sabato, 29 dicembre 2007
Chiarisco subito un punto: il nuovo attentato terroristico che in Pakistan ha provocato una strage uccidendo anche l'ex premier Benazir Bhutto, rappresenta un orrendo crimine commesso contro la parte più umile e indifesa del genere umano.
Benazir Bhutto
Voglio urlare con forza il mio sdegno morale contro fallujaatti raccapriccianti che rivelano soltanto un'efferatezza assassina e non sono certo utili alla causa degli oppressi e dei diseredati del pianeta. Caso mai dietro simili azioni si possono celare gli interessi affaristici e criminali di qualche oscuro centro di potere sovranazionale. Ma ragioniamo brevemente su alcune reazioni e dichiarazioni immediate. Il governo pakistano ha accusato al Qaeda dell'omicidio di Benazir Bhutto, ma un autorevole militante del gruppo terrorista smentisce e declina ogni responsabilità. A questo proposito il leader talebano Baitullah Mehsud, ritenuto il luogotenente di al Qaeda in Pakistan e accusato dal governo pakistano di essere la mente dell'attentato che ha ucciso Benazir Bhutto, nega ogni coinvolgimento nella morte dell'ex premier. Lo riferisce un suo portavoce: «Lo nego fermamente. Il popolo tribale ha i suoi costumi, noi non attacchiamo le donne», ha affermato il portavoce di Mehsud, Maulvi Omar, in una conversazione telefonica.
Anche il partito della Bhutto, il Ppp, ha dichiarato di non credere alla versione ufficiale ed ha aggiunto che l'amministrazione del presidente Pervez Musharraf sta cercando di insabbiare il proprio fallimento nel sostenerla.
Pervez Musharraf
Inoltre, uno stretto collaboratore dell'ex premier ha definito "ridicola" la tesi del governo secondo cui Benazir Bhutto avrebbe urtato violentemente la testa durante l'attacco suicida.
Sherry Rehman, portavoce del partito di Bhutto, ha affermato che la donna è stata raggiunta da un colpo alla testa, sparato molto probabilmente da un cecchino. Ebbene, non risulta che al Qaeda abbia mai adottato simili tecniche omicide, che invece sono tipiche dei servizi segreti. In questo caso, mi riferisco ai servizi segreti pakistani.
Abdul Qadeer Khan, il padre della bomba atomica pakistana
Comunque, per comprendere simili fenomeni non servono tanto indagini dietrologiche e complottiste, quanto soprattutto una valutazione il più possibile lucida ed obiettiva dei fatti e delle conseguenze. Occorre chiedersi: cui prodest, a chi giova tutto ciò? A chi giovano queste azioni criminali e stragiste che, per la loro tipologia, mirano a colpire in modo brutale e indiscriminato le masse, e non solo bersagli ben individuati come, in questo caso, Benazir Bhutto?
Uno degli effetti più evidenti è stato quello di stravolgere l’agenda politica internazionale, ponendo e rilanciando al primo punto il tema della sicurezza e della “guerra al terrorismo”, così da ridare fiato alla strategia ormai indebolita e screditata della “guerra preventiva” (o “guerra globale permanente”)War news voluta ed imposta negli ultimi anni dall’amministrazione statunitense. Una strategia che attraversa una grave crisi di consensi a livello internazionale, e spera in una ripresa e in un recupero di immagine e di risorse finanziarie.  La priorità più urgente della politica mondiale torna ad essere la cosiddetta usa_storia“emergenza terrorismo”, a cui vengono subordinate e sacrificate tutte le altre questioni internazionali. Tutto il resto non conta più. Conta solo la questione della sicurezza, ossia la sicurezza dell’occidente, rispetto alle insidie provenienti dal terrorismo globale. Questa emergenza” viene ora nuovamente anteposta sia alla tragedia della povertà estrema e del debito economico che affligge le popolazioni dell'Africa e del Terzo mondo in generale, sia ai pericoli derivanti dai mutamenti climatici ed ambientali terrestri. Tutto ciò è passato rapidamente in secondo piano: questo è un primo dato di fatto assolutamente innegabile. In tal senso, un'altra conseguenza degna di rilievo è stata l’intensificazione delle misure di sicurezza applicate nel mondo, soprattutto nelle metropoli occidentali.Colpo di stato in USA La circostanza che deriva da tale “permanente minaccia terroristica” è una drastica riduzione delle libertà individuali, che vengono sacrificate sull’altare della “sicurezza generale”. Rinunciare alla libertà per ottenere in cambio più sicurezza: questo è lo slogan adottato in diversi ambienti politici internazionali. Un altro effetto è riconoscibile in un processo di isolamento e di emarginazione che ha coinvolto il movimento pacifista internazionale, al fine di indebolire e affossare ulteriormente le istanze e le lotte anticapitaliste condotte negli ultimi anni attraverso Manifestazione di Vicenzamanifestazioni, iniziative e incontri globali, tra cui vari “summit alternativi” in funzione anti-G8, in cui i protagonisti non sono più otto individui che si arrogano il diritto di decidere il destino dell’intera umanità, bensì centinaia di migliaia di persone, attivisti, esperti, studiosi e semplici cittadini, che si mobilitano e si risolvono a partecipare concretamente ad un convegno, ad un’assemblea, ad una manifestazione, per dare voce a sé e a chi non riesce a far sentire la propria. Uno degli obiettivi perseguiti da questa strategia internazionale del terrore, sembra essere proprio quello di intimidire e indebolire il cosiddetto g8“movimento dei movimenti” che contesta il G8 e l'attuale modello di globalizzazione economico-liberista e gli contrappone un modello antitetico di discussione e decisione collegiale, di organizzazione dei rapporti politici a partire dal basso, ossia dai bisogni concreti della gente, attraverso forme di democrazia diretta e partecipativa, rifiutando la logica autoritaria e verticistica del summit, per optare a favore di una costruzione orizzontale, aperta e diffusa della prassi politica. Un altro importante motivo di riflessione riguarda il quadro politico mediorientale.
Medioriente
Mi spiego. L’attentato stragista in Pakistan sembra aver ridestato bruscamente l’opinione pubblica internazionale dallo stato di torpore e indifferenza generato da una sorta di assuefazione alle immagini di bombardamentoguerra, orrore e morte, provenienti tutti i giorni dall’Iraq e dallo scenario mediorientale. E’ evidente ormai che, quando simili vicende terroristiche insanguinano New York, Madrid o Londra, anziché Kabul, Baghdad o i canapalestinesi, la comunità occidentale sembra reagire in modo viscerale, in preda agli effetti scioccanti della paura. Pertanto, chi decide di diffondere il panico e l’angoscia per favorire il propagarsi di umori irrazionali, fa il gioco dei terroristi. In sostanza, il terrorismo giova anzitutto a chi,bushandflag prendendo a pretesto il sentimento di inquietudine e insicurezza diffuso nella popolazione, ne approfitta per invocare svolte politiche in senso autoritario e liberticida all'interno degli stessi Stati occidentali. Parimenti, di fronte alla spietata recrudescenza del terrorismo si sollecita una risposta altrettanto cruenta, ossia un’escalation militare nordamericana nell'area del Golfo Persico, nella misura in cui le armi continuano ad essere lo strumento privilegiato di una strategia neocoloniale condotta su scala globale. In tale scenario si inquadrano e si spiegano le tragiche vicende degli ultimi anni, dalla orribile strage dell’1111 settembre settembre 2001 ai conflitti bellici in Afghanistan e in Iraq, trasformati in teatri di guerriglia permanente. Se non si fuoriesce da questa perversa e pericolosa deriva neoimperialistaImperialism e guerrafondaia, difficilmente si potrà sperare in un avvenire di pace autentica, che è una condizione assolutamente incompatibile con l’ingiustizia, specie se cronica e duratura, nella misura in cui il superamento delle tensioni internazionali presuppone l’eliminazione delle loro cause storiche, tra le quali emergono con prepotenza le pesanti ingiustizie materiali che opprimono soprattutto le popolazioni affamate dell’Africa e del Terzo mondo. Ingiustizie terribili e indicibili che stanno segnando il triste destino del Sud del mondo, cioè di miliardi di esseri umani.
venerdì, 28 dicembre 2007

Confesso di non nutrire alcun rimpianto, specialmente di ordine politico, anzi. Mi si rimprovera di essere "nostalgico dell'opposizione per il gusto dell'opposizione". E se anche fosse, cosa ci sarebbe di male? Francamente cosa dovrei rimpiangere, di quale opposizione dovrei avere nostalgia?

Forse dovrei rimpiangere la finta opposizione esercitata (a chiacchiere) dal vecchio Partito (pseudo)comunista italiano, che nella prassi politica concreta del dopoguerra ha tradito e rinnegato  la sua lunga storia e la sua gloriosa tradizione, ha calpestato i nobili valori della resistenza-genovaResistenza antifascista, rivelando la sua reale natura opportunista, cinica e spregiudicata, fino ad inseguire e praticare il più becero compromesso consociativista con la peggiore Democrazia cristiana, almeno per quanto concerne i suoi quadri dirigenti? Francamente, rimango esterrefatto di fronte al cinismo e alla spudoratezza con cui viene ogni volta agitato lo spauracchio del "ritorno di BerlusconiIl ritorno del Monnezza al potere", al solo scopo di spaventare, imbavagliare ed imprigionare l'elettorato di sinistra, fingendo di contrastare (solo a chiacchiere) il tanto vituperato e demonizzato cavaliere nero, che non è Zorro, ma un bandito "spettrale" di Arcore. Il quale è stato legittimato e favorito, di fatto, proprio dai vertici del cosiddetto "centro-sinistra". Infatti, per vincere le elezioni serve il voto dell'elettorato di sinistra, che viene puntualmente estorto con l'inganno, ma all'atto pratico, ogni volta che si è andati al governo non si è stati capaci nemmeno di produrre una semplice leggina per risolvere il tanto esecrato e criticato (sempre e solo a chiacchiere) conflitto di interessi. Probabilmente, altri scelgono e perseguono cinicamente il potere fine a se stesso, ossia per il gusto del potere, accreditando in tal guisa il celebre aforisma andreottiandreottiano, secondo cui "il potere logora chi non ce l'ha". Francamente, valutando l'esperienza storica e quella personale, mi sono convinto che l'attuale sistema politico-economico borghese è talmente corrotto e corruttore da rendere vano, se non impossibile, ogni tentativo di "riforma" e di "rinnovamento" operato all'interno delle sue false e distorte istituzioni "liberal-democratiche". La storia ci dovrebbe insegnare che una forza politica autenticamente di sinistra (per non dire comunista), schierata apertamente e seriamente dalla parte delle classi lavoratriciquarto stato (o delle masse popolari), vale a dire un soggetto politico che si propone di rappresentare e tutelare gli interessi di un blocco sociale prevalentemente popolare (per non dire proletario, visto che persino la piccola borghesia intellettuale e statale si è ormai proletarizzata: si pensi, ad esempio, ai poveri insegnanti) non può e non deve partecipare al governo della società con altri soggetti ed altre forze politiche che rappresentano e salvaguardano un diverso blocco sociale, formato da classi collocate ai livelli superiori della gerarchia della ricchezza e del potere.

Insomma, non si può governare (o partecipare ad un governo, benché questo si spacci e si dichiari "progressista" e "riformatore", o addirittura "alternativo", sempre e solo a chiacchiere) nell'attuale quadro dei rapporti capitalistico-borghesi di produzione e di sfruttamentosfruttamento materiale del lavoro, nell'attuale assetto dei rapporti di forza e di potere, decisamente sbilanciati a vantaggio dei gruppi economici dominanti. Pertanto, preferisco mille volte restare all’opposizione piuttosto che sputtanarmi e sputtanare (ossia svendere e rinnegare) i miei principi ideali, con gente spregiudicata che disprezza e viola cinicamente ogni regola, pur camuffandosi e riparandosi dietro mentite spoglie "progressiste", "liberali" e "di sinistra". I principali mezzi di informazione di massa (stampa e televisione di regime) hanno coniato l’inFausta (!) formula Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil“sinistra radicale” per indicare i gruppi politici che si collocano a sinistra dello schieramento parlamentare e formano l’ala sinistra dell’Unione. Ma tale definizione è assolutamente astratta e inattendibile, in quanto rappresenta un’invenzione puramente arbitraria di origine mediatica (appunto), una vera mistificazione di natura ideologico-propagandistica. Invece, bisognerebbe usare un’altra espressione, senza dubbio più credibile e veritiera: quella di “sinistra tradita”. Tradita anzitutto dai suoi “fedeli” alleati di governo… A tale proposito vorrei sottoporvi un quesito: ma Lamberto lamberto-diniDini, che nella sua rinomata carriera ha ricoperto numerosi incarichi di prestigio e di potere nel mondo dell’economia e della finanza internazionali, è stato infatti direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, nonché Direttore Generale della Banca d’Italia, si poteva considerare un affidabile alleato della sinistra, ovvero un rappresentante serio e credibile degli interessi dei lavoratori? La stessa domanda vale per altri illustri esponenti della coalizione governativa, quali il super-Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa.padoa_schiappa Il quale è stato amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, si è laureato alla Bocconi di Milano, ha frequentato un Master in economia a Boston, negli Stati Uniti, ha lavorato presso la Banca d’Italia diventando Vice-Direttore Generale, e via discorrendo. Ebbene, con tutti questi autorevoli ex dirigenti della Banca d’Italia, presenti tra le sue fila, ci si meraviglia se il governo Prodi si è dimostrato totalmente asservito e subordinato agli interessi delle banche e delle assicurazioni!

Una sinistra tradita dai suoi stessi membri e dirigenti politico-parlamentari. Prigionieri dei vari ricatti imposti dall’esterno (dai cosiddetti “alleati”: vedi il caso di Dini, appunto) nonché dell’opportunismo, del Bertinotti contestatocarrierismo e dell’arrivismo diffusi al suo interno. Ma su questo punto dolente sarebbe opportuno stendere un velo pietoso. Pertanto, è necessario umiliarsi, scendere in basso, riprendere a frequentare la gente, per capire e conoscere i bisogni reali delle masse popolari, per rivolgersi e guardare altrove, non più verso la sinistra al potere che ha sempre carusotradito i suoi sostenitori e continuerà a farlo. Come testimoniano le preziose lezioni impartite dalla storia. Mi scuso con il lettore se mi sono un po’ dilungato in queste noiose rievocazioni storiche concernenti le prestigiose carriere professionali dei rappresentanti di governo, ma era utile farlo a beneficio di chi ha la memoria corta. Per gli “smemorati” vale sempre l'antico adagio latino "repetita iuvant". Ma vale anche un proverbio più "volgare" e meno "dotto", che recita: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

domenica, 23 dicembre 2007

MICHELE E ANDREA IL NATALE LO PASSANO IN CARCERE, NOI SAREMO LI' SOTTO
A Natale faranno due mesi dagli arresti dei cinque ragazzi di Spoleto. A Natale faranno 61 giorni che Michele Fabiani e Andrea Di Nucci sono tenuti imprigionati nel carcere di Capanne a Perugia, sottoposti ad un disumano regime carcerario.

 Perché questo accanimento? Gli inquisitori, che non hanno prove ma solo presunti indizi, sperano che il carcere duro pieghi Michele e Andrea e li spinga ad autoaccusarsi di essere ciò che non sono, di essere dei terroristi.

Michele e Andrea stanno invece resistendo, e resistendo difendono non solo la loro dignità,Vauro su terrorismo ma pure la nostra, quella di tutti coloro che non intendono voltare le spalle a chi grida giustizia, che sono stanchi di un regime autoritario che ci considera tutti in libertà vigilata, che con la scusa del terrorismo calpesta i diritti più elementari di cittadinanza. Questo regime, in occasione del Natale, ci vorrebbe spensierati, a fare shopping come consumatori beoti, a fare la fila nei centri commerciali, ovvero le cattedrali erette in onore dell’unico Dio a cui questo sistema chiede di  genuflettersi: il danaro.

Noi saremo invece con Michele e Andrea, sotto il carcere di Capanne, e sotto quel carcere celebreremo, la nostra messa di Natale. Il nostro sarà un presidio di libertà, di solidarietà, di verità. Per questo invitiamo tutti quanti hanno a cuore non solo la sorte di Michele e Andrea, ma di tutti quelli che ingiustamente soffrono nelle patrie galere a passare il Natale come si addice, sotto il Carcere di Capanne.

Appuntamento il 24 Dicembre alle ore 22,00. Sotto il carcere di Capanne (PG)
Promuovono: Comitato 23 ottobre, Legittima Difesa, Ass. Culturale Casa Rossa, Ass.Culturale 1° Maggio, RdB CUB, Comitato per l’Ambiente di Gualdo Cattaneo, Gruppo Difesa Ambiente di Spoleto

Prime adesioni: Don Andrea Gallo, Comunità S. Benedetto, Genova, Catia Bellillo, parlamentare del PdCI, Luca Baldelli, Consigliere provincia Di Perugia del PRC, Fabio Faina, Consigliere counale di Perugia del PdCI, Ettore Magrini RdB CUB Spoleto, Raspa Francesco RdB CUB Spoleto, Giovanni Cenci, studente, Legittima Difesa, Luigi Marocco RdB CUB Spoleto, Alessia Monteverdi, Campo Antimperialista, Antonio Briguori RdB CUB Spoleto, Sandro Scalseggi RdB CUB Spoleto, Daniele Selli, studente, Legittima Difesa, Giorgio Becchetti, RSU Manini, Assisi, Raspa Luciana RdB CUB Spoleto, Leonardo Galdini RdB CUB Spoleto, Giuseppe Vaccaro studente, Legittima Difesa, Laurii Anna Laura RdB CUB Spoleto, Salviani Maria Piera RdBCUB Spoleto, Maria Grazia Ardizzone, Campo Antimperialista, Giovanni Teti studente, Legittima Difesa, Moreno Pasquinelli, Campo Antimperialista

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domenica, 16 dicembre 2007

BERTINOTTI IL MANGIAPADRONI

Abbiamo da sempre considerato Fausto Bertinottibertinotti un "comunista borghese" che si è rivelato un guerrafondaio nazionalista. Non ci stupisce ne ci scandalizza il suo dialogo con Berlusconi. Vuole difendere il sistema politico della borghesia in Italia. Il pagliaccio è sempre più sputtanato

Fausto sfida «i benpensanti» della sinistra

Porgendo la mano a Silvio Berlusconi,berlusconi_dux aveva messo tutto in conto. Ora Fausto Bertinotti è diventato bersaglio di critiche e censure. La colpa di Bertinottibr_bertinotti è di aver accettato il dialogo con il Cavaliere. E dinanzi all'accusa il presidente della Camera lancia una sfida di «politica culturale» agli intellettuali di sinistra benpensanti, li invita a superare «i pregiudizi», a smetterla con gli «integralismi », e a sostenere il dialogo sulle riforme, strada che è comunque intenzionato a percorrere fino in fondo. Perché la partita va al di là della trattativa sulla legge elettorale: «Possibile non si capisca? Possibile non si avverta il sentimento profondo del Paese? Possibile non si comprenda che la classe dirigente corre il rischio dell'apartheid? Possibile non si veda che se non ce la facciamo, stavolta falliamo tutti e soprattutto cade tutto?».

Bertinotti confida che attraverso questa chiave di lettura possa essere compreso il significato della sua mano tesa verso Berlusconi,berlusconi descritto da molti nel centrosinistra come un «nemico» con cui non si deve parlare per non perdere la propria verginità politica. Si rende conto delle ostilità che incontra, ne parla quotidianamente al telefono con veltroni e il suo walter egoWalter Veltroni, vittima anche lui di allusioni e battute tendenziose. Ma resta fiducioso: «Sono fiducioso per disperazione». Concetto terribile, espresso di getto, quasi volesse levarsi un peso. A suo dire, d'altronde, se il dialogo fallisse, dopo non ci sarebbe nulla, tranne l'immagine del dramma di Torino alla ThyssenKrupp, dove «ho percepito una separazione, un cancello, tra gli operai che stavano dentro la fabbrica e si sentivano soli, e noi che venivamo visti come quelli che stanno fuori e non muoiono bruciati».

È il pericolo dell'«apartheid» che lo preoccupa. E se ieri, con incredibile coincidenza, Giampaolo Pansa sull'Espresso lo ha disegnato come «il grande puffo», Furio Colombo sull'Unità lo ha intruppato nello «schieramento dei super partes berlusconiani», e la senatrice comunista Manuela Palermi su Liberazione l'ha accusato di sacrificare la Cosa rossa sull'altare dell'intesa con Veltroni e il Cavaliere, Bertinotti non ha ceduto alla tentazione di voltare le spalle alle critiche.

Ha preferito la fatica del confronto, che è diventata sfida: «È una sfida di politica culturale. Io penso infatti che il dialogo sia necessario per rinnovare il nostro sistema e agganciarlo al grande processo di trasformazione dei partiti che è in atto in Europa. La legge elettorale è solo un tassello, il primo passo. E per compierlo bisogna rischiare».

«Io rischio», dice bertinotti-vauroBertinotti:Il Faust «Iniziamo a rischiare tutti. Iniziamo a rompere le logiche opportunistiche, a superare i settarismi, ad abbandonare interessi di piccolo cabotaggio, in base ai quali, io che sono girotondino non ci sto, io che sono un piccolo partito non ci sto, io che punto a preservare una posizione di potere non ci sto. Con la politica del "non ci sto" siamo diventati "politiglia", come ha scritto Giuseppe De Rita sul Corriere. Perciò sono convinto che sia giusto dialogare con tutti, anche con Berlusconi». In fondo, come ha spiegato ai suoi, il dialogo porta a un processo di «auto-responsabilizzazione » del Cavaliere: la mano tesa è un segno di fiducia, toccherà a lui non dilapidarla.

È l'unica strategia per uscire dal pantano, «lo penso anch'io che sono forse il più prevenuto di tutti verso berlusconi_clownBerlusconi», dice Ciriaco De Mita,Ciriaco De Mita infastidito dagli «attacchi pretestuosi» al presidente della Camera: «Questa purtroppo è la prova che si fa fatica a vincere la stupidità. Perché il Cavaliere stavolta ha compiuto davvero un gesto di straordinaria intelligenza politica, prestandosi al dialogo. Finalmente accetta di confrontarsi senza sotterfugi, e apre la strada a un bipolarismo adulto. Per questo dovremmo essere tutti contenti». Bertinotti, venuto a conoscenza delle parole di De Mita, ha sorriso come a voler sottoscrivere il ragionamento dell'ex segretario democristiano.

Caricature di De Mita

La sfida culturale oltre che politica a sinistra è lanciata, «io ho deciso di rischiare». BertinottiCaricatura di Bertinottibertinotti è consapevole che il fallimento non rappresenterebbe la sconfitta di qualcuno ma di tutti. E spera che, a forza di insistere, in futuro sarà buona regola tenere cordiali rapporti con l'avversario pur tenendo la distanza. Oggi qualsiasi gesto distensivo desta invece scandalo. E figurarsi dunque cosa direbbero in quel mondo che si nutre di livore verso «il nemico», se sapessero di una telefonata che il presidente della Camera volle fare per solidarizzare con il Cavaliere. Erano i giorni in cui impazzavano su tutti i quotidiani e i settimanali le foto pruriginose che ritraevano l'ex premier in compagnia di alcune starlette, ospiti della sua villa in Sardegna, e sedute sulle sue gambe.

BertinottiFaust 22giu2006 lesse commenti di condanna e analisi politiche irridenti, perciò decise di alzare la cornetta: «Presidente — esordì — mi spiace molto, perché queste sono cose fastidiose. È già sgradevole che si scavi nella vita privata e si violi la privacy. Lo è ancor di più se tutto ciò viene usato come appiglio per attaccare l'avversario politico». È collusione morale, quella di Bertinotti?Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista E le regole di garanzia che ha chiesto per il «deputato Berlusconi» al procuratore di Napoli, sono un segno di complicità? Fabio Mussi, che pure non è del tutto convinto delle mosse di «Fausto», appoggia la sua sfida di «cultura politica»: «È ora di rifuggire dall'idea che non si parla con il nemico. E spero finiscano i tentativi di epurazione e di denigrazione. Sono retaggi che appartengono... al tempo che fu». Purtroppo sono «retaggi» che resistono.
Francesco Verderami

Fonte: www.operaicontro.it

sabato, 15 dicembre 2007

Premetto che il sottoscritto è rimasto sostanzialmente fermo e coerente rispetto alle proprie posizioni, pur aggiornandosi costantemente e criticamente. Casomai il_conformistasono altri che si sono distaccati progressivamente dalle opzioni originarie. Mi riferisco ai fatti concreti, a parte le facili dichiarazioni di circostanza. A parte i principi e le parole d'ordine, sempre utili e convenienti in campagna elettorale o nelle manifestazioni di piazza, quando occorre mobilitare le masse e soprattutto ingannare la buona fede di centinaia di migliaia di militanti, studenti, donne, operai, pacifisti convinti, ecc. Vogliamo dunque parlare di fatti reali, visto che in politica contano prevalentemente questi, e non le chiacchiere? Vogliamo tentare di ridurre a sintesi e valutare con obiettività l'intera esperienza governativa del PRC?Il Faust Il bilancio complessivo è positivo o negativo? Credo che non basti un articolo per sviluppare in modo esauriente un simile ragionamento politico. Comunque, voglio provarci ugualmente. Non vorrei risalire troppo indietro nel tempo, ma sarebbe opportuno un rapido accenno alla famosa opzione "non-violenta" del partito, voluta e caldeggiata da Il camerata Fausto BertinottiFausto Bertinotti, da cui prese l’avvio un ambiguo percorso (tutt’altro che lineare!) che, dopo le scelte coraggiose del passato, dal 1998 al 2001, dalla caduta del primo governo Prodi al sostegno dato alle battaglie del movimento no global, attraverso ondeggiamenti, ripensamenti, danze e movimenti serpentini, è approdato alla risoluzione governista, sancita nell'ultimo congresso nazionale. Il PRC ha contribuito all'elaborazione di un programma elettorale approvato e sottoscritto da tutte le forze dell'Unione, esibito come un patto da siglare con gli elettori. L’accordo conteneva una serie di punti che provo a compendiare come segue:

Conflitto d'interessi

AUTHORITY PER IL CONFLITTO DI INTERESSI - Il centrosinistra si proponeva di colmare una lacuna, adeguando l'ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali. E gli strumenti individuati erano:  la revisione del regime delle incompatibilità, l'istituzione di una apposita autorità garante, l'obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.

LEGGE ANTITRUST - Tra le priorità dell'Italia, secondo l'Unione, c'era quella di una legge antitrust che disciplinasse orizzontalmente o verticalmente gli interessi nelle televisioni, telecomunicazioni, stampa, nuovi media e contribuisse a ricreare il mercato superando l'attuale duopolio.

 

COPPIE GAY E UNIONI DI FATTO (I famosi Pacs, poi Di.co.) - Satira politica variaLa bozza proponeva di riconoscere giuridicamente le unioni gay e le unioni di fatto in generale, quale forma di relazione capace di assicurare prerogative e facoltà e di garantire reciprocità nei diritti e nei doveri: era quanto prevedeva il programma dell'Unione.

SISTEMA ELETTORALE - C'era solo un breve accenno alla legge elettorale e non si parlava di ritorno al maggioritario, come più volte si era detto, ma solo di un sistema elettorale che consentisse una scelta chiara e consapevole, e assicurasse insieme la rappresentanza e la governabilità. Quindi, si assicurava che il centrosinistra non avrebbe proceduto a colpi di maggioranza. Infatti, si affermava: Non seguiremo l'esempio del centrodestra imponendo un 'nostro' sistema elettorale, ma lavoreremo per un sistema elettorale che assicuri tutti questi valori. Infine, il centrosinistra puntava a rendere omogenei i sistemi elettorali delle diverse Regioni.

Elezioni

IMMIGRAZIONE - In tema di immigrazione l'Unione chiedeva di abolire la legge Bossi-Fini sull'immigrazione, di concedere il diritto di voto alle elezioni amministrative, e il superamento dei Centri di Permanenza Temporanea (i famigerati CPT). Anche se si leggeva nel testo "occorre approntare strumenti efficaci per assicurare l'identificazione degli migrantiimmigrati e il rimpatrio di quanti vengono  legittimamente espulsi. Inoltre, dobbiamo introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative - sottolineava l'accordo dell'Unione - dopo un congruo numero di anni di residenza, riformare la legge sulla cittadinanza, riducendo il tempo necessario per l'acquisizione e rendendo espliciti e ben definitivi i requisiti per la naturalizzazione. Il percorso legislativo che immaginiamo - proseguiva il testo della proposta elettorale - passa per l'abrogazione della legge Bossi-Fini, per una politica degli ingressi, per la regolamentazione organica del diritto di asilo, per il diritto di voto alle elezioni amministrative, per la modifica delle regole in tema di acquisizione della cittadinanza, per una legge a tutela della libertà religiosa e di culto."bossi-finisenzaconfini

DISTRETTO CULTURALE - Per la rinascita culturale dell'Italia l'Unione intendeva dar vita al "distretto culturale", lo strumento più proprio per realizzare interventi sistemici, uno strumento per tenere insieme tutti i soggetti che possono fare sistema sul territorio marcandone la fisionomia e la crescita: dal museo alla biblioteca, all'impresa artigiana, all'Università, all'editoria, alla multimedialità.Laurea

EUROPA - L'Unione sosteneva l'ingresso di "Romania e Bulgaria" nell'UE. Inoltre, si leggeva nel testo, "salutiamo con favore l'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia", a patto che Ankara compia le "necessarie riforme" in modo da "corrispondere ai criteri di Copenaghen".

RITIRO DALL'IRAQ - "Se vinceremo le elezioni - si affermava nella bozza del programma - , immediatamente proporremo al Parlamento italiano il_ritiroil rientro dei nostri soldati, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, le modalità affinchè le condizioni di sicurezza siano garantite."

Un altro punto estremamente importante concerneva:

 LA LEGGE 30 E IL PRECARIATO (A proposito di Vignetta di Vauro sugli omicidi bianchimorti sul lavoro, vale la pena di ricordare che questi non dipendono solo dall'applicazione e dal rigore dei controlli ispettivi e dalle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro in base alla normativa prevista dalla 626, ma soprattutto dalle tipologie di contratto infami che favoriscono e inaspriscono l'orario e i turni di lavoro, la violazione delle regole, insomma le condizioni di sfruttamento e repressione dei lavoratori) - A riguardo il centrosinistra puntava a superare la legge 30 e le forme più precarizzanti introdotte dal centrodestra. Si diceva: se Prodi_PresidenteRomano Prodi vincerà le elezioni, aspettiamoci l'abolizione del lavoro a chiamata, dello staff leasing e del contratto d'inserimento così come previsto dalla "legge Maroni". A pagina 162 del programma si poteva leggere: "per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi (sic!) una prospettiva di vita e di lavoro serena". "In tal senso - prosegue il testo del programma -, crediamo che il infortuni sul lavorolavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa". Di conseguenza l'Unione proponeva la "reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato". Per quanto riguarda il atipicilavoro a progetto (gli ex co.co.co.), Prodi lo voleva "sottoposto alle regole dei diritti definite dalla contrattazione collettiva" e puntava ad eliminarne "l’utilizzo distorto". Fondamentale, inoltre, l'armonizzazione dei contributi sociali. "In particolare - si leggeva -, occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni nell'attuazione degli istituti contrattuali".contratto_globalizzato

E via discorrendo… Mi fermo qui per non appesantire troppo il ragionamento sulle proposte programmatiche dell'Unione. Penso che gli argomenti illustrati siano più che sufficienti a fornire un'immagine e un volto ben definito circa la portata e l'ispirazione “progressista e riformista” (almeno questa era l'intenzione teorica) degli impegni assunti dal governo nei confronti degli elettori attraverso il programma. Pertanto, mi/vi domando: quali di queste promesse sono state realizzate e quali invece sono state tradite e disattese? Consegno a voi la sentenza, che non è affatto ardua.

Venendo, dunque, alla verifica dei risultati concreti:

- sorvolo su taluni aspetti e momenti del governo Prodi che sono stati quantomeno discutibili, su alcune scelte legge_indulto_20lug06che, alla prova dei fatti, si sono rivelate non solo fallimentari ma controproducenti quali, ad esempio, il provvedimento dell'indulto;

- sorvolo, per non annoiare troppo il lettore, sul tema, non secondario, delle pensioni e dell'accordo (infame) sul Welfare, che in realtà sancisce lo smantellamento del Welfare stesso, ossia dello Stato sociale, delle tutele e delle conquiste dei lavoratori;

- sorvolo su altre questioni tuttora irrisolte e controverse, che richiederebbero un adeguato spazio di riflessione politica; lascio perciò a voi la possibilità di giudicare serenamente i fatti, pensando anche alle dichiarazioni di Fausto Bertinotti,bertinotti-vauro contenute nella ormai famosa intervista rilasciata a Massimo Giannini su Repubblica del 4 dicembre scorso: "Dobbiamo prenderne atto: questo centro sinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l'Unione non si è realizzata...". "Un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: ecco, questo progetto non si è realizzato.Caricatura di Bertinotti Già questo ha creato un forte disagio a sinistra. Poi si sono verificati fatti che lo hanno acuito. Ne potrei citare centomila...". Risultato: "Abbiamo un governo che sopravvive, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra".

Francamente non mi interessano le motivazioni reali che hanno indotto Faust 22giu2006Bertinotti a questa sorta di "riposizionamento" strategico-politico, non voglio essere malpensante e malizioso, se non addirittura maligno. Comunque, una frase in particolare di Fausto Bertinotti riassume efficacemente il punto di arrivo a cui il mio lungo ragionamento intendeva approdare: le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra, di cui anche il sottoscritto fa parte, benché non sia più iscritto da tempo al PRC.Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutista Nondimeno, credo che sia necessario sviluppare alcune considerazioni, anche a costo di tediarvi a morte (preferisco non essere letto che esserlo da persone troppo precipitose e superficiali), per cui faccio un lungo balzo a ritroso nel tempo, risalendo ad un periodo estremamente drammatico che non ha (apparentemente) nulla a che vedere con la vile e grottesca commedia esibita dalle attuali forze politiche italiane. Mi riferisco ai mesi che precedettero lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, da cui scaturì, tre anni dopo, uno dei più grandi avvenimenti della storia universale: la Rivoluzione d’ottobre.

Il palazzo d'inverno occupato

Si riunì a Zimmerwald, in Svizzera, il Congresso della Seconda Internazionale (la Prima Internazionale dei lavoratori, fondata nel 1864, fu guidata da marxMarx fino allo scioglimento nel 1876: il culmine di tale associazione fu raggiunto in occasione della Comune di Parigi nel 1871, una straordinaria esperienza rivoluzionaria stroncata nel sangue) e, in nome dell’internazionalismo proletario, i vari partiti aderenti (i maggiori erano quelli dei paesi a capitalismo avanzato, in modo particolare la socialdemocrazia tedesca) giurarono di opporsi all’imminente macelleria sociale (carne da macello non sarebbero stati i “borghesi” che avrebbero scatenato il conflitto, bensì i lavoratori). Tra i canti dell’Internazionale socialista, le bandiere rosse, la retorica dei discorsi altisonanti, gli abbracci fraterni e calorosi, le lacrime (di coccodrillo) di coloro che affermavano con enfasi di rappresentare gli oppressi della Terra, si chiuse il Congresso elvetico della seconda Internazionale.

Karl Kautsky

Al rientro nelle rispettive “patrie”, la stragrande maggioranza di questi ignobili rappresentanti di se stessi, votò a favore della concessione dei crediti di guerra voluti dai governi borghesi che avrebbero favorito l’accumulazione di ingenti profitti.

Alcuni di questi “rappresentanti dei lavoratori” votarono a favore perché già da tempo venduti alle classi dominanti (in un celebre volantino redatto da Karl Liebknecht e destinato alle truppe sul fronte di guerra, era scritto: "Il nemico principale si trova nel proprio Paese"), altri perché anche nei periodi bellici non si interrompono i sontuosi guadagni dei parlamentari e delle altre cariche pubbliche elettive (a questo proposito si legga in particolare l’opuscolo di LeninLenin "Il fallimento della II Internazionale ed il rinnegato Kautsky"). Dunque, nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra la maggioranza delle burocrazie socialdemocratiche nei vari Paesi (tranne rarissime eccezioni: ad esempio, in Germania soltanto Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, in seguito leaders della Lega spartachista, votarono contro la concessione dei crediti di guerra) capitolò e sostenne la propria borghesia imperialista. Gli ideali socialisti della lotta di classe e della rivoluzione proletaria vennero rimossi col pretesto dell'Unione Sacra della nazione. Come scriveva Rosa Luxemburg, lo slogan internazionalista"proletari di tutto il mondo, unitevi" è stato sostituito con il ben più lugubre e militarista "proletari di tutto il mondo, sgozzatevi".

Rosa Luxemburg

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Pertanto, le socialdemocrazie, le (false) sinistre al potere, sono sempre state il covo dei peggiori rinnegati e traditori di ogni tempo e luogo. In effetti, la sinistra governativaGruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil è il più subdolo e pericoloso nemico dei lavoratori, proprio perché ha costantemente finto di “rappresentarli” e guidarli contro il “nemico di classe”, mentre era formata da elementi stipendiati dal nemico stesso; si è sempre trattato di torvi e squallidi esecutori di infimo valore umano. Possibile che la semplice esperienza quotidiana, unita a quella storica, non abbia ancora insegnato a nessuno questa banale verità? La stragrande maggioranza del collettivo_comunista_antonio_gramscipopolo privo di qualsiasi potere dovrebbe tenere continuamente puntato il fucile dietro la schiena dei suoi “rappresentanti”, per incalzarli ed obbligarli a fare i suoi interessi, rinunciando ai lauti pagamenti concessi dagli oppressori. Veniamo ora all’avvilente farsa dei nostri giorni. Nessuna tragedia in vista (nel senso che non si intravede al momento nessun conflitto mondiale), solo la convenienza meschina di “tirare avanti la baracca”. Anche in tale circostanza, benché la realtà odierna non sia quella tragica del 1914, solo per salvare il “proprio” governo (minacciato dal famelico lamberto-diniDini-iena-ridens), ovvero le proprie poltrone e i lauti emolumenti parlamentari, lo schema della (falsa) sinistra è sempre lo stesso: c’è chi si è rassegnato da tempo, seppellendo l’ascia di guerra, e chi ha affermato “questa è la (pen)ultima vigliaccata che mi fai: si faccia una verifica a gennaio!" Ma cosa volete verificare ancora: che siete dei ridicoli servi dei potentati, lo si è già verificato cento, mille volte! Per quanto mi riguarda, ho deciso di interrompere definitivamente ogni rapporto con una "gentaglia" del genere, in quanto non c’è assolutamente nulla di buono da sperare. Mi auguro che altri, come me, comprendano la reale natura e funzione storica della (falsa) sinistra quando è assorta al Fausto Bertinotti con Napolitano e Marinigoverno insieme alle forze della borghesia dominante. Io non ho la memoria corta, anzi! Non voglio più discutere con questi infami e pusillanimi rinnegati. A meno che non si verifichi una loro radicale e “miracolosa conversione”, una sincera e clamorosa autocritica, in cui si dichiarino decisamente pentiti di aver favorito ed appoggiato finora i peggiori potentati capitalistico-finanziari italiani e i loro soci americani, e rompano finalmente, senza indugi né ambiguità, con il governo, per costituire una forza autenticamente rivoluzionaria.lotte_operaie Deve essere un soggetto nuovo, che ripensi e metta in discussione (marxianamente) tutto, che rompa con ogni residuo dell’ignobile tradizione dell'opportunismo socialdemocratico, che si ponga in modo antagonista rispetto al capitalismo e all'imperialismo dominanti, opponendosi con forza e determinazione all’attuale establishment finanziario-industriale-militare italiano, che costituisce la parte più marcia del capitalismo. Questo è la condizione minima per poter riprendere a dialogare! Concludo ricordando che lor signori, i rinnegati e i traditori delle classi lavoratrici, oggi non si dicono più socialdemocratici”, ma si definiscono addirittura “comunisti”.

Come ammoniva Marx, la seconda volta la storia si ripete in farsa. Lo schema della storia si ripete e si ripresenta ciclicamente, impartendo i suoi amari ma preziosi avvertimenti. Nel frattempo si rinnovano i nomi, i termini lessicali e concettuali, le definizioni linguistiche. La lezione storica rimane sostanzialmente la stessa. Ma quando impareremo?

domenica, 09 dicembre 2007

Propongo di rendere un caloroso omaggio ed un pubblico encomio a tutti i fenomenali “campioni” della libertà e della democrazia che sono alla guida della nostra benemerita nazione: da una parte, il cavaliere del lavoro (altrui) Silvio Berlusconi, il re dei comici Emilio Fede, l’assessore-squadrista sgarbi e rifiuti televisiviVittorio Sgarbi, il Fedele (cane) Confalonieri, la bella imprenditrice-meretrice Michela Brambilla, dall’altra parte (ovvero l’altra faccia della stessa medaglia… al valor civile), il guardasigilli Clemente clemenza_mastella“Che” Mastella, il lider Maximo D’Alema baffetto-perfetto, l’(anti)eroe nazionale Giulio Andreotti, e tutti gli altri “arditi” baluardi della (loro) libertà di spadroneggiare, comandare e farsi gli affari propri. GRAZIE TANTE! Purtroppo, costoro hanno avuto la sventura di imbattersi in un losco e rude personaggio, un vero e proprio energumeno provocatore, un tale Piero Ricca, nemico pubblico numero uno dell’élite nazionale.

Piero Ricca

Ma, bando alle stupide ciarle e alla facile ironia, diciamo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità: chi è il vero eroe e Il re e il vice-re della Tv spazzaturapaladino della libertà? Chi spaccia ripetutamente e spudoratamente la menzogna come veritiera, dall’alto di un potere cinico e meschino, protetto e corteggiato da schiere di servi e leccapiedi, guardie del corpo e portaborse vari? Oppure chi, in completa solitudine, totalmente privo di appoggi istituzionali, trova il coraggio di sfidare i presunti potenti, illusi di esserlo, in tutta la loro arroganza, impunità e spregiudicatezza morale? Chi è effettivamente libero?

E’ realmente libero solo colui che è in grado di esercitare, per sé e per gli altri, quei sacrosanti diritti sanciti e garantiti (sulla carta) dalla Costituzione, che altrimenti resterebbe lettera morta, ovvero inapplicata. E rimarrebbe tale e inapplicabile, almeno nell’attuale sistema di organizzazione politica, sociale ed economica.

Emilio Fido 

Il diritto alla libertà di parola e di espressione, il diritto alla libertà di associazione e di partecipazione politica, il diritto alla brunovespalibertà di stampa, questi ed altri diritti sarebbero assolutamente nulli ed insignificanti se non ci fosse qualche “folle” don Chisciotte, convinto e propenso a rendere appannaggio concreto per l’intera collettività sociale, quegli stessi diritti, svenduti come favori e franchigie esclusive riservate a pochi individui appartenenti alle classi dirigenti, nella misura in cui sono e rimangono una prerogativa speciale detenuta da una ristretta minoranza di superprivilegiati, schiavi della loro brama e mania di potere e ricchezza.

Don Chisciotte

Gustatevi, dunque, i seguenti video scaricati da YouTube

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Qui Milano Libera contro quell'infamone di Emilio Fede!!!

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Piero Ricca incontra Vittorio Sgarbi. Vai Piero!
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Vittorio Sgarbi, nome completo sgarbiVittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi (Ferrara, 8 maggio 1952), è un critico d'arte, un personaggio della televisione ed un uomo politico italiano pregiudicato. È stato condannato nel 1996 a 6 mesi e 10 giorni definitivi con sentenza della Pretura di Venezia per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto, e condannato a pagare un indennizzo fissato dalla corte. Il critico d'arte inutilmente si giustificò affermando che la sua assenza dall'ufficio dipendeva dalla sua redazione d'un catalogo d'arte. È stato condannato per diffamazione aggravata per aver definito "politiche", nel 1998, le indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli...
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Michela Vittoria Brambillabrambilla (Calolziocorte, 26 ottobre 1967) è una imprenditrice e politica italiana, presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio. Erede di una famiglia di industriali dell'acciaio da quattro generazioni, laureata in filosofia all'Università Cattolica. Michela Vittoria Brambilla si è candidata alle elezioni politiche del 2006 con Forza Italia nella VII circoscrizione Veneto 1, senza però risultare eletta. Successivamente nel 2007 si è autonominata presidente dell'Associazione Nazionale Circolo della Libertà. Ha precedentemente lavorato come giornalista televisivo per il gruppo Mediaset. [1] È amministratore delegato delle Trafilerie Brambilla spa, azienda attiva nella trasformazione dell'acciaio inossidabile ed al carbonio. Sempre sul piano professionale è stata fondatrice (insieme al padre Vittorio) e attuale presidente del Gruppo Sal spa, impresa attiva nel settore dell'alimentazione degli animali, e di Sotra Coast International, che opera nel medesimo ambito. È arrivata rapidamente ai vertici nazionali della Confcommercio, dove dal novembre 2003 ricopre il ruolo di presidente degli imprenditori under 40 aderenti alla Confcommercio (Giovani Imprenditori Confcommercio). Il 20 novembre 2006 ha fondato i Circoli della Libertà. Vicinissima al presidente di Forza Italia Berlusconi SilvioSilvio Berlusconi, è stata, da alcuni osservatori (come quelli della rivista Panorama), indicata come possibile successore dello stesso alla guida del partito e dell'intero centrodestra italiano. Lei ha pubblicamente sempre smentito ogni notizia in merito. Nel giugno del 2007 ha fondato l'emittente satellitare TV della Libertà, legata all'iniziativa dei Circoli e finalizzata alla sua promozione personale e del movimento contro l'evasione fiscale, anche attraverso l'ascolto "in presa diretta" di esperti, professionisti e privati cittadini. È spesso ospite di programmi televisivi nazionali quali, ad esempio, Ballarò e Porta a Porta, nei quali è stata, spesso, protagonista di accesi attacchi, anche con insulti personali, ad esponenti legati al centrosinistra. culoNell'agosto 2007 è stata al centro delle contestazioni per aver depositato il simbolo di un presunto partito unico del centrodestra, cosa poi ridimensionata. Nel settembre 2007 incappa nell'esposto della giovane avvocatessa Susanna Chiesa che per conto di alcuni volontari del canile di Lecco denuncia condizioni di degrado della struttura gestita dall'Associazione Lega Italiana per la Difesa degli Animali LEIDA. Le denunce si trasformano anche in interrogazioni presentate dal Consigliere Regionale dei Verdi Marcello Saponaro [2] e dal Senatore Natale Ripamonti nelle rispettive istituzioni.

Tratto dal sito che s'indigna e denuncia con Piero Ricca censurato:
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Descrizione del videoBerlusconi_nome e cognome

Un cittadino (Piero Ricca) "offende" Silvio Berlusconi all'uscita del Tribunale di Milano, dopo le famigerate "dichiarazioni spontanee" al Processo SME. Silvio lo denuncia per ingiurie, ma Piero Ricca è stato assolto, ed ha pure ricevuto 50.000 euro di risarcimento danni.

Descrizione del videoBerlusconi furioso

Piero Ricca spiega le ragioni del suo sfogo nei confronti dell'allora Premier Silvio Berlusconi fuori dall'aula di giustzia del Tribunale di Milano in cui Berlusconi rilasciò le sue dichiarazioni spontanee nell'ambito del processo SME il 5 Maggio 2003.

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Massimo D'AlemaD nasce a Gallipoli e a tre mesi già ha i baffi e sa condurre una barca a vela. A scuola è anticonformista e spavaldo. Scommette con un amico che da lì in avanti, pur essendo di destra e facendo cose di destra, dirà di essere di sinistra e nessuno lo scoprirà. Giovanissimo si infiltra nella Fgci, ma la prova di ammissione è preparare una molotov. Viene aiutato da un giovanotto grassottello che però gli dice che, insieme alla benzina, ci vuole il tartufo che non può mancare in nessuna casa italiana. Il giovanotto è Vissani, che diventerà un celebre chef e con cui nascerà una grande raffinata amicizia. Fa carriera nel partito. Come attore partecipa al film "I soliti Ignoti" e impara una massima fondamentale. I ladri piccoli vanno in galera, i grandi ladri no. Non dimenticherà mai questa lezione. Dopo anni di attesa, finalmente la sinistra va al potere. Questo coglie impreparato D'Alema che però reagisce subito. Dopo avere ipnotizzato bertinotti-vauroBertinotti, tromba Prodi e con l'aiuto di Cossutta e Cossiga, diventa Presidente del Consiglio. La sua politica di sinistra si concreta in alcuni atti fondamentali. Salva Berlusconi dal conflitto di interessi, entra in Borsa rassicurando gli speculatori, entra in guerra a fianco di Clinton, regala agli americani il porto di Taranto e, in entusiasmanti duetti con Vespa, spiega alla sinistra le sue priorità: il tartufo in ogni tavola, saper andare di bolina e soprattutto non avere la mentalità della sinistra catastrofista e perdente. Subito dopo perde alle Europee in maniera catastrofica. Ha un breve momento di lucidità e si dimette. Poi si dedica ad altre attività: compra sale Bingo e prepara la sua ricetta per la sinistra, pubblicata su Vanity Fair. E' la famosa passatina di ceci con gamberetti che non può mancare in nessuna casa degli italiani Intanto prepara il suo nuovo governo con Briatore all'economia e Vissani alla cultura. Dimenticavamo: ha vinto la scommessa fatta a scuola, ma qualcuno comincia a sospettare.prodi_porta_a_porta Se Prodi nonostante tutto rivincerà e lui combinerà dei casini, potrebbe anche beccarsi un vaff...ulo che non manca mai in nessuna casa degli italiani.

Frasi celebri:

"Sono un uomo dell'Ottocento, non ho orologio, uso poco il telefonino, diffido del computer" .
"Silvio Berlusconi può essere riportato nell'alveo della democrazia (detta nell'86 quando nessuno nel partito sapeva cosa voleva dire alveo)".
"Non siamo la portarei degli Usa, ma se partono dalla Svezia consumano più benzina".Massimo

Mandiamolo a lavorare.

Che lavoro gli fareste fare:

a. Qualsiasi, perché tanto sarebbe il primo
b. Cuoco in una caserma
c. Cameriere al Billionaire

Beppe Grillo e Stefano Benni (il Lupo).

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Mario Clemente Mastella,mastella_clemente dopo un parto travagliato, per le dimensioni spropositate dell'apparato digerente già ben formato alla nascita,vede la luce nel 1947 a Ceppaloni, località beneventana da lui portata a visibilità nazionale. Da allora entrata nel linguaggio comune con la frase: "No Ceppaloni, no party". La sua fame leggendaria lo spinge a presentarsi alle feste di battesimo e di cresima non invitato. La sua disinvoltura gli consente di mangiare a sbafo e, contemporaneamente, di fare numerose amicizie che gli serviranno in futuro. L'appetito lo conduce inesorabilmente verso la democrazia cristiana, diventa deputato commensale nel 1976 e da allora non si è più mosso. Ogni coalizione di governo lo vede presente alla spartizione delle poltrone. In realtà nessuno lo invita, ma alla fine qualcosa da mangiare gli danno sempre quando minaccia di andare ad un'altra festa. Celebre la sua esibizione come ministro del Lavoro nel governo berlusconiBerlusconi in cui risolse il grave dramma della disoccupazione giovanile nel Sud e delle pensioni. Ambigua e carica di doppi sensi invece la sua dichiarazione sulla sua verginità pre matrimoniale, non è mai stato chiarito fino in fondo a quale tipo di relazione sessuale facesse riferimento. Nel 1999 si mette in proprio e fonda l'UDEUR che definisce "Il centro della politica, un progetto per il futuro, un'idea, un percorso, un metodo, una storia, un'identità" e, con postilla a margine, un posto a tavola. Entra subito in conflitto con Prodi_il_ciarlatanoRomano Prodi per il menu e con coerenza dichiara alle scorse primarie dell'Unione: "Usciamo dall'Unione, da oggi saremo il Centro alleato con l'Unione". Per dare vita e forza a questo progetto inserisce in lista il pregiudicato Rocco Salini. L'Unione cambia il menù e Mastella rientra nell'Unione. Dopo le elezioni di aprile il suo appetito pantagruelico lo fa delirare, pretende tre ministeri, tra cui la Difesa, la vice presidenza del Consiglio e il 30% dei salatini dei consigli dei ministri. Su quest'ultimo punto entra però in conflitto con Massimo D'Alema e deve fare un passo indietro. Prodi, che ha sempre segretamente apprezzato la sua capacità di barcamenarsi, dopo una telefonata per verificare le sue credenziali con Gianni Letta, lo nomina ministro della Giustizia.
Sic transit gloria prodi.

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Stefania Craxi

Stefania Gabriella Anastasia Craxi, conosciuta più semplicemente come Stefania Craxi, (Milano, 25 ottobre 1960) è una donna politica italiana. Figlia di Bettino Craxiberlusconi-craxi-de-mita e sorella di Bobo, è deputata alla Camera nelle file di Forza Italia. In precedenza ha fatto parte del Partito Socialista Italiano. Ha fondato l'associazione politica Giovane Italia e la Fondazione Craxi.

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Andreotti. I fatti separati dalle opinioni: Mafioso fino al 1980
Giulio presidenteandreotti del Senato? Ecco gli eventi accertati. Incontrò due volte il capo di Cosa nostra, Stefano Bontate. Coltivò rapporti con Salvo Lima, Vito Ciancimino, i cugini Salvo. Parlò con il boss Manciaracina. Candidato alla presidenza del Senato. Dal centrodestra, ma non senza la possibilità di «unire», cioè di ottenere voti dal centrosinistra. Una candidatura, ha esplicitato qualcuno, che vale anche come risarcimento per il «calvario giudiziario» che ha dovuto sopportare.Giulio nazionale A ogni buon conto, ecco alcuni brani delle sentenze palermitane che lo riguardano. Vi sono raccontati fatti che basterebbero da soli, anche prescindendo dalle paroline finali (assolto, condannato, prescritto) ­ a spingere qualunque cittadino di qualunque Paese civile a decidere di non stringere più la mano a chi ne è stato protagonista. Altro che cariche istituzionali.
Alcune note tecniche. La sentenza di primo grado (del 23 ottobre 1999) è confermata da quella d'appello (del 2 maggio 2003), che la riforma soltanto trasformando l'assoluzione in prescrizione del reato di associazione a delinquere, comunque «commesso fino alla primavera del 1980». Dunque il senatore Andreottiandreotti_omissis per i suoi rapporti con Cosa nostra è stato riconosciuto responsabile, fino al 1980, del reato di associazione a delinquere (l'associazione mafiosa, con l'articolo 416 bis, è stata introdotta solo dopo i fatti contestati). Per le accuse successive alla primavera del 1980, la Corte d'appello conferma i fatti, confermando però anche l'assoluzione: ai sensi dell'articolo 530 secondo comma del Codice di procedura penale, che ricalca la vecchia insufficienza di prove.Andreotti, il nuovo che avanza Tutto ciò diventa definitivo con la sentenza finale dalla Cassazione, il 15 ottobre 2004. Ecco dunque i fatti accertati nelle sentenze Andreotti. Rapporti con Cosa nostra. Secondo la Corte d'appello, Andreotti, «con la sua condotta (...)
(non meramente fittizia) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi».

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Dove sono le bombe?
Se ad Aviano (in Friuli) ci sono circa 50 ordigni missili atomiciatomici a disposizione degli F16 delle forze aeree statunitensi, nella base bresciana di Ghedi si trovano 40 bombe atomiche, comprese quelle che i C130 trasferirono nell'estate '93 dallo smantellamento della base nucleare di Rimini, dov'erano assegnate agli F104. Ghedi è una delle basi più piene in termini di occupazione dello spazio atomico disponibile: ci sono alloggiamenti per 44 bombe, e sono quasi tutti occupati. La quarantina di bombe attribuite al Paese ospitante (l'Italia) sono conservate negli undici hangar blindati dei Tornado.

Ghedi

Ogni aereo Pa 200 Tornado del 102° e 154° dell'Aeronautica ha il suo hangar con corazzatura antinucleare. Sotto il pavimento di ogni hangar c'è un alloggiamento che si solleva con un montacarichi: l'alloggiamento contiene quattro bombe da montare sotto le ali dell'aereo italiano. I piloti italiani si esercitano al lancio di bombe atomiche in diversi poligoni. Esemplari di bombe nucleari da addestramento vengono lanciati per esempio su Capo Frasca, in Sardegna, e in altri Paesi (con ogni probabilità la Tunisia non sa che è adattata a poligono atomico l'area addestrativa di Ben Ghilouf) ma fino a una dozzina d'anni fa le esercitazioni italiane di sgancio delle atomiche erano condotte sopra Maniago, in Friuli. La gestione delle bombe depositate, quella sì, è condotta da tecnici statunitensi.statua della morte

sabato, 08 dicembre 2007

Gli operai: turni infernali

TORINO - Dopo il dolore, la rabbia. infortuni_lavoroGli operai della Thyssenkrupp, l'acciaieria in cui hanno perso la vita quattro operai e altri tre lottano disperatamente contro la morte, ribadiscono con più forza le loro accuse: troppi straordinari, poca manutenzione. Per i sindacati, la produzione potrà ripartire solo dopo che in tutto lo stabilimento saranno effettuati controlli, vogliono "una certificazione scritta". A Torino, intanto, arrivano i ministri damianoCesare Damiano e Livia Turco. "Per scongiurare il ripetersi di gravi incidenti sul lavoro, come quello avvenuto alla Thyssenkrupp, è necessario aumentare i controlli delle Asl nelle fabbriche", dice il ministro della Salute che ha convocato l'azienda per lunedì. Damiano partecipa a un vertice in Prefettura con i rappresentanti delle istituzioni locali e i sindacati. Il ministro del Lavoro spiega che "gli ispettori del lavoro e le Asl hanno già avviato le verifiche e che queste continueranno la prossima settimana, in stretto coordinamento con la magistratura".

"Eravamo costretti a fare fino ad otto ore di straordinario. Se non accettavamo, l'azienda ci faceva dei rapporti disciplinari. C'é un operaio che, dopo due richiami, ha deciso di licenziarsi", racconta Giuseppe Lia, 27 anni davanti all'Unione Industriale, dove i sindacati incontrano l'azienda.

 

Il giovane operaio parla di "condizioni di lavoro abominevoli, con turni infernali", dice che "da un anno non si faceva manutenzione" e che "la magistratura deve andare a vedere le condizioni degli impianti, verificare se sono a norma".

 

I rapporti sindacali erano tesi da tempo: in vista della  chiusura della fabbrica torinese, prevista per giugno, l'organico era stato dimezzato dai 400 di addetti di maggio scorso a 200. Ma nelle ultime settimane il lavoro era aumentato perché lo stabilimento di Terni, dove sarà concentrata tutta l'attività produttiva, non era in grado di fare fronte a tutte le commesse.

L'azienda aveva imposto unilateralmente il lavoro al sabato al laminatoio a caldo, il reparto in cui nel 2002 c'era stato un incendio, ma il sindacato non era d'accordo. Così da tre settimane, il sabato gli metalmeccanicioperai scioperavano otto ore e l'astensione dal lavoro era già stata proclamata, prima dell'incidente, per oggi. Sempre per oggi era stato chiesto un incontro all'azienda, che però aveva rifiutato. "Hanno accettato di incontrarci solo dopo l'incidente e la morte degli operai. E' un comportamento gravissimo", dicono Ciro Argentino e Fabio Carletti della Fiom. "Gli strumenti per prevenire gli incidenti sul lavoro ci sono. Il problema è quello di farli applicare, e soprattutto quello di ottenere che tutti facciano la loro parte, inclusi i datori di lavoro", afferma Livia Turco,ferrero mentre il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, invita la Confindustria "a espellere le aziende inadempienti sul fronte della sicurezza come ha fatto con quelle che pagano il pizzo". Torino si prepara alla giornata di lutto e di mobilitazione indetta per lunedì. Il corteo si aprirà con il gonfalone della Città e lo striscione di Cgil, Cisl e Uil, con su scritto 'Basta con le morti sul lavoro'.

"Vogliamo che sia una giornata di raccoglimento, ma anche di lotta - spiega il segretario della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - per chiedere che si accertino le responsabilità dell'incidente. Vogliamo che i responsabili paghino e non finisca tutto come con l'indulto che ha compreso anche i reati per le morti bianche".

Fonte: Ansa

Speciale sicurezza. Per la Thyssenkrupp, la Fiom parte civile
di Stefano Angelofiom

Giorgio Cremaschi,cremaschi segretario nazionale e responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza della Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici), ha dichiarato che l’incidente avvenuto nell’acciaieria della Thyssenkrupp non è stato una fatalità. La multinazionale stava smantellando l’impianto di Torino per trasferire la produzione nello stabilimento di Terni. Gli inquirenti dovranno appurare se le attività di manutenzione ordinaria siano state ridotte al punto da elevare il rischio di incidenti sul lavoro.omicidi bianchi Inoltre sembrerebbe che l’impianto di Torino non avesse più i responsabili della sicurezza, a seguito dello snellimento degli organici. Ora c’è da chiedersi con che criterio i manager di una acciaieria inizino la dismissione di un impianto ad alto rischio partendo proprio dal taglio delle spese che riguardano il fattore più importante, la sicurezza. Un operaio racconta che da ottobre le commissioni a Terni erano aumentate al punto da farle dirottare nuovamente su Torino. L’inversione di tendenza, con l’incremento di produttività, non sarebbe stata accompagnata dal ripristino dei necessari standard di sicurezza.Vignetta di Vauro sugli omicidi bianchi Così ai pochi operai rimasti è stato chiesto di fare straordinari massacranti, senza tutele. In pratica gli operai sono stati abbandonati, messi in subordine dalla logica del profitto. Poi resta la questione del non perfetto funzionamento dei sistemi antincendio, come estintori (circa 300), manichette e idranti. Chi doveva eseguire i controlli?FIOM L’omissione è stata frutto della negligenza o rientrava nel taglio delle spese? Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom, dice che anche alcuni telefoni erano mal funzionanti. Gli unici provvedimenti che erano stati presi di recente dalla Thyssenkrupp, in seguito alle denunce dei rappresentanti sindacali, riguardavano la rimozione di macchie d’olio, che possono rappresentare un rischio di innesco per gli incendi. E gli estintori? Che in un ambiente del genere vengono utilizzati spesso, dovrebbero sempre essere ricaricati anche dopo un parziale utilizzo, per mantenerne alta l’efficienza.

Ma gli operai sostengono che molti erano difettosi. Le Asl fanno controlli periodici nelle aziende, ma a quanto pare anche loro hanno un organico che non riesce a far fronte all’immenso carico di lavoro. Se è vero, come denuncia “La Stampa”, che a Torino ci sono circa 30 ispettori Asl per 68 mila imprese (tra industria e artigianato) dire che nel sistema “qualcosa non va” è dire ben poco.

Assunzioni a tempo indeterminato

Intanto la Fiom si costituisce parte civile nel procedimento penale in corso, il ministro della salute Livia Turco incontrerà lunedì i rappresentanti della Tyssenkrupp e il ministro del lavoro, Cesare Damiano, annuncia severi controlli nei confronti della multinazionale.

Mentre al Capo dello Stato non resta che osservare il solito minuto di silenzio.

Fonte: Comincialitalia.net

venerdì, 07 dicembre 2007

Striscia di Gaza - 16 Vittime

Sale a 16 il drammatico bilancio delle vittime palestinesi dei bombardamenti israeliani effettuati da sabato scorso a oggi. I medici della Striscia hanno riferito che l'esercito israeliano sta facendo uso di armi non convenzionali. Da sabato scorso, e quotidianamente, le forze israeliane assassinano civili e combattenti palestinesi in attacchi di cielo e di terra contro il nord e il sud della gazaStriscia. All'emergenza feriti creata dai bombardamenti si aggiunge la chiusura di ospedali e centri medici causata dalla mancanza di medicine, di apparecchiature sanitarie funzionanti (non arrivano più i pezzi di ricambio e le sale operatorie sono senza anestetici), di energia elettrica e di carburante. Stanno chiudendo anche i distributori di benzina e di gas perché i rifornimenti sono esauriti a causa della drastica riduzione decisa dal governo democratico di Israele.Militarismo israeliano La popolazione non può lasciare la Striscia ormai da mesi e neanche spostarsi all'interno. Manca il gas e l'elettricità anche nelle abitazioni. All'attuale tragedia, si sono aggiunte le dichiarazioni del comandante dell'esercito israeliano, Gabi Ashkenazi: è pronta l'invasione di terra contro la Striscia. E l'Europa sta a guardare il lento sterminio degli abitanti di Gaza. Evidentemente la Storia non ha insegnato nulla.
Fonte: http://www.infopal.it

giovedì, 06 dicembre 2007

Prezzi alle stelle… e contratto alle stalle

 

Perché sale il costo di pane e pasta mentre quello del grano scende?

Pasta e pane

Si preannuncia un Natale al risparmio per gli italiani, altro che cesti pieni di leccornie, al bando sprechi e consumismo, occhio invece all'aumento dei prezzi, che riguarda principalmente i beni di prima necessità.

Secondo i dati Istat, l’inflazione a novembre è salita del 2,4%, contro il 2,1% di ottobre, il dato più alto dal giugno 2004.

Alberto Sordi

A risentirne di più sono i prodotti alimentari a cominciare dal pane e dalla pasta, il cui prezzo nell’ultimo anno è aumentato rispettivamente del 12,4% e del 7,7%. Secondo la Coldiretti gli aumenti di pane e strozzapretipasta non sono dovuti ai rialzi dei prezzi delle materie prime: «Il grano è sceso del 10%...». Tanto che il Ministero per le Politiche Agricole ha deciso di dare il via ad un piano antispeculazione, per verificare se ci siano manovre illegittime da parte delle imprese di settore che possano influire sui rialzi dei prezzi finali.  Ma non è solo nel settore alimentare che i prezzi sono lievitati, il caro petrolio ha prodotto gravi rialzi nel settore energetico, con benzina e gasoliopetrolio che volano alle stelle. Ormai pensare di utilizzare fonti alternative di energia sembra la strategia per il futuro, non solo per incidere di meno sull’ambiente, ma anche perché le fonti tradizionali di energia tenderanno a costi sempre più proibitivi. I dati diffusi dall’Istat si rivelano oltremodo preoccupanti specialmente se si pensa alle ricadute effettive che i rincari hanno sugli stipendi degli italiani, che in media si aggirano intorno ai 1000-1300 euro al mese. Secondo una stima di Federconsumatori, soltanto il rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari inciderà su ogni famiglia di circa 400 euro annui!

Tabella riassuntiva

Prodotti 

Aumenti su base annua

Pane 

 12,4%

Pasta 

 7,7%

Latte 

 6,4%

Frutta 

 4,7%

Trasporti 

 3,9%

Benzina 

 9,8%

Gasolio 

 11,2%

Combustibili per la casa 

 12,1%

...Tra Atto d’indirizzo (CRUI) e Piattaforme da fame (sindacati “rappresentativi”)

E’ in questo scenario, in cui, in aggiunta alla “malasorte”, si annunciano tredicesime “più leggere”, che arriva l’Atto di indirizzo per il CCNL Università 2006-2009. La “piattaforma” dei rettori assomiglia in maniera impressionante alla Piattaforma presentata dai comitati_d_affariconfederal/concertativi nei loro punti normativi: tanta flessibilità,  richieste di “nuova” precarietà, potere d’arbitrio, mobilità coatta e finanche licenziamenti (pudicamente nominati “esuberi”). È ciò che si chiama “Protocollo sul Pubblico Impiego”, e viene “stranamente” invocato all’unisono dai rettori così come dai sindacati che “rappresentano” (dovrebbero, almeno…) gli interessi dei lavoratori. Chissà quali, poi… A leggere l’Atto d’indirizzo emanato dalla CRUI – visibile sul sito www.unitadibase.it - non riusciamo a credere alla faccia di bronzo ed alla tracotanza che i rettori hanno messo nella redazione del documento. TreGiorniSi immagina, ad esempio, il senso di “fastidio” con cui trattano la vicenda dei CEL, che si vuole liquidare una volta per tutte ed in barba alla sentenza della Corte Europea. Si immagina, per esempio, la superbia con cui si chiede di derogare dai “vincoli” imposti sulle assunzioni “atipiche” in virtù dell’Autonomia di Bilancio (Ah! Fossimo in Francia…!). Si immagina, però, la soddisfazione di ottemperare ai “vincoli” governativi di “contenimento complessivo” degli aumenti entro i limiti del 4,46%, comprendendo anche il salario integrativo e sempre più su base “premiale”.

Qui la “loro” Autonomia non viene invocata, guarda un po’… Progressioni verticali? Sempre e solo in base alle “esigenze organizzative”. Di gettare uno sguardo sul sottoinquadramento cronico non se ne parla neanche, anzi, “va segnalata la necessità di evitare progressioni di massa per l’accesso a posizioni giuridiche più elevate”  (testuale, dall’Atto di indirizzo).   Per carità, non allargate la manica…!  La stabilizzazione dei tempi determinati? Secondo procedure “selettive”. Come se i tempi determinati non avessero già superato la selezione con un (o anche più di uno) regolare concorso…!

Precariato addio? Magari…!  Fatte le leggi, suggeriti gli inganni: "Il CCNL dovrà prevedere soluzioni e/o atipicitipologie di assunzioni, compatibili con il quadro normativo nazionale, per garantire il corretto funzionamento di strutture sperimentali (es. Aziende Agrarie, Orti Botanici, etc.) che utilizzano per le peculiari funzioni svolte personale stagionale”  (anche questo, purtroppo, è testuale). Le “contro” proposte dei sindacati, “invece”, richiamano gli stessi principi ispiratori dei rettori. A fronte di due soldi che, come visto dalla tabellina su riportata, non bastano a compensare più nemmeno gli aumenti dei generi di prima necessità, anche i sindacatisindacati trattanti reclamano norme più severe e penalizzanti per il personale. Dulcis in fundo, avremo la certezza della firma da parte di TUTTI i sindacati che saranno chiamati al tavolo di contrattazione. Siatene certi!    I “privilegi” legati a quella firma, anche quelli più miseri e meschini, fanno troppa gola ai sindacati “rappresentativi”. Anche a certi cosiddetti “conflittuali”. Tra poco sarà tempo di feste, e c’è chi attende i regali dalla gerla di Babbo Natale.  Gli auguriamo tanta soddisfazione. Il sacco della Befana, più facilmente, conterrà solo cenere e carbone.

UdB Unità di Base Settore Università

Fonte: www.unitadibase.it

giovedì, 06 dicembre 2007

SARKOZY, SERVITORE DI DUE COLONIALISMINicolas Sarkozy

Sarkozy

Le reazioni dei governi cosiddetti occidentali alla vittoria del partito del presidente putinPutin alle elezioni del parlamento russo, hanno assunto dei toni involontariamente umoristici. Il presidente no-sex-bushBush non si è complimentato con Putin a causa del sospetto di brogli che grava sulle elezioni russe, mentre le autorità europee hanno lamentato l’eccesso di copertura mediatica di cui si è avvantaggiato il partito al governo. Insomma, non si è capito se le oligarchie “occidentali” rimproverino Putin di fare le stesse cose che fanno loro, oppure se la prendano con lui perché sta confezionando la messinscena della democrazia meglio di loro. Si può immaginare inoltre cosa sarebbe accaduto se Putin avesse perso le elezioni: ci sarebbe stato un boato di soddisfazione dei media analogo a quello verificatosi per la contemporanea sconfitta di chavez_no_sevaChavez al suo referendum sulle modifiche alla costituzione venezuelana. Anche di Chavez, se avesse invece vinto, si sarebbe detto che aveva fatto ricorso a brogli. Nell’uno e nell’altro caso, tanta ostilità della stampa “occidentale” è dovuta alla frustrazione degli interessi affaristici delle multinazionali anglo-americane. Da quando la British Petroleum è stata estromessa dal business del gas  russo, la propaganda britannica ha imbastito nei confronti di Putin una serie di provocazioni piuttosto puerili, come quella del presunto assassinio del dissidente russo con il polonio radioattivo. Condizionati dagli interessi britannici, anche i media italiani fanno la morale a Putin e lo esortano a ritrasformare la Russia in colonia come ai tempi di Eltsin.boris_eltsin Si tratta però di una posizione irrealistica, che persevera negli errori di valutazione già commessi a suo tempo dal presidente USA Clinton. Negli anni ’90 le multinazionali petrolifere si illusero di aver trovato in Russia il loro nuovo Eden coloniale, ma era chiaro già allora che se il KGB consentiva a Eltsin di firmare contratti a condizioni così sfavorevoli, lo faceva solo per il tempo necessario ad acquisire il know-how e le relazioni utili per poi  poter procedere in proprio. Anzi, l’oligarchia russa  ha oggi la potenza finanziaria sufficiente per poter fare del colonialismo commerciale in proprio, non solo nei confronti degli Stati dell’ex impero sovietico, ma anche nei confronti della stessa Europa occidentale. L’unico governante europeo a complimentarsi con Putin è stato sarkozySarkozy, e il fatto ha, come al solito, alimentato le illusioni di alcuni commentatori circa l’attivismo e l’autonomia dell’attuale presidente francese. In realtà Sarkozy fa l’amico di Putin per lo stesso motivo per cui ama Bush. La compagnia petrolifera francese, la Total, è stata associata da Bush  allo sfruttamento del petrolio iracheno,Pozzi di petrolio mentre Putin ha concesso alla stessa Total alcuni contratti di fornitura di gas russo. Il punto è che quando la politica di un governo coincide con gli affari, il contraente più debole diventa automaticamente una colonia; ed oscillare tra la subordinazione a due colonialismi, non fa una politica di indipendenza nazionale. La Francia e l’Europa attuali sono un po’ in una condizione simile alla Cina dell’800, che era soprattutto una colonia britannica, ma che subiva incursioni coloniali anche da parte di altre potenze, come gli USA, il Giappone, la Germania e persino l’Italia.

Colonialismo

Oggi l’Europa rimane soprattutto una colonia commerciale degli Stati Uniti, ma si espone ormai anche al colonialismo russo. Durante la prima guerra mondiale, Georges Clemenceau sintetizzò efficacemente con uno dei suoi crudeli aforismi  la schizofrenia della politica francese dell’ultimo secolo: i Francesi offrirebbero subito la loro vita alla Patria, ma mai i loro soldi.

Georges Clemenceau 

Questa schizofrenia è oggi incarnata da Sarkozy che blatera ancora di una Francia grande potenza, ma poi ne smantella le basi, a cominciare dall’apparato dello Stato.

 Vai all'immagine a grandezza naturaleNapoleon-Sarkozy                     

SarkozyCaricatura di Sarkozy è oggi ritratto dalla stampa padronale come il San Giorgio che si batte contro il drago dei “privilegi delle categorie”, il che, tradotto dal codice della propaganda, vuol dire che si propone di sostituire nella pubblica amministrazione il lavoro stabile con lavoro precario o schiavistico. L’oligarchia francese ha trovato nella precarizzazione e nella schiavizzazione  un business che in prospettiva è colossale. D’altra parte, nel momento in cui va a toccare le basi del proprio stesso establishment, l’oligarchia francese non può essere più sicura che un domani non sia scalzata nella gestione di quel business da altre oligarchie imposte dai colonialisti.

Fonte: www.comidad.org