lunedì, 26 maggio 2008
Speciale “Nigger” (1): antologia del pensiero razzistico, discriminatorio e gerarchico
  
NEGROsfruttamento
“È  un animale che mangia il più possibile e lavora il meno possibile”
Benjamin FRANKLIN, citato in Gobineau, “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane”, 1853-55
“Il negro del Texas ha tutti gli istinti selvaggi del Cheroki senza possedere una sola delle sue virtù.
Non rotto ancora al Bambino africanogiogo della civiltà, comprende a stento il significato del codice morale, contratto sociale o legge della famiglia. Per lui l’industria domestica è una finzione, la famiglia un’iperbole. Moralmente si eleva appena al livello del Kiciapu, che lo supera di molto in intelligenza… Gli annali del crimine sono spaventosi in Texas; ma la parte più vasta e più cupa di questi appartiene ai Neri. L’intelligenza dell’Africano è fra le più ristrette.
Mi è stato confermato che attualmente l’infanticidio è altrettanto comune nelle paludi negreschiavitù che in una strada cinese o in una steppa tartara. Ecco la vera questione negra. Quelli che, penetrati da un pietoso zelo, hanno dato la libertà ai negri, non ne hanno forse, nella loro ignoranza delle leggi della natura, decretato il lento ma inesorabile sterminio? La natura ha dato al Bianco più intelligenza e forza, più genio inventivo, coraggio e perseveranza che al negro."
Hepwort DIXON, "La Conquista bianca”, 1877
“Per ora, è un bruto, non cattivo, è vero, ma fradicio di vizi. Quando lavora una settimana, si riposa la settimana successiva; mente per il piacere di mentire; ignora le leggi della dignità umana. Non si sposa, o quasi, e cambia donna come un animale."
Jules HURET, De New York à la Nouvelle Orléans, riportando le dichiarazioni del governatore della Lousiana, 1904Fame
 
ANCHE GLI OPERAI SONO NEGRI
“Vivere alla giornata, spendere tutto ciò che si guadagna, Comune di Parigispesso anche con anticipi, tale è lo stile di vita più diffuso tra la popolazione operaia di Parigi. Quelli che, tra gli operai, hanno salari sufficientemente elevati perché in tre giorni di lavoro possano procurarsi di che vivere per tutta la settimana, passano di solito gli altri quattro giorni nell’ozio e nella dissipazione."
C.M.T. DUCHATEL,  "Della Carità", 1926
E concludo contro quel sofista di Proudhon vivelacommuneche gli operai non hanno alcun bisogno di un tribuno per sostenere i loro interessi, perché non sono mai stati oppressi in Francia.” 
A.    FRANCON,  "Cause della grandezza e della decadenza dei Romani", 1867
“È stato stabilito da lungo tempo, attraverso calcoli non contestabili, che i minatori di Anzin sarebbero i principali azionisti e padroni della miniera, che gli operai metallurgici del Creusot sarebbero i principali azionisti e padroni dello stabilimento, se solo avessero risparmiato per comprare dei titoli quello che hanno sperperato per intossicarsi."
Urbain GOHIER,  Pour être sages, 1914
SIAMO TUTTI NEGRI TRANNE…
Uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, Benjamin Franklin, per sostenere che gli anglosassoni fossero “il nucleo principale del popolo puramente bianco” (“purely white people”), affermava che “Spagnoli, italiani, francesi, russi e svedesi generalmente tendono ad essere di colore vagamente scuro.”
Benjamin Franklin, Writings, Library of America, New York 1987, p.374bossi-finisenzaconfini
MA SI RISCHIA DI ESSERE EBREIriforma_pensioni
“I fondatori della Espansionismo sionistanazione inglese, anch’essi, discendevano dalle tribù perdute d’Israele, dato che Saxon è con ogni evidenza una corruzione di Isaac’s son, figlio d’Isacco.”
Citato in Pall Mall Gazette, 3 aprile 1984
“È l’ebreo che trasuda attraverso i pori dell’Inglese.”
Louis MARTIN, L’Anglais est-il un Juif? 1896
“L’Ebreo non crea, non produce, sfrutta. È il grande negoziante, il grande intermediario universale, come un tempo i Fenici che erano giudei, e gli Inglesi, moderni Fenici, che discendono forse dagli Ebrei.”
Docteur CELTICUS , Le Diciannove Tare corporali per riconoscere un Ebreo, Librairie antisemite, 1903
FLASH COMIDAD
1968 FNAC
Chi, in questi giorni, si dovesse trovare a fare acquisti in uno dei negozi FNAC di Parigi, ne uscirebbe con una busta di plastica su cui campeggia un pugno chiuso dal significato inequivocabile.
In effetti la FNAC, la catena multinazionale francese che distribuisce libri, cd, dvd e altri ninnoli tecnologici, si è davvero scatenata in occasione del quarantennale del Maggio.
Un putiferio di libri sul '68, a favore e contro, per chi c'era e per chi se l'è perso (sic), ristampe di dischi dell'epoca, video e dibattiti in quantità industriali. L'anno del Maggio francese è diventato un vero e proprio contenitore mediatico in cui ognuno mette ciò che vuole.
I fastosi depliant illustrativi della rassegna titolano: "68  court toujours", oppure "L'esprit de Mai est à la  FNAC". Quindi lo spirito del Maggio sarebbe andato a  finire alla FNAC.
 Il direttore della catena spiega che la FNAC stessa non sfuggì all'ondata di lotte e  scioperi dell'epoca, e infatti venne più volte occupata dai lavoratori; quindi il direttore ritiene che la FNAC non possa esimersi dal commemorare ciò che  ha vissuto direttamente.
Visto che dopo quaranta anni i lavoratori della FNAC sono sempre più sfruttati e precarizzati, è qui evidente il tentativo di trasformare il '68 in un evento puramente mitologico, una narrazione funzionale ad un intrattenimento fine a se stesso, priva di qualsiasi aggancio con la realtà storica e sociale.
1968 GLUKSMANN
In una intervista per la presentazione del suo nuovo libro scritto insieme al figlio Raphaël: "Il Maggio 68 spiegato a Sarkozy", l'ex- "nouveau philosophe" André Gluksmann ci offre una chiave di lettura davvero originale.
Gluksmann afferma che il movimento del '68 fu essenzialmente anticomunista e quindi non lo si può considerare concluso, visto che c'è ancora la Cina contro cui lottare. Insomma, ci sarebbe un '68 per ogni stagione e per ogni esigenza.
Il filosofo racconta che il figlio - che sarà dotato delle stesse capacità intuitive del padre - non riusciva a capire il '68, nonostante le spiegazioni di cotanto genitore; ma quando si trovò ad assistere alla famosa rivoluzione (fasulla) in Ucraina, allora ebbe l'illuminazione e capì il vero spirito del '68.
La destra lo ascolterà? Ma la cosa veramente grave è che questo nuovo slogan di guerra psicologica - il '68 anticomunista - troverà a sinistra sicuramente qualcuno disposto a prenderlo sul serio.
1968 SARKOZY
Il presidente della Repubblica francese sarkozySarkozy ha affermato di recente che tutti i mali provengono dal '68. Ne consegue logicamente che anche Sarkozy proverrebbe dal '68.
N.B. Chi volesse consultare i capitoli precedenti del Manuale del Piccolo Colonialista, può reperirli sul sito www.comidad.org sotto la voce “Documenti”.
martedì, 08 aprile 2008

(In)utilmente al voto?

Il 13 e 14 aprile è prevista la spartizione delle spoglie di ciò che resta di un paese straziato, mutilato ed incarognito da 15 anni di governi che hanno applicato con cipiglio selvaggio le ricette avvelenate dello sfruttamento  neoliberista. Tutti gli schieramenti sono in cerca di legittimazione e di voti.

Ne ha bisogno la destra del PdL, che è consapevole della grande opportunità di poter tornare a governare per continuare gli scempiMi alzo e me ne vado! Si vergogni! che fino al 2006 aveva deliberatamente compiuto in tutti i campi, sociale, economico, politico ed istituzionale; ne ha bisogno il PD, nuovo soggetto interclassista del centro, che è consapevole della sua capacità di offrire nient’altro che un’immagine nuova rispetto al PdL, senza sottrarsi alle pressioni del capitalismo nostrano. Ne va in cerca l’UDCcasini papalina per riprendersi un posto centrale e al sole, e come lei la Sinistra Arcobaleno, priva di un progetto politico che non sia quello di non sparire dal parlamento. L’appello al voto di coalizione delle ultime elezioni cede oggi il passo alla ruffianeria del voto utile (votare PD per sconfiggere BerlusconiAnche i ricchi e i potenti soffrono e viceversa) o alla disperazione del richiamo del voto necessario ed identitario per una lista od partito che riflettano il più possibile inclinazioni e frammenti di opzioni etiche, ideologiche, religiose, localiste,  che catturino le allodole. Intanto stanno come gli avvoltoi le confederazioni padronali, inserendo loro rappresentanti in tutti e due i maggiori schieramenti, mentre le burocrazie di comitati_d_affariCgil-Cisl-Uil balbettano “PD, amico mio”, delegando ormai solo alla politica la ricerca di soluzioni compatibili  e espropriando i lavoratori di ogni voce in capitolo.  Ma questa volta non è più in gioco l’argine a Berlusconiberlusconi-12 e nemmeno lo scongiurare l’instaurarsi di un regime clerical-fascista, bensì l’affermarsi “bipartisan” di un blocco di potere di affaristi, caimani, tecnocrati di Stato e sfruttatori che hanno il solo scopo di vampirizzare l’intero tessuto sociale italiano. Tutte le leggi finanziarieVauro su evasione fiscale dal 1994 in poi sono lì a dimostrarlo, la stragrande maggioranza dei contratti di lavoro e gli accordi di partneriato in nulla hanno contrastato l’inarrestabile impoverimento della classe lavoratrice e la depredazione di servizi sociali e dell’ambiente. Non ci interessa dare patenti di  qualunquismo o considerare rivoluzionari coloro che decideranno di non votare per una critica radicale al sistema parlamentare o per la somiglianza tra i 2 maggiori schieramenti, né dare degli illusi a quelli che decideranno nonostante tutto  di esercitare il diritto di voto.

Quello che ci interessa è che il 13 e 14 aprile non siano la consacrazione finale di un modo di intendere la politica che affermi la supremazia del “palazzo”Io sono il signore dio tuo sulla società, la decisività dei giochi parlamentari sui conflitti sociali, le ragioni della mediazione inter-partitica sulle pressioni e sui movimenti dal basso della società. Il combinarsi di una legge elettorale garantista per vinti e vincitori e la tattica ricombinatoria del PD costringono ad una corsa centripeta verso il parlamento e verso il rafforzamento del potere esecutivo che ha il solo scopo di ridurre spazi ed inibire quei movimenti che possono ancora esprimere conflittualità sociale dal basso.

E che - per capacità di auto-organizzazione ed autogestione - possono rendersi protagonisti di incisive lotte_sindacalilotte anticapitaliste, operaie e sindacali, ecologiste ed ambientali, pacifiste ed antimilitariste, dei migranti e contro la repressione dello Stato, femministe e laiche ed anticlericali. Se da un lato oggi il compito urgente è quello di smascherare i disvalori del neoliberismo (l’individualismo, la competizione, l’arroganza, la corruzione, l’ignoranza, l’ingiustizia, la deregolamentazione della vita civile, la precarizzazione delle vite individuali...) che albergano nel PD come nel PdL, dall’altro è tutto da  rinnovare e praticare il valore della libertà nella solidarietà, nella difesa e nella pratica degli spazi di organizzazione, nella rivendicazione e tutela dei diritti individuali e collettivi delle persone, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei e delle migrantimigranti. Questi movimenti e queste lotte continuano ad avere  davanti a sé un futuro? Siamo certi di sì, se non si cadrà nell’illusione che le elezioni sono l’unica occasione di mutamento strutturale; siamo certi di sì, se avremo sedimentato la consapevolezza che il neoliberismo capitalista dei nostri tempi ha sempre uno Stato ed un governo su cui scommettere. Questa è la nostra opzione: lavorare per la capacità politica di esprimere auto-organizzazione e conflitto da parte di tutti i soggetti interessati ad un mutamento radicale della società in senso autogestionario ed egualitario.

 Noi, con il nostro modo caratteristico di far politica, dal basso e collettivo, assembleare ed autogestito, comunista ed anarchico, porteremo avanti il nostro impegno prima e dopo il 13-14 aprile, affinché viva, si organizzi e lotti la più vasta opposizione sociale ed in movimento per l’alternativa comunista e libertaria.

IL VERO VOTO UTILE E’ QUELLO CHE FAI QUANDO ORGANIZZI ED AUTOGESTISCI LE LOTTE PER I TUOI resistereDIRITTI INSIEME AGLI ALTRI

IL VERO VOTO NECESSARIO E’ QUELLO CHE FAI QUANDO COMBATTI COLLETTIVAMENTE PER FERMARE LA DESTRA ED IL NEOLIBERISMO, IL CLERICALISMO E LO SFRUTTAMENTO

IL VERO VOTO INUTILE E’ QUELLO CHE DAI ALLE BUROCRAZIE PARLAMENTARI DELLO STATO  E DELLA FINANZA

NON RINUNCIARE AI TUOI DIRITTI, NON DELEGARE IL TUO FUTURO LOTTA PER L’AUTOGESTIONE E LA REDISTRIBUZIONE DELLE RICCHEZZE OGGI

Federazione dei Comunisti Anarchici

www.fdca.it

giovedì, 20 marzo 2008

L’OCCIDENTE È UNA GERARCHIA RAZZIALE

In uno dei suoi discorsi elettorali, Berlusconisilvio_generale ha parlato della crisi che sta arrivando dagli Stati Uniti ed ha proposto come soluzione “lavorare di più”, tanto per cominciare una ulteriore defiscalizzazione degli straordinari che rischia di portare la giornata lavorativa a quattordici ore, e le infortuni_lavoromorti sul lavoro a cifre ora inimmaginabili. Un ambiente politico sempre pronto a gettarsi sulle gaffe di Berlusconi, ha accettato senza protestare l’assurdità insita nel suo discorso: visto che gli Stati Uniti ci hanno messo nei guai, allora continuiamo a fare quello che ci dicono. C’è la tentazione da parte di molti critici del sedicente “liberismo”, di considerare l’incombente crisi economica come un imminente Giorno del Giudizio, un’occasione per una collettiva presa di coscienza che consenta di superare almeno gli aspetti più biechi dell’attuale assetto economico mondiale.

Il punto è però che l’economia costituisce un’astrazione, un concetto di sintesi, mentre gli affari sono cose concrete, che portano nomi, cognomi, indirizzi e numeri di telefono.

L’affarismo non si fa fermare dalla crisi economica in sé, perché ogni affare mobilita denaro; un denaro che è in grado di produrre, attraverso i media, anche una realtà virtuale pronta a giustificare ulteriori incursioni affaristiche nella spesa pubblica.

Non è un caso quindi che le cosche affaristiche anglo-americane, che ci hanno condotto alla situazione attuale, vengano ancora una volta riconosciute come la leadership che ci dovrebbe guidare tra i marosi dell’inflazione, della depressione, della miseria e della disoccupazione.

Ognuno di questi mali può essere occasione di nuovo sfruttamento e nuovo business, e l’opinione pubblica può essere ogni volta convinta che la migliore soluzione del male è di affidarsi a chi l’ha provocato. L’attuale dibattito sulla crisi deve anche mettere sull’avviso coloro che si illudono che il raggiungimento della verità sull’1111 settembre settembre possa distruggere il mito su cui si fonda l’attuale sistema di dominio sovra-nazionale. La cosa più probabile è invece che una caduta della versione ufficiale sull’11 settembre venga salutata dai media come un’ennesima vittoria della democrazia americana.  Allo stesso modo in cui la scoperta che Saddam Hussein non possedeva armi di distruzione di massa, non ha delegittimato l’invasione dell’Iraq, così la scoperta che osama_bin_ladenBin Laden non c’entra nulla con l’11 settembre, non servirebbe a delegittimare l’attuale occupazione dell’Afghanistan. Il dominio coloniale sugli Iracheni e sugli Afgani non ha nessuna difficoltà ad essere giustificato dai media con la necessità di educare alla democrazia delle popolazioni che, senza la illuminata guida dell’Occidente, ritornerebbero all’originario oscurantismo. Persino la rivelazione che oggi è la NATO in prima persona a gestire in Afghanistan il traffico di droga ed in Campania il traffico di rifiuti tossici, in sé non cambierebbe nulla. Una rivelazione del genere farebbe la fine di quelle sulle torture nella prigione di Abu Ghraib: gli Stati Uniti dimostrano ancora una volta di essere capaci di superare i propri errori.

La stessa NATO venti anni fa si giustificava come alleanza necessaria a fronteggiare la minaccia sovietica, ma ora che questa minaccia non c’è più, nemmeno la cosiddetta cosa_rossa“sinistra radicale” si azzarda a proporre l’uscita dell’Italia dalla NATO, e ciò per puro timore delle accuse di antiamericanismo, che comporterebbero una vera e propria morte civile. In realtà l’11 settembre non è stato un mito fondante, ma una messinscena funzionale ad uno scopo specifico del momento, cioè consentire alla cosca Bush-Cheney-Rumsfeld di mettere le mani sul denaro pubblico americano, superando ogni opposizione delle altre cosche.

Il vero mito fondante del dominio coloniale non sta in questo o quell’episodio, ma in una ideologia onnipresente che non concede mai pause né sconti: il razzismo. Nella puntata di Report di domenica 16 marzo 2008, la comunicazione razzistica ha raggiunto livelli di sofisticazione tali da far passare GoebbelsGoebbels per un dilettante. Immagini iconografiche di un Robert Kennedy mistico e ispirato hanno preceduto il solito servizio sullo sfacelo amministrativo e antropologico di Napoli. L’accostamento del tutto arbitrario tra una evocazione mitologica ed una rappresentazione tendenziosa di dettagli grotteschi, costituisce un messaggio subliminale di razzismo, tanto più efficace perché si imprime nella mente come immagine invece che come concetto. Persone che rifiuterebbero la superiorità e l’inferiorità razziale come idee, poi le condividono come  presunti “dati di fatto”, proprio perché credono di “vederle” quotidianamente nella rappresentazione mediatica.

Se si va ad analizzare tutta la comunicazione politica di veltroni2Walter Veltroni, essa si riduce a mero culto della superiorità razziale delle èlite americane; ma non potrebbero risultare credibili i miti di superiorità senza l’analoga rappresentazione dell’inferiorità, perciò il culto americanistico risulta inscindibile dal razzismo antimeridionale.  Il cosiddetto “Occidente” è appunto una gerarchia razziale, che ha al suo vertice gli anglo-americani ed alla sua base i popoli meridionali.  Il razzismo funziona sempre in modo bilaterale, perciò se ci si sente superiori a qualcuno, è automatico che poi ci si possa sentire anche inferiori a qualcun altro.

Se, ad esempio, si è antimeridionali, è molto difficile che non si sia parallelamente dediti al culto della superiorità anglosassone.  Nel “Mein Kampf”, Hitler parlava in termini celebrativi degli Anglosassoni e, al tempo stesso, descriveva gli Italiani meridionali come una specie degenerata e inferiore: le stesse tesi di Milena Gabanelli, ma espresse in modo meno insinuante.

Il razzismo non regola soltanto i rapporti etnici e nazionali, ma anche e soprattutto quelli di classe. Le classi vengono cioè fatte percepire inconsciamente come razze, ed i mitici “imprenditori” - che poi non “imprendono” nulla, ma si limitano a “prendere” il denaro pubblico - si propongono non come un gruppo sociale, ma come una razza superiore, dotata di capacità miracolistiche.

Bakunin ha messo più volte in evidenza la immediata disponibilità delle borghesie nazionali al collaborazionismo con la colonizzazione straniera; ciò è logico se si considera che i cosiddetti “imprenditori” non si sentono in relazione sociale col resto della popolazione, ma percepiscono se stessi come una razza a parte.

Il razzismo costituisce quindi una falsa coscienza generalizzata, a cui l’affarismo può sempre fare appello. La superiorità “occidentale” è  data per scontata, quindi non si sospetta mai che dietro la rappresentazione razzistica che i media costruiscono contro altri popoli, possa esservi ogni volta un fine affaristico. Anche quando ciò viene dimostrato per il passato, questa esperienza non viene mai utilizzata come cautela per i messaggi mediatici del presente. Il rapporto con i media rimane ingenuo, cioè non li si coglie per quello che sono: un’arma di distruzione di massa.

           

COMMENTI FLASH

 

LUTTWAK
Durante la puntata della trasmissione “Enigma” dedicata al trentennale del delitto Moro, condotta dal paludato e un po’ intronato Corrado Augias, erano presenti fra gli altri la figlia di Moro e il professor Edward Luttwak, politologo e propagandista della superiorità morale, militare e politica degli USA.

La figlia di Moro lasciava capire in modo più che esplicito come suo padre fosse stato minacciato e intimidito da Kissingerbush_kissinger e compagnia proprio durante un viaggio in USA. Ad un certo punto Augias mette alle strette Luttwak chiedendogli se gli USA c’entrano qualcosa con Moro. L’ovvio diniego di Luttwak era talmente sfacciato e poco attendibile (“… gli americani non fanno queste cose..” ) da avere l’effetto di confermare ciò che si sa da sempre, e cioè che gli statua della morteUSA c’entrano e come. Ma il neocon Luttwak non va troppo per il sottile se è in grado di affermare: “Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini – praticamente una razza a parte.” “Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media. “
[Edward Luttwak, “Strategia del colpo di Stato “ ]

 

LI DIFENDO IO
IL galletto Vallespluga della Confindustria, Montezemolo, ha dichiarato che i sindacati non riescono a tutelare gli interessi dei lavoratori. Come dargli torto?

A questo punto è chiaro che il povero imprenditore dovrà farsi carico di un nuovo impegno difendere anche gli interessi degli operai. Impegno non da poco, ma siamo sicuri che ci riusciranno. E mai come oggi sembra credibile il motto del papà di Emma Marcegaglia, neo-presidente della Confindustria: "imprenditori poveri di un'impresa ricca".

Fonte: www.comidad.org

giovedì, 06 marzo 2008

BASSOLINO, UN UOMO PER TUTTE LE MISTIFICAZIONI

Il rinvio a giudizio del Governatore Antonio BassolinoAntonio_Bassolino per la gestione dei rifiuti in Rifiuti in CampaniaCampania, costituisce la ovvia conclusione della campagna mediatica organizzata in questi mesi, ma ciò non vuol dire che in tale incriminazione vi sia una logica immediatamente riconoscibile. Perché è stato incriminato soltanto Bassolino e non i Commissari straordinari per l’emergenza-rifiuti in Campania succedutisi in questi tredici anni? E in base a quale valutazione l’uomo che a quel tempo i media nazionali e internazionali presentavano come l’autore del “rinascimento bassoliniano”, fu invece esautorato della gestione dei rifiuti?

Le contraddizioni si spiegano se si considera Bassolino per quello che realmente è sempre stato: un uomo di paglia, un prestanome. A metà degli anni ’90, la celebrazione mediatica dell’inesistente “rinascimento bassoliniano” servì a coprire la privatizzazione della finanza locale operata a Napoli dallo stesso Bassolino.

Oggi il crescente prelievo fiscale esercitato dai Comuni e dalle Regioni non è in funzione della erogazione di servizi alla cittadinanza, ma va da un  lato per i profitti delle esattorie private, dall’altro per il pagamento degli interessi sui BOC (Buoni Ordinari Comunali). I due lati alla fine possono essere anche lo stesso, poiché, per il consueto gioco delle scatole cinesi, i veri padroni delle esattorie sono spesso anche i detentori dei BOC.

Negli anni ’90 i BOC del Comune di Napoli furono comunque piazzati in tutto il mondo, soprattutto in fondi di investimento statunitensi, cosa che procurò all’allora sindaco di bassolinoNapoli grandissime lodi mediatiche. Un altro motivo per il quale Bassolino è stato presentato per anni dalla stampa come un eroe, è che egli ha, silenziosamente e progressivamente, alienato la maggior parte del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli  a favore di agenzie immobiliari come la Pirelli. Bassolino è stato un portabandiera delle privatizzazioni anche nel campo della questione rifiuti, dove ha sempre avallato l’appalto a ditte private della rimozione e dello smaltimento dei rifiuti stessi. Si potrebbe quindi pensare che il crollo d’immagine di Bassolino possa esser dovuto al fatto che oggi egli sia andato in qualche modo contro gli interessi dei gruppi affaristici che ha sempre favorito in passato, ma non risulta nulla del genere. Il punto è che Il re della monnezzaAntonio Bassolino costituisce un capro espiatorio ideale, poiché è un uomo prevedibile e meccanico in ogni parola ed in ogni gesto, cioè un tipico prodotto delle scuole-quadri del Partito Comunista Italiano degli anni ’60. Chi lo ha conosciuto quand’era dirigente del Partito Comunista a Napoli, lo ricorda come un uomo incapace di pronunciare anche una sola frase che non avesse ripassato e memorizzato in precedenza. Pasolini, 1975La sua funzione nel Partito era quella del poliziotto contro il dissenso interno, un dissenso peraltro inesistente, e che egli credeva di scorgere anche solo in un’espressione troppo pensosa, o in un look troppo intellettuale, o persino in una frase troppo lunga. Il suo aspetto di proletario rozzo e ruspante, i suoi modi sbrigativi e brutali, rendevano Bassolino un castigamatti perfetto per fustigare gli intellettualini del PCI, spesso costretti a subire da lui quella che era la sua sceneggiata preferita: il ritiro della tessera, strappata poi sulla faccia del malcapitato di turno.

La sua fama di “ingraiano” duro e puro conferiva al suo rigido conformismo un alone eroico e disinteressato, perciò negli anni ’70 e ’80 Bassolino rappresentava la “faccia pulita” del PCI napolitanonapoletano, in confronto ad altri dirigenti locali notoriamente con le mani in pasta, come Geremicca. La cosa oggi può far ridere, ma Bassolino iniziò la sua ascesa, da semplice sbirro di partito a grande dirigente, identificandosi con la necessità di riscatto morale della città e, in base a queste premesse, fu eletto sindaco di Napoli e poi presidente della Regione. Che nesso c’è fra il Bassolino “moralizzatore” e l’attuale BassolinoMunnezzaBassolino “amerikano”, uomo di paglia delle multinazionali americane e della U.S. Navy che scaricano rifiuti tossici nel territorio campano? Il nesso è evidente se si considera che il PCI adottò dal 1976 in poi la questione morale come bandiera ideologica totalizzante a causa dello scandalo Lockheed, partito dagli Stati Uniti all’inizio del 1976, ufficialmente per opera della commissione presieduta dal senatore Church.

L’affare Lockheed costituì un’operazione ideologica di portata “epocale”, poiché gli Stati Uniti cambiarono le carte in tavola al punto da far apparire a tutto il mondo il loro colonialismo commerciale nei confronti dei Paesi “alleati” come una questione di disonestà dei popoli da loro colonizzati.

I governi “alleati” degli Stati Uniti che furono coinvolti nello scandalo - Giappone, Germania, Olanda, Italia - erano accusati di aver acquistato dalla multinazionale americana Lockheed degli aerei militari da trasporto e di aver intascato per questo delle tangenti.

In realtà i trattati di “alleanza” degli Stati Uniti sono veri trattati commerciali coercitivi, con i quali i Paesi “alleati” si impegnano ad ammodernare il loro armamento rifornendosi dalle multinazionali degli stessi Stati Uniti. Ciò spiega in gran parte anche l’attuale smania di pabushoBush di allargare la NATO ai Paesi dell’ex impero sovietico, dato che a questi Paesi, insieme al trattato di alleanza da firmare, viene fornita anche la lista delle armi che devono acquistare dallo stesso Bush. Lo scandalo Lockheed trasformò il colonialismo commerciale statunitense anche in colonialismo ideologico, tanto da modificare l’ideologia del Partito Comunista Italiano, il cui segretario di allora, Berlinguer, arrivò a sostituire il socialismo con il “governo degli onesti”.

Quindi l’evoluzione del PCI nell’attuale Partito Democratico iniziò proprio con Berlinguer, il quale accettò senza discutere l’idea di una superiorità morale degli Stati Uniti.

Nessuno in Italia notò il paradosso di una superpotenza che prima costringe i suoi alleati a diventare suoi clienti e poi li etichetta di disonestà. Nessuno notò la contraddizione di un capitalismo che si presenta come rapporto di mercato e poi invece si alimenta di commesse militariWar news senza concorrenza e di operazioni commerciali estorte ai clienti. Nessuno notò neppure la falsità del luogo comune secondo cui gli Stati Uniti si accollerebbero generosamente le spese per la difesa dei loro “alleati”, come l’Italia. La stampa e la magistratura si accanirono invece nella ricerca della “Antelope Cobbler” - nome in codice dell’ignoto percettore di tangenti interno al governo italiano -, senza volersi accorgere che la “tangente” era in realtà una mancia, dato che i governi in questione non avevano alcuna facoltà di opporsi all’acquisto degli aerei.

Neppure Aldo Moro, nel famoso discorso del 1977 alla Camera per decidere dell’autorizzazione a procedere contro gli ex ministri della Difesa Gui e Tanassi, si soffermò su questa assurda pretesa statunitense di trasformare in superiorità morale il loro colonialismo commerciale.

È chiaro che la questione dello scarico dei rifiuti tossici - comprese le scorie nucleari dei sommergibili atomici attraccati nel porto di Napoli - non riguarda direttamente né bassolino_antonioBassolino, né la camorra, ma direttamente il governo italiano, il quale è da anni presente nell’operazione con un suo Commissario. Per quanto servile, Bassolino non viene ritenuto in grado di occuparsene in prima persona. Il suo ruolo attuale è appunto quello del parafulmine su cui dirottare l’indignazione di una popolazione costretta a subire una falsa emergenza, il cui scopo è di reperire sempre nuove discariche da riempire con sempre nuovi rifiuti tossici.

 

COMMENTI FLASH

Fiori e cannoni (kenia 1)
La presentatrice televisiva Licia Colò, che conduce un programma popolar-turistico, ha invitato gli spettatori ad acquistare qualche fiore in più per aiutare la popolazione del Kenia in preda alla guerra civile.

In effetti il Kenia produce una percentuale consistente dei fiori venduti in Europa. Peccato che la produzione sia in mano alle solite multinazionali che, oltre ad aver impoverito il paese con le monocolture, lo riempiono di armi per consentire ai kenioti di scannarsi tra loro con le solite provocazioni etniche, quelle provocazioni organizzate da improbabili leader locali etero-diretti.

Alcuni telegiornali hanno riportato con enfasi il fatto che i Kikuiu - una delle “etnie” in lotta- sono dediti a particolari rituali magici di appartenenza; sarà un caso, ma si tratta della stessa storia che i giornali inglesi riportavano negli anni ’50 all’epoca del massacro dei Mau Mau, ovvero proprio dei Kikuiu, da parte delle truppe coloniali britanniche.


Democrazia all’arancia (kenia 2)
Kibaki e Odinga sono i due leader principali che si contendono il potere in Kenia.

Mentre Kibaki ha vinto delle elezioni sfacciatamente truccate, il leader dell’opposizione, Odinga, controlla la maggioranza del parlamento con il suo movimento ODM (Orange Democratic Mouvement).

Il signor Odinga, dal passato sufficientemente delinquenziale, annovera tra i suoi più importanti consiglieri per la comunicazione lo statunitense Dick Morris, mai troppo lodato regista e sceneggiatore della fasulla “rivoluzione arancione” in Ucraina nel 2004.

Visto che il Kenia è partner strategico di Washington nella “lotta al terrorismo” nel corno d’Africa , e che è uno dei paesi che potrebbero ospitare in futuro la sede dell’Africom, il comando militare che gli USA sono sul punto di installare sul continente, si può capire chi abbia le mani in pasta nella situazione attuale del Kenia.


Mercatino del lavoro
La crisi delle industrie automobilistiche USA continua.
La Ford passa dal secondo al terzo posto fra i colossi del settore e decide di liberarsi di 54mila operai.

Il metodo seguito in questa ristrutturazione è almeno apparentemente nuovo. I lavoratori in esubero vengono messi all’asta e ceduti al miglior offerente nell’ambito di kermesse definite senza ironia Festival del lavoro.

Sembra che i giovani lavoratori della Ford in esubero siano entusiasti di questa trovata neo-schiavile. Si può esser certi che il PD, dopo la tempestiva adesione all’idea della castrazione chimica e altre proposte sadiche delle destre, non vorrà farsi sfuggire questa nuova lezione di democrazia che ci arriva da oltreoceano.


Camp 1
La coltivazione più diffusa e redditizia in California non è quella dei vigneti ma della marijuana.

La crescita esponenziale della produzione interna, dicono sia dovuta alle difficoltà di importare la cannabis dal Messico e dal Canada per l’aumento dei controlli. Naturalmente il governo ha lanciato la sua campagna contro la coltivazione di marijuana, Camp (Campaign against marijuana planting), che avrà gli stessi risultati di quella contro il narcotraffico colombiano, ovvero l’aumento della produzione e del consumo.

Se si tiene conto che gli USA consumano oltre il 50% della droga prodotta al mondo (solo in California, più dell’11% della popolazione fuma marijuana) e che una percentuale rilevante degli oltre due milioni di detenutiSegregazione carceraria nelle carceri USA vi si trova per reati legati alla droga, si può capire come la droga sia una vera manna per il sistema di controllo e per l’affarismo criminale statunitense.

Camp 2
Ormai sembra certo che gli USA siano sul punto di raggiungere un nuovo record: più dell’1% della popolazione dietro le sbarre (oltre due milioni e trecentomila persone); anche l’Italia si difende bene con i suoi 60.000 detenuti. Ma i contribuenti statunitensi possono dormire sonni tranquilli, visto che il costo dei detenuti non si trasformerà in aumento di imposte.

La maggior parte delle carceri USA è infatti in mano ai privati che, comprensibilmente, cercano di rendere proficuo lo sfruttamento del lavoro dei detenuti. Prima si guadagna sul traffico di droga e poi sul lavoro dei detenuti per reati connessi alla droga.

Fonte: www.comidad.org

postato da: luciospartaco alle ore 16:03 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 03 gennaio 2008

MICHELE L’ANARCHICO E IL SUO AMICO ANDREA

da Aurelio Fabiani

Oggi 1° gennaio 2008, per non dimenticare Michele e Andrea al 70° giorno di prigione. Non sono versi, non è prosa, sono sassi.

Perugia, cinque arresti per terrorismoSassi scagliati contro il muro che separa i corpi e le anime dalla libertà, contro il muro del tempo che separa il ricordo dalle emozioni, contro il muro delle menzogne che cancella la verità con la propaganda, contro il muro di leggi inique che circondano i palazzi del potere e che a difesa di carriere e ricchezze trasformano le scritte sui muri, le idee e la rabbia dei giovani, in terrorismo internazionale. Solo questo oggi posso darvi, insieme all’impegno che la nostra lotta non avrà mai tregua ne fine.

Operazione anti terrorismo in Umbria

MICHELE L’ANARCHICO E IL SUO AMICO ANDREA

Michele è un ragazzino ma è già uomo d’altri tempi, scrive il suo giornale, il Rivoluzionario, Filosofo precoce, Razionale e Assurdo, t’ hanno messo in croce. Una croce di cemento, quattro strette mura, 10 metri quadri di moderna tortura. Andrea tuo compagno di sventura l’ hanno messo nella stessa strettura. La buia notte del 23 ottobre è stata illuminata dai fari del potere.

Sono scesi in più di cento, hanno volato sopra i tetti, buttando giù dal letto, bambini e vecchietti. Nelle case sono entrati, armati e incappucciati, portando via 5 ragazzi disarmati.

Spoleto

Spoleto allibita non crede a quel che vede ha paura dell’esercito che nella città è sbarcato, teme ognuno d’essere arrestato.

Ma la città che di se conosce ogni cosa intimamente ha giudicato lo spettacolo indecente. Come in ogni grande avvenimento c’è rabbia e sgomento, e un clima di paura e di indignazione attraversa la popolazione. Abbassano la voce al supermercato, non alzano il telefono può esser controllato.

Blitz anti-terrorismo a PerugiaGli articoli sono pronti già dal giorno prima, mancano le immagini dei ragazzi ammanettati, per questo i giornalisti sono stati convocati, il prodotto non si vende bene se in prima pagina non c’è il giovane in catene. Ragazzi terroristi spara Il Messaggero, lo spara a più riprese, vuol far sembrare sia vero. E La Nazione conosce ancor prima degli avvocati, l’ordinanza d’arresto con tutti gli allegati. La notizia è forte, anche se è un gran cazzata: ‘Organizzava una rapina questa banda armata.’

Giampaolo Ganzer, comandante dei Ros

Ganzer è sorridente, la Lorenzetti non è da meno, si congratulano a vicenda, hanno fatto il pieno. Dopo le tempeste di Perugia e di Milano la governante e il militare si danno la mano, dopo tante nuvole uno sprazzo di sereno.

Cellula di terroristi anarco-insurrezionalisti smantellata a Spoleto Da quel 23 ottobre sono passati mesi in totale isolamento. Quanto dovrà durare ancora questo tormento, per il magistrato dipende dall’atteggiamento. “Nessuna confessione restino in prigione, nessun pentimento stiano in isolamento.”

Blitz anti terrorismo in provincia di PerugiaAccuse senza fondamento non danno confessione, i ragazzi non danno collaborazione, ma per giustificare questa avventura occorre almeno un’abiura, da Michele non avran mai quello, restano chiuse le porte del cancello.

Michele i tuoi vent’anni son duri come sassi, li possono spezzare ma si debbon rassegnare, i sassi non si possono piegare. Andrea è come te, vent’anni e uomo vero. Hai guardato in faccia gli occhi del potere, con il coraggio antico di chi ha fede. Fede nelle idee di libertà e uguaglianza, di chi dall’alto guarda la proterva ignoranza, dell’arrivista che ad occhi bassi avanza.

Ostaggi di un teorema di questi nostri tempi che utilizza leggi degli anni venti e così Michele e Andrea sono stati condannati a essere terroristi prima di esser processati. Delle accuse non c’è prova, non esiste l’associazione, è stata inventata per tenervi in prigione.

Prigione

Il Generale molto esperto che sa di tutto questo, ha già dichiarato li abbiam fermati prima degli attentati. Vogliono l’abiura, vogliono la confessione solo per questo vi tengono in prigione.

AURELIO FABIANI COMUNISTA, PADRE DI MICHELE L’ANARCHICO

domenica, 23 dicembre 2007

MICHELE E ANDREA IL NATALE LO PASSANO IN CARCERE, NOI SAREMO LI' SOTTO
A Natale faranno due mesi dagli arresti dei cinque ragazzi di Spoleto. A Natale faranno 61 giorni che Michele Fabiani e Andrea Di Nucci sono tenuti imprigionati nel carcere di Capanne a Perugia, sottoposti ad un disumano regime carcerario.

 Perché questo accanimento? Gli inquisitori, che non hanno prove ma solo presunti indizi, sperano che il carcere duro pieghi Michele e Andrea e li spinga ad autoaccusarsi di essere ciò che non sono, di essere dei terroristi.

Michele e Andrea stanno invece resistendo, e resistendo difendono non solo la loro dignità,Vauro su terrorismo ma pure la nostra, quella di tutti coloro che non intendono voltare le spalle a chi grida giustizia, che sono stanchi di un regime autoritario che ci considera tutti in libertà vigilata, che con la scusa del terrorismo calpesta i diritti più elementari di cittadinanza. Questo regime, in occasione del Natale, ci vorrebbe spensierati, a fare shopping come consumatori beoti, a fare la fila nei centri commerciali, ovvero le cattedrali erette in onore dell’unico Dio a cui questo sistema chiede di  genuflettersi: il danaro.

Noi saremo invece con Michele e Andrea, sotto il carcere di Capanne, e sotto quel carcere celebreremo, la nostra messa di Natale. Il nostro sarà un presidio di libertà, di solidarietà, di verità. Per questo invitiamo tutti quanti hanno a cuore non solo la sorte di Michele e Andrea, ma di tutti quelli che ingiustamente soffrono nelle patrie galere a passare il Natale come si addice, sotto il Carcere di Capanne.

Appuntamento il 24 Dicembre alle ore 22,00. Sotto il carcere di Capanne (PG)
Promuovono: Comitato 23 ottobre, Legittima Difesa, Ass. Culturale Casa Rossa, Ass.Culturale 1° Maggio, RdB CUB, Comitato per l’Ambiente di Gualdo Cattaneo, Gruppo Difesa Ambiente di Spoleto

Prime adesioni: Don Andrea Gallo, Comunità S. Benedetto, Genova, Catia Bellillo, parlamentare del PdCI, Luca Baldelli, Consigliere provincia Di Perugia del PRC, Fabio Faina, Consigliere counale di Perugia del PdCI, Ettore Magrini RdB CUB Spoleto, Raspa Francesco RdB CUB Spoleto, Giovanni Cenci, studente, Legittima Difesa, Luigi Marocco RdB CUB Spoleto, Alessia Monteverdi, Campo Antimperialista, Antonio Briguori RdB CUB Spoleto, Sandro Scalseggi RdB CUB Spoleto, Daniele Selli, studente, Legittima Difesa, Giorgio Becchetti, RSU Manini, Assisi, Raspa Luciana RdB CUB Spoleto, Leonardo Galdini RdB CUB Spoleto, Giuseppe Vaccaro studente, Legittima Difesa, Laurii Anna Laura RdB CUB Spoleto, Salviani Maria Piera RdBCUB Spoleto, Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista, Giovanni Teti studente, Legittima Difesa, Moreno Pasquinelli, Campo Antimperialista

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comitato23ottobre@gmail.com
redazione@legittimadifesa.info

domenica, 18 novembre 2007

La coerenza sorprendente

A Gabriele Sandri, a Valerio Marchi

Sul sito di Repubblica c'è una sezione apposita: Saluti romani al funerale di Gabbo, si chiama.

Per fugare embrionali empatie. RaiTre, dopo un'occasionale sferzata al conformismo dell'informazione a botta calda, per giorni ha sottolineato che gli incidenti seguiti alla morte del tifoso laziale sono stati egemonizzati (e forse pianificati e pilotati) da ultras di estrema destra. Di neofascisti"neofascisti" (oltre che di recuperati "anarcoinsurrezionalisti") hanno parlato anche i responsabili dell'ordine pubblico. A confermare ciò che ai più appare ovvio: nelle curve le destre trasformano il populismo in fascismo come l'acqua in vino. E la sinistra benpensante, chimicamente affine ai benpensanti di parte avversa, si copre di sdegno. Sente di non potervisi avvicinare. E illustra una tesi ovvia con l'aria sagace di chi scopre che il freddo porta a malanni bronchiali. Secondo costoro è bene non mescolare l'indignazione e la rabbia derivanti dall'ennesimo morto ammazzato per un paio di "colpi in aria" di un tutore dell'ordine con la premeditazione, tutta politica, degli scontri del dopo. Per non finire catalogati come mussoliniani fuori tempo massimo, terzoposizionisti a caccia di consensi tra i ragazzini inviperiti. E avallando la versione che le piazze siano ormai apertamente in mano ai nostalgici della dittatura, sottoscrivono d'un botto tre tesi deliranti: quella cara a Roberto_FioreRoberto Fiore della destra radicale come unica opposizione, quella della magistratura per cui si trattano i fermati come terroristi in servizio effettivo permanente, e quella del ministro Amato secondo cui gli eversori dell'ordine democratico che s'annidano nei settori popolari degli stadi non aspettavano che una scintilla, un pretesto, per scatenare l'inferno. Tre errori madornali, tre istigazioni al suicidio politico, esplicativi oltre ogni dubbio della differenza di dna che intercorre tra noi e loro. Elitari, colti e imborghesiti, i nostri sinistri di facciata, incapaci per oggettiva distanza siderale di leggere un fenomeno, di coglierlo nella sua interezza, di valutarne le conseguenze. Dovremmo scrollarci di dosso simili filiazioni, se vogliamo sopravvivere alla montata lattea.



Rewind
Un ragazzo cade sotto i colpi di uno psicopatico in divisa che decide di dirimere una zuffa da autogrill prendendo la mira da cinquanta metri e centrando un'auto con quattro corsie d'autostrada in mezzo.

È già successo. A Napolinapoli si muore così in motorino, ai posti di blocco. E quando non succede proprio così, il dato non cambia. Ad Avellino si cade nel vuoto per sfuggire alle cariche d'alleggerimento, a Bergamo si crepa d'infarto dinanzi all'orda sbirresca in avvicinamento. A Verona, quando non si muore, si rimane in coma. Il dato, nella sua piana brutalità, meriterebbe tavole rotonde e dibattiti sociologici specifici dal tema: cosa si intende per ordine pubblico? Cosa si intende allo stadio per ordine pubblico? Ma invece di analizzare queste fantasmagoriche prove di self control degli osannatissimi servitori dello Stato, la trashtv2tv italiana dà il meglio di sé per intere giornate, precettando tutti i volti noti dell'intrattenimento di bassa lega, tutte le soubrettine e i criminologi da bar sport. Si discute di violenza negli stadi, di giovani sbandati, di vuoto ideale. Si suggeriscono, si invocano, si pretendono atti restrittivi, repressioni, arresti di massa, scioglimenti di sodalizi. Cossiga si fa portavoce di quei nostalgici che rimpiangono la smitragliata nel mucchio. I leghisti lo innalzano sugli scudi (celtici). Prima ancora di appurare verità che potrebbero apparire scomode, la macina televisiva appiattisce l'opinione condivisa: massimo rispetto per le forze dell'ordine, massima ferocia punitiva per gli ultras.

Gli ultras. Questi strani soggetti, questi vuoti a perdere, utili a spaventare l'uomo medio, il target di riferimento, l'ignobile medioborghese da elettrodomestico e pizza d'asporto. Come i rumeni, come i brigatisti, come romgli zingari. Spettri in rapida dissolvenza, buoni per ogni occasione, ottimi per stimolare le ansie golpiste della nazione e i giri di vite umorali. Il fascismo teledipendente che allaga di pregiudizi di terza mano gli autobus urbani e l'agenzie delle entrate. Da sinistra non si abbozza nessuna analisi stonata, ci si allinea con gusto, si intonano i colori del pullover al manganellismo dominante. Si comprende la gravità di quanto accaduto, certo, si stigmatizza l'esagerazione mediatica, ma poi - a conti fatti - si torna a dipingere fantasmi sullo schermo. brutti-sporchi-e-cattiviBruti da galleria degli orrori, accertandosi di estrapolare il solo morto dal mazzo. Per italico rispetto al defunto. Ma dinanzi alle scene di guerriglia metropolitana della notte romana, o agli scontri di Bergamo e Taranto, prevale l'orrore. La ripulsa per la risposta irrazionale, lo scoppio di bile, la voglia di riscatto di chi vede nella morte di un tifoso l'ennesimo tassello di una guerra_tra_poveriguerra clandestina, sotterranea, a bassa intensità. Saranno vittimisti questi ultras arrabbiati, ma la loro reazione è assolutamente comprensibile. Nessuno scandalo. E dinanzi al quindicenne che sente di dover scaricare in adrenalina il peso dell'ingiustizia di una morte arrogante, la sinistra alza cartelli legalitari. Non sa che farsene, e lo spedisce dritto tra le braccia di quegli energumeni vestiti di nero, di quei Forza Nuovafascisti che RaiTre e Repubblica ritengono i soli in grado di dar fuoco alle polveri della rivolta. La più classica fine da pompiere degli incendiari d'antan, che si perdono nei meandri dei distinguo quando gli si fa notare che le curve altro non sono che la risultante storicizzata di quanto accade nelle vie che le circondano. Che alla nullità, al vuoto ideologico e ideale, al rampantismo ottenebrato della sinistra di palazzo e di bottega non può che corrispondere il vuoto e il nulla. Rivolta nella BanlieueDomenica notte non è stata la prova di forza di una destra in gran spolvero. Nelle strade di Roma non c'era solo la rabbia forsennata (e giustificata) di quattro naziskin. C'era ben altro. Dell'altro che non riusciremo mai a focalizzare se ci ostiniamo a pendere dagli occhiali vintage di certa intellighenzia progressista.

La tesi
Non c'è bisogno di rispolverare gli ammuffiti comunicati di Radio Tirana sulla rivolta di Reggio Calabria. Né di ripercorrere a ritroso quanto già detto sul cosiddetto "fenomeno ultras" o sulle leggi d'emergenza vigenti negli stadi d'Italia.

[Rivolta di Reggio Calabria]

O di invitare allo studio attento delle sudate carte di un Valerio Marchi, o alle letture puntuali e documentate di un Emilio Quadrelli. E neppure di conseguire frettolose lauree in Antropologia culturale per comprendere che non esistono rivolte oggettivamente "fasciste", doverosamente snobabili dopo etichettature pret-a-porter.

Che una cosa è soffermarsi sull'humus, sulla qualità del terreno da cui fuoriescono i frutti acerbi della Banlieuecontestazione viscerale (e che può essere, e il più delle volte è, sgradevole come il guano), e altra cosa è comprendere che non esistono analisi che non includano nel novero delle ipotesi il nostro ruolo, che di antagonismo sociale ha il nome e la forma ma troppe volte non la conseguenza. La protesta di piazza ad uno stato di cose inaccettabile e indegno può sembrare "fascista" ai neofiti solo per abuso di bei propositi. Non si intercetta il malessere, anche il più motivato, anche quello più "alto", in contumacia. E se si perdono di vista i gangli vitali della vita reale, i meccanismi che muovono allo sconcerto e alla conflittualità, ci si arrende ad una mesta agonia autorefenziale.blackblock Che può essere anche soddisfacente dal punto di vista intellettuale, come forma di nutrimento dell'ego. Ma è del tutto ininfluente (quando non dannosa) se si hanno ancora scopi e progetti collettivi. Bisogna scrollarsi di dosso i preconcetti mutuati dal video, le verità in usufrutto gratuito, le visioni dal fondo forgiate nei salotti della buona politica, utile e adulta. E tornare a quello che siamo: agitatori di situazioni, capaci di leggere un fatto dietro la coltre di nebbia delle saccenze intellettualoidi, oltre lo specchio deformante dei pareri strumentali. Basterebbero le insorgenze securitarie, le vibrazioni capitalismorepressive, le limitazioni poliziesche ventilate e attuate dopo l'omicidio di un ragazzo di ventotto anni, per comprendere che in ballo non c'è la libertà degli ultras di devastare le metropoli o di continuare a fare proselitismo razzista. Così come in passato non è mai stata in ballo quella dei rumeni di struprare mogli e madri di famiglia, o degli zingari di accamparsi in periferia e derubare gli anziani in metro. Ma il nostro stesso concetto di libertà, l'idea che ci siamo fatti circa l'edificazione di apartheidghetti monoculturali ed etero-repressi, a due passi dalla nostra idilliaca sezione, dal nostro club privato, dalla nostra osteria o dal centro sociale sotto casa. Basterebbe una lettura con altri occhi di quanto avvenuto dopo la morte di Gabriele Sandri - dj di buona famiglia, tifoso della Lazio, animatore della Roma bene ed elettore di Forza Italia - per farci scegliere la nostra parte di barricata. Per spingere gli scettici e i puri a prendere posizione. Una posizione sorprendente, eppure culmine della coerenza.
Fonte: www.agitproponline.com/plebe/

martedì, 30 ottobre 2007

EUROPA SUICIDA IN NOME DELL’ANTICOMUNISMO

Il governatore della Banca D’Italia draghi_marioDraghi ha riscosso l’incauta approvazione di Rifondazione Comunista, allorché ha lamentato il basso livello dei salari italiani rispetto allo standard europeo. L’approvazione era incauta per due motivi. Anzitutto Draghi non pensava a veri aumenti del salario, ma ad una sua defiscalizzazione, cosa che costituirebbe di fatto un altro regalo al padronato. Inoltre è il mitico “salario europeo” che ormai sta diventando una chimera per la stessa Europa, che si sta rapidamente adeguando allo standard salariale italiano.poveri I salari francesi stanno calando da anni in termini di potere d’acquisto reale, mentre lo Stato sociale francese viene smantellato, e proprio in questi giorni sono state poste le premesse perché ciò avvenga in tutta Europa. È stato appena deliberato l’allargamento sino agli Stati Baltici dell’area di libera circolazione europea, una decisione presentata dalla propaganda ufficiale come la caduta dell’ultima “Cortina di Ferro”, una “grande conquista di libertà” per dei popoli che erano stati per decenni sotto il totalitarismo comunista. Il pensiero dei commentatori ufficiali è andato commosso a tutti quei cittadini dei Paesi dell’Est che fuggivano in cerca di libertà e benessere, dimenticando però di aggiungere che ora essi sono di nuovo costretti a fuggire, e non più dal comunismo, ma dallo stato di miseria e umiliazione  loro riservato dall’avvento della “democrazia” e del “mercato”, che sono i nomi in codice utilizzati dalla colonizzazione statunitense. È impressionante come questa colonizzazione abbia determinato una esplosione di tutte le forme di business del parassitismo nei confronti della povertà,poveri_noi gravandola di intermediazioni, sia per accedere all’indebitamento, che per poter pagare questi debiti accedendo all’emigrazione. L’ondata migratoria che si sta realizzando riguarda personale qualificato, come ingegneri che sono costretti a cercare fuori del proprio Paese una remunerazione che gli consenta di sopravvivere. Sono ormai anni che ingegneri provenienti dai Paesi dell’Est trovano lavoro in Europa, ma per esser pagati molto meno di quello che pensavano e contribuendo a far scendere le retribuzioni anche dei loro colleghi di origine occidentale. Questo tipo di migrazione rappresenta quindi una doppia tragedia poiché priva i Paesi di origine di personale qualificato, deprimendo strutturalmente la loro capacità produttiva, e poi perché contribuisce ad abbassare in generale le retribuzioni dei tecnici, determinando anche una demotivazione delle famiglie a far studiare i figli. Insomma, non sono i Paesi dell’Est che si avviano ad adeguarsi allo standard europeo occidentale, ma è il contrario. Nell’ondata di propaganda anticomunista di questi giorni - in cui si inquadra anche il solito libro natalizio di giampaolopansaGiampaolo Pansa - si scorge però non solo la volontà di confondere le idee della popolazione, ma anche l’indizio di un’autentica confusione mentale dei gruppi dirigenti europei. È come se le oligarchie europee volessero convincere soprattutto se stesse che la condizione di sudditanza coloniale a cui si stanno consegnando, è un sacrificio necessario per garantirsi contro qualsiasi pericolo di avanzata delle istanze operaie e popolari. Si è di fronte ad un fenomeno di lungo periodo, già illustrato da Bakunin in “Stato e Anarchia”, quando osservava che la borghesia francese nella repressione della Comune di Comune di ParigiParigi nel 1871 - che comportò un aperto collaborazionismo con gli invasori prussiani - avesse finito per sacrificare anche le proprie ambizioni di grande potenza. Anche nel 1940 la borghesia francese si consegnò ad Hitler in nome dell’anticomunismo, dopo una disfatta militare in cui a tutt’oggi molti aspetti rimangono non spiegati dalla storiografia ufficiale, che se la cava con la solita falsa storiella della Linea Maginot aggirata dalla guerra lampo tedesca. Ciò che fa oggi un Pansa, proviene da decenni di falsificazione storica. Basti pensare che in libri e documentari storici il governo collaborazionista francese viene indicato spesso con l’espressione “Repubblica di Vichy”, mentre nella carta costituzionale voluta dal Maresciallo Pétain non compare mai il termine “repubblica”, e la Francia è indicata semplicemente come Stato.

Il delirio reazionario integrale di Pétain implicava persino una sorta di restaurazione monarchica, come se la Rivoluzione Francese fosse stata l’origine e l’antesignana del pericolo comunista.

Immagine:De Gaulle-OWI.jpg
De Gaulle è stato l’unico statista francese del ‘900 che ha compreso che la pregiudiziale anticomunista avrebbe consegnato la Francia al colonialismo statunitense. Quando riprese il potere nel 1958, De Gaulle preparò per prima cosa l’uscita della Francia dalla NATO. sarkozyNel 1966 De Gaulle attribuì l’intera responsabilità della guerra del Vietnam agli Stati Uniti, perciò ne chiese il ritiro militare. Per comprendere l’importanza di quella posizione, si deve considerare che nello stesso periodo il leader dei Paesi Non Allineati, il presidente jugoslavo Tito, ancora faceva a proposito del Vietnam la politica del colpo al cerchio e del colpo alla botte. Oggi invece è il “gollista” Sarkozy a consegnare la Francia e l’Europa al colonialismo statunitense, una politica di sottomissione preparata culturalmente e ideologicamente da  decenni, se si considera che dalla fine degli anni ’70 la Francia è diventata la patria culturale del nuovo anticomunismo.
domenica, 28 ottobre 2007
…e dacci oggi il nostro…270 bis quotidiano.
Libertà per Michele, Andrea, Dario, Damiano e Fabrizio, nocsarrestati a Spoleto il 23 ottobre alle prime luci dell’alba – con uno spiegamento di uomini e mezzi pari a quello utilizzato per i grossi calibri di mafia, ‘ndrangheta e camorra - con l’accusa di appartenenza ad associazione con finalità di terrorismo o eversione, art. 270 bis del codice penale, norma inserita negli anni ’70 nel quadro della legislazione di emergenza e costantemente riveduta e corretta (da ultimo dopo l’11 settembre) in nome della guerra globale e permanente contro il policiaterrorismo. In realtà la norma viene usata sempre più frequentemente allo scopo di reprimere chiunque si permetta di mettere in discussione il sistema dato, fondato sulla bombardamentoguerra, sullo sfruttamento dell’uomo su uomo e sulla devastazione dell’ambiente, in nome del progresso e del profitto. Conosciamo personalmente alcuni dei compagni arrestati oggi. Ci hanno sostenuto quando quello che è accaduto a loro accadde ad alcuni di noi. Con loro abbiamo organizzato interessanti iniziative a sostegno di perseguitatitortura comunisti, anarchici e islamici. Sappiamo del loro impegno, a viso aperto, in importanti battaglie territoriali a difesa dell’ambiente, di diritti fondamentali e di beni comuni contro l’interesse rapace di pochi. E forse era anche prevedibile che qualcuno pensasse di far pagare loro questo impegno. E l’art. 270 bis serve bene allo scopo, tanto che è quasi un disonore per chiunque lotte operaiespenda il suo impegno in difesa di qualcosa che non sia il proprio tornaconto personale e che vada a cozzare contro gli interessi dell’establishment bipolare politico–economico filocapitalista e filoimperialista non vedersi contestato il reato di associazione con finalità di terrorismo o eversione.
…e dacci oggi il nostro 270 bis quotidiano.
mercoledì, 24 ottobre 2007
Voglio esprimere tutta la mia solidarietà morale e politica ai compagni anarchici arrestati a Spoleto e Perugia, in modo particolare a Michele Fabiani che conosco meglio degli altri. Sono sicuro che si tratta dell'ennesima montatura mediatico-politicatrashtv2 creata ad arte da un apparato ideologico-terroristicoA mano armata contro la Tv spazzatura al solo scopo di criminalizzare e reprimere il dissenso e il movimento anarchico e antagonista in genere. Michele e gli altri compagni di Spoleto sono stati arrestati proprio in quanto anarchici e rivoluzionari, ossia in quanto militanti di un movimento di lotta e di opposizione ad un sistema di barbarie, di ingiustizia, di oppressione e sfruttamento imposto ai danni del proletariato (specialmente quello più cosciente e combattivo)fiat_mirafiori e dei lavoratori salariati. Infatti, le accuse contestate ai compagni sono semplicemente lo strumento giuridico-normativo di questa aspra campagna di repressione e di propaganda controrivoluzionaria. D'altronde, non è la prima volta che accadono simili episodi. Si pensi soltanto ai casi storici più noti e significativi: Sacco e Vanzetti,sacco e vanzetti Pinelli, eccetera. Solo per rimanere nell'ambito della repressione contro il movimento anarchico. Perché Michele e gli altri compagni di Spoleto sono dichiaratamente attivisti e militanti anarchici e, in quanto tali, sono stati incriminati ed arrestati. Oggi attraversiamo una fase storica in cui il proletariato (specie quello più cosciente e rivoluzionario) si trova ad essere duramente sotto attacco. E il governo in carica, ritenuto un "governo amico" hitler_prodianche da vasti settori della cosiddetta "sinistra radicale", sta gettando benzina sul fuoco della repressione e della censura, come si evince anche (ma non solo) dal decreto legge che mira ad imbavagliare Internet ed in particolare i blog, ad arginare e limitare la libertà di informazione e controinformazione presente finora sulla rete web. Io ho conosciuto Michele Fabiani proprio sul forum di un sito anarchico di controinformazione chiamato Anarchaos. Michele è noto a molti anche grazie alle sue audaci e giuste battaglie e alle incisive inchieste di controinformazione condotte in materia di terrorismo e di torture tecnologiche, come quelle praticate, ad esempio, ai danni di Paolo Dorigo, che rappresenta il caso più conosciuto ed emblematico. Oggi siamo giunti ad un punto tale in cui un povero infortuni sul lavorooperaio è costretto, per disperazione, al suicidio perché non è più in grado di mantenere la propria famiglia, perché non è in condizione di continuare a pagare un mutuo per l'acquisto della Il_peso_dei_debiticasa (un diritto elementare!), perchè economicamente non riesce più ad arrivare alla fine della mese, se non addirittura a metà del mese! Ebbene, se e quando si suicida un operaio, nessuno (o quasi) si scandalizza più di tanto, nessuno (o quasi) grida allo scandalo, né si indigna o protesta. Invece, se e quando gli operai cominciano ad autorganizzarsi e a lottare contro le ingiustizie, le diseguaglianze e lo Vignetta di Vauro su Confindustria e ripresa economicasfruttamento attuato in fabbrica, oppure dal padrone di casa, o dalle banche armate ed usuraie che strozzano e spingono la gente al suicidio, allora scatta immediatamente un meccanismo di criminalizzazione e di propaganda ideologico-terroristica, teso a colpire e reprimere chi contesta, chi lotta con coraggio e si ribella contro un sistema politico e socio-economico così costituito.Ladri, ladroni e banchieri Michele e gli altri compagni arrestati sono soltanto gli ultimi casi di una lunga serie di atti repressivi commessi ai danni dei proletari più coscienti e rivoluzionari, anarchici, comunisti, antagonisti in genere. Incriminati ed arrestati solo in quanto tali, ossia in quanto oppositori di questo sistema barbaro, violento e disumano, in quanto attivisti di un movimento anticapitalista ed antimperialista che non potrà mai essere fermato e neutralizzato da nessuna repressione. Tanto meno da questo governo "amico"!resistere