lunedì, 26 maggio 2008
Speciale “Nigger” (1): antologia del pensiero razzistico, discriminatorio e gerarchico
  
NEGROsfruttamento
“È  un animale che mangia il più possibile e lavora il meno possibile”
Benjamin FRANKLIN, citato in Gobineau, “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane”, 1853-55
“Il negro del Texas ha tutti gli istinti selvaggi del Cheroki senza possedere una sola delle sue virtù.
Non rotto ancora al Bambino africanogiogo della civiltà, comprende a stento il significato del codice morale, contratto sociale o legge della famiglia. Per lui l’industria domestica è una finzione, la famiglia un’iperbole. Moralmente si eleva appena al livello del Kiciapu, che lo supera di molto in intelligenza… Gli annali del crimine sono spaventosi in Texas; ma la parte più vasta e più cupa di questi appartiene ai Neri. L’intelligenza dell’Africano è fra le più ristrette.
Mi è stato confermato che attualmente l’infanticidio è altrettanto comune nelle paludi negreschiavitù che in una strada cinese o in una steppa tartara. Ecco la vera questione negra. Quelli che, penetrati da un pietoso zelo, hanno dato la libertà ai negri, non ne hanno forse, nella loro ignoranza delle leggi della natura, decretato il lento ma inesorabile sterminio? La natura ha dato al Bianco più intelligenza e forza, più genio inventivo, coraggio e perseveranza che al negro."
Hepwort DIXON, "La Conquista bianca”, 1877
“Per ora, è un bruto, non cattivo, è vero, ma fradicio di vizi. Quando lavora una settimana, si riposa la settimana successiva; mente per il piacere di mentire; ignora le leggi della dignità umana. Non si sposa, o quasi, e cambia donna come un animale."
Jules HURET, De New York à la Nouvelle Orléans, riportando le dichiarazioni del governatore della Lousiana, 1904Fame
 
ANCHE GLI OPERAI SONO NEGRI
“Vivere alla giornata, spendere tutto ciò che si guadagna, Comune di Parigispesso anche con anticipi, tale è lo stile di vita più diffuso tra la popolazione operaia di Parigi. Quelli che, tra gli operai, hanno salari sufficientemente elevati perché in tre giorni di lavoro possano procurarsi di che vivere per tutta la settimana, passano di solito gli altri quattro giorni nell’ozio e nella dissipazione."
C.M.T. DUCHATEL,  "Della Carità", 1926
E concludo contro quel sofista di Proudhon vivelacommuneche gli operai non hanno alcun bisogno di un tribuno per sostenere i loro interessi, perché non sono mai stati oppressi in Francia.” 
A.    FRANCON,  "Cause della grandezza e della decadenza dei Romani", 1867
“È stato stabilito da lungo tempo, attraverso calcoli non contestabili, che i minatori di Anzin sarebbero i principali azionisti e padroni della miniera, che gli operai metallurgici del Creusot sarebbero i principali azionisti e padroni dello stabilimento, se solo avessero risparmiato per comprare dei titoli quello che hanno sperperato per intossicarsi."
Urbain GOHIER,  Pour être sages, 1914
SIAMO TUTTI NEGRI TRANNE…
Uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, Benjamin Franklin, per sostenere che gli anglosassoni fossero “il nucleo principale del popolo puramente bianco” (“purely white people”), affermava che “Spagnoli, italiani, francesi, russi e svedesi generalmente tendono ad essere di colore vagamente scuro.”
Benjamin Franklin, Writings, Library of America, New York 1987, p.374bossi-finisenzaconfini
MA SI RISCHIA DI ESSERE EBREIriforma_pensioni
“I fondatori della Espansionismo sionistanazione inglese, anch’essi, discendevano dalle tribù perdute d’Israele, dato che Saxon è con ogni evidenza una corruzione di Isaac’s son, figlio d’Isacco.”
Citato in Pall Mall Gazette, 3 aprile 1984
“È l’ebreo che trasuda attraverso i pori dell’Inglese.”
Louis MARTIN, L’Anglais est-il un Juif? 1896
“L’Ebreo non crea, non produce, sfrutta. È il grande negoziante, il grande intermediario universale, come un tempo i Fenici che erano giudei, e gli Inglesi, moderni Fenici, che discendono forse dagli Ebrei.”
Docteur CELTICUS , Le Diciannove Tare corporali per riconoscere un Ebreo, Librairie antisemite, 1903
FLASH COMIDAD
1968 FNAC
Chi, in questi giorni, si dovesse trovare a fare acquisti in uno dei negozi FNAC di Parigi, ne uscirebbe con una busta di plastica su cui campeggia un pugno chiuso dal significato inequivocabile.
In effetti la FNAC, la catena multinazionale francese che distribuisce libri, cd, dvd e altri ninnoli tecnologici, si è davvero scatenata in occasione del quarantennale del Maggio.
Un putiferio di libri sul '68, a favore e contro, per chi c'era e per chi se l'è perso (sic), ristampe di dischi dell'epoca, video e dibattiti in quantità industriali. L'anno del Maggio francese è diventato un vero e proprio contenitore mediatico in cui ognuno mette ciò che vuole.
I fastosi depliant illustrativi della rassegna titolano: "68  court toujours", oppure "L'esprit de Mai est à la  FNAC". Quindi lo spirito del Maggio sarebbe andato a  finire alla FNAC.
 Il direttore della catena spiega che la FNAC stessa non sfuggì all'ondata di lotte e  scioperi dell'epoca, e infatti venne più volte occupata dai lavoratori; quindi il direttore ritiene che la FNAC non possa esimersi dal commemorare ciò che  ha vissuto direttamente.
Visto che dopo quaranta anni i lavoratori della FNAC sono sempre più sfruttati e precarizzati, è qui evidente il tentativo di trasformare il '68 in un evento puramente mitologico, una narrazione funzionale ad un intrattenimento fine a se stesso, priva di qualsiasi aggancio con la realtà storica e sociale.
1968 GLUKSMANN
In una intervista per la presentazione del suo nuovo libro scritto insieme al figlio Raphaël: "Il Maggio 68 spiegato a Sarkozy", l'ex- "nouveau philosophe" André Gluksmann ci offre una chiave di lettura davvero originale.
Gluksmann afferma che il movimento del '68 fu essenzialmente anticomunista e quindi non lo si può considerare concluso, visto che c'è ancora la Cina contro cui lottare. Insomma, ci sarebbe un '68 per ogni stagione e per ogni esigenza.
Il filosofo racconta che il figlio - che sarà dotato delle stesse capacità intuitive del padre - non riusciva a capire il '68, nonostante le spiegazioni di cotanto genitore; ma quando si trovò ad assistere alla famosa rivoluzione (fasulla) in Ucraina, allora ebbe l'illuminazione e capì il vero spirito del '68.
La destra lo ascolterà? Ma la cosa veramente grave è che questo nuovo slogan di guerra psicologica - il '68 anticomunista - troverà a sinistra sicuramente qualcuno disposto a prenderlo sul serio.
1968 SARKOZY
Il presidente della Repubblica francese sarkozySarkozy ha affermato di recente che tutti i mali provengono dal '68. Ne consegue logicamente che anche Sarkozy proverrebbe dal '68.
N.B. Chi volesse consultare i capitoli precedenti del Manuale del Piccolo Colonialista, può reperirli sul sito www.comidad.org sotto la voce “Documenti”.
venerdì, 15 febbraio 2008

Sebbene con un pò di ritardo, ho deciso di postare sul blog questo pezzo scritto il 27 gennaio scorso in occasione del Giorno della Memoria, un intervento già pubblicato su vari siti web e su alcune testate cartacee. Visto l'argomento dell'articolo, ho ritenuto opportuno proporlo all'attenzione dei lettori del blog.

INDIANI D’AMERICA E BRIGANTI MERIDIONALI

Premessa

Non c’è dubbio che nel campo delle interpretazioni e delle valutazioni storiche, a maggior ragione nell’ambito dell’insegnamentoclasse_insegnanti della storia, sarebbe opportuno evitare atteggiamenti troppo faziosi, enfatici e dogmatici, per adottare un approccio possibilmente critico e problematico verso le questioni, i personaggi e i processi storici sottoposti allo studio e all’attenzione degli alunni. Faccio tale puntualizzazione per far comprendere chiaramente il mio punto di vista rispetto alla materia. In classe non bisogna mai cercare di plagiare o manipolare le fragili menti (sempre aperte e ricettive) dei ragazzi, ma occorre assumere una posizione il più possibile lucida, serena e distaccata, per abituare le nuove generazioni ad esercitare l’arte benefica del dubbio e della critica. Una dote che in genere manca alle menti già formate, quindi chiuse e poco ricettive, degli adulti. logo_educazioneQuesto è il compito precipuo delle istituzioni educative che concorrono alla formazione del libero cittadino, per mettere l’individuo in condizione di esprimere autonomamente i propri giudizi e compiere le proprie scelte. La scuola assume un ruolo che è ancora centrale e privilegiato in questa opera educativa, malgrado le enormi pressioni e la spietata concorrenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione e da Internet. Le cui potenzialità espressive, comunicative ed informative devono essere abilmente e sapientemente sfruttate dagli insegnanti.

Il Giorno della Memoria

Il Giorno della MemoriaGiornata_memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che in tal modo ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come data per la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocausto. La scelta del giorno intende rievocare il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, scoprendo il famigerato campo di concentramento, rivelando al mondo intero l'orrore del genocidio nazista. Il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo Ebreo, è celebrato il 27 gennaio anche da altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il termine olocausto (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo" come nelle offerte sacrificali) venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo compiuto dalla Germania nazista di sterminare tutti quei gruppi di persone ritenuti "indesiderabili": Ebreiebrei_deportati ed altre etnie come Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Il termine Shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa e inaspettata), è un altro vocabolo usato per definire l'Olocausto. Molti Rom adoperano la parola Porajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per designare lo sterminio nazista. Aggiungendo agli Ebrei questi gruppi di persone il numero di vittime causate dal regime nazistahitler è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggi il termine “olocausto” viene impiegato anche per indicare altri casi di genocidio, avvenuti prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da un conflitto atomico, da cui deriva l'espressione "olocausto nucleare". Il termine olocausto viene talvolta adoperato per descrivere altri esempi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.

Pellerossa e Meridionali

Con questo articolo vorrei rievocare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui sono stati consumati veri e propri eccidi di massa, troppo spesso dimenticati o ignorati dalla storiografia e dai mass-media ufficiali. Mi riferisco allo sterminio degli Indiani d’Americaindiani_d_america e ai massacri perpetrati a danno dei “Pellerossa” del Sud Italia, vale a dire i briganti e i contadini del Regno delle Due Sicilie. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una caccia spietata ai bisonti, il cui numero calò rapidamente e drasticamente rischiando l’estinzione totale. I cacciatori bianchi contribuirono così allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro ancora. Ma la strage degli indianiIndiani fu operata soprattutto dall’esercito statunitense che pur di espandersi all'interno del Nord America cacciò ingiustamente i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio. Oggi i Pellerossa non formano più una nazione, sono stati espropriati non solo della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è integrata completamente nella civiltà bianca, mentre un'altra parte vive reclusa in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.cartinariserve

Un destino simile, anche se in momenti e con dinamiche diverse, accomuna i Pellerossa d'America e i Meridionali d'Italia. Questi furono chiamati briganti_meridionali“Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma noi Meridionali eravamo cittadini di uno Stato molto ricco. Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour,Cavour progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d'Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Soltanto alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all'ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione. I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (che invece era già facoltativo nel Regno delle regno2sicilieDue Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe così inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a scapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false e ingannevoli promesse concesse dal pirata massone e mercenario giuseppe-garibaldiGiuseppe Garibaldi. Contrariamente ad altre interpretazioni storico-meridionaliste, non intendo equiparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale alla Resistenza partigiana del 1943-45. Per vari motivi, anzitutto per la semplice ragione che nel primo caso si è trattato di una vile aggressione militare, di una guerra di conquista violenta e sanguinosa (come è stata del resto anche la guerra tra fascisti e antifascisti), ma che ha avuto una durata molto più lunga (un intero decennio) dal 1860 al 1870. Una guerra civile che ha provocato eccidi spaventosi, massacri di massa in cui sono stati trucidati centinaia di migliaia di contadini e ALCUNI_BRIGANTI_UCCISIbriganti meridionali, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato a scapito delle popolazioni del Sud Italia. Una guerra che si è conclusa tragicamente dando inizio al fenomeno dell’emigrazione di massa dei meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi e presenti nel mondo ad ogni latitudine, in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, eccetera. Ripeto. Se si vuole comparare la triste vicenda del brigantaggioBrigantaggio e della brutale repressione subita dal popolo meridionale, con altre esperienze storiche, credo che l’accostamento più giusto da suggerire sia appunto quello con i Pellerossa e con le guerre indiane combattute proprio nello stesso periodo storico, ossia verso la fine del XIX secolo. Guerre feroci e sanguinose che hanno provocato una strage altrettanto raccapricciante, quella dei nativi nordamericani. Un genocidio troppo spesso ignorato e dimenticato, come quello a danno delle popolazioni dell’Italia meridionale. Nel contempo condivido in parte il giudizio (forse troppo perentorio) rispetto al carattere anacronistico, retrivo e antiprogressista, delle ragioni politiche, storiche, sociali, che stanno alla base della strenua lotta combattuta dai briganti meridionali.Briganti_presso_un_abbeveratoio In politica ciò che è vecchio è (quasi) sempre reazionario. Tuttavia, inviterei ad approfondire meglio le motivazioni e le spinte ideali che hanno animato la resistenza e la lotta di numerosi briganti contro i Piemontesi invasori. Non voglio annoiare i lettori con le cifre relative ai numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due SicilieSudItaly in vasti ambiti dell’economia, della sanità, dell’istruzione eccetera, né intendo in tal modo esternare sciocchi sentimenti di inutile nostalgia rispetto ad una società arcaica, di stampo aristocratico-feudale, ossia ad un passato che fu prevalentemente di oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Meridione. Ma un dato è certo e inoppugnabile: la monarchia sabauda era molto più retriva, molto più rozza, ignorante e dispotica, meno illuminata di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era indubbiamente molto più ricco, avanzato e sviluppato del Regno dei Savoia, tant’è vero che esso rappresentava un boccone assai invitante ed appetibile per tutte le maggiori potenze europee, Inghilterra e Francia in testa. Tuttavia, questo è un argomento vasto e complesso che richiederebbe un approfondimento adeguato.

Borboni_napoli

Infine, concludo con una breve chiosa a proposito della tesi circa le presunte spinte progressiste incarnate dai processi di unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e dello Stato europeo oggi. Non mi pare che tali processi abbiano garantito un reale, autentico progresso sociale, morale e civile, ma hanno favorito e generato quasi esclusivamente uno sviluppo prettamente economico. Voglio dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, o addirittura globale, non coincide affatto con l’unificazione e con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente, le forze autenticamente democratiche, progressiste e rivoludevono puntare a raggiungere il secondo traguardo.

giovedì, 27 settembre 2007

GAZA “ENTITÀ OSTILE”, COME NEW ORLEANS

Il israeli_tanktentativo israeliano di genocidio nei confronti della soldierpopolazione di Gaza viene operato nel complice silenzio dei media ufficiali, un silenzio messo in maggior rilievo dal fatto che su internet circola una massa di informazioni a riguardo. La maggior parte di queste informazioni proviene dall’interno della stessa Israele, come espressione di un’opposizione crescente alla politica del genocidio. Certamente tutto questo è consentito dal fatto che internet ha rotto il monopolio dei media ufficiali, ma sarebbe un errore ridurre il tutto ad una questione di nuove frontiere della democrazia telematica. Internet è un grande moltiplicatore, ma l’esperienza dimostra che può essere utilizzato anche per moltiplicare la mistificazione, come nel caso di Roberto SavianoRoberto Saviano, nel quale un ben orchestrato “tamtam” sulla rete ha determinato un’illusione di spontaneità, che ha impedito a molti di accorgersi che “Gomorra” Gomorra di Roberto Savianoera un’operazione-best seller gestita da una casa editrice delle dimensioni di Mondadori. Quindi, senza misconoscere l’importanza di internet nell’informazione alternativa, occorre vedere che c’è qualcos’altro. In Israele, ad esempio, è sempre esistito un dissenso interno contro la crimini sionistipolitica criminale dei vari governi, ma sta di fatto che oggi questo dissenso non vive più nell’isolamento morale di una volta, ma riscuote una diversa attenzione. Anche le persone più intossicate dalla propaganda non possono sottrarsi dal fare i confronti più ovvi. Prima della colonizzazione statunitense, il Sionismosionismo non si limitava ad esagerare e mistificare la minaccia araba, ma puntava anche sulla solidarietà interna, in modo che il senso comunitario ed il senso di accerchiamento si alimentassero a vicenda. Ora qualsiasi israeliano può invece osservare come nella povertà e precarietà in cui sono ridotte, le popolazioni arabe riescono a trattare i loro anziani molto meglio di quanto non faccia lo Stato israeliano con i propri pensionati. Negli ultimi anni gazaGaza è divenuta per Israele anche un imbarazzante modello di welfare, che stride con il modo in cui ormai la società israeliana tratta i propri poveri e i propri svantaggiati. La propaganda ufficiale sul terrorismo si è trovata spesso di fronte a questi sconcertanti confronti con la realtà. Mentre il Libanomilitarismo sionista era bombardato da Israele, i cittadini americani erano bombardati da una propaganda sulla malvagità di Hezbollah, ma anche qui i paragoni sono stati poi inevitabili.Olmert Hezbollah ha usato il denaro iraniano per aiutare le vittime delle bombe israeliane e finanziare la ricostruzione; ma, mentre quelle bombe ancora cadevano, Rumsfeld si era rifiutato di rimpatriare a spese del governo i turisti americani rimasti intrappolati in Libano - come invece stavano facendo tutti i governi europei -, e ha offerto a quei turisti in pericolo la possibilità di farsi prestare a interesse i soldi  necessari per fuggire, ovviamente a tassi da strozzo. Il punto è che nessuna fantasia propagandistica sulla malvagità dei terroristi, riesce ad eguagliare ciò che fa oggi il gruppo dirigente statunitense.  In questi ultimi tempi è nata una linea editoriale tendente a screditare e ridicolizzare le tesi “complottiste” sull’11 settembre,11 settembre ma qualsiasi confutazione tecnica e qualsiasi psichiatrizzazione del cosiddetto “complottismo” deve arrendersi di fronte all’evidenza del fatto che il governo statunitense è pronto a considerare la propria popolazione come una qualsiasi altra “entità ostile”. Molti abitanti di New Orleans sono convinti che sia stato il governo, e non l’uragano Kathrina, a far saltare le dighe e provocare l’inondazione della città, e ciò non in base a considerazioni tecniche - che possono essere rigirate come si vuole -, ma per il modo in cui il Wantedgoverno si è comportato dopo la sciagura. Chi è stato capace di tenere un comportamento così affaristico-criminale dopo l’inondazione, poteva compiere crimini analoghi anche prima. I complotti possono esser anche improbabili, ma comunque non sono impossibili quando dietro vi sia la potenza di un governo, e soltanto un anticomplottismo dogmatico e  pregiudiziale può impedire di pensare  che dei palesi criminali si siano comportati da criminali. La dottrina “Neocons” ha enfatizzato la tv_flebopotenza della propaganda, sino a pensare che il colonialismo statunitense potesse rimpiazzare il nemico vero - l’URSS - , con un nemico fittizio: l’Islam. La potenza della propaganda è enorme ed è in grado di creare anche nemici fittizi,  ma comunque a patto di comportarsi come che se questi nemici esistessero davvero. Nessun governo che credesse seriamente all’esistenza del pericolo islamico, potrebbe mai comportarsi come sta facendo il governo statunitense ora. Quando nel 1964 il presidente Johnson decise di intensificare la presenza militare americana in Vietnam,Vietnam_napalm_19721 al tempo stesso fu costretto a concedere qualcosa nel senso della legislazione antisegregazionista e dello Stato sociale. Johnson sapeva di dover affrontare un nemico vero e ciò gli consigliava prudenza. L’imprudenza e l’impudenza di Hitler_BushBush indicano invece che egli non teme realmente il nemico, perché questo nemico - il terrorismo islamico “globale” - non esiste. Anche qui c’è una sorta di propaganda di supporto, che tende a spiegare  tutte le incongruenze con l’imbecillità di bushadminBush e del suo entourage. Che Bush  e molti dei suoi collaboratori siano degli imbecilli, è senz’altro possibile, ma l’idea che il gruppo dirigente statunitense sia composto solo da deficienti, costituisce una sorta di razzismo rovesciato e molto puerile.   

Fonte: www.comidad.org

lunedì, 24 settembre 2007

EBREI E NAZISTI
Un’ossimoro e una cartina di tornasole

Si puo’ essere Israelebrei, nonché cittadini israeliani, e allo stesso tempo militanti nazisti? Si tratta davvero, come affermato dal Corriere della Sera del 9 settembre, di un «ossimoro»? Questa è la domanda che si stanno ponendo le autorità israeliane dopo la cattura, avvenuta l’8 settembre, di un gruppo neonazista formato da otto giovani, tutti cittadini israeliani, responsabile di aggressioni a stranieri, punk, gay e tossicodipendenti, ebreineturei_karta ortodossi, nonché di aver sfregiato una sinagoga a Tel Aviv. La risposta è venuta quasi subito: assolutamente NO. Il ministro dell'Interno israeliano, Meir Sheerit, ha infatti chiesto che agli otto sospetti sia revocata la cittadinanza. Gli ha fatto eco il leader del partito religioso Shas, Elyahu Yishai, il quale ha ha affermato che se le accuse troveranno conferma sarà necessario annullare la loro cittadinanza israeliana e quindi espellerli. Chiediamoci per un attimo: in quale altro paese del mondo fondato sullo Stato di Diritto verrebbe in mente di sanzionare l’adesione al antisemitismonazismo revocando la cittadinanza? Ovviamente a nessuno. Perché questo sia  invece possibile in Israele è semplice: perché Israele, lungi dall’essere un paese democratico fondato sullo Stato di diritto, è piuttosto uno stato ideocratico, più esattamente sionista. Israele si considera infatti un «Jewish State», uno Stato Ebraico. Secondo la definizione ufficiale Israele «appartiene» solo a quelle persone che le autorità israeliane definiscono ebrei, indipendentemente da dove vivono. Per cui, un jerusalemarabo nato e cresciuto in Israele, gode di molti meno diritti di un ebreo che sia nato e viva in Papuasia o in Uganda. Su questo principio si fonda un autentico regime di apartheid, l’esclusione dei non-ebrei e la loro discriminazione. Ci si risponderà: ma anche gli arabi del ‘48 o gli armeni hanno passaporto israeliano. Si ma in GerusalemmeIsraele conta molto di più il documento d’ìdentità che ognuno è tenuto a portare con sé e ad esibire in qualsiasi momento. In questo documento figura la propria cosiddetta «nazionalità». Da esso i poliziotti o qualunque altro funzionario pubblico possono vedere se sei ebreo, arabo, druso, circasso, caraita o samarita. E’ qui che scatta la discriminazione. Se sei non-ebreo sarai escluso dal diritto di possedere terra, di accedere a questo o a quell’incarico pubblico, di godere o meno di sussidi, ecc. Da notare che la distribuzione ineguale dei diritti lo Espansionismo sionistaStato israeliano l’ha recepita accogliendo in toto le regole dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO). Che dice questo decalogo concepito ai tempi delle prime colonizzazioni della Palestina? Che nelle zone amministrate dagli ebrei, è proibito ai non-ebrei di stabilire la propria residenza, di esercitare attività commerciali, di comprare o affittare la terra, o di godere del diritto al lavoro.soldier La «nazionalità» decide dunque la percentuale di diritti di cui si può disporre. La discriminazione cessa ove ci si converta al giudaismo. La prova del nove di questo costitutivo regime di apartheid è il l’apparente paradosso per cui Israele, nel documento d’ìdentità, nega se stesso, ovvero non contempla la dicitura «nazionalità israeliana». E’ come se l’Italia decidendo di definirsi uno «Stato cattolico»,HitleRatzinger obbligasse i suoi cittadini a dichiarare nella propria carta d’identità se si è cattolici, musulmani, Testimoni di Geova, atei, ecc., e giungesse all’assurdo di considerare «nazionalità» queste fedi religiose facendo addirittura sparire la categoria della nazionalità italiana. La conseguenza di una simile abnorme discriminazione sarebbe che solo se si convertissero al cattolicesimo gli italiani non cattolici sarebbero cittadini a pieno diritto, ovvero considerati italiani al cento per cento. Davanti ad una simile mostruositàFamiglia Adams giuridica potete immaginare quante accuse di antisemitismo giungerebbero dalla potente conventicola sionista. En passant: i paesi occidentali giustificano la loro ostilità verso l’islam invocando il criterio della reciprocità, affermando che saranno più tolleranti quando i paesi musulmani faranno altrettanto coi cristiani. Come mai non chiedono la stessa cosa ad Israele? Come mai strillano contro il osama_bin_ladenfondamentalismo musulmano ma tacciono sul carattere ideocratico e confessionale dello stato di Israele? L’ossimoro per cui un gruppo di ebrei sia nazistanazisionismo_ebreo rimanda all’ossimoro che è lo Stato stesso d’Israele e alla duplicità con cui esso definisce l’ebreo. Per Israele, Vauro - compleanno di Israeleinfatti, si può essere ebrei non solo per linea di sangue (avere una madre, una nonna, una bisnonna o una... trisavola ebrea), ma pure chi sia di religione ebraica.  Tuttavia tra i due criteri quello davvero decisivo non è quello matrilineare ma quello religioso, e da questo discende il diritto di cittadinanza. Controprova: chi si converta dal giudaismo ad un’altra religione, ad esempio all’Islam, non è più considerato ebreo, perdendo dunque gran parte dei suoi diritti di cittadinanza. Così si spiega come sia possibile che agli otto nazisti israeliani gliela si voglia togliere con tanto di auschwitzdeportazione. Non decide che essi abbiano madre ebraica, decide che l’adesione al nazismo è considerata alla stregua di una «apostasia», all’abbandono della religione. Da notare che per la legge israeliana («Legge dell’ingresso» e «Legge del ritorno») la deportazione è infatti applicabile solo agli stranieri non-ebrei — tant’è che il Ministero dell’Interno non ha l’autorità di impedire ad un ebreo, anche un pericolosissimowanted-calderoli-it criminale comune, di stabilirisi e vivere in Israele. Questo fa venire a galla l’altro ossimoro, quello del sionismo: l’assurdo apparente per cui una dottrina politica nata laica scelga come proprio presupposto e criterio costituivo dell’israelianità il principio confessionale dell’appartenenza religiosa. La conferma del carattere ideocratico-sionista dello Stato d’Israele è scolpita nella legge che il Knesset approvò nel 1985. Essa stabilì che i partiti che si oppongono al principio per cui boicotta_israeleIsraele è uno Stato ebraico o propongono di modificarlo, anche per via democratica, non possono presentare candidati da eleggere al Parlamento. Conclusione: Israele non è affatto uno Stato democratico poiché si fonda sul sionismo, ovvero discrimina ed esclude non solo gli arabi o i seguaci di altre fedi, ma pure i cittadini israeliani che pur essendo ebrei non si considerino sionisti.

Fonte: www.antiimperialista.org

giovedì, 14 giugno 2007

Dal CORRIERE della SERA del 13 giugno 2007:
"Chicago, tolta la cattedra al professore antisionista"
di Alessandra Farkas

NEW YORKPersino l'«affare Toaff» impallidisce, al confronto.
Dopo un'acrimoniosa guerra durata anni tra Alan Dershowitz e Norman Finkelstein,Norman Finkelstein quest'ultimo è stato costretto a gettare la spugna. Il suo sogno di una cattedra in Scienze politiche alla De-Paul University di Chicago, dove insegnava dal 2001, è stato affondato dal suo nemico storico. «È nostra opinione che lei non onori l'obbligo accademico di rispettare e difendere le idee dissenzienti dei suoi colleghi», ha scritto nel rifiutargli l'ambita promozione il Reverendo Dennis Holtschneider, rettore della più grande università cattolica e gesuita degli Stati Uniti. A nulla sono servite le proteste degli studenti, che stanno occupando «a tempo indeterminato» gli uffici del rettore: «Finché non revocherà la sua decisione, illegale e antidemocratica». Nella sua lettera di sfiducia al docente, Holtschneider assicura che «l'enorme attenzione esterna piovuta sulla sua candidatura è stata sgradita e inopportuna ma non ha avuto alcun impatto sulla nostra decisione». Ma il mondo accademico americano non parla d'altro. E cioè di come l'annosa faida senza esclusione di colpi tra Finkelstein e Dershowitzdershowitz si sia conclusa con una schiacciante vittoria di quest'ultimo. Oltre ad inondare di email anti-Finkelstein i membri della commissione esaminatrice di DePaul, Dershowitz ha pubblicato editoriali di fuoco contro di lui su Wall Street Journal, New York Sun e New Republic. I due si detestano, e in maniera assai pubblica, da anni. Il motivo di tanto odio: Israele. Dershowitz, cattedra di Legge a Harvard e avvocato più famoso d'America, è uno strenuo difensore dello Stato ebraico, le cui ragioni argomenta con passione in The Case for Israel. Finkelstein, figlio di due sopravvissuti — al ghetto di Varsavia la madre Maryla, al ghetto di Varsavia e ad Auschwitz il padre Zacharias — nel 2000 ha scritto LL'industria dell'Olocausto, dove accusa alcune organizzazioni ebraiche di avere usato la Shoah come un «racket», per estorcere risarcimenti pecuniari. Nello stesso libro il Nobel Elie Wiesel, scampato allo sterminio nazista e massimo portavoce degli ebrei della diaspora, viene liquidato come «il clown di casa del circo dell'Olocausto» e «un personaggio ridicolo». La risposta di Dershowitz non si è fatta attendere. In numerosi saggi e conferenze, il principe del foro Usa ha attaccato Finkelstein come «un pericoloso antisemita» e «uno che è stato licenziato da tutte le università del Paese per la sua propaganda sfacciatamente nazista», «L'eroe di negazionisti dell'Olocausto come il neonazista Ernst Zundel, oggi rinchiuso in un carcere austriaco». Finkelstein gli ha risposto con un altro libro ad hoc, Beyond Chutzpah, dove accusa Dershowitz di «essere un ciarlatano che copia, anzi ruba, interi brani ad altri autori. E forse — aggiunge — non ha neppure scritto lui questa collezione di bugie, falsificazioni e assurdità».Dershowitz
Per demolire The Case for Israel, sostiene poi che esiste un complotto israeliano di cui Dershowitz fa parte «per usare l'Olocausto al fine di opprimere i palestinesi, zittendo le critiche». Per rafforzare la propria tesi, entrambi trascinano l'intellighenzia ebraica sul ring. Dershowitz schiera dalla sua autorevoli storici dell'Olocausto o di Israele come Benny Morris, Daniel Goldhagen, Marc Saperstein. E organizza una campagna, fallita, per convincere il governatore Arnold Schwarzenegger e la University of California Press a bloccare la pubblicazione di Beyond Chutzpah, che definisce «i Protocolli dei Savi Anziani di Sion in versione contemporanea». Finkelstein recluta invece l'amico Noam Chomsky,Noam Chomsky il guru ebreo della sinistra americana trotzkista e anti-occidentale, che incolpa Dershowitz di aver lanciato una jihad contro Finkelstein «perché ha avuto il coraggio di denunciarti per ciò che sei: un volgare e fraudolento apologeta delle violazioni umane commesse da Israele contro i palestinesi». Alcuni denunciano l'ingerenza esterna di Dershowitz, «senza precedenti nel mondo accademico Usa», scrive il New York Times. In realtà lo stesso Finkelstein sembra pronto ad ammettere la sconfitta, per la prima volta in vita sua. «L'Università non aveva alternativa se non quella di negarmi la cattedra», spiega nel suo sito Web, «Ogni volta che avessi parlato o scritto, la DePaul sarebbe stata bersaglio di altri attacchi isterici che ne avrebbero compromesso la capacità di raccogliere fondi importanti per la sua sopravvivenza». L'ultima parola è spettata però allo storico Peter Novick, considerato la massima autorità in materia di commemorazione dell'Olocausto in Usa, che è sceso in campo per denunciare entrambi: «Finkelstein e Dershowitz si meritano a vicenda», tuona in un'intervista a The Nation.