giovedì, 13 settembre 2007

Togliere L’Infamia - A 40 anni di Distanza, don Milani Continua a Turbarci

Oggi (26 giugno 2007, ndr), nel quarantesimo anniversario della sua morte,DonLorenzoMilani forse è il tempo per una Lettera di una professoressa (a don Milani). Quanto ci manca la sua parola sferzante, puntuta, spartana, scagliata. Freccia di marmo. Ma, per il momento, almeno questa gliela dobbiamo. Tutti noi, certo. In particolare, però, i suoi confratelli. Quella macchia infamante. Infamante non certo per lui - anche la morte di Cristo è stata, in tal senso, infamante -, ma per chi gliel’ha comminata. Ci riferiamo alla condanna di Esperienze pastorali da parte dell’ex-Sant’Uffizio. Quel suo libro dal titolo così innocuo aveva mandato su tutte le furie il perbenismo clericale del tempo. E non solo. Talmente abituati a confondere il cristianesimo con un’orrida morale dell’ordine Pierpaolo_Pasolini_2(P. P. Pasolini), i superiori di don don-milaniLorenzo avevano accusato il testo di “demoralizzare e sovvertire gli animi”. I poveri non sarebbero mai usciti da una condizione di minorità. Colmare le differenze era impossibile. Meglio, molto meglio dispensar loro briciole di “cristiana rassegnazione”. Inoltre l’Italia, ormai uscita dalla guerra e ripresasi dagli stenti, si avviava alla prosperità. Perché scoraggiarla ancora con chi tira la cinghia, con i nostri numi straccioni e disperati? La gente aveva voglia di sorridere, divertirsi e consumare. Per ragioni simili, Giulio Andreotti, allora ministro dello Spettacolo, condannava il neorealismo.

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Don Lorenzo Milani a Barbiana, tra i suoi ragazzi. Da notare lo sguardo di Franco Gesualdi, alla sua sinistra. La bambina è Graziella Burberi.

Infamante quella condanna, dunque, non per don Lorenzo, ma per la Chiesadonmilani ch’egli amava. E per noi. Già nel 1992 Franco Marini, a nome della Cisl, esortò la Congregazione per la Dottrina della Fede a lavare quella macchia. Gli fu risposto - così come si risponde ora - che era ormai inutile, non esistendo più il Sant’Uffizio. E invece è utilissimo, anzi, indispensabile. Conosciamo bene la valenza simbolica e la portata di un simile gesto. Non è una questione di forma. Un conto è restare “sottintesi”, un conto è parlare a fronte levata. La ragione per cui quella condanna resta, sia pure e solo letterale, e decaduta, non viene ufficialmente e apertamente rimossa, è che milanidon Milani continua a tormentarci, che il suo cristianesimo ferisce e piega, e piaga; perché vero; perché dinamico; perché ti mette con le spalle al muro. Con lui non si bara; non bara il cardinale sessuofobo, non bara il borghese pasciuto, non bara il teocon, ma non bara nemmeno il rivoluzionario da salotto, l’intellettuale spinellato, il pacifista di professione. Da più parti si invoca il diritto della Chiesa a proclamare “forte e chiara” una parola cristiana definitiva e integrale. Eccone un’occasione. Noi non disperiamo mai, ma che papa Ratzinger colga quest’occasione, ci sembra poco probabile. Ma non è detto.don_milani

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Autore: Daniela Tuscano

Fonte: www.mentecritica.net

In questi primi giorni di settembre, dopo la lunga pausa estiva, presidi ed insegnanti hanno ripreso a lavorare, a discutere ed incontrarsi nelle sedute dei Collegi dei docenti, nelle riunioneriunioni delle commissioni tecniche, nei Consigli di Istituto ecc., per organizzare e progettare le attività didattico-curricolari ed aggiuntive relative al nuovo anno scolastico. Ovunque, nelle case e nelle scuole fervono gli ultimi preparativi per l'imminente avvio delle lezioni. Il ministro,fioroni alti dirigenti e funzionari scolastici, i presidi, nonché varie figure di esperti, gareggiano per lanciare qualche utile imput, per offrire consigli preziosi agli insegnanti, per imprimere un segno indelebile nella (labile) memoria collettiva del paese, per indicare ed illuminare la "retta via" a chi (eventualmente) l'avesse smarrita. Intanto, continuano ad essere alimentate campagne ideologiche assolutamente capziose e strumentali, cariche di pregiudizi, livori e malanimi piccolo-borghesi. In seguito ad incessanti e martellanti giuseppe_fioroninotizie demagogico-propagandistiche, che assumono toni ed accenti rancorosi  ed infamanti, è praticamente inevitabile che si scatenino polemiche astiose e velenose, e piovano accuse e giudizi screditanti sul corpo docente, già fin troppo mortificato, bistrattato e diffamato. Stiamo parlando di una categoria professionale che è chiamata ad assolvere il delicato e difficile compito istituzionale di classe_insegnantieducare ed istruire le future generazioni, di formare e preparare i cittadini del futuro, per cui meriterebbe maggior rispetto e considerazione. Invece è accusata di essere composta in gran parte da "nullafacenti", "fannulloni", "lavativi", "perditempo", "assenteisti", "ritardatari" ed altro ancora. Simili campagne ideologico-strumentali sul presunto "parassitismo" dei lavoratori statali non costituiscono affatto una novità; inoltre mi indignano, nella misura in cui celano interessi puramente affaristici e mercantilistici. Insomma, oltre al danno anche la beffa! Le retribuzioni salariali degli insegnantiinsegnanti italioti sono tra le più basse in Europa. Peggio di noi stanno solo i colleghi greci e portoghesi. Il governo in carica continua a prevedere e ad imporre pesanti tagli ai fondi e alle risorse per le scuole pubbliche (si pensi, ad esempio, alla vergognosa riduzione dell'organico relativo agli insegnanti di sostegno,Education a quelle fondamentali figure preposte all'integrazione e alla formazione dei più bisognosi tra i bisognosi, vale a dire i soggetti diversamente abili). Tutto ciò comporta ed arreca gravi danni al (già misero) budget finanziario riservato alla scuola pubblica, per dirottare i soldi (che ci sono) verso altre destinazioni. Si pensi alle sempre più ingenti sovvenzioni riservate agli armamenti militari e ai contributi statali regalati (in barba ai principi fondamentali della nostra Costituzione) alle scuole private, gestite da agenzie in gran parte asservite agli interessi dei poteri forti (il Vaticano, l'alto clero, le industrie belliche ed altri gruppi industriali privilegiati - leggi MaFiat - , le forze e le strutture economiche della borghesia imperialista, i soggetti legati alle cospicue rendite finanziarie ed altri gruppi sociali aliquote_irpefevasori e parassitari). Scuole elitarie riservate ai figli delle famiglie economicamente più ricche e benestanti. Ebbene, per quanto mi riguarda, io continuo e continuerò a seguire sempre il nobile principio politico-educativo sintetizzato nella celebre frase contenuta in "Lettera a una professoressa" scritta dai ragazzi della scuola di Barbiana "diretti" dal maestro don Milani: "Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali".Don_Lorenzo_Milani Un concetto assai caro al sottoscritto, in quanto richiama una visione anomala ed anticonformista (diciamo pure antiborghese), ma sincera, della "democrazia" riferita alla scuola e al complesso e articolato ordinamento sociale. La nostra è una scuola di disuguali inserita e operante in una società sempre più disuguale, in contesti reali segnati da pesanti disuguaglianze e distanze materiali e sociali, destinate purtroppo a crescere forbice(a forbice) e ad aggravarsi ulteriormente. Pertanto, dinanzi a simili, crescenti sperequazioni economico-sociali, di fronte ad allarmanti situazioni di grave disagio e bisogno materiale, riconducibili alle nuove povertà, rispetto alle istanze ed alle contraddizioni derivanti dai sempre più vasti fenomeni migratori provenienti dai paesi extracomunitarimigranti del Terzo mondo, la scuola non sembra minimamente attrezzata e preparata a fronteggiare tali richieste di intervento, anzitutto per ragioni di ordine finanziario già spiegate in precedenza. Ogni valida azione è affidata alla buona volontà, alle capacità, allo zelo spontaneo (altro che fannulloni!), all'iniziativa autonoma delle istituzioni scolastiche e dei lavoratori - docenti e non docenti - che operano nelle singole scuole pubbliche. La cosiddetta "democrazia" non può ridursi ad un'ipotetica, chimerica offerta di "pari opportunità",pari_opportunità ovvero esplicarsi in un'arida ed insufficiente prassi di uniformità distributiva delle risorse, così come avviene nel modello finora adottato di welfare universalistico e indifferenziato. Al contrario, occorre rilanciare e rafforzare l’attenzione di tutti verso l’uguaglianza e la giustizia (re)distributiva del reddito sociale, intese in termini di equità sociale e redistribuzione delle ricchezze monetarie, possibili solo in un diverso catene_spezzateassetto dello Stato sociale (e, dunque, dell'ordinamento statale medesimo) che sia in grado di fornire "a ciascuno secondo i propri bisogni" e chiedere ad ognuno "secondo le proprie possibilità". Il che significa rivoluzionare l'ordinamento sociale vigente, rivoluzionare e capovolgere l'idea e la prassi finora applicata e conosciuta di democrazia, di scuola e di Stato sociale, rivoluzionare l'esistente...don milani

postato da: luciospartaco alle ore 12:58 | Permalink | commenti (1)
Commenti
#1   31 Ottobre 2008 - 22:08
 
Ciao, sono Daniela Tuscano. Grazie per aver citato il mio articoli. Ma questi tempi sono ancor più calamitosi di quelli di don Lorenzo.
utente anonimo

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