giovedì, 29 novembre 2007
...OVVERO ZITTI E SEDUTI
Nell’epoca del leggendario Far West americano,cinematre_conquistawest il Popolo degli uomini venne sterminato dall’esercito yankee nel corso delle sanguinose “guerre indiane”. La tribù pellerossa dei Sioux Dakota Hunkpapa era presieduta dal mitico capo e sciamano indiano Toro Seduto (in realtà il suo nome era Bufalo Seduto, o Tatanka Yotanka nella lingua autoctona dei nativi americani), reso celebre dalla storica vittoria ottenuta nella battaglia del Little Big Horn contro le truppe guidate dal tenente colonnello George Armstrong Custer, soprannominato “capelli gialli”, grande capo dei “visi pallidi”. Augh!
Toro Seduto

Successivamente, nel mondo della mafia siciliana, esattamente a Cinisi, spadroneggiava don Tano Sedutotano_badalamenti (cioè Badalamenti), a Corleone comandava don Totò Seduto (ovvero Salvatore Riina), poi diventato il boss dei boss, altrove troneggiava qualche altro don (vattelappesca) Seduto. Ma la mafia non è affatto tramontata, non si è dissolta con il declino e l’arresto dei boss più rozzi e malvagi, Riina e Provenzano, braccati e latitanti per decenni ed improvvisamente catturati dallo Stato, allorché si sono rivelati inutili e sorpassati come arnesi ormai vecchi ed obsoleti.

Totò Riina

La rivoluzione antropologica della mafia

Quella che è morta e sepolta è senza dubbio la mafia più arretrata e tradizionale, quella messa sotto processo dalle inchieste dei giudici Falcone e Borsellino, ammazzati proprio dai sicari della cosca più feroce e all’epoca vincente, quella dei Corleonesi.

Falcone e Borsellino

Invece oggi, la mafia è più ricca e potente che mai, non è scomparsa solo perché non ammazza più come sua abitudine, ossia nelle forme brutali e truculente del passato, vale a dire usando le armi, minacciando e terrorizzando la gente, compiendo stragi crudeli e sanguinose per eliminare fisicamente i suoi nemici, siano essi tenaci e audaci sindacalisti come Placido Rizzotto, intrepidi attivisti politici come Peppino Impastato,peppino_impastato giudici onesti e integerrimi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ci sono altre mafie che continuano a massacrare le persone in modo diretto e sinistro, ricorrendo anche ad eccidi eclatanti e (in)discriminati: la Camorra (ovvero O_Sistema‘O Sistema) del clan dei Casalesi (vincenti nel casertano), la famigerata ‘Ndrangheta calabrese (detta anche Onorata società), la Sacra Corona Unita pugliese, o alcune tra le più feroci mafie straniere, quali la mafia russa, quella cinese, quella albanese, quella colombiana e via discorrendo. La mafia siciliana evita di ammazzare perché si è in qualche modo “evoluta” e “civilizzata”, non vuole più esporsi alle facili ritorsioni attuate dallo Stato, non intende più essere visibile, per “non essere”, vale a dire per offrire l’impressione di non esistere più. Infatti, rinuncia a mostrarsi, preferisce ripararsi dietro una facciata apparentemente più pacifica e rispettabile. Dunque, ciò significa che Mafiopoli non esiste più? Niente affatto. mafiaLa mafia ha solo imparato a celarsi e dissimularsi meglio. Essa continua ad agire indisturbata, più e meglio di prima. L’assetto del potere di Mafiopoli si è modificato profondamente, si è riciclato e ristrutturato. Anche la mafia, quella arcaica e primitiva, ha subito quel processo di rivoluzione neocapitalista che ha generato una sorta di mutazione antropologico-culturale, la stessa che Pier Paolo PasoliniPierpaolo_Pasolini_2 ha descritto e analizzato a proposito dell’odierna civiltà dei consumi di massa. Dunque, la mafia si è modernizzata e globalizzata, diventando un’holding company estremamente potente, una corporation tecnologicamente avanzata, un’impresa finanziaria multinazionale. Insomma, la mafia è a capo di un vasto Impero economico mondiale ed è oggi la prima azienda del sistema capitalistico italiano, una grossa compagnia imprenditoriale che può vantare ed esibire il più ricco volume d’affari del Paese.

Mafia S.p.A.

La mafia è diventata una ricca e potente società finanziaria privata, che potremmo chiamare Mafia S.p.A.: una Società per Azioni.padrino Azioni criminali! Come criminale, o perlomeno disonesto ed immorale, è l’intero apparato economico-capitalistico, le cui ricchezze sono di origine quanto meno dubbia. “Dietro ogni grande fortuna economica si annida un crimine”, diceva con eleganza lo scrittore francese Honoré de Balzac.

Questa illustre e saggia citazione mi serve per chiarire come la natura della proprietà privata, del grande capitale, delle immense rendite economiche, sia sempre illecita e sospetta, se non criminale, in quanto discende da un atto iniquo e violento di espropriazione del prodotto (o valore) materiale creato dal lavoro collettivo. La matrice reale del sistema economico-capitalistico è di per sé violenta e disonesta, come tenta di dimostrare con successo Roberto Saviano nel suo best seller, Gomorra di Roberto SavianoGomorra. “Gli affari sono affari” per tutti gli uomini d’affari, siano essi personaggi incensurati accettati moralmente e socialmente, quali il defunto Gianni Agnelli, oppure i suoi eredi alla Fiat (Montezemolo, Marchionne & soci), siano essi figure losche e notoriamente riconosciute come spietati criminali, quali ad esempio l’ex re di Napoli e capo della NCO (Nuova Camorra Organizzata) Raffaele Cutolo, l’ex boss dei boss siciliani Totò Riina,  o ancora Nicola Schiavone, meglio noto col soprannome di Sandokan, uno dei più efferati boss dei clan camorristici casertani. Belve feroci e sanguinarie o meno, assassini, delinquenti o meno, pregiudicati o incensurati, gli uomini d’affari sono sempre poco onesti, in moltissimi casi cinici e spregiudicati, per necessità, per indole o per vocazione individuale. Del resto, le mafie non sono altro che imprese economiche criminose, come ha ampiamente spiegato Roberto SavianoSaviano nel suo libro. La mafia è fondamentalmente un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari e le sue attività illecite con un obiettivo primario: il profitto economico privato. Per raggiungere il quale è disposta a tutto, anche a servirsi dei mezzi più sporchi e disonesti, a ricorrere al delitto più atroce e disumano. E per vincere la competizione delle società rivali, è pronta a tutto, a ricattare, minacciare e corrompere, persino ad eliminare fisicamente i suoi avversari. Parimenti ad altri gruppi imprenditoriali, quali le compagnie multinazionali di provenienza occidentale, che uccidono gli attivisti politici e sindacali che in America Latinaamericalatina o in Africa si oppongono all’espansione e all’ingerenza imperialistica esercitata dalle grandi imprese economiche internazionali.

In altri termini, il delitto, la follia e la sopraffazione appartengono alla natura più intima dell’economia borghese, in quanto componenti intrinseche ed essenziali di un ordine retto sul “libero mercato”, sulle sperequazioni e sulle ingiustizie che ne derivano. La logica “mafiosa” è insita nella struttura medesima del sistema economico-affaristico dominante, a tutti i livelli e in ogni angolo del pianeta, ovunque riesca a penetrare e ad insinuarsi Globo-colonizzazionel’economia di mercato e l’impresa neocapitalista. Ciò che eventualmente può variare è solo il differente grado di mafiosità”, ossia di violenza, di irrazionalità ed aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente e brutalmente i nemici e i concorrenti, in modo feroce e sinistro, come avviene nel caso di tante “onorate” società riconosciute come criminali (ad esempio Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta ed altre associazioni a delinquere di origine straniera), c’è chi invece impiega sistemi meno rozzi, più eleganti e sofisticati, ma altrettanto spregiudicati e pericolosi.

Non vedo, non sento, non parlo…silenzio-assenso

In dirittura d’arrivo, un ragionamento finale, ma non esaustivo, vorrei riservarlo al fenomeno dell’omertà sociale. Mi permetto di suggerire anzitutto una definizione abbastanza sommaria assunta da un comune dizionario: l’omertà è la solidarietà col reo, è l’atteggiamento di ostinato silenzio teso a coprire reati di cui si viene direttamente o indirettamente a conoscenza.

Il termine omertà è di origine incerta, con molta probabilità è riconducibile all’etimo latino humilitas (che vuol dire umiltà), adottato successivamente nei dialetti dell'Italia meridionale e modificato in umirtà. Da questa fonte vernacolare potrebbe essere scaturita l’odierna voce italiana. Infatti, nel gergo mafioso chiunque infranga il codice dell’omertà, o tenti di far luce su una verità, viene disprezzato e riprovato come individuo “infame” e “presuntuoso”.  Il codice dell’omertà, tipica consuetudine del sistema mafioso, rappresenta da un punto di vista psicologico la salvaguardia dell’ambito familiare, la tutela dell’onore del proprio clan di appartenenza. La famiglia mafiosaFamily Sopranos impartisce ai suoi membri il culto del silenzio, della reticenza, della non parola, quale requisito essenziale della virilità (attribuito anche alle donne). L’infausta catena omertosa si configura esattamente come un fenomeno sociale che fornisce una delle basi su cui si erge il lugubre potere criminale  e terroristico dell’organizzazione mafiosa. Per estensione, il codice omertoso si impone ovunque sia egemone una realtà di tipo mafioso, nel senso più ampio del termine. Dunque, l’uso intelligente e raffinato del linguaggio, se necessario e_se_urlassi_in_silenziourlato, il parlare ad alta voce, può esprimere un gesto di rottura e rivolta contro il silenzio dell’omertà mafiosa in senso lato, può ispirare e stabilire anche un modello di educazione basato su codici di comportamento meno oscurantisti, più liberi e democratici. Personalmente, credo molto nel potere e nella priorità del “verbo”, ossia della parola, intesa ed esercitata non solo quale veicolo di comunicazione, ma altresì come metodo di critica e denuncia della realtà, come prezioso strumento di interpretazione e trasformazione rivoluzionaria del mondo, che non è l’unico esistente, né il migliore dei mondi possibili. Infatti, il linguaggio contiene in sé la forza e i requisiti necessari a mutare lo stato di cose presenti, a migliorare le nostre condizioni di vita e la realtà circostante. Potenzialmente la parola vale molto più di un pugno nello stomaco, e può contribuire a spezzare le catene dell’oscurantismo e dell’indifferenza sociale derivanti dal codice omertoso. Radio AutIl linguaggio può giovare alla causa della democrazia e della giustizia sociale, interrompendo o rettificando situazioni e comportamenti che ci dispiacciono, ci indignano e ci offendono. La parola, come simbolo e testimonianza di un altro modo di vivere e costruire i rapporti di convivenza interpersonale,  improntati ai valori della libertà e della solidarietà, è senza dubbio una modalità alternativa, “eversiva” e destabilizzante rispetto all’ordine oppressivo ed omertoso imposto dalla mafia. L’uso della parola rinviene un senso concreto ed acquista maggior vigore e consapevolezza, nella misura in cui può servire a violare le regole e il potere coercitivo della malavita organizzata, provando a fronteggiare e sconfiggere la diffusa mentalità mafiosa.

Come dimostra (lo ribadisco ancora una volta) l’esperienza del celebre libro di Roberto Saviano,roberto_saviano che esalta appunto il valore liberatorio della parola e della verità rispetto alla legge dell’omertà mafiosa. L’argomento è estremamente difficile e complesso, per cui meriterebbe una dissertazione meno generica e superficiale, in quanto racchiude molte implicazioni di ordine storico-economico, socio-politico e antropologico-culturale e, se vogliamo, di carattere psicologico ed esistenziale. Insomma, il tema è alquanto delicato e controverso, perciò non può risolversi in analisi che potrebbero risultare sommariamente semplicistiche, quantunque riposino su presupposti validi e fondati.

Fonte: Achtung Banditen

domenica, 25 novembre 2007

"Sfida ai dirigenti della televisione" di Pier Paolo Pasolini

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismoBenito Mussolini proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisionetv_flebo il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione.trashtv2 Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza.brutti-sporchi-e-cattivi I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisionemonoscopio_rai in tutto questo è enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo,Il re e il vice-re della Tv spazzatura attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…

Pier Paolo Pasolini dal "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione" da Scritti corsari scritti_corsari

Fonte: www.cinetecadibologna.it

Mi permetto di formulare un solo (succinto) commento rispetto al brano proposto. L'attualità dell'articolo (che è datato 9 dicembre 1973, per cui ha 34 anni!) è davvero impressionante. Sembra scritto oggi, per quanto è aderente e (in)calzante rispetto all'odierna realtà. In questo scritto corsaro, come in tanti altri, lo spirito geniale e scomodo di Pasolini risulta addirittura profetico!Pierpaolo_Pasolini_2

sabato, 24 novembre 2007

UNO SPARTIACQUE STORICO

 

Sono ormai trascorsi 27 lunghi anni dal terribile Sisma del 1980sisma che il 23 novembre 1980 rase al suolo alcuni centri dell’Alta Irpinia e della Basilicata, cancellando intere famiglie, decimando e stremando le popolazioni locali. Si trattò di un immane cataclisma, le cui rovinose conseguenze non furono causate solo da elementi naturali, bensì pure da fattori di ordine storico-politico e antropico-culturale. Ricordo che nei mesi immediatamente successivi alla catastrofe, non furono pochi gli osservatori e gli analisti politici che si spinsero a formulare l'agghiacciante ipotesi di una vera e propria “strage di Stato”. La furia tellurica investì in modo traumatico e devastante le comunità irpiniairpine di Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni e Conza della Campania, i centri più gravemente danneggiati dal sisma. Ebbene, da quel funesto giorno sembra separarci un’eternità! In tutti questi anni, le tematiche collegate al terremoto del 1980 e alla ricostruzione post-sismica sono state oggetto di validi e complessi studi, inchieste e approfondimenti, condotti e pubblicati anche su blog e siti Internet (naturalmente sono state scritte anche scempiaggini). Per cui sembrerebbe che non ci sia molto da aggiungere. Invece, credo che valga la pena di spendere qualche frase in occasione delle consuete e rituali commemorazioni, celebrate nel 27° anniversario del triste evento. Per gli abitanti dell’Alta Irpinia, in modo particolare per i cittadini di Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi e Conza della Campania (i tre Comuni più disastrati dell’area del cratere) il terremototerremoto 1980 del 23 novembre 1980 ha costituito indubbiamente un avvenimento luttuoso, per cui quel giorno non rappresenta una data qualsiasi del calendario, ma segna un vero spartiacque storico-cronologico e antropologico-culturale. Equivalente all’11 settembre 2001 per gli Americani, oppure all’anno zero, ossia all’avvento di Gesù, per i cristiani. L’espressione “data-spartiacque” indica anzitutto che, a partire da quel momento storico, la nostra vita quotidiana è radicalmente mutata sotto ogni profilo. La realtà delle nostre zone si è trasformata visceralmente sul versante economico e sociale, persino a livello psicologico ed esistenziale, facendoci letteralmente regredire sul piano antropologico e culturale. napoliIl terremoto ha straziato le nostre vite, turbato le nostre emozioni e percezioni, segnando profondamente le nostre menti, i nostri stati d’animo, la sfera interiore degli affetti e dei sentimenti più intimi, perfino i nostri istinti più elementari. Il cambiamento, inteso come imbarbarimento, si è insinuato dentro di noi, negli atteggiamenti e nelle relazioni più comuni, penetrando fino in fondo alle viscere della terra. Una terra sempre più infetta e corrotta dall’inquinamento chimico-industriale, avvelenata dai rifiuti e dalle scorie d’ogni genere. Così pure l'acqua e l'aria, che un tempo erano assolutamente pure e incontaminate. Ciò che invece sembra mantenersi perennemente intatto, immutato e quasi indisturbato, è l’assetto del de-mita-ciriacopotere politico-clientelare che continua a ricattare i soggetti più deboli e indifesi, a condizionare la libertà di scelta delle coscienze individuali, influenzando gli orientamenti elettorali dei singoli, vale a dire di vasti strati della popolazione. Pertanto, al fine di non dimenticare l'immane tragedia collettiva che 27 anni or sono fece precipitare nel lutto più doloroso ed insanabile le comunità dell'Alta Irpinia e della Basilicata, vi propongo alcuni video scaricati da YouTube.

Per non dimenticare...

Descrizione del video

Il terremoto che ha devastato l'Irpinia.

Descrizione del video

Seconda parte di un dramma.

Descrizione del video

Terza parte.

Descrizione del video

Ultima parte.

 

Descrizione del video

Dai telegiornali dell'epoca. L'intervento di Pertini.

 

UN POPOLO SENZA MEMORIA E' UN POPOLO SENZA SPERANZA E SENZA FUTURO.

venerdì, 23 novembre 2007

23 novembre 1980-23 novembre 2007

TERREMOTO / Una testimonianza dello scrittore Franco Arminio

Dalle mie parti siamo tutti esperti di Sisma del 1980terremoto, almeno quelli che quando venne la scossa erano adulti: ventitré novembre 1980, le sette e mezza della sera, la terra fa tremare tutto l'Appennino meridionale, l'epicentro è tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, una decina di paesi completamente distrutti (Conza, Laviano, San Mango, Sant'Angelo dei Lombardi, Terremoto del 1980 in IrpiniaLioni, solo per ricordarne alcuni) altre centinaia danneggiati più o meno gravemente, tremila persone morte, schiacciate dal peso delle case rotte, adesso penso al fatto che non tutte sono morte subito, c'è chi sarà rimasto in agonia per qualche ora, chi avrà sentito i soccorritori che stavano per raggiungerlo e non ce l'hanno fatta a prendergli le mani, il terremototerremoto 1980 dal punto di vista dei morti è una cosa fatta di travi sulla pancia, di buio, di gambe rotte, è un trovarsi nella spina della vita all'improvviso, sei con la bocca davanti alla maniglia della tua stanza, guardi un televisore spento, stavi vedendo la partita, tua moglie era in cucina che preparava la cena, giocavano la Iuventus e l'Inter, ma non sai com'è andata a finire, sai che sta finendo la tua vita e ti fa rabbia che continua quella degli altri, ombre che staranno lì a spartirsi questo curioso bottino che è il tempo che passa, tu sei stato appena riportato tra loro, non puoi sapere che stanno polemizzando sui soccorsi che non sono arrivati, è arrivato il

Sandro Pertini

presidente della Repubblica e ha fatto una scenata alla Ciriaco De Mitaclasse politica, quella che ignorava che il cemento della tua casa era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile, è in nome di questa Modernizzazione dellmodernità che cominciarono a ricostruire la tua casa e quella degli altri, pensarono perfino che non bastavano le case, ci volevano anche le industrie, ora molte di quelle case sono chiuse come la tua cassa da morto e lo stesso è avvenuto per quelle End global warmingindustrie, non sai che questo fatto a un certo punto è stato utilizzato per combattere quelli che comandavano in queste zone, non sai che le persone del nord Italia che vennero qui ad aiutare furono assai deluse dal sapere di tanti sprechi (si parla di una spesa di sessantamila miliardi di lire, ma i conteggi cambiano a seconda di chi li fa) e diedero credito a un bossipartito che nasceva per dire basta con questa storia del sud, il problema siamo noi, i soldi che facciamo col nostro lavoro non ce li deve togliere nessuno, e infatti nessuno glieli ha tolti, come nessun scandalo a noi ci ha tolto quelli che comandavano e che comandano ancorade-mita-ciriaco e che adesso fanno coi fondi europei quello che fecero col terremoto, pure questa è una faccenda scandalosa, ma per ora non fa notizia, manca il detonatore della tragedia, intanto pure l'ingegnere che ha costruito la tua casa caduta non è andato in galera e neppure chi l'ha ricostruita in maniera piuttosto orrenda, il terremoto per te è finito con la fine della scossa, ma per gli altri è continuato molti anni ed è stato una corsa a fare soldi, in questa corsa non c'era tempo per pensare alla bellezza dei paesi,Lago Laceno il problema era solo allargali, allungarli e l'opera è stata compiuta con genio e vi hanno partecipato un poco tutti, dal parlamentare che ha fatto la legge per cui si potevano aggiustare anche case che non si erano rotte, all'architetto che ha disegnato con la matita della venalità, al cittadino Andrettache si è messo in fila ad attendere quello che gli spettava e se possibile anche qualcosa di più, ora tutti si lamentano, tutti a dire che si stava meglio prima del terremoto, tutti a rimpiangere un tempo in cui si era più uniti e più buoni, a me pare di averla vista questa bontà e questa unione solo fino a quando è durata la paura, fino a quando la gente ha dormito nelle macchine, fino a quando abbiamo cercato di salvarti, poi è andata un po' come ti ho detto.

Franco Arminio, scrittore di Bisaccia (Avellino)

Resti di una città fantasma

martedì, 20 novembre 2007

CHE VERGOGNA!  

    di Alex Zanotelli
Le firme di adesione all'appello che segue vanno inviate a:
alex.zanotelli@libero.it

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa)Gruppo_fokloristico_Bert_Giord__Riz_Dil abbia votato, il 12 novembre con il Pd e tutta la destra, per finanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media. Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace“. Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi. La “frittata" era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la Vignetta di Vauro su Bertinotti paracadutistaSinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati“, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini! Non ne troviamo per la scuola, per i servizi sociali, ma per le armi SI’! E tanti!! Infatti  la Difesa per il 2008, avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi_PresidenteProdi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24 %!! Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa. In Senato, alcuni  (solo 33) hanno votato a favore dell’emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Eurofighter
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate  FREMM e per i satelliti spia.
 Satellite spia
E’ grave che la Sinistra, anche la Radicale,cosa_rossa abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota! Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’Iran e alla guerra atomica.
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampa sempre più appiattita! Ma ancora più grave è il nostro e_se_urlassi_in_silenziosilenzio: il mondo della pace  che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male. Dobbiamo reagire, protestare, urlare! Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva, pazzia eretta a Sistema. E’ il trionfo di ”O. Sistema”. Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì  perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli
martedì, 20 novembre 2007

Vi giriamo questo appello alla solidarietà che i lavoratori inquisiti e licenziati della FIAT SATA di Melfi (Pz) e dello Slai Cobas per il sindacato di classe hanno stilato e ci hanno chiesto di sostenere.

Marchionne e Montezemolo

Padron-Marchionne approfitta di una montatura giornalistico-giudiziaria per togliere di mezzo alcune delle avanguardie di metalmeccanicilotta (alcune delegati RSU!) più riconosciute della fabbrica. L'accusa? Aver denunciato e promosso azioni contro il TMC2, il sistema di super-sfruttamento produttivo introdotto dalla FIAT, con inchieste, volantini, raccolta firme e denunce alla magistratura! Come dire che la lotta degli operai per migliori condizioni di vita se non è "concertata" è automaticamente "terrorismo"... Nel frattempo la stessa azienda licenzia il delegato RSU dell'Alfa di Pomigliano, Mimmo Mignano! Non possiamo restare a guardare! 

Se toccano uno, toccano tutti! Reintegro pieno dei licenziati e dei sospesi dalla FIAT! Ritiro delle inchieste giudiziarie!

MaFiat

Sotto l'appello e le prime adesioni che abbiamo raccolto.

ADERITE NUMEROSI, PARTECIPATE ALLA MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA' DEL 1° DICEMBRE AI CANCELLI DI MELFIlavoratore flessibilestopcriminalizzazione@yahoo.it
 
APPELLO

Ai lavoratori
Ai delegati RSU
Ai comitati dei precari
Alle organizzazioni sindacali
 
Giù le mani dal sindacalismo di base e di classe!lotte_sindacali
Gli operai licenziati devono rientrare!
La montatura giudiziaria deve cadere!
La Procura di Potenza sulla base di rapporti Digos, i padroni e la Fiat hanno scatenato la caccia alle streghe contro alcuni delegati e operai della FLMU-CUB e della FIOM-CGIL alla SATA e, soprattutto, contro lo Slai Cobasslaicobas per il sindacato di classe, la sua attività, le sue pubblicazioni, in tutta Italia, utilizzando al solito il 270bis. Siamo colpevoli di aver sostenuto la lotta dei 21 giorni alla Fiat Sata di Melfi, realizzato convegni operai pubblici, a Melfi come in tutta Italia, di aver denunciato sempre la repressione di Stato contro gli operai e il collaborazionismo con padroni e governo dei Triplice_sindacalesindacati confederali. Siamo colpevoli di avere raccolto firme contro i 17 turni, aperto vertenze all'Ispettorato del Lavoro per recuperi salariali, di aver fatto un esposto contro il TMC2 basato su inchiesta e questionari raccolti tra gli operai Fiat Sata. Siamo colpevoli di aver fatto riunioni di formazione sindacale e politica, di aver operato per l'unità del sindacalismo di base, di aver fatto saggi, articoli sulla rivista e giornale che parlano della necessità della rivoluzione e della lotte_operaielotta per il potere operaio. La Fiat, utilizzando la montatura che include 4 avanguardie operaie della Fiat Sata, violando leggi e contratti, ha sospeso e poi licenziato 2 operai e 1 delegato RSU appartenenti alla Cub e alla Fiom,FIOM per fare del terrorismo antioperaio, per dire che non c'è posto per gli operai che si ribellano e per delegati che tutelano effettivamente i lavoratori, per operai che votano NO all'accordo su pensioni e welfare, che denunciano i piani Fiat e il comportamento dei capi. E in questo clima, contemporaneamente, all'Alfa di Pomigliano viene licenziato il delegato RSU Cobas, Mimmo Mignano. Facciamo appello agli operai, ai delegati RSU, ai lavoratori, a tutto il movimento a sostenere la battaglia contro i licenziamenti politici e contro l'insieme della montatura giudiziaria in corso.



SABATO 1 DICEMBRE ALLE ORE 13
MANIFESTAZIONE AL CANCELLO B
DELLA FIAT SATA DI MELFI (PZ)

Saranno presenti e interverranno operai della SATA, delegazioni e rappresentanze nazionali.
Alle ore 15 presso il centro sociale SACCO di Rionero in Vulture (Pz)
ASSEMBLEA NAZIONALE con gli operai, i lavoratori indagati ed i loro legali
.

Vai all'immagine a grandezza naturaleRepressione alla Fiat di Melfi (Pz)

"Ognuno di noi da solo non vale nulla." (Ernesto Che Guevara)

domenica, 18 novembre 2007

Comunicato a tutti gli operai, da diffondere nelle fabbriche e ovunque è possibile.

Una repressione strisciante, silenziosa, colpisce gli operai. La massa dei NO dalle grandi fiat_mirafiorifabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni. I salari da fame diventano sempre più insopportabili. Gli operai infortuni_lavoromorti sul lavoro sono all’ordine del giorno. Si aspettano una reazione operaia e cercano in tutti i modi di prevenirla. A cominciare dalle fabbriche FIAT. A Melfi hanno fatto la grande prova. Quattro operai sono stati licenziati, uno è un delegato sindacale. Il sistema è stato semplice: la magistratura iscrive, per qualche ragione, nel registro degli indagati gli operai che danno più fastidio, il padrone li licenzia sostenendo che con il procedimento in corso "è venuto meno il rapporto fiduciario…" Esattamente così è successo a lavoratore flessibileMelfi, due dei licenziati sono stati perquisiti senza nessun risultato nell’ambito di un’inchiesta su "associazione sovversiva con finalità terroristiche". Il quarto, il delegato, è stato licenziato a causa di una querela di un capo nominato in un volantino per la sua prepotenza sugli operai. La direzione prima li ha sospesi e poi licenziati, non ha avuto bisogno di prove di colpevolezza, di sentenze, di niente. Con un tale sistema, i padroni possono ripulire le fabbriche dagli operai ribelli nel pieno silenzio stampa e con il tacito consenso dei gruppi dirigenti dei "grandi" sindacati nazionali. Uno strato di metalmeccanicioperai ribelli si è formato nelle fabbriche più importanti dell'industria, ha manifestato la sua presenza guidando tutti gli operai al netto rifiuto dell’accordo di CGIL CISL e UIL. Uno strato di operai che sfida i padroni, il governo, anche se si dice amico, ed i dirigenti sindacali compromessi. Una nuova classe operaia che inizia a muoversi come forza indipendente. Potevano attaccarci per questo? Per aver votato NO all’85% a Melfi come nelle principali fabbriche? Potevano attaccarci perché vogliamo più soldi senza scambiarli con flessibilità e allungamento dell’orario di lavoro? No. La tanto decantata lotte_sindacalidemocrazia ne sarebbe uscita malconcia, e allora? Allora funziona la caccia alle streghe, il "sospetto di terrorismo". Tutti zitti, il sospettato va immediatamente sospeso, licenziato, isolato e chi vorrebbe prenderne la difesa stia attento. Nessuno dei paladini della democrazia interviene, sulla stampa nemmeno una riga sui licenziamenti, eppure ministri non solo sospettati ma condannati siedono in parlamento, ne hanno diritto fino alla sentenza definitiva ed oltre. lotte_operaiePer gli operai c’è una legge su misura, basta il sospetto per essere licenziato e buttato per strada. La legge è uguale per tutti i cittadini, ma gli operai sono altro. La caccia alle streghe deve finire, come operai rivendichiamo la libertà di critica del sistema che ci sottomette, la libertà di associarci come riteniamo più opportuno per difendere il salario e le nostre condizioni di vita, la libertà di criticare governi di banchieri ed industriali e sindacalisti che non fanno più i nostri interessi, la libertà di progettare e lavorare per un sistema diverso, senza sfruttamento.contratto_globalizzato

La società della globalizzazione non è più nemmeno in grado di concedere queste elementari libertà agli operai? E' messa male. Sta ancora peggio se deve tirare in ballo il sospetto di terrorismoA mano armata contro la Tv spazzatura per tapparci la bocca a migliaia. Ciò che è inaccettabile è che un semplice sospetto, che cade nel nulla, possa diventare una ragione per buttarci fuori dalle fabbriche. Come è successo a Melfi e può succedere ovunque. La solidarietà agli operai di Melfi, ad Auria, a Miranda, a Passanante, a Ferrentino è necessaria se vogliamo ancora difenderci come operai in modo indipendente, altrimenti è la paura, il mordersi la lingua, lo stare allineati e coperti ma così ci condanniamo ad una vita da schiavi senza speranza. Non si devono sentire soli, gli operai ribelli sono dalla loro parte. Questo comunicato con le nostre firme andrà alle redazioni dei giornali, alle direzioni dei sindacati, ai partiti. Nessuno potrà dire "non sapevamo".

Vai all'immagine a grandezza naturaleRepressione a Melfi

Ultimo aggiornamento del 15 novembre. Mignano operaio dell’Alfa di Pomigliano è stato licenziato. Le motivazioni sono tragicamente ridicole. MafiatPer la Fiat è colpevole di essere stato a capo di una manifestazione al Salone del Fiat Center di Poggioreale. Di aver “esposto 3 striscioni con scritte inneggianti alla lotta contro la precarietà”, ed aver “rivolto ad impiegati e clienti slogan” di critica al padrone Fiat. Se ciò è abbastanza per licenziare un operaio, le loro libertà sindacali e politiche sono carta straccia. Vogliono degli operai muti e sottomessi, non li avranno.

Operai e delegati RSU delle fabbriche: 

Fiat Sata Melfi (PZ)

Alfa Pomigliano (NA)

Avio Pomigliano

Alenia Pomigliano (NA)

FMA Pratola Serra (AV)

Ansaldo Napoli

OM Pimespo Bari

Magneti Marelli Bari

Graziano Trasmissioni Bari

Fiat New Holland Modena

Terim Rubiera (RE)

Ferrari (MO)

MET-RO spa Roma

Nokia Siemens Cassina de Pecchi (MI)

Pirelli Bicocca Milano

Ansaldo Camozzi Milano

Magneti Marelli Corbetta (MI)

Innse Presse Milano

Titan Bologna

Schneider  elettric Stezzano (BG)

Hoffman Monza (MI)

Microtecnica Brugherio (MI)

F.S. Centrale Milano

Dropsa Vimodrone (MI)

L’isolante K - Flex Roncello (MI)

Fireweb Trezzano Rosa (MI)

Amsa Milano

Meritor Cameri (NO)

Candy Brugherio (MI)

(Inviate l’adesione della vostra fabbrica)

domenica, 18 novembre 2007

La coerenza sorprendente

A Gabriele Sandri, a Valerio Marchi

Sul sito di Repubblica c'è una sezione apposita: Saluti romani al funerale di Gabbo, si chiama.

Per fugare embrionali empatie. RaiTre, dopo un'occasionale sferzata al conformismo dell'informazione a botta calda, per giorni ha sottolineato che gli incidenti seguiti alla morte del tifoso laziale sono stati egemonizzati (e forse pianificati e pilotati) da ultras di estrema destra. Di neofascisti"neofascisti" (oltre che di recuperati "anarcoinsurrezionalisti") hanno parlato anche i responsabili dell'ordine pubblico. A confermare ciò che ai più appare ovvio: nelle curve le destre trasformano il populismo in fascismo come l'acqua in vino. E la sinistra benpensante, chimicamente affine ai benpensanti di parte avversa, si copre di sdegno. Sente di non potervisi avvicinare. E illustra una tesi ovvia con l'aria sagace di chi scopre che il freddo porta a malanni bronchiali. Secondo costoro è bene non mescolare l'indignazione e la rabbia derivanti dall'ennesimo morto ammazzato per un paio di "colpi in aria" di un tutore dell'ordine con la premeditazione, tutta politica, degli scontri del dopo. Per non finire catalogati come mussoliniani fuori tempo massimo, terzoposizionisti a caccia di consensi tra i ragazzini inviperiti. E avallando la versione che le piazze siano ormai apertamente in mano ai nostalgici della dittatura, sottoscrivono d'un botto tre tesi deliranti: quella cara a Roberto_FioreRoberto Fiore della destra radicale come unica opposizione, quella della magistratura per cui si trattano i fermati come terroristi in servizio effettivo permanente, e quella del ministro Amato secondo cui gli eversori dell'ordine democratico che s'annidano nei settori popolari degli stadi non aspettavano che una scintilla, un pretesto, per scatenare l'inferno. Tre errori madornali, tre istigazioni al suicidio politico, esplicativi oltre ogni dubbio della differenza di dna che intercorre tra noi e loro. Elitari, colti e imborghesiti, i nostri sinistri di facciata, incapaci per oggettiva distanza siderale di leggere un fenomeno, di coglierlo nella sua interezza, di valutarne le conseguenze. Dovremmo scrollarci di dosso simili filiazioni, se vogliamo sopravvivere alla montata lattea.



Rewind
Un ragazzo cade sotto i colpi di uno psicopatico in divisa che decide di dirimere una zuffa da autogrill prendendo la mira da cinquanta metri e centrando un'auto con quattro corsie d'autostrada in mezzo.

È già successo. A Napolinapoli si muore così in motorino, ai posti di blocco. E quando non succede proprio così, il dato non cambia. Ad Avellino si cade nel vuoto per sfuggire alle cariche d'alleggerimento, a Bergamo si crepa d'infarto dinanzi all'orda sbirresca in avvicinamento. A Verona, quando non si muore, si rimane in coma. Il dato, nella sua piana brutalità, meriterebbe tavole rotonde e dibattiti sociologici specifici dal tema: cosa si intende per ordine pubblico? Cosa si intende allo stadio per ordine pubblico? Ma invece di analizzare queste fantasmagoriche prove di self control degli osannatissimi servitori dello Stato, la trashtv2tv italiana dà il meglio di sé per intere giornate, precettando tutti i volti noti dell'intrattenimento di bassa lega, tutte le soubrettine e i criminologi da bar sport. Si discute di violenza negli stadi, di giovani sbandati, di vuoto ideale. Si suggeriscono, si invocano, si pretendono atti restrittivi, repressioni, arresti di massa, scioglimenti di sodalizi. Cossiga si fa portavoce di quei nostalgici che rimpiangono la smitragliata nel mucchio. I leghisti lo innalzano sugli scudi (celtici). Prima ancora di appurare verità che potrebbero apparire scomode, la macina televisiva appiattisce l'opinione condivisa: massimo rispetto per le forze dell'ordine, massima ferocia punitiva per gli ultras.

Gli ultras. Questi strani soggetti, questi vuoti a perdere, utili a spaventare l'uomo medio, il target di riferimento, l'ignobile medioborghese da elettrodomestico e pizza d'asporto. Come i rumeni, come i brigatisti, come romgli zingari. Spettri in rapida dissolvenza, buoni per ogni occasione, ottimi per stimolare le ansie golpiste della nazione e i giri di vite umorali. Il fascismo teledipendente che allaga di pregiudizi di terza mano gli autobus urbani e l'agenzie delle entrate. Da sinistra non si abbozza nessuna analisi stonata, ci si allinea con gusto, si intonano i colori del pullover al manganellismo dominante. Si comprende la gravità di quanto accaduto, certo, si stigmatizza l'esagerazione mediatica, ma poi - a conti fatti - si torna a dipingere fantasmi sullo schermo. brutti-sporchi-e-cattiviBruti da galleria degli orrori, accertandosi di estrapolare il solo morto dal mazzo. Per italico rispetto al defunto. Ma dinanzi alle scene di guerriglia metropolitana della notte romana, o agli scontri di Bergamo e Taranto, prevale l'orrore. La ripulsa per la risposta irrazionale, lo scoppio di bile, la voglia di riscatto di chi vede nella morte di un tifoso l'ennesimo tassello di una guerra_tra_poveriguerra clandestina, sotterranea, a bassa intensità. Saranno vittimisti questi ultras arrabbiati, ma la loro reazione è assolutamente comprensibile. Nessuno scandalo. E dinanzi al quindicenne che sente di dover scaricare in adrenalina il peso dell'ingiustizia di una morte arrogante, la sinistra alza cartelli legalitari. Non sa che farsene, e lo spedisce dritto tra le braccia di quegli energumeni vestiti di nero, di quei Forza Nuovafascisti che RaiTre e Repubblica ritengono i soli in grado di dar fuoco alle polveri della rivolta. La più classica fine da pompiere degli incendiari d'antan, che si perdono nei meandri dei distinguo quando gli si fa notare che le curve altro non sono che la risultante storicizzata di quanto accade nelle vie che le circondano. Che alla nullità, al vuoto ideologico e ideale, al rampantismo ottenebrato della sinistra di palazzo e di bottega non può che corrispondere il vuoto e il nulla. Rivolta nella BanlieueDomenica notte non è stata la prova di forza di una destra in gran spolvero. Nelle strade di Roma non c'era solo la rabbia forsennata (e giustificata) di quattro naziskin. C'era ben altro. Dell'altro che non riusciremo mai a focalizzare se ci ostiniamo a pendere dagli occhiali vintage di certa intellighenzia progressista.

La tesi
Non c'è bisogno di rispolverare gli ammuffiti comunicati di Radio Tirana sulla rivolta di Reggio Calabria. Né di ripercorrere a ritroso quanto già detto sul cosiddetto "fenomeno ultras" o sulle leggi d'emergenza vigenti negli stadi d'Italia.

[Rivolta di Reggio Calabria]

O di invitare allo studio attento delle sudate carte di un Valerio Marchi, o alle letture puntuali e documentate di un Emilio Quadrelli. E neppure di conseguire frettolose lauree in Antropologia culturale per comprendere che non esistono rivolte oggettivamente "fasciste", doverosamente snobabili dopo etichettature pret-a-porter.

Che una cosa è soffermarsi sull'humus, sulla qualità del terreno da cui fuoriescono i frutti acerbi della Banlieuecontestazione viscerale (e che può essere, e il più delle volte è, sgradevole come il guano), e altra cosa è comprendere che non esistono analisi che non includano nel novero delle ipotesi il nostro ruolo, che di antagonismo sociale ha il nome e la forma ma troppe volte non la conseguenza. La protesta di piazza ad uno stato di cose inaccettabile e indegno può sembrare "fascista" ai neofiti solo per abuso di bei propositi. Non si intercetta il malessere, anche il più motivato, anche quello più "alto", in contumacia. E se si perdono di vista i gangli vitali della vita reale, i meccanismi che muovono allo sconcerto e alla conflittualità, ci si arrende ad una mesta agonia autorefenziale.blackblock Che può essere anche soddisfacente dal punto di vista intellettuale, come forma di nutrimento dell'ego. Ma è del tutto ininfluente (quando non dannosa) se si hanno ancora scopi e progetti collettivi. Bisogna scrollarsi di dosso i preconcetti mutuati dal video, le verità in usufrutto gratuito, le visioni dal fondo forgiate nei salotti della buona politica, utile e adulta. E tornare a quello che siamo: agitatori di situazioni, capaci di leggere un fatto dietro la coltre di nebbia delle saccenze intellettualoidi, oltre lo specchio deformante dei pareri strumentali. Basterebbero le insorgenze securitarie, le vibrazioni capitalismorepressive, le limitazioni poliziesche ventilate e attuate dopo l'omicidio di un ragazzo di ventotto anni, per comprendere che in ballo non c'è la libertà degli ultras di devastare le metropoli o di continuare a fare proselitismo razzista. Così come in passato non è mai stata in ballo quella dei rumeni di struprare mogli e madri di famiglia, o degli zingari di accamparsi in periferia e derubare gli anziani in metro. Ma il nostro stesso concetto di libertà, l'idea che ci siamo fatti circa l'edificazione di apartheidghetti monoculturali ed etero-repressi, a due passi dalla nostra idilliaca sezione, dal nostro club privato, dalla nostra osteria o dal centro sociale sotto casa. Basterebbe una lettura con altri occhi di quanto avvenuto dopo la morte di Gabriele Sandri - dj di buona famiglia, tifoso della Lazio, animatore della Roma bene ed elettore di Forza Italia - per farci scegliere la nostra parte di barricata. Per spingere gli scettici e i puri a prendere posizione. Una posizione sorprendente, eppure culmine della coerenza.
Fonte: www.agitproponline.com/plebe/

lunedì, 12 novembre 2007
COMUNICATO STAMPA
ASSURDO OMICIDIO DI UN TIFOSO
IL CALCIO VA RIFONDATO

Usare le armi per sedare una rissa tra tifosi è assolutamente ingiustificabile. Il poliziotto che ha sparato e ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri, che stava già lasciando in macchina il luogo della rissa, va processato subito e severamente condannato.

 

sandri gabriele  
Gabriele Sandri

Alla famiglia del giovane ucciso vanno la solidarietà e le condoglianze del PMLI. Tale assurdo omicidio volontario, che riflette il tipo di formazione reazionaria e antipopolare che ricevono le policia"forze dell'ordine", e il comportamento indegno e irresponsabile del governo, della Federcalcio, della Lega calcio e del Coni, che non hanno sospeso immediatamente il campionato, non giustifica però la reazione sconsiderata e controproducente che c'è stata da parte di certe tifoserie.

Giancarlo Abete

Ormai è sotto gli occhi di tutti che il calcio capitalistico genera solo mostri in campo e fuori del campo. E' irriformabile e quindi va cancellato. Intanto devono dimettersi il ministro dell'interno, Giuliano AmatoAmato, e quello dello sport, Melandri, che hanno dimostrato di essere incapaci di gestire correttamente l'ordine pubblico nel calcio e i rapporti con le tifoserie. Il calcio capitalistico va sciolto e rifondato su basi democratiche e popolari. Un calcio pubblico, senza alcun apporto diretto o indiretto dei privati, gestito direttamente dai tifosi, e in cui i giocatori ricevano stipendi da lavoratori. Per quanto riguarda l'ordine pubblico negli stadi e alle partite, esso deve essere affidato alle tifoserie coadiuvate dalle "forze dell'ordine" senza armi. La paytv va abolita e i prezzi dei biglietti d'ingresso alle partite devono essere popolari.

L'Ufficio stampa del PMLI

domenica, 11 novembre 2007

AFFARISMO “A FUROR DI POPOLO”

 

In questi giorni di fobia antirumena si è scoperto che esiste una categoria che travalica il buonismo, ed è il “troppobuonismo” che secondo i media avrebbe caratterizzato la politica dei governi italiani nei confronti degli clandestiniimmigrati. Questa rappresentazione mediatica ha fatto in modo da dare l’illusione che le misure restrittive adottate dal governo nei confronti dell’immigrazione siano state imposte a furor di popolo, sull’onda dell’indignazione dell’opinione pubblica per i reati commessi da immigrati. In realtà questi provvedimenti forcaioli del governo erano prevedibili, e persino scontati, dopo che era scattato l’allargamento ai Paesi dell’Est della “libera circolazione” dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea. La questione dei Rom con cittadinanza rumena era solo il pretesto per arrivare all’obiettivo prefissato: intimidire la nuova massa di immigrati, isolarli socialmente, vincolandoli in modo definitivo alla “protezione” delle organizzazioni del traffico di esseri umani. Immigrati_e_OGM

I Rumeni non sono extracomunitari, ma cittadini dell’Unione Europea a tutti gli effetti, perciò colpire loro costituisce un messaggio a tutti coloro che provengano dai Paesi dell’Est:nina moric non illudetevi di potervi avvantaggiare dei diritti di cittadinanza e di  sganciarvi così dai vostri sfruttatori, dato che senza la loro protezione sareste in continuo pericolo di esser colpiti dalla legge, o da quelli che alcuni definiscono “spontanee manifestazioni di indignazione popolare”, e altri “raid xenofobi”. Se si eliminassero completamente i termini “immigrazione” e “immigrati”, le cose risulterebbero automaticamente più evidenti, e tutto questo affastellarsi apparentemente contraddittorio di pseudo-notizie acquisterebbe un senso preciso. Ciò che è stato liberalizzato nei giorni scorsi dalle autorità europee  infatti non era l’immigrazione, bensì il business del traffico di manodopera, cioè il sfruttamentoneoschiavismo. Quindi non ci sono immigrati, ma schiavi d’importazione. La rappresentazione mediatica è oggi uno strumento fondamentale dell’affarismo, il quale si legittima e si presenta come giusto e necessario usando delle vere e proprie tecniche di guerra psicologica. Il clima di suggestione determinato dalle campagne giornalistiche produce l’illusione che certe decisioni non siano prese volontariamente dai governi, i quali anzi si atteggiano come se dovessero  piegarsi controvoglia alle pressioni della opinione pubblica.pecorella Anche le privatizzazioni vengono imposte così “a furor di popolo”, attraverso un falso giornalismo di denuncia, che va ad additare  di volta in volta  gli “statali nullafacenti” o i “camorristi” che controllerebbero lo smaltimento dei rifiuti e persino gli scavi di Pompei.  Chissà perché, la soluzione miracolistica che viene suggerita a tutte queste piaghe sociali è sempre la privatizzazione, cioè il via libera agli affaristi, i quali immediatamente sostituiscono i fannulloni della pubblica amministrazione con precari o con schiavi d’importazione.

Fonte: www.comidad.org