il Popolo degli uomini venne sterminato dall’esercito yankee nel corso delle sanguinose “guerre indiane”. La tribù pellerossa dei Sioux Dakota Hunkpapa era presieduta dal mitico capo e sciamano indiano Toro Seduto (in realtà il suo nome era Bufalo Seduto, o Tatanka Yotanka nella lingua autoctona dei nativi americani), reso celebre dalla storica vittoria ottenuta nella battaglia del Little Big Horn contro le truppe guidate dal tenente colonnello George Armstrong Custer, soprannominato “capelli gialli”, grande capo dei “visi pallidi”. Augh!
Toro SedutoSuccessivamente, nel mondo della mafia siciliana, esattamente a Cinisi, spadroneggiava don Tano Seduto
(cioè Badalamenti), a Corleone comandava don Totò Seduto (ovvero Salvatore Riina), poi diventato il boss dei boss, altrove troneggiava qualche altro don (vattelappesca) Seduto. Ma la mafia non è affatto tramontata, non si è dissolta con il declino e l’arresto dei boss più rozzi e malvagi, Riina e Provenzano, braccati e latitanti per decenni ed improvvisamente catturati dallo Stato, allorché si sono rivelati inutili e sorpassati come arnesi ormai vecchi ed obsoleti.
Totò Riina
La rivoluzione antropologica della mafia
Quella che è morta e sepolta è senza dubbio la mafia più arretrata e tradizionale, quella messa sotto processo dalle inchieste dei giudici Falcone e Borsellino, ammazzati proprio dai sicari della cosca più feroce e all’epoca vincente, quella dei Corleonesi.
Falcone e Borsellino
Invece oggi, la mafia è più ricca e potente che mai, non è scomparsa solo perché non ammazza più come sua abitudine, ossia nelle forme brutali e truculente del passato, vale a dire usando le armi, minacciando e terrorizzando la gente, compiendo stragi crudeli e sanguinose per eliminare fisicamente i suoi nemici, siano essi tenaci e audaci sindacalisti come Placido Rizzotto, intrepidi attivisti politici come Peppino Impastato,
giudici onesti e integerrimi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ci sono altre mafie che continuano a massacrare le persone in modo diretto e sinistro, ricorrendo anche ad eccidi eclatanti e (in)discriminati:
‘O Sistema) del clan dei Casalesi (vincenti nel casertano), la famigerata ‘Ndrangheta calabrese (detta anche Onorata società),
La mafia ha solo imparato a celarsi e dissimularsi meglio. Essa continua ad agire indisturbata, più e meglio di prima. L’assetto del potere di Mafiopoli si è modificato profondamente, si è riciclato e ristrutturato. Anche la mafia, quella arcaica e primitiva, ha subito quel processo di rivoluzione neocapitalista che ha generato una sorta di mutazione antropologico-culturale, la stessa che Pier Paolo Pasolini
ha descritto e analizzato a proposito dell’odierna civiltà dei consumi di massa. Dunque, la mafia si è modernizzata e globalizzata, diventando un’holding company estremamente potente, una corporation tecnologicamente avanzata, un’impresa finanziaria multinazionale. Insomma, la mafia è a capo di un vasto Impero economico mondiale ed è oggi la prima azienda del sistema capitalistico italiano, una grossa compagnia imprenditoriale che può vantare ed esibire il più ricco volume d’affari del Paese.
Mafia S.p.A.
La mafia è diventata una ricca e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni.
Azioni criminali! Come criminale, o perlomeno disonesto ed immorale, è l’intero apparato economico-capitalistico, le cui ricchezze sono di origine quanto meno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, diceva con eleganza lo scrittore francese Honoré de Balzac.
Questa illustre e saggia citazione mi serve per chiarire come la natura della proprietà privata, del grande capitale, delle immense rendite economiche, sia sempre illecita e sospetta, se non criminale, in quanto discende da un atto iniquo e violento di espropriazione del prodotto (o valore) materiale creato dal lavoro collettivo. La matrice reale del sistema economico-capitalistico è di per sé violenta e disonesta, come tenta di dimostrare con successo Roberto Saviano nel suo best seller,
Gomorra. “Gli affari sono affari” per tutti gli uomini d’affari, siano essi personaggi incensurati accettati moralmente e socialmente, quali il defunto Gianni Agnelli, oppure i suoi eredi alla Fiat (Montezemolo, Marchionne & soci), siano essi figure losche e notoriamente riconosciute come spietati criminali, quali ad esempio l’ex re di Napoli e capo della NCO (Nuova Camorra Organizzata) Raffaele Cutolo, l’ex boss dei boss siciliani Totò Riina, o ancora Nicola Schiavone, meglio noto col soprannome di Sandokan, uno dei più efferati boss dei clan camorristici casertani. Belve feroci e sanguinarie o meno, assassini, delinquenti o meno, pregiudicati o incensurati, gli uomini d’affari sono sempre poco onesti, in moltissimi casi cinici e spregiudicati, per necessità, per indole o per vocazione individuale. Del resto, le mafie non sono altro che imprese economiche criminose, come ha ampiamente spiegato
Saviano nel suo libro. La mafia è fondamentalmente un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari e le sue attività illecite con un obiettivo primario: il profitto economico privato. Per raggiungere il quale è disposta a tutto, anche a servirsi dei mezzi più sporchi e disonesti, a ricorrere al delitto più atroce e disumano. E per vincere la competizione delle società rivali, è pronta a tutto, a ricattare, minacciare e corrompere, persino ad eliminare fisicamente i suoi avversari. Parimenti ad altri gruppi imprenditoriali, quali le compagnie multinazionali di provenienza occidentale, che uccidono gli attivisti politici e sindacali che in America Latina
o in Africa si oppongono all’espansione e all’ingerenza imperialistica esercitata dalle grandi imprese economiche internazionali.
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In altri termini, il delitto, la follia e la sopraffazione appartengono alla natura più intima dell’economia borghese, in quanto componenti intrinseche ed essenziali di un ordine retto sul “libero mercato”, sulle sperequazioni e sulle ingiustizie che ne derivano. La logica “mafiosa” è insita nella struttura medesima del sistema economico-affaristico dominante, a tutti i livelli e in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca a penetrare e ad insinuarsi
l’economia di mercato e l’impresa neocapitalista. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di “mafiosità”, ossia di violenza, di irrazionalità ed aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente e brutalmente i nemici e i concorrenti, in modo feroce e sinistro, come avviene nel caso di tante “onorate” società riconosciute come criminali (ad esempio Cosa Nostra,
Non vedo, non sento, non parlo…
In dirittura d’arrivo, un ragionamento finale, ma non esaustivo, vorrei riservarlo al fenomeno dell’omertà sociale. Mi permetto di suggerire anzitutto una definizione abbastanza sommaria assunta da un comune dizionario: l’omertà è la solidarietà col reo, è l’atteggiamento di ostinato silenzio teso a coprire reati di cui si viene direttamente o indirettamente a conoscenza.

Il termine omertà è di origine incerta, con molta probabilità è riconducibile all’etimo latino humilitas (che vuol dire umiltà), adottato successivamente nei dialetti dell'Italia meridionale e modificato in umirtà. Da questa fonte vernacolare potrebbe essere scaturita l’odierna voce italiana. Infatti, nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, o tenti di far luce su una verità, viene disprezzato e riprovato come individuo “infame” e “presuntuoso”. Il codice dell’omertà, tipica consuetudine del sistema mafioso, rappresenta da un punto di vista psicologico la salvaguardia dell’ambito familiare, la tutela dell’onore del proprio clan di appartenenza. La famiglia mafiosa
impartisce ai suoi membri il culto del silenzio, della reticenza, della non parola, quale requisito essenziale della virilità (attribuito anche alle donne). L’infausta catena omertosa si configura esattamente come un fenomeno sociale che fornisce una delle basi su cui si erge il lugubre potere criminale e terroristico dell’organizzazione mafiosa. Per estensione, il codice omertoso si impone ovunque sia egemone una realtà di tipo mafioso, nel senso più ampio del termine. Dunque, l’uso intelligente e raffinato del linguaggio, se necessario
urlato, il parlare ad alta voce, può esprimere un gesto di rottura e rivolta contro il silenzio dell’omertà mafiosa in senso lato, può ispirare e stabilire anche un modello di educazione basato su codici di comportamento meno oscurantisti, più liberi e democratici. Personalmente, credo molto nel potere e nella priorità del “verbo”, ossia della parola, intesa ed esercitata non solo quale veicolo di comunicazione, ma altresì come metodo di critica e denuncia della realtà, come prezioso strumento di interpretazione e trasformazione rivoluzionaria del mondo, che non è l’unico esistente, né il migliore dei mondi possibili. Infatti, il linguaggio contiene in sé la forza e i requisiti necessari a mutare lo stato di cose presenti, a migliorare le nostre condizioni di vita e la realtà circostante. Potenzialmente la parola vale molto più di un pugno nello stomaco, e può contribuire a spezzare le catene dell’oscurantismo e dell’indifferenza sociale derivanti dal codice omertoso.
Il linguaggio può giovare alla causa della democrazia e della giustizia sociale, interrompendo o rettificando situazioni e comportamenti che ci dispiacciono, ci indignano e ci offendono. La parola, come simbolo e testimonianza di un altro modo di vivere e costruire i rapporti di convivenza interpersonale, improntati ai valori della libertà e della solidarietà, è senza dubbio una modalità alternativa, “eversiva” e destabilizzante rispetto all’ordine oppressivo ed omertoso imposto dalla mafia. L’uso della parola rinviene un senso concreto ed acquista maggior vigore e consapevolezza, nella misura in cui può servire a violare le regole e il potere coercitivo della malavita organizzata, provando a fronteggiare e sconfiggere la diffusa mentalità mafiosa.

Come dimostra (lo ribadisco ancora una volta) l’esperienza del celebre libro di Roberto Saviano,
che esalta appunto il valore liberatorio della parola e della verità rispetto alla legge dell’omertà mafiosa. L’argomento è estremamente difficile e complesso, per cui meriterebbe una dissertazione meno generica e superficiale, in quanto racchiude molte implicazioni di ordine storico-economico, socio-politico e antropologico-culturale e, se vogliamo, di carattere psicologico ed esistenziale. Insomma, il tema è alquanto delicato e controverso, perciò non può risolversi in analisi che potrebbero risultare sommariamente semplicistiche, quantunque riposino su presupposti validi e fondati.
Fonte: Achtung Banditen
categoria:pasolini, dibattiti, ingiustizia, cinema e politica, imperialismi, cosche e famiglie, mafiat, potere criminale, padroni e padrini, machiavellismi, affarismo criminale, lotte e movimenti, lobbies e logge, lotta contro le multinazionali, panza e finanza







proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione
il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione.
Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza.
I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione
in tutto questo è enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo,
attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…
sisma che il 23 novembre 1980 rase al suolo alcuni centri dell’Alta Irpinia e della Basilicata, cancellando intere famiglie, decimando e stremando le popolazioni locali. Si trattò di un immane cataclisma, le cui rovinose conseguenze non furono causate solo da elementi naturali, bensì pure da fattori di ordine storico-politico e antropico-culturale. Ricordo che nei mesi immediatamente successivi alla catastrofe, non furono pochi gli osservatori e gli analisti politici che si spinsero a formulare l'agghiacciante ipotesi di una vera e propria “strage di Stato”. La furia tellurica investì in modo traumatico e devastante le comunità
irpine di Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni e Conza della Campania, i centri più gravemente danneggiati dal sisma. Ebbene, da quel funesto giorno sembra separarci un’eternità!
del 23 novembre
Il terremoto ha straziato le nostre vite, turbato le nostre emozioni e percezioni, segnando profondamente le nostre menti, i nostri stati d’animo, la sfera interiore degli affetti e dei sentimenti più intimi, perfino i nostri istinti più elementari. Il cambiamento, inteso come imbarbarimento, si è insinuato dentro di noi, negli atteggiamenti e nelle relazioni più comuni, penetrando fino in fondo alle viscere della terra. Una terra sempre più infetta e corrotta dall’inquinamento chimico-industriale, avvelenata dai rifiuti e dalle scorie d’ogni genere. Così pure l'acqua e l'aria, che un tempo erano assolutamente pure e incontaminate.
potere politico-clientelare che continua a ricattare i soggetti più deboli e indifesi, a condizionare la libertà di scelta delle coscienze individuali, influenzando gli orientamenti elettorali dei singoli, vale a dire di vasti strati della popolazione. Pertanto, al fine di non dimenticare l'immane tragedia collettiva che 27 anni or sono fece precipitare nel lutto più doloroso ed insanabile le comunità dell'Alta Irpinia e della Basilicata, vi propongo alcuni video scaricati da YouTube.




Lioni, solo per ricordarne alcuni) altre centinaia danneggiati più o meno gravemente, tremila persone morte, schiacciate dal peso delle case rotte, adesso penso al fatto che non tutte sono morte subito, c'è chi sarà rimasto in agonia per qualche ora, chi avrà sentito i soccorritori che stavano per raggiungerlo e non ce l'hanno fatta a prendergli le mani, il terremoto
Sandro Pertini
classe politica, quella che ignorava che il cemento della tua casa era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile, è in nome di questa
modernità che cominciarono a ricostruire la tua casa e quella degli altri, pensarono perfino che non bastavano le case, ci volevano anche le industrie, ora molte di quelle case sono chiuse come la tua cassa da morto e lo stesso è avvenuto per quelle
industrie, non sai che questo fatto a un certo punto è stato utilizzato per combattere quelli che comandavano in queste zone, non sai che le persone del nord Italia che vennero qui ad aiutare furono assai deluse dal sapere di tanti sprechi (si parla di una spesa di sessantamila miliardi di lire, ma i conteggi cambiano a seconda di chi li fa) e diedero credito a un
partito che nasceva per dire basta con questa storia del sud, il problema siamo noi, i soldi che facciamo col nostro lavoro non ce li deve togliere nessuno, e infatti nessuno glieli ha tolti, come nessun scandalo a noi ci ha tolto quelli che comandavano e che comandano ancora
il problema era solo allargali, allungarli e l'opera è stata compiuta con genio e vi hanno partecipato un poco tutti, dal parlamentare che ha fatto la legge per cui si potevano aggiustare anche case che non si erano rotte, all'architetto che ha disegnato con la matita della venalità, al cittadino
che si è messo in fila ad attendere quello che gli spettava e se possibile anche qualcosa di più, ora tutti si lamentano, tutti a dire che si stava meglio prima del terremoto, tutti a rimpiangere un tempo in cui si era più uniti e più buoni, a me pare di averla vista questa bontà e questa unione solo fino a quando è durata la paura, fino a quando la gente ha dormito nelle macchine, fino a quando abbiamo cercato di salvarti, poi è andata un po' come ti ho detto.
di Alex Zanotelli
abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“. Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi. La “frittata" era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la
Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati“, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti la Difesa per il 2008, avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo
Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24 %!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa. In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Eurofighter
Satellite spia
abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota! Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’Iran e alla guerra atomica.
Marchionne e Montezemolo
lotta (alcune delegati RSU!) più riconosciute della fabbrica. L'accusa? Aver denunciato e promosso azioni contro il TMC2, il sistema di super-sfruttamento produttivo introdotto dalla FIAT, con inchieste, volantini, raccolta firme e denunce alla magistratura! Come dire che la lotta degli operai per migliori condizioni di vita se non è "concertata" è automaticamente "terrorismo"... Nel frattempo la stessa azienda licenzia il delegato RSU dell'Alfa di Pomigliano, Mimmo Mignano! Non possiamo restare a guardare!
MaFiat

per il sindacato di classe, la sua attività, le sue pubblicazioni, in tutta Italia, utilizzando al solito il 270bis. Siamo colpevoli di aver sostenuto la lotta dei 21 giorni alla Fiat Sata di Melfi, realizzato convegni operai pubblici, a Melfi come in tutta Italia, di aver denunciato sempre la repressione di Stato contro gli operai e il collaborazionismo con padroni e governo dei
sindacati confederali. Siamo colpevoli di avere raccolto firme contro i 17 turni, aperto vertenze all'Ispettorato del Lavoro per recuperi salariali, di aver fatto un esposto contro il TMC2 basato su inchiesta e questionari raccolti tra gli operai Fiat Sata. Siamo colpevoli di aver fatto riunioni di formazione sindacale e politica, di aver operato per l'unità del sindacalismo di base, di aver fatto saggi, articoli sulla rivista e giornale che parlano della necessità della rivoluzione e della
lotta per il potere operaio. La Fiat, utilizzando la montatura che include 4 avanguardie operaie della Fiat Sata, violando leggi e contratti, ha sospeso e poi licenziato 2 operai e 1 delegato RSU appartenenti alla Cub e alla Fiom,
per fare del terrorismo antioperaio, per dire che non c'è posto per gli operai che si ribellano e per delegati che tutelano effettivamente i lavoratori, per operai che votano NO all'accordo su pensioni e welfare, che denunciano i piani Fiat e il comportamento dei capi. E in questo clima, contemporaneamente, all'Alfa di Pomigliano viene licenziato il delegato RSU Cobas, Mimmo Mignano. Facciamo appello agli operai, ai delegati RSU, ai lavoratori, a tutto il movimento a sostenere la battaglia contro i licenziamenti politici e contro l'insieme della montatura giudiziaria in corso.
fabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni.
morti sul lavoro sono all’ordine del giorno. 
per tapparci la bocca a migliaia.
Per la Fiat è colpevole di essere stato a capo di una manifestazione al Salone del Fiat Center di Poggioreale. Di aver “esposto 3 striscioni con scritte inneggianti alla lotta contro la precarietà”, ed aver “rivolto ad impiegati e clienti slogan” di critica al padrone Fiat. Se ciò è abbastanza per licenziare un operaio, le loro libertà sindacali e politiche sono carta straccia. Vogliono degli operai muti e sottomessi, non li avranno.
"neofascisti" (oltre che di recuperati "anarcoinsurrezionalisti") hanno parlato anche i responsabili dell'ordine pubblico. A confermare ciò che ai più appare ovvio: nelle curve le destre trasformano il populismo in fascismo come l'acqua in vino. E la sinistra benpensante, chimicamente affine ai benpensanti di parte avversa, si copre di sdegno. Sente di non potervisi avvicinare. E illustra una tesi ovvia con l'aria sagace di chi scopre che il freddo porta a malanni bronchiali. Secondo costoro è bene non mescolare l'indignazione e la rabbia derivanti dall'ennesimo morto ammazzato per un paio di "colpi in aria" di un tutore dell'ordine con la premeditazione, tutta politica, degli scontri del dopo. Per non finire catalogati come mussoliniani fuori tempo massimo, terzoposizionisti a caccia di consensi tra i ragazzini inviperiti. E avallando la versione che le piazze siano ormai apertamente in mano ai nostalgici della dittatura, sottoscrivono d'un botto tre tesi deliranti: quella cara a
Roberto Fiore della destra radicale come unica opposizione, quella della magistratura per cui si trattano i fermati come terroristi in servizio effettivo permanente, e quella del ministro Amato secondo cui gli eversori dell'ordine democratico che s'annidano nei settori popolari degli stadi non aspettavano che una scintilla, un pretesto, per scatenare l'inferno. Tre errori madornali, tre istigazioni al suicidio politico, esplicativi oltre ogni dubbio della differenza di dna che intercorre tra noi e loro. Elitari, colti e imborghesiti, i nostri sinistri di facciata, incapaci per oggettiva distanza siderale di leggere un fenomeno, di coglierlo nella sua interezza, di valutarne le conseguenze. Dovremmo scrollarci di dosso simili filiazioni, se vogliamo sopravvivere alla montata lattea.


gli zingari. Spettri in rapida dissolvenza, buoni per ogni occasione, ottimi per stimolare le ansie golpiste della nazione e i giri di vite umorali. Il fascismo teledipendente che allaga di pregiudizi di terza mano gli autobus urbani e l'agenzie delle entrate. Da sinistra non si abbozza nessuna analisi stonata, ci si allinea con gusto, si intonano i colori del pullover al manganellismo dominante. Si comprende la gravità di quanto accaduto, certo, si stigmatizza l'esagerazione mediatica, ma poi - a conti fatti - si torna a dipingere fantasmi sullo schermo.
guerra clandestina, sotterranea, a bassa intensità. Saranno vittimisti questi ultras arrabbiati, ma la loro reazione è assolutamente comprensibile. Nessuno scandalo. E dinanzi al quindicenne che sente di dover scaricare in adrenalina il peso dell'ingiustizia di una morte arrogante, la sinistra alza cartelli legalitari. Non sa che farsene, e lo spedisce dritto tra le braccia di quegli energumeni vestiti di nero, di quei
fascisti che RaiTre e Repubblica ritengono i soli in grado di dar fuoco alle polveri della rivolta. La più classica fine da pompiere degli incendiari d'antan, che si perdono nei meandri dei distinguo quando gli si fa notare che le curve altro non sono che la risultante storicizzata di quanto accade nelle vie che le circondano. Che alla nullità, al vuoto ideologico e ideale, al rampantismo ottenebrato della sinistra di palazzo e di bottega non può che corrispondere il vuoto e il nulla.
Domenica notte non è stata la prova di forza di una destra in gran spolvero. Nelle strade di Roma non c'era solo la rabbia forsennata (e giustificata) di quattro naziskin. C'era ben altro. Dell'altro che non riusciremo mai a focalizzare se ci ostiniamo a pendere dagli occhiali vintage di certa intellighenzia progressista.

contestazione viscerale (e che può essere, e il più delle volte è, sgradevole come il guano), e altra cosa è comprendere che non esistono analisi che non includano nel novero delle ipotesi il nostro ruolo, che di antagonismo sociale ha il nome e la forma ma troppe volte non la conseguenza. La protesta di piazza ad uno stato di cose inaccettabile e indegno può sembrare "fascista" ai neofiti solo per abuso di bei propositi. Non si intercetta il malessere, anche il più motivato, anche quello più "alto", in contumacia. E se si perdono di vista i gangli vitali della vita reale, i meccanismi che muovono allo sconcerto e alla conflittualità, ci si arrende ad una mesta agonia autorefenziale.
Che può essere anche soddisfacente dal punto di vista intellettuale, come forma di nutrimento dell'ego. Ma è del tutto ininfluente (quando non dannosa) se si hanno ancora scopi e progetti collettivi. Bisogna scrollarsi di dosso i preconcetti mutuati dal video, le verità in usufrutto gratuito, le visioni dal fondo forgiate nei salotti della buona politica, utile e adulta. E tornare a quello che siamo: agitatori di situazioni, capaci di leggere un fatto dietro la coltre di nebbia delle saccenze intellettualoidi, oltre lo specchio deformante dei pareri strumentali. Basterebbero le insorgenze securitarie, le vibrazioni
repressive, le limitazioni poliziesche ventilate e attuate dopo l'omicidio di un ragazzo di ventotto anni, per comprendere che in ballo non c'è la libertà degli ultras di devastare le metropoli o di continuare a fare proselitismo razzista. Così come in passato non è mai stata in ballo quella dei rumeni di struprare mogli e madri di famiglia, o degli zingari di accamparsi in periferia e derubare gli anziani in metro. Ma il nostro stesso concetto di libertà, l'idea che ci siamo fatti circa l'edificazione di
ghetti monoculturali ed etero-repressi, a due passi dalla nostra idilliaca sezione, dal nostro club privato, dalla nostra osteria o dal centro sociale sotto casa. Basterebbe una lettura con altri occhi di quanto avvenuto dopo la morte di Gabriele Sandri - dj di buona famiglia, tifoso della Lazio, animatore della Roma bene ed elettore di Forza Italia - per farci scegliere la nostra parte di barricata. Per spingere gli scettici e i puri a prendere posizione. Una posizione sorprendente, eppure culmine della coerenza.
"forze dell'ordine", e il comportamento indegno e irresponsabile del governo, della Federcalcio, della Lega calcio e del Coni, che non hanno sospeso immediatamente il campionato, non giustifica però la reazione sconsiderata e controproducente che c'è stata da parte di certe tifoserie.
Giancarlo Abete
Amato, e quello dello sport, Melandri, che hanno dimostrato di essere incapaci di gestire correttamente l'ordine pubblico nel calcio e i rapporti con le tifoserie. Il calcio capitalistico va sciolto e rifondato su basi democratiche e popolari. Un calcio pubblico, senza alcun apporto diretto o indiretto dei privati, gestito direttamente dai tifosi, e in cui i giocatori ricevano stipendi da lavoratori. Per quanto riguarda l'ordine pubblico negli stadi e alle partite, esso deve essere affidato alle tifoserie coadiuvate dalle "forze dell'ordine" senza armi. La paytv va abolita e i prezzi dei biglietti d'ingresso alle partite devono essere popolari.
immigrati. Questa rappresentazione mediatica ha fatto in modo da dare l’illusione che le misure restrittive adottate dal governo nei confronti dell’immigrazione siano state imposte a furor di popolo, sull’onda dell’indignazione dell’opinione pubblica per i reati commessi da immigrati. 
non illudetevi di potervi avvantaggiare dei diritti di cittadinanza e di
neoschiavismo. Quindi non ci sono immigrati, ma schiavi d’importazione.