SGARBI IN GALERA!
Dopo aver assistito all'ultima puntata di
"Anno Zero" (trasmessa il 1° maggio scorso), durante la quale l'irascibile e furioso Vittorio Sgarbi si è esplicato nelle sue consuete e grossolane esibizioni di intolleranza, nei suoi isterici e demenziali esercizi di "eleganza linguistica", suggerisco di rendere un caloroso omaggio e un pubblico encomio a quel fenomenale “campione” della
"libertà provvisoria", primatista mondiale di imbecillità, turpiloquio televisivo ed arroganza "demo(n)cratica" che è il folle assessore-teppista e squadrista, villano e nevrotico "critico d'arte" (si fa per dire), nonché esponente politico criptofascista. Dobbiamo restituirgli pan per focaccia. Per cui propongo di dedicargli una sequenza di insulti ed epiteti degni della sua "illustre" e "squisita" persona, in omaggio anche al suo cognome esplicitamente insolente. Dunque, proclamo che
Vittorio Sgarbi (naturalmente sono graditi e ben accetti vari suggerimenti in tal senso): è una discarica abusiva, un fesso esemplare, un immenso infame, è un zoticone e un cafone, un coglione incommensurabile e un emerito stronzo, una colossale testa di minchia, è un pirla all'ennesima potenza, un picio senza speranza, è un cretino
da manuale, un idiota irrecuperabile, è uno psicolabile, un malato mentale affetto da demenza senile, è una latrina talmente sudicia e lorda da rendere estremamente arduo l'atto del defecare, è una merdaccia umana; è un cumulo di spazzatura napoletana: ci buttano dentro di tutto; quando Dio ha donato il cervello all'umanità, lui era in bagno; inoltre, Sgarbi ha talmente una faccia da culo che per curarsi le emorroidi si reca dal dentista; se la merda fosse oro, Sgarbi sarebbe un tesoro assai più prezioso e inestimabile delle opere d'arte che ha studiato (inutilmente, visti i risultati ottenuti), e via discorrendo.

Solo ora mi rendo conto di aver scritto una sequela di innocui eufemismi almeno rispetto ai feroci vilipendi adoperati normalmente dallo specialista del turpiloquio Vittorio Sgarbi. Perciò ho deciso di incalzare ed intensificare l'invettiva verbale, rafforzando il tiro al bersaglio.
Parafrasando il celebre sonetto "picaresco" scritto dal poeta dialettale Giuseppe Gioacchino Belli, intitolato "Er Padre de li Santi", aggiungo in vernacolo romanesco che:
Sgarbi se pò ddì rradica, uscello
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo de carne, manico, scetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.

Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
inguilla, torciorecchio, e mmanganello
Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
E mmaritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e sarsiccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
Poi torzo, cesscimmano, catenaccio,
Mànnola, e mmi'-fratello piccinino.

E tte lascio perzino
Ch'er mi dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.
Cuer vecchio de spezziale
Disce Priapo; e la su' mojje pene,
Seggno per dio che nun je torna bbene.

Sono profondamente offeso e incazzato! Non è possibile tollerare la sfilza di beceri improperi e di oltraggiose contumelie lanciate da Sgarbi all'indirizzo del povero e gentile Marco Travaglio e del pubblico, costretti a sopportare ad oltranza la sua infinita e ingiuriosa maleducazione, le sue continue offese e provocazioni verbali.

Le volgari intemperanze del "critico d'arte" più stupido e irritante d'Italia, non hanno indignato nessun esponente dell’establishment politico-televisivo
nazionale, mentre i presunti attacchi e le cosiddette "sfuriate" di Beppe Grillo, che non erano neanche tanto calunniose o diffamanti, ma solo pesanti critiche (magari un pò eccessive nella forma), hanno destato forti reazioni di scandalo e sdegno al vertice della RAI (e non solo), confermando che esistono due pesi e due misure anche per esprimere giudizi ed istituire sanzioni disciplinari nei confronti di personaggi ugualmente famosi e potenti.

Anche questa ambiguità di valutazione è una concreta ed obbrobriosa testimonianza della pericolosa deriva autoritaria e liberticida assunta dalla nostra società. E non potrebbe essere diversamente visto che siamo rovinosamente capitati in quella scalcagnata "Repubblica delle banane" governata dal Popolo della Libertà... provvisoria!
categoria:mondo cane, libero pensiero, politicamente scorretto, monnezza, sparate, 8 settembre, igiene mentale, cervelloni, insetti molesti, penoso e straziante, gollismo e gallismo, repressione e censura, malattie senili, la satira è satura, il potere logora chi non ce lha, fango e discredito, infantilismo senile, buonismo demoncratico, animali stressati, acqua santa, chierici s-clero-tici s-cler-ati, vaffa-a-chi, apologia dellimbecillità , anime poetiche









con l’instaurazione della dittatura e l’espulsione violenta delle forze di opposizione presenti nel Parlamento dell’epoca, in modo particolare del partito comunista e di quello socialista. Con la differenza, non secondaria, che nel caso odierno non c’è 
permesso tutte le forme di
autolesionismo possibile ed immaginabile, tutto ciò che si poteva concedere all’avversario 

“sinistra radicale”. In questi ultimi due anni la sinistra 






la sinistra di classe è da sempre il mondo delle lotte
e dei diritti del lavoro salariato, la base del movimento operaio e sindacale. 

dirigenti che si sono montati la testa, assumendo atteggiamenti 
Il manifesto
in una scuola elementare, per cui appartengo economicamente e socialmente alla piccola borghesia cosiddetta "intellettuale". Tuttavia, malgrado non sia esattamente un operaio (lo sono stato in passato, avendo lavorato per qualche mese in alcune industrie locali prima di entrare nel mondo della scuola, per cui ho sperimentato personalmente gli effetti dello sfruttamento materiale e del sistema alienante e repressivo imposto in fabbrica), mi reputo una sorta di "proletario" del sistema aziendalizzato dell'istruzione, cioè di un bene immateriale ridotto sempre più a "merce". Da (s)vendere e consumare, ossia da alienare e mortificare. In ogni caso, anche se fossi stato un impiegato di banca, un medico, un avvocato o un qualsiasi altro professionista, avrei sicuramente espresso la mia totale solidarietà morale e politica verso le tenaci iniziative di lotta e di resistenza intraprese negli ultimi tempi da gruppi di operai ribelli (e perciò perseguiti e perseguitati) in numerose fabbriche del paese, in modo particolare del gruppo Fiat. Si pensi ad esempio ai lavoratori licenziati dalla Fiat di
Melfi, a tutti quei lavoratori che si sono autonomamente organizzati, e per questo sono stati sottoposti all'ennesimo tentativo di criminalizzazione e ad un duro attacco repressivo portato dal sistema mafioso della Fiat e dallo Stato italiano suo complice da sempre. Così come ho sempre manifestato la mia simpatia e la mia vicinanza politico-ideologica e morale nei confronti delle lotte condotte dalla classe operaia in ogni tempo e in ogni angolo del pianeta. Da sincero e convinto operaista, dichiaro dunque la mia piena vicinanza morale e politica nei riguardi degli operai e dei lavoratori vittime dell'ennesimo inganno, dell'ennesima menzogna e mistificazione perpetrata dal cosiddetto "governo amico" e dai suoi "pretoriani rossi" sul cosiddetto "accordo sul Welfare". Su tale argomento esprimo un solo, secco ed esplicito commento: VERGOGNA!


e Lenin. I comunisti italiani non solo mantengono i simboli e il nome di tale macabra ed omicida dottrina ma addirittura si recheranno in 'pellegrinaggio' alla piazza Rossa. Una vergogna e una menzogna senza precedenti, pari solo alle celebrazioni del Festival del Cinema di Veltroni tributata al macellaio Che Guevara". "Il principio di libertà di espressione - secondo il deputato centrista - deve prevedere gli stessi vincoli per il nazifascismo ma anche per il comunismo. La verità, almeno quella storica, non può ammettere eccezioni. E' inaccettabile una alleanza di governo con protagonisti adepti della setta sanguinaria comunista". Immediate le repliche dalla maggioranza e dall'opposizione.
Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, sottolinea: "Divieto di apologia del comunismo? Volontè si rilegga la storia della Repubblica Italiana e lì troverà la risposta sul ruolo che i comunisti hanno avuto in Italia. I comunisti hanno dato la vita per la Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo e per ripristinare la libertà in Italia". "Paragonare il comunismo al fascismo - prosegue Sgobio - significa misconoscere la stessa Carta Costituzionale, nata grazie al contributo di tutte le forze democratiche e antifasciste italiane, comunisti compresi. Il capogruppo dell'Udc si rilegga la storia. Rispetto alle alleanze di governo, inoltre, Volontè si guardi attorno: troverà accanto a sé non solo gli eredi ma anche i sostenitori convinti del fascismo, inviso e combattuto dalla stessa DC, suo partito d'origine politica". Il vicepresidente leghista del Senato
Roberto Calderoli rileva: "Seppur condivisibile è superflua o comunque tardiva la proposta dell'onorevole Volontè di istituire il divieto di apologia del comunismo: la XII norma transitoria finale della Costituzione dispone che 'E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista'. Ma fascismo e comunismo non solo altro che le due facce della stessa moneta ed è inverosimile che questa moneta, fuori corso in tutto il resto del mondo, lo sia restata ancora solo in Italia". "Ma come il Paese a suo tempo seppe attuare una resistenza contro il fascismo oggi la sta organizzando anche contro il comunismo. Resistere, resistere, resistere!", conclude Calderoli. Infine Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, commenta le parole dell'esponente dell'Udc: "Non condivido l'iniziativa dell'amico Volonté: non esiste il comunismo, ma tanti partiti comunisti. Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l'ha portata col sangue dei partigiani".
Andranno in galera coloro che sudano e lottano per la verità e per la libertà, e continueranno a circolare a piede libero i delinquenti e i criminali... è questo il destino del nostro paese? Non possiamo proprio fare nulla per cambiare le cose? Non dipende dai divulgatori delle informazioni, dipende da tutti noi... da ciascun individuo, nessuno escluso. Il nostro destino ed il futuro dei nostri figli passa per le nostre mani e per le nostre azioni. Nessuno sarà esentato dalle proprie responsabilità con l'eterea giustificazione "Io non sapevo". Come prima ed immediata azione scriviamo un email di protesta a Riccardo Franco Levi:
Pier Paolo Pasolini preconizzava (a ragione) che “il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascismo”. Eccolo servito. Si chiama PD: Partito Demo(n)cratico. Tale partito non è ancora nato, ma già si sta rivelando una forza politicamente subdola e pericolosa, perché concretamente antidemocratica e soprattutto antioperaia. Purtroppo si confermerà tale nel tempo. Nei prossimi anni il PD costituirà il peggior avversario politico dei diritti, degli scopi e degli interessi della classe operaia e dei lavoratori salariati in Italia, soprattutto dei giovani lavoratori precari ed extracomunitari.
Vedrete, gente di poca fede! Per rendersene conto basterebbe riflettere liberamente su alcune proposte politiche di stampo sicuritario e poliziesco avanzate da
Walter Veltroni durante la sua campagna elettorale, sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico, in materia di immigrazione e su altre questioni concernenti il lavoro e la convivenza civile e democratica nella nostra società. Si tratta di ipotesi e contenuti palesemente anticostituzionali, che nemmeno la peggior Lega di Bossi, Borghezio
e Calderoli si sarebbe mai azzardata a promuovere. Eppure, il sindaco-sceriffo di Roma rappresenta il futuro leader di un partito che osa battezzarsi “democratico” ed egli stesso si spaccia ed osa definirsi un politico “buonista”. Anzi, molti lo rimproverano proprio di essere fin troppo
“pizzo politico” da versare ai boss della malavita politico-istituzionale del “centro-sinistro”, ormai
Partito (anti)Democratico. Un destino cinico e beffardo, quello della “democrazia” italiana, un democrazia da sempre monca e incompiuta, ed ora definitivamente azzerata e priva di senso. Votare alle primarie del PD è peggio che votare per il Grande Fratello o un altro reality-show: equivale a una farsa grottesca, in cui partecipano e si esibiscono tanti ridicoli “bamboccioni” manovrati da
vecchi burattinai (massonico-mafiosi e piduisti, filo-golpisti, clerico-fascisti etc.), vecchie volpi demo(n)cristiane. Questo discorso vale per le primarie sia a livello locale, sia ai livelli superiori, fino al vertice nazionale.
analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, né s’interessa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine, dipendono dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.
La tracotanza e lo sbeffeggiamento che usano i ministri di questo governo e di quello che c'era prima (come dire al peggio non c'è mai fine) arriva al punto di chiedere di andarli a votare e pagare pure con una moneta da quasi duemilalire.
Grazie a questi due, tre, quattro, cinquanta, cento, mille dirigenti di partito partitino sindacato associazione, i giovani
ha molti aspetti, tutti da scoprire e che non dovrebbero, Loro, sottovalutare. In meno di una settimana, le donne si sono viste come tante tapine mai all'altezza di una Veronica Lario, i giovani dei fannulloni che non se ne vanno mai di casa, i ragazzi del sud come tanti imbecilli al soldo delle cosche, i lavoratori a contratto
come delle pecore che non contrattano, gli studenti come dei profittatori... e così via di questo passo nella passerella del malcostume, una realtà che è tale, per chi sta al potere, fatta di prostitute e protettori, entrambi convinti che non c'è altro mondo possibile, torturati e torturatori a ballare a suon di soldi, falsi come loro. Un refrain triviale che muove anche i più pigri, via... a trasferirci tutti. Coglioni e bamboccioni. Tutti fuor di porta, come si dice al paese mio. C'è da avere terrore di questi terroristi, ed è arrivata l'ora di difendersi.
s’è ancora “rotta” a sufficienza, affinché si verifichino quei “bruschi cambiamenti” che sarebbero necessari; ma forse siamo sulla buona strada, che non sarà però brevissima. Non ho intenzione di enfatizzare il dissenso espresso dagli operai a Mirafiori, in una riunione “blindata”, le cui notizie sono filtrate attraverso i
Angeletti negava spudoratamente al TG4, ammettendo solo qualche disagio e contestazione. I “si” vinceranno grazie a riunioni in cui non è consentita alcuna vera organizzazione della protesta (anche i dirigenti della
FIOM, alla fin fine, mi sembra si stiano comportando maluccio, coprendo di fatto la spudoratezza dei vertici sindacali) e al voto dei pensionati (52% degli iscritti alla CGIL e 50% di quelli della CISL); ma anche perché ormai la cosiddetta
base operaia non ha più alcuna voce in capitolo ed è dunque disorientata, depressa, incazzata ma sfiduciata, priva di una qualsiasi rappresentanza effettiva. Per tornare ad averla, sarebbe necessario un intervento di forza che sciogliesse gli attuali sindacati, ne presidiasse a tempo indeterminato le sedi per impedire la loro riapertura e, nel contempo, lasciasse piena libertà di associazione alle varie categorie di lavoratori, con elezione (e sempre possibile revoca in ogni momento) dei loro rappresentanti, pagati integralmente dalla “base” senza il benché minimo sostegno dello Stato.
I sindacati oggi esistenti sono infatti apparati di Stato fra i più reazionari e corrotti, con dirigenti di vertice inamovibili (fino a quando non vengano cooptati nelle altre Istituzioni centrali e locali dell’amministrazione pubblica), e gestiti con singolare ottusità burocratica da uno sciame di funzionari inetti e solo interessati alla “carriera”. Nel mondo politico, con totale insensibilità e arroganza abituale, continua sempre più vorticosamente la commedia delle parti. I ministri e parlamentari della sedicente
e elitario di così non potrebbe nascere, è inutile parlare perché non c’è molto da dire. Non esistono programmi, solo (giri di) parole vuote, un continuo tramare pestando però acqua nel mortaio. Una inconcludenza completa, tutto sommato coperta, sia pure con frasi di scontento e mugugni, da parte delle inutili Autorità europee. Dell’opposizione non si sa se provare commiserazione o spernacchiarla. Berlusconi
si dimostra sempre più un omuncolo dal punto di vista politico. E’ patetico nel suo sfornare sondaggi (che possono rovesciarsi in pochi mesi, come dimostra l’Inghilterra, dove i conservatori sono passati dal 12% di vantaggio all’11% di svantaggio nei confronti dei laburisti), aspetta l’implosione dell’avversario (un bel modo per dimostrare che non ha alcuna idea nella “zucca”), parlotta ora con
Dini, ora con Mastella, ora con altri minori, senza capire che quelli fanno i loro giochi, ma sempre entro coordinate precise che escludono di far cadere il Governo per andare ad elezioni di vero azzardo per tutti. Un vero incapace “a bischero sciolto”. Ma certo se uno vede e ascolta i rincalzi (Fini, Casini,
ecc.), capisce che “lui” resta il famoso “orbo Re nella terra dei ciechi”. Bossi, con il suo avventurismo casereccio e un po’ ridicolo, fa cadere le braccia. Uno non minaccia sempre a parole, senza mai fatti, che il Lombardo-Veneto partirà alla conquista “armata” dell’intera Italia. Detto così, già si capisce che si tratta di trombonate; fra l’altro, i lombardo-veneti sono sicuramente fra i più incazzati della situazione, ma stanno ancora complessivamente benino; nessuno rischia grosso quando ha da perdere qualcosa o anche più di qualcosa.
se non si prepara il terreno con i corpi speciali “in armi” (che sono addestrati ad usarle e hanno mezzi ed organizzazione adeguati all’uso). Altrimenti, bastano “due carri armati”,
qualche mitragliatrice o lanciafiamme, al massimo uno-due aerei (e forse è già troppo) per disperdere una marmaglia scalcinata, che ha solo in testa interessi “regionali”; una forza che voglia veramente una “brusca precipitazione” deve avere come minimo un respiro nazionale. Infine, abbiamo le classi dirigenti industriali e finanziarie che, da decenni e non da oggi, sono fra le più inette e parassite e sfatte di tutto il mondo capitalistico “avanzato” (ormai siamo nettamente indietro anche rispetto alla Spagna). Non è disgraziatamente possibile spazzarle via in un battibaleno.
Perché questa è in fondo la rivoluzione (adesso non discuto dei suoi contenuti e di chi essa fa gli interessi), che non è mai il semplice caos, ma l’evento che da quest’ultimo nasce come sua soluzione e passaggio ad un nuovo ordine (sempre tralasciando al momento i contenuti dello stesso). Non a caso, le rivoluzioni si conducono a buon esito finale non semplicemente con le masse in movimento disordinato che magari
“assaltano la Bastiglia”; e nemmeno con quelle più organizzate che “prendono il Palazzo d’inverno”. L’inveramento della rivoluzione è nella sua fase finale, poiché essa consiste, in senso proprio e definitivo, nell’instaurare, con brusco salto in altra dimensione (storico-sociale e però anche istituzionale), il nuovo ordine. Ovviamente, siamo lontani da simili prospettive; le ricordo soltanto per coloro che a volte sparano parole come se fossero pallottole, mentre in realtà semplicemente partecipano al Festival delle c.....te, cui si dedicano in molti, sia a destra che a sinistra.
E’ ormai necessario pensare ad un sobrio attacco sistematico ad entrambi questi schieramenti che dimostrano ogni giorno di più la loro inutilità, la loro incapacità di afferrare veramente la gravità della situazione (interna e internazionale), di cui siamo appena agli albori (malgrado duri da una quindicina d’anni almeno), e che sono convinto andrà incancrenendosi con ritmo via via accelerato nei prossimi anni e decenni. Non vengo a raccontare che ho idee ben precise in merito alle possibili soluzioni; nessuno dimostra di averle, e meno che meno quelli che
ci governano attualmente nonché gli “altri” che smaniano per sostituirli alla direzione (si fa per dire, nessuno dirige più nulla) del paese. Non posso, come singolo individuo, sopperire al vuoto totale creato in Italia dalle classi dette dirigenti (in realtà solo dominanti con protervia e cieca sopraffazione).
C’è solo da iniziare un lavoro sistematico, che sia di denuncia, di messa in luce del disastro provocato dall’azione di questi dominanti; e si può anche delucidare, nel meno peggiore dei modi possibili, il quadro interno e internazionale in cui dobbiamo abituarci a muoverci nei prossimi tempi. Incominciamo, per quanto sta nelle nostre possibilità; e al più presto.
sull'indulto ma addirittura veder nascere una 'strana coppia' editoriale, se andasse davvero in porto quella sorta di versione alternativa al fortunatissimo 'La Casta', vagheggiata da Mastella e colta al volo da Grillo. L'iniziativa la prende proprio il comico-blogger che, a sorpresa, dichiara da Internet: "Non ci sto più al gioco al massacro ceppalonico.
Mastella è solo un capro espiatorio. Il migliore sulla piazza della politica, certo. Per questo hanno scelto lui. Ma l'indulto non è una sua idea, ne sono convinto". Di più: "Mastella ha detto una grande cosa, ha annunciato un libro 'su tutte le altre caste, a partire dai giornalisti'. Questa volta sono d'accordo con lui. Gli offro la mia prefazione o, se preferisce, il libro lo possiamo scrivere a quattro mani. Vado fino a Ceppaloni se mi invita". E l'invito arriva davvero.
"Rispondo a Grillo che a scrivere sulle caste sono disponibile. Può venire tranquillamente a Ceppaloni come mi ha chiesto e possiamo scrivere a quattro mani", dice a L'Aquila il ministro di Giustizia. "Io credo - ha rilevato Clemente Mastella - che nel nostro Paese ci sia oggi sotto pressione la classe politica, le sue responsabilità, ma ci sono tante caste molto più forti e più potenti della cosiddetta casta della politica. Ci sono 'castisti' molto più forti".
produzione di biomasse da cui distillare etanolo come additivo per i cosiddetti biocarburanti sta intaccando la produzione alimentare. Il fenomeno è dovuto alla legge della rendita capitalistica: ogni aumento della richiesta di prodotti agricoli o minerari provoca la messa a coltura delle terre prima abbandonate o investimenti per aumentare la "resa" di quelle già coltivate. Con l'impennarsi del consumo di
petrolio il
prezzo di quest'ultimo sale fino a rendere convenienti sia lo sfruttamento di giacimenti più profondi o situati sul fondo del mare, sia lo sfruttamento di terre prima adibite alla produzione alimentare. Negli
Stati Uniti stanno raddoppiando ogni anno gli stabilimenti per la distillazione di mais, barbabietola e canna da zucchero. Nel 2006 il 20% della produzione di mais è stato utilizzato per la produzione di etanolo. Fra il 2006 e il 2007, a causa della conversione produttiva da frumento a biomasse per etanolo il prezzo della materia prima per il pane è raddoppiato. L'ONU prevede che in tre anni la richiesta mondiale di biocarburanti salirà del 170%. Essi colonizzeranno inesorabilmente le terre, prima le peggiori, poi le migliori per via della resa più alta, sottraendole al cibo.
incendi in Italia, Grecia, Siberia, Amazzonia, Indonesia, ecc. Ma quell'inferno ricorrente rimane inspiegabile senza un riferimento al sistema che lo produce. Si tratta di un fuoco interclassista che lega da tempo l'intera umanità tramite la cieca rincorsa all'interesse privato. L'interesse dei pastori, dei palazzinari, dei forestali precari, dei ricattatori mafiosi, dei contrabbandieri di legname (i grandi alberi muoiono ma non bruciano), dei ricchi agrari o dei miserabili contadini assetati di terra. I media che hanno pubblicato impressionanti foto satellitari dei milioni di ettari di vegetazione in fiamme non potevano mostrare il vero incendiario.
periferie danno filo da torcere al governo britannico: da alcuni mesi crescono gli omicidi e le violenze da parte di agguerrite gang giovanili, per la maggior parte composte da minorenni dei sobborghi. Il fenomeno, partito dagli slum più miserabili del mondo, quelli dimenticati, che a malapena fan notizia sui giornali, sta esplodendo dunque anche nelle metropoli del
capitalismo maturo (putrefatto). La "vita senza senso" stringe nella sua rete le grandi estensioni urbane dove, tra lavoro precario, disoccupazione e atomizzazione sociale, si forma una miscela esplosiva fatta di rabbia, frustrazione e disincanto verso tutto e tutti. Quando le metropoli occidentali non erano colpite dal fenomeno, si leggeva dei niños de rua omicidi di Rio e Sao Paulo come di un fenomeno esotico. Sapevamo che bande "informali" di sbirri assassinavano i bambini di strada. Qui sono allo studio sistemi meno diretti. Forse.
Stati Uniti come potenza imperialistica. Il generale Petraeus, comandante in capo delle operazioni in Iraq, ha finalmente esposto la sua relazione sull'andamento della guerra. Il rapporto era di tono ottimistico, nonostante le cifre ufficiali continuino a mostrare un aumento dei morti e dei feriti, sia iracheni che americani. Camera e Senato hanno manifestato una contrarietà di circostanza non tanto sulla guerra quanto sulla mancata vittoria. Giornali e televisioni contestano le cifre ufficiali e denunciano "errori strategici" del
governo e dei militari. Intanto si rafforzano le gigantesche basi dell'esercito di occupazione, e anzi una nuova, la più possente di tutte, sarà costruita ai confini con l'Iran. L'ottimismo di Petreaus, che se ne frega di morti e feriti, è quindi giustificato: anche chi parla di futuro ritiro delle truppe deve sapere che esso non significa "ritorno a casa" ma spostamento dalle zone abitate dove avvengono le operazioni odierne a quelle desertiche dove sorgono le basi. Le quali stanno proliferando e ingigantendosi nel mondo intero, prefigurando una occupazione militare planetaria.
sta devastando la struttura sociale dei paesi sviluppati più di quanto non devasti quella dei paesi che i terzomondisti ritengono le sole vittime. Nel 2006 Foreign Affairs aveva formulato una previsione secondo cui entro il 2015 il 28-42% dei posti di lavoro nel settore americano dei servizi sarebbe stata soggetta a delocalizzazione all'estero. Ora, i servizi negli Stati Uniti rappresentano l'84% del Prodotto Interno Lordo.
300.000 persone più ricche d’America possiedono più di tutti gli altri americani messi insieme. Come all’incirca avviene nel resto del mondo, dove il 10 per cento più ricco del pianeta possiede l’85% della ricchezza.
Cresce, specialmente nelle metropoli, l'esigenza di sperimentare forme di vita in comune.
immobiliare si è già appropriata del fenomeno offrendo soluzioni "chiavi in mano" per comunità di ogni tipo. L'industria turistica, come per esempio il gruppo internazionale Four Season non poteva rimanere indifferente: borghi abbandonati con aspetti di particolare interesse da un punto di vista architettonico e urbanistico vengono acquistati, ristrutturati e trasformati in albergo "diffuso". Una reception centralizzata cui fanno capo stanze e alloggi suggestivamente distribuiti nell'antico centro riportato a nuova vita. Una "struttura ricettiva orizzontale" o "albergo a cielo aperto". Una forma abitativa comunitaria passibile di essere liberata dall'ipoteca del profitto.
Lenin chiamava "campagna sistematica di denuncia" contro gli effetti della dominazione borghese la fanno i borghesi stessi, gli uni contro gli altri. Dall'ONU ai format giornalistici televisivi, dal cinema engagé ai comici politicanti. La chiamata di
Grillo non sono fuori dal sistema, vi sono immersi fino al collo. Non vogliono il superamento del sistema dell'automobile, vogliono un'impossibile automobile che non consumi; non vogliono il superamento del cretinismo parlamentare, vogliono un impossibile parlamentarismo non cretino; non vogliono il superamento del mercato, vogliono un mercato "equo e solidale". Non siamo neppure più a quello che chiamammo "cretinismo extra-parlamentare" siamo al "cretinismo neo-parlamentare".
Segni e vinto a maggioranza "bulgara", per ridurre drasticamente le preferenze sulla scheda a una sola. Questo allo scopo, si disse, di "arginare il voto clientelare". Da allora, dopo vari cambiamenti cervellotici, si era giunti a quella che lo stesso estensore dell'ultima versione,