Li chiamarono... briganti! (1999)

Scritto e diretto da Pasquale Squitieri

Fotografia Sergio Melaranci
Scene Giuseppe Carocci
Costumi Mario Carlini, Francesco Crivellini
Produzione VIDI s.r.l
Distribuzione Medusa
Genere drammatico
Nazionalità Italia
Lingua italiano
Durata 100 m
Data 1a visione 28 maggio 1999
Il film comincia nel 1861, dopo lo sgretolamento del
Regno delle Due Sicilie, e racconta le vicende di un gruppo di briganti nel sud infiammato dalle insurrezioni popolari di chi si oppone all'Unità d'Italia e insanguinato dalla repressione dell'esercito piemontese.
Un sud dove si moltiplicano le bande alimentate da fuorilegge comuni, ex militari, ex garibaldini allo sbando, contadini sempre arrabbiati e impoveriti dalle tasse e leggi mortificanti, come il servizio di leva che priva le campagne di braccia giovani. Crocco (Enrico Lo Verso), il protagonista, è un personaggio realmente vissuto ed entrato ormai nella leggenda.
Ha combattuto con
Garibaldi e si è sentito tradito. Il nuovo governo lo rinchiude in carcere, ma lui si mette al comando di una banda guidato da un senso di giustizia primordiale, sperando di poter migliorare le condizioni di vita nelle campagne.
Con questo film Squitieri ritorna al cinema dopo sette anni di assenza.
Pasquale Squitieri
Il film fu in visione solo per un breve periodo di tempo nelle sale cinematografiche, qualcuno lo definì politicamente scorretto, ma continua ad essere celebrato nelle università, nelle manifestazioni culturali e da un ristretto pubblico di cultori.
***
"Li chiamarono... Briganti"
sembra introvabile. Non esiste in commercio una versione ufficiale del film, né in VHS, né in DVD. Nell'enciclopedia online Wikipedia, alla voce "Li chiamarono... Briganti", è scritto: "Il film oggi è fuori da qualsiasi circuito commerciale dell' home video ed è rintracciabile solo in ambiti "semi-clandestini" come "e-mule" ". In internet, fino ad oggi, si trova in vendita una copia del film in versione VHS e DVD, destinata probabilmente al mercato russo, col titolo, tradotto in cirillico, di "Bandity" (vedi locandina a lato).
Il film fu in visione solo per un breve periodo di tempo nelle sale cinematografiche, qualcuno lo definì politicamente scorretto, ma continua ad essere celebrato nelle università, nelle manifestazioni culturali e da un ristretto pubblico di cultori.***
"Li chiamarono... Briganti"
sembra introvabile. Non esiste in commercio una versione ufficiale del film, né in VHS, né in DVD. Nell'enciclopedia online Wikipedia, alla voce "Li chiamarono... Briganti", è scritto: "Il film oggi è fuori da qualsiasi circuito commerciale dell' home video ed è rintracciabile solo in ambiti "semi-clandestini" come "e-mule" ". In internet, fino ad oggi, si trova in vendita una copia del film in versione VHS e DVD, destinata probabilmente al mercato russo, col titolo, tradotto in cirillico, di "Bandity" (vedi locandina a lato).***
Vi propongo alcuni video scaricati da YouTube.
Descrizione del video
Capolavoro di Pasquale Squitieri, l'unico film ad aver avuto il coraggio di narrare la vera storia dei Briganti e del risorgimento italiano. Gli attori principali del film sono: Enrico Lo Verso, Claudia Cardinale, Giorgio Albertazzi, Carlo Croccolo, Franco Nero, Lina Sastri.
Seguono alcuni link:
La vera storia del risorgimento italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm
La verità sui Briganti (I partigiani del "Regno delle Due Sicilie" )
http://www.ilportaledelsud.org/mono_ressa_4_4.htm
I primati del Regno delle Due Sicilie:
http://www.ilportaledelsud.org/primati.htm
http://www.vocedimegaride.it/html/primatidelregno.htm

Un film da vedere per capire come nascono i problemi che affliggono l'Italia di oggi: Emigrazione, Mafia, Camorra, 'Ndrangheta, eccetera.

Il video ha sottotitoli in italiano e in inglese.
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Descrizione del video
L'epilogo del film capolavoro di Pasquale Squitieri "Li chiamarono...briganti" interpretato da una sublime Lina Sastri.

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Descrizione del video
"A Melfi! A Melfi!": brano tratto dal film capolavoro di Pasquale Squitieri "Li chiamarono... Briganti!" (1999)

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Descrizione del video
La storia della canzone "Briganti se more":
http://www.ilportaledelsud.org/brigantesemore.htm
Cast (in ordine alfabetico)
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Giorgio Albertazzi
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Cardinale Antonelli |
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Roberta Armani |
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Filomena |
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Claudia Cardinale
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Assunta |
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Ennio Coltorti |
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Caruso |
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Carlo Croccolo |
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Don Vincenzino |
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Michele D'Anca |
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Giovanni |
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Ennio Girolami |
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Remo Girone
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Don Pietro |
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Franco Iavarone |
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Enrico Lo Verso
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Carmine Crocco |
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Luigi Montini |
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Franco Nero
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Lina Sastri
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Corifea |
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Roberto Maria Selvaggi |
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Branko Tesanovic |
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Ninco Nanco |
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Benoìt Vallès |
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Generale Cialdini |
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Victoria Zinny |
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categoria:libero pensiero, politicamente scorretto, dibattiti, cinema e politica, repressione e censura, razzismo e imperialismo, bella/bello, firme dautore, consigli per la mente, meridionalismo, mitologia risorgimentale, memorie e speranze



















Tra le varie iniziative messe in campo dall'Istituto Comprensivo Statale "V. Criscuoli" di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino), per il corrente anno scolastico, emerge un progetto relativo al "Laboratorio della Memoria".
Il progetto si articola in due attività didattico-formative che in qualche misura si vanno ad intersecare tra loro. Il primo momento prevede un percorso di approfondimento storico dedicato al
Trattandosi di un Laboratorio di ricerca sul Brigantaggio meridionale, è evidente che i destinatari dell’iniziativa sono alunni ed insegnanti delle classi terze della scuola secondaria di 1° grado, dato che l’argomento rientra formalmente nel programma
Inoltre, quest'anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione (in vigore esattamente dal 1° gennaio 1948), per cui si è ritenuto giusto cogliere l’occasione per allestire una manifestazione sul tema. Il progetto prevede una
Senza dubbio, i 60 anni della Costituzione forniranno spunti preziosi per promuovere percorsi
Lo svolgimento del progetto richiede un arco di tempo compreso tra febbraio e aprile dell'anno in corso. Infine, per esporre i contenuti prodotti dagli
alunni, tra le varie modalità escogitate, oltre alle classiche mostre e alle consuete manifestazioni scolastiche finali, si è pensato di creare un blog interattivo, curato da alunni ed insegnanti, da riempire con i risultati delle ricerche e delle attività condotte durante il laboratorio. Il titolo del blog è "Alunni Briganti". L'indirizzo web è 
De Gennaro a Commissario Straordinario per la presunta emergenza rifiuti in Campania, il “De Gennaro style” è risultato riconoscibile per il modo in cui è stata gestita la “rivolta” di Pianura: inermi e pacifici cittadini che camminavano per strada, o cercavano semplicemente di uscire di casa, sono stati picchiati da poliziotti in tenuta antisommossa, gli stessi poliziotti che lasciavano però indisturbati i “teppisti” - in realtà altri poliziotti o confidenti della polizia - che bruciavano autobus e automezzi dei Vigili del Fuoco; sono comparsi inoltre blocchi stradali fantasma, con zone della città transennate e con il traffico deviato dalla polizia, senza


violenza le popolazioni. È evidente che l’enfatizzazione di eventuali dissensi locali, serviva a mascherare ulteriormente i veri scopi di tutta l’operazione, che per la sua vastità non può che essere legata alla NATO. Solo nel contesto del colonialismo NATO, si spiegherebbe poi la sortita fatta all’inizio dell’anno da parte delle autorità europee, che hanno intimato al governo italiano di trovare una “soluzione” al “problema” dei rifiuti in Campania.
Pecoraro Scanio, hanno fatto finta di non accorgersi di nulla e si sono docilmente piegati ad interpretare il ruolo degli imbecilli davanti all’opinione pubblica; anzi probabilmente sono stati ben contenti di cavarsela così. La stessa opinione pubblica ha partecipato a questo gioco delle parti, accettando la spiegazione ufficiale, legata alla parola magica alla moda: “incompetenza”. Oggi la “incompetenza delle autorità” non è solo uno slogan propagandistico, ma è diventato un alibi ideologico di primaria importanza. Un sito web tutto dedicato alla difesa della versione ufficiale sull’11
settembre, ha addirittura adottato la dottrina dell’incompetenza come spiegazione/rassicurazione universale per ogni crimine affaristico dei governi e delle multinazionali.
Tutti colpevoli, nessun colpevole. Anche il “capitalismo”, in quanto entità generica, suggerisce colpe collettive e non ben identificabili, e infatti le analisi apparentemente più radicali, in realtà si sono andate a rifugiare nell’astrattezza e nel razzismo.
Che l’attuale modello di produzione e consumo cosiddetto “capitalistico” produca troppi rifiuti, è un dato di fatto, ma perché l’emergenza è scoppiata proprio in una delle aree che consuma meno?
Locandina
Alcune comparse sono
Il titolo è una parola greca che significa "rivelare", ma il film non ha connotazioni religiose, probabilmente Gibson si riferisce all'apocalisse provocata dall'arrivo dei conquistadores spagnoli, scena con cui termina il film. Come il precedente La passione, il film non ha titoli di testa, ma solo i titoli di coda. Violente piogge in Messico hanno ritardato le ultime fasi di post-produzione, tanto che l'uscita del film nei cinema statunistensi è stata rimandata dal 






La tesi del film è annunciata da una frase dello storico-scrittore Will Durant: una grande civiltà non viene conquistata fino a quando non si distrugge da sola dal di dentro. Così, quando nel 1518, gli spagnoli "conquistadores" sbarcarono per la prima volta su una spiaggia dello Yucatàn, per portare la nuova civiltà, i Maya avevano già compiuto buona parte del lavoro ed erano, diciamo così, predisposti.
Gibson, creativo in modo allarmante, e anche furbo, corregge dunque la tesi
Un'idea scaltra e magari strumentale, comunque accettabile, che poi permette al regista di fare il cinema violento-etnico-primordiale-iperrealista, attraverso "interpretazioni impossibili", che tanto gli sono congeniali.
Il giovane maya Zampa di Giaguaro vive dunque in modo primordiale, va a caccia, si diverte coi suoi amici, ha una moglie incinta e un bambino. Il suo villaggio viene assalito da una tribù più forte che fa una strage.
Insieme ad altri, Zampa di Giaguaro, che riesce a nascondere la famiglia in una grotta sotterranea, viene portato in un villaggio lontano dove sarà sacrificato al dio del sole. Riesce a fuggire, inseguito dai nemici.
Li uccide uno a uno, torna al suo villaggio, salva miracolosamente la famiglia, e dall'alto di una collina vede due galeoni nella baia e alcune barche che si stanno avvicinando alla spiaggia che portano uomini con armi, insegne e croci. Jaguar e la famiglia si rintanano nel cuore della foresta.
Nella
La vegetazione umida e senza sole, nemica, e così folta che senti prima di vedere, ed è tardi. L'istinto primordiale: ci si immobilizza, gli occhi si allargano a scrutare, il pericolo mortale è vicino. L'idea delle violenza estrema ha un'altra chiave, suggestiva. Zampa di Giaguaro viene colpito da una lancia, letteralmente trapassato, se la toglie e riprende la fuga, poi viene colpito da una freccia, dalle parti del cuore, se la strappa e prosegue.
E non sono le solite licenze del cinema d'avventura, è una considerazione sulle difese del corpo, che oggi diremmo sovrumane e cha magari, in quel tempo e in quei luoghi, erano umane. L'istantanea estrema in questo senso è alla fine, quando Zampa di Giaguaro si affaccia sulla grotta e vede la moglie e due figli, che stanno per annegare sopraffatti dalle grandi piogge. La donna ha partorito nell'acqua.
Un'altra strepitosa occasione Gibson la coglie col rito del sacrificio maya, e non gli par vero di poter rappresentare l'asportazione del cuore, il corpo disfatto pezzo per pezzo e poi spinto lungo l'infinita parete di quelle piramidi.
Dunque per il regista una possibilità estrema, antropologica, è quello che cercava. Può essere interessante la sua prossima mossa. Un'indicazione: perché no la genesi? Gibson cristiano radicale, avrebbe possibilità ancora maggiori, medierebbe le scritture con la scienza e offrirebbe certamente un'istantanea credibile di Adamo ed Eva. E dovrebbe inventare un linguaggio questa volta davvero ex novo.
Un'avventura spaventosa, ma niente spaventa Mel. Apocalypto è un film molto importante. Per coraggio per estetica e per forza in senso lato. Va inteso, oltre che come magnifico trucco (sempre di film trattasi) anche come indicazione che certamente si porterà dietro tante, tante parole. E, indubbiamente, fa già parte del corpo del cinema.
Nata intorno al 2600 a.C. circa, l'evoluta società Maya praticava anche guerra, schiavitù, e nell'ultima fase offerte umane agli dei. Sembra che varie cause concorsero al suo declino: deforestazione per produrre malta, siccità e carestie, conflitti e rivolte, ma principalmente l'arrivo dei conquistadores spagnoli, portatori tra l'altro di malattie che sterminarono il 90 % della popolazione.
"Nel corso della Storia, i motivi della caduta di una civiltà - dice Mel Gibson - sono sempre gli stessi, e molti degli eventi che hanno preceduto la fine dei Maya sono quelli che si verificano nella nostra società oggi. Questi cicli si ripetono continuamente".
E proprio un tale parallelo spiega il titolo profeticamente catastrofico, per un film che Gibson ha sceneggiato con Farad Safinia (anche co-produttore), prodotto con Bruce Davey e diretto avvalendosi della consulenza dell'archeologo Richard D. Hansen e del lavoro artigianale di una grande squadra di artisti, per lo più messicani.
Girato in loco, parlato in maya yucateco (lingua tuttora in uso), Apocalypto ha un cast di non professionisti composto da nativi del continente (dal Canada al Centro America).
Il regista lo ha ambientato nel momento di abbrutita decadenza e delirio delittuoso del "popolo dell'insegna del Sole", ma la vicenda si svolge quasi interamente nella foresta con tanto di estenuante inseguimento finale.
Dopo "Braveheart", la deriva da spettacolarizzazione porta Gibson da un lato a servirsi della tecnologia (con un digitale che gli permette di utilizzare la luce naturale e fino a 4 cineprese in simultanea per sequenze anche da venti minuti), dall'altro a bearsi in riprese ipercinetiche e in una maniacale violenza sanguinolenta.
Con una narrazione tutta visiva, elementare e manichea nella divisione buoni-cattivi, che fa dell'indistruttibile protagonista - annunciato da un oracolo - il simbolo di equilibrio con la natura, famiglia, sacrificio generoso, mentre il malvagio incarna l'idea della paura, necessario alter ego in un viaggio iniziatico. Per una fuga dal progresso distruttivo, alla ricerca di un "nuovo inizio".
La frase: "Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno." (W. Durant)
Infine, vi segnalo alcuni link relativi ad un'altra recensione scritta a proposito di un altro celebre film "iperrealista" diretto da Mel Gibson, The Passion :
Campania. A riguardo, penso che le responsabilità politiche e morali (ma anche penali) siano molteplici e complesse, ed investano vari livelli di gestione: locale, regionale e nazionale. Senza dubbio Prodi non è l'ultimo ma nemmeno il primo colpevole. Poiché la gestione del problema è stata affidata ad un livello di natura commissariale, le responsabilità dipendono anche e soprattutto, ma non solo, dal governo nazionale. Inoltre, poiché la cosiddetta "emergenza" dura e si trascina ormai da anni, esattamente da oltre un decennio, è evidente che le responsabilità non sono da ascrivere soltanto al governo Prodi, bensì anche ai governi precedenti. Fatta questa doverosa premessa, non penso di dire una banalità quando affermo che i principali responsabili del disastro sono gli amministratori locali, dal momento che la gestione di un problema come quello dei rifiuti e del ciclo dei rifiuti, è di ordine territoriale, ossia locale. Pertanto, le principali responsabilità vanno ascritte agli esponenti di maggior spicco delle amministrazioni locali in Campania, vale a dire
Rosa Russo Iervolino in qualità di sindaco del Comune di Napoli, e Antonio Bassolino nella triplice veste di commissario straordinario dell'emergenza, sindaco della città partenopea e governatore della regione. Precisate le responsabilità storico-politiche e morali (che, ripeto, sono molto più vaste e complesse rispetto a quelle sopra enunciate), la soluzione più razionale, più giusta e compatibile con le esigenze ambientali e sanitarie, è una sola: la raccolta differenziata. Gli inceneritori non risolvono affatto la questione, ma la aggravano ulteriormente, introducendo altri pesanti fattori di inquinamento e devastazione ambientale, sociale e di corruzione politico-economica. I sistemi di incenerimento
dei rifiuti rappresentano un'imperdibile e preziosa occasione per accumulare enormi fortune economiche, a cominciare dalle ditte appaltatrici che si occupano della costruzione degli impianti stessi, che in Campania sono affari gestiti dai clan camorristici. Aggiungo che i profitti non sono una prerogativa riservata esclusivamente al sistema imprenditoriale criminale, ma anche un appannaggio del circuito economico "legale". Sta di fatto che i mass-media ufficiali (stampa e televisione, pubblica e privata) stanno cercando di imporre, attraverso ripetuti bombardamenti di inganni e menzogne, la logica degli inceneritori quale unica soluzione possibile e praticabile, mentre la strada da percorrere è soltanto una, la più semplice, facile, ecologica ed economica: quella della raccolta differenziata.
Da promuovere attraverso campagne capillari di educazione civica ed ambientale (nelle scuole ed ovunque sia opportuno e necessario), mediante appelli, assemblee ed altre iniziative di informazione e sensibilizzazione morale, ma anche con il ricorso a strategie eventualmente "repressive" (ovvero multe e sanzioni amministrative), se necessario. Sempre meglio delle infiltrazioni camorriste, dell'inquinamento ambientale, sempre meglio della corruzione politica, dello scempio e della devastazione
del territorio, sempre meglio del pericolo sanitario costituito dalle epidemie e dalle affezioni tumorali. Infine, vi propongo un video molto interessante filmato da un ragazzo di Biella, che ci spiega le ragioni del NO agli inceneritori e le reali motivazioni che spingono i politici e la stampa di regime ad imporceli come soluzione unica.
l’Irpinia è stata interessata allo smaltimento di varie sostanze tossiche. Chiediamo che venga avviata immediatamente un ricognizione capillare del nostro paesaggio per individuare e rimuovere queste sostanze. In caso contrario consideriamo le decisioni del governo gravemente lesive del nostro diritto alla salute proporremo l’astensione dal pagamento della tassa sui rifiuti.

Giovanni Russo Spena, nato ad Acerra, (Napoli)
Tommaso Sodano, nato a Pomigliano d'Arco (Napoli)
Campania, anzi. Il problema non è semplicemente locale o regionale, e nemmeno solo nazionale, ma è di portata globale. Esso investe la natura e la struttura stessa di un intero modo di produzione, eccessivamente energivoro e consumistico, un sistema economico imposto a livello planetario che, per produrre merci di consumo su scala industriale e soddisfare le richieste di un mercato di massa in costante crescita (basti pensare, ad esempio, al mercato cinese in fase di netta espansione), brucia e divora ogni giorno ingenti risorse energetiche, alimentari ed ambientali che non sono inesauribili, generando una quantità abnorme di rifiuti, scarti, ciarpame, ma anche scorie e sostanze altamente tossiche che l'ambiente stenta a smaltire.
Lo stesso processo di smaltimento dei rifiuti è diventato una vera e propria merce, un "business", un affare d'oro che ha assunto proporzioni gigantesche, un'attività estremamente lucrosa e redditizia che consente l'accumulazione di colossali fortune economiche a vantaggio di organizzazioni economico-imprenditoriali di
stampo criminale. Il problema mette dunque in luce tutti i limiti, i conflitti e le contraddizioni sociali e strutturali del sistema complessivo, ponendo seriamente in discussione la validità e la razionalità dell'attuale modello di sviluppo (e sottosviluppo) che possiamo definire tardo-capitalistico. Le drammatiche vicende di questi giorni hanno fatto emergere dalle macerie sociali e dai cumuli di spazzatura, dove qualcuno intendeva tenerle sepolte, le gravissime responsabilità storico-politiche, locali e nazionali, che hanno condotto all’attuale situazione di esasperazione, rabbia e rivolta popolare.

come soluzione della “emergenza”. Un problema esploso drammaticamente negli ultimi anni, ma che affonda le sue radici in tempi indubbiamente più remoti. Pertanto, è ovvio che il problema riguarda tutti, non solo le popolazioni di Napoli e della Campania, non solo le comunità meridionali, e nemmeno solo gli italiani, ma tutti gli abitanti del pianeta. La questione non può essere ridotta ad un ragionamento circoscritto che asseconda gli istinti più egoistici e particolaristici, per cui nessuno vuole la spazzatura altrui, in questo caso l'immondizia
abusive, gestite come tutti sanno dalla camorra, discariche dove vengono riversati i residui e i veleni più nocivi e pericolosi, di tipo chimico e persino nucleare, provenienti dalle zone più sviluppate e industrializzate del Nord Italia e del Nord Europa. Questa piaga decennale è una delle conseguenze e degli scotti che paghiamo a causa di un processo di sottosviluppo storico coloniale favorito dall'occupazione militare e politica del Regno delle
Insomma, se ancora ci fossero dubbi, la risposta adottata dal governo è precisamente una reazione di segno colonialista, che si traduce nell'invio dell'esercito guidato da un "uomo forte", così come fanno da sempre tutti gli Stati colonialisti di fronte ad una rivolta che esplode in una colonia. L'uso della forza e della repressione militare è esattamente nello stile, nella natura e nella storia dello "sbirro" De Gennaro. Infatti, come hanno riportato diverse fonti ufficiali di stampa, il premier
Romano Prodi, al termine di un vertice tenuto a Palazzo Chigi e durato oltre tre ore, ha annunciato che per superare "l'emergenza" dei rifiuti in Campania "ci si avvarrà del concorso qualificato delle Forze armate per le situazioni di straordinaria necessità e urgenza". Tradotto in altre parole, c'è da aspettarsi una nuova mattanza sociale, come quella vista a Genova durante le "roventi" giornate del G8? Come ha scritto Franco Berardi, in arte Bifo, in un bell'
Napoli e dintorni. Non si può (e non si deve) restare passivi di fronte allo spettacolo indecente offerto non solo dai territori sommersi da cumuli di immondizia, ma anche dalla gente di Pianura assalita brutalmente dalle forze dell'ordine al servizio di un potere cieco e sordo che ha fallito rovinosamente e ora tenta di scaricare (come sempre) le proprie responsabilità e i propri "sensi di colpa" criminali sulla popolazione. Un potere osceno e nauseabondo come la spazzatura!
Un potere inteso non solo come ceto politico locale e nazionale, ma anche come sistema economico-affaristico costituito da un intreccio lurido e perverso, ma nel contempo "fisiologico" e inevitabile, tra capitalismo lecito ed illecito, incentrato sulla malavita imprenditoriale organizzata. Oltre al danno (ovvero i delitti e lo scempio di ordine economico-ambientale, sociale e morale), oltre alle "mancanze" e alle "inadempienze" storiche che si sono accumulate per anni, insieme ai sudici ammassi di spazzatura, la gente partenopea deve sopportare anche l'amara beffa cagionata dalla fiera dell'ipocrisia, dall'invereconda esposizione televisiva delle "lacrime di coccodrillo" del "povero ed afflitto" governatore Bassolino.
Gli spazi pubblici (invivibili da anni) di Pianura, come di altri quartieri napoletani, sono assediati e infestati da cumuli di rifiuti. C'e gente che non riesce più a varcare la soglia di casa per uscire (anche solo per fare la spesa) essendo impedita da mucchi insormontabili di immondizia.
A Napoli e dintorni è in atto un'aspra e feroce vertenza di massa, esplosa come una spaventosa eruzione del Vesuvio, che forse avrebbe arrecato meno danni. Su Napoli e sull'intera Campania incombe un vero disastro ecologico e territoriale, una catastrofe sanitaria e sociale.
Ma incombe anche un'ingiusta e velenosa condanna di stampo razzista, emessa da parte di un sistema mediatico-propagandistico che invece di denunciare il colonialismo storico che affligge le comunità del nostro Meridione, preferisce evocare formule precostituite, ideologicamente pregiudizievoli e compromettenti sulla presunta inferiorità e arretratezza culturale dei popoli meridionali, in particolare della gente partenopea. Gente che invece è figlia di un ricco coacervo storico-culturale generato dalla Magna Grecia ed altre antiche e raffinate civiltà mediterranee. Ho sempre associato la nozione e l'immagine dell'intellettuale a figure scomode e destabilizzanti come Antonio Gramsci
e Pier Paolo Pasolini,
mosse da una profonda e coraggiosa passione civile autenticamente rivoluzionaria, che li ha indotti ad assumere sovente posizioni fermamente critiche e controcorrente, sempre schierate dalla parte dei soggetti più deboli e indifesi, gli "umili" di Manzoni, i "vinti" di Verga, insomma i reietti e i diseredati della nostra società (ecco come si manifesta il vero anticonformismo), rispetto alle scelte e agli schemi di giudizio e di condotta predominanti. Pertanto, lancio un accorato appello per invitare tutti gli intellettuali liberi e coscienti della nostra terra, intesa non solo come Irpinia, bensì in un senso più lato che abbracci l'intero Meridione,