giovedì, 06 marzo 2008

BASSOLINO, UN UOMO PER TUTTE LE MISTIFICAZIONI

Il rinvio a giudizio del Governatore Antonio BassolinoAntonio_Bassolino per la gestione dei rifiuti in Rifiuti in CampaniaCampania, costituisce la ovvia conclusione della campagna mediatica organizzata in questi mesi, ma ciò non vuol dire che in tale incriminazione vi sia una logica immediatamente riconoscibile. Perché è stato incriminato soltanto Bassolino e non i Commissari straordinari per l’emergenza-rifiuti in Campania succedutisi in questi tredici anni? E in base a quale valutazione l’uomo che a quel tempo i media nazionali e internazionali presentavano come l’autore del “rinascimento bassoliniano”, fu invece esautorato della gestione dei rifiuti?

Le contraddizioni si spiegano se si considera Bassolino per quello che realmente è sempre stato: un uomo di paglia, un prestanome. A metà degli anni ’90, la celebrazione mediatica dell’inesistente “rinascimento bassoliniano” servì a coprire la privatizzazione della finanza locale operata a Napoli dallo stesso Bassolino.

Oggi il crescente prelievo fiscale esercitato dai Comuni e dalle Regioni non è in funzione della erogazione di servizi alla cittadinanza, ma va da un  lato per i profitti delle esattorie private, dall’altro per il pagamento degli interessi sui BOC (Buoni Ordinari Comunali). I due lati alla fine possono essere anche lo stesso, poiché, per il consueto gioco delle scatole cinesi, i veri padroni delle esattorie sono spesso anche i detentori dei BOC.

Negli anni ’90 i BOC del Comune di Napoli furono comunque piazzati in tutto il mondo, soprattutto in fondi di investimento statunitensi, cosa che procurò all’allora sindaco di bassolinoNapoli grandissime lodi mediatiche. Un altro motivo per il quale Bassolino è stato presentato per anni dalla stampa come un eroe, è che egli ha, silenziosamente e progressivamente, alienato la maggior parte del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli  a favore di agenzie immobiliari come la Pirelli. Bassolino è stato un portabandiera delle privatizzazioni anche nel campo della questione rifiuti, dove ha sempre avallato l’appalto a ditte private della rimozione e dello smaltimento dei rifiuti stessi. Si potrebbe quindi pensare che il crollo d’immagine di Bassolino possa esser dovuto al fatto che oggi egli sia andato in qualche modo contro gli interessi dei gruppi affaristici che ha sempre favorito in passato, ma non risulta nulla del genere. Il punto è che Il re della monnezzaAntonio Bassolino costituisce un capro espiatorio ideale, poiché è un uomo prevedibile e meccanico in ogni parola ed in ogni gesto, cioè un tipico prodotto delle scuole-quadri del Partito Comunista Italiano degli anni ’60. Chi lo ha conosciuto quand’era dirigente del Partito Comunista a Napoli, lo ricorda come un uomo incapace di pronunciare anche una sola frase che non avesse ripassato e memorizzato in precedenza. Pasolini, 1975La sua funzione nel Partito era quella del poliziotto contro il dissenso interno, un dissenso peraltro inesistente, e che egli credeva di scorgere anche solo in un’espressione troppo pensosa, o in un look troppo intellettuale, o persino in una frase troppo lunga. Il suo aspetto di proletario rozzo e ruspante, i suoi modi sbrigativi e brutali, rendevano Bassolino un castigamatti perfetto per fustigare gli intellettualini del PCI, spesso costretti a subire da lui quella che era la sua sceneggiata preferita: il ritiro della tessera, strappata poi sulla faccia del malcapitato di turno.

La sua fama di “ingraiano” duro e puro conferiva al suo rigido conformismo un alone eroico e disinteressato, perciò negli anni ’70 e ’80 Bassolino rappresentava la “faccia pulita” del PCI napolitanonapoletano, in confronto ad altri dirigenti locali notoriamente con le mani in pasta, come Geremicca. La cosa oggi può far ridere, ma Bassolino iniziò la sua ascesa, da semplice sbirro di partito a grande dirigente, identificandosi con la necessità di riscatto morale della città e, in base a queste premesse, fu eletto sindaco di Napoli e poi presidente della Regione. Che nesso c’è fra il Bassolino “moralizzatore” e l’attuale BassolinoMunnezzaBassolino “amerikano”, uomo di paglia delle multinazionali americane e della U.S. Navy che scaricano rifiuti tossici nel territorio campano? Il nesso è evidente se si considera che il PCI adottò dal 1976 in poi la questione morale come bandiera ideologica totalizzante a causa dello scandalo Lockheed, partito dagli Stati Uniti all’inizio del 1976, ufficialmente per opera della commissione presieduta dal senatore Church.

L’affare Lockheed costituì un’operazione ideologica di portata “epocale”, poiché gli Stati Uniti cambiarono le carte in tavola al punto da far apparire a tutto il mondo il loro colonialismo commerciale nei confronti dei Paesi “alleati” come una questione di disonestà dei popoli da loro colonizzati.

I governi “alleati” degli Stati Uniti che furono coinvolti nello scandalo - Giappone, Germania, Olanda, Italia - erano accusati di aver acquistato dalla multinazionale americana Lockheed degli aerei militari da trasporto e di aver intascato per questo delle tangenti.

In realtà i trattati di “alleanza” degli Stati Uniti sono veri trattati commerciali coercitivi, con i quali i Paesi “alleati” si impegnano ad ammodernare il loro armamento rifornendosi dalle multinazionali degli stessi Stati Uniti. Ciò spiega in gran parte anche l’attuale smania di pabushoBush di allargare la NATO ai Paesi dell’ex impero sovietico, dato che a questi Paesi, insieme al trattato di alleanza da firmare, viene fornita anche la lista delle armi che devono acquistare dallo stesso Bush. Lo scandalo Lockheed trasformò il colonialismo commerciale statunitense anche in colonialismo ideologico, tanto da modificare l’ideologia del Partito Comunista Italiano, il cui segretario di allora, Berlinguer, arrivò a sostituire il socialismo con il “governo degli onesti”.

Quindi l’evoluzione del PCI nell’attuale Partito Democratico iniziò proprio con Berlinguer, il quale accettò senza discutere l’idea di una superiorità morale degli Stati Uniti.

Nessuno in Italia notò il paradosso di una superpotenza che prima costringe i suoi alleati a diventare suoi clienti e poi li etichetta di disonestà. Nessuno notò la contraddizione di un capitalismo che si presenta come rapporto di mercato e poi invece si alimenta di commesse militariWar news senza concorrenza e di operazioni commerciali estorte ai clienti. Nessuno notò neppure la falsità del luogo comune secondo cui gli Stati Uniti si accollerebbero generosamente le spese per la difesa dei loro “alleati”, come l’Italia. La stampa e la magistratura si accanirono invece nella ricerca della “Antelope Cobbler” - nome in codice dell’ignoto percettore di tangenti interno al governo italiano -, senza volersi accorgere che la “tangente” era in realtà una mancia, dato che i governi in questione non avevano alcuna facoltà di opporsi all’acquisto degli aerei.

Neppure Aldo Moro, nel famoso discorso del 1977 alla Camera per decidere dell’autorizzazione a procedere contro gli ex ministri della Difesa Gui e Tanassi, si soffermò su questa assurda pretesa statunitense di trasformare in superiorità morale il loro colonialismo commerciale.

È chiaro che la questione dello scarico dei rifiuti tossici - comprese le scorie nucleari dei sommergibili atomici attraccati nel porto di Napoli - non riguarda direttamente né bassolino_antonioBassolino, né la camorra, ma direttamente il governo italiano, il quale è da anni presente nell’operazione con un suo Commissario. Per quanto servile, Bassolino non viene ritenuto in grado di occuparsene in prima persona. Il suo ruolo attuale è appunto quello del parafulmine su cui dirottare l’indignazione di una popolazione costretta a subire una falsa emergenza, il cui scopo è di reperire sempre nuove discariche da riempire con sempre nuovi rifiuti tossici.

 

COMMENTI FLASH

Fiori e cannoni (kenia 1)
La presentatrice televisiva Licia Colò, che conduce un programma popolar-turistico, ha invitato gli spettatori ad acquistare qualche fiore in più per aiutare la popolazione del Kenia in preda alla guerra civile.

In effetti il Kenia produce una percentuale consistente dei fiori venduti in Europa. Peccato che la produzione sia in mano alle solite multinazionali che, oltre ad aver impoverito il paese con le monocolture, lo riempiono di armi per consentire ai kenioti di scannarsi tra loro con le solite provocazioni etniche, quelle provocazioni organizzate da improbabili leader locali etero-diretti.

Alcuni telegiornali hanno riportato con enfasi il fatto che i Kikuiu - una delle “etnie” in lotta- sono dediti a particolari rituali magici di appartenenza; sarà un caso, ma si tratta della stessa storia che i giornali inglesi riportavano negli anni ’50 all’epoca del massacro dei Mau Mau, ovvero proprio dei Kikuiu, da parte delle truppe coloniali britanniche.


Democrazia all’arancia (kenia 2)
Kibaki e Odinga sono i due leader principali che si contendono il potere in Kenia.

Mentre Kibaki ha vinto delle elezioni sfacciatamente truccate, il leader dell’opposizione, Odinga, controlla la maggioranza del parlamento con il suo movimento ODM (Orange Democratic Mouvement).

Il signor Odinga, dal passato sufficientemente delinquenziale, annovera tra i suoi più importanti consiglieri per la comunicazione lo statunitense Dick Morris, mai troppo lodato regista e sceneggiatore della fasulla “rivoluzione arancione” in Ucraina nel 2004.

Visto che il Kenia è partner strategico di Washington nella “lotta al terrorismo” nel corno d’Africa , e che è uno dei paesi che potrebbero ospitare in futuro la sede dell’Africom, il comando militare che gli USA sono sul punto di installare sul continente, si può capire chi abbia le mani in pasta nella situazione attuale del Kenia.


Mercatino del lavoro
La crisi delle industrie automobilistiche USA continua.
La Ford passa dal secondo al terzo posto fra i colossi del settore e decide di liberarsi di 54mila operai.

Il metodo seguito in questa ristrutturazione è almeno apparentemente nuovo. I lavoratori in esubero vengono messi all’asta e ceduti al miglior offerente nell’ambito di kermesse definite senza ironia Festival del lavoro.

Sembra che i giovani lavoratori della Ford in esubero siano entusiasti di questa trovata neo-schiavile. Si può esser certi che il PD, dopo la tempestiva adesione all’idea della castrazione chimica e altre proposte sadiche delle destre, non vorrà farsi sfuggire questa nuova lezione di democrazia che ci arriva da oltreoceano.


Camp 1
La coltivazione più diffusa e redditizia in California non è quella dei vigneti ma della marijuana.

La crescita esponenziale della produzione interna, dicono sia dovuta alle difficoltà di importare la cannabis dal Messico e dal Canada per l’aumento dei controlli. Naturalmente il governo ha lanciato la sua campagna contro la coltivazione di marijuana, Camp (Campaign against marijuana planting), che avrà gli stessi risultati di quella contro il narcotraffico colombiano, ovvero l’aumento della produzione e del consumo.

Se si tiene conto che gli USA consumano oltre il 50% della droga prodotta al mondo (solo in California, più dell’11% della popolazione fuma marijuana) e che una percentuale rilevante degli oltre due milioni di detenutiSegregazione carceraria nelle carceri USA vi si trova per reati legati alla droga, si può capire come la droga sia una vera manna per il sistema di controllo e per l’affarismo criminale statunitense.

Camp 2
Ormai sembra certo che gli USA siano sul punto di raggiungere un nuovo record: più dell’1% della popolazione dietro le sbarre (oltre due milioni e trecentomila persone); anche l’Italia si difende bene con i suoi 60.000 detenuti. Ma i contribuenti statunitensi possono dormire sonni tranquilli, visto che il costo dei detenuti non si trasformerà in aumento di imposte.

La maggior parte delle carceri USA è infatti in mano ai privati che, comprensibilmente, cercano di rendere proficuo lo sfruttamento del lavoro dei detenuti. Prima si guadagna sul traffico di droga e poi sul lavoro dei detenuti per reati connessi alla droga.

Fonte: www.comidad.org

postato da: luciospartaco alle ore 16:03 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 17 luglio 2007

Siamo tutti drogati?

canne

Ma chi sono gli spacciatori?

generali

prodezze

prodezze2

Padroni, padrini e...

fiat

...Servi dei padroni!Il re e il vice-re della Tv spazzaturaFede

brunovespasgarbi e rifiuti televisivi

mercoledì, 04 luglio 2007
IRPINIA PARANOIKA
 
Ormai non si contano più le inchieste, i dossier, i libri, i saggi e quant'altrococaina è stato scritto e pubblicato sul tema della tossicomania. Si rimane letteralmente sorpresi dalla facilità o, per meglio dire, dalla faciloneria e dal semplicismo, con cui le persone più diverse tendono ad occuparsi dell'argomento. Tutti, o quasi, sembrano ritenersi e proclamarsi "esperti" del problema e sono disposti a trattarlo con eccessiva disinvoltura e superficialità. Spesso solo per sentito dire, spinti dall'onda emotiva di una tragica notizia, ripetendo e citando frasi fatte, abusando di argomenti triti e ritriti, senza documentarsi col dovuto rigore scientifico, discorrendo a sproposito, in base a pregiudizi e stereotipi convenzionali che alla fine si rivelano per ciò che realmente sono: opinioni assolutamente false e distorte, intrise di bigottismo e saccenteria moralistica. ipocrisie-privacy-drogaLa conseguenza più disdicevole di un simile andazzo è quella di compromettere ogni possibilità di indagine e comprensione delle cause reali del problema e, in ultima analisi, quella di precludere ogni possibilità (e volontà) di risolverlo alla radice. Pertanto, è lecito ed opportuno chiedersi se abbia senso scrivere un altro, l'ennesimo articolo su questa difficile e delicata materia. Io credo che un senso ce l'abbia, proprio in forza di un'eccessiva confusione viscerale ed emotiva, derivante da una paura ancestrale ed irrazionale, a causa dei tanti orpelli ed apparenze che traggono in inganno, in virtù dell'alone di ignoranza che ancora avvolge il problema. Soprattutto nelle piccole realtà di provincia, laddove prevalgono abitudini e personalità pettegoleciarliere, laddove si tende ad esagerare sia nel bene che nel male (in questo caso, nel male), lavorando molto di immaginazione, alterando anche la più banale delle verità, costruendo un cumulo di menzogne, bugie, invenzioni, pettegolezzi, idiozie e baggianate, a partire da un minuscolo, insignificante sassolino. Non nutro certo vane illusioni, non ho la sciocca pretesa di far luce laddove regna la massima oscurità, soprattutto perchè è estremamente difficile, se non impossibile, comunicare con chi non intende ascoltare e capire. Nel contempo voglio provare a dire la mia, visto che in tanti (troppi) lo fanno abitualmente, arrecando talvolta danni di non poco conto. Spero di non procurarne altri. Perciò mi propongo di offrire una chiave di lettura diversa ed originale rispetto ad un fenomeno in ascesa anche nel nostro territorio.
 
Droga e disadattamento
 
Premetto subito che in questo contesto la droga sarà trattata soprattutto in termini di tossicomania e farmacodipendenza.psicofarmaci In tal senso occorre precisare che alcune sostanze, note come "droghe legali", sono a tutti gli effetti sostanze psicotrope e tossicologiche, in quanto determinano effetti tossici, provocano assuefazione e modificazioni delle funzioni psicofisiche, quali ad esempio i barbiturici, gli eccitanti, gli ipnotici e tutti quei prodotti a bassa concentrazione di oppiacei, liberamente venduti in farmacia. Mi riferisco agli psicofarmaci in genere, ovvero a quelle droghe non soggette al divieto di legge, per cui non risentono della disapprovazione sociale, mentre altre sostanze, quali ad esempio la canapa indiana e i suoi derivati, hascish e marijuana (che producono danni minori di un sonnifero, di un anfetamina o di un coadiuvante della fatica), essendo proibite, sono condannate a priori, per cui chi ne fa uso, magari solo occasionalmente, viene biasimato e perseguito alla stessa stregua di uno spacciatore o di un consumatore di eroina, cocaina e crac. Ciò è maggiormente vero alla luce della legislazione vigente in materia, varata dal precedente governo di centro-destra. lo_spacciatore_fini
Io sono convinto che le tossicodipendenze sono un aspetto particolare e fenomenico di un problema ben più ampio e profondo, definibile come disagio o disadattamento sociale, che sta all'origine di tutte quelle forme di devianza dalla norma che acquistano nelle società capitalismocapitalisticamente più avanzate dimensioni sempre più massicce e preoccupanti, soprattutto all'interno della popolazione giovanile. Soprattutto in quelle fasce del proletariato e del sottoproletariato giovanile che vivono sulla loro pelle le violente contraddizioni, l'alienazione, l'emarginazione, il malessere e lo squallore del vivere quotidiano. Uno stato di cose che ormai non appartiene più solo alla complessa ed eterogenea realtà delle metropoli, sempre più inquinate e cementificate, con periferie periferia_scampiasempre più depresse e disgregate, divise in ghetti suburbani, immondi e degradati, ma investe anche le più (apparentemente) semplici e omogenee realtà di provincia, persino i piccoli centri di montagna dell'Irpinia e delle aree interne del Mezzogiorno. Quelle che una volta si potevano considerare quali "comunità a misura d'uomo" o "amene realtà di provincia", oggi non lo sono più, almeno nelle forme e nelle caratteristiche di un tempo ormai remoto, sepolto nell'oblio. E' davvero inquietante scoprire l'alta percentuale di tossicomani, farmacodipendenti e alcoldipendenti, di vittime per overdose, tra i giovani che vivono all'interno delle comunità montane dell'Irpinia,panorama irpino laddove i giovani sono in netto calo, vivono poche migliaia di anime, in molti casi addirittura poche centinaia, laddove è in atto un pauroso e inarrestabile decremento demografico, i giovani tendono a fuggire, ad emigrare, pur avendo raggiunto un elevato livello di istruzione scolastica e universitaria. Le popolazioni di questi piccoli centri di montagna stanno invecchiando velocemente e sembrano fatalmente destinate all'estinzione nel giro di pochi decenni, a meno che non si provveda tempestivamente ed efficacemente ad invertire l'attuale tendenza negativa.
 
Diffidare dei facili moralismi
 
Intendo chiarire un punto essenziale, a scanso di eventuali equivoci. Il presente discorso non sottace un giudizio moralistico, risultato di una presa di posizione aprioristica e bigotta, angelibensì contiene un tentativo di analisi lucida, obiettiva e disincantata, per quanto possibile, sui mutamenti in atto nei nostri paesini, da secoli chiusi e arroccati sui monti irpini, in cui all'improvviso sembrano sorgere drammatiche emergenze ambientali e sociali, rischiano di esplodere violente contraddizioni, frutto di travagli e sofferenze di massa. E' necessario assumere un approccio metodologico sempre più razionale, distaccato e rigoroso rispetto a tali problematiche, per evitare di incorrere in errori e pregiudizi di natura emotiva, che potrebbero inficiare le possibilità di conoscenza, ostacolando in partenza ogni tentativo di risoluzione o, comunque, di risposta politicamente valida e credibile. In altre parole, lo spirito con cui intendo affrontare la tematica, è quello espresso in chiave artistica in alcuni cult-movie quali "Amore tossico" (del 1983) e "Trainspotting" film_trainspotting(del 1996), ovvero rifuggendo da ogni punto di vista e da ogni (pre)giudizio di tipo moralistico, per provare a pormi in un'ottica il più possibile analitica e scientifica. Pertanto, io diffido e invito i lettori a diffidare delle notizie allucinate e allucinanti diffuse dalla stampa e dai mezzi di (dis)informazione di massa, tese a creare panico e confusione, a generare effetti di demonizzazione del fenomeno, che invece va inquadrato e interpretato realisticamente, va indagato con rigore scientifico, sgombrando il campo da tutti i più beceri ed insulsi luoghi comuni. Sotto questo profilo occorre riflettere, ad esempio, sul fatto che la droga nella nostra epoca, anche nelle nostre zone, occupa il posto che un tempo apparteneva al diavolo e alle streghe, ovvero al lupo cattivolupo cattivo nelle favole per i bambini, ossia quel ruolo che contrassegna l'elemento negativo e diabolico per antonomasia: il male. E questo è già di per sé una iattura, nel senso che costituisce un approccio profondamente errato e fuorviante, quindi rovinoso, che induce l'opinione pubblica a legittimare ed avallare scelte politiche filoproibizioniste, ad invocare provvedimenti autoritari e leggi "eccezionali" che non risolvono affatto il problema, bensì lo aggravano, poliziaper scatenare  risposte meramente repressive. In tal modo si finisce per inasprire ed accrescere l'entità del problema, introducendo un aspetto di allarmismo psicologico, una questione di polizia e di ordine pubblico che si sovrappone ad una situazione problematica che, invece, è di natura medico-sanitaria, culturale e socio-educativa, ma non può assolutamente diventare una priorità penale e giudiziaria quale oggi è diventata e viene comunemente percepita.
 
Un pò di storia
 
Ricordo che in determinati momenti storici le droghe si sono rivelate molto utili in chiave repressiva contro i movimenti giovanili, contro le minoranze etniche e sociali, contro le avanguardie politiche che si contrapponevano frontalmente al sistema sociale dominante. Alcune droghe pesanti sono state impiegate scientificamente soprattutto in funzione politica conservatrice e controrivoluzionaria, per sedare quei fermenti di contestazione e di rivolta recepiti come una minaccia per l'ordine costituito, ossia per l'ordine padronale. Ad esempio, negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, la diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l'acidolsd lisergico e l'eroina, fu decisa e posta in essere per facilitare il minor ricorso possibile alle brutalità della forza pubblica, ossia alla violenza repressiva della polizia e del carcere, al fine di contrastare e rendere innocue quelle manifestazioni di cultura alternativa e ribellione giovanile molto in voga in quel periodo, nonché le lotte, le proteste e le organizzazioni politiche della gente afroamericana. Infatti, il Black Power, il Black Panther Party,black panther party i Musulmani neri (si pensi, ad esempio, al celebre campione del mondo dei pesi massimi, Cassius Clay, in arte Muhammad Alì, un pugile nero che abbracciò la fede islamica), gli hippies, i Weatherman e altri gruppi sovversivi statunitensi, furono annientati e sgominati  anche (ma non solo) attraverso la diffusione di sostanze tossiche assai nocive come l'eroina, l'LSD ed altre droghe devastanti. La reazione della classe dominante statunitense non si concretizzò e non si misurò solo con i tradizionali strumenti repressivi impiegati dalle forze dell'ordine (regolari: esercito e polizia; irregolari: squadrismo di destra), per cui centinaia di militanti neri e di attivisti bianchi vennero assassinati ed altre bart in carceremigliaia furono incarcerati, ma pure con un intervento, altrettanto violento e repressivo, esercitato sul versante culturale, mediante cioè la diffusione (pilotata e promossa ad arte) delle droghe e della "cultura delle droghe" all'interno delle realtà dei suddetti movimenti politici antagonisti, che in tal modo vennero definitivamente sconfitti. Si pensi, ad esempio, alla gioventù nera americana, sterminata e brutalizzata fisicamente e mentalmente dal flagello delle droghe, danneggiata anche finanziariamente e costretta a delinquere, poiché per il drogato l'unica possibilità di sopravvivenza è il furto, che egli compie esclusivamente a scapito della propria comunità, la comunità afroamericana, e non contro la società bianca. Questa operazione repressiva fu concepita e diretta dalla CIAmierda (vero cervello strategico-organizzativo della controrivoluzione e dell'eversione fascista internazionale), ma fu condotta grazie al contributo decisivo apportato dalla criminalità mafiosa siculo-americana e al ruolo di complicità offerto dai vertici dell'esercito nordamericano, all'epoca impegnato nella guerra in Vietnam. Un paese che insieme al Laos e alla Thailandia formava il famigerato "triangolo d'oro" delle coltivazioni di oppio. Oggi, questo primato negativo appartiene all'Afghanistan, oppio afghanodove non a caso è in corso una guerra sanguinosa condotta dall'impero nordamericano. Ebbene, l'eroina fu diffusa prima tra i giovani dell'esercito yankee stanziato in Vietnam, per poi essere esportata nel mercato nordamericano, allo scopo di arginare e contenere la realtà dei movimenti e delle esperienze di lotta che stavano crescendo soprattutto tra le minoranze di colore, sollevando ed organizzando politicamente il proletariato giovanile afroamericano, minando seriamente le basi della società borghese statunitense. Il festival musicale pacifista diwoodstock Woodstock (un megaconcerto hippie di tre giorni vissuti all'insegna della pace e della musica, tenutosi nell'agosto 1969) fu l'occasione più propizia in cui i vertici della CIA vollero sperimentare gli effetti delle droghe in un contesto di massa, per cui ordinarono alla polizia di non intervenire, per favorirne o, comunque, non impedirne la libera diffusione tra le migliaia di giovani partecipanti alla manifestazione musicale alternativa. Con tale iniziativa, ebbero modo di verificare che i giovani intossicati e storditi dalle droghe diventavano praticamente innocui, vere larve umane, per cui decisero di ricorrere massicciamente alle nuove armi, che si rivelarono micidiali soprattutto per annichilire il proletariato giovanile afroamericano.pantere nere In breve tempo i movimenti antagonisti e rivoluzionari si dispersero e scomparvero dalla scena politica statunitense. Come accadde in Italia alla fine degli anni '70. L'eroina si dimostrò più efficace dell'opera di repressione tradizionalmente condotta dalle forze dell'ordine e dalle istituzioni statali ai fini della salvaguardia del sistema capitalistico occidentale. Anche in Italia l'eroina  fu un elemento determinante intervenuto nella lotta di classe di quel periodo. Le droghe pesanti furono funzionali all'azione repressiva scelta dalle istituzioni per sconfiggere le vertenze sindacali e rivendicative della classe operaia statunitense (ed occidentale), per limitare ed indebolire i movimenti del proletariato giovanile afroamericano, per soffocare le lotte delle avanguardie politiche organizzate, insomma per arrestare l'ascesa di quella rivoluzione sociale ed intellettuale che si era determinata nel decennio intercorso tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '70. Una rivoluzione che investì anche il costume dell'epoca, modificò radicalmente lo scenario culturale, la mentalità, la sfera sessuale, le abitudini di vita, i gusti e i bisogni delle nuove generazioni del mondo occidentale.duran duran Gli anni Ottanta furono, invece, gli anni del disimpegno politico, del riflusso qualunquistico, della restaurazione, e non a caso furono segnati da una vera e propria escalation delle droghe, da un'espansione del mercato e del consumo delle droghe, sia di quelle leggere sia di quelle pesanti. In Irpinia questa escalation si è verificata più tardi, a partire dagli anni Novanta, per esplodere drammaticamente nell'ultimo decennio.
 
Come gli struzzi
 
Le tossicodipendenze sono solo un sintomo di un malessere ben più grave e strisciante, che sembra affliggere soprattutto la condizione giovanile, ma in realtà investe la condizione umana nel suo complesso, coinvolgendo l'universo socialedisagio sociale in modo quasi trasversale. Naturalmente, i tossicomani che provengono dalle famiglie più abbienti possono usufruire dei privilegi derivanti dalla loro estrazione socio-economica, mentre i drogati che appartengono alle classi sociali inferiori e più disagiate non riescono a godere dei medesimi vantaggi. Al contrario, sono duramente penalizzati e stigmatizzati, costretti a delinquere per procurarsi la "roba", condannati a frequenti periodi di reclusione carceraria, per essere infine estromessi dalla società perbenista borghese. Dal punto di vista della classe sociale, non è affatto vero che un tossicomane proletario sia uguale a un tossicomane borghese, sia per la mancanza di possibilità materiali necessarie ad un'adeguata terapia disintossicante oppure ad acquistare la sostanza, sia per un diverso rapporto culturale e sociale con l'ambiente. Al contrario di un eroinomane (o cocainomane)lapo borghese, quello di origine proletaria vive l'esperienza con la droga direttamente contro la sua classe di appartenenza, a favore del mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici. E' evidente che tale ragionamento ha valore anche per la realtà delle nostre zone, in Irpinia. In questo lavoro di indagine mi preme riflettere su un malessere alquanto diffuso tra le giovani generazioni irpine, un disagio sotterraneo che si manifesta attraverso varie forme, in quanto il consumo di stupefacenti, insieme all'alcolismo ed altre forme di dipendenza, rivelano un'entità statistica assolutamente sproporzionata rispetto alle caratteristiche ed alle dimensioni demografiche e territoriali delle popolazioni locali. In altre parole, non ci si può ostinare a nascondere il capo sotto la sabbia,struzzo alla stregua di tanti struzzi, incapaci di cogliere un pericolo fin troppo evidente. Non si può egoisticamente far finta di nulla finché il problema non investe direttamente, tragicamente, i nostri affetti personali e familiari. Le droghe, non solo le sostanze più innocue e leggere, ma altresì quelle più letali e perniciose (come l'eroina, il kobrett, il crac), sono di fatto liberalizzate anche nelle piccole comunità di provincia, in quanto sono libere di circolare, di essere consumate (la vendita e lo spaccio avvengono invece altrove, nelle periferie più degradate dell'area metropolitana di Napoli) anche nei paesini più isolati e dispersi tra i monti irpini, malgrado i controlli sempre più stretti e frequenti delle forze dell'ordine, nonostante i divieti legati alla normativa vigente, quantunque si siano inasprite le pene derivanti da una legislazione proibizionista, anzi proprio in virtù di un regime solo formalmente proibizionista. Il quale, con l'entrata in vigore della legge che reca la paternità del postfascista Fini, ha assunto un aspetto più liberticida e quasi draconiano.
 
La "cura" peggiore del male
 
In realtà, le droghe non sono proibite in quanto pericolose, ma sono pericolose erba_conigliproprio perchè proibite. Questo è il paradosso allucinante in cui ci troviamo, una contraddizione parossistica ed inafferrabile che si nasconde persino nella realtà apparentemente monotona ed imperturbabile dei tanti paesi sparsi in Irpinia, una provincia che vanta un elevato numero di piccoli centri con meno di tremila, quattromila abitanti. A tal punto che qualcuno, in terra irpina, magari per risolvere ingegnosamente il problema della disoccupazione, ha escogitato una nuova, interessante professione: quella del "paesologo". Riscuotendo clamorosi e brillanti successi personali. Ebbene, credo che sia necessario chiedersi onestamente se l'attuale normativa proibizionista riesca a debellare ed eliminare seriamente il "flagello" delle droghe. Di fatto, il regime proibizionista può a malapena ledere o scalfire la dura corteccia che avvolge la mala pianta. Lo confermano le più aggiornate stime statistiche che indicano invece un costante incremento del consumo di sostanze tossiche letali (soprattutto di tipo sintetico) tra le giovani generazioni, segnalando in modo particolare una pericolosa tendenza verso la precocizzazione di tali abitudini. Il proibizionismo è dunque più assurdo e nocivo del consumo stesso di droghe, nella misura in cui questo provvedimento penale non risolve affatto il problema, né lo intacca minimamente, ma si limita solo ad occultarlo in modo ipocrita o sciocco, negando l'evidenza della realtà, ossia che le droghe circolano ugualmente, anzi in misura maggiore rispetto ad una diversa legislazione, più tollerante, che provi a depenalizzare e regolamentare il consumo, depenalizzazionelegalizzando quei comportamenti che attualmente sono considerati e puniti come reati, così da alleggerire il carico di lavoro sopportato dal sistema giudiziario e penitenziario italiano. Infatti, è proprio un regime di tipo proibizionista che permette in concreto, pur imponendo un divieto puramente rituale, una crescente liberalizzazione e una deregulation del mercato e del consumo, un'espansione selvaggia e senza regole del narcotraffico, gestito dal crimine organizzato, che grazie a tali proventi fiorisce come una pianta carnivora e malefica, con tutte le conseguenze devastanti in termini di costi umani, sociali, economici e giudiziari, che inevitabilmente ne derivano. Anche nelle nostre realtà il proibizionismo non ha affatto impedito, pur vietandolo formalmente, il consumo effettivo di sostanze stupefacenti, che continua ad espandersi, facendo incrementare a dismisura i mafiaprofitti della malavita organizzata. Le varie organizzazioni criminali non sono più semplicemente colluse ed intrecciate con i circuiti affaristici legalizzati, ma coincidono esattamente con la natura e la struttura stessa dell'ordine costituito. Ciò che una volta poteva considerarsi una semplice "escrescenza" di un corpo tutto sommato sano ed integro, oggi quel "foruncolo" si è incancrenito, infettando l'intero organismo.
domenica, 24 giugno 2007

Il problema delle tossicodipendenze non è una questione di ordine pubblico, benché come tale venga considerata ed affrontata nelle nostre zone, rinunciando ad un’analisi razionale del fenomeno e ad una rigorosa prassi politico-sociale, per abdicare a favore dell’azione poliziesca e invocare una crescente militarizzazione del territorio. Militarizzazione del territorioTale scelta politica (che sembra coincidere con l’orientamento, autoritario ed iper-proibizionista, del precedente governo guidato da Berlusconi), non solo non ha mai eliminato o dissuaso determinati atteggiamenti ritenuti “devianti”, ma al contrario li ha ulteriormente aggravati. E’ indubbio che alcune sostanze, come le cosiddette “droghe pesanti”, siano letali, per cui chi ne abusa rischia la morte; ma è altrettanto certo che la pericolosità di simili droghe, in quanto proibite, anzi proprio perché proibite, venga notevolmente amplificata. Del resto, qualsiasi comportamento sociale che produca effetti  nocivi per la salute psicofisica delle persone (si pensi anche all’abuso di superalcolici, al consumo eccessivo di nicotina o all’assunzione abituale psicofarmaci_ansioliticidi psicofarmaci), nella misura in cui venga ridotto ad oggetto di ordine pubblico, perché vietato e perseguito penalmente, potrebbe far salire il livello della tensione sociale, degenerando in atti criminali condannati alla clandestinità e alla disapprovazione sociale e determinando una crescente spirale di violenza. Tale riflessione va approfondita in altre sedi, in maniera lucida e libera da condizionamenti emotivi. Non si può rimanere  indifferenti, delegando ogni responsabilità  ed ogni onere esclusivamente alle forze dell’ordine. Penso che si debba rilanciare l’iniziativa politica democratica, per sollecitare anzitutto un’opera di analisi e costruire un vasto momento di confronto pubblico che coinvolga la nostra gente, i giovani, le varie agenzie politiche, istituzionali, sociali e culturali, presenti sul territorio. Credo che si debbano sostenere tutte quelle idee e quelle azioni volte ad indagare seriamente il fenomeno delle tossicodipendenze, per conoscerlo nelle sue effettive  dimensioni locali e nella sua reale consistenza sociale. A tale scopo si dovrebbe finalmente porre in essere l’istituzione di un osservatorio“osservatorio territoriale”, formato soprattutto da elementi  esperti, ossia da una serie di figure professionali - psicologi, sociologi, medici, educatori ed operatori di strada -, ma anche da rappresentanti della politica locale. Tale gruppo dovrà essere in condizione di studiare con efficacia il fenomeno, agendo con cautela nei riguardi delle famiglie interessate, per dare risposte incisive e concrete ai soggetti in difficoltà. Occorrerà discutere e decidere se questo “osservatorio” possa avere un raggio d’azione sovracomunale, e da quali istituzioni potrebbe essere promosso e finanziato. Si tratta quindi di compiere una radicale inversione di rotta rispetto alla linea politica finora seguita. Il problema delle tossicodipendenze non si può più fronteggiare usando la forza pubblica o attuando progetti di segregazione sociale, come avviene in alcune “comunità”. Al contrario si deve prendere coscienza della reale natura del problema, dissimulata sotto una veste deformata dalle reazioni più irrazionali messe in moto dal sistema vigente. Bisogna rendersi conto della pericolosità sociale delle risposte repressive ed alienanti scatenate depenalizzazionedal regime proibizionista, ormai fallito. Pertanto, sgombrando il campo da ogni luogo comune - come la  tesi che equipara le “droghe leggere” a quelle “pesanti”- , il problema delle tossicodipendenze appare per quello che in effetti è: una questione di carattere socio-culturale ed educativo, da un lato, ed una grave emergenza sanitaria, dall’altro. Pertanto, credo che si debba perseguire una duplice finalità: 1) avviare una campagna di sensibilizzazione, di prevenzione e di controinformazione politica, per abbattere lo stato di ignoranza che genera pregiudizi, paure ed eccessi di allarmismo sociale; 2) intraprendere una serie di azioni per mettere il nostro territorio in condizione di fronteggiare l’emergenza sanitaria, che presuppone quantomeno l’esistenza di un presidio di pronto intervento, il che comporta un rilancio della sanità pubblica nelle nostre zone, di fronte al degrado esistente. A riguardo si potrebbe e si dovrebbe richiedere all’ASL-AV1, l’istituzione di un SERT nel territorio dell’Alta Irpinia, dato che il più vicino alle nostre zone è dislocato nel Comune di Grottaminarda. Questo articolo non pretende di precrivere alcuna ricetta risolutiva, ma si propone di suscitare un serio dibattito pubblico a partire dall’innegabile realtà del disagio giovanile, che richiede nuovi e più incisivi strumenti di indagine e di prassi politico-sociale, finora mai concepiti, e tanto meno messi in opera. La questione del disagio giovanile zanardiè da tempo oggetto di un’ampia rassegna di studi, di analisi e di ricerche, e malgrado ciò non si conoscono ancora risposte efficaci, mentre l’universo giovanile, anche nelle nostre zone, continua a manifestare aspre e dure contraddizioni, a cominciare dall’emergenza di nuove forme di tossicodipendenza e di devianza troppo spesso sottovalutate. Preciso subito che, rispetto al tema del disagio esistenziale dei giovani (benché occorra ammettere che il disagio non è una condizione esclusivamente giovanile in senso strettamente anagrafico, ma appartiene purtroppo anche ad altre categorie di persone, come ad esempio gli anziani), si dovrebbero tener presenti alcune nozioni che non sono affatto ovvie né superflue. E’ noto che il fenomeno del “disagio”, del "disadattamento" o, per meglio dire, della “disobbedienza” e della “trasgressione”, costituisce una caratteristica fisiologica, quindi ineludibile ed inscindibile della condizione esistenziale dei giovani, che appartiene in modo specifico e peculiare alla fase adolescenziale. Infatti, gli psicologi fanno riferimento alla tappa evolutiva della pubertà descrivendolaribellione come “età della disobbedienza”, in quanto momento assai importante e delicato per lo sviluppo psicologico e caratteriale dell’individuo in giovane età, ossia del soggetto in fase di crescita e di cambiamento, non solo sotto il profilo fisico-motorio e dimensionale, ma anche sul versante mentale, affettivo e morale. Proprio attraverso un atto di rifiuto e di negazione dell’autorità incarnata dall’adulto - sia esso il padre, il professore o il mondo degli adulti in generale -, l’adolescente compie un gesto vitale di autoaffermazione individuale, per raggiungere un crescente grado di autonomia della propria personalità di fronte al mondo esterno. Senza tale processo di crisi e di negazione, di rigetto e disobbedienza, vissuto in genere dal soggetto in età adolescenziale, non potrebbe attuarsi pienamente lo sviluppo di una personalità autonoma, libera e matura, non potrebbe cioè formarsi la coscienza dell’adulto, del libero cittadino. Inteso in tal senso, il disagio acquista un valore indubbiamente prezioso e positivo, di segno liberatorio, nella misura in cui l’elemento critico concorre a sviluppare nell’essere umano un’intelligenza cosciente ed autonoma, ossia una mente capace di formulare giudizi e convinzioni originali e coerenti. Un requisito fondamentale per acquisire uno stato di effettiva cittadinanza che non sia sancito solo formalmente sulla carta della  nostra Costituzione. Ebbene, tale processo di  maturazione e di emancipazione non si conclude mai, nel senso che una personalità veramente libera, duttile e creativa, è sempre pronta a reagire, a ribellarsi, a disobbedire, per salvaguardare la propriadignità_e_speranza dignità, la propria libertà, la propria vitalità.  Al contrario, credo che ci si debba preoccupare dell’assenza, non solo nell’adolescente ma nell’essere umano in genere, di un simile atteggiamento e di un simile stato d’animo, di ansia liberatoria, di desiderio di riscatto e di autoaffermazione, di capacità di rivolta e disobbedienza, un complesso di sentimenti e di attitudini che suscitano sicuramente motivi di disagio, sofferenza e crisi, ma sono comunque necessari per l'incessante maturazione della persona. Mancando tali dinamiche psicologico-esistenziali ci sarebbe da allarmarsi, in quanto non avremmo formato una personalità davvero autonoma, cosciente e matura, ma solamente un individuo passivo, inerte e succube, un conformista vile e pavido, un gregario, insomma un servo. Quando, invece, il disagio può determinare una situazione davvero preoccupante? Senza dubbio, quando il disagio non viene rielaborato in chiave critica e creativa, ossia in funzione liberatoria, ma degenera in un malessere devastante, quando produce una condizione esistenziale estremamente alienante e patologica, se non addirittura criminale. Ebbene, la tossicodipendenza (intesa in senso lato, anche come alcoldipendenza)alcolismo costituisce una delle manifestazioni patologiche, devianti ed autodistruttive, che sono la conseguenza di un disagio che non è stato superato in modo cosciente, inducendo comportamenti di auto-emarginazione, di rifiuto nichilistico verso la società, di chiusura egoistica del soggetto in crisi. Anche nelle nostre comunità mi pare che negli ultimi anni il fenomeno della tossicodipendenza giovanile (che, ripeto, si configura anche nella forma dell’alcoldipendenza) sia cresciuto a dismisura e sia estremamente diffuso ed avvertito all’interno della nostra realtà quotidiana. Ciò vale per l’intera area territoriale circostante che fa capo al contesto sociale di Lioni ed a Lioni ha trovato un importante centro di attrazione e gravitazione, soprattutto per ragioni commerciali e consumistiche,Consumismo ivi compreso il consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti. Un consumo che è sciocco ed illusorio pensare di interrompere o eliminare facendo ricorso a misure esclusivamente alienanti e repressive, ovvero a provvedimenti di polizia e di ordine pubblico o di chiusura anticipata dei locali, che sono metodi assolutamente sterili ed inutili. A questo punto, proviamo ad esaminare le ipotetiche cause che si presume possano essere all’origine della condizione del “disagio giovanile”, nello specifico delle nostre realtà locali. In linea di massima, i principali fattori che possono provocare situazioni di disagio e, degenerando, di devianza, sono riconducibili sinteticamente e schematicamente: 1) alle problematiche ed alle contraddizioni familiari; 2)  alla marginalità socio-economica; 3) alla deprivazione culturale; 4) alla carenza, sul territorio, di offerte di socializzazione e di aggregazione nel tempo libero; 5) all’assenza ed alla genericità dei programmi di formazione professionale; 6) ad atteggiamenti di emulazione di fronte alla devianza. Le cause succitate sono state rilevate e descritte efficacemente in “Un’indagine sulla condizione giovanile nelle province di Avellino e Benevento”, un valido documento dal titolo “Giovani e condizionamenti ambientali”, patrocinato dal Consorzio Interprovinciale Alto Calore, la cui stampa risale al mese di Marzo del 2000 (io sono riuscito a leggerne una copia disponibile presso il servizio Informagiovani di Lioni). Tale analisi si conferma molto valida anche nella situazione odierna, considerando soprattutto i tragici episodi che hanno segnato la cronaca locale degli ultimi anni. Non m’illudo certo di aver esaurito un argomento tanto vasto, complesso e difficile, né di aver fornito la soluzione “magica” per una simile emergenza sociale. Tuttavia mi auguro di riuscire a lanciare un input efficace, in grado di promuovere una riflessione più ampia e approfondita ma, soprattutto, pubblica, in merito a tali problematiche che ormai fanno parte della realtà quotidiana delle nostre zone, che lo si voglia riconoscere o meno.

Droga e società dei consumi
 
In una società che ormai è diventata una società di massa, in cui predominano tendenze e comportamenti edonistici e consumistici di massa, è inevitabile che anche il consumo di quelle sostanze chiamate "droghe" diventi un'abitudine di massa, anzitutto per un effetto di emulazione e di consumismo e alienazioneomologazione culturale, vale a dire a causa di ciò che comunemente viene definito "moda". Negli ultimi anni, il problema della tossicomania giovanile è uno di quei fenomeni sociali che si sono modificati più velocemente anche nelle nostre zone, assumendo proporzioni e connotati di massa prima impensabili e sconosciuti. Questa trasformazione è uno dei segnali che attestano in modo eloquente la mutazione economico-sociale e antropologico-culturale che si è verificata nei nostri luoghi. In questo discorso occupano una posizione centrale e preminente l'ideologia e la mercificazione del "tempo libero". La società borghese ha ormai imposto da tempo un'ideologia del "tempo libero" inteso falsamente come una frazione della propria vita quotidiana libera da impegni di lavoro e di studio (e quindi di lotta) da poter dedicare agli svaghi, agli hobby, alle vacanze, ossia ai consumi economici dei divertimenti. Tale mistificazione ideologico-culturale  è perfettamente funzionale ad un processo di mercificazione e privatizzazione del tempo libero che è diventato un ulteriore momento di alienazione dell'individuo nella fruizione passiva e meramente consumistica di prodotti offerti dall'industria del "tempo libero" e del "divertimento" come, ad esempio, il sesso, la musica, lo sport e... le droghe. Sex-drugs-and-rock-n-rollSex, drugs and rock'n'roll. In seguito ai processi di globalizzazione economica e culturale, tali tendenze si sono estese e diffuse su scala planetaria. Si pensi al mercato del sesso e della musica, ovvero alle industrie della pornografia e della discografia, che hanno conosciuto un'autentica esplosione ed espansione a partire soprattutto dagli anni '60. Questo per quanto concerne l'economia privata. Invece, sul piano delle istituzioni pubbliche, sia l'educazione sessuale che l'educazione musicale nelle scuole statali lasciano completamente a desiderare (addirittura, nel caso dell'educazione sessuale non esiste nemmeno la relativa materia di studio all'interno del piano del curricolo didattico-formativo e disciplinare). Anche il fenomeno sportivo è diventato una merce di consumo di massa, dal momento in cui lo sport moderno, nell'economia di mercato e nella società capitalistica contemporanea, è diventato uno spettacolo di massa, quindi un'industria che produce un'incessante offerta di campionato mondiale di calcioeventi sportivi da spettacolarizzare e da vendere, soprattutto grazie all'avvento dei mezzi di comunicazione di massa, in modo particolare della televisione. In tale contesto i giovani sono diventati masse di fruitori passivi degli spettacoli sportivi prodotti quotidianamente dall'industria culturale del "tempo libero". Tali fenomeni di massificazione, mercificazione e alienazione del tempo libero sono evidenti anche nei piccoli contesti di provincia in cui viviamo. Le periodiche campagne politico-mediatiche sulla criminalità e sull'ordine pubblico sono assolutamente mistificanti e strumentali. Per varie ragioni. Anzitutto, ci si guarda bene dall'analizzare le origini e le cause reali della criminalità, tanto meno di confrontarla con la criminalità delle classi dominanti (guerre, mafia, omicidi bianchi, bancarotta, fallimenti, evasione fiscale, ecc.) che non viene mai menzionata dai mass-media di regime. rapina in bancaPer gli organi della (dis)informazione ufficiale, l'unica criminalità esistente è quella dei proletari, degli emarginati, dei migranti, degli oppressi. Le classi dominanti mantengono il sistema con la violenza, attraverso il monopolio e l'esercizio esclusivo della forza pubblica, riversando la loro violenza sul proletariato e sulle classi lavoratrici, in modo particolare sul proletariato giovanile più marginale. A tale scopo sono funzionali alcuni meccanismi e alcuni fenomeni provocati e alimentati ad arte come, ad esempio, il "teppismo" negli stadi di calcio e le "droghe illegali". Ormai le violenze legate alla sfera degli stadi di calcio, da episodi "eccezionali", sono diventati un fenomeno "normale", quotidiano, accettato come un fatto naturale, da esecrare e rigettare solo ritualmente e ipocritamente, fornendo spunti per inutili dibattiti sulla carta stampata e in televisione.violenza negli stadi Siamo di fronte ad una perversa e cinica operazione di criminalizzazione della vita quotidiana, che si avvale di molteplici strumenti e meccanismi (economici, sociali, politici, legislativi) tra i quali figura anche il regime proibizionista vigente in materia di alcune (non tutte le) droghe. Sul piano economico-politico una sostanza come l'eroina è pienamente funzionale ad un sistema basato sul dominio e sulla criminalità di classe. Dal punto di vista economico, benché l'eroinomane non costituisca una forza-lavoro intesa secondo i canoni tradizionali, tuttavia egli, essendo in pratica uno schiavo della sostanza, un maniaco dipendente, pronto a tutto, a rubare, a spacciare, a costruire il mercato (nero), produce reddito (illegale) in quanto forza-lavoro, come se non meglio di un lavoratore normale, ottenendo in cambio nessun salario e nessun contratto sindacale. Meglio di così!... Sul versante politico, gli assuntori di eroina non solo cessano di opporsi attivamente al sistema, ma diventano un terreno assai fertile per la repressione e la provocazione contro i movimenti giovanili di lotta e di protesta. Oggi è sempre più esile e impercettibile, se non addirittura inesistente, il confine tramafia legalità e illegalità, in modo particolare tra economia legale e illegale, tra la cosiddetta "mafia capitalista", inserita nei circuiti finanziari istituzionali, e la criminalità mafiosa convenzionalmente intesa. Il crimine e il delitto sono oggi assorti al livello della legge e della norma, su scala globale. Quella che prima si poteva (forse) considerare come una "devianza dalla norma" si è tramutata nel suo esatto contrario, in quanto la devianza si è imposta come norma, intendendo in questo caso per "devianza" soprattutto il delitto, a cominciare dai peggiori crimini commessi dal sistema economico dominante a livello mondiale.
giovedì, 21 giugno 2007

Oggi si parla ancora di proibizionismo o legalizzazione della marijuana, o meglio della cannabis,canapa ma forse non tutti conoscono la vera ragione per cui questa pianta viene considerata una minaccia per la società. Il motivo non ha nulla a che fare con i suoi effetti sulla mente e sul corpo, la cannabis non è una minaccia per la società civile, bensì per il sistema economico che si regge sul petrolio, sull'alcol, sulle industrie di tabacco, sui derivati petrolchimici. La verità è che se la marijuana fosse utilizzata in tutti i suoi aspetti e sfruttata per la varietà delle sue caratteristiche, entrerebbe sul mercato mondiale per distruggerlo, perché creerebbe un sistema economico basato su risorse naturali e inesauribili. Per difendersi dagli effetti della introduzione della marijuana, simili a quelli di una guerra mondiale, il sistema ha creato una grande disinformazione su di una pianta estremamente versatile che è in grado di produrre una grandissima varietà di materiali e di fonti di energia. Innanzitutto occorre sapere che la stessa parola marijuana è stata creata per indicare uno stupefacente e far dimenticare il vero nome che è quello della cannabis, la canapa. Da questa è possibile estrarre materie prime per la produzione della carta, della stoffa, delle resine speciali che consentono di produrre vernici e derivati petrolchimici: primo tra tutti del carburante naturale, una plastica che è dieci volte più resistente dell'acciaio. Inoltre, da essa si estraggono materiali per la costruzione edile, mangimi, medicinali naturali e farine per alimenti. Insomma, la canapa, conosciuta dall'uomo da oltre 200 anni come pianta nobile, è una fonte inesauribile di risorse industriali ed energetiche. Del fatto che l'uomo da sempre la utilizza nel suo sistema economico ci sono molte prove, ma le Pozzi di petroliolobbies del petrolio hanno completamente camuffato questa parte della storia e si è persa quell'antica tradizione su cui si basava lo sviluppo e l'evoluzione dell'uomo. Infatti, l'Enciclopedia Britannica fu stampata su carta di canapa per 150 anni, tutti i libri scolastici fino al 1880 erano stampati su canapa, veniva utilizzata per pagare le tasse in America sin dal 1631. I più grandi Presidenti degli Stati Uniti, come George Washington, Thomas Jefferson e gli altri padri fondatori coltivavano canapa, Benjamin Franklin possedeva uno dei primi mulini di carta in America e coltivava canapa. Le prime Bibbie, le mappe, le tabelle, le prime carte della Dichiarazione dell'Indipendenza e la Costituzione sono state fatte con la canapa, e di canapa era anche la prima bandiera degli Stati Uniti. Nel 1916 gli Stati Uniti emanarono un decreto che stabiliva che la carta poteva essere fatta con la canapa e che nessun albero doveva essere tagliato: il rapporto stabiliva che per ogni acro di canapa, occorreva coltivarne 4 di alberi. Con le resine della canapa vennero prodotte le prime vernici, e il primo modello T di Henri Ford era alimentato da carburante estratto dalla canapa, e l'auto stessa venne costruita con la plastica della canapa.

Se tutto questo è vero, allora perché una pianta è stata messa fuori legge? La coltura di canapa non danneggiano l'ambiente, seguono un ciclo di vita biologico per cui è inesauribile, riduce l'inquinamento e riesce a crescere su qualsiasi tipo di terreno. Le lunghe radici lunghe penetrano e rompono il suolo per lasciarlo in condizione perfetta per il raccolto del prossimo anno: l'arbusto è sottile e si erge dal suolo senza subire l'attacco delle erbacce e di parassiti. Sino agli inizi di questo secolo la canapa era stata scelta dalle grandi società come fonte di materia prima. Nel 1937, la Dupont brevettò i processi per fare la bottiglie_plasticaplastica da petrolio e carbone, e lì qualcosa cambiò. Il Rapporto Annuale di Dupont esortò i suoi azionisti ad investire nella sua divisione petrolchimica e nuova, impegnata nella produzione di materiali sintetici come plastica, cellophane, celluloide, metanolo, nailon, rayon, Dacron, ecc., tutti prodotti derivati da petrolio. La naturale industrializzazione della canapa avrebbe rovinato l'80% degli affari della Dupont. Gli azionisti delle petrolchimiche riuscirono a raggiungere il governo, creando delle lobbies, e stilarono dei rapporti scientifici che dichiararono la canapa fu dichiarata pericolosa, ma soprattutto una minaccia per le loro imprese per miliardi di dollari : il grande pericolo venne chiamato "marihuana" utilizzando una parola in gergo messicano molto ambigua ed esotica, in modo che rimanesse nelle generazioni future come una droga. Fu alimentata un'improvvisa campagna mediatica di criminalizzazione, indicando la "marihuana" come la causa di molteplici incidenti mortali. Il 14 aprile 1937, venne emanata così la legge che proibiva la Prohibitive Marihuana Tax Law da parte del House Ways and Means Committee, tra i cui componenti vi era anche un dirigente Dupont. Il Congresso così proibì canapa perché venne definita uno stupefacente che usurava la mente e lo spirito dell'uomo, provocando la distorsione della realtà e un istinto di violenza.
I mille usi della cannabis
I Governi dovrebbero oggi rendersi conto che non abbiamo bisogno del petrolio per alimentare l'industria petrolchimica - se questo fosse il problema della eliminazione totale del petrolio dal mercato - perché vi sono vegetali come la canapa, una vera pianta nobile, da cui è possibile estrarre le materie prime necessarie. Per cui cosa si nasconde dietro gli OGM, dietro la politica monetaria e, ancora, il petrodollaro?petrocrazie Si nasconde il nome di una pianta, la canapa, che non è ciò che i partiti e le associazioni vogliono far intendere parlando di liberalizzazione delle droghe: le loro campagne di liberalizzazione sono ancor più pericolose perché alimentano la disinformazione perché confondono infatti la canapa, che è una pianta, con la maruijana che è un composto. Occorre liberarsi da questi preconcetti della controinformazione manipolata dalle stesse lobbies che controllano il mercato del petrolio e il sistema monetario. Se si deve combattere per la legalizzazione, occorre combattere per difendere una pianta preziosa per l'umanità.
 
http://www.etleboro.com/read.php?id=817