sabato, 13 settembre 2008

In tempi di svolte e controsvolte in senso eversivo, autoritario e conservatore, di restaurazioni e nostalgie reazionarie, di stampo clerico-fascistaIl cazzaro nerocriptofascista o postfascista, di ritorni e resurrezioni (cito un solo esempio su/per tutti: la controriforma Gelmini nel mondo della riforma_scuolascuola pubblica, che ormai si avvia verso lo smantellamento totale o, nella "migliore" delle ipotesi, verso un processo di neofascistizzazione), di revisionismi storici e sdoganamenti politici, parlare di "antifascismo" ha ancora un senso pratico-politico, a parte la mera difesa verbale e la proclamazione puramente retorica dei valori democratici e dei principi formalmente sanciti dalla (tuttora) vigente Carta costituzionale? Ha ancora un senso concreto appellarsi alla retorica antifascista, richiamando e sostenendo con enfasi solo verbale il dettato costituzionale?

Non c'è alcuna corrispondenza e alcun riscontro nella prassi politica concreta e nella realtà quotidiana da parte dell'antifascismo parolaio ostentato da quel ceto politico-parassitario-industrial-decotto-speculativo-finanziario oggi dominante, la cosiddetta GFeID, un apparato capitalistico corrotto, assistenzialista ed affarista, che fa capo al Partito sedicente "Democratico".
Una posizione assolutamente poco chiara e trasparente, per nulla coerente e coraggiosa, anzi molto ambigua, ipocrita ed opportunista, di complicità effettiva e di finta opposizione rispetto alle decisioni politicamente nefaste, sovversive e scellerate, assunte dal governo del neoduce di Arcore,berlusconi vale a dire la posizione adottata dai vertici del Partito Democratico, può ancora definirsi "antifascista"? Personalmente, sin dall'atto di nascita del PD ho sempre denunciato la reale natura autoritaria, antioperaia e neoconsociativa, del "nuovo" soggetto politico, nato per favorire ed accelerare un processo destabilizzante di americanizzazione e, quindi, di stabilizzazione conservatrice del quadro politico italiano.
Il PD (inclusa la falsa bertinotti-vauro"sinistra radicale" ad esso subalterna) si è rivelato una forza politica nata esclusivamente per gestire e conservare stabilmente il potere, incapace dunque di esercitare un'azione di opposizione, ancor meno un ruolo di lotta antifascista, un partito indissolubilmente legato al sistema di potere (ex?) storia_dcdemocristiano-massonico-malavitoso. Un partito anti-democratico che in un articolo scritto in occasione delle elezioni primarie "vinte" da Veltr(usc)oni, ho definito come "il peggior avversario politico dei diritti, degli scopi e degli interessi della classe operaia e dei lavoratori salariati in Italia, soprattutto dei giovani lavoratori precari ed extracomunitari". Pertanto, credo che possa risultare in qualche modo interessante ed istruttivo proporre la lettura di un articolo di Pier Paolo PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 pubblicato il 24 giugno 1974 sul Corriere della Sera col titolo "Il Potere senza volto". Buona lettura.

Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo

di Pier Paolo Pasolini

Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della quarto statoclasse dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per emigrantimolti secoli, in Italia, queste culture sono state distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. Scrivo "Potere" con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrarà accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate.

Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale).

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo" : produrre e consumare.

L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto.

Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.

La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo. Maurizio Ferrara, nell’articolo citato (come del resto Ferrarotti, in «Paese Sera», 14-6-1974) mi accusa di estetismo. E tende con questo a escludermi, a recludermi. Va bene: la mia può essere l’ottica di un «artista», cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto.chaucer-pasolini Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti e del caso Montesi, può essere anche una buona ragione per fare impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.

Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento.depressione Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza. Per tornare così all’inizio del nostro discorso, mi sembra che ci siano delle buone ragioni per sostenere che la cultura di una nazione (nella fattispecie l’Italia) è oggi espressa soprattutto attraverso il linguaggio del comportamento, o linguaggio fisico, più un certo quantitativo - completamente convenzionalizzato e estremamente povero - di linguaggio verbale.

È a un tale livello di comunicazione linguistica che si manifestano: a) la mutazione antropologica degli italiani; b) la loro completa omologazione a un unico modello. Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi;trashtv2 conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali. Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968.

I problemi di un intellettuale appartenente all’intelligencija sono diversi da quelli di un partito e di un uomo politico, anche se magari l’ideologia è la stessa. Vorrei che i miei attuali contraddittori di sinistra comprendessero che io sono in grado di rendermi conto che, nel caso che lo Sviluppo subisse un arresto e si avesse una recessione, se i Partiti di Sinistra non appoggiassero il Potere vigente, l’Italia semplicemente si sfascerebbe; se invece lo Sviluppo continuasse così com’è cominciato, sarebbe indubbiamente realistico il cosiddetto «compromesso storico», unico modo per cercare di correggere quello Sviluppo, nel senso indicato da Berlinguer nel suo rapporto al CC del partito comunista (cfr. «l’Unità », 4-6-1974).

Tuttavia, come a Maurizio Ferrara non competono le «facce», a me non compete questa manovra di pratica politica. Anzi, io ho, se mai, il dovere di esercitare su essa la mia critica, donchisciottescamente e magari anche estremisticamente. Quali sono dunque i miei problemi? Eccone per esempio uno. Nell’articolo che ha suscitato questa polemica («Corriere della sera», 10-6-1974) dicevo che i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune.

Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla: 1) perché parlare di «Strage di Stato» non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì; 2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero.

Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza. In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/45/Strage_di_Bologna_Carosso.jpg

E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male.

E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione. Ma non potevamo distinguerli dagli altri (non dico dagli altri estremisti: ma da tutti gli altri). È questa la nostra spaventosa giustificazione.

Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra tutti quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore.

Pensate (se ne avete la forza) a quel ragazzo o a quei ragazzi che sono andati a mettere le bombe nella piazza dì Brescia. Non c’era da alzarsi e da andare a prosternarsi davanti a loro? Ma erano giovani con capelli lunghi, oppure con baffetti tipo primo Novecento, avevano in testa bende oppure scopolette calate sugli occhi, erano pallidi e presuntuosi, il loro problema era vestirsi alla moda tutti allo stesso modo, avere Porsche o Ferrari, oppure motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali, si, ma moderne, e a favore del divorzio, della liberazione della donna, e in generale dello sviluppo...

Erano insomma giovani come tutti gli altri: niente li distingueva in alcun modo. Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Pier Paolo PasoliniMcMerda

Mi permetto umilmente di chiosare la conclusione provocatoria (e geniale) di Pasolini, suggerendo una riflessione finale. I giovani neofascisti di cui parla PasoliniPasolini, 1975 nell'articolo sono gli stessi di oggi? Hanno gli stessi problemi, gli stessi desideri, gli stessi bisogni, le stesse caratteristiche e gli stessi comportamenti di allora? Sono banditi ed emarginati razzisticamente dal resto della società? Oppure sono accettati e godono dell'approvazione sociale? Ad essere esatti direi che sono stati sdoganati. Oggi i criptofascisti, i fascisti maldestramente travestiti da antifascisti o postfascisti, non solo detengono il potere politico, la guida del governo nazionale e di importanti amministrazioni locali (si pensi alla Giunta capitolina), ma esercitano un ruolo (con esiti che sembrano duraturi) di egemonia culturalevauro20 in vari settori della società italiana. Oggi i fascisti dilagano dappertutto, infestano persino la malinconica, uggiosa e piovosa città di Avellino, roccaforte tradizionale del demitismo, del potere democristiano, delle logiche trasformiste ed affariste del centro-sinistro, un sistema storico di potere che ormai si è trasferito stabilmente nelle mani del Partito (anti)democratico. E' un segno dei tempi? Cito ancora Pasolini che scriveva "il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo". Gianfranco Fini docet.

santanche_dito
venerdì, 25 aprile 2008

LE CASTE NON SI COMPORTANO COSÌ  

Per spiegare il crollo elettorale della lista di bertinottiBertinotti, è stato spesso evocato in questi giorni un soggetto fantasmatico: l’elettorato. In realtà, anche se esiste una quota di voto “sciolto”, d’opinione, in democrazia però è sempre il voto organizzato a fare la differenza. Le grandi ristrutturazioni politiche - come il passaggio di consegne dalla Democrazia Cristiana a Forza Italia - sono state spesso segnate dalla morte misteriosa di baroni del voto, come Toni Bisaglia in Veneto, Salvo Lima in Sicilia, Carmine Mensorio in Campania.
Lo strano annegamento di Toni Bisaglia aprì a suo tempo la strada per il passaggio di una quota considerevole del voto democristiano al neonato leghismo; successivamente gran parte di questa massa di voti ha costituito anche il perno del berlusconismo.
Il fratello di Bisaglia - un prete che indagava su quella morte - morì, manco a dirlo, anche lui annegato in circostanze altrettanto non chiarite. Persino la cosiddetta “sinistra” si sostiene soprattutto sul voto organizzato, ed è noto che la Lega delle Cooperative e la CGIL controllano milioni di voti.
Una quota non cospicua, ma comunque consistente, di questi voti è sempre andata a sostenere Bertinotti, che spesso si è mostrato ricattabile a causa di questa dipendenza. Nel 1995 Rifondazione Comunista non poté far mancare al governo lamberto-diniDini i suoi voti di fiducia, proprio perché questa dipendenza gli fu fatta pesare dai dirigenti della CGIL. L’entrata nella Caricatura di BertinottiSinistra Arcobaleno di due ex-dirigenti DS del calibro di Mussi e Salvi avrebbe dovuto garantire Bertinotti che l’ulteriore annacquamento del suo messaggio politico e la rinuncia alla falce e martello, sarebbero stati comunque compensati da voti gestiti dalla stessa CGIL e dalla Lega delle Cooperative. Mussi e Salvi hanno invece recato solo danni, disorientando il tradizionale voto di appartenenza e di bandiera, e non portando nessuna frazione di voto organizzato.
In più, anche Bertinotti è stato lasciato a secco dagli ex-colleghi della CGIL. La cosa era persino risaputa, tanto che il segretario dei Comunisti Italiani, Diliberto, ha colto un pretesto per rinunciare alla candidatura e non esporsi alla figuraccia di essere trombato alle elezioni.
In questi giorni furoreggia nelle librerie un altro best-seller che ci intrattiene sulle magagne dell'altra “casta”: i sindacati, che sono diventati vere e proprie aziende di Stato, che gestiscono grosse quote di salario operaio ed anche di denaro pubblico.








Ora, proprio questa “casta” non aveva nessun interesse ad affidarsi esclusivamente a Veltroni e a liquidare definitivamente non soltanto Bertinotti, cosa_rossaDiliberto, Mussi e Salvi, ma persino Boselli. Una posizione di potere e di privilegio garantita ai dirigenti sindacali dal controllo di un ente come l’INPS, è oggi esposta ai pericoli di una privatizzazione, che potrebbe verificarsi anche a vantaggio di agenzie finanziare internazionali che devono compensare lo sfuggire di altri business, a causa della crisi finanziaria di origine statunitense.

Di fronte ad un rischio del genere, avere qualche appoggio in più in Parlamento avrebbe fatto comodo ai dirigenti sindacali, che invece hanno portato tutti i voti da loro gestiti ai piedi dell’altare veltroniano. Mentre i dirigenti della Lega delle Cooperative possono essere stati convinti a sostenere esclusivamente veltroni2Veltroni dietro la promessa di altri affari a cui partecipare, ciò non può essere avvenuto con i dirigenti sindacali, i quali possono vedersi sfuggire le loro galline dalle uova d’oro proprio a causa della crescente invadenza dell’affarismo privato e dalla ingerenza delle multinazionali. Nella scelta di presentarsi alle elezioni senza gli alleati tradizionali, la malafede di Veltroni è stata evidente nel momento in cui non si è limitato a mollare la cosiddetta “sinistra radicale”, ma ha condannato alla sparizione anche i socialisti del mite e remissivo Boselli, rispetto al quale non aveva nessuna differenza “programmatica”.
Veltroni ha rivendicato perciò una posizione di monopolio assoluto a sinistra. Fidarsi di un unico padrone non è saggio, e nessuna “casta” ha mai consentito volentieri all’accumulo di un tale potere personale. Oggi si parla sempre della “Storia” intesa come una sorta di categoria dello spirito, un astratto tribunale che pronuncerebbe sentenze che i media si incaricano di rivelarci.
Nel frattempo, l’esperienza storica - cioè il ricorrere di certi comportamenti, il verificarsi di certe costanti - viene tranquillamente ignorata e rimossa. L’esperienza storica dice che le caste non si comportano così, non si legano mani e piedi ad un unico padrone, a meno di non esservi costrette.
Come spesso accade, la denuncia pubblica delle nefandezze di una oligarchia - di una “casta” -, è conseguente proprio al declino di quella oligarchia, al fatto che è stata espugnata e sottomessa da altri poteri, in questo caso il potere colonialistico degli Stati Uniti. Infatti si è scoperta la pedofilia dei preti allorché il potere finanziario del Vaticano era ormai in declino irreversibile.
Quando un RatzingerHitleRatzinger - ormai così artificiosamente pomposo da sembrare il Bonifacio VIII di Dario Fo - si presenta all’ONU per sostituire i Vangeli con la Dichiarazione d’Indipendenza degli zio_samStati Uniti d’America, va a mettere in crisi proprio i miti di cui si è sempre avvolta la casta clericale, che non ha mai parlato di “diritti umani” concessi direttamente dal Creatore, ma ha sempre posto l’enfasi sul proprio specifico ruolo di mediazione, in quanto rappresentante in Terra di Cristo.
Il calo di brache - o di sottane - di Ratzinger trova quindi corrispondenza in altri cali di brache nei confronti del colonialismo statunitense che si stanno verificando in questo periodo in Italia e in Europa.
Fonte: www.comidad.org
domenica, 06 aprile 2008

I CATTIVI PENSIERI SU MALPENSA

Nelle discussioni di questi ultimi giorni circa il rischio di chiusura corso dall’aeroporto di Malpensa, è mancata l’osservazione della prossimità dell’aeroporto stesso alla base NATO di Solbiate Olona.

Questa base è in piena espansione, anche per la costruzione di alloggi per i militari, perciò tende ormai a sconfinare nella zona dell’aeroporto civile. Che l’operazione colonialistica di Air France sia stata in realtà preparata e favorita dal colonialismo statunitense, è un sospetto che poggia su dati concreti.

Il precedente costituito dagli ostacoli che la base di Sigonella in Sicilia sta creando da anni al traffico aereo civile e ad un aeroporto relativamente piccolo come quello di Fontanarossa, avrebbe dovuto avvisare sul fatto che la presenza nel Nord-Italia di tre basi delle dimensioni di Aviano, Vicenza e Solbiate Olona sarebbe andata inevitabilmente a chiudere lo spazio aereo al traffico civile, considerando che Malpensa ha invece il volume di traffico di un aeroporto intercontinentale.

È chiaro però che, nella cosiddetta “sinistra radicale”,cosa_rossa nessuno si è sentito di subire l’aggressione che il manifestare questi cattivi pensieri su Malpensa avrebbe comportato da parte dei sedicenti “filo-americani” - in realtà feticisti razziali delle oligarchie anglosassoni -, le cui argomentazioni sono di per sé qualificanti: intimidazione, ridicolizzazione, psichiatrizzazione, insulti personali. Eppure tra queste argomentazioni ce n’è anche una interessante: la minimizzazione. Si sottolinea spesso da parte dei 11_settembre“filo-americani” che delle oltre cento basi USA e NATO che sono sul territorio ex-italiano, meno della metà possiede una vera operatività sul piano militare, anzi si tratta a volte di siti in cui si trova un’antenna radar o poco più. In effetti è vero che anche una superpotenza super-militarizzata come gli Stati Uniti, non potrebbe coprire con installazioni militari funzionanti tutto questo territorio. Ma allora perché occuparlo? Un discorso che avrebbe dovuto ridimensionare il problema, in realtà è quello che apre il vero problema.

Tutta questa presenza capillare di basi USAu-sapevamu e NATO ottiene infatti il risultato di sottoporre l’intero territorio ex-italiano a servitù militare ed al segreto militare. I “filo-americani” si dicono convinti che, nonostante tutto questo territorio a disposizione  e nonostante la garanzia di tanta impunità, gli americani siano esseri talmente superiori, sovrumani, puri ed angelici che non ne approfitterebbero mai per contrabbandare in Italia oppiol’oppio afgano e il petrolio iracheno. Con la sua solita impudenza, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, disse in un’intervista televisiva di due anni fa di aver impedito una campagna di stampa che si stava profilando contro di lui negli Stati Uniti, semplicemente minacciando di rivelare il ruolo che aveva svolto la mafia per conto degli USA nell’esproprio dei terreni agricoli utilizzati per la base di Comiso in Sicilia. Comiso costituisce un paradigma interessante dei rapporti che gli USA e la NATO intrattengono con la criminalità organizzata. Anche la base di Comiso non è più realmente operativa, eppure gli Stati Uniti si guardano bene dal mollarla.

Il paradigma-Comiso potrebbe risultare utile anche per analizzare la questione della camorra in Campania e, sino a quattro o cinque anni fa, persino un giornale come “il Manifesto” qualche articoletto sul nesso NATO-criminalità organizzata se lo lasciava ancora sfuggire. Oggi, invece, dopo il ciclone-Roberto Roberto SavianoSaviano, un argomento del genere è diventato un tabù. Ormai è proibito parlare di criminalità organizzata se non in termini strettamente autorazzistici. Il fenomeno di divismo che è stato costruito su Roberto Saviano è indice del rilievo che la “Psycological war” gli attribuisce. Saviano è diventato un simbolo di successo da offrire alle giovani generazioni e, non a caso, viene spesso difeso dalle critiche con lo stesso argomento a cui ricorrono i vertici confindustriali, cioè l’accusa di invidia che colpisce ormai ogni manifestazione di dissenso.

Oggi c’è troppo scontento, perciò la “Psycological war” deve cercare di deviarlo su bersagli fittizi, meglio ancora se il colpevole viene individuato fra le stesse vittime. Che “la colpa è nostra” è uno di quegli argomenti che funzionano sempre, dato che non possono essere mai del tutto smentiti per quanto sono generici. Spostare dissensi e discussioni su un piano astratto è quanto di meglio possa ottenere la “Psycological War”, perciò non è un caso che lo stesso editore di Saviano - Mondadori -, abbia pubblicato anche il libro in cui Giulio Tremonti esponeva le sue tesi di “no global” di destra.

Sono risultate  già indicative alcune delle critiche che sono state rivolte a Tremonti, critiche secondo cui l’attuale crisi economico-finanziaria non sarebbe dovuta, come invece sostiene Tremonti, ad eccesso di “mercatismo”, ma, al contrario, al fatto che vi è troppo poco Mercato.

In realtà, si può affermare con altrettanta attendibilità che la crisi sia dovuta ad eccesso di Mercato oppure a mancanza di Mercato, poiché il “Mercato” non esiste:Globo-colonizzazione nel migliore dei casi è un‘astrazione funzionale alle ipotesi economiche; nel caso peggiore - e più frequente - è un mito della propaganda che serve a mascherare le vere responsabilità, creando l’illusione di un’entità superiore e impersonale che sovrintende alle umane vicende. Anche la “globalizzazione” costituisce un’astrazione ed uno slogan, perciò si può anche essere  “no global” senza accorgersi che il colonialismo e l’affarismo passano per cose concrete come l’occupazione militare di un territorio.

 

FLASH COMIDAD  

 

Conversioni  (1)

La conversione al cattolicesimo del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam, musulmano non praticante, ha fatto il giro del mondo.

Ma in realtà, il battesimo impartito in VaticanoHitleRatzinger da Benedetto XVI è solo la consacrazione di una conversione già avvenuta: quella all’occidentalismo. Allam ha difeso ad oltranza la politica criminale dell’amministrazione USA, ha dato il suo appoggio incondizionato all’aggressione israelianaPalestina sui palestinesi, ha sostenuto con tetro piglio autorazzista le tesi americane sul cosiddetto “terrorismo islamico”, ha svolto dove e come ha potuto la sua funzione di provocatore islamofobo (…la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento  e storicamente conflittuale…).

D’altro canto seguire il catechismo dell’occidentalista offre serie opportunità di successo, editoriale e non, persino ad un “immigrato” come Allam; basta utilizzare l’islamofobia (Fallaci) o l’autorazzismo (Saviano) o l’anticomunismo (Pansa);  oppure tutti e tre, come ha fatto Magdi Cristiano Allam.

 

Conversioni (2)

I fondamentalisti del libero mercato sono in crisi, si riscopre il protezionismo, l’intervento statale (cioè il denaro pubblico) non è più un tabù.

Joseph Lipsky, manager del Fondo monetario internazionale e pasdaran del liberismo, lancia appelli drammatici perché i governi salvino, con massicci programmi di spese, l’economia mondiale dal crollo.

 Il capo della Deutsche Bank, Josef Ackermann, confessa di non credere più nelle capacità di Crisiautoguarigione del mercato, e sostiene la necessità di un intervento regolativo dello Stato. Com’è noto il libero mercato non è mai esistito; il mito del libero mercato è stato usato come randello coloniale per piegare i paesi colonizzati e invaderli con le merci dei colonizzatori; ma l’affarismo criminale si è potuto sviluppare solo con la certezza di essere salvato dallo Stato in caso di difficoltà.

Fonte: www.comidad.org

postato da: luciospartaco alle ore 11:08 | Permalink | commenti
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sabato, 08 marzo 2008

8 marzo 2008

Centenario della Giornata Internazionale della Donna

Non solo una festa ma una giornata di lotta

 

Quest’anno ricorre il centenario del tragico evento verificatosi l’8 marzo 1908 a Chicago, nel quale 129 operaie morirono bruciate nella loro fabbrica.

Da allora l’8 marzo è diventata la data simbolica della lotta delle donne, di una lotta di liberazione che per noi si colloca all’interno di tutte le lotte di uomini e donne, nella direzione di un progressivo e totale cambiamento di questa società.

Ormai da alcuni anni ricordiamo la giornata internazionale della donna con una riflessione collettiva su alcuni temi che riguardano più da vicino le donne, ma che in realtà investono la vita di tutti noi e soprattutto la reale natura dell’attuale sistema sociale, politico ed economico.

Se anche quest’anno ci troviamo “costretti” a discutere ancora di attacco al diritto di aborto e di precarietà del mondo del lavoro è perché questi rimangono temi centrali e attuali, che si legano ovviamente ad una riflessione di carattere più generale. In questi ultimi anni, silvio_generalegoverni di centro destra e di centro sinistraProdi_Presidente hanno condotto politiche finalizzate al progressivo depotenziamento della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, mirando non tanto ad un divieto o ad una cancellazione di un diritto goduto trasversalmente da tutte le donne, ricche e povere, di destra o di sinistra, quanto ad una sua tendenziale criminalizzazione.

La legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che costringe migliaia di donne a sottoporsi a cure invasive e scelte forzate sui propri corpi è certo legge di inaudita violenza fisica sulle donne promulgata dal centro destra, ma la paladina della legge 194 Livia Turco ha forse fatto qualcosa per cambiarla?

No e anzi oggi, alla vigilia di nuove elezioni politiche dopo la caduta del suo Governo, si affretta a genuflettersi alla Chiesa (come tutti del resto…) promettendo misure volte a limitare l’uso della pillola Ru486, nonché il ricorso all’aborto terapeutico.

Accanto alla voce di queste donne, le uniche che alla fine si sentono davvero, si alzano poi tante altre voci di uomini, politici, giornalisti, uomini da salotto e “filosofi” che fanno a gara per giudicare, decidere, legiferare sul corpo delle donne, sulla loro vita e sulla loro libertà di autodeterminazione.

L’inguardabile Giuliano Ferrara lancia la campagna per la moratoria dell’aborto, equiparando le donne che decidono di abortire, già definite dalla HitleRatzingerChiesa “terroriste dal volto umano”, ad esecutrici della pena capitale. Il tema della maternità diviene ancora una volta oggetto di strumentalizzazione politica, merce da utilizzare in campagna elettorale, per svelare le contraddizioni insite in coalizioni politiche eterogenee, per mettere a nudo i pesanti conflitti interni, come quelli del Partito Democratico. E allora veltroni2Veltroni è costretto ad esibirsi in “schizofreniche” dichiarazioni che vanno dalla difesa formale della legge 194 alla dichiarata volontà di aggiornare quella legge sul diritto di aborto, definito “dramma da contrastare” (in termini simili, tipo “tragedia dell’umanità”, si espresse tra l’altro qualche anno fa riferendosi al comunismo…) Oltre a ciò, la “crociata” di Ferrara ha avuto altri pesanti effetti, come la garanzia dell’approvazione da parte della regione Lombardia di linee guida in materia di aborti.

Si tratta dell’estensione a tutti gli ospedali della regione di codici di autoregolamentazione che stabiliscono il limite di 21 0 22 settimane per praticare l’aborto terapeutico, dal momento che la 194 non ne stabilisce.

 

Si prevede anche la sostituzione della figura di un solo ginecologo ad opera di un’equipe di medici, tra cui anche uno psichiatra, che potrà così “scrutare” le menti delle donne che compiono una scelta spesso molto drammatica.

Da ricordare che la regione Lombardia già si distingueva per l’adozione della normativa volta ad autorizzare la sepoltura dei feti. In questo clima oscurantista si collocano, da un lato il raid della polizia nel reparto di ostetricia al Policlinico di Napoli contro una donna che aveva appena fatto ricorso all’aborto terapeutico e, dall’altro, un documento redatto da alcuni ginecologi romani per i quali il feto abortito va mantenuto in vita, anche contro la volontà della donna.

Il terreno culturale che la Chiesa e lo stato borghese vogliono e stanno preparando da tempo, è questo. Uno Stato che non riconosce il diritto di disporre della propria fallujamorte, con il divieto legale dell’eutanasia, ma che si arroga la pretesa di disporre del corpo e della vita delle donne è uno stato che non riconosce i diritti minimi, e che uomini e donne devono combattere con ogni mezzo necessario. Ma l’ipocrisia più grande che la società capitalista esprime sta proprio nell’invocare il diritto alla vita di un feto e contemporaneamente scatenare guerre imperialiste, guerre di potere e di profitto, che provocano ogni giorno stragi di bambini nati in paesi sfortunati, vittime di un sistema che li condanna alla morte fin dalla nascita.

Le politiche reazionarie e antipopolari portate avanti dai vari governi, sudditi di un sempre maggior interventismo del Vaticano, si concretizzano da anni in un attacco contro le masse popolari, e contro le donne in particolare.

Del resto oggi l’ostacolo maggiore alla maternità e all’incremento delle nascite non è certo la legge 194 che, pur riconoscendo un diritto minimo come quello di garantire la scelta e la libertà di donne e uomini di decidere di sé, delle proprie vite e di quelle che verranno, è legge nata limitata e condizionata.

Basti pensare all’obiezione di coscienza, che nei fatti ha da sempre ostacolato l’esercizio di un diritto pur riconosciuto legalmente. Il vero nemico di maternità e fertilità è molto spesso rappresentato dall’incertezza legata alla precarizzazione del lavoro.

La condizione di precarietà che costringe le nuove generazioni ad una insicurezza di lavoro e di vita, va infatti oltre la dimensione normativo/contrattuale per divenire dimensione “esistenziale”, come in altre occasioni abbiamo ribadito. Il nodo centrale è che tale condizione, sia per la retribuzione che per l’incertezza sulla stabilità del cipputiposto di lavoro, incide sulla scelta di avere un figlio. Spesso una donna rinuncia alla maternità nel lavoro precario, e un’eventuale maternità diventa fatale, semplicemente impedendo il rinnovo del contratto di lavoro… I dati statistici ci dicono che in Italia una donna su dieci lascia il lavoro al primo figlio, sia per licenziamento che per “dimissioni volontarie”, che spesso coincidono con dimissioni coatte fatte firmare in bianco dal padrone al momento dell’assunzione. Dagli anni novanta ad oggi, attraverso una politica concertativa portata avanti da governi di destra e di sinistra che ha prodotto, tra le tante cose, l’abolizione della scala mobile con i vergognosi accordi del ’92-‘93, il Pacchetto Treu, la legge TreGiorniBiagi, lo scippo del altan_tfrTFR…, siamo giunti ad un ulteriore tappa nel più generale percorso di arretramento di diritti e conquiste sociali. Nel luglio dello scorso anno, e come abbiamo ampiamente illustrato nel n. 10 di Primomaggio, il governo “amico” Prodi e MontezemoloProdi (… “amico sì ma dei padroni …” ) ha siglato un Protocolloprodi-epifani dai contenuti infami, e che rappresenta un ulteriore tassello nel processo di smantellamento della previdenza pubblica e della precarizzazione del lavoro. I contenuti degli accordi del luglio 2007, siglati ancora una volta alla vigilia della chiusura delle fabbriche, contengono una varietà di provvedimenti volti a colpire le scippoTFRpensioni, a rendere ancora più precario il lavoro (il riferimento è alla normativa relativa ai contratti a termine, tamponata solo in parte dalla finanziaria 2008), a “regalare” ai padroni, attraverso la detassazione dei premi aziendali e degli straordinari. Altro che lotta alla disoccupazione e incentivazione del lavoro giovanile! Le parole d’ordine di quel Protocollo sono: formazione continua (ossia perdita di tempo, energia, e soldi continua, che la facciano i padroni un po’ di formazione continua!); diminuzione del costo del lavoro (ossia sgravi alle imprese); aumento degli ammortizzatori sociali come l’indennità di disoccupazione (tanto per calmierare una situazione sempre più esplosiva); agevolazioni al credito per i precari (si aumenta la precarietà, ma viene concesso di “inchiodarsi” in misura agevolata…basta ricorrere a procacciatori se ti va bene, a usurai se ti va male…).

E poi il capitolo dedicato alle donne. La logica è ancora quella di agevolare i lavori lavoratore flessibileflessibili per conciliare meglio casa, attività di cura e lavoro, secondo una logica cara a destra e sinistra, e che vuole il ritorno a casa delle donne, una casa patriarcale ritagliata sugli interessi del capitale e dunque del profitto. Il ruolo dei sindacaticomitati_d_affari rispetto ai Protocolli di luglio si è reso ancora più evidente con il referendum-farsa dell’ottobre 2007, dove sono stati chiamati a votare i pensionati non coinvolti negli accordi ed esclusi i precari, pesantemente investiti dalle misure in essi contenuti. La “stabilizzazione” del lavoro precario e flessibile, che genera profitto e contemporaneamente alimenta la dimensione individuale a discapito di una eventuale conflittualità collettiva, ha pesanti ripercussioni in tema di salute e sicurezza del lavoro. Innanzitutto il ricatto della infortuni_lavoroprecarietà frena la pretesa dei lavoratori al rispetto di normative di sicurezza che restano eluse, assicurando agli imprenditori il risparmio sui costi ad esse legati. In secondo luogo i precari hanno in genere occupazioni più rischiose, peggiori condizioni di lavoro e ricevono scarsa informazione in materia di sicurezza. “Il malessere degli atipiciatipici” è alimentato dalla sequenza dei contratti, dall’incertezza del rinnovo, dal cambiamento di lavoro, che provocano una sensazione di marginalità, di stress e di vulnerabilità, che spesso si traducono in una maggior incidenza degli infortuni sul lavoro. Insomma, un mondo di “insicurezza” sul luogo di lavoro, e di rischi per la salute fisica e psichica di migliaia di lavoratori su cui i riflettori della televisione non sono puntati. E le vittime più numerose di questo “sepolcro imbiancato” che sono le normative sulla precarietà del lavoro? Le donne.

Ancor più degli uomini le donne sono flessibili, co.co.co., co.co.pro, rispondono a chiamata e sono intermittenti, “scadono”… Le loro vite sono a tempo, i loro progetti in bilico, in un impossibile equilibrio tra vita lavorativa, privata e familiare.

Ma questa non è vita, questa è la vita che vuole la società capitalista, in cui il profitto delle imprese diviene “valore” prioritario rispetto alla vita di lavoratori e lavoratrici, di uomini e donne, che continueranno a morire di lavoro, di guerre, di inquinamento, di mali sociali. Non ci stiamo. “Noi da una parte, i padroni dall’altra. O con noi o contro di noi”…

I compagni e le compagne del Laboratorio Marxista

laboratoriomarxista@virgilio.it

sabato, 02 febbraio 2008

Sulla questione della visita all’Università La Sapienza di Roma, HitleRatzingerRatzinger ha giocato astutamente ad atteggiarsi a vittima, ma è anche vero che i docenti che si opponevano alla sua visita hanno giocato a loro volta su una identificazione con Galileo che non aveva alcun fondamento storico. Nel processo di Galileo la questione dell’eliocentrismo e del geocentrismo fu marginale, poiché è ormai dimostrato che anche la teoria eliocentrica era ritenuta accettabile nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche, ed era stata persino utilizzata per risolvere alcuni problemi tecnici nella riforma del calendario operata dal papa Gregorio XIII nel 1582 (è lo stesso calendario che vige ancora adesso).

Lo scontro con Galileo fu determinato dal fatto che questi reclamava la sua autonomia come scienziato, cioè non accettava più una subordinazione gerarchica in cui ogni ricerca doveva essere condizionata dalla paternalistica accondiscendenza delle autorità ecclesiastiche. D’altra parte questa autonomia reclamata da Galileo si basava su un tipo di ricerca scientifica che poteva esercitarsi con risorse estremamente limitate.

Negli ultimi anni di vita, Galileo poté attuare importantissime ricerche di fisica con pochissimi soldi, cosa inconcepibile attualmente, dato che la ricerca dipende dai fondi che le vengono concessi e non certo dai permessi ecclesiastici.

Oggi la ricerca è finanziata da denaro pubblico, ma risponde  ad interessi privati. Questo intreccio tra denaro pubblico ed affarismo privato costituisce attualmente la vera forca caudina dello scienziato, perciò far finta di vivere ancora nel XVII secolo è un modo per non vedere ciò che accade oggi, ed anche per chiudere gli occhi di fronte al vero ruolo di un Ratzinger.

Quando a Stalin obiettarono che una sua decisione sarebbe dispiaciuta al papa, egli rispose con una domanda sarcastica : Mistici armati“Quante divisioni ha il papa?” La frase di stalinStalin era concreta, ma incompleta, in quanto avrebbe dovuto anche chiedere: “Quante banche ha il papa?” Ai tempi di Stalin la Chiesa Romana era ancora una potenza finanziaria in proprio, come lo era stata da sempre. Ancora prima che la Chiesa Cattolica diventasse  la religione di Stato dell’Impero Romano, questa identificazione tra Chiesa e Banca era essenziale, organica. Callisto I - da cui hanno preso il nome le famose catacombe e che fu papa dal 217 al 222 - era lo schiavo di un potente liberto imperiale, Carpoforo, anch’egli cristiano.

Sebbene  fosse giuridicamente uno schiavo, Callisto era a capo di una banca e fu protagonista di uno scandalo finanziario, per il quale venne anche arrestato, ma poi liberato proprio su pressione dei suoi creditori che speravano di riavere i loro soldi.

Papa Callisto I, banchiere e bancarottiere dei tempi eroici e pionieristici del cattolicesimo, oggi si rivolterebbe nella tomba se potesse vedere la sua creatura ridotta a potenza finanziaria subordinata, ad appendice e colonia della finanza tedesca.santi subito

Fatti fuori Sindona, papa Luciani e Calvi, la “finanza cattolica” non esiste praticamente più, ed il segno di questo tramonto è appunto la scomparsa dei papi italiani. papa-ratziRatzinger recita ad uso dei media la parte dell’intellettuale e del teologo, ma i suoi scritti sono dei collage di citazioni, tenute insieme da luoghi comuni e frasi fatte. Ratzinger non è lì in quanto “tradizionalista”, ma in quanto rappresentante dei poteri finanziari che oggi controllano la Chiesa Cattolica. Per un ricorso storico, la Germania espresse già agli inizi del XVI secolo una grave sfida finanziaria nei confronti del potere papale, quando Lutero, per conto dei Principi tedeschi, guidò la rivolta contro i tributi da versare a Roma sotto forma di indulgenze.

Grazie a quei soldi sottratti al papa, i Principi tedeschi lanciarono una terribile offensiva di classe contro le loro popolazioni contadine, stroncandone ogni tentativo di resistenza, fatto che lo stesso Lutero si incaricò di santificare, scrivendo che massacrare i contadini corrispondeva alla volontà divina.

Anche la storia della Riforma Protestante, è storia di denaro più che di idee religiose.

Fonte: www.comidad.org

venerdì, 05 ottobre 2007

TANA LIBERA TUTTI!

 

http://reset.netsons.org/modules/news/article.php?storyid=817

 

Ai bamboccioni e coglioni, dico: "Tana libera tutti!". prodi(torio)La tracotanza e lo sbeffeggiamento che usano i ministri di questo governo e di quello che c'era prima (come dire al peggio non c'è mai fine) arriva al punto di chiedere di andarli a votare e pagare pure con una moneta da quasi duemilalire.salvadanaio Grazie a questi due, tre, quattro, cinquanta, cento, mille dirigenti di partito partitino sindacato associazione, i giovani "bamboccioni" escono fuori di casa senza che qualcuno li abbia organizzati. Si chiama lotta sociale, si chiama spirito civico, si chiama rabbia, si chiama rivendicazione, si chiama Vday...grillo_piazza_vday ha molti aspetti, tutti da scoprire e che non dovrebbero, Loro, sottovalutare. In meno di una settimana, le donne si sono viste come tante tapine mai all'altezza di una Veronica Lario, i giovani dei fannulloni che non se ne vanno mai di casa, i ragazzi del sud come tanti imbecilli al soldo delle cosche, i lavoratori a contrattoatipici come delle pecore che non contrattano, gli studenti come dei profittatori... e così via di questo passo nella passerella del malcostume, una realtà che è tale, per chi sta al potere, fatta di prostitute e protettori, entrambi convinti che non c'è altro mondo possibile, torturati e torturatori a ballare a suon di soldi, falsi come loro. Un refrain triviale che muove anche i più pigri, via... a trasferirci tutti. Coglioni e bamboccioni. Tutti fuor di porta, come si dice al paese mio. C'è da avere terrore di questi terroristi, ed è arrivata l'ora di difendersi.
Doriana Goracci

martedì, 18 settembre 2007
 

Le tre "P" del ministro Fioroni Precarietà, privato, presidi manager

di Fabiana Stefanoni

Probabilmente, al ministro Fioroni non è mai passato per la testa di assistere a una delle convocazioni annuali dei precari della scuola, quando – a fine agosto o inizio settembre a seconda della provincia – a ogni insegnante è dato di scoprire se e dove dovrà prendere servizio entro pochi giorni. Meglio per lui. Si troverebbe di fronte centinaia e centinaia di insegnanti infuriati, alle prese con indecifrabili regolamenti, ansiosi di sapere per quanto ancora dovranno campare col sussidio di disoccupazione, impegnati a consultare atlanti stradali per capire come conciliare le nove ore settimanali nell’istituto sull’Appennino con le nove in un altro sulle rive del Po. E poi vedrebbe quanti, soprattutto tra i docenti precari della scuola secondaria, hanno i capelli grigi, in attesa da decenni dell’assunzione in ruolo, dopo essere scivolati in graduatoria a causa di famigerati decreti retroattivi che più di una volta hanno ribaltato i punteggi, radendo al suolo le speranze di assunzione di molti. In alcune classi di concorso, l’età media del passaggio in ruolo è più vicina ai cinquanta che ai quaranta: una situazione destinata ad aggravarsi con i tagli degli organici e con l’innalzamento dell’età pensionabile.
La scuola privata esulta
Comprensibilmente, Fioroni preferisce assistere a spettacoli più graditi, come il meeting di meeting_clComunione e Liberazione di Rimini, dove è stato ovviamente osannato. Queste le reazioni di uno dei presenti, Vittadini, presidente della fondazione per la sussidiarietà: “Il ministro ha compiuto un passaggio enorme, non un contentino ma la parità economica tra scuole statali e non statali, e questa è per noi la linea Maginot, una novità epocale...” (Corriere della Sera, 26 agosto). Non solo, infatti, sono aumentati i contributi statali alle scuole private ma, per la prima volta, verranno estesi anche alle scuole superiori: un regalone al Vaticano, dato che la gran parte degli istituti privati sono cattolici e gestiti dalla Chiesa. Questo avviene mentre, contestualmente, la Finanziaria vecchia e quella in arrivo prevedono pesantissimi tagli alla scuola pubblica, con conseguente drastica riduzione degli organici. Ogni insegnante o lavoratore della scuola sa bene qual è la tragica realtà degli istituti pubblici di ogni ordine e grado: strutture fatiscenti,riforma_scuola laboratori e aule inagibili, materiale che manca. Il fatto che, a fronte di una situazione di questo tipo, il ministro Fioroni dispensi generosamente regali ai privati fa parte di un disegno ben preciso: inserire la scuola privata a pieno titolo nel sistema pubblico d’istruzione. È stato il precedente governo di centrosinistra, con le leggi di Parità scolastica del 1999, a equiparare di diritto le scuole private a quelle pubbliche. Con Fioroni, si serve l’ultima portata e il pranzo è completo: ora le scuole private, con i contributi economici statali diretti – che si affiancano alle già esistenti borse di studio per gli alunni, ricchi, che le frequentano – sono equiparate alle pubbliche anche di fatto.riformascuola
Ciò significa che presto avremo una scuola privata di qualità (grazie alle salatissime rate che pagano gli studenti che la frequentano) riservata ai figli dei ricchi, una scuola pubblica scadente e sempre più fatiscente, da lasciare agli studenti impossibilitati a sborsare migliaia di euro all’anno.fabbrica-scuola
Non è un caso che il figlio del cattolicissimo ministro Fioroni, diplomatosi l’anno scorso, frequentasse un cattolicissimo istituto superiore privato... Tutto questo si associa al fatto che le stesse scuole pubbliche verranno trasformate, come annunciato a più riprese dallo stesso ministro, in fondazioni, con l’entrata di imprese e privati nella gestione economica e didattica delle stesse: in altre parole, anche la scuola pubblica sarà sempre più privata. Nemmeno il governo precedente, con la Moratti, si era spinto tanto in là: il processo di smantellamento della scuola pubblica conosce con prodi_conti pubbliciProdi e Fioroni il punto più alto finora raggiunto. Questo è possibile grazie, anzitutto, alle politiche concertative dei sindacati confederali e all’avallo della cosiddetta sinistra radicale di governo, Rifondazione e Sinistra Democratica in primis: il ritiro sciagurato dello sciopero dei confederali del 4 giugno in cambio di un miserrimo contentino in busta paga ha permesso a Fioroni di sferrare l’attacco finale all’istruzione pubblica e ai lavoratori della scuola.
Fannullone a chi?
Le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori della scuola sono in costante e rapido peggioramento. Oltre ai decenni di precariato – nei quali mesi di lavoro si alternano a mesi di disoccupazione (i più fortunati solo tre all’anno) e con la paga incerta (la retribuzione delle cosiddette supplenze brevi, cioè su chiamata degli istituti, arrivano spesso con mesi di ritardo) – anche per i docenti in ruolo non è tutto rose e fiori. normal_Fioroni-GiuseppeFioroni, in continuità con la LetiziaMoratti, ha aumentato ulteriormente il numero di alunni per classe: in alcuni istituti questo non farà altro che aggravare i fenomeni di “bullismo”, di cui tanto si parla, con conseguente peggioramento, oltre che della didattica, anche delle condizioni di lavoro degli insegnanti (le classi di 27-30 alunni stanno già diventando la norma e Tommaso Padoa Schioppa, l'altroieri, ha fatto cenno a un suo sogno di classi di 40 alunni, secondo un imprecisato "modello coreano"...). Non solo: a fronte del caro vita, i maestrobassi stipendi, specie nelle grandi città, non sono sufficienti nemmeno ad arrivare a fine mese (a Milano, la paga mensile di un insegnante coincide con l’affitto di un trilocale in periferia). Ha dell’incredibile, di fronte a una situazione di questo tipo, l’ignobile campagna lanciata dal ministero dell’Istruzione, con il solerte contributo di zelanti intellettuali milionari, contro gli “insegnanti fannulloni”. fannulloni
Si tratta di una manovra evidente per giustificare i provvedimenti che il ministro sta prendendo in questi giorni, a partire dalla definitiva “aziendalizzazione” degli istituti: il presideenergumeno_educativo diventa sempre più un manager a pieno titolo, con la possibilità di sospendere, in modo discrezionale quasi fosse il “datore di lavoro”, gli insegnanti “indisciplinati”, senza nemmeno consultare il collegio docenti. Se consideriamo che, di recente, quando ancora tanto potere i presidi non lo avevano, un insegnante di un istituto nel milanese è stato sospeso per aver costruito con gli studenti un percorso contro la guerra, non osiamo immaginare le implicazioni di questa nuova misura. Altrettanto incredibili sono le timide reazioni di Rifondazione e Cgil: quasi non stesse succedendo nulla di grave, Liberazione, il quotidiano di Rifondazione, delega a Bifo il compito di fare le pulci al ministro in un articoletto autobiografico, mentre la Cgil si limita a parlare di “luci e ombre” ("misure positive e qualche sorpresa amara”).La squola È ora di fermare lo smantellamento della scuola pubblica! È ora di fermare gli attacchi ai lavoratori del governo Prodi! Anche la scuola necessita subito di un grande sciopero generale, per dire no ai tagli alla scuola pubblica, contro i finanziamenti statali alle scuole private, per l’assunzione in ruolo di tutti i precari, per consistenti aumenti salariali, per la riduzione del numero di alunni per classe!
domenica, 16 settembre 2007

dal Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Che cos'è questo golpe? di Pier Paolo PasoliniPasolini, 1975

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della piazza_fontanastrage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di Amintore Fanfanipotenti,Giulio_andreotti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la cossigaprotezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale santovitocolpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un Pierpaolo_Pasolini_2intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.licio gelli a sorpresa Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un chaucer-pasoliniintellettuale (scomodo, ndr). Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.resistenza-genova All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al gramsciPartito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, andreotti_provvidenzacorrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella andreottidegenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.andreotti_omissis Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi contestazioneVenezial'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera Giulio nazionaleclasse politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei gelli licioresponsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Parola di pasolini con veltroniPier Paolo Pasolini. Parole acute e illuminanti di un geniale "profeta". Parole aspre e sferzanti di un ingegno "profetico".  Parole ancora attuali e presenti, profondamente vive e penetranti, dolorosamente incarnate nella cruda e ripugnante realtà che ci circonda. Parole infuocate e taglienti che infilzano i corpi con la lama rovente ed affilata della scritti_corsariscrittura. Parole strazianti e scandalose, che non hanno paura, non si vergognano, non si nascondono vili e timorose dietro l'angolo, al riparo da eventuali reazioni del sistema, all'insegna della meschinità, dell'ipocrisia e del conformismo imperanti. Al contrario sono parole intrepide e generose, che si manifestano palesemente e si lanciano all'arrembaggio contro le menzogne e gli inganni del Potere più laido ed osceno. Parole esplosive che percuotono i timpani, che lacerano le coscienze, lasciano il segno nella carne, che urlano e pretendono giustizia (non vendetta). Parole non vane, che non si annoiano e non si stancano, non si lasciano svuotare e dimenticare dal tempo, dalla morte, né si lasciano trasportare dal vento, ma soffiano e fischiano più forte di una bufera. Parole impetuose e furiose come una tempesta verbale. Parole "corsare"...

Infine, leggi anche "Io so chi ammazzò Pier Paolo"...

postato da: luciospartaco alle ore 16:36 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 13 settembre 2007

Togliere L’Infamia - A 40 anni di Distanza, don Milani Continua a Turbarci

Oggi (26 giugno 2007, ndr), nel quarantesimo anniversario della sua morte,DonLorenzoMilani forse è il tempo per una Lettera di una professoressa (a don Milani). Quanto ci manca la sua parola sferzante, puntuta, spartana, scagliata. Freccia di marmo. Ma, per il momento, almeno questa gliela dobbiamo. Tutti noi, certo. In particolare, però, i suoi confratelli. Quella macchia infamante. Infamante non certo per lui - anche la morte di Cristo è stata, in tal senso, infamante -, ma per chi gliel’ha comminata. Ci riferiamo alla condanna di Esperienze pastorali da parte dell’ex-Sant’Uffizio. Quel suo libro dal titolo così innocuo aveva mandato su tutte le furie il perbenismo clericale del tempo. E non solo. Talmente abituati a confondere il cristianesimo con un’orrida morale dell’ordine Pierpaolo_Pasolini_2(P. P. Pasolini), i superiori di don don-milaniLorenzo avevano accusato il testo di “demoralizzare e sovvertire gli animi”. I poveri non sarebbero mai usciti da una condizione di minorità. Colmare le differenze era impossibile. Meglio, molto meglio dispensar loro briciole di “cristiana rassegnazione”. Inoltre l’Italia, ormai uscita dalla guerra e ripresasi dagli stenti, si avviava alla prosperità. Perché scoraggiarla ancora con chi tira la cinghia, con i nostri numi straccioni e disperati? La gente aveva voglia di sorridere, divertirsi e consumare. Per ragioni simili, Giulio Andreotti, allora ministro dello Spettacolo, condannava il neorealismo.

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Don Lorenzo Milani a Barbiana, tra i suoi ragazzi. Da notare lo sguardo di Franco Gesualdi, alla sua sinistra. La bambina è Graziella Burberi.

Infamante quella condanna, dunque, non per don Lorenzo, ma per la Chiesadonmilani ch’egli amava. E per noi. Già nel 1992 Franco Marini, a nome della Cisl, esortò la Congregazione per la Dottrina della Fede a lavare quella macchia. Gli fu risposto - così come si risponde ora - che era ormai inutile, non esistendo più il Sant’Uffizio. E invece è utilissimo, anzi, indispensabile. Conosciamo bene la valenza simbolica e la portata di un simile gesto. Non è una questione di forma. Un conto è restare “sottintesi”, un conto è parlare a fronte levata. La ragione per cui quella condanna resta, sia pure e solo letterale, e decaduta, non viene ufficialmente e apertamente rimossa, è che milanidon Milani continua a tormentarci, che il suo cristianesimo ferisce e piega, e piaga; perché vero; perché dinamico; perché ti mette con le spalle al muro. Con lui non si bara; non bara il cardinale sessuofobo, non bara il borghese pasciuto, non bara il teocon, ma non bara nemmeno il rivoluzionario da salotto, l’intellettuale spinellato, il pacifista di professione. Da più parti si invoca il diritto della Chiesa a proclamare “forte e chiara” una parola cristiana definitiva e integrale. Eccone un’occasione. Noi non disperiamo mai, ma che papa Ratzinger colga quest’occasione, ci sembra poco probabile. Ma non è detto.don_milani

Vedi anche questo sito.

Autore: Daniela Tuscano

Fonte: www.mentecritica.net

In questi primi giorni di settembre, dopo la lunga pausa estiva, presidi ed insegnanti hanno ripreso a lavorare, a discutere ed incontrarsi nelle sedute dei Collegi dei docenti, nelle riunioneriunioni delle commissioni tecniche, nei Consigli di Istituto ecc., per organizzare e progettare le attività didattico-curricolari ed aggiuntive relative al nuovo anno scolastico. Ovunque, nelle case e nelle scuole fervono gli ultimi preparativi per l'imminente avvio delle lezioni. Il ministro,fioroni alti dirigenti e funzionari scolastici, i presidi, nonché varie figure di esperti, gareggiano per lanciare qualche utile imput, per offrire consigli preziosi agli insegnanti, per imprimere un segno indelebile nella (labile) memoria collettiva del paese, per indicare ed illuminare la "retta via" a chi (eventualmente) l'avesse smarrita. Intanto, continuano ad essere alimentate campagne ideologiche assolutamente capziose e strumentali, cariche di pregiudizi, livori e malanimi piccolo-borghesi. In seguito ad incessanti e martellanti giuseppe_fioroninotizie demagogico-propagandistiche, che assumono toni ed accenti rancorosi  ed infamanti, è praticamente inevitabile che si scatenino polemiche astiose e velenose, e piovano accuse e giudizi screditanti sul corpo docente, già fin troppo mortificato, bistrattato e diffamato. Stiamo parlando di una categoria professionale che è chiamata ad assolvere il delicato e difficile compito istituzionale di classe_insegnantieducare ed istruire le future generazioni, di formare e preparare i cittadini del futuro, per cui meriterebbe maggior rispetto e considerazione. Invece è accusata di essere composta in gran parte da "nullafacenti", "fannulloni", "lavativi", "perditempo", "assenteisti", "ritardatari" ed altro ancora. Simili campagne ideologico-strumentali sul presunto "parassitismo" dei lavoratori statali non costituiscono affatto una novità; inoltre mi indignano, nella misura in cui celano interessi puramente affaristici e mercantilistici. Insomma, oltre al danno anche la beffa! Le retribuzioni salariali degli insegnantiinsegnanti italioti sono tra le più basse in Europa. Peggio di noi stanno solo i colleghi greci e portoghesi. Il governo in carica continua a prevedere e ad imporre pesanti tagli ai fondi e alle risorse per le scuole pubbliche (si pensi, ad esempio, alla vergognosa riduzione dell'organico relativo agli insegnanti di sostegno,Education a quelle fondamentali figure preposte all'integrazione e alla formazione dei più bisognosi tra i bisognosi, vale a dire i soggetti diversamente abili). Tutto ciò comporta ed arreca gravi danni al (già misero) budget finanziario riservato alla scuola pubblica, per dirottare i soldi (che ci sono) verso altre destinazioni. Si pensi alle sempre più ingenti sovvenzioni riservate agli armamenti militari e ai contributi statali regalati (in barba ai principi fondamentali della nostra Costituzione) alle scuole private, gestite da agenzie in gran parte asservite agli interessi dei poteri forti (il Vaticano, l'alto clero, le industrie belliche ed altri gruppi industriali privilegiati - leggi MaFiat - , le forze e le strutture economiche della borghesia imperialista, i soggetti legati alle cospicue rendite finanziarie ed altri gruppi sociali aliquote_irpefevasori e parassitari). Scuole elitarie riservate ai figli delle famiglie economicamente più ricche e benestanti. Ebbene, per quanto mi riguarda, io continuo e continuerò a seguire sempre il nobile principio politico-educativo sintetizzato nella celebre frase contenuta in "Lettera a una professoressa" scritta dai ragazzi della scuola di Barbiana "diretti" dal maestro don Milani: "Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali".Don_Lorenzo_Milani Un concetto assai caro al sottoscritto, in quanto richiama una visione anomala ed anticonformista (diciamo pure antiborghese), ma sincera, della "democrazia" riferita alla scuola e al complesso e articolato ordinamento sociale. La nostra è una scuola di disuguali inserita e operante in una società sempre più disuguale, in contesti reali segnati da pesanti disuguaglianze e distanze materiali e sociali, destinate purtroppo a crescere forbice(a forbice) e ad aggravarsi ulteriormente. Pertanto, dinanzi a simili, crescenti sperequazioni economico-sociali, di fronte ad allarmanti situazioni di grave disagio e bisogno materiale, riconducibili alle nuove povertà, rispetto alle istanze ed alle contraddizioni derivanti dai sempre più vasti fenomeni migratori provenienti dai paesi extracomunitarimigranti del Terzo mondo, la scuola non sembra minimamente attrezzata e preparata a fronteggiare tali richieste di intervento, anzitutto per ragioni di ordine finanziario già spiegate in precedenza. Ogni valida azione è affidata alla buona volontà, alle capacità, allo zelo spontaneo (altro che fannulloni!), all'iniziativa autonoma delle istituzioni scolastiche e dei lavoratori - docenti e non docenti - che operano nelle singole scuole pubbliche. La cosiddetta "democrazia" non può ridursi ad un'ipotetica, chimerica offerta di "pari opportunità",pari_opportunità ovvero esplicarsi in un'arida ed insufficiente prassi di uniformità distributiva delle risorse, così come avviene nel modello finora adottato di welfare universalistico e indifferenziato. Al contrario, occorre rilanciare e rafforzare l’attenzione di tutti verso l’uguaglianza e la giustizia (re)distributiva del reddito sociale, intese in termini di equità sociale e redistribuzione delle ricchezze monetarie, possibili solo in un diverso catene_spezzateassetto dello Stato sociale (e, dunque, dell'ordinamento statale medesimo) che sia in grado di fornire "a ciascuno secondo i propri bisogni" e chiedere ad ognuno "secondo le proprie possibilità". Il che significa rivoluzionare l'ordinamento sociale vigente, rivoluzionare e capovolgere l'idea e la prassi finora applicata e conosciuta di democrazia, di scuola e di Stato sociale, rivoluzionare l'esistente...don milani

lunedì, 10 settembre 2007

Apprendo con molta inquietudine che gli incendio_boschivoincendi boschivi stanno assumendo sempre più connotazioni e proporzioni semplicemente spaventose e catastrofiche, non solo a livello italiano ma mondiale, con possibili ed anzi ovvie terribili conseguenze sulla tenuta climatica, già di per sé ormai compromessa di molto, come per altro ci viene confermato persino da scienziati che predicono funesti scenari di un tracollo climatico prossimo, chi collocandolo addirittura al 2020, chi al 2050... in ogni caso, come ben si vede, stiamo parlando di pochi anni e decenni, significando questo che i nostri figli, se queste ipotesi risultassero vere, avranno non pochi problemi da affrontare, primo fra tutti la semplice sopravvivenza. Mi sembra doveroso dunque dare atto al Papa (che in altri contesti - pur riconoscendogli sempre la sua enorme preparazione umana, culturale, filosofica e teologica - ho criticato per la sua troppa invadenza in campi sociali che forse dovevano essere trattati con più tatto e delicatezza), bisogna dunque convenire che bene, benissimo ha fatto il PAPAPapa ad intervenire sulla piaga degli incendi dolosi, come ne scrive in questi giorni la stampa italiana, secondo la quale il Papa avrebbe, anzi ha parlato di "azioni criminose" da parte di piromani che “mettono a rischio l'incolumita' delle persone e distruggono il patrimonio ambientale, bene prezioso dell'intera umanita'”. Senonchè, mi capita di leggere in questi stessi giorni uno sconcertante articolo, pubblicato sulla pagina web del 23 Agosto del sito heymotard, una rivelazione inaspettata e agghiacciante che, se corrispondesse davvero alla realtà, aprirebbe scenari semplicemente da incubo. In realtà avevo letto qualcosa del genere anche in altre pagine web a proposito di certi misteriosissimi Elicottero_Neroelicotteri neri che svolazzerebbero sulle nostre teste per chissà quale motivo e programmi segreti, uno dei quali, forse, a sentire le pagine che riporto dal sito indicato in rosso, sarebbe appunto quello di provocare una sorta di disboscamento planetario controllato per fini ovviamente Top Secret. Ma diamo uno sguardo a questi pochi estratti dell’articolo, peraltro riprodotto anche dal sito SCIECHIMICHE (che scrive espressamente di “elicotteri neri”), quelli che mettono in evidenza delle azioni veramente sconvolgenti e incredibili, se non fossero... vere.
Delle recenti testimonianze forniscono la prova che probabilmente molti di questi incendioincendi sono appiccati direttamente dall'alto, grazie all'utilizzo di elicotteri non identificabili come appartenenti a corpi dello Stato. Qualche giorno fa, il più critico per quanto riguarda l'emergenza locale incendi boschivi, alcune persone hanno assistito a questo incredibile avvenimento: si trovavano in pieno giorno non distante da una vasta zona presa dalle fiamme tra i Comuni di Castellabate e Montecorice, quando hanno visto un elicottero non identificabile prima sorvolare la zona in fiamme e poi librarsi poco distante da essa fino a fermarsi a bassa quota sopra una zona non interessata (ancora) dalle fuocofiamme. La inconsueta manovra ha attratto lo sguardo del gruppetto di persone che ha assistito al fattaccio: dall'elicottero sospeso nell'aria è stata fatta cadere "...come una di quelle girandole di fuochi artificiali..." che roteando già nell'aria ha continuato a rimbalzare impazzita al suolo appiccando rapidamente un vasto focolaio d'incendio! Per aumentare il danno, ed al riparo a sguardi indiscreti, molti focolai vengono appiccati a tarda sera, e col favore del vento, quando l'intervento di velivoli estinguenti è impossibile. Infatti, in zona ormai non è più inconsueto avvertire il passaggio di elicotteri che vanno e vengono nella notte poco prima del divampare di incendi.
Non ho davvero parole per commentare... forse il popePapa è al corrente di questa delicatissima questione? Non lo so, ma una delle dizioni del suo interessantissimo discorso, laddove parla di “azioni criminose” a proposito di questi incendi la dice davvero lunga...


Vincenzo Poma
www.vincenzopoma.splinder.com
Premesso che il pezzo di Vincenzo Poma mi trova sostanzialmente d'accordo rispetto al tema principale, tuttavia mi permetto di apporre una chiosa (non chiusa) a commento e chiarimento (ammesso che ce ne sia bisogno) di un aspetto evidenziato nell'articolo (il post lo trovate sul blog segnalato nel link). Mi riferisco esattamente al rapido passaggio papa-ratzisull'"alto" intervento del papa, volto a denunciare "le azioni criminose" commesse dai piromani che procurano gli incendi, senza dubbio dolosi. Ebbene, preciso subito che la presa di posizione della curia pontificia romana non mi soddisfa e non mi convince affatto. Per molteplici ragioni, che non mi sembra il caso di elencare e sviscerare attardandomi all'ora di cena. Nondimeno, vorrei solo esprimere il mio disappunto personale e rammentare al "sommo" pontefice e all'alto e basso clero (con annesse e connesse le relative appendici politico-istituzionali che lo sostengono) che (purtroppo) il nostro sventurato pianeta è strapieno di "azioni criminose"  compiute dalla mano dell'uomo. A cominciare dalle innumerevoli guerre carta_guerreguerreggiate, note e arcinote (Afghanistan, Iraq, Palestina e via discorrendo), meno note ed ignote, o dimenticate (si pensi al Congo, al Darfur, alla Liberia, alla Nigeria, alla Sierra Leone, alla Somalia e agli altri conflitti combattutti nel continente più disperato e sottosviluppato - ma più ricco di materie prime - del mondo, l'Africa). Eppure, se non vado errato (correggetemi se sbaglio), il pastore tedesco alloggiato nella santa_sedeSanta Sede non si è mai pronunciato nettamente (anzi, nemmeno lontanamente, neanche per errore) contro questi orrendi crimini organizzati e perpetrati contro l'umanità indifesa e diseredata del Terzo e Quarto mondo, contro gli ultimi tra gli ultimi. Il principe della curia vaticana non si è mai azzardato a prendere posizione su tali problematiche, come invece ci aveva quasi abituato il precedente vescovo di Roma, a cui bisogna dare atto e riconoscerne i (seppur parziali e controversi) meriti. Nonostante i limiti, le insufficienze, le colpe, e le contraddizioni (anche pittosto gravi) del suo (cioè di Wojtyla) pontificato. Al contrario, l'attuale ponteficepontefice massimo non perde occasione per scagliarsi ed accanirsi contro le istanze relative ai diritti e alle tutele delle coppie omosessuali ed eterosessuali (si pensi alla questione dei Di.Co. e simili), alle richieste ed alle esigenze delle donne in difficoltà (si pensi all'ennesimo attacco papale verso i non credenti, contro la legge sull'aborto, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e contro le Satira politica variaunioni civili in Italia) e contro tutte le giuste rivendicazioni avanzate e riconosciute in qualsiasi paese progredito del mondo. Tranne in Italia, colonia del VaticaNato... Perdonate le (eventuali) "banalità", ma anche il sottoscritto soffre le proprie avversioni e idiosincrasie, ovvero accusa le proprie umane debolezze... E ringraziatemi perché vi ho risparmiato la classica polemica anticlericale sulle innumerevoli azioni criminose commesse in modo particolare dalla "Santa Inquisizione", e in generale dalla Chiesa cattolica apostolica romana nel corso dei secoli passati, presenti e futuri... E non vorrei soffermarmi nemmeno sugli scandali relativi ai delitti economico-finanziari commessi dalla famigerata banca vaticana dello IOR (Istituto per le Opere Religiose)... E che paghino l'ICI!!!santi subitoScippo