domenica, 20 aprile 2008
LA SINISTRA SUICIDATA, IL NUOVO FASCISMO E LE FUTURE LOTTE CONTRO IL “VELTRUSCONISMO”
Ovvero come predicare male, razzolare peggio ed essere bocciati dagli elettori
Il terremoto politico-elettorale avvenuto nei giorni scorsi, ha provocato effetti a dir poco devastanti, delineando un quadro parlamentare davvero singolare e senza precedenti (se si eccettua l’unico precedente che risale al Ventennio fascista).
Uno scenario imprevisto ed imprevedibile, almeno nella vastità e nelle proporzioni drammatiche in cui si è determinato. Un disastro politico in parte annunciato, simile alla situazione di illegalità e di messa al bando procurata dall’avvento al potere del partito fascista di Benito Mussolini,Benito Mussolini con l’instaurazione della dittatura e l’espulsione violenta delle forze di opposizione presenti nel Parlamento dell’epoca, in modo particolare del partito comunista e di quello socialista. Con la differenza, non secondaria, che nel caso odierno non c’è stato bisogno di ricorrere a provvedimenti apertamente reazionari e antidemocratici. In un colpo solo si è consumata la dissoluzione delle "sinistre", espulse in toto dal Parlamento italiano. Questo è, nei fatti, il risultato più evidente ed eclatante del nuovo “fascismo” mascherato da “antifascismo”, del nuovo golpismo istituzionale camuffato da Partito Democratico + Popolo delle Libertà, che in sintesi si chiama Veltrusconismo".
Il "golpe veltrusconiano" ha cancellato con una soluzione “morbida” e “pacifica” tutti i partiti di sinistra. I quali non hanno fatto nulla per impedire il proprio “suicidio” politico. Anzi, direi che le forze di “sinistra” hanno Il ritorno del Monnezzapermesso tutte le forme di Vignetta di Vauro sullo spauracchio di Berlusconiautolesionismo possibile ed immaginabile, tutto ciò che si poteva concedere all’avversario veltrusconiano per farsi male in modo serio e (forse) irreparabile. Con gli esiti a dir poco catastrofici che sono evidenti a tutti. Ma vediamo in quale modo si è tradotto l’autolesionismo della sedicente “sinistra” (ex)parlamentare italiana.
Una “sinistra” ormai estinta, umiliata e declassata al rango di un movimento politico extraparlamentare, senza possedere più alcun rapporto organico con i soggetti della realtà sociale, senza avere più l’abitudine e tanto meno la vocazione alla prassi e all’attività extraparlamentare. La liquidazione della sinistra parlamentare borghese è stata una morte annunciata da tempo, ma il principale responsabile del disastro si chiama (in)Fausto Bertinotti.Il camerata Fausto Bertinotti
Il quale ha raccolto esattamente quanto ha seminato negli ultimi anni. Ma nemmeno la più pessimistica delle previsioni poteva prefigurare e vaticinare lo tsunami che ha annientato totalmente la presenza della sinistra parlamentare in Italia. Senza dubbio l’astensionismo di sinistra ha inciso in modo consistente sull’esito del voto che ha penalizzato duramente i dirigenti e i rappresentanti della cosiddetta Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil“sinistra radicale”. In questi ultimi due anni la sinistra filo-governativa ha predicato male e razzolato peggio. Per questo gli elettori hanno deciso di punirla amaramente. Nel contempo, il nuovo “fascismo veltrusconiano"veltroni2 ha contribuito all’estromissione dalla scena parlamentare della sinistra borghese, senza porre in essere procedimenti autoritari o violenti, ma facendo semplicemente ricorso ad una vasta e capillare campagna propagandistica a favore del “voto utile”, che ha convinto non pochi elettori della “sinistra radicale” ad appoggiare il partito di Veltroni. La situazione politica odierna è, di fatto, quella di un regime senza colpo di stato, un fascismo privo della dittatura militare. Il nuovo Duce si chiama Veltrusconi.
PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 docet: il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo”. Infatti, il quadro politico-parlamentare determinato dalle ultime elezioni, risulta assai più inquietante e pericoloso del fascismo propriamente inteso, per la semplice ragione che l’affossamento della sinistra parlamentare borghese è avvenuto in una cornice di apparente democrazia, ovvero senza l’avvento di un colpo di stato militare che abbia messo fuorilegge i partiti di sinistra. I quali si sono in pratica “suicidati” (quasi) da soli. Gli avversari si sono limitati ad assecondare gli eventi.
Tale risultato si è rivelato addirittura traumatico, inducendo alcuni osservatori e personaggi politici che sono in qualche misura riconducibili al fronte dell’ultra-conservatorismo (quali, ad esempio, Giulio Tremonti) a temere l’attuale scenario, nella misura in cui le contraddizioni sociali e materiali, i conflitti di classe presenti nel mondo del lavoro, le vertenze e i contrasti insiti nella realtà del paese, potrebbero assumere un carattere di insanabilità, in quanto non sarebbero più governabili e suscettibili di mediazioni politico-istituzionali.
In pratica si teme e si paventa che l’assenza di rappresentanza parlamentare della sinistra possa generare antagonismi sociali esplosivi, fenomeni di recrudescenza politica difficilmente gestibili.
Inoltre, con il quadro parlamentare appena uscito dalle elezioni, mi pare assai facile prefigurare un tentativo di stravolgere il testo della Costituzione attraverso una sorta di “grande inciucio, ossia un’ampia intesa di stampo veltrusconiano sul versante delle cosiddette “riforme costituzionali”, tanto attese ed invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Berlusconi, Bossi e Fini.
La vera sinistra potrà risorgere solo se saprà fare una seria autocritica e ripartire dai bisogni concreti e dalle vertenze reali della sua gente, ovvero i lavoratori. Il terreno più fertile e congeniale per lotte_operaiela sinistra di classe è da sempre il mondo delle lottelotte_sindacali e dei diritti del lavoro salariato, la base del movimento operaio e sindacale. La vocazione storica, la natura e l’attitudine della sinistra realmente antagonista, coincidono con le lotte e le vertenze dei lavoratori, con le tendenze e i bisogni effettivi delle masse operaie, non con le competizioni elettorali e tanto meno con le opzioni riformiste e governiste, che invece non pagano e non ottengono mai nulla.

Concludo citando Ernesto Che Guevara, il quale sosteneva che le sconfitte, specie quelle più amare e brucianti, possono rivelarsi nel tempo anche più utili ed istruttive di una vittoria troppo facile ed esaltante.
Non a caso, la “vittoria” del 2006 ha arrecato molti danni preparando il terreno all’attuale disfatta, in quanto ha alimentato e favorito un progressivo distacco della sinistra parlamentare dalla realtà drammatica e dolorosa dei bisogni e delle lotte delle masse popolari. Non sono pochi i quadri ferrerodirigenti che si sono montati la testa, assumendo atteggiamenti di arroganza, superbia e cecità nei confronti del legittimo dissenso espresso in diverse circostanze dalla base militante (soprattutto la base operaia, che di conseguenza ha voltato le spalle), per cui molti attivisti e simpatizzanti della cosiddetta “sinistra radicale” si sono disaffezionati e allontanati in modo crescente, decidendo infine di astenersi dal voto per punire duramente chi aveva tradito le attese e le speranze suscitate nel popolo della sinistra proprio dalla “vittoria” ottenuta nel 2006. Sono trascorsi appena due anni solari, eppure quella data sembra distante anni luce dall’attuale momento storico.
domenica, 13 aprile 2008

Per "esorcizzare"  in modo sano ed efficace, la triste e grottesca, quanto subdola e diabolica campagna elettorale appena conclusa, credo che non ci sia una risposta più incisiva e salutare della satira. Pertanto, vi propongo alcune vignette che mi sono particolarmente piaciute, tra cui metto i piccoli e geniali capolavori partoriti dall'estro creativo di Vauro Senesi, in arte Vauro.



 
Infine, vi segnalo il seguente video su Veltrusconi a fumetti. Si tratta di un filmato davvero istruttivo ed illuminante.
venerdì, 11 aprile 2008
LETTERA A VELTRUSCONI

Caro Silvio/Walter (*),

mi permetto di usare lo stesso tono amichevole e affettuoso adoperato nella missiva pre-elettorale che hai recentemente spedito al mio recapito personale. Pertanto, mi consentirai di rivolgermi a te in modo confidenziale, dandoti del tu. Ovviamente, ti ringrazio per aver pensato (anche) al sottoscritto, malgrado ciò avvenga solo nelle (pur frequenti) circostanze pre-elettorali.

Io sto bene, spero altrettanto per te e la tua famiglia.Povero Silvio Ti rispondo per comunicarti benevolmente la convinzione che ho maturato in merito alle prossime (s)elezioni politiche nazionali. Ho deciso di appoggiarti con il mio voto (a perdere) per le ragioni che proverò a spiegarti brevemente. Anzitutto, ho molto apprezzato la “intrepida” scelta di “correre da solo” (benché apparentato con le varie “compagnie comiche” di Fede/Vespa, Di Pietro/Bossi/Fini, anch’essi perfettamente intercambiabili tra loro), attraversando in lungo e in largo la nostra penisola (e le isole?).

Altro che giro d’Italia in bicicletta di prodi-ciclistaprodiana memoria! Francamente mi sono preoccupato per le condizioni della tua cagionevole salute, non vorrei che ti fossi affaticato per lo sforzo sostenuto negli ultimi tempi, data l’età anagrafica non più tanto giovane. Ma noto che sei in perfetta forma, gagliardo, resistente e battagliero come sempre, in grado di sopportare la tensione nervosa, affrontando con impeto lo stress logorante dell’ennesima, difficile campagna elettorale.

 

Una competizione elettorale che a me è parsa, a dire il vero, piuttosto fiacca e soporifera, una sorta di efficacissimo narcotico di massa: il nuovo “oppio dei popoli”...

Comunque, ti confesso che sono un veltrusconiano convinto della prima ora, sin dai tempi della Prima Repubblica, quella del famigerato C.A.F., quando il veltrusconismo ante litteram era appannaggio esclusivo della vecchia Democrazia Cristiana di Giulio nazionaleGiulio (non Tremonti, ma andreotti_omissisAndreotti) e degli altri “amici, compari e picciotti”. All’epoca ricordo che si chiamava consociativismo”, ma sempre inciuci e affari” erano. Non ti nascondo la mia gioia e il mio stupore quando ho ricevuto la tua lettera tanto affabile e garbata. Proprio non me l’aspettavo. Sono rimasto sorpreso da un gesto così affettatamente gentile e compiacente.

Restituisco volentieri la cortesia, per cui ho deciso di offrirti il mio voto (a perdere). Un voto (in)utile ma necessario a far risorgere la nostra scalcagnata Repubblica dalle macerie spirituali in cui è sprofondata. Affido cordialmente a Il ritorno del Monnezzate la mia procura morale, consegno nelle tue mani il mio prezioso investimento per l’avvenire, con la speranza di vederti trionfare e regnare per i prossimi lustri. Per mantenere tutte le promessebrambilla e gli impegni sbandierati ai quattro venti. Per elargire favori a clientele, clan, cosche, consorterie e comitati d’affari (vostri). Io sono un cittadino della sventurata e martoriata Campania. Sommersa dalla spazzatura, dal fango e dal disonore. Tra le altre cose, prometti di “liberare Napoli e la Campania dalla montagna di rifiuti sotto la quale sono sepolte. Le accuse sono reciproche e perfettamente sovrapponibili e intercambiabili. Così pure le promesse e i programmi elettorali. Che si senta davvero il tanfo di un “grande inciucio?

Rimetto ai posteri la (nemmeno tanto) ardua sentenza.

Con stima e affetto sinceri,

(*) Tanto i due sono intercambiabili tra loro.

giovedì, 10 aprile 2008

INCUBI RICORRENTIIl ritorno del MonnezzaIl cazzaro nero

PUBBLICHE EREZIONI

ESTERNAZIONI ONIRICHEberlusca_icibossi

 

 

 

 

 

VOTO A PERDERE

URNE CHIUSE PER SONNO

ELEZIONI: IL NUOVO "OPPIO DEI POPOLI"

INSONNIA E TORPORE

IL LETARGO DEGLI IGNAVIgaleazzitv_flebo

mercoledì, 09 aprile 2008

Le restituisco la tessera elettorale e mi avvarrò del diritto-dovere di non-votare

…saremo sempre così coglioni da non riuscire più a capire che non esistono poteri buoni!  (Bertrand Russel)

Signor Presidente della Repubblica,

alle prossime elezioni ho scelto di avvalermi del mio diritto-dovere di non-votare, perciò Le restituisco la tessera elettorale e Le prometto di riprenderla quando le elezioni ridiventeranno uno strumento veramente democratico e non un modo per spartirsi posti e potere.

I motivi del mio non-voto sono gli stessi delle elezioni scorse, nulla sembra essere cambiato: i programmi elettorali sembrano confezionati proprio per non essere attuati, evitano di affrontare i problemi per i quali la gente aspetta soluzioni.

Il precariato, il caro vita, l’ambiente, le servitù militari e la partecipazione alle future guerre, la riforma elettorale… non rientrano nei programmi elettorali. monk3E poi le liste, e quindi gli eletti, sono imposti ancora una volta dall’alto, senza possibilità da parte degli elettori di esprimere le proprie preferenze; non è stata stimolata alcuna partecipazione della base dei partiti e della società civile alla composizione delle liste, anzi è stata offesa l’intelligenza degli italiani con la farsa delle primarie del PD e della scelta del nomeculo per quanto riguarda il partito di Berlusconi: nell’uno e nell’altro caso è stata solo la magnanimità del “sovrano” a concedere un po’ di partecipazione al sovrano vero che è il popolo! È da riformare il sistema elettorale antidemocratico, contro il quale in Parlamento nessuno si è opposto veramente perché conviene alle segreterie dei partiti, visto che sono loro a decidere gli eletti. È da mandare a casa, è quindi da non sostenere col voto, questa casta politica che è lontano anni luce dai problemi veri della gente e che si accapiglia solo per una poltrona o per uno strapuntino sulla giostra del potere, interessata esclusivamente all’aumento dei già sproporzionatamente ricchi stipendi e appannaggi, dei privilegi e dei finanziamenti.

Tutto questo crea una “distorsione della democrazia”, come dice il vescovo di Caserta mons. Raffaele Nogaro, e riduce le imposizioni dei partiti ad una sorta di “camorra politica”.

Signor Presidente non posso più farmi complice, con il voto, di chi ha ridotto l’Italia come la vediamo! Mi rifiuto di votare per il meno peggio, né voglio più turarmi il naso.

Non andrò a votare perché non mi sento rappresentato da nessuno schieramento; il mio non vuole essere qualunquismo, né la ricerca di una stupida purezza politica, e nemmeno disimpegno: è un gesto di amore politico verso il mio Paese che meriterebbe rappresentanti migliori.

Pensi: se in tantissimi non andassimo a votare! Sarebbe questo il vero “voto utile”: costringerebbe la “camorra politica” dei partiti ad una vera riflessione e ad un reale cambiamento!

Per fortuna c’è una Politica di base, fattiva e onesta, diffusa sul territorio e oscurata dalla politica dei politicanti, che andrebbe messa in evidenza. Da questa bisogna ripartire, tentando di “riportare alla luce” associazioni di volontariato, Vicenza contro la base di guerramovimenti di tutela dei territori, operatori sociali, singoli e gruppi, laici o cattolici, che sono la parte migliore e l’unica speranza per il nostro Paese. Dispiace che questi non vengano mai presi in considerazione dai partiti quando si tratta di comporre le liste elettorali: nemmeno alle prossime elezioni questi cittadini perbene e onesti, che di diritto dovrebbero essere candidati a rappresentarci, non hanno trovato posto né nelle liste della cosiddetta sinistra né, ovviamente, in quelle della destra.

Il mio non-voto, vuole essere un voto per tutti questi non-candidati che quotidianamente e senza clamore, tentano di costruire dal basso e per il basso una politica alternativa perchè un’Italia migliore, prima o poi, sia veramente possibile.   

Con cristiana franchezza 

don Vitaliano Della Sala

Fonte: www.donvitaliano.it

martedì, 08 aprile 2008

(In)utilmente al voto?

Il 13 e 14 aprile è prevista la spartizione delle spoglie di ciò che resta di un paese straziato, mutilato ed incarognito da 15 anni di governi che hanno applicato con cipiglio selvaggio le ricette avvelenate dello sfruttamento  neoliberista. Tutti gli schieramenti sono in cerca di legittimazione e di voti.

Ne ha bisogno la destra del PdL, che è consapevole della grande opportunità di poter tornare a governare per continuare gli scempiMi alzo e me ne vado! Si vergogni! che fino al 2006 aveva deliberatamente compiuto in tutti i campi, sociale, economico, politico ed istituzionale; ne ha bisogno il PD, nuovo soggetto interclassista del centro, che è consapevole della sua capacità di offrire nient’altro che un’immagine nuova rispetto al PdL, senza sottrarsi alle pressioni del capitalismo nostrano. Ne va in cerca l’UDCcasini papalina per riprendersi un posto centrale e al sole, e come lei la Sinistra Arcobaleno, priva di un progetto politico che non sia quello di non sparire dal parlamento. L’appello al voto di coalizione delle ultime elezioni cede oggi il passo alla ruffianeria del voto utile (votare PD per sconfiggere BerlusconiAnche i ricchi e i potenti soffrono e viceversa) o alla disperazione del richiamo del voto necessario ed identitario per una lista od partito che riflettano il più possibile inclinazioni e frammenti di opzioni etiche, ideologiche, religiose, localiste,  che catturino le allodole. Intanto stanno come gli avvoltoi le confederazioni padronali, inserendo loro rappresentanti in tutti e due i maggiori schieramenti, mentre le burocrazie di comitati_d_affariCgil-Cisl-Uil balbettano “PD, amico mio”, delegando ormai solo alla politica la ricerca di soluzioni compatibili  e espropriando i lavoratori di ogni voce in capitolo.  Ma questa volta non è più in gioco l’argine a Berlusconiberlusconi-12 e nemmeno lo scongiurare l’instaurarsi di un regime clerical-fascista, bensì l’affermarsi “bipartisan” di un blocco di potere di affaristi, caimani, tecnocrati di Stato e sfruttatori che hanno il solo scopo di vampirizzare l’intero tessuto sociale italiano. Tutte le leggi finanziarieVauro su evasione fiscale dal 1994 in poi sono lì a dimostrarlo, la stragrande maggioranza dei contratti di lavoro e gli accordi di partneriato in nulla hanno contrastato l’inarrestabile impoverimento della classe lavoratrice e la depredazione di servizi sociali e dell’ambiente. Non ci interessa dare patenti di  qualunquismo o considerare rivoluzionari coloro che decideranno di non votare per una critica radicale al sistema parlamentare o per la somiglianza tra i 2 maggiori schieramenti, né dare degli illusi a quelli che decideranno nonostante tutto  di esercitare il diritto di voto.

Quello che ci interessa è che il 13 e 14 aprile non siano la consacrazione finale di un modo di intendere la politica che affermi la supremazia del “palazzo”Io sono il signore dio tuo sulla società, la decisività dei giochi parlamentari sui conflitti sociali, le ragioni della mediazione inter-partitica sulle pressioni e sui movimenti dal basso della società. Il combinarsi di una legge elettorale garantista per vinti e vincitori e la tattica ricombinatoria del PD costringono ad una corsa centripeta verso il parlamento e verso il rafforzamento del potere esecutivo che ha il solo scopo di ridurre spazi ed inibire quei movimenti che possono ancora esprimere conflittualità sociale dal basso.

E che - per capacità di auto-organizzazione ed autogestione - possono rendersi protagonisti di incisive lotte_sindacalilotte anticapitaliste, operaie e sindacali, ecologiste ed ambientali, pacifiste ed antimilitariste, dei migranti e contro la repressione dello Stato, femministe e laiche ed anticlericali. Se da un lato oggi il compito urgente è quello di smascherare i disvalori del neoliberismo (l’individualismo, la competizione, l’arroganza, la corruzione, l’ignoranza, l’ingiustizia, la deregolamentazione della vita civile, la precarizzazione delle vite individuali...) che albergano nel PD come nel PdL, dall’altro è tutto da  rinnovare e praticare il valore della libertà nella solidarietà, nella difesa e nella pratica degli spazi di organizzazione, nella rivendicazione e tutela dei diritti individuali e collettivi delle persone, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei e delle migrantimigranti. Questi movimenti e queste lotte continuano ad avere  davanti a sé un futuro? Siamo certi di sì, se non si cadrà nell’illusione che le elezioni sono l’unica occasione di mutamento strutturale; siamo certi di sì, se avremo sedimentato la consapevolezza che il neoliberismo capitalista dei nostri tempi ha sempre uno Stato ed un governo su cui scommettere. Questa è la nostra opzione: lavorare per la capacità politica di esprimere auto-organizzazione e conflitto da parte di tutti i soggetti interessati ad un mutamento radicale della società in senso autogestionario ed egualitario.

 Noi, con il nostro modo caratteristico di far politica, dal basso e collettivo, assembleare ed autogestito, comunista ed anarchico, porteremo avanti il nostro impegno prima e dopo il 13-14 aprile, affinché viva, si organizzi e lotti la più vasta opposizione sociale ed in movimento per l’alternativa comunista e libertaria.

IL VERO VOTO UTILE E’ QUELLO CHE FAI QUANDO ORGANIZZI ED AUTOGESTISCI LE LOTTE PER I TUOI resistereDIRITTI INSIEME AGLI ALTRI

IL VERO VOTO NECESSARIO E’ QUELLO CHE FAI QUANDO COMBATTI COLLETTIVAMENTE PER FERMARE LA DESTRA ED IL NEOLIBERISMO, IL CLERICALISMO E LO SFRUTTAMENTO

IL VERO VOTO INUTILE E’ QUELLO CHE DAI ALLE BUROCRAZIE PARLAMENTARI DELLO STATO  E DELLA FINANZA

NON RINUNCIARE AI TUOI DIRITTI, NON DELEGARE IL TUO FUTURO LOTTA PER L’AUTOGESTIONE E LA REDISTRIBUZIONE DELLE RICCHEZZE OGGI

Federazione dei Comunisti Anarchici

www.fdca.it

sabato, 15 marzo 2008

IL GOLPISMO VELTRUSCONIANO, I COMPLICI E LE COMPARSE

Tratto dal blog QUESTA VOLTA NO

Assieme a tante adesioni ci sono piovute addosso numerose critiche. Alcune di queste, davvero esemplari, le abbiamo pubblicate nel blog qui e qui.

Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila. Vecchia talpaSiamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti  imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.

Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne tv_fleboun popolo inebetito, assuefatto, addomesticato. Cionondimeno queste elezioni, il cui esito è già scritto, rappresentano un passaggio di fase eversivo. Un’astensionismo di massa delegittimerebbe e quindi fermerebbe questo plebiscito biforcuto simil-democratico. C’è chi ci ha risposto che si dovrebbe appunto votare o l’Arcobaleno oppure una delle diverse liste comuniste che si presenteranno. Ci dispiace, non siamo daccordo.


Analisi concreta della situazione concreta.
1° L’arcobaleno, è sotto gli occhi di tutti, regge il moccolo al PD e quindi sta al gioco. Invece di alzare barricate il ceto politico Arcobalenista punta solo a ritagliarsi una nicchia per tirare a campare nel futuro sistema golpista.

Ieri erano complici del massacro sociale di Prodi-Schioppa, oggi sono conniventi coi killer della Cosituzione. Un voto all’Arcobaleno è quindi, sia un goffo tentativo di legittimazione postuma dell’operato del governo Prodi, che un gesto di stolta correità, per quanto indiretta e in buona fede, con le due destre (Do you remember Fausto?).bertinotti-vauro

2° Potra’ arginare la minaccia incombente un due per cento che piglieranno le liste comuniste? Certo che no! Scommettiamo che chi le ha presentate canterà vittoria per avere magari superato la soglia dell’uno per cento. Non facciamo affatto spallucce su questa eventuale risicata affermazione.

Diciamo piuttosto che non c’è corrispondenza tra un risultato consolatorio e un risultato politicamente efficicace. Capiamo chi vuole affermare, non fosse che per dispetto, la propria alterità ideologica, ma anteporre questa affermazione identitaria (per altro con le modalità di un’accanita competizione intergruppettara) alla possibilità di dare un colpo letale (di massa) al golpismo veltrusconiano, significa essere politicamente irresponsabili.

Significa anteporre i propri interessi di bottega alla causa di un popolo, significa separarsi dalla parte più dinamica e sveglia di questo stesso popolo. Che la marea reazionaria montante non sia assimilabile al fascismo è ovvio. Tuttavia non sarebbe male che i comunisti di oggi imparassero dagli errori catastrofici compiuti da quelli di ieri negli anni ‘20 a causa del loro estremismo settario e parolaio.

Essi non seppero e non vollero vedere che l’avvento del fascismo non era soltanto un mero cambio di personale dirigente dello Stato liberale, che esso era la tomba della democrazia e quindi del movimento operaio. Si rifiutarono quindi sia di lottare armi in pugno coi fascisti, sia di costruire un fronte unito antifascista.

Si rifiutarono infine, nel 1924, di partecipare all’Aventino, ovvero di costruire un anti-parlamento che delegittimasse e sabotasse  quello dominato dai fascisti e dai monarchici. Preferirono restare in quello di Mussolini,Benito Mussolini aiutando il Duce nel suo tentativo si legittimare democraticamente la propria dittatura. Il fattore più importante della scena politica italiana sta infatti diventando il distacco di settori crescenti della popolazione dal sistema politico (non solo dalla casta). E’ proprio questo esodo, questo Aventino, a spingere l’oligarchia a fondare una terza repubblica in cui possa fare a meno di un trasparente e consapevole consenso democratico. Chi non sostiene questa tendenza di fondo, questo Aventino popolare in corso d’opera, chi deliberatamente si separa da esso invece di sposarlo e politicizzarlo, non avrà un grande avvenire.

Egli pagherà la decisione di aver accettato di fare la comparsa in una competizione truccata, dall’esito prestabilito, di averla legittimata come democratica.

postato da: luciospartaco alle ore 10:41 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 14 marzo 2008

DECEREBRATI

Non so se avete osservato i risultati del sondaggio Ipr Marketing, pubblicato dal quotidiano Il Sole 24 ore utile come lettiera per gli uccellini in gabbia, sulle intenzioni di voto dei lavoratori dipendenti relativo a quella massa di decerebrati che costituiscono il 74,3% dei votanti (quelli che restano forse l’hanno capita).

Un capolavoro. Sostanzialmente i due molossi  si spartiscono i voti con una leggera prevalenza per il pifferaio romano, ma se andiamo ad osservare i dati relativi ai dipendenti con reddito medio basso beh allora vince il cavaliere con più di tre punti di scarto. Interessante il dato per coloro che appartengono alla fascia medio alta, infatti la situazione si ribalta con uno scarto di più del 10% per i veltroniani...

Se poi analizziamo i dati per i dipendenti pubblici notiamo un 40,5% per il pifferaio romano ed un 34,1 per il partitone di plastica. Ma se  scorriamo verso i dipendenti privati. ebbene nel loro complesso si ripartiscono con una leggera prevalenza per i berlusconiani. Ma veniamo alle armate brancaleone che insieme dovrebbero prendersi un poderoso 1,3% alla faccia degli arlecchini con il loro 8,5 % (cantano vittoria ma non si rendono conto che sono molto meno della somma dei tre partitini che hanno sostenuto un governo di merda).

Ma ciò che interessa non è il misero risultato potenziale dell’armata dei Branca ma la loro futilità, pensate non riescono nemmeno ad unirsi, si stanno facendo le scarpe per raccogliere le firme per la presentazione delle liste e sarebbero disponibili ad inserire anche il lettore di queste note nei loro elenchi. Ma non definirei nemmeno settarismo un tale comportamento ma solo il prodotto di un fallimento totale.

Si sa che quando una barca affonda tutti si ritirano e cercano di salvare se stessi a discapito dell’altro. I loro proclami poi… Interessante il dato degli imbecilli che ritengono di essere indecisi ossia a chi porgere il didietro che oscillano attorno al 17%. Non ritengo plausibili i dati dei sondaggi ma questo rivela chiaramente la condizione devastante che continuano ad alimentare i decerebrati per i quali dovremmo prospettare ed augurarci un futuro migliore.

Infine potrei aggiungere che il processo di lobotomizzazione dei lavoratori attratti dalla politica oscilla attorno al 67%. A voglia Grillogrillo a blaterare a dritta e a manca. A voglia osservare ogni giorno i lavoratori che crepano sul posto di lavoro, a voglia farsi venire la depressione osservando lo spettacolo dei rifiuti a Napoli, a voglia bestemmiare per i salari di merdaeconomia con le solite massaie intervistate che piangono per non arrivare alla fine del mese. A voglia fare manifestazioni contro il precariato o le inchieste sul problema della casa… A voglia. Tanto il fascino di andare ad inserire un pezzo di carta in un’urna resta sempre l’attività più qualificante per i lavoratori che come dei topi sperano che il pifferaio li porti verso il formaggio mentre sanno benissimo che precipiteranno in mare. Così continueremo a sorbirci le solite menate dell’autonomia, dell’autoorganizzazione, della coscienza di classe e di quant’altro rimane della chincaglieria dei minoritari.

Intanto il modo di produzione capitalistico si sta dimostrando non più in grado di riprodursi ed il cancro che lo attraversa logora con esso anche la materia cerebrale di coloro che dovrebbero prendere in mano i loro destini. Meglio andare al mare a prendere la tintarella. 

Antonio Pagliarone

mercoledì, 12 marzo 2008

di Federico Giuliana

E' facile  la tentazione di fare dei giovani una categoria. Ancora più facile è storicizzarli e dividerli in  uno schema che li vede agire politicamente in determinati periodi del novecento e "cantare, danzare e fare l'amore" in questi ultimi anni. Ma si diventa e si finisce di essere giovani?

Alessandro il Macedone, Napoleone e Scipione erano dei giovani? Nell'articolo  di Giorgio Bocca sulla Repubblica del 29 Febbraio vengono elencate le quattro grandi ondate giovanilistiche del nostro secolo.

Con poche frasi ad effetto (e a tratti enigmatiche), la resistenza-genovaResistenza italiana viene ridotta all'incontro tra giovani confusi, delusi e arrabbiati provenienti da diverse fazioni, il '68 viene liquidato utilizzando la vecchia dicotomia della lotta dei "figli di papà che si scontrano con in poveracci", il congresso del lotta continua'77 a Bologna contro la repressione diventa un brutto ricordo personale. Forse le differenze sono molto sottili. L'economia di mercato, la pubblicità e lo sviluppo del dopoguerra hanno per la prima volta nella storia creato la categoria dei "giovani", mettendoli all'interno di un enorme diagramma suddiviso a sua volta in altri sottodiagrammi, spianando la strada alla vecchia politica di partito che facendo leva sulla loro malleabilità, li ha portati a vivere con sempre più distacco la realtà sociale del Paese.

Questo non vuole giustificare tutti coloro che storditi dal passaggio epocale sono diventati proseliti del capitalismo. Ma quello che Boccagiorgio_bocca non considera è l'esistenza trasversale di migliaia di giovani che discutono, lottano, criticano il sistema economico e politico costituito e attuano un modello di vita più semplice e duraturo che cerca di ridurre e riformulare il bisogno di consumare. Non esiste più il popolo formato dallo Stato e neanche la classe di partito, oggi esiste “la gente”, un intruglio formato da borghesi e da proletari che guarda la televisionetv_flebo e si ciba dei frutti più schifosi dell'editoria di sinistra. Gente della quale non si riesce nemmeno a individuare l'orientamento politico. Gente che non sono tutti i giovani. Quelli che viaggiano, che lavorano a progetto, che vivono in comunità sempre più ampie, in cerca di metropoli in cui la differenza e la moltitudine sono la chiave per evitare le guerre urbane. Se l'espressione sessantottina "L'immaginazione al potere" sembra a Bocca uno slogan marinettiano e fascista, a me viene da dire che è stata proprio la cultura borghese a confondere l'immaginazione con l'arte e a dare a quest'ultima il potere di ricomporre in maniera espressiva la realtà. Quello che i giovani fanno, e che nessuno dei vecchi signori potrà mai sapere, è costruirsi una realtà non attraverso l'arte, ma con l'organizzazione del lavoro.

Basta pensare ai molti gruppi che hanno dato vita in Italia ad una telematica di base alternativa, ai gruppi Edc e Decoder, agli italiani che hanno vinto l'ultimo Festival berlinese Transmediale (dal titolo Conspire appunto), progettando un sistema ingegnoso di fruizione e consultazione di testi on line gratuito attraverso il canale Amazon.

Forse per edonismo, forse per interessi completamente diversi e lontani anni luce dalla classe politica "i giovani" fortunatamente sono assenti dal falso scontro elettorale che oggi inscena una battaglia tra due fazioni che non discutono, né provano a ripensare questo sistema basato sul capitalismo (un capitalismo tra l'altro tutto all'italiana, che vorrebbe ma non può, che indugia tra liberismo sfrenato e protezionismo campanilista).

Da destra a sinistra il parlamento oggi puzza, puzza di abusi, di corruzione e di attaccamento grottesco al potere. Tutti chiedono una partecipazione attiva alla politica, a un sistema marcio nelle fondamenta, e nessuno si accorge che quella partecipazione c'è e si è trasformata in un cambiamento vero e proprio fatto da individui che hanno deciso di tentare la quarta vi(t)a.

I miti rivoluzionari sono stati messi per la prima volta in discussione a Seattleseattle e in seguito a Genova, da non-ideali, da non-miti, proposti da individui che hanno deciso di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione per parlare di trasporti, di consumi, di abitudini... Pestaggi della polizia a Genova nel luglio 2001I governi di mezzo mondo hanno cercato di soffocare e tagliare la testa ad un movimento che è innanzitutto un non-movimento. E dunque, chi agisce fuori dal dibattito mediatico delle televisioni e dei giornali? Cosa fanno i giovani, gli adulti e i vecchi che non votano (oltre a ballare e a fare all'amore, sacrosante necessità.)? Qualunque cosa facciano nessuno potrà mai leggerlo su Repubblica.

Fonte: Megachip

 

 

domenica, 02 marzo 2008
Astensionismo attivo
Ho le idee chiare, almeno una volta e su qualcosa. Non andrò a votare, non mi porterò all'urna, nè per annullare la scheda, nè per renderla bianca, ricordo infatti che le schede bianche e nulle,vengono ripartite nel cosiddetto premio di maggioranza. Non mi presto a nessun gioco e a nessun premio.
Sulla storia del non voto e dell'astensionismo si raccontano molte cose, alcune da fare paura, come se quelli che non votano siano figuri un po' loschi e strani, Black-bloc in Europaanarco-insurrezionalisti anche se silenziosi e inattivi. Ma ho letto proprio ora mentre redigevo questo testo e navigavo in rete, una suggestiva opzione:  scegliere di far parte di una percentuale astensiva non delegante, recandosi al seggio, facendosi vidimare il certificato elettorale, avvalersi del diritto di rifiutare la scheda e assicurarsi di far mettere a verbale questa opzione. E' previsto pure allegare in calce al verbale, una breve dichiarazione in cui, se vuole, l'elettore ha il diritto di esprimere le motivazioni del suo rifiuto (ad esempio: nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta).
Questo comportamento rallenta e rende difficoltose le operazioni di voto e scrutinio (è obbligatorio compilare infatti per ogni scheda rifiutata un apposito verbale) rende inattribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle parlamento-italianoschede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile se non impossibile attribuzione (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) di seggi, infatti in linea teorica(non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio,tale seggio non potrebbe essere attribuito. Quindi ci penso, eccome al modo più efficace e a me opportuno, per rendere il mio astensionismo,  attivo. Sono certa che questo comportamento attirerà i soliti commenti del tipo: "Andare a votare ci dà almeno il diritto di protestare, dopo. Perché chi non vota, chi rimane a casa, non ha poi alcun diritto di lagnarsi se le cose vanno male"...
Peccato che sono le stesse persone che rimangono sempre a casa nell'intervallo delle elezioni, tra una votata e l'altra.
Ha gustosamente scritto Peppe Dantini nel suo Electionary, alla voce: "Democrazia – Forma di governo mediante la quale i cittadini scelgono liberamente da quale dittatore vogliono essere comandati" e alla voce "Campagna elettorale - Pic nic, gita fuori porta, scampagnata; molti italiani ne hanno pianificata una per il 13 aprile. Speriamo che non piova". Io posso solo aggiungere di fare attenzione e non rimanere ingorgati nel traffico del rientro democratico, il 14 aprile...
Doriana Goracci