venerdì, 15 febbraio 2008

Sebbene con un pò di ritardo, ho deciso di postare sul blog questo pezzo scritto il 27 gennaio scorso in occasione del Giorno della Memoria, un intervento già pubblicato su vari siti web e su alcune testate cartacee. Visto l'argomento dell'articolo, ho ritenuto opportuno proporlo all'attenzione dei lettori del blog.

INDIANI D’AMERICA E BRIGANTI MERIDIONALI

Premessa

Non c’è dubbio che nel campo delle interpretazioni e delle valutazioni storiche, a maggior ragione nell’ambito dell’insegnamentoclasse_insegnanti della storia, sarebbe opportuno evitare atteggiamenti troppo faziosi, enfatici e dogmatici, per adottare un approccio possibilmente critico e problematico verso le questioni, i personaggi e i processi storici sottoposti allo studio e all’attenzione degli alunni. Faccio tale puntualizzazione per far comprendere chiaramente il mio punto di vista rispetto alla materia. In classe non bisogna mai cercare di plagiare o manipolare le fragili menti (sempre aperte e ricettive) dei ragazzi, ma occorre assumere una posizione il più possibile lucida, serena e distaccata, per abituare le nuove generazioni ad esercitare l’arte benefica del dubbio e della critica. Una dote che in genere manca alle menti già formate, quindi chiuse e poco ricettive, degli adulti. logo_educazioneQuesto è il compito precipuo delle istituzioni educative che concorrono alla formazione del libero cittadino, per mettere l’individuo in condizione di esprimere autonomamente i propri giudizi e compiere le proprie scelte. La scuola assume un ruolo che è ancora centrale e privilegiato in questa opera educativa, malgrado le enormi pressioni e la spietata concorrenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione e da Internet. Le cui potenzialità espressive, comunicative ed informative devono essere abilmente e sapientemente sfruttate dagli insegnanti.

Il Giorno della Memoria

Il Giorno della MemoriaGiornata_memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che in tal modo ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come data per la commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e dell'Olocausto. La scelta del giorno intende rievocare il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell'Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, scoprendo il famigerato campo di concentramento, rivelando al mondo intero l'orrore del genocidio nazista. Il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo Ebreo, è celebrato il 27 gennaio anche da altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005. Il termine olocausto (dal greco holos "completo" e kaustos "rogo" come nelle offerte sacrificali) venne introdotto alla fine del XX secolo per indicare il tentativo compiuto dalla Germania nazista di sterminare tutti quei gruppi di persone ritenuti "indesiderabili": Ebreiebrei_deportati ed altre etnie come Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, disabili e malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Il termine Shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa e inaspettata), è un altro vocabolo usato per definire l'Olocausto. Molti Rom adoperano la parola Porajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per designare lo sterminio nazista. Aggiungendo agli Ebrei questi gruppi di persone il numero di vittime causate dal regime nazistahitler è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Oggi il termine “olocausto” viene impiegato anche per indicare altri casi di genocidio, avvenuti prima e dopo la seconda guerra mondiale, o più in generale, per designare qualsiasi strage volontaria e pianificata di vite umane, come quella che potrebbe risultare da un conflitto atomico, da cui deriva l'espressione "olocausto nucleare". Il termine olocausto viene talvolta adoperato per descrivere altri esempi di genocidio, specialmente quello armeno e quello ellenico che portò all'uccisione di 2,5 milioni di cristiani da parte del governo nazionalista ottomano dei Giovani Turchi tra il 1915 e il 1923.

Pellerossa e Meridionali

Con questo articolo vorrei rievocare la memoria di altre terribili esperienze storiche in cui sono stati consumati veri e propri eccidi di massa, troppo spesso dimenticati o ignorati dalla storiografia e dai mass-media ufficiali. Mi riferisco allo sterminio degli Indiani d’Americaindiani_d_america e ai massacri perpetrati a danno dei “Pellerossa” del Sud Italia, vale a dire i briganti e i contadini del Regno delle Due Sicilie. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, quando giunsero i primi coloni europei, il continente nordamericano era popolato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Quando i coloni bianchi penetrarono nelle sterminate praterie abitate dai Pellerossa, praticarono una caccia spietata ai bisonti, il cui numero calò rapidamente e drasticamente rischiando l’estinzione totale. I cacciatori bianchi contribuirono così allo sterminio dei nativi che non potevano vivere senza questi animali, da cui ricavavano cibo, pellicce ed altro ancora. Ma la strage degli indianiIndiani fu operata soprattutto dall’esercito statunitense che pur di espandersi all'interno del Nord America cacciò ingiustamente i nativi dalle loro terre attuando veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio. Oggi i Pellerossa non formano più una nazione, sono stati espropriati non solo della terra che abitavano, ma anche della memoria e dell’identità culturale. Infatti una parte di essi si è integrata completamente nella civiltà bianca, mentre un'altra parte vive reclusa in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.cartinariserve

Un destino simile, anche se in momenti e con dinamiche diverse, accomuna i Pellerossa d'America e i Meridionali d'Italia. Questi furono chiamati briganti_meridionali“Briganti”, vennero trucidati, torturati, incarcerati, umiliati. Si contarono 266 mila morti e 498 mila condannati. Uomini, donne, bambini e anziani subirono la stessa sorte. Processi manovrati o assenti, esecuzioni sommarie, confische dei beni. Ma noi Meridionali eravamo cittadini di uno Stato molto ricco. Il Piemonte dei Savoia era fortemente indebitato con Francia e Inghilterra, per cui doveva rimpinguare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour,Cavour progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio: il Regno delle Due Sicilie, lo Stato più civile e pacifico d'Europa. Nessuno venne in nostro soccorso. Soltanto alcuni fedeli mercenari Svizzeri rimasero a combattere fino all'ultimo sugli spalti di Gaeta, sino alla capitolazione. I vincitori furono spietati. Imposero tasse altissime, rastrellarono gli uomini per il servizio di leva obbligatoria (che invece era già facoltativo nel Regno delle regno2sicilieDue Sicilie); si comportarono vigliaccamente verso la popolazione e verso il regolare ma disciolto esercito borbonico, che insorsero. Ebbe così inizio la rivolta dei Briganti Meridionali. Le leggi repressive furono simili a quelle emanate a scapito dei Pellerossa. Le bande di briganti che lottavano per la loro terra avevano un pizzico di dignità e di ideali, combattevano un nemico invasore grazie anche al sostegno delle masse popolari e contadine, deluse e tradite dalle false e ingannevoli promesse concesse dal pirata massone e mercenario giuseppe-garibaldiGiuseppe Garibaldi. Contrariamente ad altre interpretazioni storico-meridionaliste, non intendo equiparare il fenomeno del Brigantaggio meridionale alla Resistenza partigiana del 1943-45. Per vari motivi, anzitutto per la semplice ragione che nel primo caso si è trattato di una vile aggressione militare, di una guerra di conquista violenta e sanguinosa (come è stata del resto anche la guerra tra fascisti e antifascisti), ma che ha avuto una durata molto più lunga (un intero decennio) dal 1860 al 1870. Una guerra civile che ha provocato eccidi spaventosi, massacri di massa in cui sono stati trucidati centinaia di migliaia di contadini e ALCUNI_BRIGANTI_UCCISIbriganti meridionali, persino donne, anziani e bambini, insomma un vero e proprio genocidio perpetrato a scapito delle popolazioni del Sud Italia. Una guerra che si è conclusa tragicamente dando inizio al fenomeno dell’emigrazione di massa dei meridionali. Un esodo di proporzioni bibliche, paragonabile alla diaspora del popolo ebraico. Infatti, i meridionali sono sparsi e presenti nel mondo ad ogni latitudine, in ogni angolo del pianeta, hanno messo radici ovunque, facendo la fortuna di numerose nazioni: Argentina, Venezuela, Uruguay, Stati Uniti d’America, Svizzera, Belgio, Germania, Australia, eccetera. Ripeto. Se si vuole comparare la triste vicenda del brigantaggioBrigantaggio e della brutale repressione subita dal popolo meridionale, con altre esperienze storiche, credo che l’accostamento più giusto da suggerire sia appunto quello con i Pellerossa e con le guerre indiane combattute proprio nello stesso periodo storico, ossia verso la fine del XIX secolo. Guerre feroci e sanguinose che hanno provocato una strage altrettanto raccapricciante, quella dei nativi nordamericani. Un genocidio troppo spesso ignorato e dimenticato, come quello a danno delle popolazioni dell’Italia meridionale. Nel contempo condivido in parte il giudizio (forse troppo perentorio) rispetto al carattere anacronistico, retrivo e antiprogressista, delle ragioni politiche, storiche, sociali, che stanno alla base della strenua lotta combattuta dai briganti meridionali.Briganti_presso_un_abbeveratoio In politica ciò che è vecchio è (quasi) sempre reazionario. Tuttavia, inviterei ad approfondire meglio le motivazioni e le spinte ideali che hanno animato la resistenza e la lotta di numerosi briganti contro i Piemontesi invasori. Non voglio annoiare i lettori con le cifre relative ai numerosi primati detenuti dalla monarchia borbonica e dal Regno delle Due SicilieSudItaly in vasti ambiti dell’economia, della sanità, dell’istruzione eccetera, né intendo in tal modo esternare sciocchi sentimenti di inutile nostalgia rispetto ad una società arcaica, di stampo aristocratico-feudale, ossia ad un passato che fu prevalentemente di oppressione, sfruttamento e asservimento delle plebi rurali del nostro Meridione. Ma un dato è certo e inoppugnabile: la monarchia sabauda era molto più retriva, molto più rozza, ignorante e dispotica, meno illuminata di quella borbonica. Il Regno delle Due Sicilie era indubbiamente molto più ricco, avanzato e sviluppato del Regno dei Savoia, tant’è vero che esso rappresentava un boccone assai invitante ed appetibile per tutte le maggiori potenze europee, Inghilterra e Francia in testa. Tuttavia, questo è un argomento vasto e complesso che richiederebbe un approfondimento adeguato.

Borboni_napoli

Infine, concludo con una breve chiosa a proposito della tesi circa le presunte spinte progressiste incarnate dai processi di unificazione degli Stati nazionali nel XIX secolo e dello Stato europeo oggi. Non mi pare che tali processi abbiano garantito un reale, autentico progresso sociale, morale e civile, ma hanno favorito e generato quasi esclusivamente uno sviluppo prettamente economico. Voglio dire che l’unificazione dei mercati e dei capitali, prima a livello nazionale ed ora a livello europeo, o addirittura globale, non coincide affatto con l’unificazione e con l’integrazione dei popoli e delle culture, siano esse locali, regionali o nazionali. Ovviamente, le forze autenticamente democratiche, progressiste e rivoludevono puntare a raggiungere il secondo traguardo.

giovedì, 17 gennaio 2008

Apocalypto

Un film del 2006 scritto e diretto da Mel Gibson.

Locandina

Produzione

Il film è stato girato nella penisola messicana Yucatàn, tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, il budget era di circa 40 milioni di dollari americani. Gli attori sono tutti sconosciuti e originari di quel paese, come Rudy Youngblood, il protagonista, Dalia Hernandez e Raoul Trujillo.

Alcune comparse sono nativi americani. L'intera pellicola è stata girata in yucateco moderno, uno dei dialetti della lingua maya più utilizzati, e parlati ancora da un milione di persone, tale scelta è simile a quella precedente di Mel Gibson, che ha girato La passione di Cristo in aramaico e latino.

Il titolo è una parola greca che significa "rivelare", ma il film non ha connotazioni religiose, probabilmente Gibson si riferisce all'apocalisse provocata dall'arrivo dei conquistadores spagnoli, scena con cui termina il film. Come il precedente La passione, il film non ha titoli di testa, ma solo i titoli di coda. Violente piogge in Messico hanno ritardato le ultime fasi di post-produzione, tanto che l'uscita del film nei cinema statunistensi è stata rimandata dal 4 agosto al 8 dicembre 2006.

Polemiche

Il film ha suscitato numerose polemiche per i seguenti punti:

  • la descrizione dei Maya come un popolo sanguinario e primitivo, che ignora totalmente la loro cultura e scienza (molti storici hanno infatti protestato per questa rappresentazione);
  • la scena dell'eclissi che getta nel panico l'intera popolazione Maya, la quale sarebbe in contrasto con le conoscenze astronomiche che tale popolo ha dimostrato di avere, c'è da dire però che non tutti avevano conoscenze astronomiche; infatti è doveroso notare come l'eclissi mandi sì nel panico la popolazione, ma non i sacerdoti che anzi ne sfruttano abilmente le caratteristiche per strabiliare ancora di più il loro popolo.
  • la deformazione storico-temporale del film, dove si rappresentano i Maya durante la scoperta dell'America come una popolazione fiorente e sviluppata, quando invece agli inizi del 1500 erano quasi completamente decaduti
  • la presenza di numerose scene di violenza e di immagini disturbanti, spesso ai limiti del gore;
  • l'uso dello yucateco moderno, che, sebbene si sia rivelata l'unica alternativa alla lingua inglese (non conosciamo infatti il linguaggio degli antichi Maya), è un evidente anacronismo storico.

Successo

Nel mondo Apocalypto non ha avuto il successo sperato, spesso a causa di polemiche e di vicende giudiziarie, negli USA è stato un semi-flop.

Critica

La critica italiana non ha accolto molto bene il film. Solo Pino Farinotti lo ha trattato molto bene assegnandogli 4 stellette e dichiarando che già fa parte del corpo del cinema. Il sito "delcinema.it" invece gli assegna due stelle e mezzo e scrive che Il racconto ha dalla sua un'abile tecnica di regia e un'ottima sceneggiatura all'americana, ma decisamente efficace.

Fonte: Wikipedia

***

Apocalypto 

Un film di Mel Gibson. Con Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Birdyellowhead, Carlos Emilio Baez, Israel Contreras.La tesi del film è annunciata da una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro. Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano, diciamo così, predisposti.
Gibson, creativo in modo allarmante, e anche furbo, corregge dunque la tesi del paradiso naturalistico: in quel tempo l'Europa aveva il Rinascimento, i codici civili e la polvere da sparo, i Maya "indietro" millenni rispetto a quei parametri, e al riparo da quel tipo di civiltà, non erano poi così felici.
Un'idea scaltra e magari strumentale, comunque accettabile, che poi permette al regista di fare il cinema violento-etnico-primordiale-iperrealista, attraverso "interpretazioni impossibili", che tanto gli sono congeniali.
Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale, va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che fa una strage.
Insieme ad altri, Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.
Li uccide uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia, e dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggia che portano uomini con armi, insegne e croci. Jaguar e la famiglia si rintanano nel cuore della foresta.
Nella Passione Gibson si era ritagliato molte possibilità di invenzione a cominciare dall'aramaico. Qui ripercorre la stessa strada (lingua maya con sottotitoli) ma gli si aprono orizzonti ancora più vasti: i corpi nudi che offrono un'opzione di violenza estrema che, per esempio, Braveheart coi costumi e le armature non offriva.
La vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è tardi. L'istinto primordiale: ci si immobilizza, gli occhi si allargano a scrutare, il pericolo mortale è vicino. L'idea delle violenza estrema ha un'altra chiave, suggestiva. Zampa di Giaguaro viene colpito da una lancia, letteralmente trapassato, se la toglie e riprende la fuga, poi viene colpito da una freccia, dalle parti del cuore, se la strappa e prosegue.
E non sono le solite licenze del cinema d'avventura, è una considerazione sulle difese del corpo, che oggi diremmo sovrumane e cha magari, in quel tempo e in quei luoghi, erano umane. L'istantanea estrema in questo senso è alla fine, quando Zampa di Giaguaro si affaccia sulla grotta e vede la moglie e due figli, che stanno per annegare sopraffatti dalle grandi piogge. La donna ha partorito nell'acqua.
Un'altra strepitosa occasione Gibson la coglie col rito del sacrificio maya, e non gli par vero di poter rappresentare l'asportazione del cuore, il corpo disfatto pezzo per pezzo e poi spinto lungo l'infinita parete di quelle piramidi.
Dunque per il regista una possibilità estrema, antropologica, è quello che cercava. Può essere interessante la sua prossima mossa. Un'indicazione: perché no la genesi? Gibson cristiano radicale, avrebbe possibilità ancora maggiori, medierebbe le scritture con la scienza e offrirebbe certamente un'istantanea credibile di Adamo ed Eva. E dovrebbe inventare un linguaggio questa volta davvero ex novo.
Un'avventura spaventosa, ma niente spaventa Mel. Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio per estetica e per forza in senso lato. Va inteso, oltre che come magnifico trucco (sempre di film trattasi) anche come indicazione che certamente si porterà dietro tante, tante parole. E, indubbiamente, fa già parte del corpo del cinema.

Fonte: MyMovies

***

Apocalypto

Nata intorno al 2600 a.C. circa, l'evoluta società Maya praticava anche guerra, schiavitù, e nell'ultima fase offerte umane agli dei. Sembra che varie cause concorsero al suo declino: deforestazione per produrre malta, siccità e carestie, conflitti e rivolte, ma principalmente l'arrivo dei conquistadores spagnoli, portatori tra l'altro di malattie che sterminarono il 90 % della popolazione.

"Nel corso della Storia, i motivi della caduta di una civiltà - dice Mel Gibson - sono sempre gli stessi, e molti degli eventi che hanno preceduto la fine dei Maya sono quelli che si verificano nella nostra società oggi. Questi cicli si ripetono continuamente".

E proprio un tale parallelo spiega il titolo profeticamente catastrofico, per un film che Gibson ha sceneggiato con Farad Safinia (anche co-produttore), prodotto con Bruce Davey e diretto avvalendosi della consulenza dell'archeologo Richard D. Hansen e del lavoro artigianale di una grande squadra di artisti, per lo più messicani.

Girato in loco, parlato in maya yucateco (lingua tuttora in uso), Apocalypto ha un cast di non professionisti composto da nativi del continente (dal Canada al Centro America).

Il regista lo ha ambientato nel momento di abbrutita decadenza e delirio delittuoso del "popolo dell'insegna del Sole", ma la vicenda si svolge quasi interamente nella foresta con tanto di estenuante inseguimento finale.

Dopo "Braveheart", la deriva da spettacolarizzazione porta Gibson da un lato a servirsi della tecnologia (con un digitale che gli permette di utilizzare la luce naturale e fino a 4 cineprese in simultanea per sequenze anche da venti minuti), dall'altro a bearsi in riprese ipercinetiche e in una maniacale violenza sanguinolenta.

Con una narrazione tutta visiva, elementare e manichea nella divisione buoni-cattivi, che fa dell'indistruttibile protagonista - annunciato da un oracolo - il simbolo di equilibrio con la natura, famiglia, sacrificio generoso, mentre il malvagio incarna l'idea della paura, necessario alter ego in un viaggio iniziatico. Per una fuga dal progresso distruttivo, alla ricerca di un "nuovo inizio".

La frase: "Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno." (W. Durant)

Federico Raponi


Fonte: FilmUp

***

Infine, vi segnalo alcuni link relativi ad un'altra recensione scritta a proposito di un altro celebre film "iperrealista" diretto da Mel Gibson, The Passion : Bellaciao - Girodivite - Fuoriregistro.

giovedì, 10 gennaio 2008
La questione dei rifiuti non riguarda solo Napoli e la Rifiuti in CampaniaCampania, anzi. Il problema non è semplicemente locale o regionale, e nemmeno solo nazionale, ma è di portata globale. Esso investe la natura e la struttura stessa di un intero modo di produzione, eccessivamente energivoro e consumistico, un sistema economico imposto a livello planetario che, per produrre merci di consumo su scala industriale e soddisfare le richieste di un mercato di massa in costante crescita (basti pensare, ad esempio, al mercato cinese in fase di netta espansione), brucia e divora ogni giorno ingenti risorse energetiche, alimentari ed ambientali che non sono inesauribili, generando una quantità abnorme di rifiuti, scarti, ciarpame, ma anche scorie e sostanze altamente tossiche che l'ambiente stenta a smaltire.
Lo stesso processo di smaltimento dei rifiuti è diventato una vera e propria merce, un "business", un affare d'oro che ha assunto proporzioni gigantesche, un'attività estremamente lucrosa e redditizia che consente l'accumulazione di colossali fortune economiche a vantaggio di organizzazioni economico-imprenditoriali di ecomafiatstampo criminale. Il problema mette dunque in luce tutti i limiti, i conflitti e le contraddizioni sociali e strutturali del sistema complessivo, ponendo seriamente in discussione la validità e la razionalità dell'attuale modello di sviluppo (e sottosviluppo) che possiamo definire tardo-capitalistico. Le drammatiche vicende di questi giorni hanno fatto emergere dalle macerie sociali e dai cumuli di spazzatura, dove qualcuno intendeva tenerle sepolte, le gravissime responsabilità storico-politiche, locali e nazionali, che hanno condotto all’attuale situazione di esasperazione, rabbia e rivolta popolare.ecomafia
 
E' necessario spiegare e far comprendere all’opinione pubblica le ragioni che hanno spinto (e spingeranno) la gente a ribellarsi. Occorre contrastare con fermezza gli squallidi tentativi mediatici di disinformazione e di criminalizzazione di una giusta vertenza di massa. Altrimenti si rischia di tacere le reali responsabilità politiche (che sono criminali) assecondando il meccanismo di propaganda che punta ad affermare la linea (filo-camorrista) degli inceneritoriinceneritore_reset come soluzione della “emergenza”. Un problema esploso drammaticamente negli ultimi anni, ma che affonda le sue radici in tempi indubbiamente più remoti. Pertanto, è ovvio che il problema riguarda tutti, non solo le popolazioni di Napoli e della Campania, non solo le comunità meridionali, e nemmeno solo gli italiani, ma tutti gli abitanti del pianeta. La questione non può essere ridotta ad un ragionamento circoscritto che asseconda gli istinti più egoistici e particolaristici, per cui nessuno vuole la spazzatura altrui, in questo caso l'immondiziamonnezza di Napoli, ma è necessario vincere ogni campanilismo e localismo, per promuovere ed impostare, invece, un discorso di solidarietà, di educazione e di sensibilizzazione culturale, morale e civile, di natura sovracomunale e intercomunitaria. Oltretutto, la spazzatura in questione non appartiene solo ai napoletani, ma probabilmente proviene in gran parte da fuori, anche e soprattutto dal Nord Italia e dal Nord Europa. Per decenni il territorio di Napoli e della Campania ha ospitato (ed ospita tuttora) numerose discariche discarica abusivaabusive, gestite come tutti sanno dalla camorra, discariche dove vengono riversati i residui e i veleni più nocivi e pericolosi, di tipo chimico e persino nucleare, provenienti dalle zone più sviluppate e industrializzate del Nord Italia e del Nord Europa. Questa piaga decennale è una delle conseguenze e degli scotti che paghiamo a causa di un processo di sottosviluppo storico coloniale favorito dall'occupazione militare e politica del Regno delle regno delle due sicilieDue Sicilie da parte dello Stato "unitario" italiano, sorto in seguito alle cosiddette "guerre di indipendenza" (o "guerre risorgimentali") che furono guerre di conquista e di rapina economica e culturale, condotte dalla monarchia sabauda con la complicità di alcune potenze europee (Francia e Inghilterra in testa), della massoneria anglo-francese e piemontese, nonché grazie all'apporto decisivo di squallidi e ambigui personaggi tra cui il pirata-massone-carbonaro Giuseppe Garibaldi,giuseppe_garibaldi esaltato come "eroe nazionale" dalla falsa e mistificante mitologia filo-risorgimentale. La soluzione estrema escogitata dal governo Prodi per rispondere al problema che ormai sembra essergli sfuggito di mano, è stata la nomina del "prefetto di ferro" Gianni de gennaroDe Gennaro (famigerato "manganellatore" responsabile della mattanza di Genova nel luglio 2001) in qualità di "Commissario straordinario per l'emergenza", dotato di superpoteri e delegato a "risolvere" il problema così come è stato abituato a fare finora, ossia ricorrendo alla brutalità poliziesca.Pestaggi della polizia a Genova nel luglio 2001 Insomma, se ancora ci fossero dubbi, la risposta adottata dal governo è precisamente una reazione di segno colonialista, che si traduce nell'invio dell'esercito guidato da un "uomo forte", così come fanno da sempre tutti gli Stati colonialisti di fronte ad una rivolta che esplode in una colonia. L'uso della forza e della repressione militare è esattamente nello stile, nella natura e nella storia dello "sbirro" De Gennaro.  Infatti, come hanno riportato diverse fonti ufficiali di stampa, il premier prodiRomano Prodi, al termine di un vertice tenuto a Palazzo Chigi e durato oltre tre ore, ha annunciato che per superare "l'emergenza" dei rifiuti in Campania "ci si avvarrà del concorso qualificato delle Forze armate per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza". Tradotto in altre parole, c'è da aspettarsi una nuova mattanza sociale, come quella vista a Genova durante le "roventi" giornate del G8? Come ha scritto Franco Berardi, in arte Bifo, in un bell'articolo apparso su vari siti web, "la scelta di spedire De Gennaro a Pianura trasforma il governo dell’impotenza in un governo di polizia". A questo punto, con tale scelta scellerata cade anche l'ultima differenza che si poteva scorgere, benché faticosamente, con l'esperienza del governo Berlusconi.
sabato, 29 settembre 2007

LA STRANA COPPIA

Scoppia la 'pace di Ceppaloni'
fra Beppe Grillo e Clemente Mastella

Colpo di scena: dopo essersene dette di tutti i colori fra il comico e il ministro della Giustizia è arrivata la tregua. "Mastella è solo un capro espiatorio. Scriviamo un libro a quattro mani". Clemente risponde subito: "Venga da me a Ceppaloni".

Grillo e Mastella Roma, 28 settembre 2007 - Se ne sono dette davvero di tutti i colori, negli ultimi giorni, ma ora tra Beppe Grillo e Clemente Mastella sembra arrivato il momento di una 'pace di Ceppaloni'. Un colpo di scena che non solo potrebbe archiviare i durissimi scambi di accuse legge_indulto_20lug06sull'indulto ma addirittura veder nascere una 'strana coppia' editoriale, se andasse davvero in porto quella sorta di versione alternativa al fortunatissimo 'La Casta', vagheggiata da Mastella e colta al volo da Grillo. L'iniziativa la prende proprio il comico-blogger che, a sorpresa, dichiara da Internet: "Non ci sto più al gioco al massacro ceppalonico. mastella_clementeMastella è solo un capro espiatorio. Il migliore sulla piazza della politica, certo. Per questo hanno scelto lui. Ma l'indulto non è una sua idea, ne sono convinto". Di più: "Mastella ha detto una grande cosa, ha annunciato un libro 'su tutte le altre caste, a partire dai giornalisti'. Questa volta sono d'accordo con lui. Gli offro la mia prefazione o, se preferisce, il libro lo possiamo scrivere a quattro mani. Vado fino a Ceppaloni se mi invita". E l'invito arriva davvero.clemenza_mastella "Rispondo a Grillo che a scrivere sulle caste sono disponibile. Può venire tranquillamente a Ceppaloni come mi ha chiesto e possiamo scrivere a quattro mani", dice a L'Aquila il ministro di Giustizia. "Io credo - ha rilevato Clemente Mastella - che nel nostro Paese ci sia oggi sotto pressione la classe politica, le sue responsabilità, ma ci sono tante caste molto più forti e più potenti della cosiddetta casta della politica. Ci sono 'castisti' molto più forti".

Fonte: www.quotidiano.net

lunedì, 10 settembre 2007

Apprendo con molta inquietudine che gli incendio_boschivoincendi boschivi stanno assumendo sempre più connotazioni e proporzioni semplicemente spaventose e catastrofiche, non solo a livello italiano ma mondiale, con possibili ed anzi ovvie terribili conseguenze sulla tenuta climatica, già di per sé ormai compromessa di molto, come per altro ci viene confermato persino da scienziati che predicono funesti scenari di un tracollo climatico prossimo, chi collocandolo addirittura al 2020, chi al 2050... in ogni caso, come ben si vede, stiamo parlando di pochi anni e decenni, significando questo che i nostri figli, se queste ipotesi risultassero vere, avranno non pochi problemi da affrontare, primo fra tutti la semplice sopravvivenza. Mi sembra doveroso dunque dare atto al Papa (che in altri contesti - pur riconoscendogli sempre la sua enorme preparazione umana, culturale, filosofica e teologica - ho criticato per la sua troppa invadenza in campi sociali che forse dovevano essere trattati con più tatto e delicatezza), bisogna dunque convenire che bene, benissimo ha fatto il PAPAPapa ad intervenire sulla piaga degli incendi dolosi, come ne scrive in questi giorni la stampa italiana, secondo la quale il Papa avrebbe, anzi ha parlato di "azioni criminose" da parte di piromani che “mettono a rischio l'incolumita' delle persone e distruggono il patrimonio ambientale, bene prezioso dell'intera umanita'”. Senonchè, mi capita di leggere in questi stessi giorni uno sconcertante articolo, pubblicato sulla pagina web del 23 Agosto del sito heymotard, una rivelazione inaspettata e agghiacciante che, se corrispondesse davvero alla realtà, aprirebbe scenari semplicemente da incubo. In realtà avevo letto qualcosa del genere anche in altre pagine web a proposito di certi misteriosissimi Elicottero_Neroelicotteri neri che svolazzerebbero sulle nostre teste per chissà quale motivo e programmi segreti, uno dei quali, forse, a sentire le pagine che riporto dal sito indicato in rosso, sarebbe appunto quello di provocare una sorta di disboscamento planetario controllato per fini ovviamente Top Secret. Ma diamo uno sguardo a questi pochi estratti dell’articolo, peraltro riprodotto anche dal sito SCIECHIMICHE (che scrive espressamente di “elicotteri neri”), quelli che mettono in evidenza delle azioni veramente sconvolgenti e incredibili, se non fossero... vere.
Delle recenti testimonianze forniscono la prova che probabilmente molti di questi incendioincendi sono appiccati direttamente dall'alto, grazie all'utilizzo di elicotteri non identificabili come appartenenti a corpi dello Stato. Qualche giorno fa, il più critico per quanto riguarda l'emergenza locale incendi boschivi, alcune persone hanno assistito a questo incredibile avvenimento: si trovavano in pieno giorno non distante da una vasta zona presa dalle fiamme tra i Comuni di Castellabate e Montecorice, quando hanno visto un elicottero non identificabile prima sorvolare la zona in fiamme e poi librarsi poco distante da essa fino a fermarsi a bassa quota sopra una zona non interessata (ancora) dalle fuocofiamme. La inconsueta manovra ha attratto lo sguardo del gruppetto di persone che ha assistito al fattaccio: dall'elicottero sospeso nell'aria è stata fatta cadere "...come una di quelle girandole di fuochi artificiali..." che roteando già nell'aria ha continuato a rimbalzare impazzita al suolo appiccando rapidamente un vasto focolaio d'incendio! Per aumentare il danno, ed al riparo a sguardi indiscreti, molti focolai vengono appiccati a tarda sera, e col favore del vento, quando l'intervento di velivoli estinguenti è impossibile. Infatti, in zona ormai non è più inconsueto avvertire il passaggio di elicotteri che vanno e vengono nella notte poco prima del divampare di incendi.
Non ho davvero parole per commentare... forse il popePapa è al corrente di questa delicatissima questione? Non lo so, ma una delle dizioni del suo interessantissimo discorso, laddove parla di “azioni criminose” a proposito di questi incendi la dice davvero lunga...


Vincenzo Poma
www.vincenzopoma.splinder.com
Premesso che il pezzo di Vincenzo Poma mi trova sostanzialmente d'accordo rispetto al tema principale, tuttavia mi permetto di apporre una chiosa (non chiusa) a commento e chiarimento (ammesso che ce ne sia bisogno) di un aspetto evidenziato nell'articolo (il post lo trovate sul blog segnalato nel link). Mi riferisco esattamente al rapido passaggio papa-ratzisull'"alto" intervento del papa, volto a denunciare "le azioni criminose" commesse dai piromani che procurano gli incendi, senza dubbio dolosi. Ebbene, preciso subito che la presa di posizione della curia pontificia romana non mi soddisfa e non mi convince affatto. Per molteplici ragioni, che non mi sembra il caso di elencare e sviscerare attardandomi all'ora di cena. Nondimeno, vorrei solo esprimere il mio disappunto personale e rammentare al "sommo" pontefice e all'alto e basso clero (con annesse e connesse le relative appendici politico-istituzionali che lo sostengono) che (purtroppo) il nostro sventurato pianeta è strapieno di "azioni criminose"  compiute dalla mano dell'uomo. A cominciare dalle innumerevoli guerre carta_guerreguerreggiate, note e arcinote (Afghanistan, Iraq, Palestina e via discorrendo), meno note ed ignote, o dimenticate (si pensi al Congo, al Darfur, alla Liberia, alla Nigeria, alla Sierra Leone, alla Somalia e agli altri conflitti combattutti nel continente più disperato e sottosviluppato - ma più ricco di materie prime - del mondo, l'Africa). Eppure, se non vado errato (correggetemi se sbaglio), il pastore tedesco alloggiato nella santa_sedeSanta Sede non si è mai pronunciato nettamente (anzi, nemmeno lontanamente, neanche per errore) contro questi orrendi crimini organizzati e perpetrati contro l'umanità indifesa e diseredata del Terzo e Quarto mondo, contro gli ultimi tra gli ultimi. Il principe della curia vaticana non si è mai azzardato a prendere posizione su tali problematiche, come invece ci aveva quasi abituato il precedente vescovo di Roma, a cui bisogna dare atto e riconoscerne i (seppur parziali e controversi) meriti. Nonostante i limiti, le insufficienze, le colpe, e le contraddizioni (anche pittosto gravi) del suo (cioè di Wojtyla) pontificato. Al contrario, l'attuale ponteficepontefice massimo non perde occasione per scagliarsi ed accanirsi contro le istanze relative ai diritti e alle tutele delle coppie omosessuali ed eterosessuali (si pensi alla questione dei Di.Co. e simili), alle richieste ed alle esigenze delle donne in difficoltà (si pensi all'ennesimo attacco papale verso i non credenti, contro la legge sull'aborto, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e contro le Satira politica variaunioni civili in Italia) e contro tutte le giuste rivendicazioni avanzate e riconosciute in qualsiasi paese progredito del mondo. Tranne in Italia, colonia del VaticaNato... Perdonate le (eventuali) "banalità", ma anche il sottoscritto soffre le proprie avversioni e idiosincrasie, ovvero accusa le proprie umane debolezze... E ringraziatemi perché vi ho risparmiato la classica polemica anticlericale sulle innumerevoli azioni criminose commesse in modo particolare dalla "Santa Inquisizione", e in generale dalla Chiesa cattolica apostolica romana nel corso dei secoli passati, presenti e futuri... E non vorrei soffermarmi nemmeno sugli scandali relativi ai delitti economico-finanziari commessi dalla famigerata banca vaticana dello IOR (Istituto per le Opere Religiose)... E che paghino l'ICI!!!santi subitoScippo
sabato, 08 settembre 2007

LA CANZONE POLITICA

Francesco Guccini, emblema della canzone politica degli anni SettantaFrancesco Guccini, emblema della canzone politica degli anni Settanta

In Italia nacque sull'onda del '68, prendendo spunto da quello che era stata nel decennio l'opera di protesta del folk europeo, che a sua volta aveva attinto dallo 'zio' americano. Si sviluppò in due correnti di cantautori: quelli che avevano partecipato direttamente alla lotta studentesca e quelli che cantando il 'male di vivere' prendevano comunque posizione contro i modelli della società borghese. Alla prima scuola corrispondevano pezzi orecchiabili e intrisi di slogan, affinché potessero essere facilmente imparati a memoria e riproposti anche in corteo: c'erano 'Contessa' di paolo_pietrangeliPaolo Pietrangeli e 'C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones' scritta da Mario Lusini e cantata da Gianni Morandi; 'Pungni chiusi' dei Ribelli e 'Proposta' dei Giganti; facevano la loro comparsa sulla scena l'Equipe 84 e Francesco Guccini. Alla seconda appartengono le perle di Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Gino Paoli e Fabrizio De André, ma anche esperienze come le Cantacronache di Fausto Amodei con testi di Franco Fortini e Italo_CalvinoItalo Calvino, o la 'Echiana' versione di 'Ventiquattromila baci' intitolata significativamente 'Ventiquattro megatoni'. Nel 1965 si affaccia nel panorama musicale nostrano il Nuovo canzoniere italiano nato con Gianni Bosio, che ripropone temi cari alla Resistenza, da 'Bella Ciao' a 'Sentite brava gente' fino a 'Ci ragiono e ci canto', estrema propaggine della deriva etnopop, quella che oltreoceano s'incarnava nel country di Dylan,bob_dylan_e_joan_baez il quale, tuttavia, molto più tardi dichiarava: "Non ho mai scritto una canzone politica. Le non canzoni possono cambiare il mondo, ormai ho smesso di pensarlo."

Fonte: www.romaone.it

Vi suggerisco di visitare Il Deposito: un archivio web di canti di protesta politica e sociale. E' indispensabile consultarlo, per chi vuol saperne di più!

*******************************************

Alessandro Portelli
Canzone politica e cultura popolare in America
Il mito di Woody Guthrie

Il libro
Un libro tra storia della musica e storia dei conflitti di classe negli Stati Uniti. Un testo capace di riportarci indietro nel tempo, alla scoperta di chi, per primo, cantò l’orgoglio degli sconfitti di una grande epopea. Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1975 parla dell’America a cavallo tra le due grandi guerre del Novecento. Scorrono la cultura operaioperaia dell’inizio del secolo, la frontiera contadina e il boom del petrolio. Nel profondo sud americano, dilaniato dai conflitti razziali e dalla depressione economica, nascono il blues, gli spirituals e le canzoni di lavoro. Racconti popolari e racconti musicali che danno forma alla cultura delle comunità nere, dei villaggi e delle organizzazioni di fabbrica. Una rivoluzione del linguaggio, della narrazione, del ritmo e del suono che ha origini materiali: nella lotta dei più poveri per la sopravvivenza. Woody Guthrie è stato il primo dei grandi della musica folk, il più grande «poeta rivoluzionario» americano. A lui si sono ispirati Billy Brugg e Phil Ochs, Bob Dylan e Bruce Springsteen. Le sue ballate hanno dato voce a quel conflitto interno che ha da sempre accompagnato la storia americana.springsteen

Alessandro Portelli
Alessandro alessandro_portelliPortelli (Roma, 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’Università «La Sapienza» di Roma. È autore di numerosi saggi su cultura popolare e letteratura americana, pubblicati presso diversi editori. Recentemente è uscito Canoni americani. Oralità, letteratura, cinema, musica (Donzelli, 2004). Dirige la rivista di studi americani
«Acòma».

un assaggio...
All’inizio del 1937, Woody Guthrie Woody_Guthrieaveva 24 anni, e viveva con la moglie in una baracca comprata a rate per 25 dollari a Pampa. Non c’era proprio più lavoro, la cittadina era come morta. Così si rassegnò anche lui ad andare in California dove andavano tutti. Aveva dei cugini a Sonora, nella zona agricola della California settentrionale, e decise di raggiungerli. Con la chitarra in spalla e i pennelli per guadagnarsi qualcosa da mangiare, si mise in cammino verso l’Ovest. Attraversò le città cresciute attorno all’industria del bestiame, le cattle towns del Texas e le città di montagna del New Mexico. Qualcuno gli rubò i pennelli, e per la prima volta si trovò senza niente da mangiare e senza i mezzi per procurarselo lavorando. Così, si decise a bussare alle porte delle case per chiedere aiuto. Gli hobos più esperti gli avevano detto di stare alla larga dai quartieri buoni, ma Woody-GuthrieGuthrie provò lo stesso a bussare alla porta della chiesa più ricca di Tucson, Arizona. Fece una lunga anticamera, poi il prete gli disse: «Mi dispiace, ragazzo; ma anche noi viviamo di elemosina. Qui non c’è niente per te». Ancora in viaggio sul tetto di un merci, Yuma, poi la California – El Centro, Indio, Redlands, Colton, e Los Angeles, Bakersfield, Sonora. Di città in città, prese sempre più coscienza della violenza aggressiva della polizia. E tutto intorno vedeva frutteti e i cartelli con scritto «non toccare». C’era frutta tutto intorno e marciva, frutta da far mangiare tutti gli affamati d’America, scrisse poi, ma la lasciavano sugli alberi pur di non pagare ai braccianti una giornata onesta. In tutta la California, vide abbastanza da fargli crescere la rabbia contro gli woody_guthrie_lgsfruttatori e la solidarietà con gli altri sfruttati: «Odiai la falsità decadente della speculazione fascista sul petrolio e la benzina in California, il veleno di ptomaina e i pugni di ferro nelle prigioni e nelle carceri, le arance gettate via e le pesche e l’uva e le ciliege che marcivano e scorrevano via in piccoli rivi di succo avvelenato col creosote. Vidi le centinaia di migliaia di persone sperdute, senza soldi, affamate, senza lavoro, disperate lungo le strade, nascoste tra gli alberi e i cespugli. Sentii quella gente cantare nelle loro «giungle» e nei loro campi di lavoro federali e cantai canzoni che avevo fatto per loro». A Sonora trovò i suoi cugini e restò con loro qualche tempo, lavorando nei frutteti. Più tardi, fu raggiunto da suo zio Jeff, con sua moglie e un altro cugino, Jack, che suonava anche lui la chitarra_antifascistachitarra. Woody e Jack Guthrie decise di provare a guadagnarsi da vivere con la musica e scesero a Los Angeles, dove parteciparono a diversi spettacoli in giro per Hollywood, Pasadena, Burbank, suonando prevalentemente per gli immigrati che apprezzavano la loro country music. Più tardi, furono ingaggiati alla stazione radio KFVD, dai cui microfoni trasmettevano ogni giorno un quarto d’ora di canzoni tradizionali, ballate e brani nello stile della Carter Family e Jimmie Rodgers. Ebbero molto successo, e la stazione raddoppiò il loro quarto d’ora, ma la paga restava di un dollaro al giorno, e Jack si stancò presto. Woody continuò il programma da solo. Poi incontrò la famiglia Crissman, appena immigrata dal Missouri; una delle ragazze, Maxine, aveva una voce forte, scura e ruvida, e Woodywoody la prese con sé alla KFVD. Maxine Crissman era soprannominata «Lefty Lou», e le canzoni che cantavano insieme lei e Guthrie riguardavano sempre più da vicino i problemi sociali e le questioni politiche in cui era coinvolta la loro gente. Raccolsero le loro canzoni verso la fine del ’37, in un libretto ciclostilato, che comprendeva alcune delle prime canzoni scritte da Guthrie per i profughi della Dust Bowl, ma anche una canzone sulla guerra civile e di liberazione in Cina, in cui Woody e Lefty Lou attaccavano l’appoggio americano agli imperialisti giapponesi. guthrieGuthrie cominciava ad avere rapporti sempre più stretti con la sinistra. Sembra che già all’inizio del ’39 avesse pubblicato due brevi note politiche sul settimanale sindacale di Los Angeles «United Progressive News»; altri articoli furono ospitati da «Light», un settimanale democratico; diverse raccolte di canzoni e opuscoli politici li ciclostilò nell’ufficio della Lega contro la Guerra, un’organizzazione frontista comunista di Los Angeles, e li distribuì per suo conto. Nessuno di questi scritti è stato rintracciato. Resta invece un importante canzoniere ciclostilato, On a Slow Train through California, con una ventina di canzoni tra cui alcune delle sue woody_guthrie2Dust Bowl Ballads. Più tardi scrisse: «Lefty e io cantavamo canzoni che puntavano il dito contro le ricche e pigre case dei sognatori inutili, gli uffici degli imbroglioni, gli alberghi imbottiti dei capi dei rackets, i pezzi grossi, gli accaparratori di terre, ladri di petrolio, latifondisti, poliziotti corrotti, sceriffi ubriachi, padroni senza scrupoli, capoccia ladri, tutto quel macello di gente costretto a vivere di paura e avidità sotto il sistema dei monopoli». Anche il mondo dello spettacolo prese atto del successo di woody_guthrie_e_lefty_louWoody e Lefty Lou. Le offerte di altre stazioni si fecero pressanti, e infine la coppia lasciò la KFVD per trasferirsi a Tijuana, in Messico. Le stazioni messicane, non sottoposte ai regolamenti americani sulle emissioni radiofoniche, avevano una portata che si estendeva a gran parte degli Stati Uniti, ed erano gestite da ditte americane sostenute dalla pubblicità. Guthrie e Lefty Lou ne scoprirono subito le conseguenze: «L’agente […] ci fece un discorsetto amichevole sul fatto che non dovevamo cantare nessuna canzone che prendesse partito per nessuno, in nessun modo, su nessuna questione, discussione, idea o convinzione, da nessun punto di vista religioso, scientifico, politico, legale o illegale, né da nessun concetto che potesse spingere chiunque, in qualunque posto, ad agire, pensare, muoversi o fare qualsiasi azione in qualunque direzione, a essere d’accordo o in disaccordo con alcuna singola parola di qualsivoglia canzone o conversazione, battuta, barzelletta, che noi potessimo eseguire, metter su o addirittura pensare negli studi della stazione radio». GuthrieWoody_Guthrie3 scrisse poi di non essere mai stato capace di non dire quello che pensava, di cantare canzoni non politiche. Certo, le sue canzoni di allora non esprimevano ancora una linea politica organica, avevano molte ingenuità, non indicavano risposte o soluzioni. Ma era profondamente politico lo sforzo per dare alla realtà come la vedeva un’espressione diretta, in cui i protagonisti potessero riconoscersi e unificarsi. «Non cantai in nessuna canzone la risposta completa», disse Guthrie, «perché non la sapevo, e perché non conoscevo il Partito comunista e i sindacati, ma conoscevo lo sguardo negli occhi di quegli oceani di gente costretta a vivere come oggetti».

Fonte: www.deriveapprodi.org

*************************************************

I Gang (frammenti tratti da Wikipedia)

I Ganggang_2 (a volte chiamati anche con la denominazione completa The Gang) sono un gruppo rock militante italiano (esattamente di Ancona, ndr).[...]Assumono come proprio modello il gruppo dei Clash. I primi pezzi vengono composti direttamente in lingua inglese, con tematiche e musicalità riprese da due album fondamentali dei Clash, London Calling del 1979 e il successivo Sandinista! che contribuisce a far conoscere loro la realtà del Sud del mondo, degli sfruttati, degli emarginati. È questo il "leitmotiv" dei Gang.[...]I Gang si schierano in favore di ogni lotta civile e si esibiscono anche assieme a gruppi come The Pogues, i Blasters, Jesus & Mary Chain e, infine, assieme allo stesso Billy Bragg.billy_bragg È l'epoca di pezzi dal titolo inequivocabile, come Libre El Salvador, Against The Dollar Power ecc. Nel 1986 esce il loro secondo LP, Barricada Rumble Beat, sempre in inglese e ancora più esplicito nei testi. Ma qualcosa cambia gradualmente: il ritmo si contamina, appaiono cadenze rhythm'n'blues e i Gang si avvicinano sempre maggiormente alla tradizione popolare, accostandosi alla black music e alla realtà sociale afroamericana.[...] La svolta. All'inizio degli anni '90 lavorano a una trilogia con la quale compiono la scelta definitiva (e epocale) di passare a comporre testi in lingua italiana. Questa svolta è quasi obbligata: hanno imparato la lezione dai Clash,theclash ma per fare canzone politica, sociale, di denuncia sulla situazione italiana, non si può cantare in inglese. Anche dal punto di vista musicale, i tre album pescano nella tradizione musicale popolare, e possono essere annoverati tra i primi e migliori album folk rock (o combat folk, per dirla come i Modena City Ramblers) italiani. Alle chitarre elettrica Marino sostituisce una chitarra acustica a dodici corde, si aggiungono violino, fisarmonica, armonica, fiati e anche bande di paese (Oltre). Il primo risultato è l'album Le radici e le ali (1991), un album del tutto schierato nel solco della tradizione dell' internazionalismo. I Gang si pongono come punto di riferimento di una sinistra sviluppatasi ai margini del movimento operaio, dal sindacalismo rivoluzionario nel solco di Joe Hill e degli International Workers of the World (IWW), delle BlackPanthersGroupBlack Panthers, del guevarismo, del sandinismo; si rifanno anche a esperienze italiane come Lotta Continua o Potere Operaio. Ma l'elenco non finisce certamente qui. Dichiarano i fratelli Severini: "Per certi versi ci sentiamo vicini anche alla teologia della liberazione. Se si vuole capire la nostra musica bisogna tenere conto dello sviluppo economico che ha avuto questo paese e delle contraddizioni diverse che ha generato nel Nord e nel Sud. La musica in questo genere di lotta è sempre stata punto di riferimento e strumento di aggregazione: lo fu per Woody Guthrie,woodyguthrie a cui stava a cuore l'unità dei lavoratori in un momento di trasizione tra la cultura agricola e quella industriale, lo fu per Víctor Jara e Violeta Parra in Cile contro il regime di Pinochet e per il canto delle mondine, nel vercellese di metà secolo, quando scelsero lo sciopero. Oggi i giovani, come categoria sociale antagonista e portatrice di nuovi valori in contrapposizione a quelli del sistema, non ci sono più, o almeno restano sacche di resistenza che sopravvivono in piccole riserve." (Marino Severini)[...] Continua su Wikipedia

Gang

Il rock controverso

di Ugo Coccia

Autori di un rock testo e lirico, i Gang hanno coniugato la tradizione folk italiana con la musica d'oltre oceano. Strizzando l'occhio ai Pearl Jam
Gang
Gang
Il rock serrato e lirico dei Gang, la band dei fratelli Severini, non ha mai dimenticato quella stagione musicale a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta dove i ritmi erano taglienti, netti e mai compromissori. La bella copertina del loro più recente lavoro, "Controverso", mostra un segnale stradale di svolta in due sensi, ed è il doppio piano di lettura di un lavoro in cui le chitarre elettriche incalzano, si sovrappongono creano un gioioso vortice all'interno delle canzoni. Ma i testi delle canzoni rivelano un aria da "fall out", dove le parole di Marino cadono come mannaie sulle contraddizioni moderne: "Dopo le nostre divagazioni nel folklore della nostra terra, le Marche, volevamo tornare a fare un grande disco rock , mettendoci più chitarre distorte possibili - racconta Marino Severini - in questo senso credo che un'ottima lezione ci è arrivata dall'ultimo disco dei pearl jamPearl Jam. Per quanto riguarda le parole il percorso è stato più difficile: ci sentiamo rappresentanti di quella sinistra rimasta fuori, sconfitta, incapace di comprendere una modernità fatta di guerre ed ingiustizie sociali". E una certa tensione è palpabile nell'album: "Sì, il disco è la risultante di tutto questo: si respira un atmosfera tesa, che personalmente mi riporta ad un anno fa, al conflitto in Europa, alle posizioni del nostro governo. Qualche cosa di più di una semplice strategia che ci ha segnato, ha scavato un solco tra un "prima" e un "dopo" e forse ci ha allontanato ancora di più da quello che noi credevano essere la politica". Il disco, la cui nascita è stata accompagnata da lunghe polemiche tra la band e la casa discografica sulla strategia di promozione, è anche una dichiarazione d'amore verso personaggi, sensazioni, profumi che oggi non abitano in nessun luogo. Andrea Pazienza, i clashClash e la Bologna del '77, citati in "Paz", chi se li ricorda più, ma per i Gang la dimensione della memoria non è dannosa se affiancata ad una capacità espressiva al passo con i tempi affidata alle chitarre di Sandro Severini, serrate e tuonanti, malinconiche a volte, che trapassano le canzoni e fanno da contraltare alla voce di Marino. Un ospite di lusso ha messo a disposizione la sua voce e la sua storia in "Reflesciasà": è lo scrittore Erri Deluca.ERRI-DE-LUCA "Lo abbiamo voluto con noi - dice Marino - perché è l'ultimo dei più onesti intellettuali di casa nostra e, come successe in passato per Tom Robbins, ci ha fatto l'onore di regalarci questo piccolo frammento di realtà". Tutto in perfetta linea con "Controverso", un disco che non dispiacerà a chi ama il rock come racconto breve, come istantanea presa dal treno a soggetti in perenne movimento.

 

Modena City Ramblers

L'Irlanda che parla emiliano

di Claudio Fabretti

I Modena City Ramblers sono una ampia formazione emiliana che guarda all'Irlanda e che rinnova tutto il vigore politico del combat-folk. Un progetto partito sulle ali dell'entusiasmo, ma presto affogato nella retorica


Modena City Ramblers

 
Modena City Ramblers

Prendete le suggestioni del folk d'Irlanda. Conditele con una contagiosa allegria dal sapore emiliano. Aggiungete testi di impegno politico, in stile "combat-rock", e avrete la ricetta originaria dei Modena City Ramblers, uno dei gruppi rivelazione dell'ultima leva italiana. I Modena City Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk irlandese, che suona per la strada, o per amici e parenti. Nel 1994 pubblicano il primo album, Riportando tutto a casa, in cui rivendicano la loro identità meticcia, l'Irlanda e l'Emilia, la resistenza e gli anni Settanta, i viaggi e le lotte. Tra i loro "compagni di strada", anche due big irlandesi: i Chieftains e bob_geldofBob Geldof. Tra i brani, "In un giorno di pioggia", resoconto della nascita del grande amore per l'Isola verde. Le loro coinvolgenti ballate trascinano il pubblico anche per la veemenza polemica dei testi. "Quarant'anni", ad esempio, traccia un ritratto al vetriolo della politica del dopoguerra tra P2, mazzette e stragi impunite. Ci sono anche due cover "politicamente schierate": "Bella ciao" e "Contessa". Il periodo è caldo: l'inizio di Tangentopoli. "Oggi sono cambiate le condizioni sociali. C'è meno voglia di lottare e molta confusione. Penso che non riscriverei più un pezzo come 'Quarant'anni'", ammette Rubbiani. Ma la grande utopia dei Modena City Ramblers ha continuato a vivere nel secondo disco, La grande famiglia (50.000 copie vendute), dedicato al pubblico. E soprattutto nei versi di Terra e libertà, il terzo album, che attraversa i sogni di riscatto del Messico di Emiliano Zapata ed "el Sup" Marcos, viaggia tra i campi dei Saharawi e segue le tracce lasciate da Ernesto Guevara (non ancora "Che") alla scoperta del suo continente. Gli strumenti sono la fisarmonica della tradizione italiana e la "uileànn pipe" di quella celtica; la chitarra e l'armonica del vecchio Woody Guthrie,guthrie3 le percussioni latino-americane, le chitarre elettriche e le batterie rock. Una mistura che la band definisce "patchanka celtica". Il successo dei Modena City Ramblers è cresciuto nel solco della riscoperta folk dei primi anni '90, portata avanti da gruppi come Mau Mau, Gang, Yo Yo Mundi. "Oggi per la scena indipendente c'è più spazio - spiega Rubbiani -. Ma è sempre molto difficile combattere il dominio delle radio commerciali". Loro ci provano. Tra gighe, combat-rock e ballate in dialetto di "un'Emilia anche immaginaria". Fuori campo (1999) è invece un disco nato in modo molto diverso da come di solito i Ramblers progettano e realizzano i propri lavori. Senza un titolo di riferimento, semplicemente scrivendo canzoni e portandole in studio per essere arrangiate e completate. In Irlanda, nel corso della pre-produzione, il gruppo ha raccolto diversi contributi di ottimi musicisti locali, che ha poi utilizzato nelle registrazioni vere e proprie del disco. Il risultato pero' non e' stato sempre all'altezza. Certo, ballate trascinanti come "Danza etnica" non mancano, ed e' forte l'impronta del Manu Chao di manu_chao_-_clandestino-front"Clandestino", ma si ha l'impressione, in definitiva, che i Ramblers abbiano fatto di meglio. Come nell'album, "Raccolti", vero compendio del loro repertorio, interamente acustico e inciso dal vivo durante una tournée nei pub. "Con quel disco abbiamo voluto ritrovare le radici folk della nostra musica e atmosfere più tranquille, quasi campestri", spiega Giovanni Rubbiani (chitarra, armonica e voce della band). La formazione emiliana torna nel 2002 con l'album Radio Rebelde, dal nome dell'emittente fondata da Che Guevara ai tempi della lotta nella Sierra Maestra. Il singolo apripista, "Una perfecta excusa", è la traduzione in musica di un testo regalato al gruppo emiliano dallo scrittore cileno luis_sepulvedaLuis Sepulveda. "Puoi trovare 'una perfetta scusa' per andare sempre avanti, sperando in un cambiamento", dicono i Modena City Ramblers. Ma in realtà è il loro armamentario retorico-demagogico ad avere perso ogni spinta innovativa. Anche la copertina del cd - una grande bandiera rossa sventolata da un omino nero che si arrampica suun'antenna per le trasmissioni - sa ormai pateticamente di deja vu. Alimentano la confusione ideologica (palla al piede da sempre della band) i vari inserti parlati, da Berlusconi a Bush, il brano "La legge giusta", ispirato dai fatti del G8, e "Pirata satellitare", il pezzo-manifesto della contestazione ai media. "C'è il rischio di vedere una 'letterina' col burqa o la faccia di Bin Laden sulla statuetta del Buddha" - dice "Cisco" Bellotti, cantante del gruppo -. Nella tv italiana, che non riesce a dare un contesto adeguato alla musica, anche i messaggi più importanti rischiano di perdersi. Quello di Jovanotti, ad esempio, portato in mezzo alle 'letterine', è stato inefficace". Ma - al di là dell'indubbia qualità di alcuni dei brani anche di questo disco - ciò che accomuna i MODENA_CITY_RAMBLERSModena City Ramblers proprio al famigerato Jovanotti è l'impareggiabile banalità demagogica dei testi. Musicalemnte, comunque, Radio Rebelde segna un'evoluzione della loro patchanka celtica, dove ora il punk, l'elettronica, il dub, il reggae, i ritmi africani, latini e balcanici si sono aggiunti alla originaria componente folk. Accanto all'attività live ed in sala d'incisione, sulla scia dell'esperienza produttiva di Cisco con “La Casa del Vento”, il gruppo inaugura anche una propria etichetta di produzione discografica, la Modena City Records, per produrre una serie di band emergenti folk e di progetti paralleli. Nel giugno 2003, viene pubblicato il mini-cd Modena City Remix, contenente remix di loro brani da parte di artisti e dj, tra i quali i britannici Transglobal UndergroundTransglobal e i Feel Good Productions. Sul finire dell'anno comincia anche la collaborazione tra i Modena City Ramblers e la Coop, che li sceglie quali testimonial per la sua campagna di solidarietà internazionale “Acqua per la Pace”. In esclusiva per i supermercati della cooperativa, nel dicembre 2003 viene pubblicato il mini-cd Gocce, i cui proventi vanno a finanziare i progetti sostenuti dalla campagna. ¡Viva la Vida, Muera la Muerte! esce nel 2004, con Max Casacci dei subsonicaSubsonica in cabina di regia. I MCR continuano a prendersi maledettamente sul serio: lo spirito verace e scanzonato dei primi dischi à-a Pogues si è dissolto, e quel che resta non è né abbastanza "impegnato" da meritare titoli sociali, né abbastanza accattivante da ricevere onori sul piano musicale. Frutto dell'immancabile viaggio in Chapas sulle orme del Comandante Marcos, il disco risente di questa nuova infatuazione latina della band, tangibile fin dalla possente title track, dalle marcate connotazioni messicane, grazie al binomio trombe & percussioni. “Il Presidente” è la solita tiritera anti-berlusconiana, con poca ironia e qualche spunto musicale indovinato (il violino tzigano).

“I Cento Passi” cento_passi(a me piace, sia il film che la canzone, ndr) è praticamente la fotocopia di “La Banda del Sogno Interrotto” e non bastano gli spezzoni dall'omonimo film per darle un senso qualsiasi. E falliscono anche ballate mosce come “Ramblers Blues” ed “Ebano”. A salvarsi, alla fine, sono semplici canzoni in dialetto come “Stella Del Mare”, “Al Fiòmm”, “La Fòla ed La Sira”. Ovviamente, non manca l'imprescindibile cover di De André, e anche stavolta la scelta non è all'insegna dell'originalità (“Il Testamento di Tito”). Il disco successivo, Appunti Partigiani, nasce da un “corpus” di canzoni, ispirate al periodo della Seconda guerra mondiale e della Resistenza. A far loro compagnia, molti ospiti di spicco: Francesco Gucciniguccini nella rilettura della sua “Auschwitz”, Moni Ovadia nella canzone di Italo Calvino “Oltre il ponte”, Piero Pelù ne “La guerra di Piero” di Fabrizio de Andrè, Goran Bregovic e la Wedding and Funeral Band in “Bella ciao” e il britannico Billy Bragg in “All You Fascists”, scritta da Woody Guthrie. Appunti Partigiani viene pubblicato nell'aprile 2005, in coincidenza con il sessantesimo anniversario della Liberazione ed è la prima uscita ufficiale su Mescal. Nel novembre 2005, in un momento di pausa nell'attività del gruppo, arriva la notizia dell'abbandono del cantante Stefano cisco“Cisco” Bellotti. Il gruppo è spiazzato, ma decide di tornare al più presto a suonare dal vivo, affidandosi a una formazione con doppio vocalist, come agli inizi. Entrano nell'organico così il sassolese Davide “Dudu” Morandi, cantante dei “Mocogno Rovers”, e la cantante e attrice correggese Betty Vezzani, già impegnata sia in varie collaborazioni musicali di matrice folk e rock. Nel 2006 esce il nuovo disco, prodotto dall'inglese Peter Walsh, già al fianco, tra gli altri, di Simple Minds e Peter_GabrielPeter Gabriel. Tra gli ospiti di rilievo, Luca “Rude” Lombardo, rapper bolognese trapiantato a Barcellona, già collaboratore di Manu Chao, Fermin Muguruza e La Kinky Beat, la brass band macedone Kocani Orkestar e il celebre musicista irlandese Terry Woods, ex Pogues e tra i principali esponenti del folk irlandese dagli anni 70 a oggi. Dopo il lungo inverno (Mescal) compare nei negozi alla fine del 2006, e contiene qualche significativa novità. Un pezzo come "Mia dolce rivoluzionaria", ad esempio, nonostante le solite premesse (incluso l'invito "Alza il pugno!" contenuto nel booklet), preannuncia che "ora servono nuove parole", perché "la risposta è più complicata". Già qualcosa... "Quel giorno a primavera" e "Mama Africa" tornano finalmente a graffiare, rifuggendo i soliti luoghi comuni terzomondisti, così come "Mala Sirena" è una incursione in Bosnia all'insegna di un laico realismo descrittivo. "Western Union" e "Oltre la guerra e la paura" sono impreziosite dalle interpretazioni intense della nuova vocalist, bettyBetty Vezzani, che porta una ventata di freschezza all'ensemble. In realtà, però, i logori clichè sono duri a morire, come confermano tracce all'insegna di una bolsa retorica ("Il paese delle meraviglie") o dell'ennesima riproposizione di temi stra-abusati come quello del viaggio ("Il treno dei folli"). Pur non uscendo del tutto dal baratro creativo degli ultimi anni, i Modena City Ramblers denotano se non altro la volontà di superare l'empasse in cui si sono cacciati e di inseguire una seconda (quanto, invero, improbabile) giovinezza artistica.

Fonte:www.ondarock.it

 

domenica, 26 agosto 2007

AVISSU A BRUCIARI TUTTI QUANTI di Doriana Goracci

C'è bisogno di tradurre? fuocoFUOCO in Italia, in Grecia PURE. "Tragedia nazionale" italiana e greca, chi vuole si aggiunga a queste catastrofi, c'è posto per i drammi. Il "facciamo un falò" sulla spiaggia, ai margini del bosco, è diventato pericoloso cattivo mortale come l'amore che se fatto senza ragionare, prendendo precauzioni, può finire male, assai male. Come sempre, cerchiamo di comportarci bene alle notizie di queste catastrofi, ci vengono in mente certe sbadatezze, come la cicca buttata dal finestrino, l'erba secca da eliminare, la brace con il vento... cerchiamo una spiegazione, non la troviamo o se la troviamo, la conclusione ci fà ancora più paura (ce l'ho anch'io l'ansia... mia figlia è nel Peloponneso...). Gli incendi dolosi non sono più incendioreati commessi contro boschi e foreste, ma delitti premeditati contro persone ignote per mani ignote con punizioni ignote in quanto ignoti rimangono i terroristi degli ultimi anni, neroni più deficenti di nerone. Forse dobbiamo dire "brucia governo ladro!" anzichè "piove governo ladro!"? Tanto ladro rimane uguale in tutti e due i casi... Ci sono donne piromani? Alla prima domanda riporto una notizia del Corriere della Sera datata 18 agosto 2003, governo e ministri diversi, vi sembrerà di oggi. Alla seconda domanda retorica, una "rinfrescata" storica, che fà pure rima... Pisanu ha pisanuchiesto il riordino del catasto dei terreni bruciati allo Stato, ancora fiamme in tutta Italia Roghi nel Lazio, in Umbria, Friuli, Toscana e Sicilia. Il ministro: rivedere la legge sulle competenze per lo spegnimento. L'Italia è ancora minacciata dagli incendi, anche se i roghi sono di minore ampiezza rispetto a quelli dei giorni scorsi. Le fiamme hanno colpito ancora in Lazio, Umbria, Friuli, Toscana, Sicilia, Abruzzo, Campania, Puglia ed Emilia Romagna. Dal 1384 a Milano, al 1646 a Monthéliard in Francia, il numero delle donne bruciate sui roghi_inquisizioneroghi d'Europa dall'Inquisizione cattolica papale è stimato dagli storici sulla cifra di circa 70mila. Papa Pio V° fu uno di quei fuochisti che, come disse il poeta Aonio Paleario condannato al rogo per aver scritto i seguenti versi contro di lui «Quasi che fosse inverno, brucia cristiani Pio siccome legna per avvezzarsi al fuoco dell'inferno» ha attizzato i fuochi delle donne bruciate sui roghi come streghe. Karol Wojtyla, lo ha innalzato tra i Santi.santi A proposito di riordino del catasto, leggo da un blog: "se il legislatore volesse davvero diminuire gli incendi dovrebbe togliere dalla legge attuale le clausole che prevedono la inedificabilità delle zone bruciate SOLO se l'incendio è stato iscritto dal comune in apposito 'catasto'. Quasi nessun comune, infatti, fa queste iscrizioni, per cui di fatto la inedificabilità è inapplicata, e chi incendia per poi costruire nelle zone bruciate sa che poi normalmente non troverà ostacoli..." Capito? Il fuoco ha una roghiforza enorme, abbagliante e illuminante. Il fuoco riscalda le notti gelate. Ma le notti di questa Europa in fiamme sono calde, bollenti, accese da follie che fanno dire: "Avissu a bruciari tutti quanti" per avere di più, per la robba, per il possesso della terra e non c'è pioggia che rinfranchi. Accendi una candela, una speranza? Bossi ha detto che non si scherza con il fuoco. Spegni la luce: è meglio il buio. Clic.