Sebbene con un pò di ritardo, ho deciso di postare sul blog questo pezzo scritto il 27 gennaio scorso in occasione del Giorno della Memoria, un intervento già pubblicato su vari siti web e su alcune testate cartacee. Visto l'argomento dell'articolo, ho ritenuto opportuno proporlo all'attenzione dei lettori del blog.
Premessa
Non c’è dubbio che nel campo delle interpretazioni e delle valutazioni storiche, a maggior ragione nell’ambito dell’insegnamento
della storia, sarebbe opportuno evitare atteggiamenti troppo faziosi, enfatici e dogmatici, per adottare un approccio possibilmente critico e problematico verso le questioni, i personaggi e i processi storici sottoposti allo studio e all’attenzione degli alunni. Faccio tale puntualizzazione per far comprendere chiaramente il mio punto di vista rispetto alla materia. In classe non bisogna mai cercare di plagiare o manipolare le fragili menti (sempre aperte e ricettive) dei ragazzi, ma occorre assumere una posizione il più possibile lucida, serena e distaccata, per abituare le nuove generazioni ad esercitare l’arte benefica del dubbio e della critica. Una dote che in genere manca alle menti già formate, quindi chiuse e poco ricettive, degli adulti.
Questo è il compito precipuo delle istituzioni educative che concorrono alla formazione del libero cittadino, per mettere l’individuo in condizione di esprimere autonomamente i propri giudizi e compiere le proprie scelte. La scuola assume un ruolo che è ancora centrale e privilegiato in questa opera educativa, malgrado le enormi pressioni e la spietata concorrenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione e da Internet. Le cui potenzialità espressive, comunicative ed informative devono essere abilmente e sapientemente sfruttate dagli insegnanti.
Il Giorno della Memoria
Il Giorno della Memoria
è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che in tal modo ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come data per la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocausto. La scelta del giorno intende rievocare il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, scoprendo il famigerato campo di concentramento, rivelando al mondo intero l'orrore del genocidio nazista. Il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo Ebreo, è celebrato il 27 gennaio anche da altre nazioni, tra cui
ed altre etnie come Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Il termine Shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa e inaspettata), è un altro vocabolo usato per definire l'Olocausto. Molti Rom adoperano la parola Porajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per designare lo sterminio nazista. Aggiungendo agli Ebrei questi gruppi di persone il numero di vittime causate dal regime nazista
è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggi il termine “olocausto” viene impiegato anche per indicare altri casi di genocidio, avvenuti prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da un conflitto atomico, da cui deriva l'espressione "olocausto nucleare". Il termine olocausto viene talvolta adoperato per descrivere altri esempi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.
Pellerossa e Meridionali
Con questo articolo vorrei rievocare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui sono stati consumati veri e propri eccidi di massa, troppo spesso dimenticati o ignorati dalla storiografia e dai mass-media ufficiali. Mi riferisco allo sterminio degli Indiani d’America
e ai massacri perpetrati a danno dei “Pellerossa” del Sud Italia, vale a dire i briganti e i contadini del Regno delle Due Sicilie. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una caccia spietata ai bisonti, il cui numero calò rapidamente e drasticamente rischiando l’estinzione totale. I cacciatori bianchi contribuirono così allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro ancora. Ma la strage degli
Indiani fu operata soprattutto dall’esercito statunitense che pur di espandersi all'interno del Nord America cacciò ingiustamente i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio. Oggi i Pellerossa non formano più una nazione, sono stati espropriati non solo della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è integrata completamente nella civiltà bianca, mentre un'altra parte vive reclusa in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.
Un destino simile, anche se in momenti e con dinamiche diverse, accomuna i Pellerossa d'America e i Meridionali d'Italia. Questi furono chiamati
“Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma noi Meridionali eravamo cittadini di uno Stato molto ricco. Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour,
progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d'Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Soltanto alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all'ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione. I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (che invece era già facoltativo nel Regno delle
Due Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe così inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a scapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false e ingannevoli promesse concesse dal pirata massone e mercenario
Giuseppe Garibaldi. Contrariamente ad altre interpretazioni storico-meridionaliste, non intendo equiparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale alla Resistenza partigiana del 1943-45. Per vari motivi, anzitutto per la semplice ragione che nel primo caso si è trattato di una vile aggressione militare, di una guerra di conquista violenta e sanguinosa (come è stata del resto anche la guerra tra fascisti e antifascisti), ma che ha avuto una durata molto più lunga (un intero decennio) dal 1860 al 1870. Una guerra civile che ha provocato eccidi spaventosi, massacri di massa in cui sono stati trucidati centinaia di migliaia di contadini e
briganti meridionali, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato a scapito delle popolazioni del Sud Italia. Una guerra che si è conclusa tragicamente dando inizio al fenomeno dell’emigrazione di massa dei meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi e presenti nel mondo ad ogni latitudine, in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, eccetera. Ripeto. Se si vuole comparare la triste vicenda del
Brigantaggio e della brutale repressione subita dal popolo meridionale, con altre esperienze storiche, credo che l’accostamento più giusto da suggerire sia appunto quello con i Pellerossa e con le guerre indiane combattute proprio nello stesso periodo storico, ossia verso la fine del XIX secolo. Guerre feroci e sanguinose che hanno provocato una strage altrettanto raccapricciante, quella dei nativi nordamericani. Un genocidio troppo spesso ignorato e dimenticato, come quello a danno delle popolazioni dell’Italia meridionale. Nel contempo condivido in parte il giudizio (forse troppo perentorio) rispetto al carattere anacronistico, retrivo e antiprogressista, delle ragioni politiche, storiche, sociali, che stanno alla base della strenua lotta combattuta dai briganti meridionali.
In politica ciò che è vecchio è (quasi) sempre reazionario. Tuttavia, inviterei ad approfondire meglio le motivazioni e le spinte ideali che hanno animato la resistenza e la lotta di numerosi briganti contro i Piemontesi invasori. Non voglio annoiare i lettori con le cifre relative ai numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due Sicilie
in vasti ambiti dell’economia, della sanità, dell’istruzione eccetera, né intendo in tal modo esternare sciocchi sentimenti di inutile nostalgia rispetto ad una società arcaica, di stampo aristocratico-feudale, ossia ad un passato che fu prevalentemente di oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Meridione. Ma un dato è certo e inoppugnabile: la monarchia sabauda era molto più retriva, molto più rozza, ignorante e dispotica, meno illuminata di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era indubbiamente molto più ricco, avanzato e sviluppato del Regno dei Savoia, tant’è vero che esso rappresentava un boccone assai invitante ed appetibile per tutte le maggiori potenze europee, Inghilterra e Francia in testa. Tuttavia, questo è un argomento vasto e complesso che richiederebbe un approfondimento adeguato.

Infine, concludo con una breve chiosa a proposito della tesi circa le presunte spinte progressiste incarnate dai processi di unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e dello Stato europeo oggi. Non mi pare che tali processi abbiano garantito un reale, autentico progresso sociale, morale e civile, ma hanno favorito e generato quasi esclusivamente uno sviluppo prettamente economico. Voglio dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, o addirittura globale, non coincide affatto con l’unificazione e con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente, le forze autenticamente democratiche, progressiste e rivoludevono puntare a raggiungere il secondo traguardo.
categoria:anniversari, ricorrenze, libero pensiero, dibattiti, ingiustizia, capitalismo, imperialismi, terre madri, inganni e menzogne globali, razzismo e imperialismo, globocolonialismo, lotte e movimenti, fango e discredito, antisionismo ebraico, consigli per la mente, turbocapitalismo sfrenato, guerre fratricide, meridionalismo, mitologia risorgimentale, menzogne e mistificazioni, antisionismo ed antisciovinismo, acqua-fuoco-aria-terra, memorie e speranze, genocidio dei palestinesi








La discussione mediatica si è perciò accentrata sulla questione se sia giusto o meno punire un intero popolo per le azioni di alcuni.
Israele è sempre in guerra ed ogni notizia ha un risvolto di interesse militare, risulta di conseguenza che in quella che la propaganda ufficiale chiama “l’unica democrazia del Medio Oriente”, tutta l’informazione è al di fuori del mitico “controllo democratico”.
Libano, esattamente come è avvenuto nel 1967 con l’acqua del Golan siriano e nel 1948 con i fiumi della Giordania. In quell’area geografica, l’acqua è preziosa quanto l’oro e si può quindi comprendere di che affare si tratti. 

come se chi denuncia il crimine affaristico/governativo dovesse per forza pensare ad una mente o una centrale unica che diriga tutte le operazioni. 
Qui non c’è nulla da immaginare o da scoprire, dato che si tratta esattamente dei sistemi con cui il colonialismo britannico nel XIX secolo ha spolpato
CIA - e di tutti gli altri servizi segreti

tentativo israeliano di genocidio nei confronti della
popolazione di Gaza viene operato nel complice silenzio dei media ufficiali, un silenzio messo in maggior rilievo dal fatto che su internet circola una massa di informazioni a riguardo. La maggior parte di queste informazioni proviene dall’interno della stessa Israele, come espressione di un’opposizione crescente alla politica del genocidio.
Roberto Saviano, nel quale un ben orchestrato “tamtam” sulla rete ha determinato un’illusione di spontaneità, che ha impedito a molti di accorgersi che “Gomorra”
politica criminale dei vari governi, ma sta di fatto che oggi questo dissenso non vive più nell’isolamento morale di una volta, ma riscuote una diversa attenzione.
sionismo non si limitava ad esagerare e mistificare la minaccia araba, ma puntava anche sulla solidarietà interna, in modo che il senso comunitario ed il senso di accerchiamento si alimentassero a vicenda.
era bombardato da Israele, i cittadini americani erano bombardati da una propaganda sulla malvagità di Hezbollah, ma anche qui i paragoni sono stati poi inevitabili.
Hezbollah ha usato il denaro iraniano per aiutare le vittime delle bombe israeliane e finanziare la ricostruzione; ma, mentre quelle bombe ancora cadevano, Rumsfeld si era rifiutato di rimpatriare a spese del governo i turisti americani rimasti intrappolati in Libano - come invece stavano facendo tutti i governi europei -, e ha offerto a quei turisti in pericolo la possibilità di farsi prestare a interesse i soldi
governo si è comportato dopo la sciagura. Chi è stato capace di tenere un comportamento così affaristico-criminale dopo l’inondazione, poteva compiere crimini analoghi anche prima.
potenza della propaganda, sino a pensare che il colonialismo statunitense potesse rimpiazzare il nemico vero - l’URSS - , con un nemico fittizio: l’Islam. La potenza della propaganda è enorme ed è in grado di creare anche nemici fittizi,
al tempo stesso fu costretto a concedere qualcosa nel senso della legislazione antisegregazionista e dello Stato sociale. Johnson sapeva di dover affrontare un nemico vero e ciò gli consigliava prudenza. L’imprudenza e l’impudenza di
Bush indicano invece che egli non teme realmente il nemico, perché questo nemico - il terrorismo islamico “globale” - non esiste.
Bush e del suo entourage. Che Bush
ebrei, nonché cittadini israeliani, e allo stesso tempo militanti nazisti? Si tratta davvero, come affermato dal Corriere della Sera del 9 settembre, di un «ossimoro»? Questa è la domanda che si stanno ponendo le autorità israeliane dopo la cattura, avvenuta l’8 settembre, di un gruppo neonazista formato da otto giovani, tutti cittadini israeliani, responsabile di aggressioni a stranieri, punk, gay e tossicodipendenti, ebrei
ortodossi, nonché di aver sfregiato una sinagoga a Tel Aviv. La risposta è venuta quasi subito: assolutamente NO. Il ministro dell'Interno israeliano, Meir Sheerit, ha infatti chiesto che agli otto sospetti sia revocata la cittadinanza. Gli ha fatto eco il leader del partito religioso Shas, Elyahu Yishai, il quale ha ha affermato che se le accuse troveranno conferma sarà necessario annullare la loro cittadinanza israeliana e quindi espellerli. Chiediamoci per un attimo: in quale altro paese del mondo fondato sullo Stato di Diritto verrebbe in mente di sanzionare l’adesione al
nazismo revocando la cittadinanza? Ovviamente a nessuno. Perché questo sia invece possibile in Israele è semplice: perché Israele, lungi dall’essere un paese democratico fondato sullo Stato di diritto, è piuttosto uno stato ideocratico, più esattamente sionista. Israele si considera infatti un «Jewish State», uno Stato Ebraico. Secondo la definizione ufficiale Israele «appartiene» solo a quelle persone che le autorità israeliane definiscono ebrei, indipendentemente da dove vivono. Per cui, un
arabo nato e cresciuto in Israele, gode di molti meno diritti di un ebreo che sia nato e viva in Papuasia o in Uganda. Su questo principio si fonda un autentico regime di apartheid, l’esclusione dei non-ebrei e la loro discriminazione. Ci si risponderà: ma anche gli arabi del ‘48 o gli armeni hanno passaporto israeliano. Si ma in
Israele conta molto di più il documento d’ìdentità che ognuno è tenuto a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento. In questo documento figura la propria cosiddetta «nazionalità». Da esso i poliziotti o qualunque altro funzionario pubblico possono vedere se sei ebreo, arabo, druso, circasso, caraita o samarita. E’ qui che scatta la discriminazione. Se sei non-ebreo sarai escluso dal diritto di possedere terra, di accedere a questo o a quell’incarico pubblico, di godere o meno di sussidi, ecc. Da notare che la distribuzione ineguale dei diritti lo
Stato israeliano l’ha recepita accogliendo in toto le regole dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO). Che dice questo decalogo concepito ai tempi delle prime colonizzazioni della Palestina? Che nelle zone amministrate dagli ebrei, è proibito ai non-ebrei di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di comprare o affittare la terra, o di godere del diritto al lavoro.
obbligasse i suoi cittadini a dichiarare nella propria carta d’identità se si è cattolici, musulmani, Testimoni di Geova, atei, ecc., e giungesse all’assurdo di considerare «nazionalità» queste fedi religiose facendo addirittura sparire la categoria della nazionalità italiana. La conseguenza di una simile abnorme discriminazione sarebbe che solo se si convertissero al cattolicesimo gli italiani non cattolici sarebbero cittadini a pieno diritto, ovvero considerati italiani al cento per cento. Davanti ad una simile mostruosità
giuridica potete immaginare quante accuse di antisemitismo giungerebbero dalla potente conventicola sionista. En passant: i paesi occidentali giustificano la loro ostilità verso l’islam invocando il criterio della reciprocità, affermando che saranno più tolleranti quando i paesi musulmani faranno altrettanto coi cristiani. Come mai non chiedono la stessa cosa ad Israele? Come mai strillano contro il
fondamentalismo musulmano ma tacciono sul carattere ideocratico e confessionale dello stato di Israele? L’ossimoro per cui un gruppo di ebrei sia nazista
rimanda all’ossimoro che è lo Stato stesso d’Israele e alla duplicità con cui esso definisce l’ebreo. Per Israele,
infatti, si può essere ebrei non solo per linea di sangue (avere una madre, una nonna, una bisnonna o una... trisavola ebrea), ma pure chi sia di religione ebraica. Tuttavia tra i due criteri quello davvero decisivo non è quello matrilineare ma quello religioso, e da questo discende il diritto di cittadinanza. Controprova: chi si converta dal giudaismo ad un’altra religione, ad esempio all’Islam, non è più considerato ebreo, perdendo dunque gran parte dei suoi diritti di cittadinanza. Così si spiega come sia possibile che agli otto nazisti israeliani gliela si voglia togliere con tanto di
deportazione. Non decide che essi abbiano madre ebraica, decide che l’adesione al nazismo è considerata alla stregua di una «apostasia», all’abbandono della religione. Da notare che per la legge israeliana («Legge dell’ingresso» e «Legge del ritorno») la deportazione è infatti applicabile solo agli stranieri non-ebrei — tant’è che il Ministero dell’Interno non ha l’autorità di impedire ad un ebreo, anche un pericolosissimo
criminale comune, di stabilirisi e vivere in Israele. Questo fa venire a galla l’altro ossimoro, quello del sionismo: l’assurdo apparente per cui una dottrina politica nata laica scelga come proprio presupposto e criterio costituivo dell’israelianità il principio confessionale dell’appartenenza religiosa. La conferma del carattere ideocratico-sionista dello Stato d’Israele è scolpita nella legge che il Knesset approvò nel 1985. Essa stabilì che i partiti che si oppongono al principio per cui
Israele è uno Stato ebraico o propongono di modificarlo, anche per via democratica, non possono presentare candidati da eleggere al Parlamento. Conclusione: Israele non è affatto uno Stato democratico poiché si fonda sul sionismo, ovvero discrimina ed esclude non solo gli arabi o i seguaci di altre fedi, ma pure i cittadini israeliani che pur essendo ebrei non si considerino sionisti.
popolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza. La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo
del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza. La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione.
Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese. Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o
Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue. Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta
Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza. Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro:
una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe,
sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza. Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato,
senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.
genocidio!
crepa;

G. W. Bush assieme al suo "entourage" starebbe valutando di reintrodurre negli U.S.A. la leva militare obbligatoria mai abrogata, bensì "sospesa" dopo il disastro, oltre 30 anni fà, della guerra in Vietnam. Lo ha comunicato il Gen. Douglas Lute coordinatore presidenziale dei tanti fronti della lotta al terrorismo che ha anche detto: "Si tratta di una scelta politica, tra le altre possibili, per venire incontro alle necessità della sicurezza nazionale". Il metifico
Re George si è accorto che per vincere le guerre da lui medesimo intraprese non bastano più le diaboliche tecnologie belliche e nemmeno bastano i mercenari in divisa o meno, che le usano senza tanti riguardi per le cose o la popolazione civile, nelle azioni contro i cosidetti "ribelli insorti" Irakeni e Afghani. Ecco allora che il trita-carne che è diventato la arrancante "guerra infinita al terrorismo" ora esige un tutto-campo dove venga impiegata, nel tentativo di radrizzarne le perdenti sorti, anche la massa dei combattenti loro malgrado, la carne da cannone americana, cioè i giovani che saranno obbligati a uccidere e morire in nome della folle guerra scatenata dalla
quando la opinione pubblica dissenziente americana si mobilitò nei vari movimenti riuscendo a farla terminare, è stata appresa, a loro modo, dai nuovi padroni governativi che non permetteranno che ciò avvenga di nuovo disponendo all'uopo di strumenti tecnico-legislativi atti a sopprimere ogni tentativo di disobbedienza e ribellione. Mentre scrivo è appena trascorsa la data 11-8-07 e subito mi sovviene come sarebbe "stranamente" opportuno, per la cricca neo-con-sion, un altro e ancor più devastante 11/9
nordamericana è davanti al bivio decisivo, dove ci sono due strade: una per la vita l'altra per la morte. Se prevarrà tra la gente nordamericana lo spirito collettivo del mansueto, ingenuo bove che segue la via indicata dalla mano del padrone, il burrone è assicurato... L'altra strada è stretta, scomoda e irta di ostacoli specialmente "mentali"... difficoltosa per i bovi nondimeno è l'unica che se percorsa porta alla fine del tunnel sbucando nel verde e luminoso "largo della libertà". Si chiama Ri-evoluzione.
Angelo Frammartino, veniva ucciso da alcune coltellate inferte da un coetaneo palestinese (ironia della sorte!) sotto le mura della città vecchia di Gerusalemme. Quale potrebbe essere il miglior modo per rinnovare la memoria di una persona, se non quello di citare direttamente le sue parole? Ebbene, per ricordare il giovane Angelo, ho deciso di riportare un esempio del suo pensiero.
il muro non serve a separare due stati o a fermare imprendibili cattivoni, piuttosto serve a dividere una terra e un popolo secondo un principio vecchio come il mondo, ‘divide et impera’: il muro separa fisicamente case, famiglie, strade, città, villaggi, religioni. Riscontriamo il successo di questa politica quando, in giro per la città vecchia, ci stupiamo di come le famiglie di BeitHanina (un quartiere ‘benestante’ a pochi minuti da li) siano altrettanto ignare delle pessime condizioni in cui vivono i loro concittadini.
rifiutato di completare il servizio militare, e ci racconta che si passa in mezzo a un vero e proprio lavaggio del cervello, ma noi non riusciamo a distinguere queste sagome verdi coperte di armi che percorrono la città, anche se sappiamo essere ragazzi più giovani di noi che nascondono la loro paura dietro ad occhiali da sole alla moda, sempre in coppia, e soprattutto si fa fatica a tollerare l’arroganza dei loro sguardi e la violenza giornaliera nei confronti dei palestinesi, anche se si esprime ’solo’ nei controlli delle carte di identità, o a sportellate di jeep in corsa su giovani che camminano per i marciapiedi. Perché per andare all’università uno studente palestinese deve impiegare, fra autobus e check point, come minimo un’ora (sempre che ci arrivi) quando normalmente ci vorrebbero dieci minuti? Perché una famiglia abbandona la propria casa e si trasferisce a 500 metri da dove abitava prima giusto per rimanere "al di qua" dal muro? Come mai la gente di
Betlemme non riesce a visitare parenti e luoghi sacri a Gerusalemme pur abitando a meno di 10 chilometri? Domande che vorrebbero trovare una logica e non ne trovano se non, appunto, in una volontà ben chiara di separare le persone dalle proprie case, dai propri vicini, dai legami che permettono alle persone di sopravvivere. Eppure la vita continua, non serve a molto lamentarsi e non sentiamo gente lamentarsi, piuttosto si percepisce uno sforzo quotidiano a vincere queste frustrazioni, a rimanere vivi e soprattutto umani: a una famiglia che ci ospita, nei primi due giorni del campo, una di noi chiede "perché gli israeliani sembrano così chiusi e nervosi mentre voi, nonostante tutto, cercate di vivere una vita normale e soprattutto sembrate ben più tranquilli e rilassati?". "Perché questo è il nostro paese"… una risposta
Fassino facesse parte del club filosionista denominato «Sinistra per Israele». E’ tuttavia degno di nota che questa sua ammirazione per Israele sia talmente sperticata da averlo spinto, in occasione della sua visita a Gerusalemme ha smentire platealmente il presidente del suo ex-partito, nonché Ministro degli esteri Massimo D’Alema il quale aveva timidamente affermato che. Difronte ad una Tzipi Livni in brodo di giuggiole ha infatti affermato che non si può «... andare a rapporti diretti con Hamas che oggi non sarebbero ne' compresi ne' praticabili'». Ai giornalisti
Fassino ha poi detto che «Lo scontro che c'e' stato in campo palestinese tra gli integralisti di Hamas e i settori piu' moderati e riformisti rappresentati da Abu Mazen ha fatto emergere questa leadership di Abu Mazen come molto piu' autorevole, molto piu' forte e molto piu' credibile».
Fassino ha infine perorato la richiesta di Shimon Peres per cui «... nessuno al mondo deve finanziare il terrorismo», cioè Hamas. Chiunque capisce la gravita’ di questa affermazioni. Non solo un allineamento servile verso le posizioni di USA e Israele, non solo la liquidazione del maggiore partito palestinese come terrorista. Il segretario del maggiore partito di
«sinistra» non ha voluto sprecare neanche una parola per denunciare la drammatica situazione di Gaza, dal gennaio 2006 trasformata in un colossale lager, isolata dal resto del mondo, affamata da un embargo genocida, sottoposta ad incursioni sanguinose pressoché quotidiane da parte dell’esercito israeliano. Peggio ancora: accettando il paradigma del terrorismo ha legittimato l’assedio sionista, ritenendolo anzi necessario al fine di spezzare la Resistenza palestinese. Chiunque non abbia perso la testa per ragionare, chiunque abbia ancora a cuore la causa
campagna di solidarietà con Gaza affinché l’embargo sionista sia tolto, affinché le sanzioni americane ed europee siano rimosse, affinché Hamas sia rimossa dalla Lista nera e la Resistenza contro gli occupanti sia considerata legittima. Chi resta silente diventa complice. Se Gaza cadrà chiunque oggi tace porterà la sua responsabilità.