venerdì, 15 febbraio 2008

Sebbene con un pò di ritardo, ho deciso di postare sul blog questo pezzo scritto il 27 gennaio scorso in occasione del Giorno della Memoria, un intervento già pubblicato su vari siti web e su alcune testate cartacee. Visto l'argomento dell'articolo, ho ritenuto opportuno proporlo all'attenzione dei lettori del blog.

INDIANI D’AMERICA E BRIGANTI MERIDIONALI

Premessa

Non c’è dubbio che nel campo delle interpretazioni e delle valutazioni storiche, a maggior ragione nell’ambito dell’insegnamentoclasse_insegnanti della storia, sarebbe opportuno evitare atteggiamenti troppo faziosi, enfatici e dogmatici, per adottare un approccio possibilmente critico e problematico verso le questioni, i personaggi e i processi storici sottoposti allo studio e all’attenzione degli alunni. Faccio tale puntualizzazione per far comprendere chiaramente il mio punto di vista rispetto alla materia. In classe non bisogna mai cercare di plagiare o manipolare le fragili menti (sempre aperte e ricettive) dei ragazzi, ma occorre assumere una posizione il più possibile lucida, serena e distaccata, per abituare le nuove generazioni ad esercitare l’arte benefica del dubbio e della critica. Una dote che in genere manca alle menti già formate, quindi chiuse e poco ricettive, degli adulti. logo_educazioneQuesto è il compito precipuo delle istituzioni educative che concorrono alla formazione del libero cittadino, per mettere l’individuo in condizione di esprimere autonomamente i propri giudizi e compiere le proprie scelte. La scuola assume un ruolo che è ancora centrale e privilegiato in questa opera educativa, malgrado le enormi pressioni e la spietata concorrenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione e da Internet. Le cui potenzialità espressive, comunicative ed informative devono essere abilmente e sapientemente sfruttate dagli insegnanti.

Il Giorno della Memoria

Il Giorno della MemoriaGiornata_memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che in tal modo ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come data per la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocausto. La scelta del giorno intende rievocare il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, scoprendo il famigerato campo di concentramento, rivelando al mondo intero l'orrore del genocidio nazista. Il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo Ebreo, è celebrato il 27 gennaio anche da altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il termine olocausto (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo" come nelle offerte sacrificali) venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo compiuto dalla Germania nazista di sterminare tutti quei gruppi di persone ritenuti "indesiderabili": Ebreiebrei_deportati ed altre etnie come Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Il termine Shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa e inaspettata), è un altro vocabolo usato per definire l'Olocausto. Molti Rom adoperano la parola Porajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per designare lo sterminio nazista. Aggiungendo agli Ebrei questi gruppi di persone il numero di vittime causate dal regime nazistahitler è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggi il termine “olocausto” viene impiegato anche per indicare altri casi di genocidio, avvenuti prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da un conflitto atomico, da cui deriva l'espressione "olocausto nucleare". Il termine olocausto viene talvolta adoperato per descrivere altri esempi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.

Pellerossa e Meridionali

Con questo articolo vorrei rievocare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui sono stati consumati veri e propri eccidi di massa, troppo spesso dimenticati o ignorati dalla storiografia e dai mass-media ufficiali. Mi riferisco allo sterminio degli Indiani d’Americaindiani_d_america e ai massacri perpetrati a danno dei “Pellerossa” del Sud Italia, vale a dire i briganti e i contadini del Regno delle Due Sicilie. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una caccia spietata ai bisonti, il cui numero calò rapidamente e drasticamente rischiando l’estinzione totale. I cacciatori bianchi contribuirono così allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro ancora. Ma la strage degli indianiIndiani fu operata soprattutto dall’esercito statunitense che pur di espandersi all'interno del Nord America cacciò ingiustamente i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio. Oggi i Pellerossa non formano più una nazione, sono stati espropriati non solo della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è integrata completamente nella civiltà bianca, mentre un'altra parte vive reclusa in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.cartinariserve

Un destino simile, anche se in momenti e con dinamiche diverse, accomuna i Pellerossa d'America e i Meridionali d'Italia. Questi furono chiamati briganti_meridionali“Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma noi Meridionali eravamo cittadini di uno Stato molto ricco. Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour,Cavour progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d'Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Soltanto alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all'ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione. I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (che invece era già facoltativo nel Regno delle regno2sicilieDue Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe così inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a scapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false e ingannevoli promesse concesse dal pirata massone e mercenario giuseppe-garibaldiGiuseppe Garibaldi. Contrariamente ad altre interpretazioni storico-meridionaliste, non intendo equiparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale alla Resistenza partigiana del 1943-45. Per vari motivi, anzitutto per la semplice ragione che nel primo caso si è trattato di una vile aggressione militare, di una guerra di conquista violenta e sanguinosa (come è stata del resto anche la guerra tra fascisti e antifascisti), ma che ha avuto una durata molto più lunga (un intero decennio) dal 1860 al 1870. Una guerra civile che ha provocato eccidi spaventosi, massacri di massa in cui sono stati trucidati centinaia di migliaia di contadini e ALCUNI_BRIGANTI_UCCISIbriganti meridionali, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato a scapito delle popolazioni del Sud Italia. Una guerra che si è conclusa tragicamente dando inizio al fenomeno dell’emigrazione di massa dei meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi e presenti nel mondo ad ogni latitudine, in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, eccetera. Ripeto. Se si vuole comparare la triste vicenda del brigantaggioBrigantaggio e della brutale repressione subita dal popolo meridionale, con altre esperienze storiche, credo che l’accostamento più giusto da suggerire sia appunto quello con i Pellerossa e con le guerre indiane combattute proprio nello stesso periodo storico, ossia verso la fine del XIX secolo. Guerre feroci e sanguinose che hanno provocato una strage altrettanto raccapricciante, quella dei nativi nordamericani. Un genocidio troppo spesso ignorato e dimenticato, come quello a danno delle popolazioni dell’Italia meridionale. Nel contempo condivido in parte il giudizio (forse troppo perentorio) rispetto al carattere anacronistico, retrivo e antiprogressista, delle ragioni politiche, storiche, sociali, che stanno alla base della strenua lotta combattuta dai briganti meridionali.Briganti_presso_un_abbeveratoio In politica ciò che è vecchio è (quasi) sempre reazionario. Tuttavia, inviterei ad approfondire meglio le motivazioni e le spinte ideali che hanno animato la resistenza e la lotta di numerosi briganti contro i Piemontesi invasori. Non voglio annoiare i lettori con le cifre relative ai numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due SicilieSudItaly in vasti ambiti dell’economia, della sanità, dell’istruzione eccetera, né intendo in tal modo esternare sciocchi sentimenti di inutile nostalgia rispetto ad una società arcaica, di stampo aristocratico-feudale, ossia ad un passato che fu prevalentemente di oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Meridione. Ma un dato è certo e inoppugnabile: la monarchia sabauda era molto più retriva, molto più rozza, ignorante e dispotica, meno illuminata di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era indubbiamente molto più ricco, avanzato e sviluppato del Regno dei Savoia, tant’è vero che esso rappresentava un boccone assai invitante ed appetibile per tutte le maggiori potenze europee, Inghilterra e Francia in testa. Tuttavia, questo è un argomento vasto e complesso che richiederebbe un approfondimento adeguato.

Borboni_napoli

Infine, concludo con una breve chiosa a proposito della tesi circa le presunte spinte progressiste incarnate dai processi di unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e dello Stato europeo oggi. Non mi pare che tali processi abbiano garantito un reale, autentico progresso sociale, morale e civile, ma hanno favorito e generato quasi esclusivamente uno sviluppo prettamente economico. Voglio dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, o addirittura globale, non coincide affatto con l’unificazione e con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente, le forze autenticamente democratiche, progressiste e rivoludevono puntare a raggiungere il secondo traguardo.

venerdì, 01 febbraio 2008

LA N.A.T.O., CORDATA DELL’AFFARISMO CRIMINALE

La settimana scorsa ha suscitato grande commozione l’episodio della “libera uscita” dei Palestinesi di Gaza verso l’Egitto, in cerca dei generi di prima necessità che l’assedio israeliano aveva ormai reso introvabili.

Di fronte all’evidenza della malvagità con cui questo assedio viene operato, la propaganda ufficiale si è subito rimessa in moto per giustificare il governo israeliano in nome della sicurezza minacciata dai presunti lanci di missili da Gaza.gaza La discussione mediatica si è perciò accentrata sulla questione se sia giusto o meno punire un intero popolo per le azioni di alcuni. È certamente una grande questione, ma assolutamente fuori luogo nella circostanza, poiché qui si tratta anzitutto di capire se ci sia qualche attendibilità nelle minacce che il governo israeliano denuncia. Come è noto, in Israele per legge ogni notizia di carattere militare è monopolio del governo, quindi non c’è alcuna possibilità per chiunque di controllarne la fondatezza. Dato che Militarismo israelianoIsraele è sempre in guerra ed ogni notizia ha un risvolto di interesse militare, risulta di conseguenza che in quella che la propaganda ufficiale chiama “l’unica democrazia del Medio Oriente”, tutta l’informazione è al di fuori del mitico “controllo democratico”. Il problema della democrazia è che al controllo democratico sfugge praticamente tutto, dato che ovunque può esserci una sicurezza minacciata ed in ogni momento può scatenarsi un’emergenza.

Persino l’economia israeliana è inseparabile dal contesto del segreto militare e non c’è operazione affaristica che non avvenga in un ambito militarizzato. È nel contesto del segreto militare, che oggi gli Israeliani stanno rapinando l’acqua del sud del Bombe sul LibanoLibano, esattamente come è avvenuto nel 1967 con l’acqua del Golan siriano e nel 1948 con i fiumi della Giordania. In quell’area geografica, l’acqua è preziosa quanto l’oro e si può quindi comprendere di che affare si tratti. Democrazia e capitalismo diventano astrazioni metafisiche ad uso della propaganda, se non si tiene conto degli intrecci dell’affarismo con la spesa pubblica, con l’occupazione militare del territorio e con la criminalità comune. I famigerati coloni israeliani che arrivano sempre a seguito delle truppe, si comportano come criminali comuni perché è in quell’ambito che vengono reclutati. Ma anche la NATO sta fondando oggi un suo Stato in Kossovo in collaborazione con la criminalità comune del luogo.

Affarismo e criminalità non si trovano soltanto sotto l’ombrello della NATO, ma sono la NATO: non si può capire nulla di questa organizzazione sorta dai trattati internazionali, se non la si inquadra nelle sue funzioni di traffico illegale consentito dalla extraterritorialità delle basi e dei porti militari.

Non c’è praticamente settimana che sugli scaffali delle librerie non compaia qualche libro che si incarichi di screditare le tesi “complottistiche”,11 settembre come se chi denuncia il crimine affaristico/governativo dovesse per forza pensare ad una mente o una centrale unica che diriga tutte le operazioni. In realtà l’affarismo criminale funziona con il sistema della cordata: ad un business altri se ne agganciano e, una volta che un territorio è stato occupato e coperto dal segreto militare, le occasioni affaristiche si formano giorno per giorno, ed un affare può tirarsene dietro un altro, ciò all’infinito.

La base NATO di Bagnoli a Napoli non è destinata ad un unico e specifico traffico, ma c’è di tutto: in passato le sigarette, oggi la droga e i rifiuti tossici; e persino la propaganda necessaria a coprire il tutto con il mito camorristico,  può diventare business a sua volta, come ha fatto la Mondadori con il best-seller “Gomorra”.Gomorra di Roberto Saviano Qui non c’è nulla da immaginare o da scoprire, dato che si tratta esattamente dei sistemi con cui il colonialismo britannico nel XIX secolo ha spolpato la Cina, che pure formalmente è sempre rimasta indipendente. Quando Giulietto Chiesa ci informa sugli abusi commessi dalla CIA con i famosi “voli”, fa un’opera meritoria, ma anch’ egli rischia di farsi tramite della disinformazione nel momento in cui accetta di credere che agli agenti della mierdaCIA - e di tutti gli altri servizi segreti  agganciati a loro -, gliene freghi davvero qualcosa di catturare i ”terroristi”. Quello che interessa alla CIA è l’extraterritorialità delle basi, e tutti i possibili traffici illegali collegati a questa occupazione del territorio di Paesi europei. Quindi oggi anche la CIA cerca di plasmarsi sul modello della NATO, poiché tutto il potenziale operativo dei servizi segreti rimane sotto-utilizzato se non ha a disposizione il controllo materiale del territorio.

Fonte: www.comidad.org

venerdì, 07 dicembre 2007

Striscia di Gaza - 16 Vittime

Sale a 16 il drammatico bilancio delle vittime palestinesi dei bombardamenti israeliani effettuati da sabato scorso a oggi. I medici della Striscia hanno riferito che l'esercito israeliano sta facendo uso di armi non convenzionali. Da sabato scorso, e quotidianamente, le forze israeliane assassinano civili e combattenti palestinesi in attacchi di cielo e di terra contro il nord e il sud della gazaStriscia. All'emergenza feriti creata dai bombardamenti si aggiunge la chiusura di ospedali e centri medici causata dalla mancanza di medicine, di apparecchiature sanitarie funzionanti (non arrivano più i pezzi di ricambio e le sale operatorie sono senza anestetici), di energia elettrica e di carburante. Stanno chiudendo anche i distributori di benzina e di gas perché i rifornimenti sono esauriti a causa della drastica riduzione decisa dal governo democratico di Israele.Militarismo israeliano La popolazione non può lasciare la Striscia ormai da mesi e neanche spostarsi all'interno. Manca il gas e l'elettricità anche nelle abitazioni. All'attuale tragedia, si sono aggiunte le dichiarazioni del comandante dell'esercito israeliano, Gabi Ashkenazi: è pronta l'invasione di terra contro la Striscia. E l'Europa sta a guardare il lento sterminio degli abitanti di Gaza. Evidentemente la Storia non ha insegnato nulla.
Fonte: http://www.infopal.it

giovedì, 27 settembre 2007

GAZA “ENTITÀ OSTILE”, COME NEW ORLEANS

Il israeli_tanktentativo israeliano di genocidio nei confronti della soldierpopolazione di Gaza viene operato nel complice silenzio dei media ufficiali, un silenzio messo in maggior rilievo dal fatto che su internet circola una massa di informazioni a riguardo. La maggior parte di queste informazioni proviene dall’interno della stessa Israele, come espressione di un’opposizione crescente alla politica del genocidio. Certamente tutto questo è consentito dal fatto che internet ha rotto il monopolio dei media ufficiali, ma sarebbe un errore ridurre il tutto ad una questione di nuove frontiere della democrazia telematica. Internet è un grande moltiplicatore, ma l’esperienza dimostra che può essere utilizzato anche per moltiplicare la mistificazione, come nel caso di Roberto SavianoRoberto Saviano, nel quale un ben orchestrato “tamtam” sulla rete ha determinato un’illusione di spontaneità, che ha impedito a molti di accorgersi che “Gomorra” Gomorra di Roberto Savianoera un’operazione-best seller gestita da una casa editrice delle dimensioni di Mondadori. Quindi, senza misconoscere l’importanza di internet nell’informazione alternativa, occorre vedere che c’è qualcos’altro. In Israele, ad esempio, è sempre esistito un dissenso interno contro la crimini sionistipolitica criminale dei vari governi, ma sta di fatto che oggi questo dissenso non vive più nell’isolamento morale di una volta, ma riscuote una diversa attenzione. Anche le persone più intossicate dalla propaganda non possono sottrarsi dal fare i confronti più ovvi. Prima della colonizzazione statunitense, il Sionismosionismo non si limitava ad esagerare e mistificare la minaccia araba, ma puntava anche sulla solidarietà interna, in modo che il senso comunitario ed il senso di accerchiamento si alimentassero a vicenda. Ora qualsiasi israeliano può invece osservare come nella povertà e precarietà in cui sono ridotte, le popolazioni arabe riescono a trattare i loro anziani molto meglio di quanto non faccia lo Stato israeliano con i propri pensionati. Negli ultimi anni gazaGaza è divenuta per Israele anche un imbarazzante modello di welfare, che stride con il modo in cui ormai la società israeliana tratta i propri poveri e i propri svantaggiati. La propaganda ufficiale sul terrorismo si è trovata spesso di fronte a questi sconcertanti confronti con la realtà. Mentre il Libanomilitarismo sionista era bombardato da Israele, i cittadini americani erano bombardati da una propaganda sulla malvagità di Hezbollah, ma anche qui i paragoni sono stati poi inevitabili.Olmert Hezbollah ha usato il denaro iraniano per aiutare le vittime delle bombe israeliane e finanziare la ricostruzione; ma, mentre quelle bombe ancora cadevano, Rumsfeld si era rifiutato di rimpatriare a spese del governo i turisti americani rimasti intrappolati in Libano - come invece stavano facendo tutti i governi europei -, e ha offerto a quei turisti in pericolo la possibilità di farsi prestare a interesse i soldi  necessari per fuggire, ovviamente a tassi da strozzo. Il punto è che nessuna fantasia propagandistica sulla malvagità dei terroristi, riesce ad eguagliare ciò che fa oggi il gruppo dirigente statunitense.  In questi ultimi tempi è nata una linea editoriale tendente a screditare e ridicolizzare le tesi “complottiste” sull’11 settembre,11 settembre ma qualsiasi confutazione tecnica e qualsiasi psichiatrizzazione del cosiddetto “complottismo” deve arrendersi di fronte all’evidenza del fatto che il governo statunitense è pronto a considerare la propria popolazione come una qualsiasi altra “entità ostile”. Molti abitanti di New Orleans sono convinti che sia stato il governo, e non l’uragano Kathrina, a far saltare le dighe e provocare l’inondazione della città, e ciò non in base a considerazioni tecniche - che possono essere rigirate come si vuole -, ma per il modo in cui il Wantedgoverno si è comportato dopo la sciagura. Chi è stato capace di tenere un comportamento così affaristico-criminale dopo l’inondazione, poteva compiere crimini analoghi anche prima. I complotti possono esser anche improbabili, ma comunque non sono impossibili quando dietro vi sia la potenza di un governo, e soltanto un anticomplottismo dogmatico e  pregiudiziale può impedire di pensare  che dei palesi criminali si siano comportati da criminali. La dottrina “Neocons” ha enfatizzato la tv_flebopotenza della propaganda, sino a pensare che il colonialismo statunitense potesse rimpiazzare il nemico vero - l’URSS - , con un nemico fittizio: l’Islam. La potenza della propaganda è enorme ed è in grado di creare anche nemici fittizi,  ma comunque a patto di comportarsi come che se questi nemici esistessero davvero. Nessun governo che credesse seriamente all’esistenza del pericolo islamico, potrebbe mai comportarsi come sta facendo il governo statunitense ora. Quando nel 1964 il presidente Johnson decise di intensificare la presenza militare americana in Vietnam,Vietnam_napalm_19721 al tempo stesso fu costretto a concedere qualcosa nel senso della legislazione antisegregazionista e dello Stato sociale. Johnson sapeva di dover affrontare un nemico vero e ciò gli consigliava prudenza. L’imprudenza e l’impudenza di Hitler_BushBush indicano invece che egli non teme realmente il nemico, perché questo nemico - il terrorismo islamico “globale” - non esiste. Anche qui c’è una sorta di propaganda di supporto, che tende a spiegare  tutte le incongruenze con l’imbecillità di bushadminBush e del suo entourage. Che Bush  e molti dei suoi collaboratori siano degli imbecilli, è senz’altro possibile, ma l’idea che il gruppo dirigente statunitense sia composto solo da deficienti, costituisce una sorta di razzismo rovesciato e molto puerile.   

Fonte: www.comidad.org

lunedì, 24 settembre 2007

EBREI E NAZISTI
Un’ossimoro e una cartina di tornasole

Si puo’ essere Israelebrei, nonché cittadini israeliani, e allo stesso tempo militanti nazisti? Si tratta davvero, come affermato dal Corriere della Sera del 9 settembre, di un «ossimoro»? Questa è la domanda che si stanno ponendo le autorità israeliane dopo la cattura, avvenuta l’8 settembre, di un gruppo neonazista formato da otto giovani, tutti cittadini israeliani, responsabile di aggressioni a stranieri, punk, gay e tossicodipendenti, ebreineturei_karta ortodossi, nonché di aver sfregiato una sinagoga a Tel Aviv. La risposta è venuta quasi subito: assolutamente NO. Il ministro dell'Interno israeliano, Meir Sheerit, ha infatti chiesto che agli otto sospetti sia revocata la cittadinanza. Gli ha fatto eco il leader del partito religioso Shas, Elyahu Yishai, il quale ha ha affermato che se le accuse troveranno conferma sarà necessario annullare la loro cittadinanza israeliana e quindi espellerli. Chiediamoci per un attimo: in quale altro paese del mondo fondato sullo Stato di Diritto verrebbe in mente di sanzionare l’adesione al antisemitismonazismo revocando la cittadinanza? Ovviamente a nessuno. Perché questo sia  invece possibile in Israele è semplice: perché Israele, lungi dall’essere un paese democratico fondato sullo Stato di diritto, è piuttosto uno stato ideocratico, più esattamente sionista. Israele si considera infatti un «Jewish State», uno Stato Ebraico. Secondo la definizione ufficiale Israele «appartiene» solo a quelle persone che le autorità israeliane definiscono ebrei, indipendentemente da dove vivono. Per cui, un jerusalemarabo nato e cresciuto in Israele, gode di molti meno diritti di un ebreo che sia nato e viva in Papuasia o in Uganda. Su questo principio si fonda un autentico regime di apartheid, l’esclusione dei non-ebrei e la loro discriminazione. Ci si risponderà: ma anche gli arabi del ‘48 o gli armeni hanno passaporto israeliano. Si ma in GerusalemmeIsraele conta molto di più il documento d’ìdentità che ognuno è tenuto a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento. In questo documento figura la propria cosiddetta «nazionalità». Da esso i poliziotti o qualunque altro funzionario pubblico possono vedere se sei ebreo, arabo, druso, circasso, caraita o samarita. E’ qui che scatta la discriminazione. Se sei non-ebreo sarai escluso dal diritto di possedere terra, di accedere a questo o a quell’incarico pubblico, di godere o meno di sussidi, ecc. Da notare che la distribuzione ineguale dei diritti lo Espansionismo sionistaStato israeliano l’ha recepita accogliendo in toto le regole dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO). Che dice questo decalogo concepito ai tempi delle prime colonizzazioni della Palestina? Che nelle zone amministrate dagli ebrei, è proibito ai non-ebrei di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di comprare o affittare la terra, o di godere del diritto al lavoro.soldier La «nazionalità» decide dunque la percentuale di diritti di cui si può disporre. La discriminazione cessa ove ci si converta al giudaismo. La prova del nove di questo costitutivo regime di apartheid è il l’apparente paradosso per cui Israele, nel documento d’ìdentità, nega se stesso, ovvero non contempla la dicitura «nazionalità israeliana». E’ come se l’Italia decidendo di definirsi uno «Stato cattolico»,HitleRatzinger obbligasse i suoi cittadini a dichiarare nella propria carta d’identità se si è cattolici, musulmani, Testimoni di Geova, atei, ecc., e giungesse all’assurdo di considerare «nazionalità» queste fedi religiose facendo addirittura sparire la categoria della nazionalità italiana. La conseguenza di una simile abnorme discriminazione sarebbe che solo se si convertissero al cattolicesimo gli italiani non cattolici sarebbero cittadini a pieno diritto, ovvero considerati italiani al cento per cento. Davanti ad una simile mostruositàFamiglia Adams giuridica potete immaginare quante accuse di antisemitismo giungerebbero dalla potente conventicola sionista. En passant: i paesi occidentali giustificano la loro ostilità verso l’islam invocando il criterio della reciprocità, affermando che saranno più tolleranti quando i paesi musulmani faranno altrettanto coi cristiani. Come mai non chiedono la stessa cosa ad Israele? Come mai strillano contro il osama_bin_ladenfondamentalismo musulmano ma tacciono sul carattere ideocratico e confessionale dello stato di Israele? L’ossimoro per cui un gruppo di ebrei sia nazistanazisionismo_ebreo rimanda all’ossimoro che è lo Stato stesso d’Israele e alla duplicità con cui esso definisce l’ebreo. Per Israele, Vauro - compleanno di Israeleinfatti, si può essere ebrei non solo per linea di sangue (avere una madre, una nonna, una bisnonna o una... trisavola ebrea), ma pure chi sia di religione ebraica.  Tuttavia tra i due criteri quello davvero decisivo non è quello matrilineare ma quello religioso, e da questo discende il diritto di cittadinanza. Controprova: chi si converta dal giudaismo ad un’altra religione, ad esempio all’Islam, non è più considerato ebreo, perdendo dunque gran parte dei suoi diritti di cittadinanza. Così si spiega come sia possibile che agli otto nazisti israeliani gliela si voglia togliere con tanto di auschwitzdeportazione. Non decide che essi abbiano madre ebraica, decide che l’adesione al nazismo è considerata alla stregua di una «apostasia», all’abbandono della religione. Da notare che per la legge israeliana («Legge dell’ingresso» e «Legge del ritorno») la deportazione è infatti applicabile solo agli stranieri non-ebrei — tant’è che il Ministero dell’Interno non ha l’autorità di impedire ad un ebreo, anche un pericolosissimowanted-calderoli-it criminale comune, di stabilirisi e vivere in Israele. Questo fa venire a galla l’altro ossimoro, quello del sionismo: l’assurdo apparente per cui una dottrina politica nata laica scelga come proprio presupposto e criterio costituivo dell’israelianità il principio confessionale dell’appartenenza religiosa. La conferma del carattere ideocratico-sionista dello Stato d’Israele è scolpita nella legge che il Knesset approvò nel 1985. Essa stabilì che i partiti che si oppongono al principio per cui boicotta_israeleIsraele è uno Stato ebraico o propongono di modificarlo, anche per via democratica, non possono presentare candidati da eleggere al Parlamento. Conclusione: Israele non è affatto uno Stato democratico poiché si fonda sul sionismo, ovvero discrimina ed esclude non solo gli arabi o i seguaci di altre fedi, ma pure i cittadini israeliani che pur essendo ebrei non si considerino sionisti.

Fonte: www.antiimperialista.org

sabato, 22 settembre 2007

GAZA VIVRA’

 

www.gazavive.com

info@gazavive.com
 

Firma subito anche tu!

 

Con la pubblicazione di questo appello prende il via la campagna di solidarietà con il questione palestinesepopolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza. La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo gazaGaza come “entità nemica”. Finora la risposta a questa enormità è stata debole. Con questo appello ci prefiggiamo di rompere il silenzio, di chiamare le cose con il loro nome, ma soprattutto di creare le condizioni per poter sviluppare una vera azione di solidarietà politica con il popolo palestinese in un frangente così grave. L’appello vuole dunque essere solo il primo passo di una campagna, che ci auguriamo di riuscire a costruire insieme a tutti i soggetti disponibili. La raccolta di firme che iniziamo da oggi è dunque estremamente importante: ogni firma non solo avrà un grande significato politico, ma sarà anche una spinta ad andare avanti con l’iniziativa per renderla più ampia ed incisiva. Ci rivolgiamo quindi non solo a tutti quanti appoggiano la lotta di liberazioneResistenza palestinese del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza. La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione.

 

Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com

 

e verranno pubblicate su www.gazavive.com

Oltre a nome  e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario.

 

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 GAZA VIVRA’

Appello per la fine di un embargo genocida

 

Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeli_tankisraeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati. Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, sharonSharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese. Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o crimini sionistiferiti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie. Evidenti sono dunque le ragioni per cui hamasHamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue. Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta sharon.2Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza. Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: Vauro sulla politica israelianauna fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe,abu_mazen sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza. Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato,Palestina senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.


Una parola soltanto può descrivere questo macello: Beit_Hanoungenocidio!

Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.


Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:

1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamashamas crepa;

2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;

3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;terra per i palestinesi

4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.

PRIMI FIRMATARI

-      Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo  


-      Danilo Zolo – Università di Firenze


-      Margherita Hack – Astrofisica


-      Edoardo Sanguineti – Poeta, Università di Genova


-      Gilad Atzmon – Musicista


-      Franco Cardini – Università di Firenze  


-      Mara De Paulis – Scrittrice, Premio Calvino


-      Lucio Manisco – Giornalista, già parlamentare europeo


-      Costanzo Preve – Filosofo, Torino


-      Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione   


-      Giovanni Franzoni – Comunità Cristiane di Base  


-      Domenico Losurdo – Università di Urbino


-      Marino Badiale – Università di Torino  


-      Aldo Bernardini – Università di Teramo  


-      Piero Fumarola – Università di Lecce


-      Giovanni Bacciardi – Università di Firenze


-      Giovanni Invitto – Università di Lecce


-      Alessandra Persichetti – Università di Siena  


-      Bruno Antonio Bellerate – Università Roma tre


-      Rodolfo Calpini – Università La Sapienza, Roma


-      Ferruccio Andolfi – Università di Parma


-      Roberto Giammanco – Scrittore e americanista  


-      Gianfranco La Grassa – Economista  


-      M. Alighiero Manacorda – Storico dell’educazione


-      Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica, Udine


-      Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano  


-      Stefania Campetti - Archeologa


-      Carlo Oliva – Pubblicista  


-      Gabriella Solaro – Ist. Naz. Storia del Movimento di Liberazione in Italia


-      Giuseppe Zambon – Editore


-      Bruno Caruso – Pittore


-      Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia  


-      Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano


-      Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano


-      Hamza Roberto Piccardo – Direttore www.islam-online.it


-      Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma


-      Mary Rizzo – blog Peacepalestine


-      Tusio De Iuliis – Presidente Associazione “Aiutiamoli a Vivere”


-      Cesare AllaraCom. Sol. Palestina, Torino


-      Angela Lano – Giornalista Infopal


-      Umar Andrea Lazzaro – Collettivo www.islam-online.it, Genova


-      Marco FerrandoPartito Comunista dei Lavoratori


-      Leonardo Mazzei – Portavoce Comitati Iraq Libero


-      Mara MalavendaSlai Cobas, Napoli


-      Moreno PasquinelliCampo Antimperialista  


-      Marco RiformettiLaboratorio Marxista


-      Maria Ingrosso Colletivo Iqbal Masih, Lecce


-      Antonio ColazzoL.u.p.o. Osimo (Ancona)


-      Gian Marco Martignoni – Segreteria provinciale Cgil, Varese


-      Luciano Giannoni – Consigliere provinciale Prc Livorno  


-      Dacia Valent – ex Eurodeputata, dirigente dell’Islamic Anti-Defamation League


-      Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc


-      Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI)  


-      Fabio Faina – Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia


-      Roberto Massari – Editore, Utopia Rossa  


-      Fausto SchiavettoSoccorso Popolare


-      Luca Baldelli – Consigliere provinciale Prc Perugia

sabato, 25 agosto 2007

L'America al bivio fatale


Puntualmente, secondo il detto che al peggio non c'è mai fine, ecco un altro pessimo segnale che giunge dall'Impero, come per avvisare che l'epilogo tragico di una Nazione sempre più in guerra e con sempre meno libertà è imminente... E' di questi giorni infatti la notizia diffusa dall'Ansa e degna di nota, che il Presidente War newsG. W. Bush assieme al suo "entourage" starebbe valutando di reintrodurre negli U.S.A. la leva militare obbligatoria mai abrogata, bensì "sospesa" dopo il disastro, oltre 30 anni fà, della guerra in Vietnam. Lo ha comunicato il Gen. Douglas Lute coordinatore presidenziale dei tanti fronti della lotta al terrorismo che ha anche detto: "Si tratta di una scelta politica, tra le altre possibili, per venire incontro alle necessità della sicurezza nazionale". Il metifico usa_storiaRe George si è accorto che per vincere le guerre da lui medesimo intraprese non bastano più le diaboliche tecnologie belliche e nemmeno bastano i mercenari in divisa o meno, che le usano senza tanti riguardi per le cose o la popolazione civile, nelle azioni contro i cosidetti "ribelli insorti" Irakeni e Afghani. Ecco allora che il trita-carne che è diventato la arrancante "guerra infinita al terrorismo" ora esige un tutto-campo dove venga impiegata, nel tentativo di radrizzarne le perdenti sorti, anche la massa dei combattenti loro malgrado, la carne da cannone americana, cioè i giovani che saranno obbligati a uccidere e morire in nome della folle guerra scatenata dalla Hitler_Bushparanoia interessata di Bush, Cheney e di chi tira i loro fili... Sarà interessante vedere come reagiranno questi soldati di leva arruolati con la forza della legge e mandati allo sbaraglio contro un nemico astuto e motivato, a migliaia di km dalle loro case e dai loro affetti per combattere gratis o quasi una guerra a loro estranea, a fianco dei lautamente pagati "contractors" vari e volontari professionisti, graduati o meno. Così... la guerra sta entrando sempre di più nelle case americane portando via i figli del popolo confuso e sedato.tv_flebo La sensazione è che ai piani alti dell'Amministrazione, in ottemperanza ai dettami della "Agenda" si stia per passare al piano B... e che tutto sia pronto, dalle leggi fiscali che permetteranno di requisire i beni dei "No war" ai circa 500.000 nuovi posti-carcere approntati in tutta fretta e disseminati nelle aree estreme della Con-federazione, pronti ad accogliere eventuali riottosi "cattivi americani disobbedienti". Infatti, la lezione della guerra persa in Vietnam, guerra in vietnamquando la opinione pubblica dissenziente americana si mobilitò nei vari movimenti riuscendo a farla terminare, è stata appresa, a loro modo, dai nuovi padroni governativi che non permetteranno che ciò avvenga di nuovo disponendo all'uopo di strumenti tecnico-legislativi atti a sopprimere ogni tentativo di disobbedienza e ribellione. Mentre scrivo è appena trascorsa la data 11-8-07 e subito mi sovviene come sarebbe "stranamente" opportuno, per la cricca neo-con-sion, un altro e ancor più devastante 11/911 settembre che, sull'onda della paura e del terrore generati, renda possibile proclamare uno "stato di guerra" e instaurare così una dittatura del Presidente, cosa peraltro già pronta a livello teorico-legislativo con il decreto "NSPD 51/HSPD 20" emesso nel maggio 2007 e che per ora è in "sonno", per usare un termine caro ai media addomesticati, nel cassetto della scrivania, presso lo studio ovale della Casa Bianca. Il popolo della nazione bandiera_usanordamericana è davanti al bivio decisivo, dove ci sono due strade: una per la vita l'altra per la morte. Se prevarrà tra la gente nordamericana lo spirito collettivo del mansueto, ingenuo bove che segue la via indicata dalla mano del padrone, il burrone è assicurato... L'altra strada è stretta, scomoda e irta di ostacoli specialmente "mentali"... difficoltosa per i bovi nondimeno è l'unica che se percorsa porta alla fine del tunnel sbucando nel verde e luminoso "largo della libertà". Si chiama Ri-evoluzione.

by clausneghe
venerdì, 10 agosto 2007

"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”  (Vladimir Majakovskij)

Esattamente un anno fa, un giovane militante comunista di Monterotondo, angeloAngelo Frammartino, veniva ucciso da alcune coltellate inferte da un coetaneo palestinese (ironia della sorte!) sotto le mura della città vecchia di Gerusalemme. Quale potrebbe essere il miglior modo per rinnovare la memoria di una persona, se non quello di citare direttamente le sue parole? Ebbene, per ricordare il giovane Angelo, ho deciso di riportare un esempio del suo pensiero.

L’ULTIMA EMAIL DI ANGELO DA GERUSALEMME

"Il nostro campo si sveglia al secondo giorno con le notizie dal confine fra Libano e Israele, e da quel mattino seguiamo con un occhio il programma delle attività e con l’altro gli aggiornamenti di Al-Jazeera. Ma la vita di GerusalemmeGerusalemme, lontana per fortuna dalle zone del conflitto, continua ‘normale’. Oddio, cosa vuol dire qui normale ce lo stiamo chiedendo dall’inizio e andremo via senza saperlo, ma un’idea ce la stiamo facendo: qui l’assurdità fa parte della vita di tutti i giorni. La città vecchia pullula di pellegrini delle tre grandi religioni (anche se ovviamente si stanno riducendo gli arrivi) che visitano i luoghi sacri delle loro scritture appesi alle loro macchine fotografiche. Per noi però è impossibile non notare che il quartiere ebraico è completamente servito e luccicante, mentre per il resto della città (I quartieri musulmano, cristiano ed armeno) la municipalità israeliana non si preoccupa tanto di mantenere pulite le strade, ma piuttosto di posizionare oltre 500 telecamere che giorno e notte controllano la vita e i movimenti dei circa 3000/4000 residenti arabi della citta’ vecchia. Facendo due conti, capiamo che, in media, famiglie di circa 7 persone si trovano a condividere due stanze, spesso con parenti che vengono da paesi dei dintorni dijerusalem Gerusalemme (Abu dis’Aizarya) tagliati ‘fuori’ dal percorso del muro, e che dunque scelgono di risiedere nella Gerusalemme ormai del tutto annessa da Israele, per non perdere i già ridotti servizi (scolastici, sanitari, assistenziali) cui sono amministrativamente e tradizionalmente legati. Già, il muro: per chi lo vede la prima volta e anche per chi lo rivede dopo qualche mese (cresciuto velocissimamente!) è un pugno nella pancia: una ‘cosa’ che sta li’ e simboleggia l’assurdita’ di principi di sicurezza strombazzati ai quattro venti, ma che non ha alcun senso, non riusciamo a capire… e poi, dopo qualche giorno, incontri, persone e racconti, intravediamo una spiegazione molto semplice:muro di gerusalemme il muro non serve a separare due stati o a fermare imprendibili cattivoni, piuttosto serve a dividere una terra e un popolo secondo un principio vecchio come il mondo, ‘divide et impera’: il muro separa fisicamente case, famiglie, strade, città, villaggi, religioni. Riscontriamo il successo di questa politica quando, in giro per la città vecchia, ci stupiamo di come le famiglie di BeitHanina (un quartiere ‘benestante’ a pochi minuti da li) siano altrettanto ignare delle pessime condizioni in cui vivono i loro concittadini. Un popolo (quello israeliano) che arruola per tre anni ogni cittadino non si fonda forse sulla creazione di un nemico perenne? E un’economia del genere, basata cioè sull’impiego di massa nelle forze armate, può resistere a un'eventuale risoluzione del conflitto? Incontriamo uno dei pochi ragazzi che ha Guilad Shalitrifiutato di completare il servizio militare, e ci racconta che si passa in mezzo a un vero e proprio lavaggio del cervello, ma noi non riusciamo a distinguere queste sagome verdi coperte di armi che percorrono la città, anche se sappiamo essere ragazzi più giovani di noi che nascondono la loro paura dietro ad occhiali da sole alla moda, sempre in coppia, e soprattutto si fa fatica a tollerare l’arroganza dei loro sguardi e la violenza giornaliera nei confronti dei palestinesi, anche se si esprime ’solo’ nei controlli delle carte di identità, o a sportellate di jeep in corsa su giovani che camminano per i marciapiedi. Perché per andare all’università uno studente palestinese deve impiegare, fra autobus e check point, come minimo un’ora (sempre che ci arrivi) quando normalmente ci vorrebbero dieci minuti? Perché una famiglia abbandona la propria casa e si trasferisce a 500 metri da dove abitava prima giusto per rimanere "al di qua" dal muro? Come mai la gente di betlemmeBetlemme non riesce a visitare parenti e luoghi sacri a Gerusalemme pur abitando a meno di 10 chilometri? Domande che vorrebbero trovare una logica e non ne trovano se non, appunto, in una volontà ben chiara di separare le persone dalle proprie case, dai propri vicini, dai legami che permettono alle persone di sopravvivere. Eppure la vita continua, non serve a molto lamentarsi e non sentiamo gente lamentarsi, piuttosto si percepisce uno sforzo quotidiano a vincere queste frustrazioni, a rimanere vivi e soprattutto umani: a una famiglia che ci ospita, nei primi due giorni del campo, una di noi chiede "perché gli israeliani sembrano così chiusi e nervosi mentre voi, nonostante tutto, cercate di vivere una vita normale e soprattutto sembrate ben più tranquilli e rilassati?". "Perché questo è il nostro paese"… una rispostaterra per i palestinesi che spiega in poche parole una differenza sostanziale, e palese: questa terra è stata vissuta, abitata, coltivata dai palestinesi, che ci invitano ai loro matrimoni e alle loro danze, e che nel delirio generale non sono disposti a rinunciarvi. Continuano a ridere, contagiandoci, facendoci guardare le nostre vite coi loro occhi, smontando pregiudizi e luoghi comuni, un compito che ci porteremo a casa".

        Angelo, campo.profughi-Shu’fat-PALESTINA

giovedì, 09 agosto 2007

PIERO IN PALESTINA
Fassino invoca l’isolamento di Hamas
(ovvero l’embargo genocida contro Gaza)

Sapevamo che fassino_fascioFassino facesse parte del club filosionista denominato «Sinistra per Israele». E’ tuttavia degno di nota che questa sua ammirazione per Israele sia talmente sperticata da averlo spinto, in occasione della sua visita a Gerusalemme ha smentire platealmente il presidente del suo ex-partito, nonché Ministro degli esteri Massimo D’Alema il quale aveva timidamente affermato che. Difronte ad una Tzipi Livni in brodo di giuggiole ha infatti affermato che non si può «... andare a rapporti diretti con Hamas che oggi non sarebbero ne' compresi ne' praticabili'». Ai giornalisti fassino_draculaFassino ha poi detto che «Lo scontro che c'e' stato in campo palestinese tra gli integralisti di Hamas e i settori piu' moderati e riformisti rappresentati da Abu Mazen ha fatto emergere questa leadership di Abu Mazen come molto piu' autorevole, molto piu' forte e molto piu' credibile». Vignetta di Vauro su Fassino-ombrelloFassino ha infine perorato la richiesta di Shimon Peres per cui «... nessuno al mondo deve finanziare il terrorismo», cioè Hamas. Chiunque capisce la gravita’ di questa affermazioni. Non solo un allineamento servile verso le posizioni di USA e Israele, non solo la liquidazione del maggiore partito palestinese come terrorista. Il segretario del maggiore partito di Fassino«sinistra» non ha voluto sprecare neanche una parola per denunciare la drammatica situazione di Gaza, dal gennaio 2006 trasformata in un colossale lager, isolata dal resto del mondo, affamata da un embargo genocida, sottoposta ad incursioni sanguinose pressoché quotidiane da parte dell’esercito israeliano. Peggio ancora: accettando il paradigma del terrorismo ha legittimato l’assedio sionista, ritenendolo anzi necessario al fine di spezzare la Resistenza palestinese. Chiunque non abbia perso la testa per ragionare, chiunque abbia ancora a cuore la causa questione palestinesepalestinese non deve limitarsi a sdegnarsi in privato, deve invece gridare al mondo la propria rabbia. Vogliono farci credere che ogni resistenza all’ingiustizia è terrorismo. Vogliono farci credere che Hamas è una banda di volgari assassini. Ci vogliono silenti affinché l’embargo genocida contro Gaza spinga i palestinesi ad accettare una pace umiliante ovvero le condizioni capestro israeliane. E’ invece necessaria una manifestazione filopalestinesecampagna di solidarietà con Gaza affinché l’embargo sionista sia tolto, affinché le sanzioni americane ed europee siano rimosse, affinché Hamas sia rimossa dalla Lista nera e la Resistenza contro gli occupanti sia considerata legittima. Chi resta silente diventa complice. Se Gaza cadrà chiunque oggi tace porterà la sua responsabilità.

Campo Antimperialista