lunedì, 25 agosto 2008
Cosa resterà di questo congresso di Chianciano del PRC?
Scritto da Cesare Allara   

Partiamo dalle immagini. La cosa più strabiliante sono stati gli otto minuti otto di applausi seguiti all´intervento di Fausto Bertinotti, il leader che ha scientificamente demolito il partito per traghettarne le macerie nel nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra Arcobaleno subendo una sconfitta catastrofica.

Ebbene, questo signore non solo non è andato a rinchiudersi per sempre nel monastero del monte Athos, ma è tornato sul luogo del delitto dopo un brevissimo momento di auto-oscuramento per rendere più sensazionale la rentrée, ha spiegato a modo suo le ragioni della sconfitta, ha dettato la linea politica del nuovo soggetto, ha sponsorizzato il suo nuovo portavoce e ha ricevuto dai suoi adepti una standing ovation. E´ mancata solo la ola.
E´ come se Edmondo Fabbri, commissario tecnico della nazionale italiana di calcio ai mondiali del 1966 in Gran Bretagna, al ritorno in Italia dopo la storica sconfitta con i dilettanti della Corea del Nord costata l´eliminazione dalle fasi finali del torneo, fosse stato accolto da ovazioni anziché da pomodori, uova e contumelie varie.
Da notare che non c´è stato un quotidiano che abbia rilevato questa anomalia. Tutti si sono profusi in lodi sperticate per il semplice delegato di Cosenza, per Il FaustFausto il rossoIl camerata Fausto Bertinotti che torna e picchia duro. Tutti i quotidiani compresa Liberazione erano nettamente schierati con Bertinotti e Vendola, rappresentanti di quella sinistra pseudo-radicale che fa tanto comodo al PD e ai padroni. Tutti costoro, a maggior ragione dopo l´apoteosi con lacrime di Bertinotti, davano per certa l´elezione di don Niki Vendola alla segreteria del partito. Ma la fotografia più significativa del congresso di Chianciano rimarrà quella delle facce sbigottite e atterrite di Bertinotti contestatoBertinotti, Vendola e di buona parte della nomenklatura che assiste incredula alla vittoria di Paolo Ferrero mentre più di metà sala col pugno alzato canta Bandiera rossa e invoca comunismo, comunismo. Dopo anni di demonizzazione del comunismo e di smantellamento ideologico del partito, di forzature staliniste per imporre il nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra, dopo una consultazione degli iscritti ultrataroccata che avrebbe fatto inorridire persino la peggiore DC e nonostante il massiccio esodo in uscita di tanti onesti compagni, questi signori si accorgono di essere minoranza.

La Stampa scrive che Vendola deluso e arrabbiato... accusa i suoi avversari di aver usato linguaggi e strumenti di lotta volgari. Dice che ha sentito pulsioni plebeiste che non avevano mai avuto cittadinanza dentro Rifondazione.

 
Accusa Ferrero di slealtà perché si è candidato solo all´ultimo momento. E conclude lapidario: "Considero questo congresso come la fine della Rifondazione Comunista che ho contribuito a fondare, il compimento di una sconfitta elettorale, un arretramento culturale". Mentre Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutistaBertinotti ritiene che Bandiera rossa è stata cantata in modo intimidatorio e confida: "Qui bisogna cominciare a temere per la nostra incolumità fisica, questi sono peggio di Di Pietro: riapriranno le galere." Il sempre bene informato Riccardo Barenghi su La Stampa di lunedì 28 luglio rivela che nella notte fra sabato e domenica nella hall del suo albergo, Vendola ha la faccia stravolta. Ha appena saputo che Ferreroferrero era riuscito nel miracolo di mettere insieme le quattro mozioni. Si sfoga: "Roba da chiamare il 113 per come si comportano. Una cosa raccapricciante sono peggio della destra... ora faranno la costituente comunista. Lui ha vinto e noi che abbiamo guidato questo partito per 14 anni, non abbiamo capito come era fatto. E´ una comunità terapeutica. Dovrei fare la secessione della Puglia. Hanno preparato un documento delirante. Io mi ritiro".
Infine sempre Barenghi, un anticomunista che per anni ha diretto il giornale comunista Il manifesto, esprime tutto il suo disappunto per l´esito congressuale in un editoriale dal titolo Piccolo mondo antico e rimprovera ai suoi beniamini Bertinotti, Giordano e Vendola di non essere riusciti in 14 anni a trasformare la natura profonda del loro partito.

Invece, tutti i compagni del PRC che ho incontrato alla fiaccolata NO-TAV di lunedì sera 28 luglio a Sant´Antonino di Susa erano moderatamente soddisfatti dell´esito congressuale; alcuni ex iscritti mi hanno confessato che nel vedere la faccia stravolta di Bertinottibertinotti hanno gioito come non gli succedeva da anni. Alla manifestazione valsusina erano rigorosamente assenti i rappresentanti torinesi del documento Vendola, notoriamente più che possibilisti sul TAV. Questa vicenda è esemplare per comprendere il ruolo del futuro soggetto unitario e Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dilplurale della sinistra. La banda Favaro, che ha governato per anni la federazione provinciale, ha abbandonato da tempo le manifestazioni di piazza preferendogli il tavolo istituzionale. Per rimarcare questa scelta ha scomunicato il circolo PRC di Bussoleno che da almeno dieci anni si batteva con intransigenza senza se e senza ma contro la realizzazione del TAV e ha aperto in Bassa Valle un altro circolo più sensibile alle esigenze della federazione torinese.

L´esigenza primaria dei dirigenti rifondaroli è quella di non rompere per nessun motivo con Chiamparino, Saitta e Bresso per non dover mollare le seggiole istituzionali. Ormai da tempo il PRC torinese svolge il ruolo che negli anni Settanta alla fiat_mirafioriFiat Mirafiori era proprio degli "addetti alle relazioni sindacali". Costoro erano ambiziosi studenti-lavoratori o neo-laureati in Scienze Politiche alle dipendenze del capo del personale e fungevano da primo filtro delle rivendicazioni operaie, dovevano attutirne l´impatto, cercare insomma di raffreddare le patate bollenti. Negli intervalli delle trattativelotte_sindacali fraternizzavano con i delegati sindacali più disponibili alla macchinetta del caffé, magari spiegando che anche loro erano dei semplici lavoratori; una volta accorciate le distanze con la controparte, era più facile ammorbidire le richieste operaie. Gli operai avevano soprannominato queste figure professionali i vasellina. Chiusa parentesi NO-TAV, torniamo al PRC. Provo a fare qualche considerazione sul congresso e ad azzardare qualche previsione. Il congresso di Chianciano ha avuto l´esito più sensato e naturale.

Le sorprese semmai si sono verificate nei congressi di circolo che hanno rivelato un insospettato altissimo tasso di clientelismo, in particolare al sud dove ha stravinto il documento Vendola.
Nonostante gli aiutini esterni, Vendola non è riuscito ad ottenere il 50%+1 dei delegati che gli avrebbe consentito di imporre subito il soggetto unitario e plurale ed è stato costretto ad aprire una seconda campagna acquisti. Impensabile una trattativa con i tre documenti di minoranza troppo distanti politicamente e moralmente dallo stile Vendola, non restava che agganciare l´alleato di Ferrero, Claudio Grassi.

Ma avendo degli impegni stringenti con Sinistra Democratica, Vendola non poteva offrire nulla di consistente a Grassi, ad esempio sul mantenimento della falce e martello nel simbolo, che potesse giustificare una onorevole giravolta della corrente Essere Comunisti.
Dal canto suo Ferrero, se voleva essere eletto segretario non aveva altra strada che trattare con le correnti di minoranza. Basta comparare il documento iniziale della corrente Ferrero e il documento finale approvato dal congresso per accorgersi della virata a sinistra, anche se, come ha ripetutamente dichiarato Ferrero, la costituente comunista non sta scritta da nessuna parte.

 
L´improvviso riaccendersi della passione comunista con il classico finale al canto di Bandiera rossa e pugni chiusi non deve trarre in inganno.

Solo due settimane fa ho ascoltato l´intervento al congresso provinciale torinese di un esponente di primo piano della corrente Ferrero che non ha perso l´occasione per ricordare tutti i crimini del comunismo.
In secondo luogo tutti sanno che di stupendi documenti come di buoni programmi sono sempre state rivestite le politiche istituzionali del PRC, con il risultato finale che sappiamo. La posta in gioco nel congresso era il controllo del partito.

Perché chi controlla il partito ha più possibilità d´accaparrarsi la cospicua eredità del defunto PRC, i suoi beni immobili, i finanziamenti statali e i rimborsi elettorali che giungeranno ancora per qualche anno, il simbolo che permette a quei rimborsi di arrivare ecc.

Chi si aspettava grandi analisi o revisioni sui cambiamenti nella società italiana, sulle questioni sociali o su quelle internazionali evidentemente non conosce la profonda natura opportunista e istituzionalista del PRC e il livello culturale dei dirigenti che hanno gestito il partito.
All´interno del PRC hanno sempre convissuto almeno dieci partiti diversi, ma esisteva ed esiste tuttora un undicesimo partito che attraversa gli altri dieci, il più potente di tutti, cioè quello che riunisce gli eletti nelle istituzioni, che sono poi coloro che hanno sempre pesantemente condizionato la linea politica del partito.

E adesso che succede? Per azzardare delle previsioni, occorre tenere ben presente il calendario politico. La corrente di Vendola Rifondazione per la sinistra ha già fissato a Roma una manifestazione o qualcosa di simile quasi o proprio in concomitanza con una convention della Costituente della sinistra organizzata dalla Sinistra Democratica di Claudio Fava.
Don Niki non può permettersi il lusso di far rifluire nel PD gli ultimi scappati di casa dei DS. Costoro essendo solo ceto politico valgono elettoralmente lo 0,1-0,2%, ma è importante la loro presenza perchè la nascita del nuovo soggetto unitario e plurale della sinistra, ampiamente sponsorizzato dal partito_(anti)democraticoPD, verrà giocata tutta dal punto di vista mediatico. Poi nel mese di ottobre sono previste altre due manifestazioni a Roma. Una è quella indetta già da tempo da Veltroni per tentare di rendere più coese le due o più anime del PD. L´altra è quella contro le politiche antipopolari del governo Berlusconi annunciata da Diliberto che vuole bissare la grande manifestazione comunista del 20 ottobre scorso indetta da PRC e PDCI e che fu boicottata da SD.
Al momento è più che probabile che le date delle due manifestazioni non coincideranno. Questi due appuntamenti riveleranno lo stato di decomposizione e/o di avanzamento dei lavori nella sinistra.

Ad esempio, se Veltroni dovesse accentuare un pochino il carattere antiberlusconiano della sua iniziativa, un Vendola allergico alle falci e ai martelli ormai integrato con SD potrebbe optare per andare in piazza col PD. Intanto, Vendola e compari non si danno pace per la sconfitta congressuale e stanno attuando un pressing molto intenso orchestrato dal direttore di Liberazione l´amerikano doc Piero Sansonetti verso tutti i dirigenti del documento Ferrero.

Questa offensiva che può essere riassunta nel concetto ma che cosa ci azzeccate con i comunisti? è stata affidata a sottili intellettuali iscritti al PRC come la famosa Graziella Mascia, o a sponsor esterni come Marco Revelli e Alberto Asor Rosa sempre disponibili a perorare le cause perdenti, vedi la Sinistra l´Arcobaleno.

Tutte queste iniziative, queste manovre, sono in campo in vista della scadenza più importante di tutte, quella delle elezioni europee del maggio-giugno 2009. Detto in modo più esplicito, fra nove o dieci mesi si torna a votare.

E probabilmente, oggi tutto lascia supporre che ciò avverrà con una legge elettorale con sbarramento al 4%. Nella più ottimistica delle ipotesi a sinistra del PD saranno presenti due liste. Molto dipende soprattutto da cosa decide di fare da grande Paolo Ferrero.

Perché Vendola & soci quali interessi difendere e con chi l´hanno già deciso da tempo, in tal senso Rifondazione per la sinistra è un libro aperto.

Ferrero, invece, se non vuole tornare con la coda fra le gambe all´interno della sua ex maggioranza bertinottiana, non ha altra strada che la ricomposizione della diaspora comunista come predica da tempo Diliberto.

Che non si risolve solo con l´accoppiamento PRC-PDCI, ma con il coinvolgimento paritario di Sinistra Critica e del PCL, sempre che Turigliatto e Ferrando non pensino ancora una volta di dichiararsi soddisfatti di una percentuale da prefisso telefonico.

Dell´attacco alle libertà da parte del governo silvio_generaleBerlusconi, della crisi economica che ghermisce sempre più vasti strati di popolazione e di una alternativa secca al regime veltrusconiano ne parliamo dopo le ferie, per chi ci può andare. Nel frattempo fabbri e tesorieri sono sempre in allarme rosso, come le tasche della maggioranza degli italiani.
Cesare Allara
domenica, 06 aprile 2008

I CATTIVI PENSIERI SU MALPENSA

Nelle discussioni di questi ultimi giorni circa il rischio di chiusura corso dall’aeroporto di Malpensa, è mancata l’osservazione della prossimità dell’aeroporto stesso alla base NATO di Solbiate Olona.

Questa base è in piena espansione, anche per la costruzione di alloggi per i militari, perciò tende ormai a sconfinare nella zona dell’aeroporto civile. Che l’operazione colonialistica di Air France sia stata in realtà preparata e favorita dal colonialismo statunitense, è un sospetto che poggia su dati concreti.

Il precedente costituito dagli ostacoli che la base di Sigonella in Sicilia sta creando da anni al traffico aereo civile e ad un aeroporto relativamente piccolo come quello di Fontanarossa, avrebbe dovuto avvisare sul fatto che la presenza nel Nord-Italia di tre basi delle dimensioni di Aviano, Vicenza e Solbiate Olona sarebbe andata inevitabilmente a chiudere lo spazio aereo al traffico civile, considerando che Malpensa ha invece il volume di traffico di un aeroporto intercontinentale.

È chiaro però che, nella cosiddetta “sinistra radicale”,cosa_rossa nessuno si è sentito di subire l’aggressione che il manifestare questi cattivi pensieri su Malpensa avrebbe comportato da parte dei sedicenti “filo-americani” - in realtà feticisti razziali delle oligarchie anglosassoni -, le cui argomentazioni sono di per sé qualificanti: intimidazione, ridicolizzazione, psichiatrizzazione, insulti personali. Eppure tra queste argomentazioni ce n’è anche una interessante: la minimizzazione. Si sottolinea spesso da parte dei 11_settembre“filo-americani” che delle oltre cento basi USA e NATO che sono sul territorio ex-italiano, meno della metà possiede una vera operatività sul piano militare, anzi si tratta a volte di siti in cui si trova un’antenna radar o poco più. In effetti è vero che anche una superpotenza super-militarizzata come gli Stati Uniti, non potrebbe coprire con installazioni militari funzionanti tutto questo territorio. Ma allora perché occuparlo? Un discorso che avrebbe dovuto ridimensionare il problema, in realtà è quello che apre il vero problema.

Tutta questa presenza capillare di basi USAu-sapevamu e NATO ottiene infatti il risultato di sottoporre l’intero territorio ex-italiano a servitù militare ed al segreto militare. I “filo-americani” si dicono convinti che, nonostante tutto questo territorio a disposizione  e nonostante la garanzia di tanta impunità, gli americani siano esseri talmente superiori, sovrumani, puri ed angelici che non ne approfitterebbero mai per contrabbandare in Italia oppiol’oppio afgano e il petrolio iracheno. Con la sua solita impudenza, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, disse in un’intervista televisiva di due anni fa di aver impedito una campagna di stampa che si stava profilando contro di lui negli Stati Uniti, semplicemente minacciando di rivelare il ruolo che aveva svolto la mafia per conto degli USA nell’esproprio dei terreni agricoli utilizzati per la base di Comiso in Sicilia. Comiso costituisce un paradigma interessante dei rapporti che gli USA e la NATO intrattengono con la criminalità organizzata. Anche la base di Comiso non è più realmente operativa, eppure gli Stati Uniti si guardano bene dal mollarla.

Il paradigma-Comiso potrebbe risultare utile anche per analizzare la questione della camorra in Campania e, sino a quattro o cinque anni fa, persino un giornale come “il Manifesto” qualche articoletto sul nesso NATO-criminalità organizzata se lo lasciava ancora sfuggire. Oggi, invece, dopo il ciclone-Roberto Roberto SavianoSaviano, un argomento del genere è diventato un tabù. Ormai è proibito parlare di criminalità organizzata se non in termini strettamente autorazzistici. Il fenomeno di divismo che è stato costruito su Roberto Saviano è indice del rilievo che la “Psycological war” gli attribuisce. Saviano è diventato un simbolo di successo da offrire alle giovani generazioni e, non a caso, viene spesso difeso dalle critiche con lo stesso argomento a cui ricorrono i vertici confindustriali, cioè l’accusa di invidia che colpisce ormai ogni manifestazione di dissenso.

Oggi c’è troppo scontento, perciò la “Psycological war” deve cercare di deviarlo su bersagli fittizi, meglio ancora se il colpevole viene individuato fra le stesse vittime. Che “la colpa è nostra” è uno di quegli argomenti che funzionano sempre, dato che non possono essere mai del tutto smentiti per quanto sono generici. Spostare dissensi e discussioni su un piano astratto è quanto di meglio possa ottenere la “Psycological War”, perciò non è un caso che lo stesso editore di Saviano - Mondadori -, abbia pubblicato anche il libro in cui Giulio Tremonti esponeva le sue tesi di “no global” di destra.

Sono risultate  già indicative alcune delle critiche che sono state rivolte a Tremonti, critiche secondo cui l’attuale crisi economico-finanziaria non sarebbe dovuta, come invece sostiene Tremonti, ad eccesso di “mercatismo”, ma, al contrario, al fatto che vi è troppo poco Mercato.

In realtà, si può affermare con altrettanta attendibilità che la crisi sia dovuta ad eccesso di Mercato oppure a mancanza di Mercato, poiché il “Mercato” non esiste:Globo-colonizzazione nel migliore dei casi è un‘astrazione funzionale alle ipotesi economiche; nel caso peggiore - e più frequente - è un mito della propaganda che serve a mascherare le vere responsabilità, creando l’illusione di un’entità superiore e impersonale che sovrintende alle umane vicende. Anche la “globalizzazione” costituisce un’astrazione ed uno slogan, perciò si può anche essere  “no global” senza accorgersi che il colonialismo e l’affarismo passano per cose concrete come l’occupazione militare di un territorio.

 

FLASH COMIDAD  

 

Conversioni  (1)

La conversione al cattolicesimo del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam, musulmano non praticante, ha fatto il giro del mondo.

Ma in realtà, il battesimo impartito in VaticanoHitleRatzinger da Benedetto XVI è solo la consacrazione di una conversione già avvenuta: quella all’occidentalismo. Allam ha difeso ad oltranza la politica criminale dell’amministrazione USA, ha dato il suo appoggio incondizionato all’aggressione israelianaPalestina sui palestinesi, ha sostenuto con tetro piglio autorazzista le tesi americane sul cosiddetto “terrorismo islamico”, ha svolto dove e come ha potuto la sua funzione di provocatore islamofobo (…la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento  e storicamente conflittuale…).

D’altro canto seguire il catechismo dell’occidentalista offre serie opportunità di successo, editoriale e non, persino ad un “immigrato” come Allam; basta utilizzare l’islamofobia (Fallaci) o l’autorazzismo (Saviano) o l’anticomunismo (Pansa);  oppure tutti e tre, come ha fatto Magdi Cristiano Allam.

 

Conversioni (2)

I fondamentalisti del libero mercato sono in crisi, si riscopre il protezionismo, l’intervento statale (cioè il denaro pubblico) non è più un tabù.

Joseph Lipsky, manager del Fondo monetario internazionale e pasdaran del liberismo, lancia appelli drammatici perché i governi salvino, con massicci programmi di spese, l’economia mondiale dal crollo.

 Il capo della Deutsche Bank, Josef Ackermann, confessa di non credere più nelle capacità di Crisiautoguarigione del mercato, e sostiene la necessità di un intervento regolativo dello Stato. Com’è noto il libero mercato non è mai esistito; il mito del libero mercato è stato usato come randello coloniale per piegare i paesi colonizzati e invaderli con le merci dei colonizzatori; ma l’affarismo criminale si è potuto sviluppare solo con la certezza di essere salvato dallo Stato in caso di difficoltà.

Fonte: www.comidad.org

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sabato, 15 marzo 2008

IL GOLPISMO VELTRUSCONIANO, I COMPLICI E LE COMPARSE

Tratto dal blog QUESTA VOLTA NO

Assieme a tante adesioni ci sono piovute addosso numerose critiche. Alcune di queste, davvero esemplari, le abbiamo pubblicate nel blog qui e qui.

Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila. Vecchia talpaSiamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti  imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.

Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne tv_fleboun popolo inebetito, assuefatto, addomesticato. Cionondimeno queste elezioni, il cui esito è già scritto, rappresentano un passaggio di fase eversivo. Un’astensionismo di massa delegittimerebbe e quindi fermerebbe questo plebiscito biforcuto simil-democratico. C’è chi ci ha risposto che si dovrebbe appunto votare o l’Arcobaleno oppure una delle diverse liste comuniste che si presenteranno. Ci dispiace, non siamo daccordo.


Analisi concreta della situazione concreta.
1° L’arcobaleno, è sotto gli occhi di tutti, regge il moccolo al PD e quindi sta al gioco. Invece di alzare barricate il ceto politico Arcobalenista punta solo a ritagliarsi una nicchia per tirare a campare nel futuro sistema golpista.

Ieri erano complici del massacro sociale di Prodi-Schioppa, oggi sono conniventi coi killer della Cosituzione. Un voto all’Arcobaleno è quindi, sia un goffo tentativo di legittimazione postuma dell’operato del governo Prodi, che un gesto di stolta correità, per quanto indiretta e in buona fede, con le due destre (Do you remember Fausto?).bertinotti-vauro

2° Potra’ arginare la minaccia incombente un due per cento che piglieranno le liste comuniste? Certo che no! Scommettiamo che chi le ha presentate canterà vittoria per avere magari superato la soglia dell’uno per cento. Non facciamo affatto spallucce su questa eventuale risicata affermazione.

Diciamo piuttosto che non c’è corrispondenza tra un risultato consolatorio e un risultato politicamente efficicace. Capiamo chi vuole affermare, non fosse che per dispetto, la propria alterità ideologica, ma anteporre questa affermazione identitaria (per altro con le modalità di un’accanita competizione intergruppettara) alla possibilità di dare un colpo letale (di massa) al golpismo veltrusconiano, significa essere politicamente irresponsabili.

Significa anteporre i propri interessi di bottega alla causa di un popolo, significa separarsi dalla parte più dinamica e sveglia di questo stesso popolo. Che la marea reazionaria montante non sia assimilabile al fascismo è ovvio. Tuttavia non sarebbe male che i comunisti di oggi imparassero dagli errori catastrofici compiuti da quelli di ieri negli anni ‘20 a causa del loro estremismo settario e parolaio.

Essi non seppero e non vollero vedere che l’avvento del fascismo non era soltanto un mero cambio di personale dirigente dello Stato liberale, che esso era la tomba della democrazia e quindi del movimento operaio. Si rifiutarono quindi sia di lottare armi in pugno coi fascisti, sia di costruire un fronte unito antifascista.

Si rifiutarono infine, nel 1924, di partecipare all’Aventino, ovvero di costruire un anti-parlamento che delegittimasse e sabotasse  quello dominato dai fascisti e dai monarchici. Preferirono restare in quello di Mussolini,Benito Mussolini aiutando il Duce nel suo tentativo si legittimare democraticamente la propria dittatura. Il fattore più importante della scena politica italiana sta infatti diventando il distacco di settori crescenti della popolazione dal sistema politico (non solo dalla casta). E’ proprio questo esodo, questo Aventino, a spingere l’oligarchia a fondare una terza repubblica in cui possa fare a meno di un trasparente e consapevole consenso democratico. Chi non sostiene questa tendenza di fondo, questo Aventino popolare in corso d’opera, chi deliberatamente si separa da esso invece di sposarlo e politicizzarlo, non avrà un grande avvenire.

Egli pagherà la decisione di aver accettato di fare la comparsa in una competizione truccata, dall’esito prestabilito, di averla legittimata come democratica.

postato da: luciospartaco alle ore 10:41 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 02 febbraio 2008

Sulla questione della visita all’Università La Sapienza di Roma, HitleRatzingerRatzinger ha giocato astutamente ad atteggiarsi a vittima, ma è anche vero che i docenti che si opponevano alla sua visita hanno giocato a loro volta su una identificazione con Galileo che non aveva alcun fondamento storico. Nel processo di Galileo la questione dell’eliocentrismo e del geocentrismo fu marginale, poiché è ormai dimostrato che anche la teoria eliocentrica era ritenuta accettabile nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche, ed era stata persino utilizzata per risolvere alcuni problemi tecnici nella riforma del calendario operata dal papa Gregorio XIII nel 1582 (è lo stesso calendario che vige ancora adesso).

Lo scontro con Galileo fu determinato dal fatto che questi reclamava la sua autonomia come scienziato, cioè non accettava più una subordinazione gerarchica in cui ogni ricerca doveva essere condizionata dalla paternalistica accondiscendenza delle autorità ecclesiastiche. D’altra parte questa autonomia reclamata da Galileo si basava su un tipo di ricerca scientifica che poteva esercitarsi con risorse estremamente limitate.

Negli ultimi anni di vita, Galileo poté attuare importantissime ricerche di fisica con pochissimi soldi, cosa inconcepibile attualmente, dato che la ricerca dipende dai fondi che le vengono concessi e non certo dai permessi ecclesiastici.

Oggi la ricerca è finanziata da denaro pubblico, ma risponde  ad interessi privati. Questo intreccio tra denaro pubblico ed affarismo privato costituisce attualmente la vera forca caudina dello scienziato, perciò far finta di vivere ancora nel XVII secolo è un modo per non vedere ciò che accade oggi, ed anche per chiudere gli occhi di fronte al vero ruolo di un Ratzinger.

Quando a Stalin obiettarono che una sua decisione sarebbe dispiaciuta al papa, egli rispose con una domanda sarcastica : Mistici armati“Quante divisioni ha il papa?” La frase di stalinStalin era concreta, ma incompleta, in quanto avrebbe dovuto anche chiedere: “Quante banche ha il papa?” Ai tempi di Stalin la Chiesa Romana era ancora una potenza finanziaria in proprio, come lo era stata da sempre. Ancora prima che la Chiesa Cattolica diventasse  la religione di Stato dell’Impero Romano, questa identificazione tra Chiesa e Banca era essenziale, organica. Callisto I - da cui hanno preso il nome le famose catacombe e che fu papa dal 217 al 222 - era lo schiavo di un potente liberto imperiale, Carpoforo, anch’egli cristiano.

Sebbene  fosse giuridicamente uno schiavo, Callisto era a capo di una banca e fu protagonista di uno scandalo finanziario, per il quale venne anche arrestato, ma poi liberato proprio su pressione dei suoi creditori che speravano di riavere i loro soldi.

Papa Callisto I, banchiere e bancarottiere dei tempi eroici e pionieristici del cattolicesimo, oggi si rivolterebbe nella tomba se potesse vedere la sua creatura ridotta a potenza finanziaria subordinata, ad appendice e colonia della finanza tedesca.santi subito

Fatti fuori Sindona, papa Luciani e Calvi, la “finanza cattolica” non esiste praticamente più, ed il segno di questo tramonto è appunto la scomparsa dei papi italiani. papa-ratziRatzinger recita ad uso dei media la parte dell’intellettuale e del teologo, ma i suoi scritti sono dei collage di citazioni, tenute insieme da luoghi comuni e frasi fatte. Ratzinger non è lì in quanto “tradizionalista”, ma in quanto rappresentante dei poteri finanziari che oggi controllano la Chiesa Cattolica. Per un ricorso storico, la Germania espresse già agli inizi del XVI secolo una grave sfida finanziaria nei confronti del potere papale, quando Lutero, per conto dei Principi tedeschi, guidò la rivolta contro i tributi da versare a Roma sotto forma di indulgenze.

Grazie a quei soldi sottratti al papa, i Principi tedeschi lanciarono una terribile offensiva di classe contro le loro popolazioni contadine, stroncandone ogni tentativo di resistenza, fatto che lo stesso Lutero si incaricò di santificare, scrivendo che massacrare i contadini corrispondeva alla volontà divina.

Anche la storia della Riforma Protestante, è storia di denaro più che di idee religiose.

Fonte: www.comidad.org

lunedì, 12 novembre 2007
COMUNICATO STAMPA
ASSURDO OMICIDIO DI UN TIFOSO
IL CALCIO VA RIFONDATO

Usare le armi per sedare una rissa tra tifosi è assolutamente ingiustificabile. Il poliziotto che ha sparato e ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri, che stava già lasciando in macchina il luogo della rissa, va processato subito e severamente condannato.

 

sandri gabriele  
Gabriele Sandri

Alla famiglia del giovane ucciso vanno la solidarietà e le condoglianze del PMLI. Tale assurdo omicidio volontario, che riflette il tipo di formazione reazionaria e antipopolare che ricevono le policia"forze dell'ordine", e il comportamento indegno e irresponsabile del governo, della Federcalcio, della Lega calcio e del Coni, che non hanno sospeso immediatamente il campionato, non giustifica però la reazione sconsiderata e controproducente che c'è stata da parte di certe tifoserie.

Giancarlo Abete

Ormai è sotto gli occhi di tutti che il calcio capitalistico genera solo mostri in campo e fuori del campo. E' irriformabile e quindi va cancellato. Intanto devono dimettersi il ministro dell'interno, Giuliano AmatoAmato, e quello dello sport, Melandri, che hanno dimostrato di essere incapaci di gestire correttamente l'ordine pubblico nel calcio e i rapporti con le tifoserie. Il calcio capitalistico va sciolto e rifondato su basi democratiche e popolari. Un calcio pubblico, senza alcun apporto diretto o indiretto dei privati, gestito direttamente dai tifosi, e in cui i giocatori ricevano stipendi da lavoratori. Per quanto riguarda l'ordine pubblico negli stadi e alle partite, esso deve essere affidato alle tifoserie coadiuvate dalle "forze dell'ordine" senza armi. La paytv va abolita e i prezzi dei biglietti d'ingresso alle partite devono essere popolari.

L'Ufficio stampa del PMLI

sabato, 03 novembre 2007

Ancora scontri al sito di Taverna del re (Giugliano) tra comitati e forze di polizia. Il 5 mobilitazione generale

Il 1° novembre, il presidio all'ingresso del deposito di balle di Taverna del Re, a Giugliano, è stato nuovamente sopraffato dalle policiaforze di polizia in tenuta antisommossa che hanno consentito ai camion del Commissariato straordinario-Fibe di sversare ancora una volta i loro ecomafiapacchetti nauseabondi sulle piattaforme di cemento che hanno preso il posto degli storici pescheti. Ieri, secondo quanto prescritto dall'ordine del giorno accolto dal governo nel luglio scorso, doveva essere l'ultimo giorno di sversamento. I comitati non accettano altre proroghe e hanno deciso in assemblea di continuare il presidio e i blocchi ad oltranza, nonostante le cariche della Cariche della poliziapolizia che scortano gli automezzi. Il commissariato comunicherà  il giorno 5 novembre la data (definitiva? ) di chiusura della discarica. Per quel giorno il coordinamento dell'area giuglianese invita i comitati campani, i movimenti e le realtà  di base, che in questi anni si sono opposti allo scempio delle nostre terre, ad una mobilitazione generale per dire no alla scellerata gestione dei Rifiuti in Campaniarifiuti nella regione. Lunedì 5 novembre ore 15 all'ingresso del deposito di Taverna del Re per:
- la chiusura immediata del deposito di balle di rifiuti
- la bonifica immediata del sito
- per un nuovo piano rifiuti partecipato senza inceneritori e megadiscariche.
Comitati area giuglianese - Rete Comitati Campani Salute e Ambiente Il re della monnezza

domenica, 28 ottobre 2007

 Non si tratta di una banale notizia di gossip, ma di un caso emblematico di incoerenza e confusione morale, intellettuale e politica. Ieri coppie di fatto, benché privilegiate, oggi coppie di "(s)fatti"!

Casini- Caltagirone, nozze a Siena

Matrimonio con rito civile celebrata dal sindaco Cenni

(ANSA) - SIENA, 27 OTT - Alle 19.12 Pierferdinando Casini prima e Azzurra Caltagirone hanno detto si' davanti al sindaco di Siena. Cosi' la coppia, che ha gia' una figlia, ha celebrato il suo matrimonio. La cerimonia si e' svolta nella Sala del Buongoverno, sotto l'affresco di Ambrogio Lorenzetti (1337), primo affresco laico italiano. Il sindaco Maurizio Cenni nel discorso ha spiegato il senso dell'affresco. Dopo, una passeggiata in piazza del Campo tra una folla di curiosi e paparazzi.

Fonte: www.ansa.it

 

GUARDA GUARDA, LE STRANE COPPIE DEL POLO
Nel governo (*) sono molti i conviventi, temporanei o no, tuttavia strenui avversari dei Pacs

 

di Federica Fantozzi

Mentre infuria la tempesta sui Pacs - osteggiati da Lega, Udc e parte di Fi, scomunicati dal cardinal Ruiniruini_burns come rovina-famiglie, derubricati a contratti amministrativi da grande_centro_bigottoRutelli - una lettrice scrive: «Certo i redditi dei parlamentari non hanno bisogno dei Pacs». Però i nostri eletti hanno già la possibilità di avvalersi dei relativi benefici: basta una semplice dichiarazione per estendere pensione e assistenza sanitaria al/la convivente. Categoria questa che in molti - per scelta o lungaggini nello scioglimento del rapporto precedente - sperimentano. Così capita che quando Pier Ferdinando Casini e la convivente Azzurra CaltagironePierferdinando Casini chiede «rispetto per il suo diritto di dire laicamente no» ai Pacs, gli replichi «con rispetto» il Dl Mantini: «Casini che conosce la condizione dei conviventi e dei padri di fatto comprenda che i valori si tutelano senza ipocrisie...». Il cattolicissimo presidente della Camera convive obtorto collo: pendente la sua richiesta alla Sacra Rota di annullamento del matrimonio con Roberta Lubich (sposata dopo l’annullamento delle precedenti nozze di lei) da cui ha avuto due figlie adolescenti, è legato all’imprenditrice Azzurra Caltagirone e padre della piccola Caterina. Il leader di Cl e “governatore” lombardo Roberto Formigoni che ritiene la posizione di Prodi staino_pacssui Pacs «uno scivolone rivelatore di come l’Unione non voglia difendere la cellula fondamentale della società: la famiglia» 6 anni fa finiva sulla copertina di Novella 2000 accanto alla fidanzata Emanuela Talenti in lacrime. Il Celeste e l’altissima indossatrice facevano coppia nelle occasioni sociali, trascorrevano le vacanze insieme ed erano dati per nubendi dai rotocalchi rosa: invece non fu così. Nando Adornato, ex laico di sinistra convertito alla dottrina teo-con, ha precisato alla Stampa che lo inseriva tra gli «onorevoli conviventi» di essere «felicemente sposato da qualche anno». Negli scapigliati anni ‘70 invece, quando «la coppia simbolo erano Simone de Beauvoir e Sartre», preferiva la convivenza (da cui è nato un figlio oggi ventenne) rievocata in un’intervista a Maria Latella: «La coppia aperta che inferno». lapadania_1201_primapaginaLa Lega è paladina della famiglia tradizionale «impostata su riconosciuti valori e responsabilità» con qualche incongruenza. Passi il decennio di convivenza di Umberto Bossi divorziato prima di impalmare Manuela Marrone in seconde nozze. Ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Ruini del matrimonio celtico, con druido e altare a Odino e giuramento «sul fuoco che mi purifica», celebrato nel 1998 da Roberto Calderoli (oggi - che sollievo - regolarmente coniugato davanti a Dio). La PadaniaCalderoli che aborre le coppie di fatto in quanto «atto contro natura e primo passo verso la dissoluzione di una società fondata sui valori» e non pensava che «per un pugno di voti il centrosinistra potesse cadere così in basso», 7 anni fa scambiava i braccialetti (mica gli anelli) con la poetessa Sabina Negri in abito celtico di Gattinoni color Padania in autunno, nella villa del calciatore Vialli: un simpatico rito pagano officiato da Formentini. Nel ‘98 sempre con rito celtico Roberto Castelli, divorziato con un figlio, sposava a Pontida la giovane attivista Sara Fumagalli: nozze “regolarizzate” in comune quest’anno. Dall’esilio dorato di Bruxelles riemerge Franco Frattini per ritenere «non necessaria» l’introduzione dei Pacs in Italia:Satira politica varia «La mia opinione come cittadino è che non ce n’è assolutamente bisogno, tenderei a escluderli. La Costituzione va bene così, la legge è una buona legge». Frattini, separato con una figlia, già fidanzato con un paio di teleconduttrici, è stato goliardicamente salutato da Berlusconi a Gubbio: «Attente ragazze, so che Franco è tornato single...». La nivea attrice Elisabetta Gardini, divorziata con un figlio, convive da anni con un regista, ma come portavoce azzurra ammonisce: «Con Prodi l’Italia imboccherebbe la deriva zapaterista anche sulle questioni eticamente sensibili». Dal sacrificio della convivenza non si è salvato neppure LSilvio Berlusconi: ottenuto il divorzio dalla prima moglie Carla Dall’Oglio ha sposato l’attrice Veronica Lario dopo 6 anni di convivenza. Dei tre figli avuti con lei, la primogenita Barbara è nata prima del matrimonio. E dalla memoria storica rispunta il caso del Dc Alberto Michelini, strenuo custode della famiglia e caro all’Opus Dei. Il futuro deputato forzista visse un breve momento di imbarazzo quando, nel 1989, vennero resi inopinatamente noti i verbali dell’annullamento delle sue prime nozze. «L’uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo» confessava allora ai giudici della Sacra Rota (poi si risposò).Famiglia Simpson Sua madre testimoniava: «Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la convinzione che sposandosi faceva una buffonata». A diffondere i verbali fu un consigliere comunale missino, Tommaso Manzo, che così si giustificò: «Niente di personale, anche altri candidati Dc sono divorziati e risposati. Ma almeno non poggiano il proprio programma sulla difesa del matrimonio e della famiglia».

Fonte: www.liff.it

 

 

(*) La notizia, risalente al 30 settembre 2005, si riferisce al governo Berlusconi.

 

 

mercoledì, 19 settembre 2007

USA, senatore cita in giudizio Dio

Il Senatore Ernie Chambers di Omaha ha deciso, incurante della legge e soprattutto delle relative tavole, di citare in giudizio il responsabile di "infinite morti, eccidi e calamità naturali" (nelle parole del deputato). In due parole, Dio onnipotente. L'intenzione di Chambers è, come dichiara, di "creare un precedente legale" affinché probabilmente chiunque possa querelare Dio in caso di incidenti più o meno piccoli e ottenere forse un risarcimento, ma al massimo spirituale. Una nuova vendita delle indulgenze - e gli sconti sui prezzi ottenibili in tribunale - è solo un passo più in là.
(t.t.)
domenica, 16 settembre 2007

dal Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Che cos'è questo golpe? di Pier Paolo PasoliniPasolini, 1975

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della piazza_fontanastrage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di Amintore Fanfanipotenti,Giulio_andreotti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la cossigaprotezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale santovitocolpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un Pierpaolo_Pasolini_2intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.licio gelli a sorpresa Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un chaucer-pasoliniintellettuale (scomodo, ndr). Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.resistenza-genova All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al gramsciPartito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, andreotti_provvidenzacorrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella andreottidegenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.andreotti_omissis Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi contestazioneVenezial'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera Giulio nazionaleclasse politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei gelli licioresponsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Parola di pasolini con veltroniPier Paolo Pasolini. Parole acute e illuminanti di un geniale "profeta". Parole aspre e sferzanti di un ingegno "profetico".  Parole ancora attuali e presenti, profondamente vive e penetranti, dolorosamente incarnate nella cruda e ripugnante realtà che ci circonda. Parole infuocate e taglienti che infilzano i corpi con la lama rovente ed affilata della scritti_corsariscrittura. Parole strazianti e scandalose, che non hanno paura, non si vergognano, non si nascondono vili e timorose dietro l'angolo, al riparo da eventuali reazioni del sistema, all'insegna della meschinità, dell'ipocrisia e del conformismo imperanti. Al contrario sono parole intrepide e generose, che si manifestano palesemente e si lanciano all'arrembaggio contro le menzogne e gli inganni del Potere più laido ed osceno. Parole esplosive che percuotono i timpani, che lacerano le coscienze, lasciano il segno nella carne, che urlano e pretendono giustizia (non vendetta). Parole non vane, che non si annoiano e non si stancano, non si lasciano svuotare e dimenticare dal tempo, dalla morte, né si lasciano trasportare dal vento, ma soffiano e fischiano più forte di una bufera. Parole impetuose e furiose come una tempesta verbale. Parole "corsare"...

Infine, leggi anche "Io so chi ammazzò Pier Paolo"...

postato da: luciospartaco alle ore 16:36 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 14 settembre 2007

Comunicato di Primomaggio, foglio per collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati

Bilancio della campagna contro lo scippo del TFR

 

Cominciamo dai dati.

 

Alla fine del 2006 i lavoratori che aderivano ai maialinoFondi Pensione Integrativi (FPI) erano il 14,9%. Al 30 giugno 2007, ovvero dopo i 6 mesi previsti dalla legge, erano il 19,8%. Questo significa che del 100% dei lavoratori che hanno il TFR (e che venivano quindi chiamati ad esprimersi in merito al suo conferimento ai FPI) solo il 3.9% lo ha fatto volontariamente. Si valuta che circa un 10% sia stato truffato attraverso il meccanismo del silenzio-assensosilenzio-assenso (creato “ad hoc” per superare la diffidenza dei lavoratori, giocando sulla mancanza di informazione che dilaga, purtroppo, nel mondo del lavoro) e si arriva a meno del 30%. Si può ipotizzare che una larghissima parte di questi lavoratori sia stata truffata (e non che abbia consapevolmente lasciato che il TFR andasse ai FPI) da una semplice considerazione: se i lavoratori fossero stati convinti dell’utilità del conferimento del proprio No allo scippo del TFRTFR ai FPI perché lasciar passare i 6 mesi e non farlo subito? Quando una cosa è buona la si vuole subito. O no? Non è un caso che l’adesione sia irreversibile (una pretesa veramente mostruosa che solo dei mascalzoni come quelli che governano oggi e governavano prima - ovvero tutti i partiti da “sinistra” a destra – potevano imporci). I 10 punti sotto le previsioni del ministro (ex-Fiom ed ex presidente di Cometa) damianoCesare Damiano - che contava su una adesione di almeno il 40% - costituiscono una risposta, a dir poco, deludente per gli sponsor dei FPI. I lavoratori hanno dunque posto oggettivamente un freno ad una operazione pericolosissima su ogni piano: economico, politico, sociale... E questo è un risultato oggettivamente positivo. Scomponendo i dati si osserva che l’adesione è notevolmente maggiore nelle imprese medio-grandi rispetto a quelle medio-piccole. Qual’è la spiegazione? Da un lato, i “piccoli padroni” padroncinohanno incentivato i lavoratori a mantenere il TFR in azienda (per poterlo usare loro come fonte di auto-finanziamento “a tasso zero” invece che i gestori dei FPI); dall’altro, i lavoratori delle piccole imprese, sottoposti ad un livello di ricatto occupazionale - e quindi a condizioni salariali - notevolmente peggiori, hanno ritenuto, intelligentemente, che non fosse il caso di rischiare in borsa il proprio TFR, utile invece nei momenti di perdita del posto di lavoro, tanto più frequenti con le loro condizioni contrattuali. Spiegare la non adesione nelle piccole imprese è dunque abbastanza semplice. Ma come spiegare la maggiore adesione in quelle grandi? Da un lato, certamente, gioca la forza di pressione del sindacatosindacati che nelle piccole e piccolissime imprese artigiane ha una influenza molto inferiore. Insomma, la relativamente ampia adesione (si dice circa 51%) dei lavoratori “garantiti” della grande impresa è anche un indice della loro subalternità al sindacato confederale che si erge di fronte a loro come una vera e propria istituzione mafiosa la cui offerta “non si può rifiutare”. Dall’altro, il tentativo da parte dei lavoratori di integrare l’assegno previdenziale futuro anche con economiainvestimenti finanziari (così come molto spesso integrano il bilancio corrente con il ricorso a piccoli e medi prestiti) ipotizzando di poterselo permettere grazie alla relativa stabilità del proprio posto di lavoro. Sui rischi politico-culturali di questa situazione abbiamo scritto un intero articolo in PM 10. Sui rischi materiali basterebbe conoscere il funzionamento delle borse per capire che affidare ad esse il proprio più lontano futuro significa affidarsi più che altro al destino che, come si sa, è spesso “cinico e baro”. Abbiamo detto che le aspettative del governo, dei sindacati e delle banche/assicurazioni/impresetfr sono andate in larga parte deluse. Possiamo cantare vittoria? No di certo, perché ogni volta che verremo assunti in una nuova azienda scatterà il silenzio-assenso e in caso di mancata consegna del rifiuto esplicito, il TFR verrà destinato ai FPI. Cosa significhi questo, all’atto dell’assunzione nelle grandi imprese (dove è altissimo il livello di clientelismo mafioso-politico-sindacale all’atto dell’assunzione, specialmente dopo l’abolizione del collocamento pubblico avviata dal Pacchetto Treu) è evidente. Chi non firma per il sì non viene assunto o finisce immediatamente nella “lista nera” di lotte_sindacali“quelli che vogliono fare di testa propria” (caratteristica non certo amata dai padroni, anche aldilà della questione della destinazione del TFR). Grazie alla contraddizione interna tra grandi e piccoli capitalisti fino ad oggi i “piccoli” hanno in larga parte “remato contro” il trasferimento del TFR ai FPI. Se il governo riuscirà a compensare adeguatamente la loro disponibilità (ad esempio facendo arrivare loro gli effetti della riduzione del cuneo fiscale e predisponendo le condizioni per una riduzione significativa del costo del denaro per le piccole e piccolissime imprese) allora forse, con il tempo, questi piccoli padroncini si convinceranno a collaborare. Riassumendo. La battaglia contro lo altan_tfrscippo del TFR e per la difesa della previdenza pubblica non è finita il 30 giugno. E’ ancora in corso e lo sarà in modo permanente anche in futuro. Non dobbiamo abbassare la guardia. Possiamo però valutare positivamente il fatto che una grande parte dei lavoratori si sia dimostrata assai più indipendente di quanto politici, sindacalisti di regime e padroni ritenessero. E questo, aldilà della lotta specifica sul TFR è il risultato più interessante. I FPI continuano, per il momento, a non decollare e questo risultato è stato ottenuto, oltre che per effetto delle contraddizioni interne ai vari segmenti del capitalismo italiano, anche grazie all’istinto dei lavoratori e, aggiungiamo, anche grazie a quel poco (poco, a causa delle forze disponibili) che hanno messo in campo le realtà politiche e sindacali che hanno sviluppato la campagna per il no.no_allo_scippo_del_tfr Da questo piccolo passo si può andare avanti comprendendo che per vincere quella che è una vera e propria “guerra di lunga durata” è indispensabile avere ben chiari gli obbiettivi che si vogliono raggiungere e che non possono essere il “tamponare le falle” quando si aprono, ma costruire una visione del mondo alternativa a quella capitalistica. Con le “regole” di funzionamento del capitalismo i lavoratori non vinceranno mai perché queste regole sono truccate (ovviamente, a vantaggio dei capitalisti). I lavoratoricompagno cipputi potranno, di tanto in tanto, ottenere qualche risultato parziale ma le cose, complessivamente, continueranno a peggiorare giorno dopo giorno: pensioni, salario, diritti, ambiente, sicurezza... una erosione continua. Ma dalla storia ricaviamo sempre questo piccolo insegnamento: non è con il riformismo che si ottengono le riforme a favore dei lavoratori  (specialmente quando “riformistiche” vengono definite leggi come il “pacchetto Treu” o la “Legge Biagi”, tanto per fare solo due esempi di “riforme” killer per i diritti e gli interessi dei lavoratori). Solo quando i lavoratori hanno fatto davvero tremare le gambe ai padroni minacciandoli concretamente di rovesciarli questi si sono resi disponibili a cedere qualcosa per non dover cedere tutto. E’ sempre così e non può essere che così. Se ai padroni PadroniPadrinichiediamo l’elemosina, quando va bene, otteniamo l’elemosina. Ecco, noi dobbiamo tornare a “volere tutto” e se va male, avremo solo qualcosa. Se continueremo a “tirare a campare”, a chinare la testa, a sperare in San Gennaro... verrà il giorno che davvero non ce la faremo più nemmeno a campare. E già oggi non lavoriamo forse solo per sopravvivere? Che vita è quella dei lavoratori e specialmente di quelli più giovani, senza presente e - soprattutto - senza futuro? Quando non ce la faremo più cosa faremo? Ce la prenderemo con gli immigrati “che ci tolgono il lavoro”? Italiani contro “stranieri”? Nord contro sud? Città contro campagna?guerra_tra_poveri Centro storico contro periferia? Primo contro secondo piano? Una stanza contro l’altra? Non è meglio capire subito che i nemici dei lavoratori non sono altri lavoratori ma i padroni, lo Stato, il capitalismo e che gli immigrati non sono qualcuno da combattere, ma qualcuno con cui combattere contro i padroni e i loro servi politici e sindacali? Sì, è meglio.

 

settembre 2007vignettaTFR

 

Primomaggio, foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati

 

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