lunedì, 13 ottobre 2008

Voglio presentarvi un gioco divertente, vale a dire un momento molto serio (solo il gioco è una cosa seria). Cominciamo ad osservare le "prescrizioni mediche" imposte dalla EnteroGelmini, applicando il voto in condotta espresso in numeri ed assegnando un giudizio sintetico ad una serie di personaggi quali ministri, parlamentari ed altri famigerati esponenti della classe "digerente" italiota.

Riconosco in anticipo che le mie valutazioni risulteranno piuttosto soggettive, parziali e senza dubbio partigiane. Si badi bene, la partigianeria non indica necessariamente faziosità, disonestà intellettuale o fanatismo, ma è il risultato di una scelta libera e consapevole.

Tuttavia, per quanto scientifica, razionale ed oggettiva possa essere, ogni valutazione critica è sempre relativa, limitata e particolare, storicamente determinata, ossia valida solo in un tempo precisato e in un luogo definito, per cui chiunque può facilmente cadere in fallo, pur essendo animato dalle migliori intenzioni.

Quando si sbaglia l'importante è farlo senza inganno, in buona fede e con onestà intellettuale, imparando magari dagli errori commessi. Viceversa, la faziosità e il fanatismo sono generalmente di altra origine e natura, essendo causati dall'ottusità e dall'ignoranza, dal servilismo e dalla mala fede: si pensi al caso emblematico di Emilio (mala)Fede.

Perciò attendo le vostre osservazioni per confrontarmi ed eventualmente correggere ed affinare i miei giudizi. Le pagelle proposte sono ovviamente suscettibili di rettifiche: ciascuno di voi, postando un commento, potrà suggerire ed aggiungere integrazioni, modifiche e correzioni, inserendo nell'elenco altri nomi da sottoporre a giudizio. Buon divertimento e buona valutazione.

SILVIO BERLUSCONI Anche i ricchi e i potenti soffrono(alias Testa d'Asfalto, Psiconano, Cavaliere nero, Unto del Signore di Arcore, ecc.):

GIANNI LETTA (furiere-portaborse-factotum ):

RENATO BRUNETTA (non la vispa moretta del gruppo musicale dei Ricchi e Poveri, bensì il predicatore arci-moralista, ultra-fannullone e super-assenteista):

MARIASTELLA (Entero)GELMINI (somara unica):

MARA CARFAGNA (alias Carfregna):MaraCarfagna

UMBERTO BOSSI (un terrone-polentone che ce l'aveva duro):bossi

ROBERTO CALDEROLI (alias Porchetta):La Padania

ROBERTO MARO(M)NI (alias SSchedature digitali):

FRANCO FRATTINI (si veda alla voce deficiente):

ANGELINO (Jolie) ALFANO (il genio della lampada, intesa come ballo):

IGNAZIO LA RUSSA (criptofascista criptolinguistico):

MIRKO TREMAGLIA (veterofascista):

GIULIO TREMONTI (tardo-no-global):

CLAUDIO SCAJOLA (per la serie A volte ritornano):

STEFANIA PRESTIGIACOMO (alias Atomica Bikini):

ALTERO MATTEOLI (alias Task Force):

MAURIZIO SACCONI (Nikita Kruscev):bondi_prega

SANDRO BONDI (ex comunista convertito al forzismo italiota):

WALTER VELTRONI (alias Topo Gigio, l'americano de Roma, ecc.):veltroni3

MASSIMO (Lider Maximo) D'ALEMA (baffetto-perfetto, macellaio dei Balcani):

GIANFRANCO FINI (Il Cazzaro Nero):Il cazzaro nero

GIORGIO NAPOLITANO (no comment):

BRUNO VESPA (alias Velina):brunovespa

EMILIO (mala)FEDE (satellite orbitante):vauro - fede sul satellite

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (alias Montegoogle):montescemolo

BENEDETTO XVI (Papa Natzinger):HitleRatzinger

ALTRI NOMI (non ancora pervenuti):

sabato, 13 settembre 2008

In tempi di svolte e controsvolte in senso eversivo, autoritario e conservatore, di restaurazioni e nostalgie reazionarie, di stampo clerico-fascistaIl cazzaro nerocriptofascista o postfascista, di ritorni e resurrezioni (cito un solo esempio su/per tutti: la controriforma Gelmini nel mondo della riforma_scuolascuola pubblica, che ormai si avvia verso lo smantellamento totale o, nella "migliore" delle ipotesi, verso un processo di neofascistizzazione), di revisionismi storici e sdoganamenti politici, parlare di "antifascismo" ha ancora un senso pratico-politico, a parte la mera difesa verbale e la proclamazione puramente retorica dei valori democratici e dei principi formalmente sanciti dalla (tuttora) vigente Carta costituzionale? Ha ancora un senso concreto appellarsi alla retorica antifascista, richiamando e sostenendo con enfasi solo verbale il dettato costituzionale?

Non c'è alcuna corrispondenza e alcun riscontro nella prassi politica concreta e nella realtà quotidiana da parte dell'antifascismo parolaio ostentato da quel ceto politico-parassitario-industrial-decotto-speculativo-finanziario oggi dominante, la cosiddetta GFeID, un apparato capitalistico corrotto, assistenzialista ed affarista, che fa capo al Partito sedicente "Democratico".
Una posizione assolutamente poco chiara e trasparente, per nulla coerente e coraggiosa, anzi molto ambigua, ipocrita ed opportunista, di complicità effettiva e di finta opposizione rispetto alle decisioni politicamente nefaste, sovversive e scellerate, assunte dal governo del neoduce di Arcore,berlusconi vale a dire la posizione adottata dai vertici del Partito Democratico, può ancora definirsi "antifascista"? Personalmente, sin dall'atto di nascita del PD ho sempre denunciato la reale natura autoritaria, antioperaia e neoconsociativa, del "nuovo" soggetto politico, nato per favorire ed accelerare un processo destabilizzante di americanizzazione e, quindi, di stabilizzazione conservatrice del quadro politico italiano.
Il PD (inclusa la falsa bertinotti-vauro"sinistra radicale" ad esso subalterna) si è rivelato una forza politica nata esclusivamente per gestire e conservare stabilmente il potere, incapace dunque di esercitare un'azione di opposizione, ancor meno un ruolo di lotta antifascista, un partito indissolubilmente legato al sistema di potere (ex?) storia_dcdemocristiano-massonico-malavitoso. Un partito anti-democratico che in un articolo scritto in occasione delle elezioni primarie "vinte" da Veltr(usc)oni, ho definito come "il peggior avversario politico dei diritti, degli scopi e degli interessi della classe operaia e dei lavoratori salariati in Italia, soprattutto dei giovani lavoratori precari ed extracomunitari". Pertanto, credo che possa risultare in qualche modo interessante ed istruttivo proporre la lettura di un articolo di Pier Paolo PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 pubblicato il 24 giugno 1974 sul Corriere della Sera col titolo "Il Potere senza volto". Buona lettura.

Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo

di Pier Paolo Pasolini

Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della quarto statoclasse dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per emigrantimolti secoli, in Italia, queste culture sono state distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. Scrivo "Potere" con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrarà accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Armate.

Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perché essa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale).

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo" : produrre e consumare.

L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto.

Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.

La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo. Maurizio Ferrara, nell’articolo citato (come del resto Ferrarotti, in «Paese Sera», 14-6-1974) mi accusa di estetismo. E tende con questo a escludermi, a recludermi. Va bene: la mia può essere l’ottica di un «artista», cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto.chaucer-pasolini Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti e del caso Montesi, può essere anche una buona ragione per fare impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di «anomia». Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli.

Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento.depressione Ma non perché epigoni del positivismo lombrosiano (come rozzamente insinua Ferrara), ma perché conoscono la semiologia. Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza. Per tornare così all’inizio del nostro discorso, mi sembra che ci siano delle buone ragioni per sostenere che la cultura di una nazione (nella fattispecie l’Italia) è oggi espressa soprattutto attraverso il linguaggio del comportamento, o linguaggio fisico, più un certo quantitativo - completamente convenzionalizzato e estremamente povero - di linguaggio verbale.

È a un tale livello di comunicazione linguistica che si manifestano: a) la mutazione antropologica degli italiani; b) la loro completa omologazione a un unico modello. Dunque: decidere di farsi crescere i capelli fin sulle spalle, oppure tagliarsi i capelli e farsi crescere i baffi (in una citazione protonovecentesca); decidere di mettersi una benda in testa oppure di calcarsi una scopoletta sugli occhi; decidere se sognare una Ferrari o una Porsche; seguire attentamente i programmi televisivi;trashtv2 conoscere i titoli di qualche best-seller; vestirsi con pantaloni e magliette prepotentemente alla moda; avere rapporti ossessivi con ragazze tenute accanto esornativamente, ma, nel tempo stesso, con la pretesa che siano «libere» ecc. ecc. ecc.: tutti questi sono atti culturali. Ora, tutti gli Italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili; cosa vecchia come il mondo, se limitata a una classe sociale, a una categoria: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti. In una piazza piena di giovani, nessuno potrà più distinguere, dal suo corpo, un operaio da uno studente, un fascista da un antifascista; cosa che era ancora possibile nel 1968.

I problemi di un intellettuale appartenente all’intelligencija sono diversi da quelli di un partito e di un uomo politico, anche se magari l’ideologia è la stessa. Vorrei che i miei attuali contraddittori di sinistra comprendessero che io sono in grado di rendermi conto che, nel caso che lo Sviluppo subisse un arresto e si avesse una recessione, se i Partiti di Sinistra non appoggiassero il Potere vigente, l’Italia semplicemente si sfascerebbe; se invece lo Sviluppo continuasse così com’è cominciato, sarebbe indubbiamente realistico il cosiddetto «compromesso storico», unico modo per cercare di correggere quello Sviluppo, nel senso indicato da Berlinguer nel suo rapporto al CC del partito comunista (cfr. «l’Unità », 4-6-1974).

Tuttavia, come a Maurizio Ferrara non competono le «facce», a me non compete questa manovra di pratica politica. Anzi, io ho, se mai, il dovere di esercitare su essa la mia critica, donchisciottescamente e magari anche estremisticamente. Quali sono dunque i miei problemi? Eccone per esempio uno. Nell’articolo che ha suscitato questa polemica («Corriere della sera», 10-6-1974) dicevo che i responsabili reali delle stragi di Milano e di Brescia sono il governo e la polizia italiana: perché se governo e polizia avessero voluto, tali stragi non ci sarebbero state. È un luogo comune.

Ebbene, a questo punto mi farò definitivamente ridere dietro dicendo che responsabili di queste stragi siamo anche noi progressisti, antifascisti, uomini di sinistra. Infatti in tutti questi anni non abbiamo fatto nulla: 1) perché parlare di «Strage di Stato» non divenisse un luogo comune, e tutto si fermasse lì; 2) (e più grave) non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero.

Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione; e più forte e petulante era l’indignazione più tranquilla era la coscienza. In realtà ci siamo comportati coi fascisti (parlo soprattutto di quelli giovani) razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/45/Strage_di_Bologna_Carosso.jpg

E non nascondiamocelo: tutti sapevamo, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale: sarebbe bastata forse una sola parola perché ciò non accadesse. Ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male.

E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione. Ma non potevamo distinguerli dagli altri (non dico dagli altri estremisti: ma da tutti gli altri). È questa la nostra spaventosa giustificazione.

Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra tutti quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore.

Pensate (se ne avete la forza) a quel ragazzo o a quei ragazzi che sono andati a mettere le bombe nella piazza dì Brescia. Non c’era da alzarsi e da andare a prosternarsi davanti a loro? Ma erano giovani con capelli lunghi, oppure con baffetti tipo primo Novecento, avevano in testa bende oppure scopolette calate sugli occhi, erano pallidi e presuntuosi, il loro problema era vestirsi alla moda tutti allo stesso modo, avere Porsche o Ferrari, oppure motociclette da guidare come piccoli idioti arcangeli con dietro le ragazze ornamentali, si, ma moderne, e a favore del divorzio, della liberazione della donna, e in generale dello sviluppo...

Erano insomma giovani come tutti gli altri: niente li distingueva in alcun modo. Anche se avessimo voluto non avremmo potuto andare a prosternarci davanti a loro. Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt’altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Pier Paolo PasoliniMcMerda

Mi permetto umilmente di chiosare la conclusione provocatoria (e geniale) di Pasolini, suggerendo una riflessione finale. I giovani neofascisti di cui parla PasoliniPasolini, 1975 nell'articolo sono gli stessi di oggi? Hanno gli stessi problemi, gli stessi desideri, gli stessi bisogni, le stesse caratteristiche e gli stessi comportamenti di allora? Sono banditi ed emarginati razzisticamente dal resto della società? Oppure sono accettati e godono dell'approvazione sociale? Ad essere esatti direi che sono stati sdoganati. Oggi i criptofascisti, i fascisti maldestramente travestiti da antifascisti o postfascisti, non solo detengono il potere politico, la guida del governo nazionale e di importanti amministrazioni locali (si pensi alla Giunta capitolina), ma esercitano un ruolo (con esiti che sembrano duraturi) di egemonia culturalevauro20 in vari settori della società italiana. Oggi i fascisti dilagano dappertutto, infestano persino la malinconica, uggiosa e piovosa città di Avellino, roccaforte tradizionale del demitismo, del potere democristiano, delle logiche trasformiste ed affariste del centro-sinistro, un sistema storico di potere che ormai si è trasferito stabilmente nelle mani del Partito (anti)democratico. E' un segno dei tempi? Cito ancora Pasolini che scriveva "il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo". Gianfranco Fini docet.

santanche_dito
domenica, 25 maggio 2008
UN’EMERGENZA PILOTATA: TROPPE (ECO)BALLE!
 
Intorno alla cosiddetta “emergenza” dei rifiuti esplosa drammaticamente a Napolirifiuti_napoli e in Campania, credo sia il caso di soffermarsi a meditare con calma e lucidità per smaltire tutte le balle, le menzogne e le mistificazioni strumentali che ci hanno raccontato negli ultimi tempi senza risparmio. Balle montate e gonfiate ad arte, sia dagli organi della stampa e della (dis)informazione di regime, sia dalle forze politiche di governo, locali regionali e nazionali, composte da varie formazioni e aggregazioni, sia che si tratti di coalizioni targate centro-destra, sia che si abbia a che fare con schieramenti politici di marca opposta ma, alla prova dei fatti, speculare. E’ senza dubbio opportuno e salutare porsi alcuni interrogativi più che legittimi, per confutare le tante, troppe (eco)balletrashtv2 ideologico-propagandistiche che ci stanno propinando da mesi allo scopo di occultare e mistificare la verità, mentre si provvede ad inasprire, enfatizzare e pilotare una crisi “emergenziale” che permane ormai da troppo tempo, in quanto dura non da 15 mesi, bensì da 15 anni! La prima domanda (la madre di ogni quesito) da porsi, senza indugi o esitazioni, è la seguente: cui prodest? A chi giova la terribile ed implacabile logica emergenziale che si tenta ormai di imporre con ogni mezzo, ricorrendo non solo alla disinformazione di massa, alla manipolazione strumentale e quotidiana delle notizie e alla propaganda mistificatrice e filo-camorrista,ecomafia ma anche al ricatto, alla forza bruta e alla violenza repressiva istituzionalizzata? Perché si insegue a tutti i costi lo scontro fisico e frontale e non, invece, il dialogo pacifico e civile con le popolazioni locali della Campania?Cariche della polizia A chi fa comodo creare e gestire una situazione così caotica, assurda ed irrazionale, al limite della peggiore dittatura? Peggiore di ogni fascismo dichiarato e di ogni aperto totalitarismo perché più subdolo ed ipocrita, in quanto si tratta di un totalitarismo reale ed effettivo, esercitato concretamente, ma formalmente protetto e camuffato nelle vesti di una falsa "democrazia".family Dunque, cui prodest? A chi conviene tale situazione di conflittualità permanente? Consegno ai posteri la nemmeno tanto ardua sentenza...
Ormai è fin troppo evidente che ci stanno raccontando troppe (eco)balle! La cosiddetta "emergenza rifiuti" è solo un facile e comodo pretesto per instaurare nel paese una svolta drastica e radicale in senso autoritario e antidemocratico. D'altronde, anche in Parlamento è stata cancellata ogni forza di opposizione. Resta in campo solo la finta ed evanescente "opposizione" di Veltroni & soci. Quello che accadde a Pestaggi della polizia a Genova nel luglio 2001Genova, nel luglio 2001, rischia di essere un trastullo per bambini. Sono in procinto di essere applicati un vero e proprio stato di polizia permanente e un regime cripto-fascista. Ci troviamo di fronte ad una nuova "strategia della tensione", riproposta in salsa mista, mescolando istanze e pulsioni xenofobe e razziste, urgenze e crisi di stampo sicuritario, con altre vertenze esplosive quali le contraddizioni e le emergenze derivanti dalla pur drammatica, innegabile e concreta questione dei rifiuti. Suggerirei di rileggere e riflettere su quanto scriveva gramsciAntonio Gramsci a proposito del "sovversivismo delle classi dirigenti". Inoltre, a suo tempo (cioè oltre 25 anni or sono) la mente geniale e "profetica" di Pier Paolo PasoliniPasolini, 1975 aveva già preconizzato l'avvento di un nuovo tipo di fascismo, a condizione che questo si auto-proclami “democratico” e si mascheri sotto le mentite spoglie dell’"antifascismo". Pertanto, la vera emergenza che incombe in Italia oggi è anzitutto quella democratica! Per rendervi conto direttamente con i vostri occhi vi invito a visitare il seguente link: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/scontri-chiaiano/1.html
domenica, 04 maggio 2008

SGARBI IN GALERA!

Dopo aver assistito all'ultima puntata di annozero"Anno Zero" (trasmessa il 1° maggio scorso), durante la quale l'irascibile e furioso Vittorio Sgarbi si è esplicato nelle sue consuete e grossolane esibizioni di intolleranza, nei suoi isterici e demenziali esercizi di "eleganza linguistica", suggerisco di rendere un caloroso omaggio e un pubblico encomio a quel fenomenale “campione” della trashtv2"libertà provvisoria", primatista mondiale di imbecillità, turpiloquio televisivo ed arroganza "demo(n)cratica" che è il folle assessore-teppista e squadrista, villano e nevrotico "critico d'arte" (si fa per dire), nonché esponente politico criptofascista. Dobbiamo restituirgli pan per focaccia. Per cui propongo di dedicargli una sequenza di insulti ed epiteti degni della sua "illustre" e "squisita" persona, in omaggio anche al suo cognome esplicitamente insolente. Dunque, proclamo che sgarbi e rifiuti televisiviVittorio Sgarbi (naturalmente sono graditi e ben accetti vari suggerimenti in tal senso): è una discarica abusiva, un fesso esemplare, un immenso infame, è un zoticone e un cafone, un coglione incommensurabile e un emerito stronzo, una colossale testa di minchia, è un pirla all'ennesima potenza, un picio senza speranza, è un cretinoChe cervellone! da manuale, un idiota irrecuperabile, è uno psicolabile, un malato mentale affetto da demenza senile, è una latrina talmente sudicia e lorda da rendere estremamente arduo l'atto del defecare, è una merdaccia umana; è un cumulo di spazzatura napoletana: ci buttano dentro di tutto; quando Dio ha donato il cervello all'umanità, lui era in bagno; inoltre, Sgarbi ha talmente una faccia da culo che per curarsi le emorroidi si reca dal dentista; se la merda fosse oro, Sgarbi sarebbe un tesoro assai più prezioso e inestimabile delle opere d'arte che ha studiato (inutilmente, visti i risultati ottenuti), e via discorrendo.

Solo ora mi rendo conto di aver scritto una sequela di innocui eufemismi almeno rispetto ai feroci vilipendi adoperati normalmente dallo specialista del turpiloquio Vittorio Sgarbi. Perciò ho deciso di incalzare ed intensificare l'invettiva verbale, rafforzando il tiro al bersaglio.

Parafrasando il celebre sonetto "picaresco" scritto dal poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli, intitolato "Er Padre de li Santi", aggiungo in vernacolo romanesco che:

Sgarbi se pò ddì rradica, uscello
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.

Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello

Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e sarsiccia, e ssanguinaccio.

Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cesscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi'-fratello piccinino.

E tte lascio perzino
Ch'er mi dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.

Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su' mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.

Sono profondamente offeso e incazzato! Non è possibile tollerare la sfilza di beceri improperi e di oltraggiose contumelie lanciate da Sgarbi all'indirizzo del povero e gentile Marco Travaglio e del pubblico, costretti a sopportare ad oltranza la sua infinita e ingiuriosa maleducazione, le sue continue offese e provocazioni verbali.

Le volgari intemperanze del "critico d'arte" più stupido e irritante d'Italia, non hanno indignato nessun esponente dell’establishment politico-televisivo grillonazionale, mentre i presunti attacchi e le cosiddette "sfuriate" di Beppe Grillo, che non erano neanche tanto calunniose o diffamanti, ma solo pesanti critiche (magari un pò eccessive nella forma), hanno destato forti reazioni di scandalo e sdegno al vertice della RAI (e non solo), confermando che esistono due pesi e due misure anche per esprimere giudizi ed istituire sanzioni disciplinari nei confronti di personaggi ugualmente famosi e potenti.

Anche questa ambiguità di valutazione è una concreta ed obbrobriosa testimonianza della pericolosa deriva autoritaria e liberticida assunta dalla nostra società. E non potrebbe essere diversamente visto che siamo rovinosamente capitati in quella scalcagnata "Repubblica delle banane" governata dal Popolo della Libertà... provvisoria!

sabato, 26 aprile 2008
RESISTENZA E LIBERAZIONE, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA DIRETTA
Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione italiana del 1948: 60 anni ben portati, si potrebbe dire...
Personalmente, sono convinto che la nostra Costituzione non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, tanto meno abolita (come insinuano i suoi detrattori), ma deve essere semplicemente e finalmente attuata.
Solo applicando nella realtà concreta i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il nostro paese, sarà possibile un’effettiva emancipazione in senso progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili, culturali, artistiche e spirituali presenti in essa, ma anche le forze materiali e produttive che sono imprigionate ed umiliate nell’attuale fase storica di conservazione politica, se non di reazione e di imbarbarimento vigente su scala non solo nazionale, ma internazionale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista a riguardo.
 Anzitutto, perché ho sempre pensato che la nostra bella Carta Costituzionale sia in qualche misura eversiva ed inapplicabile nell’attuale ordinamento economico-capitalistico, segnato da profonde ed insanabili contraddizioni, disuguaglianze ed ingiustizie sociali e materiali, che si possono eliminare solo abbattendo e rovesciando l’intero sistema economico-politico e sociale che le ha generate e contribuisce a riprodurle e perpetuarle nel tempo.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare appena uscito dalle recenti elezioni politiche, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulla possibilità di attuare finalmente il dettato costituzionale.
Invece, mi pare più facile immaginare e prefigurare un’iniziativa per stravolgere il testo della Costituzione attraverso una sorta di “grande inciucio”, cioè un’ampia intesa parlamentare di stampo “veltrusconiano” sul versante delle cosiddette “riforme costituzionali” (ma sarebbe più corretto definirle “controriforme costituzionali”), tanto attese ed invocate (non solo) dalla coalizione di centro-destra guidata da Berlusconi, Bossi e Fini.
Tuttavia, a parte queste riflessioni politiche pessimistiche, faccio prevalere ciò che gramsciGramsci designava come “l’ottimismo della volontà”. Per cui, non solo in qualità di semplice cittadino, ma anche in veste di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione. Di cui occorre far conoscere ed apprezzare, in chiave anche formativa, anche la bellezza estetica e poetica della sua scrittura. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale contribuirono alcune tra le migliori menti politiche e letterarie dell’epoca (tra i vari nomi, voglio rievocare la figura emblematica di Piero Calamandrei).
La Costituzione è senza dubbio la madre della democrazia italiana, una democrazia scalcagnata, monca e malandata per vari motivi. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio etico-valoriale, e leggerla e rileggerla (magari fino alla nausea) è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto della ricorrenza per denunciare una grave mistificazione ideologico-strumentale che si perpetua da anni nel nostro sciagurato paese. Quella di occultare le origini della democrazia in Italia, benché istituita solo sulla carta.
E' dunque opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia italica, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella PartigianiResistenza partigiana contro l’occupazione e l’oppressione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Benito MussoliniBenito Mussolini, è nata la Carta Costituzionale ed è in qualche modo risorta la civiltà democratica del popolo italiano. Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, ossia di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza "neutrale ed imparziale", equivale a snaturare e cancellare il valore simbolico e politico di quella che rappresenta la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana, la Festa antifascista per eccellenza.
Infatti, il 25 aprile si festeggia, vale a dire si dovrebbe rievocare (e, in qualche misura, si dovrebbe rinnovare) la vittoria della resistenza-genovaResistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono e tormentarono l’Italia per un lungo, tragico ventennio, conducendo il nostro paese alla rovina materiale e spirituale, costringendo il nostro popolo alla sventura e alla catastrofe della seconda guerra mondiale, laddove intere generazioni di giovani proletari furono usati come carne da macello per arricchire ed ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del nostro paese, scritta non tanto con la penna quanto con il sangue di numerose donne e uomini che sacrificarono coraggiosamente la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio in quanto schierati e militanti da una parte ben precisa, ossia contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere profondamente antifascista e partigiano, democratico e pluralista, egualitario e progressista, ma anche pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all’avanguardia, se non addirittura eversivo e rivoluzionario sul piano politico internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è assai temuta e osteggiata nei settori politicamente più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è tradita e disattesa nella realtà concreta.
Non intendo elencare i vari articoli della Costituzione che sono ripetutamente negati e violati, a cominciare dall’art. 11, in cui emerge lo spirito nettamente pacifista e internazionalista della nostra Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra (…)”, è l’incipit dell'articolo.
Questa è una lezione assai preziosa della nostra storia che oggi, in tempi alquanto bui, segnati dall'indifferenza e dal fatalismo, dall'apatia e dall'antipatia politica, da più fronti e posizioni di stampo revisionistaForza_Nuova e, dunque, cripto-fascista, si tenta di mettere in discussione, se non addirittura cancellare e negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", tanto diffuso oggi tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, nella misura in cui induce a pensare che nulla possa cambiare e che tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, da una forza trascendente, contro cui i miserabili e gli umili sarebbero assolutamente impotenti, ma così non è. In tema di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio gramsciGramsci, intitolato "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire  "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è senza dubbio il miglior messaggio che si possa offrire e trasmettere alle giovani generazioni, una sorta di inno che attesta in forma lirica e poetica, ma nel contempo, in modo fermo e inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, intese e tradotte in termini di partecipazione attiva, concreta e diretta alle decisioni che riguardano il destino dell'intera collettività umana.
Sempre in materia di assenteismo e di non partecipazione alla vita politica, rammento un bellissimo pezzo di Bertold Brecht, che scriveva: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e di più saggio.
Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche.
L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa,berlusconi_tricolore l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e Bush e Berlusconimultinazionali.". Ed io aggiungo: "delle imprese locali". Nella circostanza odierna mi preme rilanciare ed esaltare la Politica (con la P maiuscola) in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano, che si realizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza sociale e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali sul versante economico-materiale, ma ovviamente diverse sotto il profilo etico-spirituale e culturale.
Inoltre, la Politica dovrebbe essere soprattutto un mezzo di aggregazione e di partecipazione sociale, uno strumento concreto, diretto e corale per intervenire sui processi decisionali che interessano l’intera comunità; è una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana.
Del resto, l’antica etimologia del termine, dal greco socrate_grandePolis” (ossia: città), indica il senso della più nobile e sublime tra le attività proprie dell’uomo, denota la suprema manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto essere sociale. Tale somma ed eccelsa capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica in quanto organizzazione dell'autogoverno della Città. Il senso originario della Politica si è ormai deteriorato, tralignando nella più ignobile e squallida “professione”, ovvero nell’esercizio del potere fine a se stesso, un potere riservato a pochi “addetti ai lavori”, ai carrieristi e agli affaristi della politica (con la p minuscola).
Quella che un tempo era considerata una nobile arte ed un’occupazione elevata dell’uomo, la Politica con la “P” maiuscola, si è totalmente svuotata di senso ed oggi è percepita e praticata quale mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse, umane, materiali e territoriali, ossia una carriera da intraprendere se si vuole mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico del Comune che, come tale, dovrebbe appartenere a tutti, un bene gestito direttamente dalla comunità dei cittadini.
La Nuova resistereResistenza da realizzare oggi è esattamente l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere in quanto appannaggio di una ristretta cerchia di potenti e di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e contrastata con forza, perché quel soggetto organizzato in gruppo, comitato o partito politico, convenzionalmente definito “ceto politico dirigente” (ma sarebbe più giusto chiamarlo "digerente"), non appena ha conquistato il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa altamente del bene comune per occuparsi semplicemente dei propri loschi affari di casta, di corporazione o di élite, oppure di singoli individui.
Questo stato di corruzione della politica, che non è più un’esperienza di autogoverno della comunità dei cittadini, ma un interesse privato ed egoistico di una vertice2007minoranza sempre più circoscritta, è la causa principale che ha generato un sentimento di crescente indifferenza e disaffezione dei cittadini verso le vicende della politica, ovvero del governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi di pochi affaristi e trafficoni, nella misura in cui tale vicende e tali attività sono recepite come estranee e distanti dagli interessi collettivi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l’idea dell’autogestione popolare e dell’autogoverno della comunità dei cittadini, guardando alla viva esperienza dei Municipi autonomi zapatisti e sperimentando nella realtà delle piccole comunità locali l’idea della politica come rifiuto e critica radicali del potere scisso dalla collettività, ossia come partecipazione diretta di aree sempre più vaste della popolazione ai processi decisionali, a cominciare dai canali di controllo e gestione delle spese economiche del bilancio comunale.
La grandiosa utopiautopia della democrazia diretta a livello locale, oggi non solo è possibile ma necessaria, di fronte al nuovo, prepotente fenomeno di natura autoritaria ed antidemocratica, determinato dall’avvento di un nuovo colonialismo che ha generato la crisi e il declino della sovranità democratica, seppure solo formale, degli Stati nazionali. I quali sono di fatto soppiantati dal potere smisurato di organismi economici sovranazionali che dirigono e controllano le dinamiche dell’economia di mercato e dei suoi assetti più propriamente bancari e finanziari, ormai affermati e dominanti su scala mondiale.
Questo fenomeno di globocolonizzazione neocapitalista ha determinato un pauroso incremento e un’ascesa inarrestabile del potere dei gruppi capitalistico-finanziari più forti, in modo particolare delle corporation multinazionali, con danni e costi inimmaginabili e irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema economico-produttivo, di quello industriale prima di tutto, la cui condizione si fa sempre più precaria, vulnerabile e facilmente ricattabile.
venerdì, 11 aprile 2008
LETTERA A VELTRUSCONI

Caro Silvio/Walter (*),

mi permetto di usare lo stesso tono amichevole e affettuoso adoperato nella missiva pre-elettorale che hai recentemente spedito al mio recapito personale. Pertanto, mi consentirai di rivolgermi a te in modo confidenziale, dandoti del tu. Ovviamente, ti ringrazio per aver pensato (anche) al sottoscritto, malgrado ciò avvenga solo nelle (pur frequenti) circostanze pre-elettorali.

Io sto bene, spero altrettanto per te e la tua famiglia.Povero Silvio Ti rispondo per comunicarti benevolmente la convinzione che ho maturato in merito alle prossime (s)elezioni politiche nazionali. Ho deciso di appoggiarti con il mio voto (a perdere) per le ragioni che proverò a spiegarti brevemente. Anzitutto, ho molto apprezzato la “intrepida” scelta di “correre da solo” (benché apparentato con le varie “compagnie comiche” di Fede/Vespa, Di Pietro/Bossi/Fini, anch’essi perfettamente intercambiabili tra loro), attraversando in lungo e in largo la nostra penisola (e le isole?).

Altro che giro d’Italia in bicicletta di prodi-ciclistaprodiana memoria! Francamente mi sono preoccupato per le condizioni della tua cagionevole salute, non vorrei che ti fossi affaticato per lo sforzo sostenuto negli ultimi tempi, data l’età anagrafica non più tanto giovane. Ma noto che sei in perfetta forma, gagliardo, resistente e battagliero come sempre, in grado di sopportare la tensione nervosa, affrontando con impeto lo stress logorante dell’ennesima, difficile campagna elettorale.

 

Una competizione elettorale che a me è parsa, a dire il vero, piuttosto fiacca e soporifera, una sorta di efficacissimo narcotico di massa: il nuovo “oppio dei popoli”...

Comunque, ti confesso che sono un veltrusconiano convinto della prima ora, sin dai tempi della Prima Repubblica, quella del famigerato C.A.F., quando il veltrusconismo ante litteram era appannaggio esclusivo della vecchia Democrazia Cristiana di Giulio nazionaleGiulio (non Tremonti, ma andreotti_omissisAndreotti) e degli altri “amici, compari e picciotti”. All’epoca ricordo che si chiamava consociativismo”, ma sempre inciuci e affari” erano. Non ti nascondo la mia gioia e il mio stupore quando ho ricevuto la tua lettera tanto affabile e garbata. Proprio non me l’aspettavo. Sono rimasto sorpreso da un gesto così affettatamente gentile e compiacente.

Restituisco volentieri la cortesia, per cui ho deciso di offrirti il mio voto (a perdere). Un voto (in)utile ma necessario a far risorgere la nostra scalcagnata Repubblica dalle macerie spirituali in cui è sprofondata. Affido cordialmente a Il ritorno del Monnezzate la mia procura morale, consegno nelle tue mani il mio prezioso investimento per l’avvenire, con la speranza di vederti trionfare e regnare per i prossimi lustri. Per mantenere tutte le promessebrambilla e gli impegni sbandierati ai quattro venti. Per elargire favori a clientele, clan, cosche, consorterie e comitati d’affari (vostri). Io sono un cittadino della sventurata e martoriata Campania. Sommersa dalla spazzatura, dal fango e dal disonore. Tra le altre cose, prometti di “liberare Napoli e la Campania dalla montagna di rifiuti sotto la quale sono sepolte. Le accuse sono reciproche e perfettamente sovrapponibili e intercambiabili. Così pure le promesse e i programmi elettorali. Che si senta davvero il tanfo di un “grande inciucio?

Rimetto ai posteri la (nemmeno tanto) ardua sentenza.

Con stima e affetto sinceri,

(*) Tanto i due sono intercambiabili tra loro.

sabato, 15 marzo 2008

IL GOLPISMO VELTRUSCONIANO, I COMPLICI E LE COMPARSE

Tratto dal blog QUESTA VOLTA NO

Assieme a tante adesioni ci sono piovute addosso numerose critiche. Alcune di queste, davvero esemplari, le abbiamo pubblicate nel blog qui e qui.

Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila. Vecchia talpaSiamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti  imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.

Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne tv_fleboun popolo inebetito, assuefatto, addomesticato. Cionondimeno queste elezioni, il cui esito è già scritto, rappresentano un passaggio di fase eversivo. Un’astensionismo di massa delegittimerebbe e quindi fermerebbe questo plebiscito biforcuto simil-democratico. C’è chi ci ha risposto che si dovrebbe appunto votare o l’Arcobaleno oppure una delle diverse liste comuniste che si presenteranno. Ci dispiace, non siamo daccordo.


Analisi concreta della situazione concreta.
1° L’arcobaleno, è sotto gli occhi di tutti, regge il moccolo al PD e quindi sta al gioco. Invece di alzare barricate il ceto politico Arcobalenista punta solo a ritagliarsi una nicchia per tirare a campare nel futuro sistema golpista.

Ieri erano complici del massacro sociale di Prodi-Schioppa, oggi sono conniventi coi killer della Cosituzione. Un voto all’Arcobaleno è quindi, sia un goffo tentativo di legittimazione postuma dell’operato del governo Prodi, che un gesto di stolta correità, per quanto indiretta e in buona fede, con le due destre (Do you remember Fausto?).bertinotti-vauro

2° Potra’ arginare la minaccia incombente un due per cento che piglieranno le liste comuniste? Certo che no! Scommettiamo che chi le ha presentate canterà vittoria per avere magari superato la soglia dell’uno per cento. Non facciamo affatto spallucce su questa eventuale risicata affermazione.

Diciamo piuttosto che non c’è corrispondenza tra un risultato consolatorio e un risultato politicamente efficicace. Capiamo chi vuole affermare, non fosse che per dispetto, la propria alterità ideologica, ma anteporre questa affermazione identitaria (per altro con le modalità di un’accanita competizione intergruppettara) alla possibilità di dare un colpo letale (di massa) al golpismo veltrusconiano, significa essere politicamente irresponsabili.

Significa anteporre i propri interessi di bottega alla causa di un popolo, significa separarsi dalla parte più dinamica e sveglia di questo stesso popolo. Che la marea reazionaria montante non sia assimilabile al fascismo è ovvio. Tuttavia non sarebbe male che i comunisti di oggi imparassero dagli errori catastrofici compiuti da quelli di ieri negli anni ‘20 a causa del loro estremismo settario e parolaio.

Essi non seppero e non vollero vedere che l’avvento del fascismo non era soltanto un mero cambio di personale dirigente dello Stato liberale, che esso era la tomba della democrazia e quindi del movimento operaio. Si rifiutarono quindi sia di lottare armi in pugno coi fascisti, sia di costruire un fronte unito antifascista.

Si rifiutarono infine, nel 1924, di partecipare all’Aventino, ovvero di costruire un anti-parlamento che delegittimasse e sabotasse  quello dominato dai fascisti e dai monarchici. Preferirono restare in quello di Mussolini,Benito Mussolini aiutando il Duce nel suo tentativo si legittimare democraticamente la propria dittatura. Il fattore più importante della scena politica italiana sta infatti diventando il distacco di settori crescenti della popolazione dal sistema politico (non solo dalla casta). E’ proprio questo esodo, questo Aventino, a spingere l’oligarchia a fondare una terza repubblica in cui possa fare a meno di un trasparente e consapevole consenso democratico. Chi non sostiene questa tendenza di fondo, questo Aventino popolare in corso d’opera, chi deliberatamente si separa da esso invece di sposarlo e politicizzarlo, non avrà un grande avvenire.

Egli pagherà la decisione di aver accettato di fare la comparsa in una competizione truccata, dall’esito prestabilito, di averla legittimata come democratica.

postato da: luciospartaco alle ore 10:41 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 14 marzo 2008

DECEREBRATI

Non so se avete osservato i risultati del sondaggio Ipr Marketing, pubblicato dal quotidiano Il Sole 24 ore utile come lettiera per gli uccellini in gabbia, sulle intenzioni di voto dei lavoratori dipendenti relativo a quella massa di decerebrati che costituiscono il 74,3% dei votanti (quelli che restano forse l’hanno capita).

Un capolavoro. Sostanzialmente i due molossi  si spartiscono i voti con una leggera prevalenza per il pifferaio romano, ma se andiamo ad osservare i dati relativi ai dipendenti con reddito medio basso beh allora vince il cavaliere con più di tre punti di scarto. Interessante il dato per coloro che appartengono alla fascia medio alta, infatti la situazione si ribalta con uno scarto di più del 10% per i veltroniani...

Se poi analizziamo i dati per i dipendenti pubblici notiamo un 40,5% per il pifferaio romano ed un 34,1 per il partitone di plastica. Ma se  scorriamo verso i dipendenti privati. ebbene nel loro complesso si ripartiscono con una leggera prevalenza per i berlusconiani. Ma veniamo alle armate brancaleone che insieme dovrebbero prendersi un poderoso 1,3% alla faccia degli arlecchini con il loro 8,5 % (cantano vittoria ma non si rendono conto che sono molto meno della somma dei tre partitini che hanno sostenuto un governo di merda).

Ma ciò che interessa non è il misero risultato potenziale dell’armata dei Branca ma la loro futilità, pensate non riescono nemmeno ad unirsi, si stanno facendo le scarpe per raccogliere le firme per la presentazione delle liste e sarebbero disponibili ad inserire anche il lettore di queste note nei loro elenchi. Ma non definirei nemmeno settarismo un tale comportamento ma solo il prodotto di un fallimento totale.

Si sa che quando una barca affonda tutti si ritirano e cercano di salvare se stessi a discapito dell’altro. I loro proclami poi… Interessante il dato degli imbecilli che ritengono di essere indecisi ossia a chi porgere il didietro che oscillano attorno al 17%. Non ritengo plausibili i dati dei sondaggi ma questo rivela chiaramente la condizione devastante che continuano ad alimentare i decerebrati per i quali dovremmo prospettare ed augurarci un futuro migliore.

Infine potrei aggiungere che il processo di lobotomizzazione dei lavoratori attratti dalla politica oscilla attorno al 67%. A voglia Grillogrillo a blaterare a dritta e a manca. A voglia osservare ogni giorno i lavoratori che crepano sul posto di lavoro, a voglia farsi venire la depressione osservando lo spettacolo dei rifiuti a Napoli, a voglia bestemmiare per i salari di merdaeconomia con le solite massaie intervistate che piangono per non arrivare alla fine del mese. A voglia fare manifestazioni contro il precariato o le inchieste sul problema della casa… A voglia. Tanto il fascino di andare ad inserire un pezzo di carta in un’urna resta sempre l’attività più qualificante per i lavoratori che come dei topi sperano che il pifferaio li porti verso il formaggio mentre sanno benissimo che precipiteranno in mare. Così continueremo a sorbirci le solite menate dell’autonomia, dell’autoorganizzazione, della coscienza di classe e di quant’altro rimane della chincaglieria dei minoritari.

Intanto il modo di produzione capitalistico si sta dimostrando non più in grado di riprodursi ed il cancro che lo attraversa logora con esso anche la materia cerebrale di coloro che dovrebbero prendere in mano i loro destini. Meglio andare al mare a prendere la tintarella. 

Antonio Pagliarone

sabato, 08 marzo 2008

8 marzo 2008

Centenario della Giornata Internazionale della Donna

Non solo una festa ma una giornata di lotta

 

Quest’anno ricorre il centenario del tragico evento verificatosi l’8 marzo 1908 a Chicago, nel quale 129 operaie morirono bruciate nella loro fabbrica.

Da allora l’8 marzo è diventata la data simbolica della lotta delle donne, di una lotta di liberazione che per noi si colloca all’interno di tutte le lotte di uomini e donne, nella direzione di un progressivo e totale cambiamento di questa società.

Ormai da alcuni anni ricordiamo la giornata internazionale della donna con una riflessione collettiva su alcuni temi che riguardano più da vicino le donne, ma che in realtà investono la vita di tutti noi e soprattutto la reale natura dell’attuale sistema sociale, politico ed economico.

Se anche quest’anno ci troviamo “costretti” a discutere ancora di attacco al diritto di aborto e di precarietà del mondo del lavoro è perché questi rimangono temi centrali e attuali, che si legano ovviamente ad una riflessione di carattere più generale. In questi ultimi anni, silvio_generalegoverni di centro destra e di centro sinistraProdi_Presidente hanno condotto politiche finalizzate al progressivo depotenziamento della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, mirando non tanto ad un divieto o ad una cancellazione di un diritto goduto trasversalmente da tutte le donne, ricche e povere, di destra o di sinistra, quanto ad una sua tendenziale criminalizzazione.

La legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che costringe migliaia di donne a sottoporsi a cure invasive e scelte forzate sui propri corpi è certo legge di inaudita violenza fisica sulle donne promulgata dal centro destra, ma la paladina della legge 194 Livia Turco ha forse fatto qualcosa per cambiarla?

No e anzi oggi, alla vigilia di nuove elezioni politiche dopo la caduta del suo Governo, si affretta a genuflettersi alla Chiesa (come tutti del resto…) promettendo misure volte a limitare l’uso della pillola Ru486, nonché il ricorso all’aborto terapeutico.

Accanto alla voce di queste donne, le uniche che alla fine si sentono davvero, si alzano poi tante altre voci di uomini, politici, giornalisti, uomini da salotto e “filosofi” che fanno a gara per giudicare, decidere, legiferare sul corpo delle donne, sulla loro vita e sulla loro libertà di autodeterminazione.

L’inguardabile Giuliano Ferrara lancia la campagna per la moratoria dell’aborto, equiparando le donne che decidono di abortire, già definite dalla HitleRatzingerChiesa “terroriste dal volto umano”, ad esecutrici della pena capitale. Il tema della maternità diviene ancora una volta oggetto di strumentalizzazione politica, merce da utilizzare in campagna elettorale, per svelare le contraddizioni insite in coalizioni politiche eterogenee, per mettere a nudo i pesanti conflitti interni, come quelli del Partito Democratico. E allora veltroni2Veltroni è costretto ad esibirsi in “schizofreniche” dichiarazioni che vanno dalla difesa formale della legge 194 alla dichiarata volontà di aggiornare quella legge sul diritto di aborto, definito “dramma da contrastare” (in termini simili, tipo “tragedia dell’umanità”, si espresse tra l’altro qualche anno fa riferendosi al comunismo…) Oltre a ciò, la “crociata” di Ferrara ha avuto altri pesanti effetti, come la garanzia dell’approvazione da parte della regione Lombardia di linee guida in materia di aborti.

Si tratta dell’estensione a tutti gli ospedali della regione di codici di autoregolamentazione che stabiliscono il limite di 21 0 22 settimane per praticare l’aborto terapeutico, dal momento che la 194 non ne stabilisce.

 

Si prevede anche la sostituzione della figura di un solo ginecologo ad opera di un’equipe di medici, tra cui anche uno psichiatra, che potrà così “scrutare” le menti delle donne che compiono una scelta spesso molto drammatica.

Da ricordare che la regione Lombardia già si distingueva per l’adozione della normativa volta ad autorizzare la sepoltura dei feti. In questo clima oscurantista si collocano, da un lato il raid della polizia nel reparto di ostetricia al Policlinico di Napoli contro una donna che aveva appena fatto ricorso all’aborto terapeutico e, dall’altro, un documento redatto da alcuni ginecologi romani per i quali il feto abortito va mantenuto in vita, anche contro la volontà della donna.

Il terreno culturale che la Chiesa e lo stato borghese vogliono e stanno preparando da tempo, è questo. Uno Stato che non riconosce il diritto di disporre della propria fallujamorte, con il divieto legale dell’eutanasia, ma che si arroga la pretesa di disporre del corpo e della vita delle donne è uno stato che non riconosce i diritti minimi, e che uomini e donne devono combattere con ogni mezzo necessario. Ma l’ipocrisia più grande che la società capitalista esprime sta proprio nell’invocare il diritto alla vita di un feto e contemporaneamente scatenare guerre imperialiste, guerre di potere e di profitto, che provocano ogni giorno stragi di bambini nati in paesi sfortunati, vittime di un sistema che li condanna alla morte fin dalla nascita.

Le politiche reazionarie e antipopolari portate avanti dai vari governi, sudditi di un sempre maggior interventismo del Vaticano, si concretizzano da anni in un attacco contro le masse popolari, e contro le donne in particolare.

Del resto oggi l’ostacolo maggiore alla maternità e all’incremento delle nascite non è certo la legge 194 che, pur riconoscendo un diritto minimo come quello di garantire la scelta e la libertà di donne e uomini di decidere di sé, delle proprie vite e di quelle che verranno, è legge nata limitata e condizionata.

Basti pensare all’obiezione di coscienza, che nei fatti ha da sempre ostacolato l’esercizio di un diritto pur riconosciuto legalmente. Il vero nemico di maternità e fertilità è molto spesso rappresentato dall’incertezza legata alla precarizzazione del lavoro.

La condizione di precarietà che costringe le nuove generazioni ad una insicurezza di lavoro e di vita, va infatti oltre la dimensione normativo/contrattuale per divenire dimensione “esistenziale”, come in altre occasioni abbiamo ribadito. Il nodo centrale è che tale condizione, sia per la retribuzione che per l’incertezza sulla stabilità del cipputiposto di lavoro, incide sulla scelta di avere un figlio. Spesso una donna rinuncia alla maternità nel lavoro precario, e un’eventuale maternità diventa fatale, semplicemente impedendo il rinnovo del contratto di lavoro… I dati statistici ci dicono che in Italia una donna su dieci lascia il lavoro al primo figlio, sia per licenziamento che per “dimissioni volontarie”, che spesso coincidono con dimissioni coatte fatte firmare in bianco dal padrone al momento dell’assunzione. Dagli anni novanta ad oggi, attraverso una politica concertativa portata avanti da governi di destra e di sinistra che ha prodotto, tra le tante cose, l’abolizione della scala mobile con i vergognosi accordi del ’92-‘93, il Pacchetto Treu, la legge TreGiorniBiagi, lo scippo del altan_tfrTFR…, siamo giunti ad un ulteriore tappa nel più generale percorso di arretramento di diritti e conquiste sociali. Nel luglio dello scorso anno, e come abbiamo ampiamente illustrato nel n. 10 di Primomaggio, il governo “amico” Prodi e MontezemoloProdi (… “amico sì ma dei padroni …” ) ha siglato un Protocolloprodi-epifani dai contenuti infami, e che rappresenta un ulteriore tassello nel processo di smantellamento della previdenza pubblica e della precarizzazione del lavoro. I contenuti degli accordi del luglio 2007, siglati ancora una volta alla vigilia della chiusura delle fabbriche, contengono una varietà di provvedimenti volti a colpire le scippoTFRpensioni, a rendere ancora più precario il lavoro (il riferimento è alla normativa relativa ai contratti a termine, tamponata solo in parte dalla finanziaria 2008), a “regalare” ai padroni, attraverso la detassazione dei premi aziendali e degli straordinari. Altro che lotta alla disoccupazione e incentivazione del lavoro giovanile! Le parole d’ordine di quel Protocollo sono: formazione continua (ossia perdita di tempo, energia, e soldi continua, che la facciano i padroni un po’ di formazione continua!); diminuzione del costo del lavoro (ossia sgravi alle imprese); aumento degli ammortizzatori sociali come l’indennità di disoccupazione (tanto per calmierare una situazione sempre più esplosiva); agevolazioni al credito per i precari (si aumenta la precarietà, ma viene concesso di “inchiodarsi” in misura agevolata…basta ricorrere a procacciatori se ti va bene, a usurai se ti va male…).

E poi il capitolo dedicato alle donne. La logica è ancora quella di agevolare i lavori lavoratore flessibileflessibili per conciliare meglio casa, attività di cura e lavoro, secondo una logica cara a destra e sinistra, e che vuole il ritorno a casa delle donne, una casa patriarcale ritagliata sugli interessi del capitale e dunque del profitto. Il ruolo dei sindacaticomitati_d_affari rispetto ai Protocolli di luglio si è reso ancora più evidente con il referendum-farsa dell’ottobre 2007, dove sono stati chiamati a votare i pensionati non coinvolti negli accordi ed esclusi i precari, pesantemente investiti dalle misure in essi contenuti. La “stabilizzazione” del lavoro precario e flessibile, che genera profitto e contemporaneamente alimenta la dimensione individuale a discapito di una eventuale conflittualità collettiva, ha pesanti ripercussioni in tema di salute e sicurezza del lavoro. Innanzitutto il ricatto della infortuni_lavoroprecarietà frena la pretesa dei lavoratori al rispetto di normative di sicurezza che restano eluse, assicurando agli imprenditori il risparmio sui costi ad esse legati. In secondo luogo i precari hanno in genere occupazioni più rischiose, peggiori condizioni di lavoro e ricevono scarsa informazione in materia di sicurezza. “Il malessere degli atipiciatipici” è alimentato dalla sequenza dei contratti, dall’incertezza del rinnovo, dal cambiamento di lavoro, che provocano una sensazione di marginalità, di stress e di vulnerabilità, che spesso si traducono in una maggior incidenza degli infortuni sul lavoro. Insomma, un mondo di “insicurezza” sul luogo di lavoro, e di rischi per la salute fisica e psichica di migliaia di lavoratori su cui i riflettori della televisione non sono puntati. E le vittime più numerose di questo “sepolcro imbiancato” che sono le normative sulla precarietà del lavoro? Le donne.

Ancor più degli uomini le donne sono flessibili, co.co.co., co.co.pro, rispondono a chiamata e sono intermittenti, “scadono”… Le loro vite sono a tempo, i loro progetti in bilico, in un impossibile equilibrio tra vita lavorativa, privata e familiare.

Ma questa non è vita, questa è la vita che vuole la società capitalista, in cui il profitto delle imprese diviene “valore” prioritario rispetto alla vita di lavoratori e lavoratrici, di uomini e donne, che continueranno a morire di lavoro, di guerre, di inquinamento, di mali sociali. Non ci stiamo. “Noi da una parte, i padroni dall’altra. O con noi o contro di noi”…

I compagni e le compagne del Laboratorio Marxista

laboratoriomarxista@virgilio.it

domenica, 02 marzo 2008

Le ragioni dell’astensione

Premessa
Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell’americanizzazione integrale del sistema politico italiano. Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall’intesa Veltroni-Berlusconi, un’intesa coperta a sinistra dall’arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti.br_bertinotti

Come ben si capisce dal testo dell’appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell’attuale tornante della storia del nostro paese.

Per quanto la casta di regime - sia essa di “centro”, di “sinistra” oppure di “destra” – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l’essenziale: queste elezioni sono una truffa.

Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato. Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se War newsWashington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull’impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo.

Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell’imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa. Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l’identitarismo, il rifiuto. bertinottiIl menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l’ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L’identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.
Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica. Ma il rifiuto, cioè l’astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l’indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.

QUESTA VOLTA NO
Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza.

I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell’inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le  “regole del gioco”, nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio.

Il gioco consiste nell’adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono.

Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all’appoggio del secondo classificato (e all’avallo delle due forze di complemento,  quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL), per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario.

Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d’affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell’Esecutivo. Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata.

Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l’Italia, che essa riguarda tutta l’Europa. Le classi dominanti europee, da sempre prigioniere della supremazia nordamericana, hanno infatti abbracciato il disegno imperialistico di Washington, disegno che fa dell’Alleanza atlantica la punta di lancia della “guerra permanente e infinita” con la quale imporre al mondo le proprie ambizioni imperiali.

Alla guerra permanente contro ogni popolo e nazione recalcitranti corrisponde, entro i confini del blocco imperiale, la necessità di una pace interna cimiteriale, la prevenzione e la soppressione d’ogni conflitto sociale e politico, la violazione dei diritti fondamentali delle persone.

La maniacale ricerca di leggi elettorali truffa, la sacralizzazione del principio della governabilità, vanno infatti di pari passo con l’adozione di leggi lesive delle libertà individuali e collettive, il tutto accompagnato da accanite campagne securitarie razziste e xenofobe.lavavetri Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia. Quando la società italiana pulsava, quando la democrazia viveva della partecipazione diretta dei cittadini, questo mutamento sarebbe potuto avvenire solo con un “colpo di stato” - minaccia che è infatti gravata sul nostro paese, dal Piano Solo del 1964, a quello della P2 di Licio Gelli negli anni ’70-’80.

Oggigiorno, già disarticolate le istituzioni repubblicane,  neutralizzate le forze antagonistiche, trasformati i cittadini in tele-spettatori/consumatori inebetiti, questo golpe può essere perpetrato in maniera incruenta, grazie ad una competizione elettorale manipolata con ciniche strategie di marketing dai padroni delle TVtrashtv2 e dei mass media. In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l’astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico. Questa volta no, non ci “tureremo il naso”, non accetteremo il ricatto di chi, dopo aver scelto il ruolo di comprimario e di complice di un crimine, vorrebbe il nostro voto accreditandosi come innocente. Né riteniamo abbia senso politico presentare liste alternative. Esse, oltre a non aver alcuna possibilità di successo, svolgerebbero, loro malgrado, la funzione di comparsa della messa in scena elettorale. Chiamiamo quanti condividono quest’appello non solo a sottoscriverlo, non solo a diffonderlo, ma ad attivarsi in una campagna astensionista di massa allo scopo di contrastare la nascita di quella che chiamano “Terza Repubblica”.

Una campagna che sola può gettare le premesse per un’opposizione politica futura, intransigente e a tutto campo, non solo contro la svolta autoritaria e per salvare lo Stato di diritto, ma anche per rilanciare la lotta per affermare i principi di eguaglianza sociale, libertà politica e fratellanza umana, principi che restano i soli per costruire un’alternativa di sistema. Ci impegniamo altresì a convocare una grande assemblea unitaria nazionale affinché l’opzione astensionista e antagonista abbia una dimensione di massa.

Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo, ore 10,00
ROMA - CSIOA VILLAGGIO GLOBALE (lungotevere Testaccio)

Se sottoscrivi questo appello scrivi a:
mi-astengo@tiscali.it

Primi firmatari:
Franco Alunni – Roma
Adolfo Amoroso - Roma
Maria Grazia Ardizzone - Perugia
Rosario Attanasio – Lecce
Anna Paola Azzi – Lucca
Marino Badiale – Genova
Giorgio Becchetti – Assisi
Graziano Bianchi – Lucca
Giulio Bonali – Piacenza
Bono Luciano - Milano
Paola Bonoconto - Roma
Massimo Bontempelli – Pisa
Luciano Bronzi – Potenza
Roberto Bugliani – La Spezia
Francesco Cardinali – Foligno
Daniela Ceccaroni – Perugia
Ino Cecchinelli – La Spezia
Giovanni Cenci – Perugia
Angela Cocco – Roma
Maria Grazia Da Costa – Lucca
Laura Dalle Molle – Vicenza
Tusio De Iulis - Pescara
Riccardo Di Vito – Roma
Franco Ferro – Firenze
Nadia Ferro – Firenze
Maurizio Fratta – Perugia
Ugo Giannangeli – Milano
Alessandro Giornalista – Roma
Andrea Giulietti – Roma
Maria Ingrosso – Lecce
Silvia Irti – Roma
Gianfranco La Grassa – Treviso
Gianluigi Maddalena – Vicenza
Luca Maddalena – Vicenza
Michela Maffezzoni – Cremona
Miguel Martinez – Firenze
Daniela Marzi – Siena
Enrico Mascelloni – Spoleto
Leonardo Mazzei – Lucca
Patrizia Mazzei – Lucca
Luca Minghinelli – Lucca
Miozzi Erika - Bologna
Rodolfo Monacelli – Roma
Fabio Montagnani – Siena
Massimiliano Montesi – Foligno
Alessia Monteverdi – Foligno
Ramona Monti – Lucca
Virginio Monti – Lucca
Mauro Moretti – Lucca
Maurizio Neri – Roma
Alice Paccagnella – Padova
Vittorio Paiotta – Pisa
Moreno Pasquinelli – Foligno
Giuseppe Pelazza – Milano
Anika Persiani – Firenze
Gianni Petrosillo – Potenza
Paolo Pioppi - Amelia
Fabio Polichetti - Roma
Costanzo Preve – Torino
Valeria Proia - Roma
Mary Rizzo – Ascoli Piceno
Gabriele Roberto - Roma
Antonio Savini – Roma
Daniele Sello – Perugia
Enrico Sodacci – Perugia
Sergio Spina – Imperia
Sergio Starace – Lecce
Federico Stella – Roma
Giovanni Teti – Perugia
Marcello Teti – Perugia
Mauro Tozzato – Treviso
Luca Travaglini – Chieti
Giuseppe Vaccaro – Perugia

Irma Vari - Roma
Lucio Garofalo - Lioni (Avellino)
 
MI ASTENGO!

Questa volta mi astengo…rinuncio alla parola…vuota...sterile...rinuncio al voto...fallace e truffaldino...non rinuncio alla Vecchia talpalotta...preferisco tacere…schierandomi con forza…contro l’ipocrisia e la menzogna…per smascherare la frode del potere...in un sistema...marcio e corrotto...svelare l'inganno buonista...televisivo...le parole sono pesanti come macigni…taglienti come lame…schiette e sincere…non equivoche eppure equivocate…avvelenate e viziate...dalla mala fede altrui…tacciate ingiustamente…allora taccio…volontariamente...scelgo un atroce e_se_urlassi_in_silenziosilenzio di protesta…contro la censura e l’intolleranza…il mio peccato è la blasfemia…il rifiuto dell’adesione servile…ad un capo mai eletto…senza capo né coda…impostore e ciarlatano...presuntuoso e arrogante…un parolaio...non magico ma…verboso…candidato…non candido…è tempo di eresie…un’occasione per scrivere sui muri…come sui blog…scrivere parole blasfeme…di rabbia e indignazione…di eversione totale…di rivolta...di rivoluzione…di libertà dal servilismo ipocrita…né servi né padroni…soltanto liberi!