domenica, 13 aprile 2008

Per "esorcizzare"  in modo sano ed efficace, la triste e grottesca, quanto subdola e diabolica campagna elettorale appena conclusa, credo che non ci sia una risposta più incisiva e salutare della satira. Pertanto, vi propongo alcune vignette che mi sono particolarmente piaciute, tra cui metto i piccoli e geniali capolavori partoriti dall'estro creativo di Vauro Senesi, in arte Vauro.



 
Infine, vi segnalo il seguente video su Veltrusconi a fumetti. Si tratta di un filmato davvero istruttivo ed illuminante.
mercoledì, 09 aprile 2008

Le restituisco la tessera elettorale e mi avvarrò del diritto-dovere di non-votare

…saremo sempre così coglioni da non riuscire più a capire che non esistono poteri buoni!  (Bertrand Russel)

Signor Presidente della Repubblica,

alle prossime elezioni ho scelto di avvalermi del mio diritto-dovere di non-votare, perciò Le restituisco la tessera elettorale e Le prometto di riprenderla quando le elezioni ridiventeranno uno strumento veramente democratico e non un modo per spartirsi posti e potere.

I motivi del mio non-voto sono gli stessi delle elezioni scorse, nulla sembra essere cambiato: i programmi elettorali sembrano confezionati proprio per non essere attuati, evitano di affrontare i problemi per i quali la gente aspetta soluzioni.

Il precariato, il caro vita, l’ambiente, le servitù militari e la partecipazione alle future guerre, la riforma elettorale… non rientrano nei programmi elettorali. monk3E poi le liste, e quindi gli eletti, sono imposti ancora una volta dall’alto, senza possibilità da parte degli elettori di esprimere le proprie preferenze; non è stata stimolata alcuna partecipazione della base dei partiti e della società civile alla composizione delle liste, anzi è stata offesa l’intelligenza degli italiani con la farsa delle primarie del PD e della scelta del nomeculo per quanto riguarda il partito di Berlusconi: nell’uno e nell’altro caso è stata solo la magnanimità del “sovrano” a concedere un po’ di partecipazione al sovrano vero che è il popolo! È da riformare il sistema elettorale antidemocratico, contro il quale in Parlamento nessuno si è opposto veramente perché conviene alle segreterie dei partiti, visto che sono loro a decidere gli eletti. È da mandare a casa, è quindi da non sostenere col voto, questa casta politica che è lontano anni luce dai problemi veri della gente e che si accapiglia solo per una poltrona o per uno strapuntino sulla giostra del potere, interessata esclusivamente all’aumento dei già sproporzionatamente ricchi stipendi e appannaggi, dei privilegi e dei finanziamenti.

Tutto questo crea una “distorsione della democrazia”, come dice il vescovo di Caserta mons. Raffaele Nogaro, e riduce le imposizioni dei partiti ad una sorta di “camorra politica”.

Signor Presidente non posso più farmi complice, con il voto, di chi ha ridotto l’Italia come la vediamo! Mi rifiuto di votare per il meno peggio, né voglio più turarmi il naso.

Non andrò a votare perché non mi sento rappresentato da nessuno schieramento; il mio non vuole essere qualunquismo, né la ricerca di una stupida purezza politica, e nemmeno disimpegno: è un gesto di amore politico verso il mio Paese che meriterebbe rappresentanti migliori.

Pensi: se in tantissimi non andassimo a votare! Sarebbe questo il vero “voto utile”: costringerebbe la “camorra politica” dei partiti ad una vera riflessione e ad un reale cambiamento!

Per fortuna c’è una Politica di base, fattiva e onesta, diffusa sul territorio e oscurata dalla politica dei politicanti, che andrebbe messa in evidenza. Da questa bisogna ripartire, tentando di “riportare alla luce” associazioni di volontariato, Vicenza contro la base di guerramovimenti di tutela dei territori, operatori sociali, singoli e gruppi, laici o cattolici, che sono la parte migliore e l’unica speranza per il nostro Paese. Dispiace che questi non vengano mai presi in considerazione dai partiti quando si tratta di comporre le liste elettorali: nemmeno alle prossime elezioni questi cittadini perbene e onesti, che di diritto dovrebbero essere candidati a rappresentarci, non hanno trovato posto né nelle liste della cosiddetta sinistra né, ovviamente, in quelle della destra.

Il mio non-voto, vuole essere un voto per tutti questi non-candidati che quotidianamente e senza clamore, tentano di costruire dal basso e per il basso una politica alternativa perchè un’Italia migliore, prima o poi, sia veramente possibile.   

Con cristiana franchezza 

don Vitaliano Della Sala

Fonte: www.donvitaliano.it

domenica, 06 aprile 2008

I CATTIVI PENSIERI SU MALPENSA

Nelle discussioni di questi ultimi giorni circa il rischio di chiusura corso dall’aeroporto di Malpensa, è mancata l’osservazione della prossimità dell’aeroporto stesso alla base NATO di Solbiate Olona.

Questa base è in piena espansione, anche per la costruzione di alloggi per i militari, perciò tende ormai a sconfinare nella zona dell’aeroporto civile. Che l’operazione colonialistica di Air France sia stata in realtà preparata e favorita dal colonialismo statunitense, è un sospetto che poggia su dati concreti.

Il precedente costituito dagli ostacoli che la base di Sigonella in Sicilia sta creando da anni al traffico aereo civile e ad un aeroporto relativamente piccolo come quello di Fontanarossa, avrebbe dovuto avvisare sul fatto che la presenza nel Nord-Italia di tre basi delle dimensioni di Aviano, Vicenza e Solbiate Olona sarebbe andata inevitabilmente a chiudere lo spazio aereo al traffico civile, considerando che Malpensa ha invece il volume di traffico di un aeroporto intercontinentale.

È chiaro però che, nella cosiddetta “sinistra radicale”,cosa_rossa nessuno si è sentito di subire l’aggressione che il manifestare questi cattivi pensieri su Malpensa avrebbe comportato da parte dei sedicenti “filo-americani” - in realtà feticisti razziali delle oligarchie anglosassoni -, le cui argomentazioni sono di per sé qualificanti: intimidazione, ridicolizzazione, psichiatrizzazione, insulti personali. Eppure tra queste argomentazioni ce n’è anche una interessante: la minimizzazione. Si sottolinea spesso da parte dei 11_settembre“filo-americani” che delle oltre cento basi USA e NATO che sono sul territorio ex-italiano, meno della metà possiede una vera operatività sul piano militare, anzi si tratta a volte di siti in cui si trova un’antenna radar o poco più. In effetti è vero che anche una superpotenza super-militarizzata come gli Stati Uniti, non potrebbe coprire con installazioni militari funzionanti tutto questo territorio. Ma allora perché occuparlo? Un discorso che avrebbe dovuto ridimensionare il problema, in realtà è quello che apre il vero problema.

Tutta questa presenza capillare di basi USAu-sapevamu e NATO ottiene infatti il risultato di sottoporre l’intero territorio ex-italiano a servitù militare ed al segreto militare. I “filo-americani” si dicono convinti che, nonostante tutto questo territorio a disposizione  e nonostante la garanzia di tanta impunità, gli americani siano esseri talmente superiori, sovrumani, puri ed angelici che non ne approfitterebbero mai per contrabbandare in Italia oppiol’oppio afgano e il petrolio iracheno. Con la sua solita impudenza, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, disse in un’intervista televisiva di due anni fa di aver impedito una campagna di stampa che si stava profilando contro di lui negli Stati Uniti, semplicemente minacciando di rivelare il ruolo che aveva svolto la mafia per conto degli USA nell’esproprio dei terreni agricoli utilizzati per la base di Comiso in Sicilia. Comiso costituisce un paradigma interessante dei rapporti che gli USA e la NATO intrattengono con la criminalità organizzata. Anche la base di Comiso non è più realmente operativa, eppure gli Stati Uniti si guardano bene dal mollarla.

Il paradigma-Comiso potrebbe risultare utile anche per analizzare la questione della camorra in Campania e, sino a quattro o cinque anni fa, persino un giornale come “il Manifesto” qualche articoletto sul nesso NATO-criminalità organizzata se lo lasciava ancora sfuggire. Oggi, invece, dopo il ciclone-Roberto Roberto SavianoSaviano, un argomento del genere è diventato un tabù. Ormai è proibito parlare di criminalità organizzata se non in termini strettamente autorazzistici. Il fenomeno di divismo che è stato costruito su Roberto Saviano è indice del rilievo che la “Psycological war” gli attribuisce. Saviano è diventato un simbolo di successo da offrire alle giovani generazioni e, non a caso, viene spesso difeso dalle critiche con lo stesso argomento a cui ricorrono i vertici confindustriali, cioè l’accusa di invidia che colpisce ormai ogni manifestazione di dissenso.

Oggi c’è troppo scontento, perciò la “Psycological war” deve cercare di deviarlo su bersagli fittizi, meglio ancora se il colpevole viene individuato fra le stesse vittime. Che “la colpa è nostra” è uno di quegli argomenti che funzionano sempre, dato che non possono essere mai del tutto smentiti per quanto sono generici. Spostare dissensi e discussioni su un piano astratto è quanto di meglio possa ottenere la “Psycological War”, perciò non è un caso che lo stesso editore di Saviano - Mondadori -, abbia pubblicato anche il libro in cui Giulio Tremonti esponeva le sue tesi di “no global” di destra.

Sono risultate  già indicative alcune delle critiche che sono state rivolte a Tremonti, critiche secondo cui l’attuale crisi economico-finanziaria non sarebbe dovuta, come invece sostiene Tremonti, ad eccesso di “mercatismo”, ma, al contrario, al fatto che vi è troppo poco Mercato.

In realtà, si può affermare con altrettanta attendibilità che la crisi sia dovuta ad eccesso di Mercato oppure a mancanza di Mercato, poiché il “Mercato” non esiste:Globo-colonizzazione nel migliore dei casi è un‘astrazione funzionale alle ipotesi economiche; nel caso peggiore - e più frequente - è un mito della propaganda che serve a mascherare le vere responsabilità, creando l’illusione di un’entità superiore e impersonale che sovrintende alle umane vicende. Anche la “globalizzazione” costituisce un’astrazione ed uno slogan, perciò si può anche essere  “no global” senza accorgersi che il colonialismo e l’affarismo passano per cose concrete come l’occupazione militare di un territorio.

 

FLASH COMIDAD  

 

Conversioni  (1)

La conversione al cattolicesimo del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam, musulmano non praticante, ha fatto il giro del mondo.

Ma in realtà, il battesimo impartito in VaticanoHitleRatzinger da Benedetto XVI è solo la consacrazione di una conversione già avvenuta: quella all’occidentalismo. Allam ha difeso ad oltranza la politica criminale dell’amministrazione USA, ha dato il suo appoggio incondizionato all’aggressione israelianaPalestina sui palestinesi, ha sostenuto con tetro piglio autorazzista le tesi americane sul cosiddetto “terrorismo islamico”, ha svolto dove e come ha potuto la sua funzione di provocatore islamofobo (…la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento  e storicamente conflittuale…).

D’altro canto seguire il catechismo dell’occidentalista offre serie opportunità di successo, editoriale e non, persino ad un “immigrato” come Allam; basta utilizzare l’islamofobia (Fallaci) o l’autorazzismo (Saviano) o l’anticomunismo (Pansa);  oppure tutti e tre, come ha fatto Magdi Cristiano Allam.

 

Conversioni (2)

I fondamentalisti del libero mercato sono in crisi, si riscopre il protezionismo, l’intervento statale (cioè il denaro pubblico) non è più un tabù.

Joseph Lipsky, manager del Fondo monetario internazionale e pasdaran del liberismo, lancia appelli drammatici perché i governi salvino, con massicci programmi di spese, l’economia mondiale dal crollo.

 Il capo della Deutsche Bank, Josef Ackermann, confessa di non credere più nelle capacità di Crisiautoguarigione del mercato, e sostiene la necessità di un intervento regolativo dello Stato. Com’è noto il libero mercato non è mai esistito; il mito del libero mercato è stato usato come randello coloniale per piegare i paesi colonizzati e invaderli con le merci dei colonizzatori; ma l’affarismo criminale si è potuto sviluppare solo con la certezza di essere salvato dallo Stato in caso di difficoltà.

Fonte: www.comidad.org

postato da: luciospartaco alle ore 11:08 | Permalink | commenti
categoria:religione, libero pensiero, dibattiti, 11 settembre, ingiustizia, capitalismo, lotta di classe, banche armate, no vat, oppio dei popoli, mercato delle vacche, igiene mentale, imperialismi, cervelloni, vandalismi e devastazioni, terrorismo mediatico, opportunismo politico, terre madri, vertenze g-locali, potere criminale, sfruttamento globale, padroni e padrini, machiavellismi, clericalismo mafioso, inganni e menzogne globali, ipocrisie e perversioni vaticane, illuminati e oscurati, affarismo criminale, razzismo e imperialismo, globocolonialismo, antimperialismo e terzomondismo, cretinismo parlamentare, corruzione politica, guerre interne, adesioni e solidarietà, lotte e movimenti, aldilà e aldiqua, fregature eterne, antagonismo sindacale, tam tam antagonista, guerre ed affari, militarismo e nazionalismo, firme dautore, antiamericanismo globale, sinistre e sinistri, turbocapitalismo sfrenato, nuovi populismi, alienazione sociale, amarezze e delusioni, motore del mondo, meridionalismo, menzogne e mistificazioni, efficientismo militare, emergenze permanenti, banche e usurai, lobbies e logge, democrazia armata, oro nero e oro blu, acqua santa, internazionalismo rivoluzionario, nuovi schiavismi, liberismo e protezionismo, classismo e xenofobia, lotta contro le multinazionali, i-mitologia affarista, propaganda ideologica borghese, provocazioni filoamericane, banca-rott-ieri, panacea miracolosa, panza e finanza, comunicati e scomunicati, diabolik cattivik e cattolik, psicosomatici e psicopatici, antagonismo sociale, chierici s-clero-tici s-cler-ati, apologia dellimbecillità, anticonformismo di sinistra, affarismo e buonismo, sinistra benpensante e perbenist, mitologia del capitale, idolatria borghese, liberi e diseguali
sabato, 15 marzo 2008

IL GOLPISMO VELTRUSCONIANO, I COMPLICI E LE COMPARSE

Tratto dal blog QUESTA VOLTA NO

Assieme a tante adesioni ci sono piovute addosso numerose critiche. Alcune di queste, davvero esemplari, le abbiamo pubblicate nel blog qui e qui.

Altri, malgrado l’appello pubblicato su Il Manifesto sia stato firmato con nomi e cognomi, ci chiedono: «Ma chi siete? Dite chi siete!». Siamo uno, nessuno, centomila. Vecchia talpaSiamo centinaia di uomini e donne, giovani e vecchi, astensionisti  imperituri e astensionisti per necessità, movimentisti e partitisti, comunisti e anarchici, trotskysti e stalinisti, incazzati e disillusi, belli e brutti, cani e porci.. ma tutti accomunati dalla medesima consapevolezza che questa volta più che mai solo una consistente crescita dell’astensione (quale che sia la modalità: non andando a votare, annullando la scheda) è il solo segnale davvero dirompente che possa far saltare il banco, la cui posta in palio è la fondazione di una terza repubblica bipartitica, presidenzialista, postdemocratica.

Una volta questo passaggio sarebbe stato chiamato colpo di Stato. Oggi i due blocchi sistemici possono fare a meno di ricorrere alla forza perché convinti di trascinare alle urne tv_fleboun popolo inebetito, assuefatto, addomesticato. Cionondimeno queste elezioni, il cui esito è già scritto, rappresentano un passaggio di fase eversivo. Un’astensionismo di massa delegittimerebbe e quindi fermerebbe questo plebiscito biforcuto simil-democratico. C’è chi ci ha risposto che si dovrebbe appunto votare o l’Arcobaleno oppure una delle diverse liste comuniste che si presenteranno. Ci dispiace, non siamo daccordo.


Analisi concreta della situazione concreta.
1° L’arcobaleno, è sotto gli occhi di tutti, regge il moccolo al PD e quindi sta al gioco. Invece di alzare barricate il ceto politico Arcobalenista punta solo a ritagliarsi una nicchia per tirare a campare nel futuro sistema golpista.

Ieri erano complici del massacro sociale di Prodi-Schioppa, oggi sono conniventi coi killer della Cosituzione. Un voto all’Arcobaleno è quindi, sia un goffo tentativo di legittimazione postuma dell’operato del governo Prodi, che un gesto di stolta correità, per quanto indiretta e in buona fede, con le due destre (Do you remember Fausto?).bertinotti-vauro

2° Potra’ arginare la minaccia incombente un due per cento che piglieranno le liste comuniste? Certo che no! Scommettiamo che chi le ha presentate canterà vittoria per avere magari superato la soglia dell’uno per cento. Non facciamo affatto spallucce su questa eventuale risicata affermazione.

Diciamo piuttosto che non c’è corrispondenza tra un risultato consolatorio e un risultato politicamente efficicace. Capiamo chi vuole affermare, non fosse che per dispetto, la propria alterità ideologica, ma anteporre questa affermazione identitaria (per altro con le modalità di un’accanita competizione intergruppettara) alla possibilità di dare un colpo letale (di massa) al golpismo veltrusconiano, significa essere politicamente irresponsabili.

Significa anteporre i propri interessi di bottega alla causa di un popolo, significa separarsi dalla parte più dinamica e sveglia di questo stesso popolo. Che la marea reazionaria montante non sia assimilabile al fascismo è ovvio. Tuttavia non sarebbe male che i comunisti di oggi imparassero dagli errori catastrofici compiuti da quelli di ieri negli anni ‘20 a causa del loro estremismo settario e parolaio.

Essi non seppero e non vollero vedere che l’avvento del fascismo non era soltanto un mero cambio di personale dirigente dello Stato liberale, che esso era la tomba della democrazia e quindi del movimento operaio. Si rifiutarono quindi sia di lottare armi in pugno coi fascisti, sia di costruire un fronte unito antifascista.

Si rifiutarono infine, nel 1924, di partecipare all’Aventino, ovvero di costruire un anti-parlamento che delegittimasse e sabotasse  quello dominato dai fascisti e dai monarchici. Preferirono restare in quello di Mussolini,Benito Mussolini aiutando il Duce nel suo tentativo si legittimare democraticamente la propria dittatura. Il fattore più importante della scena politica italiana sta infatti diventando il distacco di settori crescenti della popolazione dal sistema politico (non solo dalla casta). E’ proprio questo esodo, questo Aventino, a spingere l’oligarchia a fondare una terza repubblica in cui possa fare a meno di un trasparente e consapevole consenso democratico. Chi non sostiene questa tendenza di fondo, questo Aventino popolare in corso d’opera, chi deliberatamente si separa da esso invece di sposarlo e politicizzarlo, non avrà un grande avvenire.

Egli pagherà la decisione di aver accettato di fare la comparsa in una competizione truccata, dall’esito prestabilito, di averla legittimata come democratica.

postato da: luciospartaco alle ore 10:41 | Permalink | commenti (2)
categoria:testimonianze, libero pensiero, politicamente scorretto, dibattiti, ingiustizia, capitalismo, lotta di classe, oppio dei popoli, governo ladro, brogli elettorali, fumo negli occhi, resistenza antifascista, proposte e suggerimenti, igiene mentale, autonomia operaia, diritti e rovesci, cervelloni, potere alieno, appelli ed esortazioni, opportunismo politico, vertenze g-locali, potere criminale, golpismo camuffato, fascismo e leghismo, gabinetti ministeriali, clientelismo politico, affarismo criminale, iniziative e manifestazioni, telecrazia, cretinismo parlamentare, dittatura borghese, astensionismo di massa, corruzione politica, guerre interne, adesioni e solidarietà, golpe istituzionale, il potere logora chi non ce lha, lotte e movimenti, fregature eterne, tam tam antagonista, firme dautore, classe e partito, sinistre e sinistri, partiti alla deriva, turbocapitalismo sfrenato, aveva ragione karletto, nuovi populismi, alienazione sociale, amarezze e delusioni, rigurgiti neofascisti, buonismo demoncratico, menzogne e mistificazioni, fallimenti politici, democrazia armata, nuovi schiavismi, ricacciamoli nelle fogne, finto buonismo, precarietà proletaria, e-vasi-one, teatrini politico-istituzionali, diserzione e disobbedienza, propaganda ideologica borghese, sovversivismo autoritario, comunicati e scomunicati, antagonismo sociale, conformismo e trasformismo, ri-af-fondazione, movimenti virtuali, vaffa-a-chi, idiosincrasia anticomunista, anticonformismo di sinistra, affarismo e buonismo, sinistra benpensante e perbenist, televisione e omologazione, mitologia del capitale, idolatria borghese, liberi e diseguali
giovedì, 13 marzo 2008

LA LEGGENDA DEL SANTO IMPRENDITORE

Una delle ultime decisioni del governo Prodiprodi è stata quella di inasprire le pene per gli imprenditori responsabili di incidenti sul lavoro.infortuni_lavoro Non può sfuggire il carattere puramente simbolico e astratto di questo provvedimento, mentre al contrario rimangono del tutto non affrontate le cause della mortalità sul lavoro. Neanche il più acritico degli estimatori delle virtù della magistratura, può infatti credere seriamente che una eventuale sentenza di condanna nei confronti di qualche esponente delle multinazionali possa davvero reggere i tre gradi di giudizio, poiché qualsiasi Corte avrebbe facile gioco ad arrendersi di fronte alla pioggia di perizie tecniche a favore degli imputati; perciò alla fine sarà al massimo qualche artigiano a fare il capro espiatorio da offrire all’opinione pubblica.

Frattanto la principale causa degli incidenti, cioè la dilatazione della giornata lavorativa, risulta ancora non toccata e intoccabile, dato che rimane sacro l’obiettivo della lavoratore flessibile“flessibilità” del lavoro. Nella ultima legge finanziaria, il governo Prodi ha previsto ulteriori sgravi fiscali per gli straordinari, così da portare di fatto la giornata lavorativa media ad un minimo di dieci o dodici ore, il che equivale a dire che ci sono altri incidenti mortali già annunciati. Comunque un sicuro effetto pratico questo provvedimento del governo lo avrà, cioè consente a tutti i media di rilanciare la campagna di propaganda tendente a presentare gli imprenditori come le vittime e gli incompresi della nostra società.

Nella Storia nessun gruppo sociale dominante e nessuna aristocrazia hanno mai potuto avvalersi di un supporto mitologico paragonabile a quello di cui si è sempre giovata la imprenditoria cosiddetta capitalistica.montescemolo In questo mito, l’imprenditore capitalistico è un instancabile creatore di ricchezza per se stesso e per tutta la società, un pioniere che continua a svolgere questo suo prezioso, insostituibile e provvidenziale compito nonostante che politici e sindacalisti gli pongano ad ogni passo lacci e lacciuoli. Come il poliziotto, anche l’imprenditore può sempre dire di avere le mani legate da tanti malintenzionati che vogliono impedirgli di fare il proprio dovere. Anche quella che i media hanno etichettato come Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil“sinistra radicale” si adatta a questo ruolo di sponda propagandistica del vittimismo padronale. Nel 2002 un referendum promosso da Rifondazione Comunista sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, tendente ad allargare il licenziamento per “giusta causa” alle imprese al di sotto dei quindici dipendenti, servì solo ad avallare la leggenda secondo cui l’imprenditore non avrebbe la libertà di licenziare nelle aziende al di sopra dei quindici addetti.

In realtà l’articolo 18 impedisce il licenziamento solo nei casi di discriminazione sindacale, politica o religiosa, ma non pone nessun limite al licenziamento per motivi economici; questo è il motivo per il quale l’articolo 18 non risulta in alcun modo applicabile nelle piccole imprese, dove l’imprenditore può sempre giustificare anche un solo licenziamento con la necessità di ridurre i costi.

Storicamente l’imprenditoria capitalistica nasce, si sviluppa e si mantiene nell’intreccio con la spesa pubblica, la committenza pubblica, gli appalti pubblici ed i poteri pubblici, ma di tutto ciò l’opinione pubblica non sa e non deve sapere nulla; può sì venire a conoscenza di singoli casi, ma non è lecito nemmeno sospettare che la regola sia proprio questa in ogni caso.

Nel suo libro “Mein Kampf”, Hitler replicava a quelli che in Germania cercavano di avere buoni rapporti con l’Unione Sovietica opponendo loro questo argomento: che senso ha fare alleanze con un Paese in cui l’economia pubblica non è ormai in grado di produrre nemmeno un camion?

Si deve al politologo Giorgio Galli l’iniziativa di aver curato la ripubblicazione del “Mein Kampf”,antisemitismo consentendo così di scoprire che Hitler era una vera spugna della propaganda anglo-americana, al punto che oggi, cambiando solo la firma, egli potrebbe fare tranquillamente l’opinionista del “Corriere della sera” o de La Repubblica”, senza che nessuno si accorga di nulla; persino le opinioni di Hitler sugli Ebrei, tolta qualche espressione di ostilità, potrebbero portare comodamente la firma di un Magdi Allam, poiché entrambi si riferiscono agli Ebrei come se si trattasse di un unico soggetto culturale, nazionale e politico.

Come per i nostri opinionisti attuali, anche per Hitler solo la magica mediazione dell’imprenditore privato era in grado di permettere la transustanziazione delle materie prime in manufatti industriali, quindi egli spedì, sicuro di sé, le sue truppe verso il fronte russo, scoprendo troppo tardi che l’economia pubblica sovietica era in realtà capace di produrre tutti i camion e  tutte le armi che servivano.

Negli anni ’20 la stampa anglo-americana, e dietro di lei la stampa internazionale, erano compatte nel descrivere il disastro incombente dell’economia pubblica dell’Unione Sovietica, e non solo Hitler, ma persino seri economisti come Keynes prendevano sul serio queste profezie catastrofiche.

Poi, negli anni ’30, negli Stati Uniti il presidente Roosevelt fu invece costretto a porre sotto il controllo pubblico un’economia privata ormai allo sbando. D’altra parte, proprio l’esperienza del cosiddetto crollo dell’Unione Sovietica ha indicato che è dall’interno dell’apparato statale che sorgono le spinte affaristiche che conducono alla ri-privatizzazione dell’economia.

I funzionari pubblici possono cioè screditare se stessi in quanto pubblici funzionari, ma solo per accreditarsi come futuri imprenditori privati o come loro soci/complici in affari. È notizia di questi giorni che la guerra in Iraq è costata agli Stati Uniti tremila miliardi di dollari. Ma questa è solo una parte della questione, mentre l’altra può essere così riassunta: l’apparato statale americano ha pagato tremila miliardi alle ditte private legate a Bush, Cheney e Rumsfeld.

Prima di essere trombato, Rumsfeld ha privatizzato tutta la logistica delle forze armate statunitensi, creando ad hoc anche delle formazioni militari private. Rumsfeld supereroeÈ quindi dall’interno dell’apparato statale che possono essere organizzati questi colossali trasferimenti di denaro pubblico ad aziende private, che sono presentati sotto l’etichetta propagandistica di “liberismo”. L’affarismo nasce all’interno dei pubblici apparati, ma ha bisogno del mito propagandistico dell’imprenditore privato per potersi giustificare ogni volta. Questo è il motivo per il quale la mitologia imprenditoriale viene costantemente alimentata dai media.

Fonte: www.comidad.org

venerdì, 11 gennaio 2008

Ri(af)fondazione: "Forza De Gennaro!!"

Scritto da Ri(af)fondazione Comunista   


Giovanni Russo Spena, presidente Gruppo PRC Senato della Repubblica

da "la Repubblica" del 9 gennaio 2008

"… questa prova difficile a cui è stato chiamato ora, può riscattarlo sul piano della professionalità».

Giovanni Russo Spena, nato ad Acerra, (Napoli)

Gennaro Migliore, presidente Gruppo PRC Camera dei Deputati

dal "Corriere della Sera" del 10 gennaio 2008

"Per noi il suo nome era un nome problematico, ma su altre vicende. Sulla questione rifiuti stiamo al merito, e il nostro giudizio è positivo: il governo ha fatto il primo passo per una soluzione strutturale»."

Gennaro Migliore, nato a Napoli

Tommaso Sodano, vicepresidente Gruppo PRC Senato della Repubblica e presidente Commissione Ambiente del Senato

dal Tg2 del 9 gennaio 2008

Intervistato al "Tg2 Punto di Vista" Tommaso Sodano, senatore di Rifondazione Comunista e presidente della Commissione Ambiente, ribadisce la sua convinzione sulla necessità di riaprire le discariche e condanna le manifestazioni popolari... Interrogato poi sulla nomina di De Gennaro a commissario straordinario prende le distanze da quanti nel suo partito come Francesco Caruso, Haidi Giuliani ed Elettra Deiana, hanno criticato la scelta ricordando la gestione del G8, e afferma: «sono posizioni individuali che io condanno e critico. Il G8 di Genova non c'entra nulla con l'emergenza di oggi. Ora c'è massima collaborazione. Il mio partito è al fianco del nuovo commissario».

Tommaso Sodano, nato a Pomigliano d'Arco (Napoli)

Fonte: www.mercantedivenezia.org

domenica, 06 gennaio 2008
Leggendo le parole di profonda e (visto il suo nome battesimale) sincera amarezza pronunciate dalla senatrice Franca Rame, la quale minaccia di dimettersi dal suo incarico istituzionale per ri-affermare (un pò in ritardo, forse) la propria coerenza ed onestà morale, intellettuale e politica, sorge spontaneo un interrogativo: ma davvero queste anime candide e pie pensavano di cambiare l'apparato del potere vigente, operando al suo interno, come si suol dire?
Ma bisogna coltivare un'ingenuità sconfinata per illudersi fino a tal punto! Infatti, oltre a Franca Rame altri parlamentari (ossia Salvatore Cannavò, Franco Turigliatto, Fernando Rossi, l'ex disobbediente Francesco Caruso,caruso Willer Bordon, Mauro Bulgarelli) hanno ammesso di essere delusi dal governo e perciò negheranno il loro voto favorevole al premier. Comunque, ne è occorso di tempo per prendere finalmente atto di una verità talmente evidente da far impallidire lo stesso Monsieur De Lapalisse, almeno per chi già molto prima della vittoria elettorale dell’Unione aveva previsto quanto sarebbe accaduto. Non grazie a straordinarie virtù profetiche, ma semplicemente perchè tutti i segnali e le vicende antecedenti lasciavano presagire il delinearsi di una condizione di inevitabile debolezza e subalternità della "sinistra" rispetto ai settori più retrivi e moderati della compagine governativa, ossia agli interessi predominanti di un coacervo di poteri parassitari formati da settori industrialdecotti, bancarottieri e speculatori finanziari, coalizzati con le forze più avide, egoiste e pericolose del sistema politico-economico italiano.
Tuttavia, ancorché rinsavite, tali anime "resipiscenti" (di "sinistri" piuttosto "tardoni") dovrebbero pur decidersi: o fanno i poeti o fanno i politici. Le due cose sono purtroppo incompatibili, almeno nell'attuale sistema politico in cui la passione e gli ideali (a maggior ragione la sensibilità poetica, se c'è) sono divorati dal cinismo più sfrenato, dall'opportunismo e dal carrierismo più spregiudicato.

Persino dal punto di vista democratico-borghese, tale realtà è assunta come un assioma di un'evidenza inoppugnabile. E' ormai sempre più tangibile il processo di corruzione e degenerazione del concetto e dell'assetto della democrazia liberal-borghese nel nostro paese.

La democrazia dovrebbe essere soprattutto partecipazione popolare ai processi decisionali, mediante l'esercizio del voto e il ricorso ad altri canali di controllo, di espressione e di opposizione (se ci sono e se funzionano!), ma è anche possibilità di un'alternativa e di una trasformazione concreta del potere e della società, che è il presupposto essenziale e indispensabile per costruire una società effettivamente libera e democratica, equa e progredita, cioé per superare i limiti e le contraddizioni reali, le iniquità e le sperequazioni materiali, che caratterizzano l'odierno assetto economico-politico e sociale borghese.

Questo è sempre stato uno dei traguardi più ambiziosi della sinistra democratica e progressista, quindi anche delle forze comuniste e antagoniste inclini alla lotta di classe per la fuoriuscita dall'attuale quadro storico dominato dal peggiore capitalismo bancario e finanziario.

Purtroppo, il principale problema della sinistra, intesa come sinistra di classe ed anticapitalista, è sempre stato costituito più dal nemico interno che da quello esterno, più dagli opportunisti e dai rinnegati che si annidano tra le sue fila, dai sedicenti "Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dilcompagni" infiltrati tra i suoi quadri dirigenti, che si impongono e si riproducono in modo stalinista e verticista, diciamo pure fascista, censurando, reprimendo e perseguitando chi tenta di esporsi e di lottare per l'affermazione delle giuste cause dei proletari e delle masse popolari oppresse e sfruttate nel mondo. Il vero nemico sono i falsi compagni, coloro che si appigliano ad un cavillo burocratico per impedire e soffocare la crescita e l'avanzamento di un movimento schierato dalla parte degli operai e dei lavoratori. Il vero nemico è chi parla di regole ma le applica rigorosamente solo agli altri, che in nome di un presunto diritto, lo esercita e lo avoca solo per sé, negandolo agli altri.Il camerata Fausto Bertinotti

Inoltre, la sinistra odierna non deve adoperarsi esclusivamente per i privilegi riservati agli abitanti della sua nazione, ma deve adottare altre priorità, ossia le esigenze prioritarie legate alla sopravvivenzacongo-2 quotidiana degli esseri umani che popolano l'intero pianeta e alla sopravvivenza del pianeta stesso e delle principali specie viventi che lo abitano. La sinistra, e chi professa di appartenervi, non è onesta fino in fondo se si preoccupa e s'ingegna solo al servizio degli interessi dei lavoratori italiani o europei (benché attualmente non assolva nemmeno tale ruolo), ad esempio  a vantaggio degli incrementi salariali destinati agli operai del nostro paese, dei diritti o delle franchigie degli impiegati statali, sul fronte delle liquidazioni, della previdenza sociale e della sanità pubblica, e via discorrendo, mentre nel mondo oltre 35.000 persone muoiono di Famefame ogni giorno, mentre oltre un miliardo di individui versa nello stato di povertà più estrema, mentre in vaste regioni dell'Africa si muore di malaria, di morbillo o altre malattie infettive (da noi totalmente debellate) che con pochi euro si possono guarire! Una vera forza di sinistra deve battersi per tali doveri prioritari e abbandonare gli interessi meschini ed egoistici di una società occidentale che in effetti è la causa principale dell'estrema povertà diffusa in tante parti Bambino africanodel mondo. Il compito storico dei proletari e dei rivoluzionari che vivono nelle società occidentali, che ogni giorno hanno colazione pranzo e cena assicurati, è quello di schierarsi dalla parte dei veri poveri e costringere le società più opulente e consumiste a condividere e redistribuire equamente le risorse planetarie, a non depredare le ricchezze altrui, per impostare una giustizia sociale globale.

Le sinistre del terzo millennio devono prodigarsi e lottare per un mondo più equo e "pulito", in senso sia ecologico che morale, per attuare progetti di solidarietà e di giustizia sociale su scala mondiale.

Se non si risolve a realizzare tali obiettivi indubbiamente rivoluzionari e destabilizzanti dal punto di vista delle ricche società occidentali, se non dimostra simili intenti e requisiti, la sinistra vale nulla, rinnega semplicemente se stessa, limitandosi a difendere e conservare solo le meschinità e le vanità personali inseguite da BassolinoMunnezzapoliticanti arrivisti e traffichini, da falsi proletari che in effetti invidiano i ricchi e si disinteressano altamente di coloro che, a poche ore di distanza con un semplice viaggio aereo, non sanno se giungeranno vivi al tramonto. Pertanto, l'ispirazione della sinistra deve aggiornarsi e rinnovarsi esattamente nella direzione finora auspicata. Ma anche su tale versante, purtroppo, l'attuale "sinistra", quella con ambizioni (anzi, sarebbe più appropriato dire "velleità") Bertinotti contestatodi governo, ha fallito rovinosamente, avendo tradito le speranze  e le aspettative di migliaia di veri ed onesti pacifisti, di attivisti impegnati in numerose vertenze in funzione antimperialista. Inoltre, rammento che la sinistra, quella autentica, la sinistra realmente rivoluzionaria, nacque con una vocazione storica profondamente internazionalista. Il celebre slogan formulato da Marx ed Engelsmarx_engels "Proletari di tutto il mondo, unitevi" presuppone e reclama esattamente il principio prima enunciato. Una vocazione terzomondista che occorre riscoprire e rilanciare se non si vuole affossare l'idea stessa, i valori peculiari e le prerogative storiche della Sinistra militante con la S maiuscola. Infine, la sinistra dovrebbe riscoprire e riaffermare con forza un altro argomento di grande attualità in tempi bui e tristi come quelli che viviamo, in cui si continua a morire tragicamente in fabbrica.infortuni_lavoro Mi riferisco all'analisi marxiana che rivela come il filo conduttore, l'elemento costante e ricorrente nella storia, dall'antichità sino ad oggi, debba essere rinvenuto nell'asservimento e nello sfruttamento del lavoratore sociale: lo schiavo nel mondo antico, il servo della gleba nella società medievale e l'operaio salariato dell'età moderna risultano tre differenti versioni della medesima figura del lavoratore discorso_tipico_dello_schiavoasservito, ugualmente costretto - benché in forme diverse - a travagliare a beneficio di una ristretta minoranza composta da avidi e voraci sfruttatori del genere umano. Rileggendo e riscoprendo l'opera di Marx, sgombra da ogni incrostazione dogmatica, è possibile appurare come anche nella società moderna sopravviva una determinata forma di schiavitù, dai contorni quasi impercettibili: la "schiavitù salariata" degli operai che, essendo privi di ogni mezzo di produzione, sono costretti ad alienare la propria forza-lavoro e a (s)vendersi quotidianamente. Solo con l'abolizione dell'asservimento salariale e il collettivo_comunista_antonio_gramscisuperamento del modo di produzione capitalistico, sospeso in una sorta di "limbo" storico soggiogato dallo sfruttamento, l'intera umanità sarà in grado di proiettarsi verso un orizzonte di autentica libertà, riscatto e progresso generale.

Se durassimo in eterno
Tutto cambierebbe
Dato che siamo mortali
Molto rimane come prima.

(Bertold Brecht)

sabato, 05 gennaio 2008

Le contraddizioni lacerano, provocando sottili crepe nel complesso percepire sè stessi che và sotto il nome di autostima. Deve averne avuto sentore la senatrice indipendente, nonchè consorte del nobile Dario, Franca Rame, già eletta nella lista Italia dei valori capitanata dal poliziotto onesto dottor ministro di pietroDi Pietro, agricoltore a tempo perso... E' di queste ore infatti l'annuncio dato nel megafono rai di Radioanch'io, della sua sofferta intenzione di dimettersi da senatrice. "Non posso più andare avanti così,in questa situazione pesante e inutile..." "Non si può sempre votare contro coscienza" ha detto sbottando e sospirando la senatrice, Franca di nome e di fatto... parrebbe. Una vita passata al fianco del mitico Fò, una coppia davvero formidabile, un'avanguardia di arte-pensiero che ha fatto da traino per il colorato fantasioso oltre che ingenuo treno delle italiche utopie...

Franca Rame e Dario Fò

Dice di essere stata tirata per i capelli nella politica... E che in tanti la imploravano di scendere in campo, sarai la nostra voce fidata... devi andare, le dicevano...

Ed è così che dopo essere stata "scelta da loro" quelli dell' I.D.V. come civettuolamente spiega lei stessa, si trova sorprendentemente eletta, quindi con in groppa il pesante fardello delle responsabilità istituzionali compie il trasferimento a Roma, dove dopo un breve periodo di acclimatazione in casa Di Pietro opta con grazioso salto della quaglia per i più intimi e personalizzati monolocali indipendenti del Gruppo misto, dove tuttora esercita nel ruolo di senatrice del Regno, però buona, pacifista e alternativa...

Si confida l'attrice, sussurrando ad orecchie ben disposte come sia difficile combinare il cuore con i giuramenti... "E' un continuo combattere per il dovere contro la coscienza. Torno a casa la sera che sono di una infelicità..." sospira.

"Sono contro la guerra, è fuor di dubbio, però ho dovuto votare finanziamento e rifinanziamento delle missioni militari, il Governo mi ha chiesto la fiducia, che è una cosa seria, come tutti sanno... Poi ho dovuto ingollare il rospo delle leggi vergogna che sembrano inamovibili, la legge sul conflitto di interessi che non arriva assieme ad altre cose che sto aspettando oramai da 19 mesi..."

Tutto negativo allora? Ha solo dato la nostra cara Franca, in questo gioco al massacro masochista, oppure qualche piccolissima soddisfazione di governo, se pure a pagamento, come dire, se l'è presa? Pare proprio di sì... Infatti afferma di essere nella commissione "uranio impoverito" dove ha svolto un lavoro indifesso teso alla diffusione cognitiva del problema presso le masse facendo pubblicare addirittura un annuncio a pagamento sul foglio titolato "repubblica" a proprie spese, ha sottolineato, rimarcando tra l'altro come ciò le sia costato un occhio della testa.

Un pò poco, ma ho salvato capra e cavoli, pensa forse non troppo convinta, la sig.ra Rame Franca. A noi parrebbe invece che, per essere ricordata come si conviene, la senatrice già attrice dovrebbe con un "coup de teatre" questo sì degno di Lei, ribaltare capra, cavoli e pure l'orto...

Facendo mancare il suo prezioso voto alla deludente compagine di centro sinistra, esperta in trucchi cavilli e false promesse. Cada pure, il governo, poichè è meno importante della coerenza morale, questo dovrebbe pensare la mitica Franca e questo sarebbe forse l'antidoto giusto per salvarla dai veleni della politica e per farla tornare lieve e sorridente, come ai bei tempi andati, verrebbe da dire.

Ma Ella ha detto ancora: "le dimissioni, l'unico problema è che le dai ma non sai se e quando verranno accettate... Pertanto deve essere chiaro come ho già ripetutamente detto che finchè io sarò al Senato, fino alla ultima ora difenderò questo MIO governo anche se non sono d'accordo." "Mi immolerò", ha concluso.

Chissà se pensava, nel suo trasporto auto-masochista, a quella gran dama orientale dalle vesti sgargianti, quella sì immolatasi suo malgrado per davvero e in cambio di niente.

Fonte:  http://clausneghe.blogspot.com

venerdì, 28 dicembre 2007

Confesso di non nutrire alcun rimpianto, specialmente di ordine politico, anzi. Mi si rimprovera di essere "nostalgico dell'opposizione per il gusto dell'opposizione". E se anche fosse, cosa ci sarebbe di male? Francamente cosa dovrei rimpiangere, di quale opposizione dovrei avere nostalgia?

Forse dovrei rimpiangere la finta opposizione esercitata (a chiacchiere) dal vecchio Partito (pseudo)comunista italiano, che nella prassi politica concreta del dopoguerra ha tradito e rinnegato  la sua lunga storia e la sua gloriosa tradizione, ha calpestato i nobili valori della resistenza-genovaResistenza antifascista, rivelando la sua reale natura opportunista, cinica e spregiudicata, fino ad inseguire e praticare il più becero compromesso consociativista con la peggiore Democrazia cristiana, almeno per quanto concerne i suoi quadri dirigenti? Francamente, rimango esterrefatto di fronte al cinismo e alla spudoratezza con cui viene ogni volta agitato lo spauracchio del "ritorno di BerlusconiIl ritorno del Monnezza al potere", al solo scopo di spaventare, imbavagliare ed imprigionare l'elettorato di sinistra, fingendo di contrastare (solo a chiacchiere) il tanto vituperato e demonizzato cavaliere nero, che non è Zorro, ma un bandito "spettrale" di Arcore. Il quale è stato legittimato e favorito, di fatto, proprio dai vertici del cosiddetto "centro-sinistra". Infatti, per vincere le elezioni serve il voto dell'elettorato di sinistra, che viene puntualmente estorto con l'inganno, ma all'atto pratico, ogni volta che si è andati al governo non si è stati capaci nemmeno di produrre una semplice leggina per risolvere il tanto esecrato e criticato (sempre e solo a chiacchiere) conflitto di interessi. Probabilmente, altri scelgono e perseguono cinicamente il potere fine a se stesso, ossia per il gusto del potere, accreditando in tal guisa il celebre aforisma andreottiandreottiano, secondo cui "il potere logora chi non ce l'ha". Francamente, valutando l'esperienza storica e quella personale, mi sono convinto che l'attuale sistema politico-economico borghese è talmente corrotto e corruttore da rendere vano, se non impossibile, ogni tentativo di "riforma" e di "rinnovamento" operato all'interno delle sue false e distorte istituzioni "liberal-democratiche". La storia ci dovrebbe insegnare che una forza politica autenticamente di sinistra (per non dire comunista), schierata apertamente e seriamente dalla parte delle classi lavoratriciquarto stato (o delle masse popolari), vale a dire un soggetto politico che si propone di rappresentare e tutelare gli interessi di un blocco sociale prevalentemente popolare (per non dire proletario, visto che persino la piccola borghesia intellettuale e statale si è ormai proletarizzata: si pensi, ad esempio, ai poveri insegnanti) non può e non deve partecipare al governo della società con altri soggetti ed altre forze politiche che rappresentano e salvaguardano un diverso blocco sociale, formato da classi collocate ai livelli superiori della gerarchia della ricchezza e del potere.

Insomma, non si può governare (o partecipare ad un governo, benché questo si spacci e si dichiari "progressista" e "riformatore", o addirittura "alternativo", sempre e solo a chiacchiere) nell'attuale quadro dei rapporti capitalistico-borghesi di produzione e di sfruttamentosfruttamento materiale del lavoro, nell'attuale assetto dei rapporti di forza e di potere, decisamente sbilanciati a vantaggio dei gruppi economici dominanti. Pertanto, preferisco mille volte restare all’opposizione piuttosto che sputtanarmi e sputtanare (ossia svendere e rinnegare) i miei principi ideali, con gente spregiudicata che disprezza e viola cinicamente ogni regola, pur camuffandosi e riparandosi dietro mentite spoglie "progressiste", "liberali" e "di sinistra". I principali mezzi di informazione di massa (stampa e televisione di regime) hanno coniato l’inFausta (!) formula Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil“sinistra radicale” per indicare i gruppi politici che si collocano a sinistra dello schieramento parlamentare e formano l’ala sinistra dell’Unione. Ma tale definizione è assolutamente astratta e inattendibile, in quanto rappresenta un’invenzione puramente arbitraria di origine mediatica (appunto), una vera mistificazione di natura ideologico-propagandistica. Invece, bisognerebbe usare un’altra espressione, senza dubbio più credibile e veritiera: quella di “sinistra tradita”. Tradita anzitutto dai suoi “fedeli” alleati di governo… A tale proposito vorrei sottoporvi un quesito: ma Lamberto lamberto-diniDini, che nella sua rinomata carriera ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio e di potere nel mondo dell’economia e della finanza internazionali, è stato infatti direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, nonché Direttore Generale della Banca d’Italia, si poteva considerare un affidabile alleato della sinistra, ovvero un rappresentante serio e credibile degli interessi dei lavoratori? La stessa domanda vale per altri illustri esponenti della coalizione governativa, quali il super-Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa.padoa_schiappa Il quale è stato amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, si è laureato alla Bocconi di Milano, ha frequentato un Master in economia a Boston, negli Stati Uniti, ha lavorato presso la Banca d’Italia diventando Vice-Direttore Generale, e via discorrendo. Ebbene, con tutti questi autorevoli ex dirigenti della Banca d’Italia, presenti tra le sue fila, ci si meraviglia se il governo Prodi si è dimostrato totalmente asservito e subordinato agli interessi delle banche e delle assicurazioni!

Una sinistra tradita dai suoi stessi membri e dirigenti politico-parlamentari. Prigionieri dei vari ricatti imposti dall’esterno (dai cosiddetti “alleati”: vedi il caso di Dini, appunto) nonché dell’opportunismo, del Bertinotti contestatocarrierismo e dell’arrivismo diffusi al suo interno. Ma su questo punto dolente sarebbe opportuno stendere un velo pietoso. Pertanto, è necessario umiliarsi, scendere in basso, riprendere a frequentare la gente, per capire e conoscere i bisogni reali delle masse popolari, per rivolgersi e guardare altrove, non più verso la sinistra al potere che ha sempre carusotradito i suoi sostenitori e continuerà a farlo. Come testimoniano le preziose lezioni impartite dalla storia. Mi scuso con il lettore se mi sono un po’ dilungato in queste noiose rievocazioni storiche concernenti le prestigiose carriere professionali dei rappresentanti di governo, ma era utile farlo a beneficio di chi ha la memoria corta. Per gli “smemorati” vale sempre l'antico adagio latino "repetita iuvant". Ma vale anche un proverbio più "volgare" e meno "dotto", che recita: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

domenica, 16 dicembre 2007

BERTINOTTI IL MANGIAPADRONI

Abbiamo da sempre considerato Fausto Bertinottibertinotti un "comunista borghese" che si è rivelato un guerrafondaio nazionalista. Non ci stupisce ne ci scandalizza il suo dialogo con Berlusconi. Vuole difendere il sistema politico della borghesia in Italia. Il pagliaccio è sempre più sputtanato

Fausto sfida «i benpensanti» della sinistra

Porgendo la mano a Silvio Berlusconi,berlusconi_dux aveva messo tutto in conto. Ora Fausto Bertinotti è diventato bersaglio di critiche e censure. La colpa di Bertinottibr_bertinotti è di aver accettato il dialogo con il Cavaliere. E dinanzi all'accusa il presidente della Camera lancia una sfida di «politica culturale» agli intellettuali di sinistra benpensanti, li invita a superare «i pregiudizi», a smetterla con gli «integralismi », e a sostenere il dialogo sulle riforme, strada che è comunque intenzionato a percorrere fino in fondo. Perché la partita va al di là della trattativa sulla legge elettorale: «Possibile non si capisca? Possibile non si avverta il sentimento profondo del Paese? Possibile non si comprenda che la classe dirigente corre il rischio dell'apartheid? Possibile non si veda che se non ce la facciamo, stavolta falliamo tutti e soprattutto cade tutto?».

Bertinotti confida che attraverso questa chiave di lettura possa essere compreso il significato della sua mano tesa verso Berlusconi,berlusconi descritto da molti nel centrosinistra come un «nemico» con cui non si deve parlare per non perdere la propria verginità politica. Si rende conto delle ostilità che incontra, ne parla quotidianamente al telefono con veltroni e il suo walter egoWalter Veltroni, vittima anche lui di allusioni e battute tendenziose. Ma resta fiducioso: «Sono fiducioso per disperazione». Concetto terribile, espresso di getto, quasi volesse levarsi un peso. A suo dire, d'altronde, se il dialogo fallisse, dopo non ci sarebbe nulla, tranne l'immagine del dramma di Torino alla ThyssenKrupp, dove «ho percepito una separazione, un cancello, tra gli operai che stavano dentro la fabbrica e si sentivano soli, e noi che venivamo visti come quelli che stanno fuori e non muoiono bruciati».

È il pericolo dell'«apartheid» che lo preoccupa. E se ieri, con incredibile coincidenza, Giampaolo Pansa sull'Espresso lo ha disegnato come «il grande puffo», Furio Colombo sull'Unità lo ha intruppato nello «schieramento dei super partes berlusconiani», e la senatrice comunista Manuela Palermi su Liberazione l'ha accusato di sacrificare la Cosa rossa sull'altare dell'intesa con Veltroni e il Cavaliere, Bertinotti non ha ceduto alla tentazione di voltare le spalle alle critiche.

Ha preferito la fatica del confronto, che è diventata sfida: «È una sfida di politica culturale. Io penso infatti che il dialogo sia necessario per rinnovare il nostro sistema e agganciarlo al grande processo di trasformazione dei partiti che è in atto in Europa. La legge elettorale è solo un tassello, il primo passo. E per compierlo bisogna rischiare».

«Io rischio», dice bertinotti-vauroBertinotti:Il Faust «Iniziamo a rischiare tutti. Iniziamo a rompere le logiche opportunistiche, a superare i settarismi, ad abbandonare interessi di piccolo cabotaggio, in base ai quali, io che sono girotondino non ci sto, io che sono un piccolo partito non ci sto, io che punto a preservare una posizione di potere non ci sto. Con la politica del "non ci sto" siamo diventati "politiglia", come ha scritto Giuseppe De Rita sul Corriere. Perciò sono convinto che sia giusto dialogare con tutti, anche con Berlusconi». In fondo, come ha spiegato ai suoi, il dialogo porta a un processo di «auto-responsabilizzazione » del Cavaliere: la mano tesa è un segno di fiducia, toccherà a lui non dilapidarla.

È l'unica strategia per uscire dal pantano, «lo penso anch'io che sono forse il più prevenuto di tutti verso berlusconi_clownBerlusconi», dice Ciriaco De Mita,Ciriaco De Mita infastidito dagli «attacchi pretestuosi» al presidente della Camera: «Questa purtroppo è la prova che si fa fatica a vincere la stupidità. Perché il Cavaliere stavolta ha compiuto davvero un gesto di straordinaria intelligenza politica, prestandosi al dialogo. Finalmente accetta di confrontarsi senza sotterfugi, e apre la strada a un bipolarismo adulto. Per questo dovremmo essere tutti contenti». Bertinotti, venuto a conoscenza delle parole di De Mita, ha sorriso come a voler sottoscrivere il ragionamento dell'ex segretario democristiano.

Caricature di De Mita

La sfida culturale oltre che politica a sinistra è lanciata, «io ho deciso di rischiare». BertinottiCaricatura di Bertinottibertinotti è consapevole che il fallimento non rappresenterebbe la sconfitta di qualcuno ma di tutti. E spera che, a forza di insistere, in futuro sarà buona regola tenere cordiali rapporti con l'avversario pur tenendo la distanza. Oggi qualsiasi gesto distensivo desta invece scandalo. E figurarsi dunque cosa direbbero in quel mondo che si nutre di livore verso «il nemico», se sapessero di una telefonata che il presidente della Camera volle fare per solidarizzare con il Cavaliere. Erano i giorni in cui impazzavano su tutti i quotidiani e i settimanali le foto pruriginose che ritraevano l'ex premier in compagnia di alcune starlette, ospiti della sua villa in Sardegna, e sedute sulle sue gambe.

BertinottiFaust 22giu2006 lesse commenti di condanna e analisi politiche irridenti, perciò decise di alzare la cornetta: «Presidente — esordì — mi spiace molto, perché queste sono cose fastidiose. È già sgradevole che si scavi nella vita privata e si violi la privacy. Lo è ancor di più se tutto ciò viene usato come appiglio per attaccare l'avversario politico». È collusione morale, quella di Bertinotti?Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista E le regole di garanzia che ha chiesto per il «deputato Berlusconi» al procuratore di Napoli, sono un segno di complicità? Fabio Mussi, che pure non è del tutto convinto delle mosse di «Fausto», appoggia la sua sfida di «cultura politica»: «È ora di rifuggire dall'idea che non si parla con il nemico. E spero finiscano i tentativi di epurazione e di denigrazione. Sono retaggi che appartengono... al tempo che fu». Purtroppo sono «retaggi» che resistono.
Francesco Verderami

Fonte: www.operaicontro.it