

E' un post apparso sul blog Ripensare Marx e firmato da Gianfranco La Grassa. Non ne condivido integralmente il contenuto (ad esempio, dissento dall'analisi e dal giudizio sprezzante, o comunque negativo, concernente le lotte del Sessantotto e del Settantasette), ma concordo su alcuni punti, anzitutto sulla valutazione espressa a proposito del ruolo destabilizzante svolto da Mani Pulite, un avvenimento interpretato come un golpe politico-istituzionale travestito sotto la nobile facciata di un'inchiesta giudiziaria.

Senza la bufera di Tangentopoli che nei primi anni '90 ha spazzato via i partiti della Prima Repubblica (la corruzione e l'affarismo dilagano ancora oggi, in misura persino maggiore rispetto al passato, malgrado non esistano più i vecchi partiti di massa, i quali garantivano un argine in difesa della Costituzione e un minimo di partecipazione politica democratica), senza le campagne mediatiche che hanno scatenato un clima di aggressione squadrista, di caccia alle streghe, aizzando l'opinione pubblica nazionale, in Italia non sarebbe stato possibile attuare quelle svendite e privatizzazioni ad esclusivo vantaggio del capitalismo economico privato, di preziosi beni ed enti pubblici dello Stato, procedendo in pratica ad un'operazione eversiva di smantellamento totale della cosa pubblica, il cui ultimo bersaglio è costituito da Scuola e Sanità.
Un altro punto di convergenza con l'autore dell'articolo, riguarda la riflessione quasi "profetica" proposta da Pasolini rispetto al degrado storico-antropologico della realtà italiana a partire dal boom economico-consumistico degli anni '60. Un degrado socio-culturale crescente, di cui il berlusconismo è solo un effetto e non la causa.
E' POSSIBILE UNA SVOLTA?
di Gianfranco La Grassa
Ho detto molte volte, e lo ribadisco senza esitazioni, che il berlusconismo è prodotto e non causa del degrado politico – e del vero e proprio sprofondamento culturale – prodottosi in Italia negli ultimi decenni, e acceleratosi senza dubbio dopo gli anni ’90 soprattutto successivamente a “mani pulite”.

Tale degrado è dunque un processo che precede e provoca l’ascesa di Berlusconi in campo politico e, di conseguenza, culturale. Del resto che Berlusconi non sia la causa dello sprofondamento in oggetto è dimostrato dal fatto che questo è generale in tutta Europa – pur se da noi conosce una particolare accentuazione – e, in generale, in tutto il capitalismo “occidentale” avanzato. Si parla spesso anche di americanizzazione.
Va detto allora che l’americanizzazione ha interessato pure gli Stati Uniti, poiché essi non sono stati per nulla caratterizzati negativamente in senso culturale, almeno fino agli ’70 circa.

Politicamente imperialisti, massacratori più o meno secondo gli standard di tutte le grandi potenze succedutesi nella storia dell’umanità, ma non depressi culturalmente: buona letteratura, buona (e nuova) musica, grande cinema, credo non abbiano sfigurato nemmeno … nelle arti figurative.

Inoltre, solo chi ha la puzza sotto il naso – in genere gli idealisti e gli hegeliani nostrani – sputano sulla filosofia; ad esempio quella pragmatista (Dewey, William James, e in più Pierce che è un notevole personaggio; più tanti altri).
Infine la scienza, che ha avuto i suoi massimi avanzamenti proprio in quel paese. Per merito di stranieri? Si anche, ma che sono stati accolti con facilità mettendo a loro disposizione enormi mezzi e istituzioni e laboratori avanzati per sviluppare le loro ricerche. Quindi, lasciamo perdere l’americanizzazione e il berlusconismo.
In realtà, aveva piena ragione Pasolini, certamente con particolare riferimento al nostro paese. Il degrado, rapido e devastante, è iniziato in definitiva nel ’68.

Se Pasolini avesse potuto vedere il ’77, sarebbe rimasto letteralmente inorridito, perché in quegli anni si è sprofondati nella notte più buia in specie “per merito“ di quei sedicenti ultrarivoluzionari di sinistra che furono gli “autonomi”, ancor oggi non placatisi e trasformatisi in varie guise, una più indecente e sragionante dell’altra.

Purtroppo, si è trattato di una buona dimostrazione del fatto che “il sonno della ragione genera mostri”. Da qui è derivata la nostra effettiva “catastrofe”, non dai “bottegai berlusconiani”.

Insomma, Pasolini aveva secondo me ragione da vendere nel giudizio negativo, morale più ancora che politico, espresso su quegli arroganti studentelli privi di qualsiasi idealità e valore, identificandoli quali “piccolo-borghesi” che volevano semplicemente sostituire i loro “padri”; certamente questi avevano messo in mostra gravi limiti e anche colpe, ma erano in genere dotati di uno spessore culturale, e spesso anche morale, che i pigmei e nanerottoli del ’68 (per non parlare appunto degli anni successivi) nemmeno sfioravano.
Probabilmente Pasolini commetteva errori politici (tattici) ed esagerava in qualche lode di troppo verso i poliziotti in quanto “contadini meridionali”. Certe repressioni feroci di quel periodo sono ben fisse nella nostra memoria; e del resto anche
Qui sto però solo giudicando del degrado politico-culturale indotto in Italia da certa sinistra che si finse rivoluzionaria. Poiché però quest’ultima mostrò presto il suo reale volto, fondamentalmente reazionario pur nell’ammodernamento dei “costumi” (più che altro quelli sessuali), riuscì nell’intento di impestare i media, sostituendo i “padri” in specie nei giornali, in TV, nell’editoria, ecc., anche grazie al fatto di essere cooptata da parte di una classe dirigente economica incapace di vera autonomia produttiva, sempre bisognosa di assistenza “pubblica” e di svendita allo straniero (predominante).
In questo modo, i “rivoluzionari” sessantotteschi e settantasettini – farseschi e drammatici nel contempo; veri eredi dei Demoni di Dostojevski – ebbero modo di produrre un autentico sconquasso presentato come “ammodernamento”, anzi come postmodernità.
L’attacco alla razionalità, alla scienza, all’idea di progresso, il catastrofismo oggi dilagante che si “predica” sia derivato dal “dominio della Tecnica”, provengono da questi settori reazionari; anche se poi seguiti da altri, che si collocano sul fronte apparentemente opposto, di una “destra” pur essa non istituzionale, che si crede erede delle correnti più radicali e “rivoluzionarie” del vecchio nazifascismo (settori rimasti però sempre in posizione secondaria rispetto a quelli “ultrasinistri”).

Infine, questi ultimi ebbero un altro colpo di fortuna. Crollò il sistema “socialista”, e dagli Usa (e dalla nostra GFeID, finanza e industria assistita) partì l’operazione “mani pulite” che “produsse” infine una sinistra – in entrambi i suoi rami: la moderata e la radicale – senza più le radici popolari del Pci; una sinistra che, per fortuna, comincia adesso ad essere abbandonata dalla Classe.

Questo marciume dilagante – effetto dello sprofondamento politico-culturale, ormai realizzatosi grazie al patrocinio della suddetta classe dirigente economico-finanziaria – ha confermato i suoi autori nel controllo dei canali di trasmissione di sedicente informazione e “cultura”; ed essi ne hanno approfittato per mascherarsi e diffondere del disastro un’interpretazione del tutto mistificante: la colpa è del berlusconismo.
Adesso veramente basta con questa menzogna; è indispensabile, innanzitutto, ristabilire la giusta sequenza dei processi “catastrofici”. La sinistra – quella dei movimenti del ’68, e ancor più del ’77, saldatisi nel ’92-‘93 con tutto il resto della sinistra sotto l’ala protettrice della GFeID legata ai predominanti statunitensi; sinistra divenuta sempre più un ammasso di “ceti medi”, soprattutto dei settori del “pubblico” – è la causa di questi processi, il resto ne è derivato ineluttabilmente. Si è dunque creato un bubbone “piccolo-borghese”, con a capo pochi acculturati senza scrupoli e ultra-ambiziosi, che manovrano schiere di lettori di
Vespa e Camilleri (e magari di poco altro, ma non più della grande cultura classica e "borghese"), i quali hanno veramente provocato una frattura netta con le generazioni precedenti. Si tratta di quelli che predicano l’emozione contro la razionalità, la cultura del “corpo” messa in antitesi a quella dello spirito, il più disastroso dei relativismi condito di finta tolleranza, il più bieco lassismo anarcoide che ha disgregato ogni forma di reale e produttiva socialità. In certi momenti, sembra addirittura si sia interrotta una linea di civiltà che – in paesi di antica, millenaria, storia – rappresenta sempre un sedimento, un giacimento, cui si può attingere con effetti positivi perfino nelle epoche più buie. Invece oggi, questo è reso impossibile da questo gravissimo sprofondamento intuito dal grande
Pasolini, ma che ha poi progredito – grazie anche a quell’evento, un sostanziale “colpo di Stato” camuffato da operazione giudiziaria, prodottosi nel ’92-‘93 – a passi giganteschi. A me pare del tutto ovvio che la reazione a questa effettiva catastrofe non potesse che assumere, in Italia, le vesti pur esse meschine e squallide della cultura (e della politica) dei cosiddetti “bottegaio berlusconiano” e “industrialotto del nord-est”. A tutto questo è necessario reagire, pur sapendo che le volontà soggettive dovrebbero essere coadiuvate dall’evolvere di eventi capaci di mettere infine in moto processi storici di ben altro calibro e direzione. Tuttavia, i “soggetti” hanno intanto l’obbligo di ricominciare a pensare e, con le loro minime forze, di opporsi alle mistificazioni degli “intellettuali del degrado”. Bisogna affermare con forza: la conditio sine qua non di una possibile rigenerazione politico-culturale del nostro paese e del riannodarsi dei legami con il suo passato di grandi tradizioni culturali (e, lo ripeto, di civiltà) – rigenerazione che riuscirebbe, nel medesimo tempo, a combattere e superare anche la più sanguigna e concreta (meno parassitaria in ogni caso), ma comunque rozza, volgare e intellettualmente limitata,
“classe dirigente” berlusconiana – è lo sbaraccamento definitivo di questa sinistra fatta di ceto medio (“piccolo-borghese”, soprattutto dei settori del “pubblico”); un ceto esattamente meschino, intellettualmente mediocre, e nel contempo protervo e arrogante, come lo dipinse Pasolini.
Dobbiamo ricreare forze critiche, effettivamente contrarie a questo tipo di sistema sociale e politico, buttando però a mare questa sinistra, smettendo ogni tentativo di ricostituirla; perché ogni tentativo genera entità ancora più degenerate e ignobili. Non so quanta parte della sinistra, che pretende di essere comunista, abbia ancora un cervello pensante. Comunque, l’invito rivolto è precisamente in tal senso: abbandonate ogni velleitario tentativo di ricreare gruppetti e gruppetti di vecchi rigurgiti ideologici, ormai senza più appiglio con la realtà. Nello stesso tempo, smettetela con l’aggregazione ad una sinistra, più o meno moderata o invece finta radicale,
che è la causa reale del degrado, di cui indubbiamente la destra è poi il semplice riflesso speculare. Anzi, esiste proprio una vera cartina tornasole per saggiare se siamo o meno in presenza di puri mentitori e mistificatori: se si insiste oppure no sulla parola d’ordine dell’unirsi in nome dell’antiberlusconismo. Chiunque ancora la usi, è ipso facto il peggiore dei nemici, il vero obiettivo di un’azione di preliminare pulizia. Con quelli che hanno almeno capito questo imbroglio, si può ridiscutere; ma senza alcun tentativo di “rifondare il passato”. E’ necessario riemergere dallo sprofondamento culturale e politico di questi anni, per “costruire” qualcosa di nuovo e ancora impensato. Le piccole, infime, nostre forze s’impegneranno in questa direzione, con tutti coloro che hanno capito questi pochi punti. Non si creda di volerci creare ostacoli (“psicologici”) mostrando indignazione perché certi settori di “estrema destra” riportano alcune nostre analisi.

Noi ci rivolgiamo, puramente e semplicemente, agli individui che usano la ragione; a quelli che preferiscono utilizzare invece i soli “riflessi da cane di Pavlov”, senza valutare quello che noi diciamo – e senza prendere atto dello sforzo di rielaborazione teorica (nuova) che ci sta dietro, e che appare nel sito oltre che in libri e scritti vari su riviste – noi diciamo: non ci interessate, siete quelli della prevalenza delle emozioni sul cervello pensante, siete complici e conniventi con quella sinistra “intellettuale” che ha provocato lo sprofondamento politico-culturale da noi aborrito, facendolo passare per berlusconismo, un semplice effetto invece. Con voi abbiamo chiuso. Altrimenti, ricominciate a mettere in moto le sinapsi di quello che Woody Allen, spiritosamente, definì “il nostro secondo organo preferito”; se lo farete, siamo pronti al dialogo.

categoria:pasolini, libero pensiero, dibattiti, capitalismo, lotta di classe, banche armate, governo ladro, terrorismo di stato, mercato delle vacche, vandalismi e devastazioni, terrorismo mediatico, squola e squali, cosche e famiglie, mafiat, opportunismo politico, scippi e rapine, potere criminale, sindacomitati daffari, golpismo camuffato, sfascismo, padroni e padrini, fascismo e leghismo, gabinetti ministeriali, machiavellismi, clientelismo politico, illuminati e oscurati, affarismo criminale, telecrazia, cretinismo parlamentare, furti senza destrezza, corruzione politica, guerre interne, golpe istituzionale, il potere logora chi non ce lha, fregature eterne, fango e discredito, pubblica d-istruzione, assicurazioni banche scuole, firme dautore, complotti globali, sinistre e sinistri, partiti alla deriva, turbocapitalismo sfrenato, nuovi populismi, alienazione sociale, rigurgiti neofascisti, menzogne e mistificazioni, fallimenti politici, banche e usurai, lobbies e logge, precarietà proletaria, spazi sociali occupati, teatrini politico-istituzionali, propaganda ideologica borghese, sovversivismo autoritario, banca-rott-ieri, panacea miracolosa, panza e finanza, cani e pescecani, conformismo e trasformismo, anticonformismo di sinistra, affarismo e buonismo, sinistra benpensante e perbenist, televisione e omologazione, mitologia del capitale, speculazioni e sperequazioni, autoritarismo e criptofascismo, forchettoni rossi, rottamazione della scuola, mani sporche sullo stato








Stati Uniti, che è stato interpretato da alcuni come un segno significativo del declino americano, cosa che, sempre secondo alcuni, potrebbe favorire uno sganciamento dell’Europa dal dominio USA. 
potenza militare ed economica degli USA. Anzi, sin dal 1946 - anno di inizio di ciò che è impropriamente definito “impero americano” - le difficoltà incontrate dagli Stati Uniti per realizzare i propri progetti di dominio globale sono risultate sempre più evidenti. 

bambini loro connazionali, colpevoli di essersi lasciati vaccinare dai soccorrevoli soldati americani; questo episodio di crudeltà dei Vietcong non ha nessun riscontro in nessuna delle cronache dell’epoca, perciò costituisce una pura invenzione, anche se, grazie all’impatto del film, ha assunto la consistenza di un fatto realmente accaduto. 

sognato l’America sin dagli inizi del ‘900 e, dalle pagine del “Mein Kampf”, si apprende che Hitler non faceva eccezione. La propaganda statunitense inventa ogni giorno un “nuovo Hitler”, però quello originale era un filo-americano.
operai. Un avvenimento del 1946 di cui pochi storici si sono occupati - ad esempio: Joyce e Gabriel Kolko - riguarda l’esperienza dei consigli operai nella Germania Est. Questa parte della Germania era stata da sempre la meno industrializzata e, nello stesso periodo, 


operai è stata screditata anche a causa dell’apologetica dei consiliaristi e dei situazionisti, che li hanno proposti come un improbabile modello di potere assoluto; in realtà la loro validità si dimostrò proprio nel determinare una spinta sociale a cambiamenti molto più vasti e profondi, cosa che determinò il terrore nelle oligarchie europee, che si dimostrarono pronte ad inchinarsi agli USA purché li difendessero da questa prospettiva. 




All'inizio del secolo X il partito antibuddista sostenuto dalla vecchia aristocrazia feudale diede vita a persecuzioni contro i buddisti. Ma i buddisti riuscirono ad assassinare il re Lang-darma e vincere. Nel secolo XI il buddismo vinse definitivamente sotto la forma di una nuova corrente denominata tantrismo.
Durante i secoli XI e XII furono costruiti in Tibet numerosi monasteri buddisti con una moltitudine di monaci denominati lama.
Sorse una corrente buddista riformatrice che impose una disciplina monacale severa e l'obbligo portare vestiti e protezioni gialle. Tutto il potere si concentrò nelle mani di due gerarchi supremi: il Panchem-rimpoche e il Dalai-rimpoche (futuro Dalai Lama).
Entrambi furono dichiarati incarnazioni delle divinità buddiste più venerate. Nominalmente l'autorità massima del Tibet era rappresentata dagli imperatori cinesi che riscuotevano le tasse e nominavano funzionari incaricati prelevarle, però i gerarchi buddisti avevano localmente molta influenza. Nel 1639-1640 il mongolo Gushi assassinò il principe locale e trasferì tutto il potere secolare al Dalai Lama.
Nel Tibet si affermò una forma particolare di regime feudale nella quale i grandi signori (monaci e secolari) dominavano una massa di contadini privati dei diritti e il potere politico era monopolizzato dai gerarchi buddisti.
Al vertice della gerarchia c'era il Panchem-Lama considerato padre spirituale del Dalai Lama che era quello che esercitava il potere temporale. Un autore cinese ha scritto che solo 626 persone possedevano il 93% della terra e della ricchezza nazionale e 70% dei yakes [2] nel Tibet.
Fra loro 333 erano capi dei monasteri e autorità religiose e 287 autorità secolari (contando la nobiltà e l'esercito) e sei ministri di gabinetto [3]. La classe alta era formata da circa il 2% della popolazione e il 3% erano i loro agenti: soprintendenti, amministratori della loro proprietà e comandanti dei loro eserciti privati. L'80% erano servi, il 5% gli schiavi e 10% erano monaci poveri che lavoravano come contadini per gli abati e pregavano.
Nonostante la presunta regola lamaísta della non violenza questi monaci erano frustati continuamente. Oggi, l'attuale Dalai Lama si presenta al mondo come un uomo sacro al quale non interessano le cose materiali. La realtà è che era il proprietario principale dei servi del Tibet.
Dovevano dare ai proprietari (che non lavoravano) il 70% della raccolta. Non potevano usare le stesse sedie, le stesse parole, né gli utensili dei proprietari. Erano puniti con le frustate se toccavano una certa cosa del proprietario. Non povano sposarsi né lasciare una proprietà senza permesso del padrone. I servi e le donne erano considerati animali parlanti che non avevano diritto di guardare in faccia i padroni.
L'esperto studioso del Tibet A. Tom Grunfeld riferisce di una una figlia dei proprietari i cui servi la alzavano per farla salire e scendere le scale [4]. Gli schiavi erano percossi, non li nutrivano e li uccidevano di lavoro. Nella capitale Lhasa i bambini si compravano e si vendevano. La parola donna, kimen, significava stato inferiore di nascita. Le donne dovevano pregare "che io abbandoni questo corpo femminile e rinasca come uomo". I gerarchi religiosi impedivano loro di alzare gli occhi oltre il ginocchio di un uomo.
Era comune bruciare le donne per essere "streghe", spesso perché esse praticavano i rituali della religione Bon. Partorire gemelli era prova che una donna si era accoppiata con uno spirito malvagio e nella campagna era frequente che bruciavano la madre e i gemelli appena nati.
Un uomo ricco poteva avere molte spose e un nobile con poca terra doveva dividere una donna con i propri fratelli. Il popolo ha sofferto costantemente di freddo e di fame. Prima della liberazione nel Tibet non c'era elettricità né strade né ospedali né quasi scuole.
Molti servi diventavano malati a causa della denutrizione mentre alcuni monasteri accumulavano ricchezze ed bruciavano quantità elevate di alimenti come offerte. La maggior parte dei neonati moriva prima di compiere un anno. La mortalità infantile nel 1950 era del 43%. Il vaiolo colpiva un terzo della popolazione e nel 1925 sterminò 7 mila abitanti di Lhasa. La lebbra, la tubercolosi, il gozzo, il tetano, la cecità, le malattie veneree e le ulcere causavano grande mortalità.
I signori feudali mantenevano il popolo nell'ignoranza più completa per meglio sottometterlo e per lavargli il cervello. Nel 1951 il 95% della popolazione era analfabeta. La lingua scritta serviva solo per il culto religioso. Il sistema feudale impediva lo sviluppo delle forze produttive. Non permetteva l'uso degli aratri di ferro, estrarre il carbone, pescare, cercare, né realizzare innovazioni sanitarie di nessun tipo.
Non c'erano nè comunicazioni nè commercio né nessuna industria pur elementare. Mille anni prima, quando il buddismo è stato introdotto, si calcola che nel Tibet vivevano 10 milioni di persone, ma nel 1950 ce n'erano solo due o tre milioni.



I comunisti non avrebbero abolito le pratiche feudali né avrebbero preso misure contro la religione fino a che la popolazione non avesse sostenuto i cambiamenti rivoluzionari. L'EPL avrebbe protetto le frontiere per evitare un intervento imperialistico.
Il governo feudale accettò la proposta e firmò "l'accordo dei 17 punti" che riconosceva la sovranità cinese e si applicava nelle zone suttomesse al Kashag e non in altre zone tibetane, dove viveva la metà della popolazione [5]. Il 26 di ottobre del 1951 l'EPL entrò pacificamente a Lhasa guidato dal generale Zhang Guojua.
Determinati monasteri furono trasformati in centri di attività controrivoluzionari
CIA stabilì un centro di addestramento degli agenti tibetani nel campo Hale delle Montagne Rocciose in Colorado per la sua grande altitudine. Inoltre tibetani mercenari furono addestrati nelle basi yanki di Guam e di Okinawa [6]. Complessivamente gli USA hanno addestrato militarmente 1.700 tibetanos durante gli anni 50 e 60. L'EPL aveva l'ordine rigoroso di rispettare la popolazione, la sua cultura e le sue credenze, persino i suoi timori superstiziosi che non potevano essere sradicati rapidamente. I servi furono sorpresi quando furono contrattati per una paga per costruire una strada che collegasse il Tibet con le province centrali. Parecchi servi giovani furono incoraggiati ad istruirsi negli istituti per le minoranze nazionali nelle città dell'est della Cina e imparare la lettura, la scrittura e la contabilità.%202004.jpg)



La giornalista britannica Sara Flounders scrive che "milioni di contadini poveri si mobilitarono per espellere gli antichi latifondisti" [8]. I servi anziani hanno ricevuto 20 mila scritture e bestiame della terra, decorati con le bandierine rosse e l'immagine del presidente Mao.
Dopo la sconfitta della ribellione, il Dalai Lama numero 14, chiamato Tenzin Gyatso, fuggì in esilio accompagnato da 13 mila persone della nobiltà e dell'alto clero lamaista con i propri schiavi, guardie armate e carovane dei muli caricati di ricchezze.

Kissinger, Menahem Beguin e Simón Peres. Anche se il buddismo proibisce uccidere e tutte le forme di violenza, l'attuale Dalai Lama ha sostenuto calorosamente la guerra della NATO contro la Iugoslavia del 1999. Durante quell'anno a Santiago del Cile si dichiarò contro la persecuzione del criminale
Augusto Pinochet. Egli si trova posizionato perfettamente nel campo degli sfruttatori e dei nemici del popolo. Anche se gode di un'aureola di santità ed è considerato un dio, non è più che uno strumento efficace della controrivoluzione e dell'imperialismo. Per essere accettato dai suoi alleati ha riformato alcune delle tradizioni più orribili ed ha adottato il discorso cinico "dei diritti umani" che ripetono anche gli assassini del governo d'Israele,
i militari fascisti colombiani e altri vassalli degli statunitensi, ma il sistema politico che rappresenta è una dittatura religiosa nella quale non esistono diritti politici per le donne né per chi dubita della sua autorità. Per esempio, la setta tibetana dei Shugden formata da cento mila persone esiliate in India che non riconoscono questa autorità è sistematicamente emarginata e perseguitata.


Nel 1996 e 1997 a Lhasa esplosero bombe. La tragedia che hanno conosciuto le popolazioni dell'ex URSS alle quali la controrivoluzione capitalistica ha strappato tutti i propri diritti e che hanno subito guerre civili di devastazione (ci ricordiamo delle guerre di Chechenia, Daguestán, Moldavia, la Georgia, Tayikistán, Nagorno-Karabaj,…
Un Fondo per la riduzione della povertà nel Tibet sviluppa programmi contro la povertà. Il governo prova a innescare il progresso economico di questa regione. Nel 1967 funzionavano 67 fabbriche in tutto il Tibet; nel 1975 250 aziende producevano beni di consumo di base: pentole a pressione, attrezzi, piccoli oggetti elettrici… Nel 1993 c'erano 41.830 piccole imprese. A Lhasa oggi sono attive parecchie fabbriche (di ceramica, di cemento e di birra) e numerosi stabilimenti e officine (tessile, di mobili, tappeti…). E' stata costruita la ferrovia più alta del mondo che mette fine all'isolamento storico tibetano.
I contadini tibetani, liberati della servitù feudale, sviluppano nel regime di contratto familiare, le parcelle di terreno che sfruttano per l'agricoltura e il bestiame. Il PCC considera con ragione che la religione deve essere sottomessa all'ordine sociale socialista [13] e non essere un ariete per la controrivoluzione e la guerra civile come è accaduto nei vecchi paesi socialisti dei Balcani, della Polonia, del Caucaso, dell'Afghanistan e del centro dell'Asia. È per questo che la religione lamaista è autorizzata e rispettata purchè non si trasformi in in un centro organizzato della lotta contro l'ordine socialista che conseguentemente significa appartenenza del Tibet alla RPC.
Le donne tibetane godono di molti più diritti che nell'India, nel Pakistan, nel Nepal e nell'Afghanistan e di moltissimi più diritti che nell'antico Tibet feudale. Le masse in generale similmente godono di più diritti: nel 1999 c'erano 2.632 medici, 95 ospedali comunali e 770 cliniche. La mortalità infantile è nel 1998 del 3%. La speranza di vita è di 65 anni.

Secondo il censimento dell'ottobre 1995 il Tibet conta 2.389.000 abitanti dei quali soltanto il 3.3% è di origine Han [14], meno che nel 1990 che era del 3,7% [15]. Nel 1949 si aveva l' 1% di Han. Secondo un rapporto del servizio di investigazione del congresso nordamericano la popolazione Han nel Tibet era nel 1989 del 5%.






cosa che ridicolizza le posizioni di coloro che quindici anni fa parlarono di “risveglio etnico” a proposito della destabilizzazione della Jugoslavia; una destabilizzazione operata in realtà dal colonialismo della Germania
Bush chiamava con disprezzo la “vecchia Europa”, oggi deve confrontarsi con Stati nuovi membri
Sarkozy, che sembra uscito da una farsa di Georges Feydeau.
Bush non riescono a smentire.
statunitense si è sempre avvalso, e continua ad avvalersi, della attiva collaborazione dei suoi colonizzati, in particolare di quelli europei.
I commentatori occidentali sono molto preoccupati: pare che PetroChina sia interessata solo ai barili di greggio, da pagare magari con armi o con dollari (
Il successo di PetroChina sarebbe dovuto dunque a cinismo e a mancanza di scrupoli. Questa ricorrente accusa di slealtà nei confronti della concorrenza cinese è commovente. A sollevarci da questa commozione, contribuisce la notizia che a preparare il successo borsistico dei cinesi e il conseguente finanziamento dei massacri in Sudan e altrove sia stata l’UBS di Zurigo, un istituto di credito senz’altro disinteressato.
dopo qualche decennio di incertezza, è ormai consolidato. E siccome questo fervore
Ma i tempi sono cambiati e l’Economist ci informa che il movimento religioso pentecostale è quello con il più alto tasso di crescita: i fedeli sono oggi quasi 400 milioni e i risultati si vedono.
L’autorevole Economist ci informa in dettaglio della percentuale di fedeli pentecostali testimoni di: guarigioni divine, rivelazioni divine, esorcismi. Ecco le cifre: Stati Uniti 62 gd, 54 rd, 34 es, - Brasile 77 gd, 64 rd, 80 es, - Kenya 87 gd, 57 rd, 86 es, - Sudafrica 73 gd, 64 rd, 60 es. Come si vede da queste cifre, è proprio il tasso di esorcismi in USA a non essere competitivo con gli altri paesi.
Non c’è solo
Saviano, che per pubblicare un libro contro la camorra ha scelto 
La discussione mediatica si è perciò accentrata sulla questione se sia giusto o meno punire un intero popolo per le azioni di alcuni.
Libano, esattamente come è avvenuto nel 1967 con l’acqua del Golan siriano e nel 1948 con i fiumi della Giordania. In quell’area geografica, l’acqua è preziosa quanto l’oro e si può quindi comprendere di che affare si tratti. 

come se chi denuncia il crimine affaristico/governativo dovesse per forza pensare ad una mente o una centrale unica che diriga tutte le operazioni. 
Qui non c’è nulla da immaginare o da scoprire, dato che si tratta esattamente dei sistemi con cui il colonialismo britannico nel XIX secolo ha spolpato
De Gennaro a Commissario Straordinario per la presunta emergenza rifiuti in Campania, il “De Gennaro style” è risultato riconoscibile per il modo in cui è stata gestita la “rivolta” di Pianura: inermi e pacifici cittadini che camminavano per strada, o cercavano semplicemente di uscire di casa, sono stati picchiati da poliziotti in tenuta antisommossa, gli stessi poliziotti che lasciavano però indisturbati i “teppisti” - in realtà altri poliziotti o confidenti della polizia - che bruciavano autobus e automezzi dei Vigili del Fuoco; sono comparsi inoltre blocchi stradali fantasma, con zone della città transennate e con il traffico deviato dalla polizia, senza


violenza le popolazioni. È evidente che l’enfatizzazione di eventuali dissensi locali, serviva a mascherare ulteriormente i veri scopi di tutta l’operazione, che per la sua vastità non può che essere legata alla NATO. Solo nel contesto del colonialismo NATO, si spiegherebbe poi la sortita fatta all’inizio dell’anno da parte delle autorità europee, che hanno intimato al governo italiano di trovare una “soluzione” al “problema” dei rifiuti in Campania.
Pecoraro Scanio, hanno fatto finta di non accorgersi di nulla e si sono docilmente piegati ad interpretare il ruolo degli imbecilli davanti all’opinione pubblica; anzi probabilmente sono stati ben contenti di cavarsela così. La stessa opinione pubblica ha partecipato a questo gioco delle parti, accettando la spiegazione ufficiale, legata alla parola magica alla moda: “incompetenza”. Oggi la “incompetenza delle autorità” non è solo uno slogan propagandistico, ma è diventato un alibi ideologico di primaria importanza. Un sito web tutto dedicato alla difesa della versione ufficiale sull’11
Tutti colpevoli, nessun colpevole. Anche il “capitalismo”, in quanto entità generica, suggerisce colpe collettive e non ben identificabili, e infatti le analisi apparentemente più radicali, in realtà si sono andate a rifugiare nell’astrattezza e nel razzismo.
Che l’attuale modello di produzione e consumo cosiddetto “capitalistico” produca troppi rifiuti, è un dato di fatto, ma perché l’emergenza è scoppiata proprio in una delle aree che consuma meno?
Benazir Bhutto
atti raccapriccianti che rivelano soltanto un'efferatezza assassina e non sono certo utili alla causa degli oppressi e dei diseredati del pianeta. Caso mai dietro simili azioni si possono celare gli interessi affaristici e criminali di qualche oscuro centro di potere sovranazionale. Ma ragioniamo brevemente su alcune reazioni e dichiarazioni immediate. 
Pervez Musharraf
Abdul Qadeer Khan, il padre della bomba atomica pakistana
voluta ed imposta negli ultimi anni dall’amministrazione statunitense. Una strategia che attraversa una grave crisi di consensi a livello internazionale, e spera in una ripresa e in un recupero di immagine e di risorse finanziarie.
La circostanza che deriva da tale “permanente minaccia terroristica” è una drastica riduzione delle libertà individuali, che vengono sacrificate sull’altare della “sicurezza generale”. Rinunciare alla libertà per ottenere in cambio più sicurezza: questo è lo slogan adottato in diversi ambienti politici internazionali.
manifestazioni, iniziative e incontri globali, tra cui vari “summit alternativi” in funzione anti-G8, in cui i protagonisti non sono più otto individui che si arrogano il diritto di decidere il destino dell’intera umanità, bensì centinaia di migliaia di persone, attivisti, esperti, studiosi e semplici cittadini, che si mobilitano e si risolvono a partecipare concretamente ad un convegno, ad un’assemblea, ad una manifestazione, per dare voce a sé e a chi non riesce a far sentire la propria.
“movimento dei movimenti” che contesta il G8 e l'attuale modello di globalizzazione economico-liberista e gli contrappone un modello antitetico di discussione e decisione collegiale, di organizzazione dei rapporti politici a partire dal basso, ossia dai bisogni concreti della gente, attraverso forme di democrazia diretta e partecipativa, rifiutando la logica autoritaria e verticistica del summit, per optare a favore di una costruzione orizzontale, aperta e diffusa della prassi politica.
guerra, orrore e morte, provenienti tutti i giorni dall’Iraq e dallo scenario mediorientale. E’ evidente ormai che, quando simili vicende terroristiche insanguinano New York, Madrid o Londra, anziché Kabul, Baghdad o i
palestinesi, la comunità occidentale sembra reagire in modo viscerale, in preda agli effetti scioccanti della paura.
prendendo a pretesto il sentimento di inquietudine e insicurezza diffuso nella popolazione, ne approfitta per invocare svolte politiche in senso autoritario e liberticida all'interno degli stessi Stati occidentali. 

Israele, ormai diventato una specie di Santo Sepolcro del blocco imperialista mondiale. Come allora non servirono le inchieste della commissione delle Nazioni Unite (che smentirono le accuse americane sulle reali capacità militari di Saddam), così oggi Bush se ne frega che l’AIEA confuti le sue accuse contro Tehran. Bush esige un «regime change», punto e basta. Se l’Iran non si sbarazzerà per tempo di Ahmadinejad, ci penseranno le sue armate.
L’esportazione della democrazia ha i suoi costi.
Bin Laden crede di combattere in nome di Dio, ha chiamato a corte tutti i suoi satrapi mediorientali affinché gli concedessero il mandato ad attaccare l’IRAN. Una autentica danza di guerra, solo che al posto dei tamburi c’era una pletora di giornalisti con l’elmetto pronti a strombazzare ai quattro venti le menzogne, a chiamare pace la guerra.
dall’Iraq al Libano, hanno letteralmente fatto fallire i sogni di grandezza di Bush. Con un colpo solo egli vorrebbe risollevare, con le sue sorti, quelle della geopolitica americana. L’intento è sfidare le Resistenze a scendere a patti, a disarmare, pena l’annientamento. Israele non attende altro per rioccupare Gaza, schiacciare la
Resistenza palestinese e prendersi una rivincita su Hezbollah.
«radicale» che sta aggrappata a questo governo moribondo con il patetico pretesto della «riduzione del danno». Sostengono un governo che oltre a schierare soldati in Afghanistan ne ha spediti altri in Libano, che si schiera con Israele affinché sia portata a termine la sola DISTRUZIONE DI MASSA realmente in atto, quella a Gaza,
Paolo Ferrero
Cosa Rossa) abbia votato, il 12 novembre, con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace!». Se anche Zanotelli (
Lidia Menapace
il principio del no alla guerra chiunque sia a promuoverla: «La questione non è di volta in volta rimanere esterrefatti (...) ma se ci si debba considerare legati al patto di sostenere questo governo o se invece si viene formalmente sollecitati a farlo cadere». Parigi val bene una messa. La sopravvivenza del governo Prodi vale molto di più della vita dei civili che muoiono ogni giorno sotto le bombe NATO in Afghanistan. I pelosi appelli romani alla governabilità sono ben più degni di ascolto delle urla di disperazione dei palestinesi di Gaza.
Draghi ha riscosso l’incauta approvazione di Rifondazione Comunista, allorché ha lamentato il basso livello dei salari italiani rispetto allo standard europeo. L’approvazione era incauta per due motivi.
I salari francesi stanno calando da anni in termini di potere d’acquisto reale, mentre lo Stato sociale francese viene smantellato, e proprio in questi giorni sono state poste le premesse perché ciò avvenga in tutta Europa.
gravandola di intermediazioni, sia per accedere all’indebitamento, che per poter pagare questi debiti accedendo all’emigrazione.
Giampaolo Pansa - si scorge però non solo la volontà di confondere le idee della popolazione, ma anche l’indizio di un’autentica confusione mentale dei gruppi dirigenti europei.
Parigi nel 1871 - che comportò un aperto collaborazionismo con gli invasori prussiani - avesse finito per sacrificare anche le proprie ambizioni di grande potenza. 
Nel 1966 De Gaulle attribuì l’intera responsabilità della guerra del Vietnam agli Stati Uniti, perciò ne chiese il ritiro militare. Per comprendere l’importanza di quella posizione, si deve considerare che nello stesso periodo il leader dei Paesi Non Allineati, il presidente jugoslavo Tito, ancora faceva a proposito del Vietnam la politica del colpo al cerchio e del colpo alla botte.