

E' un post apparso sul blog Ripensare Marx e firmato da Gianfranco La Grassa. Non ne condivido integralmente il contenuto (ad esempio, dissento dall'analisi e dal giudizio sprezzante, o comunque negativo, concernente le lotte del Sessantotto e del Settantasette), ma concordo su alcuni punti, anzitutto sulla valutazione espressa a proposito del ruolo destabilizzante svolto da Mani Pulite, un avvenimento interpretato come un golpe politico-istituzionale travestito sotto la nobile facciata di un'inchiesta giudiziaria.

Senza la bufera di Tangentopoli che nei primi anni '90 ha spazzato via i partiti della Prima Repubblica (la corruzione e l'affarismo dilagano ancora oggi, in misura persino maggiore rispetto al passato, malgrado non esistano più i vecchi partiti di massa, i quali garantivano un argine in difesa della Costituzione e un minimo di partecipazione politica democratica), senza le campagne mediatiche che hanno scatenato un clima di aggressione squadrista, di caccia alle streghe, aizzando l'opinione pubblica nazionale, in Italia non sarebbe stato possibile attuare quelle svendite e privatizzazioni ad esclusivo vantaggio del capitalismo economico privato, di preziosi beni ed enti pubblici dello Stato, procedendo in pratica ad un'operazione eversiva di smantellamento totale della cosa pubblica, il cui ultimo bersaglio è costituito da Scuola e Sanità.
Un altro punto di convergenza con l'autore dell'articolo, riguarda la riflessione quasi "profetica" proposta da Pasolini rispetto al degrado storico-antropologico della realtà italiana a partire dal boom economico-consumistico degli anni '60. Un degrado socio-culturale crescente, di cui il berlusconismo è solo un effetto e non la causa.
E' POSSIBILE UNA SVOLTA?
di Gianfranco La Grassa
Ho detto molte volte, e lo ribadisco senza esitazioni, che il berlusconismo è prodotto e non causa del degrado politico – e del vero e proprio sprofondamento culturale – prodottosi in Italia negli ultimi decenni, e acceleratosi senza dubbio dopo gli anni ’90 soprattutto successivamente a “mani pulite”.

Tale degrado è dunque un processo che precede e provoca l’ascesa di Berlusconi in campo politico e, di conseguenza, culturale. Del resto che Berlusconi non sia la causa dello sprofondamento in oggetto è dimostrato dal fatto che questo è generale in tutta Europa – pur se da noi conosce una particolare accentuazione – e, in generale, in tutto il capitalismo “occidentale” avanzato. Si parla spesso anche di americanizzazione.
Va detto allora che l’americanizzazione ha interessato pure gli Stati Uniti, poiché essi non sono stati per nulla caratterizzati negativamente in senso culturale, almeno fino agli ’70 circa.

Politicamente imperialisti, massacratori più o meno secondo gli standard di tutte le grandi potenze succedutesi nella storia dell’umanità, ma non depressi culturalmente: buona letteratura, buona (e nuova) musica, grande cinema, credo non abbiano sfigurato nemmeno … nelle arti figurative.

Inoltre, solo chi ha la puzza sotto il naso – in genere gli idealisti e gli hegeliani nostrani – sputano sulla filosofia; ad esempio quella pragmatista (Dewey, William James, e in più Pierce che è un notevole personaggio; più tanti altri).
Infine la scienza, che ha avuto i suoi massimi avanzamenti proprio in quel paese. Per merito di stranieri? Si anche, ma che sono stati accolti con facilità mettendo a loro disposizione enormi mezzi e istituzioni e laboratori avanzati per sviluppare le loro ricerche. Quindi, lasciamo perdere l’americanizzazione e il berlusconismo.
In realtà, aveva piena ragione Pasolini, certamente con particolare riferimento al nostro paese. Il degrado, rapido e devastante, è iniziato in definitiva nel ’68.

Se Pasolini avesse potuto vedere il ’77, sarebbe rimasto letteralmente inorridito, perché in quegli anni si è sprofondati nella notte più buia in specie “per merito“ di quei sedicenti ultrarivoluzionari di sinistra che furono gli “autonomi”, ancor oggi non placatisi e trasformatisi in varie guise, una più indecente e sragionante dell’altra.

Purtroppo, si è trattato di una buona dimostrazione del fatto che “il sonno della ragione genera mostri”. Da qui è derivata la nostra effettiva “catastrofe”, non dai “bottegai berlusconiani”.

Insomma, Pasolini aveva secondo me ragione da vendere nel giudizio negativo, morale più ancora che politico, espresso su quegli arroganti studentelli privi di qualsiasi idealità e valore, identificandoli quali “piccolo-borghesi” che volevano semplicemente sostituire i loro “padri”; certamente questi avevano messo in mostra gravi limiti e anche colpe, ma erano in genere dotati di uno spessore culturale, e spesso anche morale, che i pigmei e nanerottoli del ’68 (per non parlare appunto degli anni successivi) nemmeno sfioravano.
Probabilmente Pasolini commetteva errori politici (tattici) ed esagerava in qualche lode di troppo verso i poliziotti in quanto “contadini meridionali”. Certe repressioni feroci di quel periodo sono ben fisse nella nostra memoria; e del resto anche
Qui sto però solo giudicando del degrado politico-culturale indotto in Italia da certa sinistra che si finse rivoluzionaria. Poiché però quest’ultima mostrò presto il suo reale volto, fondamentalmente reazionario pur nell’ammodernamento dei “costumi” (più che altro quelli sessuali), riuscì nell’intento di impestare i media, sostituendo i “padri” in specie nei giornali, in TV, nell’editoria, ecc., anche grazie al fatto di essere cooptata da parte di una classe dirigente economica incapace di vera autonomia produttiva, sempre bisognosa di assistenza “pubblica” e di svendita allo straniero (predominante).
In questo modo, i “rivoluzionari” sessantotteschi e settantasettini – farseschi e drammatici nel contempo; veri eredi dei Demoni di Dostojevski – ebbero modo di produrre un autentico sconquasso presentato come “ammodernamento”, anzi come postmodernità.
L’attacco alla razionalità, alla scienza, all’idea di progresso, il catastrofismo oggi dilagante che si “predica” sia derivato dal “dominio della Tecnica”, provengono da questi settori reazionari; anche se poi seguiti da altri, che si collocano sul fronte apparentemente opposto, di una “destra” pur essa non istituzionale, che si crede erede delle correnti più radicali e “rivoluzionarie” del vecchio nazifascismo (settori rimasti però sempre in posizione secondaria rispetto a quelli “ultrasinistri”).

Infine, questi ultimi ebbero un altro colpo di fortuna. Crollò il sistema “socialista”, e dagli Usa (e dalla nostra GFeID, finanza e industria assistita) partì l’operazione “mani pulite” che “produsse” infine una sinistra – in entrambi i suoi rami: la moderata e la radicale – senza più le radici popolari del Pci; una sinistra che, per fortuna, comincia adesso ad essere abbandonata dalla Classe.

Questo marciume dilagante – effetto dello sprofondamento politico-culturale, ormai realizzatosi grazie al patrocinio della suddetta classe dirigente economico-finanziaria – ha confermato i suoi autori nel controllo dei canali di trasmissione di sedicente informazione e “cultura”; ed essi ne hanno approfittato per mascherarsi e diffondere del disastro un’interpretazione del tutto mistificante: la colpa è del berlusconismo.
Adesso veramente basta con questa menzogna; è indispensabile, innanzitutto, ristabilire la giusta sequenza dei processi “catastrofici”. La sinistra – quella dei movimenti del ’68, e ancor più del ’77, saldatisi nel ’92-‘93 con tutto il resto della sinistra sotto l’ala protettrice della GFeID legata ai predominanti statunitensi; sinistra divenuta sempre più un ammasso di “ceti medi”, soprattutto dei settori del “pubblico” – è la causa di questi processi, il resto ne è derivato ineluttabilmente. Si è dunque creato un bubbone “piccolo-borghese”, con a capo pochi acculturati senza scrupoli e ultra-ambiziosi, che manovrano schiere di lettori di
Vespa e Camilleri (e magari di poco altro, ma non più della grande cultura classica e "borghese"), i quali hanno veramente provocato una frattura netta con le generazioni precedenti. Si tratta di quelli che predicano l’emozione contro la razionalità, la cultura del “corpo” messa in antitesi a quella dello spirito, il più disastroso dei relativismi condito di finta tolleranza, il più bieco lassismo anarcoide che ha disgregato ogni forma di reale e produttiva socialità. In certi momenti, sembra addirittura si sia interrotta una linea di civiltà che – in paesi di antica, millenaria, storia – rappresenta sempre un sedimento, un giacimento, cui si può attingere con effetti positivi perfino nelle epoche più buie. Invece oggi, questo è reso impossibile da questo gravissimo sprofondamento intuito dal grande
Pasolini, ma che ha poi progredito – grazie anche a quell’evento, un sostanziale “colpo di Stato” camuffato da operazione giudiziaria, prodottosi nel ’92-‘93 – a passi giganteschi. A me pare del tutto ovvio che la reazione a questa effettiva catastrofe non potesse che assumere, in Italia, le vesti pur esse meschine e squallide della cultura (e della politica) dei cosiddetti “bottegaio berlusconiano” e “industrialotto del nord-est”. A tutto questo è necessario reagire, pur sapendo che le volontà soggettive dovrebbero essere coadiuvate dall’evolvere di eventi capaci di mettere infine in moto processi storici di ben altro calibro e direzione. Tuttavia, i “soggetti” hanno intanto l’obbligo di ricominciare a pensare e, con le loro minime forze, di opporsi alle mistificazioni degli “intellettuali del degrado”. Bisogna affermare con forza: la conditio sine qua non di una possibile rigenerazione politico-culturale del nostro paese e del riannodarsi dei legami con il suo passato di grandi tradizioni culturali (e, lo ripeto, di civiltà) – rigenerazione che riuscirebbe, nel medesimo tempo, a combattere e superare anche la più sanguigna e concreta (meno parassitaria in ogni caso), ma comunque rozza, volgare e intellettualmente limitata,
“classe dirigente” berlusconiana – è lo sbaraccamento definitivo di questa sinistra fatta di ceto medio (“piccolo-borghese”, soprattutto dei settori del “pubblico”); un ceto esattamente meschino, intellettualmente mediocre, e nel contempo protervo e arrogante, come lo dipinse Pasolini.
Dobbiamo ricreare forze critiche, effettivamente contrarie a questo tipo di sistema sociale e politico, buttando però a mare questa sinistra, smettendo ogni tentativo di ricostituirla; perché ogni tentativo genera entità ancora più degenerate e ignobili. Non so quanta parte della sinistra, che pretende di essere comunista, abbia ancora un cervello pensante. Comunque, l’invito rivolto è precisamente in tal senso: abbandonate ogni velleitario tentativo di ricreare gruppetti e gruppetti di vecchi rigurgiti ideologici, ormai senza più appiglio con la realtà. Nello stesso tempo, smettetela con l’aggregazione ad una sinistra, più o meno moderata o invece finta radicale,
che è la causa reale del degrado, di cui indubbiamente la destra è poi il semplice riflesso speculare. Anzi, esiste proprio una vera cartina tornasole per saggiare se siamo o meno in presenza di puri mentitori e mistificatori: se si insiste oppure no sulla parola d’ordine dell’unirsi in nome dell’antiberlusconismo. Chiunque ancora la usi, è ipso facto il peggiore dei nemici, il vero obiettivo di un’azione di preliminare pulizia. Con quelli che hanno almeno capito questo imbroglio, si può ridiscutere; ma senza alcun tentativo di “rifondare il passato”. E’ necessario riemergere dallo sprofondamento culturale e politico di questi anni, per “costruire” qualcosa di nuovo e ancora impensato. Le piccole, infime, nostre forze s’impegneranno in questa direzione, con tutti coloro che hanno capito questi pochi punti. Non si creda di volerci creare ostacoli (“psicologici”) mostrando indignazione perché certi settori di “estrema destra” riportano alcune nostre analisi.

Noi ci rivolgiamo, puramente e semplicemente, agli individui che usano la ragione; a quelli che preferiscono utilizzare invece i soli “riflessi da cane di Pavlov”, senza valutare quello che noi diciamo – e senza prendere atto dello sforzo di rielaborazione teorica (nuova) che ci sta dietro, e che appare nel sito oltre che in libri e scritti vari su riviste – noi diciamo: non ci interessate, siete quelli della prevalenza delle emozioni sul cervello pensante, siete complici e conniventi con quella sinistra “intellettuale” che ha provocato lo sprofondamento politico-culturale da noi aborrito, facendolo passare per berlusconismo, un semplice effetto invece. Con voi abbiamo chiuso. Altrimenti, ricominciate a mettere in moto le sinapsi di quello che Woody Allen, spiritosamente, definì “il nostro secondo organo preferito”; se lo farete, siamo pronti al dialogo.

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George Bush ha denunciato la Russia per avere “invaso un vicino stato sovrano” e minacciato “un governo democratico”. Una tale azione, ha insistito, “nel XXI secolo è inaccettabile”.
Libano e uccideva più di mille civili come rappresaglia per la cattura o l’uccisione di cinque soldati? 






Stati Uniti, la loro instancabile promozione della Georgia come avamposto filo-occidentale e anti-russo nella regione, i loro sforzi per portare la Georgia nella NATO, il passaggio attraverso il territorio georgiano di un oleodotto cruciale e mirato a indebolire il controllo russo delle forniture energetiche.

il paese è diventato a tutti gli effetti un satellite degli Stati Uniti. Le forze armate georgiane sono equipaggiate e addestrate dagli Stati Uniti e Israele.
e prevenire minacce regionali, soprattutto quelle rappresentate da una Russia in ripresa. Questo obiettivo era stato espresso per la prima volta quando Cheney era segretario della difesa sotto Bush padre, ma il suo vero impatto si è sentito solo quando la Russia ha cominciato a riprendersi dalla disintegrazione degli anni Novanta. 

si prepara a installare nell’Europa dell’Est un sistema di difesa anti-missile palesemente puntato contro la Russia.


Il dominio unipolare del mondo ha ristretto lo spazio della vera auto-determinazione, e il ritorno di un qualche contrappeso va accolto favorevolmente. Ma il nuovo assetto porta con sé dei pericoli. Se la Georgia fosse stata membro della NATO il conflitto di questa settimana avrebbe rischiato un’escalation ben più grave. Lo si vedrebbe bene nel caso dell’Ucraina, che ieri ha offerto materiale per un futuro scontro quando il suo presidente filo-occidentale ha minacciato di limitare il movimento delle navi russe nella base di Sebastopoli, in Crimea.
è stata quella di inasprire le pene per gli imprenditori responsabili di incidenti sul lavoro.
Non può sfuggire il carattere puramente simbolico e astratto di questo provvedimento, mentre al contrario rimangono del tutto non affrontate le cause della mortalità sul lavoro. 
“flessibilità” del lavoro. Nella ultima legge finanziaria, il governo Prodi ha previsto ulteriori sgravi fiscali per gli straordinari, così da portare di fatto la giornata lavorativa media ad un minimo di dieci o dodici ore, il che equivale a dire che ci sono altri incidenti mortali già annunciati. 
In questo mito, l’imprenditore capitalistico è un instancabile creatore di ricchezza per se stesso e per tutta la società, un pioniere che continua a svolgere questo suo prezioso, insostituibile e provvidenziale compito nonostante che politici e sindacalisti gli pongano ad ogni passo lacci e lacciuoli. Come il poliziotto, anche l’imprenditore può sempre dire di avere le mani legate da tanti malintenzionati che vogliono impedirgli di fare il proprio dovere. 



consentendo così di scoprire che Hitler era una vera spugna della propaganda anglo-americana, al punto che oggi, cambiando solo la firma, egli potrebbe fare tranquillamente l’opinionista del “Corriere della sera” o de “




È quindi dall’interno dell’apparato statale che possono essere organizzati questi colossali trasferimenti di denaro pubblico ad aziende private, che sono presentati sotto l’etichetta propagandistica di “liberismo”.
Mirafiori in cui i sindacati Conferedali stanno spiegando il protocollo su Welfare e pensioni siglato lo scorso luglio con il Governo, il clima e' incandescente, con fischi e contestazioni che esprimono contrarietà al documento. Questo situazione è l'espressione del gravissimo disagio e delle pessime condizioni in cui sono costretti a vivere i lavoratori. Sono inaccettabili le posizioni di quelli che, all'interno della maggioranza, mandano segnali ricattatori sull'immodificabili
Costoro, anziche' porre aut aut farebbero meglio a ragionare sulle possibilita' di modifiche, cogliendo il malessere vero che c'e'. E' necessario migliorare l'accordo, in particolare sul "capitolo" precarieta' che e' la vera piaga sociale del nostro paese. Non rispondere a questa richiesta, come a quella di una rivalutazione del potere d'acquisto di salari e pensioni, significa continuare ad aumentare la perdita di fiducia in questo Governo e lavorare per il ritorno al governo del "Capoccione" precedente.
Gianni Rinaldini, segretario nazionale della Fiom, in rappresentanza della Cgil, e Luigi
Angeletti, segretario generale della Uil - sono tornati alla Fiat Mirafiori a Torino per 'tastare il polso' agli operai della più grande fabbrica italiana in vista del prossimo referendum - che si terrà dall'8 al 10 ottobre prossimi - sui famigerati accordi di luglio, quelli concernenti il protocollo sul lavoro e il benessere. A dicembre scorso i segretari di
Cgil-Cisl-Uil furono sonoramente contestati, in occasione della loro calata alla stessa fabbrica, ed i giornali nazionali ne diedero ampio risalto. Questa volta, prevedendo reazioni simili da parte degli operai - puntualmente verificatesi, i burocrati della triade hanno pensato bene di tenere l'assemblea a porte chiuse, in modo da poter poi ridimensionare al massimo gli effetti della contestazione. Inoltre il segretario generale della Cgil - l'ex socialista craxiano Guglielmo Epifani - non si è neppure presentato, preferendo evitare di essere nuovamente subissato dai fischi,
ed ha inviato in sua vece un leader sindacale molto vicino alla cosiddetta "sinistra radicale", pensando in questo modo di rendere maggiormente accondiscendente l'uditorio nei confronti del sindacato; l'obiettivo non dichiarato ma evidente era quello di non dare l'immagine che la maggioranza schiacciante delle maestranze alla Fiat Mirafiori è schierata apertamente per il NO e non intende farsi nuovamente abbindolare da false promesse. Occorre veramente fare i complimenti a questo uomo tutto di un pezzo:
per far vincere il sì sta facendo qualunque cosa, compreso vietare ai sostenitori del NO di andare ad argomentare e sostenere le proprie ragioni nelle assemblee, alla faccia della democrazia; inoltre, pur andando a sbandierare in giro di essere assolutamente certo della vittoria del sì, non va dove vedrebbe che non è così certa la sua affermazione, anche e soprattutto per evitare di essere
contestato: non male per uno che ha aderito al Partito democratico, la democrazia non sa neanche dove sta di casa! Per parte nostra non possiamo che dare indicazione di andare tutti a votare per sostenere le ragioni del NO a questa ennesima truffa ai danni dei lavoratori.
Fondi Pensione Integrativi (FPI) erano il 14,9%.
(creato “ad hoc” per superare la diffidenza dei lavoratori, giocando sulla mancanza di informazione che dilaga, purtroppo, nel mondo del lavoro) e si arriva a meno del 30%.
TFR ai FPI perché lasciar passare i 6 mesi e non farlo subito? Quando una cosa è buona la si vuole subito. O no?
Cesare Damiano - che contava su una adesione di almeno il 40% - costituiscono una risposta, a dir poco, deludente per gli sponsor dei FPI. I lavoratori hanno dunque posto oggettivamente un freno ad una operazione pericolosissima su ogni piano: economico, politico, sociale... E questo è un risultato oggettivamente positivo.
hanno incentivato i lavoratori a mantenere il TFR in azienda (per poterlo usare loro come fonte di auto-finanziamento “a tasso zero” invece che i gestori dei FPI); dall’altro, i lavoratori delle piccole imprese, sottoposti ad un livello di ricatto occupazionale - e quindi a condizioni salariali - notevolmente peggiori, hanno ritenuto, intelligentemente, che non fosse il caso di rischiare in borsa il proprio TFR, utile invece nei momenti di perdita del posto di lavoro, tanto più frequenti con le loro condizioni contrattuali.
che nelle piccole e piccolissime imprese artigiane ha una influenza molto inferiore. Insomma, la relativamente ampia adesione (si dice circa 51%) dei lavoratori “garantiti” della grande impresa è anche un indice della loro subalternità al sindacato confederale che si erge di fronte a loro come una vera e propria istituzione mafiosa la cui offerta “non si può rifiutare”.
investimenti finanziari (così come molto spesso integrano il bilancio corrente con il ricorso a piccoli e medi prestiti) ipotizzando di poterselo permettere grazie alla relativa stabilità del proprio posto di lavoro.
sono andate in larga parte deluse. Possiamo cantare vittoria? No di certo, perché ogni volta che verremo assunti in una nuova azienda scatterà il silenzio-assenso e in caso di mancata consegna del rifiuto esplicito, il TFR verrà destinato ai FPI.
scippo del TFR e per la difesa della previdenza pubblica non è finita il 30 giugno. E’ ancora in corso e lo sarà in modo permanente anche in futuro. Non dobbiamo abbassare la guardia.
potranno, di tanto in tanto, ottenere qualche risultato parziale ma le cose, complessivamente, continueranno a peggiorare giorno dopo giorno: pensioni, salario, diritti, ambiente, sicurezza... una erosione continua.
chiediamo l’elemosina, quando va bene, otteniamo l’elemosina.
Centro storico contro periferia? Primo contro secondo piano? Una stanza contro l’altra? 

Zero, brevi collegamenti con Webster Tarpley e Julez Edward (l’organizzatore di United for Truth, la manifestazione di Bruxelles del 9) e poi lunga discussione sulle questioni che più interessano, a partire dalla proposta della commissione internazionale di inchiesta. Qui ad esempio i nodi da sciogliere sono diversi: come arrivarci, dove farla, come formare un pool di esperti che dia garanzie di indipendenza e di rigore quanto meno sul piano logico e investigativo, come difendere il loro operato dalle pressioni e dagli attacchi che tutti possiamo immaginare.
Giulietto Chiesa e con Massimo Mazzucco (in collegamento dagli Stati Uniti), ci confronteremo sul tipo di iniziative da fare qui in Italia dopo un’estate nella quale la strategia dei fabbricanti di opinione è passata dal discredito e dal debunking al tentativo, ancor più sottile e pericoloso, di arruolare il movimento per la verità sull’11 settembre nel fantomatico “partito dei negazionisti”
sparando nomi a destra e a manca, ha fatto entrare Massimo Mazzucco e noi di Faremondo nella «galassia negazionista» in quanto sostenitori, a suo parere, di un «revisionismo» che attribuirebbe l’11 settembre ad una «congiura di sionisti e Cia». Sulla vicenda, originata come si ricorderà dal “caso Moffa”, si può riandare alla
ha dimostrato di essere un osso duro. Vogliono portare l’attacco su un terreno in apparenza più favorevole al mainstream culturale italiano. Accomunare il movimento di inchiesta sull’11 settembre e i “negazionisti dell’Olocausto” potrebbe allora far scattare un tipo di bagarre mediatica più rissosa a suon di appelli di condanna sottoscritti da cordate di politici, intellettuali, storici, ecc., con la prevedibile mobilitazione della “comunità ebraica”, la corsa alla solidarietà di “importanti cariche istituzionali” e così via. Marciume italiota allo stato puro.
che sarebbe più forte che nel 2001 e pronta a colpire, con telepredicatori miliardari i quali rivelano come Dio gli abbia confidato che ci sarà una strage enorme (nucleare) su suolo americano sul finire del 2007, per non dimenticare uomini dell’asse finanziario stay behind di Cheney (tipi come George Schultz e Rupert Murdoch) che, nel bel mezzo della crisi dei “mercati finanziari” soccorsi in liquidità delle banche centrali, costringono il loro pupillo ad un forcing psicologico ossessivo sui settori dell’amministrazione Bush che ancora “frenano” sulla programmata aggressione all’Iran… Dovranno spiegarci tutto questo, come e perché si producono questi fatti e tutte queste avvisaglie di un altro
11 settembre. In questo modo non daremo loro lo spazio logico per spingerci nell’angolo putrido del “negazionismo”
lavavetri sia scoppiata pochi giorni dopo l’allarme sul terrorismo islamico a Perugia, rivelatosi poi l’ennesima montatura poliziesco-mediatica.
sono sempre più costretti a chiedere protezione alle organizzazioni che si occupano del traffico di esseri umani. La dipendenza di milioni di persone dalle organizzazioni criminali è conseguenza del loro isolamento sociale, un isolamento che non potrebbe sussistere senza queste cicliche operazioni di guerra psicologica.
In questi anni il buonismo è stato infatti il principale veicolo di disinformazione circa la vera natura dell’immigrazione, fatta passare per un fenomeno tutto sommato spontaneo e fisiologico. La retorica dell’accoglienza è servita a mascherare la realtà di un nuovo schiavismo, di una moderna tratta degli schiavi.
costo del lavoro.
“imprenditori” che non svolgono alcuna attività produttiva, ma che si limitano a lucrare sull’intermediazione. Questi imprenditori rimarranno “puliti”, poiché nessun lavoratore immigrato morirà mai nei loro cantieri per assenza di misure di sicurezza, appunto perché cantieri non ne hanno.
sono quelli gestiti dalla Confindustria. 








fossili hanno fornito ai paleontologi indicazioni su un'antica
"corsa agli armamenti" fra predatori e prede. Da tempo i biologi avevano ipotizzato che, nella lotta fra i predatori e le prede, il miglioramento di una delle parti (per esempio, lo sviluppo di denti
più affilati) stimoli una risposta evolutiva nell'altra (per esempio, una pelle più robusta). Studiando crinoidi fossili, un gruppo di animali marini imparentati con le stelle marine e i
ricci di mare, Tomasz Baumiller dell'
invertebrati nelle acque poco profonde, come i crinoidi (noti anche come gigli di mare), stavano sviluppando spine e armature più spesse. Fra gli altri trucchi donati dall'evoluzione ai crinoidi, c'è stata la capacità di rigenerare le parti del corpo andate perdute. Così, quando un pesce ingoiava qualcuna delle loro
appendici simili a tentacoli, i crinoidi ne facevano crescere di nuove. In un articolo pubblicato sul numero del 3 settembre della rivista "
Predatori e prede sono stati letteralmente plasmati dalla selezione naturale, la quale ha fornito agli uni armi di attacco temibilissime, agli altri strumenti di difesa molto efficienti. Da sempre i grandi predatori ci spaventano soprattutto per le terribili
armi di cui sono dotati: artigli e zanne. I coccodrilli ad esempio sono in grado chiudere le mascelle generando una pressione a migliaia di chili: abbastanza per stritolare qualsiasi preda…. ma prima bisogna prenderla! Per raggiungere lo scopo questi rettili giocano moltissimo sul fattore sorpresa: si avvicinano non visti alla vittima e solo all’ultimo momento la attaccano con incredibile velocità. La
velocità è da sempre anche il miglior mezzo di fuga.
Meglio ancora se si riesce a disorientare l’inseguitore cambiando spesso direzione, o compiendo grandi balzi. Nella guerra tra predatori e prede però è importante tenere a mente un fatto: anche il migliore dei cacciatori può fallire un agguato, e non è una tragedia perché il pranzo viene solo rimandato. Per una preda invece, non esistono seconde possibilità: ogni errore è un errore fatale.
carnivori avevano a che fare con prede
molto pericolose: alcune avevano dimensioni enormi e avrebbero potuto schiacciarli sotto il proprio peso, altre erano dotate di
corna, corazze ed aculei con cui difendersi. Per questo motivo probabilmente i predatori non combattevano con le proprie prede ma le assalivano all'improvviso infliggendo un profondo morso e poi aspettavano che la preda morisse prima di divorarla. I predatori
più piccoli, invece, probabilmente cacciavano in
branco. Tra questi agili predatori, i dromeosauri erano dotati di un micidiale artiglio a forma di falce sulle zampe posteriori; da questi dinosauri si pensa abbiano avuto origine gli uccelli. I dinosauri erbivori avevano sviluppato varie strategie di difesa dai predatori: alcuni erano dotati di corna, altri avevano il corpo corazzato e coperto di pericolosi aculei, oppure erano dotati di code corazzate che usano come mazze. Gli erbivori di dimensioni maggiori, difficili da predare a causa dell'enorme mole, avevano anche code lunghe e sottili che usavano come fruste. E' probabile che per difendersi meglio, gli erbivori si spostassero in branchi.