domenica, 04 maggio 2008

SGARBI IN GALERA!

Dopo aver assistito all'ultima puntata di annozero"Anno Zero" (trasmessa il 1° maggio scorso), durante la quale l'irascibile e furioso Vittorio Sgarbi si è esplicato nelle sue consuete e grossolane esibizioni di intolleranza, nei suoi isterici e demenziali esercizi di "eleganza linguistica", suggerisco di rendere un caloroso omaggio e un pubblico encomio a quel fenomenale “campione” della trashtv2"libertà provvisoria", primatista mondiale di imbecillità, turpiloquio televisivo ed arroganza "demo(n)cratica" che è il folle assessore-teppista e squadrista, villano e nevrotico "critico d'arte" (si fa per dire), nonché esponente politico criptofascista. Dobbiamo restituirgli pan per focaccia. Per cui propongo di dedicargli una sequenza di insulti ed epiteti degni della sua "illustre" e "squisita" persona, in omaggio anche al suo cognome esplicitamente insolente. Dunque, proclamo che sgarbi e rifiuti televisiviVittorio Sgarbi (naturalmente sono graditi e ben accetti vari suggerimenti in tal senso): è una discarica abusiva, un fesso esemplare, un immenso infame, è un zoticone e un cafone, un coglione incommensurabile e un emerito stronzo, una colossale testa di minchia, è un pirla all'ennesima potenza, un picio senza speranza, è un cretinoChe cervellone! da manuale, un idiota irrecuperabile, è uno psicolabile, un malato mentale affetto da demenza senile, è una latrina talmente sudicia e lorda da rendere estremamente arduo l'atto del defecare, è una merdaccia umana; è un cumulo di spazzatura napoletana: ci buttano dentro di tutto; quando Dio ha donato il cervello all'umanità, lui era in bagno; inoltre, Sgarbi ha talmente una faccia da culo che per curarsi le emorroidi si reca dal dentista; se la merda fosse oro, Sgarbi sarebbe un tesoro assai più prezioso e inestimabile delle opere d'arte che ha studiato (inutilmente, visti i risultati ottenuti), e via discorrendo.

Solo ora mi rendo conto di aver scritto una sequela di innocui eufemismi almeno rispetto ai feroci vilipendi adoperati normalmente dallo specialista del turpiloquio Vittorio Sgarbi. Perciò ho deciso di incalzare ed intensificare l'invettiva verbale, rafforzando il tiro al bersaglio.

Parafrasando il celebre sonetto "picaresco" scritto dal poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli, intitolato "Er Padre de li Santi", aggiungo in vernacolo romanesco che:

Sgarbi se pò ddì rradica, uscello
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.

Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello

Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e sarsiccia, e ssanguinaccio.

Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cesscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi'-fratello piccinino.

E tte lascio perzino
Ch'er mi dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.

Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su' mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.

Sono profondamente offeso e incazzato! Non è possibile tollerare la sfilza di beceri improperi e di oltraggiose contumelie lanciate da Sgarbi all'indirizzo del povero e gentile Marco Travaglio e del pubblico, costretti a sopportare ad oltranza la sua infinita e ingiuriosa maleducazione, le sue continue offese e provocazioni verbali.

Le volgari intemperanze del "critico d'arte" più stupido e irritante d'Italia, non hanno indignato nessun esponente dell’establishment politico-televisivo grillonazionale, mentre i presunti attacchi e le cosiddette "sfuriate" di Beppe Grillo, che non erano neanche tanto calunniose o diffamanti, ma solo pesanti critiche (magari un pò eccessive nella forma), hanno destato forti reazioni di scandalo e sdegno al vertice della RAI (e non solo), confermando che esistono due pesi e due misure anche per esprimere giudizi ed istituire sanzioni disciplinari nei confronti di personaggi ugualmente famosi e potenti.

Anche questa ambiguità di valutazione è una concreta ed obbrobriosa testimonianza della pericolosa deriva autoritaria e liberticida assunta dalla nostra società. E non potrebbe essere diversamente visto che siamo rovinosamente capitati in quella scalcagnata "Repubblica delle banane" governata dal Popolo della Libertà... provvisoria!

venerdì, 25 aprile 2008

LE CASTE NON SI COMPORTANO COSÌ  

Per spiegare il crollo elettorale della lista di bertinottiBertinotti, è stato spesso evocato in questi giorni un soggetto fantasmatico: l’elettorato. In realtà, anche se esiste una quota di voto “sciolto”, d’opinione, in democrazia però è sempre il voto organizzato a fare la differenza. Le grandi ristrutturazioni politiche - come il passaggio di consegne dalla Democrazia Cristiana a Forza Italia - sono state spesso segnate dalla morte misteriosa di baroni del voto, come Toni Bisaglia in Veneto, Salvo Lima in Sicilia, Carmine Mensorio in Campania.
Lo strano annegamento di Toni Bisaglia aprì a suo tempo la strada per il passaggio di una quota considerevole del voto democristiano al neonato leghismo; successivamente gran parte di questa massa di voti ha costituito anche il perno del berlusconismo.
Il fratello di Bisaglia - un prete che indagava su quella morte - morì, manco a dirlo, anche lui annegato in circostanze altrettanto non chiarite. Persino la cosiddetta “sinistra” si sostiene soprattutto sul voto organizzato, ed è noto che la Lega delle Cooperative e la CGIL controllano milioni di voti.
Una quota non cospicua, ma comunque consistente, di questi voti è sempre andata a sostenere Bertinotti, che spesso si è mostrato ricattabile a causa di questa dipendenza. Nel 1995 Rifondazione Comunista non poté far mancare al governo lamberto-diniDini i suoi voti di fiducia, proprio perché questa dipendenza gli fu fatta pesare dai dirigenti della CGIL. L’entrata nella Caricatura di BertinottiSinistra Arcobaleno di due ex-dirigenti DS del calibro di Mussi e Salvi avrebbe dovuto garantire Bertinotti che l’ulteriore annacquamento del suo messaggio politico e la rinuncia alla falce e martello, sarebbero stati comunque compensati da voti gestiti dalla stessa CGIL e dalla Lega delle Cooperative. Mussi e Salvi hanno invece recato solo danni, disorientando il tradizionale voto di appartenenza e di bandiera, e non portando nessuna frazione di voto organizzato.
In più, anche Bertinotti è stato lasciato a secco dagli ex-colleghi della CGIL. La cosa era persino risaputa, tanto che il segretario dei Comunisti Italiani, Diliberto, ha colto un pretesto per rinunciare alla candidatura e non esporsi alla figuraccia di essere trombato alle elezioni.
In questi giorni furoreggia nelle librerie un altro best-seller che ci intrattiene sulle magagne dell'altra “casta”: i sindacati, che sono diventati vere e proprie aziende di Stato, che gestiscono grosse quote di salario operaio ed anche di denaro pubblico.








Ora, proprio questa “casta” non aveva nessun interesse ad affidarsi esclusivamente a Veltroni e a liquidare definitivamente non soltanto Bertinotti, cosa_rossaDiliberto, Mussi e Salvi, ma persino Boselli. Una posizione di potere e di privilegio garantita ai dirigenti sindacali dal controllo di un ente come l’INPS, è oggi esposta ai pericoli di una privatizzazione, che potrebbe verificarsi anche a vantaggio di agenzie finanziare internazionali che devono compensare lo sfuggire di altri business, a causa della crisi finanziaria di origine statunitense.

Di fronte ad un rischio del genere, avere qualche appoggio in più in Parlamento avrebbe fatto comodo ai dirigenti sindacali, che invece hanno portato tutti i voti da loro gestiti ai piedi dell’altare veltroniano. Mentre i dirigenti della Lega delle Cooperative possono essere stati convinti a sostenere esclusivamente veltroni2Veltroni dietro la promessa di altri affari a cui partecipare, ciò non può essere avvenuto con i dirigenti sindacali, i quali possono vedersi sfuggire le loro galline dalle uova d’oro proprio a causa della crescente invadenza dell’affarismo privato e dalla ingerenza delle multinazionali. Nella scelta di presentarsi alle elezioni senza gli alleati tradizionali, la malafede di Veltroni è stata evidente nel momento in cui non si è limitato a mollare la cosiddetta “sinistra radicale”, ma ha condannato alla sparizione anche i socialisti del mite e remissivo Boselli, rispetto al quale non aveva nessuna differenza “programmatica”.
Veltroni ha rivendicato perciò una posizione di monopolio assoluto a sinistra. Fidarsi di un unico padrone non è saggio, e nessuna “casta” ha mai consentito volentieri all’accumulo di un tale potere personale. Oggi si parla sempre della “Storia” intesa come una sorta di categoria dello spirito, un astratto tribunale che pronuncerebbe sentenze che i media si incaricano di rivelarci.
Nel frattempo, l’esperienza storica - cioè il ricorrere di certi comportamenti, il verificarsi di certe costanti - viene tranquillamente ignorata e rimossa. L’esperienza storica dice che le caste non si comportano così, non si legano mani e piedi ad un unico padrone, a meno di non esservi costrette.
Come spesso accade, la denuncia pubblica delle nefandezze di una oligarchia - di una “casta” -, è conseguente proprio al declino di quella oligarchia, al fatto che è stata espugnata e sottomessa da altri poteri, in questo caso il potere colonialistico degli Stati Uniti. Infatti si è scoperta la pedofilia dei preti allorché il potere finanziario del Vaticano era ormai in declino irreversibile.
Quando un RatzingerHitleRatzinger - ormai così artificiosamente pomposo da sembrare il Bonifacio VIII di Dario Fo - si presenta all’ONU per sostituire i Vangeli con la Dichiarazione d’Indipendenza degli zio_samStati Uniti d’America, va a mettere in crisi proprio i miti di cui si è sempre avvolta la casta clericale, che non ha mai parlato di “diritti umani” concessi direttamente dal Creatore, ma ha sempre posto l’enfasi sul proprio specifico ruolo di mediazione, in quanto rappresentante in Terra di Cristo.
Il calo di brache - o di sottane - di Ratzinger trova quindi corrispondenza in altri cali di brache nei confronti del colonialismo statunitense che si stanno verificando in questo periodo in Italia e in Europa.
Fonte: www.comidad.org
domenica, 06 aprile 2008

I CATTIVI PENSIERI SU MALPENSA

Nelle discussioni di questi ultimi giorni circa il rischio di chiusura corso dall’aeroporto di Malpensa, è mancata l’osservazione della prossimità dell’aeroporto stesso alla base NATO di Solbiate Olona.

Questa base è in piena espansione, anche per la costruzione di alloggi per i militari, perciò tende ormai a sconfinare nella zona dell’aeroporto civile. Che l’operazione colonialistica di Air France sia stata in realtà preparata e favorita dal colonialismo statunitense, è un sospetto che poggia su dati concreti.

Il precedente costituito dagli ostacoli che la base di Sigonella in Sicilia sta creando da anni al traffico aereo civile e ad un aeroporto relativamente piccolo come quello di Fontanarossa, avrebbe dovuto avvisare sul fatto che la presenza nel Nord-Italia di tre basi delle dimensioni di Aviano, Vicenza e Solbiate Olona sarebbe andata inevitabilmente a chiudere lo spazio aereo al traffico civile, considerando che Malpensa ha invece il volume di traffico di un aeroporto intercontinentale.

È chiaro però che, nella cosiddetta “sinistra radicale”,cosa_rossa nessuno si è sentito di subire l’aggressione che il manifestare questi cattivi pensieri su Malpensa avrebbe comportato da parte dei sedicenti “filo-americani” - in realtà feticisti razziali delle oligarchie anglosassoni -, le cui argomentazioni sono di per sé qualificanti: intimidazione, ridicolizzazione, psichiatrizzazione, insulti personali. Eppure tra queste argomentazioni ce n’è anche una interessante: la minimizzazione. Si sottolinea spesso da parte dei 11_settembre“filo-americani” che delle oltre cento basi USA e NATO che sono sul territorio ex-italiano, meno della metà possiede una vera operatività sul piano militare, anzi si tratta a volte di siti in cui si trova un’antenna radar o poco più. In effetti è vero che anche una superpotenza super-militarizzata come gli Stati Uniti, non potrebbe coprire con installazioni militari funzionanti tutto questo territorio. Ma allora perché occuparlo? Un discorso che avrebbe dovuto ridimensionare il problema, in realtà è quello che apre il vero problema.

Tutta questa presenza capillare di basi USAu-sapevamu e NATO ottiene infatti il risultato di sottoporre l’intero territorio ex-italiano a servitù militare ed al segreto militare. I “filo-americani” si dicono convinti che, nonostante tutto questo territorio a disposizione  e nonostante la garanzia di tanta impunità, gli americani siano esseri talmente superiori, sovrumani, puri ed angelici che non ne approfitterebbero mai per contrabbandare in Italia oppiol’oppio afgano e il petrolio iracheno. Con la sua solita impudenza, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, disse in un’intervista televisiva di due anni fa di aver impedito una campagna di stampa che si stava profilando contro di lui negli Stati Uniti, semplicemente minacciando di rivelare il ruolo che aveva svolto la mafia per conto degli USA nell’esproprio dei terreni agricoli utilizzati per la base di Comiso in Sicilia. Comiso costituisce un paradigma interessante dei rapporti che gli USA e la NATO intrattengono con la criminalità organizzata. Anche la base di Comiso non è più realmente operativa, eppure gli Stati Uniti si guardano bene dal mollarla.

Il paradigma-Comiso potrebbe risultare utile anche per analizzare la questione della camorra in Campania e, sino a quattro o cinque anni fa, persino un giornale come “il Manifesto” qualche articoletto sul nesso NATO-criminalità organizzata se lo lasciava ancora sfuggire. Oggi, invece, dopo il ciclone-Roberto Roberto SavianoSaviano, un argomento del genere è diventato un tabù. Ormai è proibito parlare di criminalità organizzata se non in termini strettamente autorazzistici. Il fenomeno di divismo che è stato costruito su Roberto Saviano è indice del rilievo che la “Psycological war” gli attribuisce. Saviano è diventato un simbolo di successo da offrire alle giovani generazioni e, non a caso, viene spesso difeso dalle critiche con lo stesso argomento a cui ricorrono i vertici confindustriali, cioè l’accusa di invidia che colpisce ormai ogni manifestazione di dissenso.

Oggi c’è troppo scontento, perciò la “Psycological war” deve cercare di deviarlo su bersagli fittizi, meglio ancora se il colpevole viene individuato fra le stesse vittime. Che “la colpa è nostra” è uno di quegli argomenti che funzionano sempre, dato che non possono essere mai del tutto smentiti per quanto sono generici. Spostare dissensi e discussioni su un piano astratto è quanto di meglio possa ottenere la “Psycological War”, perciò non è un caso che lo stesso editore di Saviano - Mondadori -, abbia pubblicato anche il libro in cui Giulio Tremonti esponeva le sue tesi di “no global” di destra.

Sono risultate  già indicative alcune delle critiche che sono state rivolte a Tremonti, critiche secondo cui l’attuale crisi economico-finanziaria non sarebbe dovuta, come invece sostiene Tremonti, ad eccesso di “mercatismo”, ma, al contrario, al fatto che vi è troppo poco Mercato.

In realtà, si può affermare con altrettanta attendibilità che la crisi sia dovuta ad eccesso di Mercato oppure a mancanza di Mercato, poiché il “Mercato” non esiste:Globo-colonizzazione nel migliore dei casi è un‘astrazione funzionale alle ipotesi economiche; nel caso peggiore - e più frequente - è un mito della propaganda che serve a mascherare le vere responsabilità, creando l’illusione di un’entità superiore e impersonale che sovrintende alle umane vicende. Anche la “globalizzazione” costituisce un’astrazione ed uno slogan, perciò si può anche essere  “no global” senza accorgersi che il colonialismo e l’affarismo passano per cose concrete come l’occupazione militare di un territorio.

 

FLASH COMIDAD  

 

Conversioni  (1)

La conversione al cattolicesimo del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam, musulmano non praticante, ha fatto il giro del mondo.

Ma in realtà, il battesimo impartito in VaticanoHitleRatzinger da Benedetto XVI è solo la consacrazione di una conversione già avvenuta: quella all’occidentalismo. Allam ha difeso ad oltranza la politica criminale dell’amministrazione USA, ha dato il suo appoggio incondizionato all’aggressione israelianaPalestina sui palestinesi, ha sostenuto con tetro piglio autorazzista le tesi americane sul cosiddetto “terrorismo islamico”, ha svolto dove e come ha potuto la sua funzione di provocatore islamofobo (…la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento  e storicamente conflittuale…).

D’altro canto seguire il catechismo dell’occidentalista offre serie opportunità di successo, editoriale e non, persino ad un “immigrato” come Allam; basta utilizzare l’islamofobia (Fallaci) o l’autorazzismo (Saviano) o l’anticomunismo (Pansa);  oppure tutti e tre, come ha fatto Magdi Cristiano Allam.

 

Conversioni (2)

I fondamentalisti del libero mercato sono in crisi, si riscopre il protezionismo, l’intervento statale (cioè il denaro pubblico) non è più un tabù.

Joseph Lipsky, manager del Fondo monetario internazionale e pasdaran del liberismo, lancia appelli drammatici perché i governi salvino, con massicci programmi di spese, l’economia mondiale dal crollo.

 Il capo della Deutsche Bank, Josef Ackermann, confessa di non credere più nelle capacità di Crisiautoguarigione del mercato, e sostiene la necessità di un intervento regolativo dello Stato. Com’è noto il libero mercato non è mai esistito; il mito del libero mercato è stato usato come randello coloniale per piegare i paesi colonizzati e invaderli con le merci dei colonizzatori; ma l’affarismo criminale si è potuto sviluppare solo con la certezza di essere salvato dallo Stato in caso di difficoltà.

Fonte: www.comidad.org

postato da: luciospartaco alle ore 11:08 | Permalink | commenti
categoria:religione, libero pensiero, dibattiti, 11 settembre, ingiustizia, capitalismo, lotta di classe, banche armate, no vat, oppio dei popoli, mercato delle vacche, igiene mentale, imperialismi, cervelloni, vandalismi e devastazioni, terrorismo mediatico, opportunismo politico, terre madri, vertenze g-locali, potere criminale, sfruttamento globale, padroni e padrini, machiavellismi, clericalismo mafioso, inganni e menzogne globali, ipocrisie e perversioni vaticane, illuminati e oscurati, affarismo criminale, razzismo e imperialismo, globocolonialismo, antimperialismo e terzomondismo, cretinismo parlamentare, corruzione politica, guerre interne, adesioni e solidarietà, lotte e movimenti, aldilà e aldiqua, fregature eterne, antagonismo sindacale, tam tam antagonista, guerre ed affari, militarismo e nazionalismo, firme dautore, antiamericanismo globale, sinistre e sinistri, turbocapitalismo sfrenato, nuovi populismi, alienazione sociale, amarezze e delusioni, motore del mondo, meridionalismo, menzogne e mistificazioni, efficientismo militare, emergenze permanenti, banche e usurai, lobbies e logge, democrazia armata, oro nero e oro blu, acqua santa, internazionalismo rivoluzionario, nuovi schiavismi, liberismo e protezionismo, classismo e xenofobia, lotta contro le multinazionali, i-mitologia affarista, propaganda ideologica borghese, provocazioni filoamericane, banca-rott-ieri, panacea miracolosa, panza e finanza, comunicati e scomunicati, diabolik cattivik e cattolik, psicosomatici e psicopatici, antagonismo sociale, chierici s-clero-tici s-cler-ati, apologia dellimbecillità, anticonformismo di sinistra, affarismo e buonismo, sinistra benpensante e perbenist, mitologia del capitale, idolatria borghese, liberi e diseguali
giovedì, 21 febbraio 2008

IL BUSINESS DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ABORTO

Il tema dell’aborto arriva in campagna elettorale e già si è allestita la solita rappresentazione di alternative astratte da talk show: “sacralità della vita” da un lato e “libertà di scelta” dall’altro.

In realtà, l’unica alternativa davvero concreta riguarda da una parte l’aborto pubblicamente assistito - che consente anche di prevenire gli aborti e ridurli - e, dall’altra parte, un aborto lasciato in preda all’affarismo privato, il quale ha tutto l’interesse a tenere il numero degli aborti il più alto possibile.

Questo è il motivo per cui anche molte persone sinceramente contrarie all’aborto, difendono l’attuale legge 194, proprio perché temono l’invasione dell’affarismo su questo versante. Il problema è che oggi il business dell’aborto si presenta in termini molto diversi rispetto a quarant’anni fa: non è più un affare di “cucchiai d’oro” cattofascisti, o di cliniche svizzere, o di pionieri “progressisti” del metodo Karman.

Le nuove biotecnologie hanno trasformato gli embrioni e i feti, da scarto biologico che erano una volta, in una materia prima indispensabile per le multinazionali farmaceutiche. Mettere le mani su questa materia prima è da almeno vent’anni per le multinazionali farmaceutiche un imperativo che spiega anche l’ingresso sulla scena dei cosiddetti neoconservatori americani, che sono i pubblicitari del sistema affaristico, incaricati di conferire un alone idealistico anche al più criminale dei business.

In questa campagna propagandistica ovviamente non manca il consueto appello ai facinorosi e sadici, a cui non interessa per niente la salvezza del nascituro, ma solo che la donna che abortisce venga umiliata il più possibile. Ma c’è anche qualcosa di più sottile ed ammiccante e, proprio per questo, l’operazione pubblicitaria è stata affidata al “neocon” Giuliano Ferrara, il quale, con il suo tono un po’ intimidatorio ed un po’ ruffianesco, lascia intendere che il suo obiettivo non sia di abolire la legge 194, ma di fare esclusivamente una battaglia di principio con finalità educative.

Insomma, si cerca di far credere che si tratterebbe di condannare l’aborto come “idea”, ma di tollerarlo come pratica, come in effetti già molti fanno. Qui si annida l’aspetto più subdolo della questione, poiché per eliminare l’assistenza pubblica all’aborto non è affatto necessario abolire la legge 194, ma è sufficiente sabotarla con una serie di circolari applicative, il che è esattamente ciò che Ferrara afferma di voler fare se diventasse ministro della Salute.

Se l’aborto pubblicamente assistito diventasse impraticabile a causa di un iter eccessivamente inquisitorio e umiliante, ecco che si creerebbero le condizioni per far apparire la privatizzazione dell’aborto come una liberazione. Bisognerà quindi fare attenzione al gioco di squadra che stanno mettendo su l’aspirante ministro Giuliano Ferrara e la leader del partitino biotecnologico, Emma Bonino.

La soluzione che si sta prospettando è di dar modo alle donne di abortire anche presso strutture private che abbiano finalità di ricerca scientifica. In questo modo le donne, oltre ad abortire in modo più rapido e sicuro rispetto alla struttura pubblica, potrebbero anche dare il loro contributo al progresso scientifico, alla sconfitta delle malattie genetiche, eccetera, insomma tutta la storiella propagandistica che le multinazionali farmaceutiche ci propinano ogni volta. Occorre ricordarsi che la privatizzazione dell’aborto è un vecchio obiettivo del Partito Radicale, che richiese un referendum in tal senso subito dopo l’approvazione della legge 194, contro la quale aveva votato in Parlamento.

Il referendum abrogativo radicale fu presentato del tutto in parallelo a quello del cosiddetto “Movimento per la Vita”, di ispirazione cattofascista;  del resto, la proibizione dell’aborto e la sua privatizzazione hanno in comune gli stessi sbocchi affaristici. Che si tratti della “Vita”  o del  “Progresso Scientifico”, l’affarismo ha comunque bisogno di un Moloc al quale obbligare a sacrificarsi.

Fonte: www.comidad.org

sabato, 02 febbraio 2008

Sulla questione della visita all’Università La Sapienza di Roma, HitleRatzingerRatzinger ha giocato astutamente ad atteggiarsi a vittima, ma è anche vero che i docenti che si opponevano alla sua visita hanno giocato a loro volta su una identificazione con Galileo che non aveva alcun fondamento storico. Nel processo di Galileo la questione dell’eliocentrismo e del geocentrismo fu marginale, poiché è ormai dimostrato che anche la teoria eliocentrica era ritenuta accettabile nell’ambito delle gerarchie ecclesiastiche, ed era stata persino utilizzata per risolvere alcuni problemi tecnici nella riforma del calendario operata dal papa Gregorio XIII nel 1582 (è lo stesso calendario che vige ancora adesso).

Lo scontro con Galileo fu determinato dal fatto che questi reclamava la sua autonomia come scienziato, cioè non accettava più una subordinazione gerarchica in cui ogni ricerca doveva essere condizionata dalla paternalistica accondiscendenza delle autorità ecclesiastiche. D’altra parte questa autonomia reclamata da Galileo si basava su un tipo di ricerca scientifica che poteva esercitarsi con risorse estremamente limitate.

Negli ultimi anni di vita, Galileo poté attuare importantissime ricerche di fisica con pochissimi soldi, cosa inconcepibile attualmente, dato che la ricerca dipende dai fondi che le vengono concessi e non certo dai permessi ecclesiastici.

Oggi la ricerca è finanziata da denaro pubblico, ma risponde  ad interessi privati. Questo intreccio tra denaro pubblico ed affarismo privato costituisce attualmente la vera forca caudina dello scienziato, perciò far finta di vivere ancora nel XVII secolo è un modo per non vedere ciò che accade oggi, ed anche per chiudere gli occhi di fronte al vero ruolo di un Ratzinger.

Quando a Stalin obiettarono che una sua decisione sarebbe dispiaciuta al papa, egli rispose con una domanda sarcastica : Mistici armati“Quante divisioni ha il papa?” La frase di stalinStalin era concreta, ma incompleta, in quanto avrebbe dovuto anche chiedere: “Quante banche ha il papa?” Ai tempi di Stalin la Chiesa Romana era ancora una potenza finanziaria in proprio, come lo era stata da sempre. Ancora prima che la Chiesa Cattolica diventasse  la religione di Stato dell’Impero Romano, questa identificazione tra Chiesa e Banca era essenziale, organica. Callisto I - da cui hanno preso il nome le famose catacombe e che fu papa dal 217 al 222 - era lo schiavo di un potente liberto imperiale, Carpoforo, anch’egli cristiano.

Sebbene  fosse giuridicamente uno schiavo, Callisto era a capo di una banca e fu protagonista di uno scandalo finanziario, per il quale venne anche arrestato, ma poi liberato proprio su pressione dei suoi creditori che speravano di riavere i loro soldi.

Papa Callisto I, banchiere e bancarottiere dei tempi eroici e pionieristici del cattolicesimo, oggi si rivolterebbe nella tomba se potesse vedere la sua creatura ridotta a potenza finanziaria subordinata, ad appendice e colonia della finanza tedesca.santi subito

Fatti fuori Sindona, papa Luciani e Calvi, la “finanza cattolica” non esiste praticamente più, ed il segno di questo tramonto è appunto la scomparsa dei papi italiani. papa-ratziRatzinger recita ad uso dei media la parte dell’intellettuale e del teologo, ma i suoi scritti sono dei collage di citazioni, tenute insieme da luoghi comuni e frasi fatte. Ratzinger non è lì in quanto “tradizionalista”, ma in quanto rappresentante dei poteri finanziari che oggi controllano la Chiesa Cattolica. Per un ricorso storico, la Germania espresse già agli inizi del XVI secolo una grave sfida finanziaria nei confronti del potere papale, quando Lutero, per conto dei Principi tedeschi, guidò la rivolta contro i tributi da versare a Roma sotto forma di indulgenze.

Grazie a quei soldi sottratti al papa, i Principi tedeschi lanciarono una terribile offensiva di classe contro le loro popolazioni contadine, stroncandone ogni tentativo di resistenza, fatto che lo stesso Lutero si incaricò di santificare, scrivendo che massacrare i contadini corrispondeva alla volontà divina.

Anche la storia della Riforma Protestante, è storia di denaro più che di idee religiose.

Fonte: www.comidad.org

venerdì, 01 febbraio 2008

LA N.A.T.O., CORDATA DELL’AFFARISMO CRIMINALE

La settimana scorsa ha suscitato grande commozione l’episodio della “libera uscita” dei Palestinesi di Gaza verso l’Egitto, in cerca dei generi di prima necessità che l’assedio israeliano aveva ormai reso introvabili.

Di fronte all’evidenza della malvagità con cui questo assedio viene operato, la propaganda ufficiale si è subito rimessa in moto per giustificare il governo israeliano in nome della sicurezza minacciata dai presunti lanci di missili da Gaza.gaza La discussione mediatica si è perciò accentrata sulla questione se sia giusto o meno punire un intero popolo per le azioni di alcuni. È certamente una grande questione, ma assolutamente fuori luogo nella circostanza, poiché qui si tratta anzitutto di capire se ci sia qualche attendibilità nelle minacce che il governo israeliano denuncia. Come è noto, in Israele per legge ogni notizia di carattere militare è monopolio del governo, quindi non c’è alcuna possibilità per chiunque di controllarne la fondatezza. Dato che Militarismo israelianoIsraele è sempre in guerra ed ogni notizia ha un risvolto di interesse militare, risulta di conseguenza che in quella che la propaganda ufficiale chiama “l’unica democrazia del Medio Oriente”, tutta l’informazione è al di fuori del mitico “controllo democratico”. Il problema della democrazia è che al controllo democratico sfugge praticamente tutto, dato che ovunque può esserci una sicurezza minacciata ed in ogni momento può scatenarsi un’emergenza.

Persino l’economia israeliana è inseparabile dal contesto del segreto militare e non c’è operazione affaristica che non avvenga in un ambito militarizzato. È nel contesto del segreto militare, che oggi gli Israeliani stanno rapinando l’acqua del sud del Bombe sul LibanoLibano, esattamente come è avvenuto nel 1967 con l’acqua del Golan siriano e nel 1948 con i fiumi della Giordania. In quell’area geografica, l’acqua è preziosa quanto l’oro e si può quindi comprendere di che affare si tratti. Democrazia e capitalismo diventano astrazioni metafisiche ad uso della propaganda, se non si tiene conto degli intrecci dell’affarismo con la spesa pubblica, con l’occupazione militare del territorio e con la criminalità comune. I famigerati coloni israeliani che arrivano sempre a seguito delle truppe, si comportano come criminali comuni perché è in quell’ambito che vengono reclutati. Ma anche la NATO sta fondando oggi un suo Stato in Kossovo in collaborazione con la criminalità comune del luogo.

Affarismo e criminalità non si trovano soltanto sotto l’ombrello della NATO, ma sono la NATO: non si può capire nulla di questa organizzazione sorta dai trattati internazionali, se non la si inquadra nelle sue funzioni di traffico illegale consentito dalla extraterritorialità delle basi e dei porti militari.

Non c’è praticamente settimana che sugli scaffali delle librerie non compaia qualche libro che si incarichi di screditare le tesi “complottistiche”,11 settembre come se chi denuncia il crimine affaristico/governativo dovesse per forza pensare ad una mente o una centrale unica che diriga tutte le operazioni. In realtà l’affarismo criminale funziona con il sistema della cordata: ad un business altri se ne agganciano e, una volta che un territorio è stato occupato e coperto dal segreto militare, le occasioni affaristiche si formano giorno per giorno, ed un affare può tirarsene dietro un altro, ciò all’infinito.

La base NATO di Bagnoli a Napoli non è destinata ad un unico e specifico traffico, ma c’è di tutto: in passato le sigarette, oggi la droga e i rifiuti tossici; e persino la propaganda necessaria a coprire il tutto con il mito camorristico,  può diventare business a sua volta, come ha fatto la Mondadori con il best-seller “Gomorra”.Gomorra di Roberto Saviano Qui non c’è nulla da immaginare o da scoprire, dato che si tratta esattamente dei sistemi con cui il colonialismo britannico nel XIX secolo ha spolpato la Cina, che pure formalmente è sempre rimasta indipendente. Quando Giulietto Chiesa ci informa sugli abusi commessi dalla CIA con i famosi “voli”, fa un’opera meritoria, ma anch’ egli rischia di farsi tramite della disinformazione nel momento in cui accetta di credere che agli agenti della mierdaCIA - e di tutti gli altri servizi segreti  agganciati a loro -, gliene freghi davvero qualcosa di catturare i ”terroristi”. Quello che interessa alla CIA è l’extraterritorialità delle basi, e tutti i possibili traffici illegali collegati a questa occupazione del territorio di Paesi europei. Quindi oggi anche la CIA cerca di plasmarsi sul modello della NATO, poiché tutto il potenziale operativo dei servizi segreti rimane sotto-utilizzato se non ha a disposizione il controllo materiale del territorio.

Fonte: www.comidad.org

venerdì, 02 novembre 2007
INDUSTRIALE VIVE DA OPERAIO ''IL 20 AVEVO GIA' FINITO I SOLDI''
 Enzo Rossi ha passato un mese come i suoi dipendenti e dopo quest'esperienza ha deciso di dare aumenti a tutti.
[Enzo Rossi]
Industriale vive da operaio "Il 20 avevo già finito i soldi". "L'ho fatto anche per le mie figlie, che non hanno mai provato privazioni".
Dall'inviato di
Repubblica.it JENNER MELETTI
CAMPOFILONE (Ascoli Piceno) - Per un mese ha provato a vivere con lo stipendio di un operaio. Dopo 20 giorni ha finito i soldi. Enzo Rossi, 42 anni, produttore della pasta all'uovo Campofilone, ha deciso allora di aumentare di 200 euro al mese, netti, gli stipendi dei suoi dipendenti, che sono in gran parte donne. Ha dichiarato di essersi vergognato, perché non è riuscito a fare nemmeno per un mese intero la vita che le sue operaie sono costrette a fare da sempre. Ha detto che "è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri".

Signor Rossi, per caso non sarà comunista?
"No. Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli che votavo non sanno fare nemmeno l'opposizione".

Perché allora questo mese da "povero" e soprattutto la decisione di aumentare i salari a chi lavora per lei?
"Perché stiamo tornando all'800, quando nella mia terra c'erano i conti e i baroni da una parte ed i mezzadri dall'altra, e si diceva che i maiali nascevano senza coscia perché i prosciutti dovevano essere portati ai padroni. Negli ultimi decenni il livello di vita dei lavoratori era cresciuto e la differenza con gli altri ceti era diminuita. Adesso si sta tornando indietro, e allora bisogna rimediare".


Aveva bisogno davvero di provare a vivere con pochi soldi? Non poteva chiedere a chi è costretto a farlo, senza scelta?
"Certo, sapevo come vivono le donne che lavorano per me. Ma ho fatto questa esperienza soprattutto per le mie figlie, che non hanno mai provato le privazioni. Ho voluto fare toccare loro con mano come vivono la grandissima parte delle loro amiche".
Come si è svolto l'esperimento?
"E' stato semplice. Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. nuovi_poveriDuemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette... Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione".
Signor Rossi, lei è mai stato povero?
"Sì, anche se ero già un piccolo imprenditore. Nel 1993 - erano già nate le mie figlie - ho dovuto chiedere soldi in prestito agli amici per mantenere la famiglia. Non mi vergogno a dirlo, tanto quei soldi li ho restituiti. E' anche per questo che nell'esperimento ho coinvolto la famiglia. Volevo che le mie figlie vivessero in una famiglia con pochi mezzi, per trovare difficoltà e provare a superarle".
Il momento peggiore?
"L'ultimo giorno, quando ho deciso di arrendermi. Entro nel bar con 20 euro in tasca, gli ultimi. Sono conosciuto in paese, siamo 1.700 abitanti in tutto e gli imprenditori non sono tanti. Mentre entro un pensiero mi fulmina: e se trovo sei o sette amici cui offrire l'aperitivo? Non ho abbastanza soldi. Ecco, ci sono tanti operai che, quando tocca il loro turno, debbono pagare da bere agli altri, perché non è bello fare sapere a tutti che si è poveri. Sono in bolletta e non lo dicono a nessuno. In quel momento ho pensato: tanti di quelli che sono qui sono poveri davvero e non per un mese. Mi sono sentito come quando sei immerso in mare a 20 metri di profondità e scopri che la bombola è finita". 
[Il pastificio di Rossi]
E allora ha deciso di aumentare i salari.
"E' il minimo che potevo fare. Secondo l'Istat, il costo della vita è aumentato di 150 euro al mese. Per quelli come me non sono nulla. Per gli operai 150 euro al mese in meno sono quasi 2.000 all'anno, e questo vuol dire non pagare le rate della macchina o non comprare il computer al figlio. E poi, lo confesso, io ho aumentato i salari anche perché sono un egoista. Secondo lei, come lavora una madre di famiglia che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà la testa, durante il lavoro? Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. E' giusto che siano ricompensate".
Se aumenta gli stipendi, vuol dire che l'azienda rende bene.
"Nel 1997, quando ho preso il pastificio Campofilone, il fatturato era di 90 milioni di lire. Quest'anno arriveremo a 1,6 milioni di euro. Da due anni le cose vanno davvero bene, e mi posso definire benestante. Non è giusto che sia solo io a goderne. Il valore aggiunto derivato dalla trasformazione della farina e delle uova deve portare benefici sia ai contadini che mi danno la materia prima che ai lavoratori della fabbrica".
Come l'hanno presa, i suoi colleghi industriali? montescemolo
"Mi sembra bene. Alcuni mi hanno telefonato per sapere se l'aumento di 200 euro è uguale per tutti e altre cose tecniche. Forse vogliono imitarmi e questa è una cosa buona. Io ho spiegato che sarebbe giusto non fare pagare alle aziende i contributi relativi a questo aumento. Se il governo capisce (mi ha telefonato anche Daniele Capezzone, della commissione imprese) l'idea di prendere ai ricchi per dare ai poveri non resterà soltanto un manifesto".
domenica, 28 ottobre 2007

 Non si tratta di una banale notizia di gossip, ma di un caso emblematico di incoerenza e confusione morale, intellettuale e politica. Ieri coppie di fatto, benché privilegiate, oggi coppie di "(s)fatti"!

Casini- Caltagirone, nozze a Siena

Matrimonio con rito civile celebrata dal sindaco Cenni

(ANSA) - SIENA, 27 OTT - Alle 19.12 Pierferdinando Casini prima e Azzurra Caltagirone hanno detto si' davanti al sindaco di Siena. Cosi' la coppia, che ha gia' una figlia, ha celebrato il suo matrimonio. La cerimonia si e' svolta nella Sala del Buongoverno, sotto l'affresco di Ambrogio Lorenzetti (1337), primo affresco laico italiano. Il sindaco Maurizio Cenni nel discorso ha spiegato il senso dell'affresco. Dopo, una passeggiata in piazza del Campo tra una folla di curiosi e paparazzi.

Fonte: www.ansa.it

 

GUARDA GUARDA, LE STRANE COPPIE DEL POLO
Nel governo (*) sono molti i conviventi, temporanei o no, tuttavia strenui avversari dei Pacs

 

di Federica Fantozzi

Mentre infuria la tempesta sui Pacs - osteggiati da Lega, Udc e parte di Fi, scomunicati dal cardinal Ruiniruini_burns come rovina-famiglie, derubricati a contratti amministrativi da grande_centro_bigottoRutelli - una lettrice scrive: «Certo i redditi dei parlamentari non hanno bisogno dei Pacs». Però i nostri eletti hanno già la possibilità di avvalersi dei relativi benefici: basta una semplice dichiarazione per estendere pensione e assistenza sanitaria al/la convivente. Categoria questa che in molti - per scelta o lungaggini nello scioglimento del rapporto precedente - sperimentano. Così capita che quando Pier Ferdinando Casini e la convivente Azzurra CaltagironePierferdinando Casini chiede «rispetto per il suo diritto di dire laicamente no» ai Pacs, gli replichi «con rispetto» il Dl Mantini: «Casini che conosce la condizione dei conviventi e dei padri di fatto comprenda che i valori si tutelano senza ipocrisie...». Il cattolicissimo presidente della Camera convive obtorto collo: pendente la sua richiesta alla Sacra Rota di annullamento del matrimonio con Roberta Lubich (sposata dopo l’annullamento delle precedenti nozze di lei) da cui ha avuto due figlie adolescenti, è legato all’imprenditrice Azzurra Caltagirone e padre della piccola Caterina. Il leader di Cl e “governatore” lombardo Roberto Formigoni che ritiene la posizione di Prodi staino_pacssui Pacs «uno scivolone rivelatore di come l’Unione non voglia difendere la cellula fondamentale della società: la famiglia» 6 anni fa finiva sulla copertina di Novella 2000 accanto alla fidanzata Emanuela Talenti in lacrime. Il Celeste e l’altissima indossatrice facevano coppia nelle occasioni sociali, trascorrevano le vacanze insieme ed erano dati per nubendi dai rotocalchi rosa: invece non fu così. Nando Adornato, ex laico di sinistra convertito alla dottrina teo-con, ha precisato alla Stampa che lo inseriva tra gli «onorevoli conviventi» di essere «felicemente sposato da qualche anno». Negli scapigliati anni ‘70 invece, quando «la coppia simbolo erano Simone de Beauvoir e Sartre», preferiva la convivenza (da cui è nato un figlio oggi ventenne) rievocata in un’intervista a Maria Latella: «La coppia aperta che inferno». lapadania_1201_primapaginaLa Lega è paladina della famiglia tradizionale «impostata su riconosciuti valori e responsabilità» con qualche incongruenza. Passi il decennio di convivenza di Umberto Bossi divorziato prima di impalmare Manuela Marrone in seconde nozze. Ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Ruini del matrimonio celtico, con druido e altare a Odino e giuramento «sul fuoco che mi purifica», celebrato nel 1998 da Roberto Calderoli (oggi - che sollievo - regolarmente coniugato davanti a Dio). La PadaniaCalderoli che aborre le coppie di fatto in quanto «atto contro natura e primo passo verso la dissoluzione di una società fondata sui valori» e non pensava che «per un pugno di voti il centrosinistra potesse cadere così in basso», 7 anni fa scambiava i braccialetti (mica gli anelli) con la poetessa Sabina Negri in abito celtico di Gattinoni color Padania in autunno, nella villa del calciatore Vialli: un simpatico rito pagano officiato da Formentini. Nel ‘98 sempre con rito celtico Roberto Castelli, divorziato con un figlio, sposava a Pontida la giovane attivista Sara Fumagalli: nozze “regolarizzate” in comune quest’anno. Dall’esilio dorato di Bruxelles riemerge Franco Frattini per ritenere «non necessaria» l’introduzione dei Pacs in Italia:Satira politica varia «La mia opinione come cittadino è che non ce n’è assolutamente bisogno, tenderei a escluderli. La Costituzione va bene così, la legge è una buona legge». Frattini, separato con una figlia, già fidanzato con un paio di teleconduttrici, è stato goliardicamente salutato da Berlusconi a Gubbio: «Attente ragazze, so che Franco è tornato single...». La nivea attrice Elisabetta Gardini, divorziata con un figlio, convive da anni con un regista, ma come portavoce azzurra ammonisce: «Con Prodi l’Italia imboccherebbe la deriva zapaterista anche sulle questioni eticamente sensibili». Dal sacrificio della convivenza non si è salvato neppure LSilvio Berlusconi: ottenuto il divorzio dalla prima moglie Carla Dall’Oglio ha sposato l’attrice Veronica Lario dopo 6 anni di convivenza. Dei tre figli avuti con lei, la primogenita Barbara è nata prima del matrimonio. E dalla memoria storica rispunta il caso del Dc Alberto Michelini, strenuo custode della famiglia e caro all’Opus Dei. Il futuro deputato forzista visse un breve momento di imbarazzo quando, nel 1989, vennero resi inopinatamente noti i verbali dell’annullamento delle sue prime nozze. «L’uomo deve essere libero e non legarsi mai con alcun vincolo» confessava allora ai giudici della Sacra Rota (poi si risposò).Famiglia Simpson Sua madre testimoniava: «Nostro figlio diceva sempre che non avrebbe mai sopportato una donna vicino per tutta la vita. Per questo con mio marito maturammo la convinzione che sposandosi faceva una buffonata». A diffondere i verbali fu un consigliere comunale missino, Tommaso Manzo, che così si giustificò: «Niente di personale, anche altri candidati Dc sono divorziati e risposati. Ma almeno non poggiano il proprio programma sulla difesa del matrimonio e della famiglia».

Fonte: www.liff.it

 

 

(*) La notizia, risalente al 30 settembre 2005, si riferisce al governo Berlusconi.

 

 

mercoledì, 19 settembre 2007

Il 'fenomeno' Beppe Grillo e il lato oscuro della Rete

Prima parte a cura di Utopico per Cani Sciolti

La rete è il nuovo 'Eldorado' per i politici e 'movimentisti' italiani. Il 'fenomeno' grillo_piazza_vdayBeppe Grillo, il V-Day sono solo l'ultimo esempio di come Internet stia diventando terra di conquista e di manipolazione dell'opinione pubblica o di costruzione del consenso. Spulciando il web e motori di ricerca si trovano informazioni interessanti che aiutano a capire qualcosa di più di quella che sembra essere, all'apparenza, una 'rivoluzione dal basso' difficilmente catalogabile o, per lo meno, poco comprensibile a chi non ha conoscenza ed esperienza della rete, dei suoi meccanismi, del potenziale distruttivo o costruttivo di cui è dotata. Il blog di beppe_grilloBeppe Grillo è diventato, in poco tempo, uno dei siti più frequentati della rete a livello mondiale. Solo merito del comico genovese o dietro questo 'successo' c'è una ben precisa strategia (di marketing web) pensata e gestita da chi, della rete, è attore, protagonista e mentore? C'è un altro blog italiano, quello di Antonio Di Pietro, che ha molte similitudini con quello di Beppe Grillo e, come faceva notare Massimo Mantellini qualche tempo fa. Se proviamo a ricercare i 'gestori' dei due siti in questione ( quello di Grillo e quello di Di Pietro) salta fuori la Casaleggio Associati (guardate in fondo alla home page del blog di Grillo nei Credits).
Chi è la Casaleggio Associati?
La società, come si legge sul
loro sito: "nasce nel 2004 a Milano per volontà di cinque persone interessate alla To blogRete ed alla sua evoluzione." Fin qui tutto normale... Ma è l'obiettivo che chiarisce la natura della Casaleggio Associati: "L'obiettivo della società è di sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari e con la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento."  Bingo!, direbbero gli americani. E infatti è proprio dagli americani che la Casaleggio Associati ha copiato molto e in particolare dalla Bivings group.
Il Marketing virale
La Bivings group è un'agenzia leader nel social network negli USA, nasce nel 1993 matura una esperienza decennale collaborando con corporation di massimo livello. Le multinazionali come la Monsanto, ad esempio, affidano i propri messaggi a società come la Bivings Group, che manipolano l’opinione pubblica grazie al «marketing virale», intrufolandosi nei virusforum di discussione su internet e diffondendo le opinioni delle multinazionali sotto le sembianze di «comuni cittadini». Le multinazionali hanno imparato che il modo migliore per affermare il proprio punto di vista è stare in disparte e lasciare che a sostenerlo siano dei comuni cittadini. Non vi sembra che anche nel caso di Beppe Grillo e dei 'grillini' vi siano molte analogie? Un articolo sul sito web della Bivings intitolato "Marketing virale: come infettare il mondo" avverte che "vi sono alcune campagne in cui sarebbe poco opportuno o persino disastroso lasciare che il pubblico sappia in cosa è direttamente coinvolta la vostra azienda... semplicemente non è una mossa intelligente nel campo delle pubbliche relazioni. In casi come questo è importante prima "ascoltare" quello che viene detto on-line... una volta che vi siete collegati in questo mondo, è possibile inserire su questi canali dei messaggi, che presentano il vostro punto di vita come quello di una disinteressata terza parte... Forse il più grande vantaggio del marketing virale è che il vostro messaggio è posto nel contesto in cui è più probabile che sia preso in seria considerazione." Sul sito della Bivings viene citato un dirigente della MonsantoMcMerda che ringrazia l'azienda di pubbliche relazioni per il suo "straordinario lavoro". "A volte", si vanta la Bivings, "vinciamo dei premi. A volte soltanto il nostro cliente conosce il ruolo preciso che noi abbiamo giocato. In altre parole, a volte la gente non ha la minima idea di essere manipolata da impostori." Riprendiamo da un post su un Meetup:
"Se pensiamo alla struttura dei due siti (quello di Grillo e quello della Bivings - ndr), che sono sostanzialmente identici, addirittura nella scelta dei colori, nella disposizione dei link, nella mappa e organizzazione del sito, che fra l'altro trattano la stessa materia, fanno gli stessi studi sull influenza di internet e sulle reti sociali on-line, con particolare interesse per le applicazioni in politica:
-
studio sulla politica, Bivings group
- studio sulla politica, Casaleggio associati
Leggiamo quello della Casaleggio:
La vita dei siti dei partiti politici è scandita dalle scadenze elettorali.family Gli indecisi prendono le proprie scelte nei 30 giorni precedenti le elezioni e tendono ad utilizzare tutti i media a loro disposizione per informarsi. [...] Riuscire ad influenzare il voto degli elettori è l'obiettivo primario in periodo di elezioni.
Abbiamo scaricato, dal sito della Casaleggio, questo report: "
Novembre 2004 I partiti politici on line in Italia. Dati, interviste e trend della politica on line in Italia" dove leggiamo:
Gli obiettivi
- Convincere gli simpsons-the-couchindecisi a votare il proprio partito.
- Comunicare senza intermediazioni ai cittadini.
- Ricevere finanziamenti direttamente, tramite iscrizioni al partito o acquisto di merchandising.
- Avvicinare le persone al partito, soprattutto i giovani ai quali piace poco frequentare le sezioni locali del partito.
- Mettere a disposizione tutti i materiali e le informazioni per le sedi locali.
- Promuovere le attività delle sezioni locali e dei loro candidati.
- Fare pressioni politiche con iniziative di coinvolgimento attivo del pubblico.
- Costruire programmi politici assieme agli elettori.silvio
- Tenere il contatto con i simpatizzanti con newsletter.
In pratica è quello che sta accadendo con i Meetup di Grillo. Il blog di Beppe Grillo funziona da catalizzatore, promotore e da 'fornitore' di materiali, , i meetup sono le 'sezioni locali', il coinvolgimento attivo sono la raccolta di firme, non c'è intermediazione ma filo diretto di comunicazione attraverso il web. I blog di Antonio Di Pietro, e di Beppe Grillo concepiti e gestiti dalla Casaleggio e Associati (gli stessi di Beppe Grillo) stanno realizzando un progetto e quelli della Casaleggio hanno capito che i messaggi semplici, diretti e con un tocco di populismo in rete funzionano sempre. Massimo Mantellini
citava un intervento sul blog di Tiziano Fogliata che si chiedeva il 18 Gennaio 2006:
Di cosa avranno mai parlato Antonio Di Pietro e Gianroberto Casaleggio? Alcune voci mi hanno riferito di averli visti pranzare insieme lunedì in un locale milanese. Ripeto la domanda: di cosa avranno mai parlato? Forse che il leader dell’Italia dei Valori vuole replicare il successo di Beppe Grillo scalando le classifiche di Technorati? Se questo è l’obiettivo la scelta naturale è rivolgersi appunto alle stesse persone che curano il blog di Beppe Grillo.
La strategia mediatica e le tecniche
Ricapitaliamo... Il 'fenomeno' BeppeGrilloGrillo non sembra essere così 'naif' ma un progetto di web-marketing e comunicazione studiato a tavolino e con ben definiti obiettivi e caratteristiche mutuate da esperienze già attive e realizzate. La rete diventa il mezzo di manipolazione dell'opinione pubblica e di cambiamento dei modi e del sistema di relazione e azione. Le tecniche usate e facilmente individuabili sono le stesse della pubblicità applicate a prodotti non materiali ma, come in questo caso, a opinioni e alla formazione di 'consumatori-utenti' di un progetto politico. Leggiamo la definizione di 'marketing-virale' e avremo altre informazioni:
Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali.La famiglia AdamSimpson È un'evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un'intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. Il principio del viral marketing si basa sull'originalità di un'idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l'idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del "passaparola", la conoscenza dell'idea. Un altro termine e metodo è il 'guerrilla advertising' dove si collaudano e si sfruttano tutti i nuovi percorsi della mente connettiva.Che cervellone! La guerrilla non colpisce la massa ma il singolo, invertendo il meccanismo di generazione di notorietà. Gli attacchi di guerrilla infatti generano spiazzamento, lo spiazzamento produce passaparola, il passaparola si diffonde in maniera "virale" nella popolazione. E la diffusione virale garantisce notorietà al prodotto. L'importante è riuscire a catturare l'attenzione dell'utente-consumatore in maniera originale, perchè ormai siamo 'assuefatti' e quasi 'impermeabili' ai messaggi veicolati dai media tradizionali. Il guerrilla advertising ha una sorta di piano di battaglia suddiviso in tre fasi:
1. Fase teaser, preparatoria, caratterizzata da attacchi sporadici e da attività propagandistica al fine di incuriosire;
2. Fase della guerrilla vera e propria: le azioni si intensificano e la marca si svela al pubblico;
3. Fase di consolidamento, in cui le operazioni diventano convenzionali e, se possibile, si passa ai mezzi di comunicazione tradizionali.brunovespa Questa fase si verifica anche se l'attacco è riuscito e quindi se la guerrilla ha prodotto i risultati voluti.
Al punto 1 mettete le iniziative di Grillo (il blog, la campagna Parlamento pulito, le inserzioni sui giornali ecc.ecc.)
Al punto 2 mettete il V-Day e le liste civiche
'certificate'
Al punto 3 mettete il passaparola, i Meetup e i comitati che nasceranno per le liste civiche.
Una parte del piano sembra che sia stata realizzata...
- Continua...

Note:

Il marketing virale da Wikipedia

Guerrilla advertising da Wikipedia ( in inglese)

La pubblicità, il marketing e la guerrilla

I persuasori fasulli
Vi sono aziende che inventano cittadini fittizi per cercare di cambiare il nostro modo di pensare

La mente del 'fenomeno' Beppe Grillo?
Interessante filmato su You Tube con Gianroberto Casaleggio (Presidente e socio fondatore della Casaleggio Associati e che è il gestore del blog di Beppe Grillo)

Ipse dixit:
La Rete ha una valenza anticapitalista, con la sua diffusione aumenta il valore delle idee e della conoscenza e diminuisce quello del denaro
dall'articolo "Gli alberi nella neve" di Gianroberto Casaleggio, pubblicato su Web Marketing Tools del settembre 2001

Fonte: Cani Sciolti

mercoledì, 19 settembre 2007

USA, senatore cita in giudizio Dio

Il Senatore Ernie Chambers di Omaha ha deciso, incurante della legge e soprattutto delle relative tavole, di citare in giudizio il responsabile di "infinite morti, eccidi e calamità naturali" (nelle parole del deputato). In due parole, Dio onnipotente. L'intenzione di Chambers è, come dichiara, di "creare un precedente legale" affinché probabilmente chiunque possa querelare Dio in caso di incidenti più o meno piccoli e ottenere forse un risarcimento, ma al massimo spirituale. Una nuova vendita delle indulgenze - e gli sconti sui prezzi ottenibili in tribunale - è solo un passo più in là.
(t.t.)