sabato, 26 aprile 2008
RESISTENZA E LIBERAZIONE, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA DIRETTA
Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione italiana del 1948: 60 anni ben portati, si potrebbe dire...
Personalmente, sono convinto che la nostra Costituzione non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, tanto meno abolita (come insinuano i suoi detrattori), ma deve essere semplicemente e finalmente attuata.
Solo applicando nella realtà concreta i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il nostro paese, sarà possibile un’effettiva emancipazione in senso progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili, culturali, artistiche e spirituali presenti in essa, ma anche le forze materiali e produttive che sono imprigionate ed umiliate nell’attuale fase storica di conservazione politica, se non di reazione e di imbarbarimento vigente su scala non solo nazionale, ma internazionale.
Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista a riguardo.
 Anzitutto, perché ho sempre pensato che la nostra bella Carta Costituzionale sia in qualche misura eversiva ed inapplicabile nell’attuale ordinamento economico-capitalistico, segnato da profonde ed insanabili contraddizioni, disuguaglianze ed ingiustizie sociali e materiali, che si possono eliminare solo abbattendo e rovesciando l’intero sistema economico-politico e sociale che le ha generate e contribuisce a riprodurle e perpetuarle nel tempo.
In secondo luogo, con il quadro parlamentare appena uscito dalle recenti elezioni politiche, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulla possibilità di attuare finalmente il dettato costituzionale.
Invece, mi pare più facile immaginare e prefigurare un’iniziativa per stravolgere il testo della Costituzione attraverso una sorta di “grande inciucio”, cioè un’ampia intesa parlamentare di stampo “veltrusconiano” sul versante delle cosiddette “riforme costituzionali” (ma sarebbe più corretto definirle “controriforme costituzionali”), tanto attese ed invocate (non solo) dalla coalizione di centro-destra guidata da Berlusconi, Bossi e Fini.
Tuttavia, a parte queste riflessioni politiche pessimistiche, faccio prevalere ciò che gramsciGramsci designava come “l’ottimismo della volontà”. Per cui, non solo in qualità di semplice cittadino, ma anche in veste di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione. Di cui occorre far conoscere ed apprezzare, in chiave anche formativa, anche la bellezza estetica e poetica della sua scrittura. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale contribuirono alcune tra le migliori menti politiche e letterarie dell’epoca (tra i vari nomi, voglio rievocare la figura emblematica di Piero Calamandrei).
La Costituzione è senza dubbio la madre della democrazia italiana, una democrazia scalcagnata, monca e malandata per vari motivi. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio etico-valoriale, e leggerla e rileggerla (magari fino alla nausea) è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.
Pertanto, approfitto della ricorrenza per denunciare una grave mistificazione ideologico-strumentale che si perpetua da anni nel nostro sciagurato paese. Quella di occultare le origini della democrazia in Italia, benché istituita solo sulla carta.
E' dunque opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia italica, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella PartigianiResistenza partigiana contro l’occupazione e l’oppressione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Benito MussoliniBenito Mussolini, è nata la Carta Costituzionale ed è in qualche modo risorta la civiltà democratica del popolo italiano. Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, ossia di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una "festa di tutti", una sorta di ricorrenza "neutrale ed imparziale", equivale a snaturare e cancellare il valore simbolico e politico di quella che rappresenta la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana, la Festa antifascista per eccellenza.
Infatti, il 25 aprile si festeggia, vale a dire si dovrebbe rievocare (e, in qualche misura, si dovrebbe rinnovare) la vittoria della resistenza-genovaResistenza popolare partigiana contro l'invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono e tormentarono l’Italia per un lungo, tragico ventennio, conducendo il nostro paese alla rovina materiale e spirituale, costringendo il nostro popolo alla sventura e alla catastrofe della seconda guerra mondiale, laddove intere generazioni di giovani proletari furono usati come carne da macello per arricchire ed ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.
Da quella Liberazione nacque la Costituzione del nostro paese, scritta non tanto con la penna quanto con il sangue di numerose donne e uomini che sacrificarono coraggiosamente la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati "partigiani" proprio in quanto schierati e militanti da una parte ben precisa, ossia contro il fascismo, l'imperialismo e la guerra.
Il carattere profondamente antifascista e partigiano, democratico e pluralista, egualitario e progressista, ma anche pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all’avanguardia, se non addirittura eversivo e rivoluzionario sul piano politico internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è assai temuta e osteggiata nei settori politicamente più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è tradita e disattesa nella realtà concreta.
Non intendo elencare i vari articoli della Costituzione che sono ripetutamente negati e violati, a cominciare dall’art. 11, in cui emerge lo spirito nettamente pacifista e internazionalista della nostra Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra (…)”, è l’incipit dell'articolo.
Questa è una lezione assai preziosa della nostra storia che oggi, in tempi alquanto bui, segnati dall'indifferenza e dal fatalismo, dall'apatia e dall'antipatia politica, da più fronti e posizioni di stampo revisionistaForza_Nuova e, dunque, cripto-fascista, si tenta di mettere in discussione, se non addirittura cancellare e negare alle giovani generazioni. Questo "fatalismo", tanto diffuso oggi tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, nella misura in cui induce a pensare che nulla possa cambiare e che tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, da una forza trascendente, contro cui i miserabili e gli umili sarebbero assolutamente impotenti, ma così non è. In tema di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio gramsciGramsci, intitolato "Odio gli indifferenti", in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire  "Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia (...) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". Questo è senza dubbio il miglior messaggio che si possa offrire e trasmettere alle giovani generazioni, una sorta di inno che attesta in forma lirica e poetica, ma nel contempo, in modo fermo e inequivocabile, l'amore per la vita e la libertà, intese e tradotte in termini di partecipazione attiva, concreta e diretta alle decisioni che riguardano il destino dell'intera collettività umana.
Sempre in materia di assenteismo e di non partecipazione alla vita politica, rammento un bellissimo pezzo di Bertold Brecht, che scriveva: "Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico". Non c'è nulla di più vero e di più saggio.
Brecht sostiene che l'analfabeta politico "non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell'affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche.
L'analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa,berlusconi_tricolore l'imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e Bush e Berlusconimultinazionali.". Ed io aggiungo: "delle imprese locali". Nella circostanza odierna mi preme rilanciare ed esaltare la Politica (con la P maiuscola) in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano, che si realizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza sociale e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali sul versante economico-materiale, ma ovviamente diverse sotto il profilo etico-spirituale e culturale.
Inoltre, la Politica dovrebbe essere soprattutto un mezzo di aggregazione e di partecipazione sociale, uno strumento concreto, diretto e corale per intervenire sui processi decisionali che interessano l’intera comunità; è una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana.
Del resto, l’antica etimologia del termine, dal greco socrate_grandePolis” (ossia: città), indica il senso della più nobile e sublime tra le attività proprie dell’uomo, denota la suprema manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto essere sociale. Tale somma ed eccelsa capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica in quanto organizzazione dell'autogoverno della Città. Il senso originario della Politica si è ormai deteriorato, tralignando nella più ignobile e squallida “professione”, ovvero nell’esercizio del potere fine a se stesso, un potere riservato a pochi “addetti ai lavori”, ai carrieristi e agli affaristi della politica (con la p minuscola).
Quella che un tempo era considerata una nobile arte ed un’occupazione elevata dell’uomo, la Politica con la “P” maiuscola, si è totalmente svuotata di senso ed oggi è percepita e praticata quale mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse, umane, materiali e territoriali, ossia una carriera da intraprendere se si vuole mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico del Comune che, come tale, dovrebbe appartenere a tutti, un bene gestito direttamente dalla comunità dei cittadini.
La Nuova resistereResistenza da realizzare oggi è esattamente l'opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere in quanto appannaggio di una ristretta cerchia di potenti e di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e contrastata con forza, perché quel soggetto organizzato in gruppo, comitato o partito politico, convenzionalmente definito “ceto politico dirigente” (ma sarebbe più giusto chiamarlo "digerente"), non appena ha conquistato il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa altamente del bene comune per occuparsi semplicemente dei propri loschi affari di casta, di corporazione o di élite, oppure di singoli individui.
Questo stato di corruzione della politica, che non è più un’esperienza di autogoverno della comunità dei cittadini, ma un interesse privato ed egoistico di una vertice2007minoranza sempre più circoscritta, è la causa principale che ha generato un sentimento di crescente indifferenza e disaffezione dei cittadini verso le vicende della politica, ovvero del governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi di pochi affaristi e trafficoni, nella misura in cui tale vicende e tali attività sono recepite come estranee e distanti dagli interessi collettivi della gente.
Pertanto, occorre rilanciare l’idea dell’autogestione popolare e dell’autogoverno della comunità dei cittadini, guardando alla viva esperienza dei Municipi autonomi zapatisti e sperimentando nella realtà delle piccole comunità locali l’idea della politica come rifiuto e critica radicali del potere scisso dalla collettività, ossia come partecipazione diretta di aree sempre più vaste della popolazione ai processi decisionali, a cominciare dai canali di controllo e gestione delle spese economiche del bilancio comunale.
La grandiosa utopiautopia della democrazia diretta a livello locale, oggi non solo è possibile ma necessaria, di fronte al nuovo, prepotente fenomeno di natura autoritaria ed antidemocratica, determinato dall’avvento di un nuovo colonialismo che ha generato la crisi e il declino della sovranità democratica, seppure solo formale, degli Stati nazionali. I quali sono di fatto soppiantati dal potere smisurato di organismi economici sovranazionali che dirigono e controllano le dinamiche dell’economia di mercato e dei suoi assetti più propriamente bancari e finanziari, ormai affermati e dominanti su scala mondiale.
Questo fenomeno di globocolonizzazione neocapitalista ha determinato un pauroso incremento e un’ascesa inarrestabile del potere dei gruppi capitalistico-finanziari più forti, in modo particolare delle corporation multinazionali, con danni e costi inimmaginabili e irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema economico-produttivo, di quello industriale prima di tutto, la cui condizione si fa sempre più precaria, vulnerabile e facilmente ricattabile.
venerdì, 25 aprile 2008
25 Aprile: Ora e sempre Resistenza!
Il tracollo della Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil"sinistra parlamentare" alle elezioni politiche del 2008 segna la scomparsa, ad oggi definitiva, della rappresentanza delle lotte e degli antagonismi sociali in Parlamento. Questo è ora in mano alla destra più feroce, clientelare, populista, razzista e xenofoba che si sia mai vista in questo paese, favorita da una finta opposizione che, nonostante gli appelli strumentali al "voto utile", ha ricevuto l’ennesimo schiaffo dal popolo italiano e dai suoi settori più disagiati e sfruttati: il suo gioco al Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista"poliziotto buono" non ha pagato. In questo contesto l’attacco a quei pochi diritti sociali (istruzione, sanità, diritto a manifestare il proprio pensiero e dissenso, etc.) e alla gestione pubblica delle risorse del nostro paese si farà feroce e passerà attraverso leggi antisociali (esternalizzazioni, precarizzazione, privatizzazioni, speculazioni edilizie, elemosine per donne e bambini, etc) e inevitabilmente arriverà ad attaccare e smantellare la nostra Costituzione e la memoria storica di chi, con il proprio sangue, ha combattuto ed è morto per far risollevare l’Italia dalla dittatura fascista: i partigiani, la resistenza-genovaResistenza. Questo 25 aprile diviene allora per noi giovani, studenti e antifascisti, non l’ennesima commemorazione, ma un nuovo inizio di lotta politica e battaglia culturale attiva per diffondere e far vivere ancora quel modo di pensare e fare la politica: ribadirne i fondamenti di partecipazione solidale e democratica nell’antifascismo, l’esperienza della partigianilotta armata e la riconquista (spesso passata per esperienze drammatiche come il confino, la tortura, il carcere, gli stupri) delle libertà formali (parola, stampa, opinione, manifestazione del dissenso, etc) e delle libertà sostanziali (diritto ai beni primari come la casa, la salute, l’istruzione, etc). Vorremmo così ribadire che non si comprende il passato se non si guarda al presente e viceversa: e il nostro presente è fatto di innumerevoli esperienze popolari di Resistenza (dai teatri di guerra del Medio Oriente di Iraq, Afghanistan, PalestinaPalestina, etc ai fronti di lotta e resistenza antimperialista in America Latina) che possono essere per noi esempio vivo di lotta: dobbiamo uscire dal provincialismo del “magari lì è anche possibile, ma qui...” perché la storia ha dimostrato che è possibile anche qui! Ed è allora proprio l’Università il luogo di produzione e condivisione della cultura: lasciamo le aule senza dialogo e i tempi folli dell’esamificio e riprendiamoci la parola, la coscienza, la storia!Laurea
Ricordiamo e attiviamo il nostro passato, costruiamo il nostro futuro di uomini di coscienza, di lotta e di lavoro! La Resistenza ci lascia un’eredità di inestimabile valore: la libertà come partecipazione.
E’ una libertà di cultura, di gramsciazione, di rivolta e sovversione contro uno stato di cose profondamente ingiusto e drammaticamente violento. È condivisione, solidarietà, lotta per la costruzione di un "nuovo umanesimo", per dirla con Gramsci. Per questo abbiamo voluto dar vita ad un momento di dibattito pubblico ricordando un grande uomo e partigiano come giovanni pesceGiovanni Pesce e con lui sua moglie Nori Brambilla, che misero il loro pensiero e la loro azione al servizio della libertà e della giustizia sociale, combattendo l’oppressione razziale, politica, economica, le barbariche ideologie di sterminio e di morte del nazifascismo e ridando all’Italia una nuova vita. Di questa lunga storia, starà a noi raccogliere e continuare la sfida, la lotta.
Resistenza Universitaria, Collettivo A Pugno Chiuso, Collettivo R-Evoluzione, Collettivo di Ingegneria, Collettivo Villa Mirafiori in Mobilitazione
martedì, 08 gennaio 2008
Ormai non si può più restare inerti e indifferenti di fronte allo scandalo e al raccapriccio che inevitabilmente suscita in tutte le coscienze libere e normali il paesaggio orribilmente sfigurato da montagne di spazzatura che invadono ed appestano le strade della città di rifiuti_napoliNapoli e dintorni. Non si può (e non si deve) restare passivi di fronte allo spettacolo indecente offerto non solo dai territori sommersi da cumuli di immondizia, ma anche dalla gente di Pianura assalita brutalmente dalle forze dell'ordine al servizio di un potere cieco e sordo che ha fallito rovinosamente e ora tenta di scaricare (come sempre) le proprie responsabilità e i propri "sensi di colpa" criminali sulla popolazione. Un potere osceno e nauseabondo come la spazzatura! BassolinoMunnezzaUn potere inteso non solo come ceto politico locale e nazionale, ma anche come sistema economico-affaristico costituito da un intreccio lurido e perverso, ma nel contempo "fisiologico" e inevitabile, tra capitalismo lecito ed illecito, incentrato sulla malavita imprenditoriale organizzata. Oltre al danno (ovvero i delitti e lo scempio di ordine economico-ambientale, sociale e morale), oltre alle "mancanze" e alle "inadempienze" storiche che si sono accumulate per anni, insieme ai sudici ammassi di spazzatura, la gente partenopea deve sopportare anche l'amara beffa cagionata dalla fiera dell'ipocrisia, dall'invereconda esposizione televisiva delle "lacrime di coccodrillo" del "povero ed afflitto" governatore Bassolino.
Gli spazi pubblici (invivibili da anni) di Pianura, come di altri quartieri napoletani, sono assediati e infestati da cumuli di rifiuti. C'e gente che non riesce più a varcare la soglia di casa per uscire (anche solo per fare la spesa) essendo impedita da mucchi insormontabili di immondizia.

<B>Napoli, sale la tensione a Pianura<br>"La discarica riaperta fino al 2009"</B>A Napoli e dintorni è in atto un'aspra e feroce vertenza di massa, esplosa come una spaventosa eruzione del Vesuvio, che forse avrebbe arrecato meno danni. Su Napoli e sull'intera Campania incombe un vero disastro ecologico e territoriale, una catastrofe sanitaria e sociale.
Caos a Pianura Ma incombe anche un'ingiusta e velenosa condanna di stampo razzista, emessa da parte di un sistema mediatico-propagandistico che invece di denunciare il colonialismo storico che affligge le comunità del nostro Meridione, preferisce evocare formule precostituite, ideologicamente pregiudizievoli e compromettenti sulla presunta inferiorità e arretratezza culturale dei popoli meridionali, in particolare della gente partenopea. Gente che invece è figlia di un ricco coacervo storico-culturale generato dalla Magna Grecia ed altre antiche e raffinate civiltà mediterranee. Ho sempre associato la nozione e l'immagine dell'intellettuale a figure scomode e destabilizzanti come Antonio Gramscigramsci e Pier Paolo Pasolini,Pierpaolo_Pasolini_2 mosse da una profonda e coraggiosa passione civile autenticamente rivoluzionaria, che li ha indotti ad assumere sovente posizioni fermamente critiche e controcorrente, sempre schierate dalla parte dei soggetti più deboli e indifesi, gli "umili" di Manzoni, i "vinti" di Verga, insomma i reietti e i diseredati della nostra società (ecco come si manifesta il vero anticonformismo), rispetto alle scelte e agli schemi di giudizio e di condotta predominanti. Pertanto, lancio un accorato appello per invitare tutti gli intellettuali liberi e coscienti della nostra terra, intesa non solo come Irpinia, bensì in un senso più lato che abbracci l'intero Meridione,napolibriganti a fare altrettanto, a prendere iniziative e posizioni assolutamente scomode e irriducibili rispetto alla linea imposta dai mass-media ufficiali assoggettati ai poteri dominanti che vogliono tacere le proprie atroci responsabilità, scegliendo la strada della repressione e della criminalizzazione a scapito delle comunità locali che si ribellano giustamente ad uno stato di "emergenza permanente" che dura ormai da oltre un decennio e che è funzionale solo a logiche occulte, prettamente affaristiche e criminali.
mercoledì, 02 gennaio 2008

1° gennaio 1916, di Antonio Gramsci, da Avanti! ed. torinese, rubrica "Sotto la mole"

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.

Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc.

Anno nuovo, vita nuova?

È un torto in genere delle date. Dicono che la cronologia è l'ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia.

Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell'età moderna. E sono diventati cosí invadenti e cosí fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l'umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita.

Cosí la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante. Perciò odio il capodanno.gramsci Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio.

 Tutto ciò stomaca. Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno piú nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.gramsci

"Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti"

Antonio Gramsci

domenica, 16 settembre 2007

dal Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Che cos'è questo golpe? di Pier Paolo PasoliniPasolini, 1975

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della piazza_fontanastrage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di Amintore Fanfanipotenti,Giulio_andreotti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum". Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la cossigaprotezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale santovitocolpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un Pierpaolo_Pasolini_2intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.licio gelli a sorpresa Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi. Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un chaucer-pasoliniintellettuale (scomodo, ndr). Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi. Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi. Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.resistenza-genova All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere. Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al gramsciPartito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, andreotti_provvidenzacorrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro. Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella andreottidegenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.andreotti_omissis Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore. Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi contestazioneVenezial'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento. Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire. Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera Giulio nazionaleclasse politica italiana. E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista. Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei gelli licioresponsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi. Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Parola di pasolini con veltroniPier Paolo Pasolini. Parole acute e illuminanti di un geniale "profeta". Parole aspre e sferzanti di un ingegno "profetico".  Parole ancora attuali e presenti, profondamente vive e penetranti, dolorosamente incarnate nella cruda e ripugnante realtà che ci circonda. Parole infuocate e taglienti che infilzano i corpi con la lama rovente ed affilata della scritti_corsariscrittura. Parole strazianti e scandalose, che non hanno paura, non si vergognano, non si nascondono vili e timorose dietro l'angolo, al riparo da eventuali reazioni del sistema, all'insegna della meschinità, dell'ipocrisia e del conformismo imperanti. Al contrario sono parole intrepide e generose, che si manifestano palesemente e si lanciano all'arrembaggio contro le menzogne e gli inganni del Potere più laido ed osceno. Parole esplosive che percuotono i timpani, che lacerano le coscienze, lasciano il segno nella carne, che urlano e pretendono giustizia (non vendetta). Parole non vane, che non si annoiano e non si stancano, non si lasciano svuotare e dimenticare dal tempo, dalla morte, né si lasciano trasportare dal vento, ma soffiano e fischiano più forte di una bufera. Parole impetuose e furiose come una tempesta verbale. Parole "corsare"...

Infine, leggi anche "Io so chi ammazzò Pier Paolo"...

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categoria:testimonianze, religione, pasolini, libero pensiero, dibattiti, ingiustizia, lotta di classe, cinema e politica, banche armate, brogli elettorali, sesso e politica, resistenza antifascista, terrorismo di stato, comunismo e libertà, antonio gramsci, diritti e rovesci, imperialismi, vandalismi e devastazioni, appelli ed esortazioni, terrorismo mediatico, cosche e famiglie, moralismo e familismo, mafiat, opportunismo politico, utopie e rivoluzioni, repressione e censura, terre madri, potere criminale, demitismo, golpismo camuffato, sfruttamento globale, padroni e padrini, machiavellismi, clericalismo mafioso, ipocrisie e perversioni vaticane, clientelismo politico, illuminati e oscurati, affarismo criminale, globocolonialismo, ignoranza e superstizione, antimperialismo e terzomondismo, telecrazia, cretinismo parlamentare, dittatura borghese, vittimismo padronale, corruzione politica, guerre interne, adesioni e solidarietà, golpe istituzionale, il potere logora chi non ce lha, lotte e movimenti, bella/bello, aldilà e aldiqua, resistenza antimperialista, firme dautore, classe e partito, brutalità poliziesche, consigli per la mente, turbocapitalismo sfrenato, scandali e complotti, rigurgiti neofascisti, menzogne e mistificazioni, desideri e piaceri, lobbies e logge, democrazia armata, cibo cultura e storia, diserzione e disobbedienza, sovversivismo autoritario, banca-rott-ieri, comunicati e scomunicati, antagonismo sociale, chierici s-clero-tici s-cler-ati, conformismo e trasformismo
mercoledì, 05 settembre 2007

Unisco la mia totale adesione all'appello lanciato dal Collettivo collettivo_comunista_antonio_gramsciComunista Antonio Gramsci ed esorto le altre organizzazioni comuniste e i singoli compagni bloggers ad attivarsi per la maggior diffusione possibile di questa notizia. Si tratta dell'ennesima, inquietante vicenda che attesta come si stia preparando  e concentrando anche nel cuore dell'Europa una subdola ed occulta campagna strategica messa in campo dall’amministrazione nordamericana per reprimere e criminalizzare il movimento di liberazione dei popoli oppressi dall'imperialismo yankee, in modo particolare per colpire ed isolare le lotte e l'azione dei (veri) comunisti. A conferma di ciò basti pensare agli arresti e ai vari procedimenti repressivi effettuati nei mesi scorsi anche in Italia, a discapito di numerosi militanti comunisti e di attivisti Imperialismantimperialisti che si schierano apertamente, si espongono e si cimentano quotidianamente in coraggiose e tenaci battaglie contro l'ingerenza e l'oppressione imperialista nel mondo, contro la politica guerrafondaia ed interventista praticata anche dal governo Prodi(torio), con l'avallo e la complicità effettiva di quel fronte politico riconducibile alla cosiddetta "sinistra radicale".Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista

LIBERTA' PER JOSE' MARIA SISON

Il 27 agosto scorso josè_maria_sisonJosè Maria Sison fondatore del Partito Comunista delle Filippine e attuale presidente del Fronte Nazionale Democratico delle Filippine è stato arrestato in Olanda. L’arresto da parte della polizia olandese è avvenuto, nonostante a Sison non sia stato contestato alcun reato, all’interno di un quadro che vede l’imperialismo europeo e quello USA impegnati, a livello planetario, da un lato in una guerra globale contro il proletariato e i popoli oppressi, dall’altro a foraggiare, per mantenerli in vita, i regimi più corrotti e reazionari nei paesi meno sviluppati, come l’attuale regime filippino Gloria_Macapagal_ArroyoArroyo che, con questo arresto di cui è il diretto mandante, spera di smorzare il montare delle lotte e delle rivendicazioni sempre più diffuse e pressanti nel paese. L’arresto è avvenuto nonostante il fatto che l’11 luglio di quest’anno la Corte Europea di Prima Istanza, non avendo potuto trovare ragioni pluasibili al riguardo, è stata costretta ad annullare la decisione della Commissione Europea di includere Sison nelle liste nere antiterrorismo, e dopo che la Corte Suprema delle Filippine ha dovuto giudicare inconsistenti molte accuse rivolte a SisonSison e ad altri militanti politici. Falliti questi tentativi di criminalizzazione, l’imperialismo europeo ha comunque deciso di procedere in termini repressivi nei confronti di Sison perché, come ha già dichiarato Javier Solanas, rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e la sicurezza comune, il Partito Comunista delle Filippine e il professor Sison sono comunque considerati dei terroristi.

Immediato rilascio di Jose-Maria-SisonJosè Maria Sison

Basta con le liste nere antiterrorismo

Sosteniamo la lotta del popolo filippino

COLLETTIVO COMUNISTA ANTONIO GRAMSCI (Trento) 

 

lunedì, 27 agosto 2007

In questi giorni roventi mi ha molto indignato un'inquietante vicenda estiva, valentino-rossiassorta a simbolo aberrante e negativo, ma perfettamente indicativo delle  devianze e delle contraddizioni che segnano i nostri tempi, lacerano i rapporti interpersonali e  le nostre coscienze. E' senza dubbio assurdo ed immondo (per non dire peggio) un paese che "vanta" un primato negativo (assolutamente turpe e vergognoso) sul versante dell'evasione fiscale. Uno strano paese nel quale i ceti sociali più ricchi e benestanti dichiarano ufficialmente un maestroreddito annuo inferiore a quello percepito da altre fasce sicuramente meno abbienti. Un paese scriteriato nel quale le ricchezze  collettive prodotte dalla nazione sono ripartite in maniera totalmente iniqua e scellerata, generando colossali fortune economiche, causando squilibri sociali e sperequazioni materiali a vantaggio esclusivo di ristretti e superprivilegiati gruppi di potere Vauro su evasione fiscalefinanziario. Uno sciagurato paese in cui c'è un personale politico autoritario e sovversivo (si pensi al tema del sovversivismo delle classi dirigenti affrontato da Antonio Gramsci nei "Quaderni del carcere" ), collocato ai massimi livelli istituzionali, che abusa del proprio potere e che intende eliminare quelle briciole di democrazia residua, con borghezioesponenti e leaders che inneggiano ed incitano alla rivolta fiscale, addirittura armata (Bossi ha in pratica minacciato il ricorso ai fucili) e non rischiano nemmeno lontanamente la galera, anzi restano stretti ai propri scranni parlamentari. Invece, ci sono tanti proletari disperati ed arrabbiati, in quanto vittime di nuove forme di servitù e di schiavismo economico, che vengono perseguitati ed arrestati, rischiando anni di carcere solo per essersi ribellati, per aver lottato e sperato in un avvenire migliore!... Questo è un tipico, rivoltante esempio della (in)giustizia di classe, delle storture e dell'irrazionalità di fondo su cui si regge l'infame sistema della (in)giustizia borghese. Svegliamoci!!!evasione

lega
lunedì, 06 agosto 2007

Contro la Decima Mas, Partigiani sempre!

 

A seguito dell’esposizione del vessillo della Decima Mas (rimosso per “ordine pubblico”) nella casa-bottega del padre (noto e dichiarato fascista) del vicesindaco di A.N. di Pietrasanta (Lu), in molti, soprattutto giovani, si sono chiesti cosa sia stata la Decima Mas. Quello che segue è un comunicato di denuncia del fatto e nel retro del volantino una scheda sulla Decima Mas. decima mas

In questi anni, il de felicerevisionismo storico (da destra a “sinistra”) ha fatto più danni della grandine, arrivando persino alla vergogna di equiparare nazisti ed antifascisti, repubblichini e partigiani, combattenti per la liberta e oppressori. Questa scellerata operazione è iniziata qualche anno fa ad opera di storici (De Felice), politici (Violante),luciano violante scrittori-giornalisti (Pansa), oltre allo sporco lavorìo di Berlusconi e della sua banda di piduisti, mafiosi, affaristi, faccendieri, trafficanti, razzisti, integralisti, stragisti. Dalla rivalutazione del fascismo di De Felice ai “ragazzi di Salò” di Violante, dallo sdoganamento dei neofascisti di Berlusconi alle “vittime” del movimento partigiano di Pansa,giampaolopansa il quale non perde mai occasione per denigrare i comunisti che, nella lotta di Liberazione, svolsero un ruolo determinante e proprio per questo pagarono, in termini di vite umane, di arresti e galera, il prezzo più alto tra antifascisti e oppositori al regime. Proprio questo anno ricorre il 70° anniversario della morte di A. Gramsci, massimo dirigente del partito comunista, condannato a 20 anni di galera (“impedire a quel cervello di pensare”) e a causa di questa carcerazione morto a 46 anni, il 27 aprile 1937.gramsci E’ in questo clima di revisionismo e di rivalutazione del ventennio che va inquadrato lo sventolio della bandiera della “Decima Mas” del fascista di turno. Un lugubre episodio, a pochi km dalla strage di Sant’Anna di Stazzema (Lu), dove il 12 agosto ’44 i nazi-fascisti trucidarono 560 bambini, donne e anziani. Lo sventolio di quel vessillo di morte ha innescato commenti e prese di posizione sulla stampa locale. In questo “dibattito” c’è chi (tra i quali il noto sindaco “sotto-inchieste” di Pietrasanta) ancora si sforza di mettere sullo stesso piano chi combatté per la libertà con chi la affossò. Questi figuri tentano continuamente di equiparare nazismo e comunismo nascondendo il fatto che proprio l’Urss contribuì decisamente alla sconfitta del nazismo in Europa e che i comunisti fecero altrettanto controBenito Mussolini il fascismo nel nostro paese, lottando ed essendo, così, di esempio durante il ventennio. Non dobbiamo tacere il fatto che un anno fa ad un dibattito in Versiliana a Marina di Pietrasanta un vecchio arnese della “Decima Mas”, tale Denti Sergio, venne presentato come “eroe nazionale”. Eroe di chi e di che cosa ? delle stragi naziste e delle macabre torture contro i partigiani ! Di fronte a questa vergogna nessuno profferì parola. Anche per i fasci, l’appetito vien mangiando… In assenza di denuncia politica e di mobilitazioni di massa i fascisti usciranno dalle loro fogne sempre più arroganti e provocatori. La discussione e la lotta contro il fascismo e contro ogni sua rivalutazione deve continuare. Perché non organizzare, tra quanti sono interessati e disponibili, dibattiti ed iniziative unitarie ?

                                                                  

A proposito della famigerata Decima Mas…

 
La Decima Flottiglia Mas nacque all’inizio della 2^ guerra mondiale quale reparto segreto della Regia marina per l’utilizzo di veicoli_corazzati_decima_masnuovi mezzi d’assalto subacquei e di superficie. Anche se le sue origini risalgono alla 1^ guerra mondiale, quando il cantiere navale veneziano Svan fornì alla Regia marina i primi Mas. Tra il 1941 ed il ’43, gli uomini che ne fecero parte operarono missioni ad alto rischio. Il nome scelto, Decima Flottiglia Mas, si rifaceva alla Decima Legione romana, prediletta da Giulio Cesare. Mas significava: Motobarca armata silurante.Motoscafo silurante L’acronimo Mas fu sviluppato anche con altre definizioni tra cui Memente Audere Sempre. Con l’armistizio dell’8 settembre ’43 la Decima Mas fu sciolta e riorganizzata con il nome di “Mariassalto”: tale unità della Regia marina continuò le attività belliche a fianco degli alleati. Alcuni ufficiali della Decima Mas si schierarono apertamente con la Germania nazista. Così nomi e simboli vennero utilizzati da valerio borgheseJunio Valerio Borghese per riorganizzare un corpo militare che combatté sotto la bandiera della Repubblica Sociale Italiana (Rsi). Il 14 settembre Borghese stipulò un accordo con il Terzo Reich. Nei due anni che seguirono operò a sostegno dei tedeschi sia per contrastare l’avanzata alleata dopo lo sbarco di Anzio, sia in operazioni antipartigiane e di rastrellamento e rappresaglia contro civili. In queste azioni si registrarono numerosi casi di tortura sui prigionieri (sia partigiani che civili) e numerose esecuzioni sommarie. La Decima Mas di Borghese si componeva di tre sezioni: mare, terra, informazioni. L’unica guerra, però, concessa loro dai tedeschi, era quella contro i partigiani e vi si dedicarono con la stessa ferocia brigate_neredei nazisti e delle Brigate nere. Dopo la Liberazione il principe nero Borghese fuggì a Roma aiutato dai servizi segreti Usa. Una volta arrestato e processato come criminale di guerra e ritenuto colpevole di collaborazionismo con il nazismo, venne condannato a 12 anni di carcere. Ma fu immediatamente scarcerato grazie alla protezione dei servizi segreti Usa, con i quali era già in contatto prima della fine della guerra. Protetto e graziato, Borghese aderì al Msi di cui fu nominato presidente onorario nel ’51. In seguito abbandonò il partito di AlmiranteGiorgio Almirante perché troppo morbido e nel ’68 fondò il Fronte Nazionale. Nel ’63 era diventato presidente del Banco del credito commerciale e industriale. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre ’70 tentò un colpo di stato (poi interrotto) in collaborazione con alti ufficiali delle forze armate e funzionari ministeriali. In seguito al fallimento del golpe, Borghese si rifugiò in Spagna dove, non fidandosi della giustizia italiana, che nel ’73 revocò l’ordine di cattura, rimase fino alla morte avvenuta il 26 agosto ’74. Lo stesso anno Borghese era stato in Cile per incontrare Pinochet e il capo della polizia segreta cilena, Carrasco. Il processo contro Borghese ed altri iniziò a Roma l’8 febbraio ’48 e portò a conoscenza dell’opinione pubblica alcuni dei servizi più significativi resi dalla Decima Mas agli invasori tedeschi.oltrepopavese+junioborghese Le imputazioni erano di aver compiuto continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e antifascisti in stretta collaborazione con i nazisti; azioni che si concludevano con la cattura, le sevizie, la deportazione e l’uccisione dei prigionieri. Gli episodi di Valmozzola con l’uccisione di 12 partigiani e l’esecuzione di altri 8 catturati; di Crocetta del Montello con l’uccisione di 6 partigiani e le sevizie efferate su altri; le uccisioni in Castelletto Ticino di 5 ostaggi e in Borgoticino di 12; le azioni di saccheggio e di asportazione violenta con profitto personale per chi partecipava a simili operazioni, furono oggetto del processo. Quando compiva azioni di rappresaglia, la Decima Mas indossava uniformi tedesche, dal che se ne desume che altre stragi, attribuite ai tedeschi, sono opera di Borghese e dei suoi uomini.propaganda fascista Il carattere delinquenziale della Decima Mas cominciò ad impensierire persino le autorità collaborazioniste, per il discredito che la formazione attirava sul già odiato regime repubblichino. In un appunto per il duce, il prefetto di Milano scriveva “continuano con costante preoccupazione le azioni commesse dagli appartenenti alla Decima Mas. Furti, rapine, provocazioni, fermi, perquisizioni, rappresentano la caratteristica principale di questi militari … sarebbe consigliabile che tutto il reparto, comando compreso, fosse fatto allontanare da Milano”. Tra le numerose azioni della decima Mas ricordiamo che il 13 giugno ’44 a Forno (Ms) la formazione partigiana del comandante Marcello Garosi “Tito” venne attaccata da reparti delle S.S. con autoblinde e armi pesanti appoggiati da uomini della Decima Mas e repubblichini. La battaglia si concluse con la morte di “Tito” e l’esecuzione di 73 persone tra civili e partigiani.

giovedì, 19 luglio 2007
Resistenza agli orrori del presente e prospettive per una comune azione politica nei prossimi mesi
 
Comunicato della Rete dei Comunisti
 
Ancora una volta siamo all'epilogo di una vicenda le cui ricadute politiche e materiali riverberanno nella società ben oltre il pur importante significato sindacale. Ci riferiamo al tema delle pensioni ed allo snodo dello scalone Maroni attorno a cui, probabilmente, si raggiungerà l'ennesimo compromesso imperniato sulla cosiddetta "riduzione del danno".altan_poteva_andare_peggio Una bizzarra, ma ben definita linea di condotta, fatta propria dal PRC e dalla sinistra di governo inaugurata, nel corso di questo anno di vigenza del governo Prodi, con l'avallo alla missione militare italiana in Libano, con l'appoggio alla Legge Finanziaria 2007 e riproposta oggi mentre il governo si appresta ad una nuova destrutturazione dell'istituto pensionistico e di ciò che residua dello stato sociale. Questo ulteriore capitolo della ininterrotta strategia del capitale e dei poteri forti contro il lavoro avviene in una situazione che vede l'accelerazione di alcune dinamiche che ridisegneranno il panorama delle forze politiche in Italia. E' evidente come la costruzione del Partito Democratico si stia realizzando attorno ad alcune linee guida fondamentali imperniate, non solo sulla centralità dei valori e delle leggi del mercato, ma sotto il ricatto egemonico di in un humus politico e culturale centrista e neo/clericale. La "marcia" di veltroni e il suo walter egoVeltroni alla leadership, gli affondi di Rutelli, le bordate del Vaticano, gli sguardi interessati di Confindustria, dei tecnocrati del Tesoro e di Bruxelles sono la cartina di tornasole di una strategia a tutto campo tesa ad affermare una modalità di governo ed una direzione di marcia all'Azienda Italia ben oltre "i lacci ed i lacciuoli ancora presenti nell'esecutivo di Romano Prodi". Una esigenza, questa, inderogabile per le sfide del capitalismo tricolore nell'ambito della sfrenata competizione globale interimperialistica. Nel contempo il lento ma costante consumarsi dell'infinita Bolognina che sta dilaniando il PRCbertinotti-vauro ed il PdCI segnala, fortemente, un punto politico e strategico per il futuro prossimo di qualsivoglia ipotesi comunista e di seria trasformazione sociale. E' questo un tema da cui non possono rifuggire quanti non ritengono ma rifiutano l'attuale formazione economico sociale come l'unico dei mondi possibili. A fronte del delinearsi di questo scenario si sta, faticosamente, riaprendo, nel movimento, ed oltre, la discussione su quale prospettiva può incamminarsi una auspicata ripresa delle lotte sociali ed una riqualificata ipotesi di trasformazione sociale a cui possa contribuire fattivamente la soggettività comunista. Il successo della mobilitazione del 9 giugno scorso è stato un passaggio esemplificativo, ed anche simbolico, di questa tendenza ed i momenti di confronto successivi e già in cantiere sono un buon viatico per la fase dinnanzi a noi e per le prove verso cui collettivamente intendiamo predisporci. Nel contempo, però, dobbiamo rifuggire da tentazioni e da scorciatoie politiciste che potrebbero ridurre, anche inconsapevolmente, l'agire organizzato dei comunisti ed aspetti di residualità e di "folklore comunista".Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil Una condizione che diverrebbe, in un paese a capitalismo maturo, puramente fisiologica, per certi aspetti endemica all'attuale modello sociale, ma sostanzialmente innocua sullo scenario politico e per gli esiti futuri dello scontro di classe. I nodi principali che abbiamo di fronte sono quelli della soggettività e dell'organizzazione che nascono dalla necessità di individuare, nuovamente, la prospettiva storica della trasformazione sociale, ma che debbono fare i conti anche con l'esperienza storica del movimento operaio e dei partiti comunisti e rivoluzionari del secolo appena trascorso. Evitare di affrontare questa mole di contraddizioni ci consegnerebbe ad un continuismo senza senso e possibile di essere ridotto ad una spuntata icona inoffensiva. bertinotti_dopoprimarieNoi non siano interessati a formule astratte, siamo invece fortemente convinti che la ripresa di un processo concretamente unitario che riguardi una sinistra coerente, i comunisti ed il movimento democratico nel nostro paese possa avvenire solo se si ricuce il rapporto con il blocco sociale, con il mondo del lavoro, con i settori popolari cioè, in altre parole, se si darà "anima e corpo" ad una rappresentanza politica indipendente dalle compatibilità imperanti ed autonoma da ogni suggestione verso esecutivi ritenuti amici. Negli ultimi mesi - nelle pieghe di questa discussione - sono nate associazioni e circuiti di confronto, più o meno informali, che testimoniano una diffusa domanda di confronto pubblico, di ricerca teorico/politica e di nuova riorganizzazione. Questa esigenza di tante compagne e compagni di riaffermazione di una propria identità politica sia a fronte degli orrori del presente che conformano il senso comune (militarismo, razzismo, nazionalismo, sessismo, mercantilismo, individualismo) sia davanti all'opportunismo dilagante innescato dalla continua Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutistacooptazione nel sistema dominante, esprime, a vari livelli d'intensità, anche una esigenza di luoghi di discussione in cui recuperare, socializzare e rendere attiva e generalizzabile una resistenza culturale all'omologazione e alla liquidazione/manipolazione della propria storia. Prendendo atto di questa variegata quanto diffusa disponibilità ed in relazione al sacrosanto obbiettivo di arginare fenomeni di disgregazione e di polverizzazione militante, già oggi percepibili, vogliamo portare un leale e fattivo contributo a questa tensione collettiva consapevoli che - al di là di ogni ridondante mentalità da "ultima spiaggia" - nei prossimi mesi si consumeranno dinamiche politiche e sociali che imprimeranno un carattere distintivo alle vicende aperte con pesanti effetti antisociali.  

La  RETE DEI COMUNISTI
www.contropiano.org
lunedì, 14 maggio 2007
GRAMSCI A 70 ANNI DALLA MORTE
Il 27 aprile del 1937 Antonio Gramsci moriva dopo 11 anni di dolorosa prigionia in un carcere del regime fascista... (Ma siamo proprio certi che i fascisti e il Duce furono i suoi unici carcerieri? Ricordiamo che all'epoca, l'Internazionale comunista era diretta da personaggi quali Stalin e Togliatti, non esattamente facili o propensi all'autocritica e alle critiche altrui...)gramsci
Nei lunghi anni di isolamento e reclusione a cui fu costretto, Antonio Gramsci ebbe modo di lavorare alle "Lettere dal carcere" e ai "Quaderni del carcere", due preziosi classici del pensiero politico-letterario novecentesco.
In modo particolare, i "Quaderni" costituiscono la più preziosa opera gramsciana, "sono un capolavoro assoluto di intelligenza strategica", come ha scritto Costanzo Preve.
Dunque, quest'anno ricorre il 70° anniversario della morte del grande comunista sardo. Non a caso il 2007 è stato proclamato "anno gramsciano".
Per rinnovare in modo non rituale e non formale la memoria del più importante intellettuale e filosofo marxista italiano (Gramsci è l'autore italiano contemporaneo più tradotto e studiato nel mondo) ho modestamente pensato di pubblicare uno dei suoi scritti più noti e suggestivi, un articolo che riletto oggi risulta molto più valido ed attuale di quando fu concepito nel lontano 1917.
gramsci
 
«Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.  Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.  Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.  Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti»
Antonio Gramsci
postato da: luciospartaco alle ore 15:57 | Permalink | commenti (5)
categoria:anniversari, dibattiti, lotta di classe, antonio gramsci, utopie e rivoluzioni