
Uno scenario imprevisto ed imprevedibile, almeno nella vastità e nelle proporzioni drammatiche in cui si è determinato. Un disastro politico in parte annunciato, simile alla situazione di illegalità e di messa al bando procurata dall’avvento al potere del partito fascista di Benito Mussolini,
con l’instaurazione della dittatura e l’espulsione violenta delle forze di opposizione presenti nel Parlamento dell’epoca, in modo particolare del partito comunista e di quello socialista. Con la differenza, non secondaria, che nel caso odierno non c’è stato bisogno di ricorrere a provvedimenti apertamente reazionari e antidemocratici. In un colpo solo si è consumata la dissoluzione delle "sinistre", espulse in toto dal Parlamento italiano. Questo è, nei fatti, il risultato più evidente ed eclatante del nuovo “fascismo” mascherato da “antifascismo”, del nuovo “golpismo istituzionale” camuffato da Partito Democratico + Popolo delle Libertà, che in sintesi si chiama “Veltrusconismo".
Il "golpe veltrusconiano" ha cancellato con una soluzione “morbida” e “pacifica” tutti i partiti di sinistra. I quali non hanno fatto nulla per impedire il proprio “suicidio” politico. Anzi, direi che le forze di “sinistra” hanno
permesso tutte le forme di
autolesionismo possibile ed immaginabile, tutto ciò che si poteva concedere all’avversario veltrusconiano per farsi male in modo serio e (forse) irreparabile. Con gli esiti a dir poco catastrofici che sono evidenti a tutti. Ma vediamo in quale modo si è tradotto l’autolesionismo della sedicente “sinistra” (ex)parlamentare italiana.

“sinistra radicale”. In questi ultimi due anni la sinistra filo-governativa ha predicato male e razzolato peggio. Per questo gli elettori hanno deciso di punirla amaramente. Nel contempo, il nuovo “fascismo veltrusconiano"
ha contribuito all’estromissione dalla scena parlamentare della sinistra borghese, senza porre in essere procedimenti autoritari o violenti, ma facendo semplicemente ricorso ad una vasta e capillare campagna propagandistica a favore del “voto utile”, che ha convinto non pochi elettori della “sinistra radicale” ad appoggiare il partito di Veltroni. La situazione politica odierna è, di fatto, quella di un regime senza colpo di stato, un fascismo privo della dittatura militare. Il nuovo Duce si chiama Veltrusconi.
Pasolini
docet: “il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo”. Infatti, il quadro politico-parlamentare determinato dalle ultime elezioni, risulta assai più inquietante e pericoloso del fascismo propriamente inteso, per la semplice ragione che l’affossamento della sinistra parlamentare borghese è avvenuto in una cornice di apparente democrazia, ovvero senza l’avvento di un colpo di stato militare che abbia messo fuorilegge i partiti di sinistra. I quali si sono in pratica “suicidati” (quasi) da soli. Gli avversari si sono limitati ad assecondare gli eventi.
Tale risultato si è rivelato addirittura traumatico, inducendo alcuni osservatori e personaggi politici che sono in qualche misura riconducibili al fronte dell’ultra-conservatorismo (quali, ad esempio, Giulio Tremonti) a temere l’attuale scenario, nella misura in cui le contraddizioni sociali e materiali, i conflitti di classe presenti nel mondo del lavoro, le vertenze e i contrasti insiti nella realtà del paese, potrebbero assumere un carattere di insanabilità, in quanto non sarebbero più governabili e suscettibili di mediazioni politico-istituzionali.
In pratica si teme e si paventa che l’assenza di rappresentanza parlamentare della sinistra possa generare antagonismi sociali esplosivi, fenomeni di recrudescenza politica difficilmente gestibili.

la sinistra di classe è da sempre il mondo delle lotte
e dei diritti del lavoro salariato, la base del movimento operaio e sindacale. La vocazione storica, la natura e l’attitudine della sinistra realmente antagonista, coincidono con le lotte e le vertenze dei lavoratori, con le tendenze e i bisogni effettivi delle masse operaie, non con le competizioni elettorali e tanto meno con le opzioni riformiste e governiste, che invece non pagano e non ottengono mai nulla.
dirigenti che si sono montati la testa, assumendo atteggiamenti di arroganza, superbia e cecità nei confronti del legittimo dissenso espresso in diverse circostanze dalla base militante (soprattutto la base operaia, che di conseguenza ha voltato le spalle), per cui molti attivisti e simpatizzanti della cosiddetta “sinistra radicale” si sono disaffezionati e allontanati in modo crescente, decidendo infine di astenersi dal voto per punire duramente chi aveva tradito le attese e le speranze suscitate nel popolo della sinistra proprio dalla “vittoria” ottenuta nel 2006. Sono trascorsi appena due anni solari, eppure quella data sembra distante anni luce dall’attuale momento storico.
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Giulio (non 

e gli impegni sbandierati ai quattro venti




















E poi le liste, e quindi gli eletti, sono imposti ancora una volta dall’alto, senza possibilità da parte degli elettori di esprimere le proprie preferenze; non è stata stimolata alcuna partecipazione della base dei partiti e della società civile alla composizione delle liste, anzi è stata offesa l’intelligenza degli italiani con la farsa delle primarie del PD e della scelta del nome
per quanto riguarda il partito di Berlusconi: nell’uno e nell’altro caso è stata solo la magnanimità del “sovrano” a concedere un po’ di partecipazione al sovrano vero che è il popolo! 




movimenti di tutela dei territori, operatori sociali, singoli e gruppi, laici o cattolici, che sono la parte migliore e l’unica speranza per il nostro Paese. Dispiace che questi non vengano mai presi in considerazione dai partiti quando si tratta di comporre le liste elettorali: nemmeno alle prossime elezioni questi cittadini perbene e onesti, che di diritto dovrebbero essere candidati a rappresentarci, non hanno trovato posto né nelle liste della cosiddetta sinistra né, ovviamente, in quelle della destra..jpg)


che fino al 2006 aveva deliberatamente compiuto in tutti i campi, sociale, economico, politico ed istituzionale; ne ha bisogno il PD, nuovo soggetto interclassista del centro, che è consapevole della sua capacità di offrire nient’altro che un’immagine nuova rispetto al PdL, senza sottrarsi alle pressioni del capitalismo nostrano. Ne va in cerca l’UDC
papalina per riprendersi un posto centrale e al sole, e come lei la Sinistra Arcobaleno, priva di un progetto politico che non sia quello di non sparire dal parlamento. L’appello al voto di coalizione delle ultime elezioni cede oggi il passo alla ruffianeria del voto utile (votare PD per sconfiggere Berlusconi
e viceversa) o alla disperazione del richiamo del voto necessario ed identitario per una lista od partito che riflettano il più possibile inclinazioni e frammenti di opzioni etiche, ideologiche, religiose, localiste,
Cgil-Cisl-Uil balbettano “PD, amico mio”, delegando ormai solo alla politica la ricerca di soluzioni compatibili
e nemmeno lo scongiurare l’instaurarsi di un regime clerical-fascista, bensì l’affermarsi “bipartisan” di un blocco di potere di affaristi, caimani, tecnocrati di Stato e sfruttatori che hanno il solo scopo di vampirizzare l’intero tessuto sociale italiano. Tutte le leggi finanziarie
dal 
sulla società, la decisività dei giochi parlamentari sui conflitti sociali, le ragioni della mediazione inter-partitica sulle pressioni e sui movimenti dal basso della società. Il combinarsi di una legge elettorale garantista per vinti e vincitori e la tattica ricombinatoria del PD costringono ad una corsa centripeta verso il parlamento e verso il rafforzamento del potere esecutivo che ha il solo scopo di ridurre spazi ed inibire quei movimenti che possono ancora esprimere conflittualità sociale dal basso.
migranti. Questi movimenti e queste lotte continuano ad avere
DIRITTI INSIEME AGLI ALTRI
Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila.
Siamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.
Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne 












a blaterare a dritta e a manca. A voglia osservare ogni giorno i lavoratori che crepano sul posto di lavoro, a voglia farsi venire la depressione osservando lo spettacolo dei rifiuti a Napoli, a voglia bestemmiare per i salari di merda
con le solite massaie intervistate che piangono per non arrivare alla fine del mese. A voglia fare manifestazioni contro il precariato o le inchieste sul problema della casa… A voglia. Tanto il fascino di andare ad inserire un pezzo di carta in un’urna resta sempre l’attività più qualificante per i lavoratori che come dei topi sperano che il pifferaio li porti verso il formaggio mentre sanno benissimo che precipiteranno in mare. Così continueremo a sorbirci le solite menate dell’autonomia, dell’autoorganizzazione, della coscienza di classe e di quant’altro rimane della chincaglieria dei minoritari.
Alessandro il Macedone, Napoleone e Scipione erano dei giovani?
Resistenza italiana viene ridotta all'incontro tra giovani confusi, delusi e arrabbiati provenienti da diverse fazioni, il '68 viene liquidato utilizzando la vecchia dicotomia della lotta dei "figli di papà che si scontrano con in poveracci", il congresso del
'77 a Bologna contro la repressione diventa un brutto ricordo personale. Forse le differenze sono molto sottili. L'economia di mercato, la pubblicità e lo sviluppo del dopoguerra hanno per la prima volta nella storia creato la categoria dei "giovani", mettendoli all'interno di un enorme diagramma suddiviso a sua volta in altri sottodiagrammi, spianando la strada alla vecchia politica di partito che facendo leva sulla loro malleabilità, li ha portati a vivere con sempre più distacco la realtà sociale del Paese.
Questo non vuole giustificare tutti coloro che storditi dal passaggio epocale sono diventati proseliti del capitalismo. Ma quello che Bocca
non considera è l'esistenza trasversale di migliaia di giovani che discutono, lottano, criticano il sistema economico e politico costituito e attuano un modello di vita più semplice e duraturo che cerca di ridurre e riformulare il bisogno di consumare. Non esiste più il popolo formato dallo Stato e neanche la classe di partito, oggi esiste “la gente”, un intruglio formato da borghesi e da proletari che guarda la televisione
Basta pensare ai molti gruppi che hanno dato vita in Italia ad una telematica di base alternativa, ai gruppi Edc e Decoder, agli italiani che hanno vinto l'ultimo Festival berlinese Transmediale (dal titolo Conspire appunto), progettando un sistema ingegnoso di fruizione e consultazione di testi on line gratuito attraverso il canale Amazon.
Forse per edonismo, forse per interessi completamente diversi e lontani anni luce dalla classe politica "i giovani" fortunatamente sono assenti dal falso scontro elettorale che oggi inscena una battaglia tra due fazioni che non discutono, né provano a ripensare questo sistema basato sul capitalismo (un capitalismo tra l'altro tutto all'italiana, che vorrebbe ma non può, che indugia tra liberismo sfrenato e protezionismo campanilista).
Da destra a sinistra il parlamento oggi puzza, puzza di abusi, di corruzione e di attaccamento grottesco al potere. Tutti chiedono una partecipazione attiva alla politica, a un sistema marcio nelle fondamenta, e nessuno si accorge che quella partecipazione c'è e si è trasformata in un cambiamento vero e proprio fatto da individui che hanno deciso di tentare la quarta vi(t)a.
I miti rivoluzionari sono stati messi per la prima volta in discussione a Seattle
e in seguito a Genova, da non-ideali, da non-miti, proposti da individui che hanno deciso di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione per parlare di trasporti, di consumi, di abitudini...
I governi di mezzo mondo hanno cercato di soffocare e tagliare la testa ad un movimento che è innanzitutto un non-movimento. E dunque, chi agisce fuori dal dibattito mediatico delle televisioni e dei giornali? Cosa fanno i giovani, gli adulti e i vecchi che non votano (oltre a ballare e a fare all'amore, sacrosante necessità.)? Qualunque cosa facciano nessuno potrà mai leggerlo su Repubblica.
anarco-insurrezionalisti anche se silenziosi e inattivi. Ma ho letto proprio ora mentre redigevo questo testo e navigavo in rete, una suggestiva opzione: scegliere di far parte di una percentuale astensiva non delegante, recandosi al seggio, facendosi vidimare il certificato elettorale, avvalersi del diritto di rifiutare la scheda e assicurarsi di far mettere a verbale questa opzione. E' previsto pure allegare in calce al verbale, una breve dichiarazione in cui, se vuole, l'elettore ha il diritto di esprimere le motivazioni del suo rifiuto (ad esempio: nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta).
Questo comportamento rallenta e rende difficoltose le operazioni di voto e scrutinio (è obbligatorio compilare infatti per ogni scheda rifiutata un apposito verbale) rende inattribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle
schede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile se non impossibile attribuzione (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) di seggi, infatti in linea teorica(non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio,tale seggio non potrebbe essere attribuito. Quindi ci penso, eccome al modo più efficace e a me opportuno, per rendere il mio astensionismo, attivo. Sono certa che questo comportamento attirerà i soliti commenti del tipo: "Andare a votare ci dà almeno il diritto di protestare, dopo. Perché chi non vota, chi rimane a casa, non ha poi alcun diritto di lagnarsi se le cose vanno male"...
Ha gustosamente scritto Peppe Dantini nel suo Electionary, alla voce: "Democrazia – Forma di governo mediante la quale i cittadini scelgono liberamente da quale dittatore vogliono essere comandati" e alla voce "Campagna elettorale - Pic nic, gita fuori porta, scampagnata; molti italiani ne hanno pianificata una per il 13 aprile. Speriamo che non piova". Io posso solo aggiungere di fare attenzione e non rimanere ingorgati nel traffico del rientro democratico, il 14 aprile...