sarebbero pieni di titoli sul disastro ecologico, ma, visto che i responsabili sono gli USA, allora si può far finta di nulla, anche considerando che la Procura di Vicenza non ha nulla su cui indagare, a causa del segreto militare.

Il problema è che le già incredibili dimensioni dell’oleodotto, e gli ulteriori ampliamenti di cui viene fatto oggetto, non sono spiegabili con esigenze di carattere puramente militare. La versione ufficiale secondo cui l’oleodotto trasporterebbe il cherosene che servirebbe da carburante per gli aerei militari è  perciò diventata insostenibile, ecco perché ufficialmente il fatto non può esistere. petrolioL’importazione ed il traffico in Italia della merce più strategica di tutte - il petrolio -, sono affari gestiti direttamente dagli Stati Uniti, che aggirano qualsiasi normativa commerciale e fiscale tramite l’extraterritorialità ed il segreto loro garantiti dai trattati di “alleanza” militare.  Espulsa dai media, questa verità non potrà diffondersi neanche per voce di popolo, dato che non vi saranno nemmeno più lavoratori italiani che possano in qualche modo farla trapelare dalle basi USA.

Fonte: www.comidad.org

sabato, 15 marzo 2008

IL GOLPISMO VELTRUSCONIANO, I COMPLICI E LE COMPARSE

Tratto dal blog QUESTA VOLTA NO

Assieme a tante adesioni ci sono piovute addosso numerose critiche. Alcune di queste, davvero esemplari, le abbiamo pubblicate nel blog qui e qui.

Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila. Vecchia talpaSiamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti  imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.

Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne tv_fleboun popolo inebetito, assuefatto, addomesticato. Cionondimeno queste elezioni, il cui esito è già scritto, rappresentano un passaggio di fase eversivo. Un’astensionismo di massa delegittimerebbe e quindi fermerebbe questo plebiscito biforcuto simil-democratico. C’è chi ci ha risposto che si dovrebbe appunto votare o l’Arcobaleno oppure una delle diverse liste comuniste che si presenteranno. Ci dispiace, non siamo daccordo.


Analisi concreta della situazione concreta.
1° L’arcobaleno, è sotto gli occhi di tutti, regge il moccolo al PD e quindi sta al gioco. Invece di alzare barricate il ceto politico Arcobalenista punta solo a ritagliarsi una nicchia per tirare a campare nel futuro sistema golpista.

Ieri erano complici del massacro sociale di Prodi-Schioppa, oggi sono conniventi coi killer della Cosituzione. Un voto all’Arcobaleno è quindi, sia un goffo tentativo di legittimazione postuma dell’operato del governo Prodi, che un gesto di stolta correità, per quanto indiretta e in buona fede, con le due destre (Do you remember Fausto?).bertinotti-vauro

2° Potra’ arginare la minaccia incombente un due per cento che piglieranno le liste comuniste? Certo che no! Scommettiamo che chi le ha presentate canterà vittoria per avere magari superato la soglia dell’uno per cento. Non facciamo affatto spallucce su questa eventuale risicata affermazione.

Diciamo piuttosto che non c’è corrispondenza tra un risultato consolatorio e un risultato politicamente efficicace. Capiamo chi vuole affermare, non fosse che per dispetto, la propria alterità ideologica, ma anteporre questa affermazione identitaria (per altro con le modalità di un’accanita competizione intergruppettara) alla possibilità di dare un colpo letale (di massa) al golpismo veltrusconiano, significa essere politicamente irresponsabili.

Significa anteporre i propri interessi di bottega alla causa di un popolo, significa separarsi dalla parte più dinamica e sveglia di questo stesso popolo. Che la marea reazionaria montante non sia assimilabile al fascismo è ovvio. Tuttavia non sarebbe male che i comunisti di oggi imparassero dagli errori catastrofici compiuti da quelli di ieri negli anni ‘20 a causa del loro estremismo settario e parolaio.

Essi non seppero e non vollero vedere che l’avvento del fascismo non era soltanto un mero cambio di personale dirigente dello Stato liberale, che esso era la tomba della democrazia e quindi del movimento operaio. Si rifiutarono quindi sia di lottare armi in pugno coi fascisti, sia di costruire un fronte unito antifascista.

Si rifiutarono infine, nel 1924, di partecipare all’Aventino, ovvero di costruire un anti-parlamento che delegittimasse e sabotasse  quello dominato dai fascisti e dai monarchici. Preferirono restare in quello di Mussolini,Benito Mussolini aiutando il Duce nel suo tentativo si legittimare democraticamente la propria dittatura. Il fattore più importante della scena politica italiana sta infatti diventando il distacco di settori crescenti della popolazione dal sistema politico (non solo dalla casta). E’ proprio questo esodo, questo Aventino, a spingere l’oligarchia a fondare una terza repubblica in cui possa fare a meno di un trasparente e consapevole consenso democratico. Chi non sostiene questa tendenza di fondo, questo Aventino popolare in corso d’opera, chi deliberatamente si separa da esso invece di sposarlo e politicizzarlo, non avrà un grande avvenire.

Egli pagherà la decisione di aver accettato di fare la comparsa in una competizione truccata, dall’esito prestabilito, di averla legittimata come democratica.

postato da: luciospartaco alle ore 10:41 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 16 dicembre 2007

BERTINOTTI IL MANGIAPADRONI

Abbiamo da sempre considerato Fausto Bertinottibertinotti un "comunista borghese" che si è rivelato un guerrafondaio nazionalista. Non ci stupisce ne ci scandalizza il suo dialogo con Berlusconi. Vuole difendere il sistema politico della borghesia in Italia. Il pagliaccio è sempre più sputtanato

Fausto sfida «i benpensanti» della sinistra

Porgendo la mano a Silvio Berlusconi,berlusconi_dux aveva messo tutto in conto. Ora Fausto Bertinotti è diventato bersaglio di critiche e censure. La colpa di Bertinottibr_bertinotti è di aver accettato il dialogo con il Cavaliere. E dinanzi all'accusa il presidente della Camera lancia una sfida di «politica culturale» agli intellettuali di sinistra benpensanti, li invita a superare «i pregiudizi», a smetterla con gli «integralismi », e a sostenere il dialogo sulle riforme, strada che è comunque intenzionato a percorrere fino in fondo. Perché la partita va al di là della trattativa sulla legge elettorale: «Possibile non si capisca? Possibile non si avverta il sentimento profondo del Paese? Possibile non si comprenda che la classe dirigente corre il rischio dell'apartheid? Possibile non si veda che se non ce la facciamo, stavolta falliamo tutti e soprattutto cade tutto?».

Bertinotti confida che attraverso questa chiave di lettura possa essere compreso il significato della sua mano tesa verso Berlusconi,berlusconi descritto da molti nel centrosinistra come un «nemico» con cui non si deve parlare per non perdere la propria verginità politica. Si rende conto delle ostilità che incontra, ne parla quotidianamente al telefono con veltroni e il suo walter egoWalter Veltroni, vittima anche lui di allusioni e battute tendenziose. Ma resta fiducioso: «Sono fiducioso per disperazione». Concetto terribile, espresso di getto, quasi volesse levarsi un peso. A suo dire, d'altronde, se il dialogo fallisse, dopo non ci sarebbe nulla, tranne l'immagine del dramma di Torino alla ThyssenKrupp, dove «ho percepito una separazione, un cancello, tra gli operai che stavano dentro la fabbrica e si sentivano soli, e noi che venivamo visti come quelli che stanno fuori e non muoiono bruciati».

È il pericolo dell'«apartheid» che lo preoccupa. E se ieri, con incredibile coincidenza, Giampaolo Pansa sull'Espresso lo ha disegnato come «il grande puffo», Furio Colombo sull'Unità lo ha intruppato nello «schieramento dei super partes berlusconiani», e la senatrice comunista Manuela Palermi su Liberazione l'ha accusato di sacrificare la Cosa rossa sull'altare dell'intesa con Veltroni e il Cavaliere, Bertinotti non ha ceduto alla tentazione di voltare le spalle alle critiche.

Ha preferito la fatica del confronto, che è diventata sfida: «È una sfida di politica culturale. Io penso infatti che il dialogo sia necessario per rinnovare il nostro sistema e agganciarlo al grande processo di trasformazione dei partiti che è in atto in Europa. La legge elettorale è solo un tassello, il primo passo. E per compierlo bisogna rischiare».

«Io rischio», dice bertinotti-vauroBertinotti:Il Faust «Iniziamo a rischiare tutti. Iniziamo a rompere le logiche opportunistiche, a superare i settarismi, ad abbandonare interessi di piccolo cabotaggio, in base ai quali, io che sono girotondino non ci sto, io che sono un piccolo partito non ci sto, io che punto a preservare una posizione di potere non ci sto. Con la politica del "non ci sto" siamo diventati "politiglia", come ha scritto Giuseppe De Rita sul Corriere. Perciò sono convinto che sia giusto dialogare con tutti, anche con Berlusconi». In fondo, come ha spiegato ai suoi, il dialogo porta a un processo di «auto-responsabilizzazione » del Cavaliere: la mano tesa è un segno di fiducia, toccherà a lui non dilapidarla.

È l'unica strategia per uscire dal pantano, «lo penso anch'io che sono forse il più prevenuto di tutti verso berlusconi_clownBerlusconi», dice Ciriaco De Mita,Ciriaco De Mita infastidito dagli «attacchi pretestuosi» al presidente della Camera: «Questa purtroppo è la prova che si fa fatica a vincere la stupidità. Perché il Cavaliere stavolta ha compiuto davvero un gesto di straordinaria intelligenza politica, prestandosi al dialogo. Finalmente accetta di confrontarsi senza sotterfugi, e apre la strada a un bipolarismo adulto. Per questo dovremmo essere tutti contenti». Bertinotti, venuto a conoscenza delle parole di De Mita, ha sorriso come a voler sottoscrivere il ragionamento dell'ex segretario democristiano.

Caricature di De Mita

La sfida culturale oltre che politica a sinistra è lanciata, «io ho deciso di rischiare». BertinottiCaricatura di Bertinottibertinotti è consapevole che il fallimento non rappresenterebbe la sconfitta di qualcuno ma di tutti. E spera che, a forza di insistere, in futuro sarà buona regola tenere cordiali rapporti con l'avversario pur tenendo la distanza. Oggi qualsiasi gesto distensivo desta invece scandalo. E figurarsi dunque cosa direbbero in quel mondo che si nutre di livore verso «il nemico», se sapessero di una telefonata che il presidente della Camera volle fare per solidarizzare con il Cavaliere. Erano i giorni in cui impazzavano su tutti i quotidiani e i settimanali le foto pruriginose che ritraevano l'ex premier in compagnia di alcune starlette, ospiti della sua villa in Sardegna, e sedute sulle sue gambe.

BertinottiFaust 22giu2006 lesse commenti di condanna e analisi politiche irridenti, perciò decise di alzare la cornetta: «Presidente — esordì — mi spiace molto, perché queste sono cose fastidiose. È già sgradevole che si scavi nella vita privata e si violi la privacy. Lo è ancor di più se tutto ciò viene usato come appiglio per attaccare l'avversario politico». È collusione morale, quella di Bertinotti?Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista E le regole di garanzia che ha chiesto per il «deputato Berlusconi» al procuratore di Napoli, sono un segno di complicità? Fabio Mussi, che pure non è del tutto convinto delle mosse di «Fausto», appoggia la sua sfida di «cultura politica»: «È ora di rifuggire dall'idea che non si parla con il nemico. E spero finiscano i tentativi di epurazione e di denigrazione. Sono retaggi che appartengono... al tempo che fu». Purtroppo sono «retaggi» che resistono.
Francesco Verderami

Fonte: www.operaicontro.it

domenica, 25 novembre 2007

"Sfida ai dirigenti della televisione" di Pier Paolo Pasolini

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismoBenito Mussolini proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisionetv_flebo il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione.trashtv2 Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza.brutti-sporchi-e-cattivi I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisionemonoscopio_rai in tutto questo è enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo,Il re e il vice-re della Tv spazzatura attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…

Pier Paolo Pasolini dal "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione" da Scritti corsari scritti_corsari

Fonte: www.cinetecadibologna.it

Mi permetto di formulare un solo (succinto) commento rispetto al brano proposto. L'attualità dell'articolo (che è datato 9 dicembre 1973, per cui ha 34 anni!) è davvero impressionante. Sembra scritto oggi, per quanto è aderente e (in)calzante rispetto all'odierna realtà. In questo scritto corsaro, come in tanti altri, lo spirito geniale e scomodo di Pasolini risulta addirittura profetico!Pierpaolo_Pasolini_2

martedì, 20 novembre 2007

CHE VERGOGNA!  

    di Alex Zanotelli
Le firme di adesione all'appello che segue vanno inviate a:
alex.zanotelli@libero.it

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa)Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“. Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi. La “frittata" era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutistaSinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati“, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti  la Difesa per il 2008, avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi_PresidenteProdi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24 %!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa. In Senato, alcuni  (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Eurofighter
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate  FREMM e per i satelliti spia.
 Satellite spia
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale,cosa_rossa abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota! Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’Iran e alla guerra atomica.
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita! Ma ancora più grave è il nostro e_se_urlassi_in_silenziosilenzio: il mondo della pace  che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare! Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. E’ il trionfo di ”O. Sistema”. Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì  perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli
domenica, 18 novembre 2007

La coerenza sorprendente

A Gabriele Sandri, a Valerio Marchi

Sul sito di Repubblica c'è una sezione apposita: Saluti romani al funerale di Gabbo, si chiama.

Per fugare embrionali empatie. RaiTre, dopo un'occasionale sferzata al conformismo dell'informazione a botta calda, per giorni ha sottolineato che gli incidenti seguiti alla morte del tifoso laziale sono stati egemonizzati (e forse pianificati e pilotati) da ultras di estrema destra. Di neofascisti"neofascisti" (oltre che di recuperati "anarcoinsurrezionalisti") hanno parlato anche i responsabili dell'ordine pubblico. A confermare ciò che ai più appare ovvio: nelle curve le destre trasformano il populismo in fascismo come l'acqua in vino. E la sinistra benpensante, chimicamente affine ai benpensanti di parte avversa, si copre di sdegno. Sente di non potervisi avvicinare. E illustra una tesi ovvia con l'aria sagace di chi scopre che il freddo porta a malanni bronchiali. Secondo costoro è bene non mescolare l'indignazione e la rabbia derivanti dall'ennesimo morto ammazzato per un paio di "colpi in aria" di un tutore dell'ordine con la premeditazione, tutta politica, degli scontri del dopo. Per non finire catalogati come mussoliniani fuori tempo massimo, terzoposizionisti a caccia di consensi tra i ragazzini inviperiti. E avallando la versione che le piazze siano ormai apertamente in mano ai nostalgici della dittatura, sottoscrivono d'un botto tre tesi deliranti: quella cara a Roberto_FioreRoberto Fiore della destra radicale come unica opposizione, quella della magistratura per cui si trattano i fermati come terroristi in servizio effettivo permanente, e quella del ministro Amato secondo cui gli eversori dell'ordine democratico che s'annidano nei settori popolari degli stadi non aspettavano che una scintilla, un pretesto, per scatenare l'inferno. Tre errori madornali, tre istigazioni al suicidio politico, esplicativi oltre ogni dubbio della differenza di dna che intercorre tra noi e loro. Elitari, colti e imborghesiti, i nostri sinistri di facciata, incapaci per oggettiva distanza siderale di leggere un fenomeno, di coglierlo nella sua interezza, di valutarne le conseguenze. Dovremmo scrollarci di dosso simili filiazioni, se vogliamo sopravvivere alla montata lattea.



Rewind
Un ragazzo cade sotto i colpi di uno psicopatico in divisa che decide di dirimere una zuffa da autogrill prendendo la mira da cinquanta metri e centrando un'auto con quattro corsie d'autostrada in mezzo.

È già successo. A Napolinapoli si muore così in motorino, ai posti di blocco. E quando non succede proprio così, il dato non cambia. Ad Avellino si cade nel vuoto per sfuggire alle cariche d'alleggerimento, a Bergamo si crepa d'infarto dinanzi all'orda sbirresca in avvicinamento. A Verona, quando non si muore, si rimane in coma. Il dato, nella sua piana brutalità, meriterebbe tavole rotonde e dibattiti sociologici specifici dal tema: cosa si intende per ordine pubblico? Cosa si intende allo stadio per ordine pubblico? Ma invece di analizzare queste fantasmagoriche prove di self control degli osannatissimi servitori dello Stato, la trashtv2tv italiana dà il meglio di sé per intere giornate, precettando tutti i volti noti dell'intrattenimento di bassa lega, tutte le soubrettine e i criminologi da bar sport. Si discute di violenza negli stadi, di giovani sbandati, di vuoto ideale. Si suggeriscono, si invocano, si pretendono atti restrittivi, repressioni, arresti di massa, scioglimenti di sodalizi. Cossiga si fa portavoce di quei nostalgici che rimpiangono la smitragliata nel mucchio. I leghisti lo innalzano sugli scudi (celtici). Prima ancora di appurare verità che potrebbero apparire scomode, la macina televisiva appiattisce l'opinione condivisa: massimo rispetto per le forze dell'ordine, massima ferocia punitiva per gli ultras.

Gli ultras. Questi strani soggetti, questi vuoti a perdere, utili a spaventare l'uomo medio, il target di riferimento, l'ignobile medioborghese da elettrodomestico e pizza d'asporto. Come i rumeni, come i brigatisti, come romgli zingari. Spettri in rapida dissolvenza, buoni per ogni occasione, ottimi per stimolare le ansie golpiste della nazione e i giri di vite umorali. Il fascismo teledipendente che allaga di pregiudizi di terza mano gli autobus urbani e l'agenzie delle entrate. Da sinistra non si abbozza nessuna analisi stonata, ci si allinea con gusto, si intonano i colori del pullover al manganellismo dominante. Si comprende la gravità di quanto accaduto, certo, si stigmatizza l'esagerazione mediatica, ma poi - a conti fatti - si torna a dipingere fantasmi sullo schermo. brutti-sporchi-e-cattiviBruti da galleria degli orrori, accertandosi di estrapolare il solo morto dal mazzo. Per italico rispetto al defunto. Ma dinanzi alle scene di guerriglia metropolitana della notte romana, o agli scontri di Bergamo e Taranto, prevale l'orrore. La ripulsa per la risposta irrazionale, lo scoppio di bile, la voglia di riscatto di chi vede nella morte di un tifoso l'ennesimo tassello di una guerra_tra_poveriguerra clandestina, sotterranea, a bassa intensità. Saranno vittimisti questi ultras arrabbiati, ma la loro reazione è assolutamente comprensibile. Nessuno scandalo. E dinanzi al quindicenne che sente di dover scaricare in adrenalina il peso dell'ingiustizia di una morte arrogante, la sinistra alza cartelli legalitari. Non sa che farsene, e lo spedisce dritto tra le braccia di quegli energumeni vestiti di nero, di quei Forza Nuovafascisti che RaiTre e Repubblica ritengono i soli in grado di dar fuoco alle polveri della rivolta. La più classica fine da pompiere degli incendiari d'antan, che si perdono nei meandri dei distinguo quando gli si fa notare che le curve altro non sono che la risultante storicizzata di quanto accade nelle vie che le circondano. Che alla nullità, al vuoto ideologico e ideale, al rampantismo ottenebrato della sinistra di palazzo e di bottega non può che corrispondere il vuoto e il nulla. Rivolta nella BanlieueDomenica notte non è stata la prova di forza di una destra in gran spolvero. Nelle strade di Roma non c'era solo la rabbia forsennata (e giustificata) di quattro naziskin. C'era ben altro. Dell'altro che non riusciremo mai a focalizzare se ci ostiniamo a pendere dagli occhiali vintage di certa intellighenzia progressista.

La tesi
Non c'è bisogno di rispolverare gli ammuffiti comunicati di Radio Tirana sulla rivolta di Reggio Calabria. Né di ripercorrere a ritroso quanto già detto sul cosiddetto "fenomeno ultras" o sulle leggi d'emergenza vigenti negli stadi d'Italia.

[Rivolta di Reggio Calabria]

O di invitare allo studio attento delle sudate carte di un Valerio Marchi, o alle letture puntuali e documentate di un Emilio Quadrelli. E neppure di conseguire frettolose lauree in Antropologia culturale per comprendere che non esistono rivolte oggettivamente "fasciste", doverosamente snobabili dopo etichettature pret-a-porter.

Che una cosa è soffermarsi sull'humus, sulla qualità del terreno da cui fuoriescono i frutti acerbi della Banlieuecontestazione viscerale (e che può essere, e il più delle volte è, sgradevole come il guano), e altra cosa è comprendere che non esistono analisi che non includano nel novero delle ipotesi il nostro ruolo, che di antagonismo sociale ha il nome e la forma ma troppe volte non la conseguenza. La protesta di piazza ad uno stato di cose inaccettabile e indegno può sembrare "fascista" ai neofiti solo per abuso di bei propositi. Non si intercetta il malessere, anche il più motivato, anche quello più "alto", in contumacia. E se si perdono di vista i gangli vitali della vita reale, i meccanismi che muovono allo sconcerto e alla conflittualità, ci si arrende ad una mesta agonia autorefenziale.blackblock Che può essere anche soddisfacente dal punto di vista intellettuale, come forma di nutrimento dell'ego. Ma è del tutto ininfluente (quando non dannosa) se si hanno ancora scopi e progetti collettivi. Bisogna scrollarsi di dosso i preconcetti mutuati dal video, le verità in usufrutto gratuito, le visioni dal fondo forgiate nei salotti della buona politica, utile e adulta. E tornare a quello che siamo: agitatori di situazioni, capaci di leggere un fatto dietro la coltre di nebbia delle saccenze intellettualoidi, oltre lo specchio deformante dei pareri strumentali. Basterebbero le insorgenze securitarie, le vibrazioni capitalismorepressive, le limitazioni poliziesche ventilate e attuate dopo l'omicidio di un ragazzo di ventotto anni, per comprendere che in ballo non c'è la libertà degli ultras di devastare le metropoli o di continuare a fare proselitismo razzista. Così come in passato non è mai stata in ballo quella dei rumeni di struprare mogli e madri di famiglia, o degli zingari di accamparsi in periferia e derubare gli anziani in metro. Ma il nostro stesso concetto di libertà, l'idea che ci siamo fatti circa l'edificazione di apartheidghetti monoculturali ed etero-repressi, a due passi dalla nostra idilliaca sezione, dal nostro club privato, dalla nostra osteria o dal centro sociale sotto casa. Basterebbe una lettura con altri occhi di quanto avvenuto dopo la morte di Gabriele Sandri - dj di buona famiglia, tifoso della Lazio, animatore della Roma bene ed elettore di Forza Italia - per farci scegliere la nostra parte di barricata. Per spingere gli scettici e i puri a prendere posizione. Una posizione sorprendente, eppure culmine della coerenza.
Fonte: www.agitproponline.com/plebe/

domenica, 11 novembre 2007

AFFARISMO “A FUROR DI POPOLO”

 

In questi giorni di fobia antirumena si è scoperto che esiste una categoria che travalica il buonismo, ed è il “troppobuonismo” che secondo i media avrebbe caratterizzato la politica dei governi italiani nei confronti degli clandestiniimmigrati. Questa rappresentazione mediatica ha fatto in modo da dare l’illusione che le misure restrittive adottate dal governo nei confronti dell’immigrazione siano state imposte a furor di popolo, sull’onda dell’indignazione dell’opinione pubblica per i reati commessi da immigrati. In realtà questi provvedimenti forcaioli del governo erano prevedibili, e persino scontati, dopo che era scattato l’allargamento ai Paesi dell’Est della “libera circolazione” dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea. La questione dei Rom con cittadinanza rumena era solo il pretesto per arrivare all’obiettivo prefissato: intimidire la nuova massa di immigrati, isolarli socialmente, vincolandoli in modo definitivo alla “protezione” delle organizzazioni del traffico di esseri umani. Immigrati_e_OGM

I Rumeni non sono extracomunitari, ma cittadini dell’Unione Europea a tutti gli effetti, perciò colpire loro costituisce un messaggio a tutti coloro che provengano dai Paesi dell’Est:nina moric non illudetevi di potervi avvantaggiare dei diritti di cittadinanza e di  sganciarvi così dai vostri sfruttatori, dato che senza la loro protezione sareste in continuo pericolo di esser colpiti dalla legge, o da quelli che alcuni definiscono “spontanee manifestazioni di indignazione popolare”, e altri “raid xenofobi”. Se si eliminassero completamente i termini “immigrazione” e “immigrati”, le cose risulterebbero automaticamente più evidenti, e tutto questo affastellarsi apparentemente contraddittorio di pseudo-notizie acquisterebbe un senso preciso. Ciò che è stato liberalizzato nei giorni scorsi dalle autorità europee  infatti non era l’immigrazione, bensì il business del traffico di manodopera, cioè il sfruttamentoneoschiavismo. Quindi non ci sono immigrati, ma schiavi d’importazione. La rappresentazione mediatica è oggi uno strumento fondamentale dell’affarismo, il quale si legittima e si presenta come giusto e necessario usando delle vere e proprie tecniche di guerra psicologica. Il clima di suggestione determinato dalle campagne giornalistiche produce l’illusione che certe decisioni non siano prese volontariamente dai governi, i quali anzi si atteggiano come se dovessero  piegarsi controvoglia alle pressioni della opinione pubblica.pecorella Anche le privatizzazioni vengono imposte così “a furor di popolo”, attraverso un falso giornalismo di denuncia, che va ad additare  di volta in volta  gli “statali nullafacenti” o i “camorristi” che controllerebbero lo smaltimento dei rifiuti e persino gli scavi di Pompei.  Chissà perché, la soluzione miracolistica che viene suggerita a tutte queste piaghe sociali è sempre la privatizzazione, cioè il via libera agli affaristi, i quali immediatamente sostituiscono i fannulloni della pubblica amministrazione con precari o con schiavi d’importazione.

Fonte: www.comidad.org

domenica, 28 ottobre 2007

 Non si tratta di una banale notizia di gossip, ma di un caso emblematico di incoerenza e confusione morale, intellettuale e politica. Ieri coppie di fatto, benché privilegiate, oggi coppie di "(s)fatti"!

Casini- Caltagirone, nozze a Siena

Matrimonio con rito civile celebrata dal sindaco Cenni

(ANSA) - SIENA, 27 OTT - Alle 19.12 Pierferdinando Casini prima e Azzurra Caltagirone hanno detto si' davanti al sindaco di Siena. Cosi' la coppia, che ha gia' una figlia, ha celebrato il suo matrimonio. La cerimonia si e' svolta nella Sala del Buongoverno, sotto l'affresco di Ambrogio Lorenzetti (1337), primo affresco laico italiano. Il sindaco Maurizio Cenni nel discorso ha spiegato il senso dell'affresco. Dopo, una passeggiata in piazza del Campo tra una folla di curiosi e paparazzi.

Fonte: www.ansa.it

 

GUARDA GUARDA, LE STRANE COPPIE DEL POLO
Nel governo (*) sono molti i conviventi, temporanei o no, tuttavia strenui avversari dei Pacs

 

di Federica Fantozzi

Mentre infuria la tempesta sui Pacs - osteggiati da Lega, Udc e parte di Fi, scomunicati dal cardinal Ruiniruini_burns come rovina-famiglie, derubricati a contratti amministrativi da grande_centro_bigottoRutelli - una lettrice scrive: «Certo i redditi dei parlamentari non hanno bisogno dei Pacs». Però i nostri eletti hanno già la possibilità di avvalersi dei relativi benefici: basta una semplice dichiarazione per estendere pensione e assistenza sanitaria al/la convivente. Categoria questa che in molti - per scelta o lungaggini nello scioglimento del rapporto precedente - sperimentano. Così capita che quando Pier Ferdinando Casini e la convivente Azzurra CaltagironePierferdinando Casini chiede «rispetto per il suo diritto di dire laicamente no» ai Pacs, gli replichi «con rispetto» il Dl Mantini: «Casini che conosce la condizione dei conviventi e dei padri di fatto comprenda che i valori si tutelano senza ipocrisie...». Il cattolicissimo presidente della Camera convive obtorto collo: pendente la sua richiesta alla Sacra Rota di annullamento del matrimonio con Roberta Lubich (sposata dopo l’annullamento delle precedenti nozze di lei) da cui ha avuto due figlie adolescenti, è legato all’imprenditrice Azzurra Caltagirone e padre della piccola Caterina. Il leader di Cl e “governatore” lombardo Roberto Formigoni che ritiene la posizione di Prodi staino_pacssui Pacs «uno scivolone rivelatore di come l’Unione non voglia difendere la cellula fondamentale della società: la famiglia» 6 anni fa finiva sulla copertina di Novella 2000 accanto alla fidanzata Emanuela Talenti in lacrime. Il Celeste e l’altissima indossatrice facevano coppia nelle occasioni sociali, trascorrevano le vacanze insieme ed erano dati per nubendi dai rotocalchi rosa: invece non fu così. Nando Adornato, ex laico di sinistra convertito alla dottrina teo-con, ha precisato alla Stampa che lo inseriva tra gli «onorevoli conviventi» di essere «felicemente sposato da qualche anno». Negli scapigliati anni ‘70 invece, quando «la coppia simbolo erano Simone de Beauvoir e Sartre», preferiva la convivenza (da cui è nato un figlio oggi ventenne) rievocata in un’intervista a Maria Latella: «La coppia aperta che inferno». lapadania_1201_primapaginaLa Lega è paladina della famiglia tradizionale «impostata su riconosciuti valori e responsabilità» con qualche incongruenza. Passi il decennio di convivenza di Umberto Bossi divorziato prima di impalmare Manuela Marrone in seconde nozze. Ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Ruini del matrimonio celtico, con druido e altare a Odino e giuramento «sul fuoco che mi purifica», celebrato nel 1998 da Roberto Calderoli (oggi - che sollievo - regolarmente coniugato davanti a Dio). La PadaniaCalderoli che aborre le coppie di fatto in quanto «atto contro natura e primo passo verso la dissoluzione di una società fondata sui valori» e non pensava che «per un pugno di voti il centrosinistra potesse cadere così in basso», 7 anni fa scambiava i braccialetti (mica gli anelli) con la poetessa Sabina Negri in abito celtico di Gattinoni color Padania in autunno, nella villa del calciatore Vialli: un simpatico rito pagano officiato da Formentini. Nel ‘98 sempre con rito celtico Roberto Castelli, divorziato con un figlio, sposava a Pontida la giovane attivista Sara Fumagalli: nozze “regolarizzate” in comune quest’anno. Dall’esilio dorato di Bruxelles riemerge Franco Frattini per ritenere «non necessaria» l’introduzione dei Pacs in Italia:Satira politica varia «La mia opinione come cittadino è che non ce n’è assolutamente bisogno, tenderei a escluderli. La Costituzione va bene così, la legge è una buona legge». Frattini, separato con una figlia, già fidanzato con un paio di teleconduttrici, è stato goliardicamente salutato da Berlusconi a Gubbio: «Attente ragazze, so che Franco è tornato single...». La nivea attrice Elisabetta Gardini, divorziata con un figlio, convive da anni con un regista, ma come portavoce azzurra ammonisce: «Con Prodi l’Italia imboccherebbe la deriva zapaterista anche sulle questioni eticamente sensibili». Dal sacrificio della convivenza non si è salvato neppure LSilvio Berlusconi: ottenuto il divorzio dalla prima moglie Carla Dall’Oglio ha sposato l’attrice Veronica Lario dopo 6 anni di convivenza. Dei tre figli avuti con lei, la primogenita Barbara è nata prima del matrimonio. E dalla memoria storica rispunta il caso del Dc Alberto Michelini, strenuo custode della famiglia e caro all’Opus Dei. Il futuro deputato forzista visse un breve momento di imbarazzo quando, nel 1989, vennero resi inopinatamente noti i verbali dell’annullamento delle sue prime nozze. «L’uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo» confessava allora ai giudici della Sacra Rota (poi si risposò).Famiglia Simpson Sua madre testimoniava: «Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la convinzione che sposandosi faceva una buffonata». A diffondere i verbali fu un consigliere comunale missino, Tommaso Manzo, che così si giustificò: «Niente di personale, anche altri candidati Dc sono divorziati e risposati. Ma almeno non poggiano il proprio programma sulla difesa del matrimonio e della famiglia».

Fonte: www.liff.it

 

 

(*) La notizia, risalente al 30 settembre 2005, si riferisce al governo Berlusconi.