sabato, 30 giugno 2007

Tempi duri per il dollaro

Il dollarodollars è talmente sotto tiro che c'è da chiedersi come mai gli Stati Uniti non stiano passando al contrattacco. Eppure la soglia della svalutazione vantaggiosa, sia come sostegno alle esportazioni, sia come ridimensionamento del debito, è stata oltrepassata da un pezzo. Tanto più che l'America è un importatore netto, e comprare con dollari svalutati non è proprio un affare. Una serie di segnali consigliano di tenere d'occhio le vicende del dollaro, date le inevitabili ripercussioni di una sua eventuale caduta, già pronosticata e da alcuni paesi anche assecondata. La questione è importante perché coinvolge la capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria egemonia indebolita ormai da una quantità di fattori esterni ed interni. La Cina prodi-cina-1ha annunciato a marzo che non permetterà alle multinazionali (quasi tutte americane) di passare dagli investimenti diretti in stabilimenti e reti produttive a quelli sul mercato azionario. Nel frattempo ha varato una holding statale per la razionalizzazione degli investimenti di parte dei suoi 1.100 miliardi di dollari, accumulati con il surplus commerciale, in titoli esteri (quasi tutti americani). Sempre in marzo l'OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio), su pressione del Venezuela e dell'Iran, ha annunciato che sarà accelerata la tendenza a diversificare le valute usate per le transazioni sul petrolio, con un occhio particolare verso l'Euro, che sta diventando velocemente valuta di riserva sostitutiva. Un avvenimento passato quasi sotto silenzio, ma che in campo internazionale avrà effetti politici, anche se non valutari, immediati, è il provvedimento iraniano, datato 21 marzo 2007, che rende illegale la circolazione no_dollaridel dollaro americano entro i confini del paese, pena il carcere. La Corea del Nord e la Malaysia hanno approvato un provvedimento simile pochi giorni dopo. Secondo la Royal Bank of Scotland, la seconda banca del Regno Unito, il processo di diversificazione delle riserve, in molti paesi, più avanti di quanto non si voglia ammettere. Oltre ai paesi petroliferi, anche Italia, Russia, Svezia e Svizzera avrebbero variato significativamente le proprie riserve rafforzando le quote in euro e sterline. Una banca di Singapore ha confermato la tendenza, precisando che vi è stata una massiccia vendita di dollari fra settembre e dicembre del 2006.

Fonte: www.quinterna.org

sabato, 30 giugno 2007
Il complotto jihadista e il documentario–propaganda di Sion 
di Marcello Pamio
Continua imperterrito - con l’immancabile copertura mediatica e la solita vergognosa assenza delle istituzioni governative europee, il bombardamento dell’esercito sionista sulla popolazione inerme palestinese!crimini sionisti Operazione questa, definita “Estate degli stupidi”, (1) dove per stupidi possiamo intendere il mondo occidentale che sta a guardare senza il coraggio di aprire bocca. Un silenzio che pesa come un macigno sulle numerose vittime nella Striscia di Gaza che, a causa di questi illegali e criminali interventi militari, crescono giorno dopo giorno. Nonostante le cose si sappiano, nessuno dice nulla, anzi, il messaggio che sta passando è che i palestinesi,Resistenza palestinese visti come gruppi armati tipo Hamas, sono pericolosi non solo per la pace in Medio Oriente, ma per il mondo intero (criminalizzare il criminalizzato, è un ottimo lavaggio della coscienza collettiva e fa miracoli: rende le bombe intelligenti e umanitarie!). Propaganda questa, portata avanti dai grandi giornali, dalle grandi penne e mezzobusti del teatrino mediatico, che continuano con l’ossessione dell’islam radicale: vedono l’estremismo ovunque, anche dove non c’è, e se non c’è magari è possibile crearlo. Lo scrittore francese Thierry Meyssan si è occupato di un recente documentario-propaganda che rientra proprio in questa strategia: “Obsession: Radical Islam's War Against the West”, “Ossessione: la Guerra dell’Islam radicale contro l’Occidente”. (2) Meyssan analizza le tecniche messe in opera per promuovere lo “scontro delle civiltà”. Per far sì che l’opinione pubblica (noi occidentali dormienti) approvi il trattamento riservato ai palestinesi (bombardamenti indiscriminati, razionamento illegale di acqua ed energia elettrica, chiusura all’interno del “muro della vergogna” alto 8 metri e lungo 1000 chilometri, privazione dei territori, sottrazione di terreno e proprietà, assassinii, violenze mentali e fisiche, torture, ibernazione dei fondi esteri, ecc.) sono necessarie delle tecniche di propaganda il cui scopo è:
- disumanizzazione del nemico, quindi del palestinese cioè dell’arabo, cioè del musulmano;
- riduzione della causa politica ad un semplice e becero oscurantismo religioso di una minoranza.
Da circa un anno infatti una misteriosa casa di produzione, finanziata guarda caso dal regime di Sion, illuminatista facendo proprio questo: diffusione universale di un documentario dedicato all’islam radicale. Finora, questa pellicola ha dato luogo a molte proiezioni private (anche al Congresso degli Stati Uniti) ma è stato visto da una decina di milioni di persone grazie alla catena neoconservatrice Fox News di Rupert Murdoch (magnate australiano dei media, nonché massone israelita, creatura degli Oppenheimer e membro del gruppo Bilderberg). (3) Del video, sono state preparate (visto che i soldi non mancano), versioni sottotitolate in numerose lingue. Uno special di 78 minuti in cui si “dimostra” come il mondo musulmano di oggi è più malato di quello della Germania nazista (termine di paragone usato molto spesso nei confronti del regime iraniano). Per fare questo ricorre all’emozione, alla dissimulazione, alla ripetizione (tecnica usata dal Ministro della Propaganda: GoebbelsPaul Joseph Goebbels), il tutto per suscitare una forte angoscia nello spettatore, anche quello più informato. D'altronde basta osservare con attenzione la locandina per comprendere come si sono mirabilmente associate le immagini della tragedia dell'11 settembre 2001 con la mezzaluna islamica e il fucile mitragliatore kalashnikov... Sempre dalla locandina si evince che si tratta di un film della HonestReporting.com, un sito "volto a garantire a Israele una presentazione giusta sui mezzi di informazione". (4) Spero sia chiaro a tutti qual è il vero scopo di simili siti... Il messaggio chiave di questo documentario si può riassumere così nelle parole usate dallo stesso Thierry Meyssan: “il complotto jihadista mondiale è la punta di diamante dell’islam, che è una civilizzazione nazista”. Questo slogan concentra le principali argomentazioni a favore della “scontro di civiltà”, perché lo scopo è sempre quello: aizzare allo scontro e dividere per imperare, per meglio controllare. Il documentario tra le altre cose sottolinea l’alleanza tra il Grande Muftì di Gerusalemme (il rappresentate di tutti i musulmani) e il Reich nazista, ma decontestualizzandola completamente in modo che non abbia più come oggetto la liberazione della Palestina britannica, ma lo sterminio degli ebrei dell’Europa. Non viene ricordato che fu proprio l’Impero Britannico a creare tutta questa zizzania, promettendo ai primi del secolo scorso, la Terra PromessaPalestina sia agli arabi (usati come carne da cannone per cacciare i turco-ottomani) che agli ebrei. Promessa mantenuta solo per il “focolare ebraico”! La pellicola propone poi l’esistenza di un movimento segreto, visibile nelle azioni terroristiche che gli vengono attribuite (dimenticando le numerosissime ‘false flag’), che sarebbe la punta di diamante di una società di un miliardo di uomini!!! Nell’intero pianeta, un sesto degli abitanti sarebbero membri di un esercito jihadista pronto a farsi esplodere per Allah… Mentre questo esercito si sta preparando ad assaltare la civiltà occidentale, con bombe e corano, il quartetto ‘democratico’ formato da Usa, Unione Europea, Onu e Russia, ha discusso e votato il guerrafondaio Tony Blairblair come inviato per le “missioni di pace” in Medio Oriente. Certamente nel mondo dell’inganno globale (termine di orwelliana memoria), un uomo come Tony Blair (le cui mani sono intrise di sangue di innocenti), apporterà certamente un valido aiuto alla ‘causa della pace’ (per lor signori, il termine ‘pace’ significa guerra). In conclusione, qualcuno forse sta cercando di sostituire il complotto ebraico con un nuovo complotto islamico-jihadista? 
 
(1) Agenzia Stampa informazioni sulla Palestina:
www.infopal.it/home.php 
(2) Sito ufficiale di Thierry Meyssan:
http://www.voltairenet.org/article149502.html
(3) "Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia"
(4) Sito ufficiale della HonestReporting.com:
sabato, 30 giugno 2007

Nel mezzo di una notte d'estate italiana

Era intorno all'1, quindi era il 29 giugno 2007, una notte d'estate romana, di musica a pagamento, musica e band di protesta, memoria di sinistra. Fà caldo in città, ma ci sono altre bandForza Nuova con il casco in testa, si impegnano ad essere in tanti, pronti con lame e bastoni, a punire e avvertire, a far capire quale musica passa nella notte italiana. Sono gruppi che non pagano nè ingressi, nè partecipazioni, sono corpi scelti e organizzati, mettono ordine e sicurezza. Da tempo è in scena nel Parlamento italiano la giornata dell'aria irrespirabile, a sinistra e destra. Oggi sono pacificati nell'informazione della notte violenta metropolitana. neofascistiUna notte di manganelli e paura, come nel luglio del 2001. Le inchieste sui veleni non hanno stagioni e colori, accade che la politica chiama queste notti "violenze da stadio". Ed io spettatrice noglobal, così ci chiamano oggi i media, mi chiedo che fine hanno fatto i 99 Posse. Chiamali se vuoi rigurgiti antifascisti. Sono in Puglia, stasera andrò a sentire musica, quella vera, località Le Macerie, reali anche quelle.

Doriana Goracci

sabato, 30 giugno 2007

GIAPPONE: ROBOT, PRESTO L'ANDROIDE LAVORATORE

TOKYO - La ricerca robotica giapponese è ormai a un passo dal realizzare l'androide ideale, quello che lavorerà e faticherà senza battere ciglio al posto degli esseri umani: il prototipo ad oggi più avanzato di 'robot lavoratore' è stato appena presentato dal centro di ricerca Kawada Industries, che punta a commercializzare il nuovo 'HRP-3 Promet Mk-II' già entro il 2010. Bianco, alto 160 centimetri e con un aspetto volutamente antropomorfo che ricorda i robot dei cartoni animati nipponici,goldrake l'ultimo nato dall'instancabile fucina hi-tech del Sol Levante è già in grado di svolgere mansioni tipicamente 'umane': durante una dimostrazione pubblica, il robot ha sfoggiato le proprie capacità motorie camminando e chinandosi (grazie ai suoi 42 punti di articolazione) su una superficie irregolare, oltre a cimentarsi senza impaccio nella simulazione di lavori manuali che prevedono l'utilizzo di un cacciavite. Con queste premesse, il robot potrà essere utilizzato per sostituire l'uomo in numerose attività lavorative e sociali per cui già oggi si fatica a reperire personale: si pensa innanzitutto a rischiose operazioni di salvataggio o a impieghi in ambito ospedaliero e assistenziale, un campo sempre più cruciale in una società moderna in rapido invecchiamento. "Con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo, il nostro Paese ha urgentemente bisogno di robot efficienti per sopperire alla mancanza di forza lavoro che verrà a crearsi nei prossimi decenni, quando i costi per l'assistenza sociale potrebbero divenire insostenibili", ha detto il direttore del progetto 'HRP-3' Takakatsu Isozumi, che ha stimato in circa 15 milioni di yen (90.000 euro) il costo finale dell'androide.

postato da: luciospartaco alle ore 10:04 | Permalink | commenti
categoria:potere alieno, aveva ragione karletto, tecnologie e utopie
venerdì, 29 giugno 2007
Correre ai ripari
di Carlo Bertani
 
Ero certo che ci si arrivava: quando si cerca d’avvisare dei possibili pericoli, ai quali siamo esposti per il mutamento climatico in atto, la prima accusa che si riceve è quella d’esser una Cassandra. Chi si permette queste calunnie, però, non ricorda molto l’epica: Cassandra, aveva ragione. Oggi, giugno 2007, scopriamo di non riuscire a coprire la richiesta d’energiaprometeo per l’accensione dei climatizzatori: 54.700 MW di punta, e la rete non ce la fa perché non c’è abbastanza energia. Il gestore della rete non ha altra scelta che s taccare a rotazioni le sezioni della rete meridionale, quella dove “succhiano” più energia perché – con 47 gradi – gli anziani iniziano a soffrire ed a rischiare la vita. Non lanciamoci nella solita querelle delle colpe e delle responsabilità, su chi doveva fare e non ha fatto, oppure su chi ha fatto e non doveva fare: il tempo, sta scadendo. Vediamo cosa possiamo fare subito. Anche se la captazione fotovoltaica non è ancora a buon mercato, è quella che consente rapide installazioni e di superare le emergenze: ovviamente, non quella dell’estate in corso, bensì della prossima. I provvedimenti presi in materia dal governo BerlusconiBerlusconi e Prodi e, oggi, da Prodi, conferiscono delle agevolazioni fiscali per l’installazione dei sistemi fotovoltaici. Il problema è che la quota compresa nelle agevolazioni è troppo bassa: poche centinaia di MW di picco. Se la richiesta della rete è superiore ai massimi storici, e viaggiamo intorno ai 55.000 MW/h di richiesta (o pressappoco), è evidente che non possiamo affrontare l’emergenza con dei pannicelli caldi. Chiediamo alla classe politica di elevare gli incentivi per almeno 3.000 MW di picco che, nella stagione estiva e nelle ore diurne, coincidono praticamente con una produzione reale di 3.000 MW/h. Nelle ore d’accensione dei climatizzatori, saremmo coperti dalla produzione fotovoltaica. Invece di finanziare dubbi progetti – come quello di stivare l’anidride carbonica nel sottosuolo – cerchiamo di non generarne e di produrre energia pulita: investiamo dove sappiamo d’ottenere risultati certi. Il risparmio energetico si attua sistemando dei collettori solari per l’acqua calda al posto dei boiler elettrici e, il precedente governo, stimò un risparmio del 3% d’energia elettrica se venivano attuati interventi come quelli austriaci. La legge è stata varata dall’attuale governo, ma è troppo farraginosa e, soprattutto, nessuno lo sa. Poi, bisognerebbe passare agli interventi strutturali di medio periodo: il piano del ministro Matteoli, 13.000 aerogeneratori sul territorio, deve partire subito. L’attuale governo vuole incrementare quel numero? Ben venga: perché non affidare ai comuni l’impianto di quei sistemi, sull’esempio di Varese Ligure? Con 15.000 aerogeneratori da 1 MW di picco ciascuno, per 1051 ore (media italiana) di funzionamento annuo alla massima potenza, ricaveremmo circa 1.800 MW/h in più da immettere in rete. Alla faccia di Sgarbisgarbi e rifiuti televisivi e di Ripa di Meana. Sommando i due interventi di produzione elettrica, avremmo a disposizione 4.800 MW/h, ossia avremmo incrementato del 10% circa la produzione e – pur considerando che non tutti quei 4.800 MW/h sarebbero sempre disponibili (in certe ore ci può essere meno vento e più sole, ecc) – saremmo almeno fuori dell’emergenza estiva. Se si attuasse anche il risparmio sui boiler elettrici, supereremmo anche quella percentuale. Bisognerebbe quindi passare agli interventi strutturali di lungo periodo: il recupero del piccolo e medio idroelettrico (soprattutto sui fiumi, dove un tempo c’erano migliaia di mulini) e la grande promessa, ossia il solare termodinamico. Non dimentichiamo, inoltre, che questa è un’emergenza estiva:  e se, lo stesso scenario, dovesse verificarsi d’inverno, per un brusco calo delle temperature seguito dall’accensione di milioni di stufette elettriche? Finiremmo congelati? Meglio correre ai ripari. Come potrete notare, questo intervento è di poche decine di righe, a fronte di migliaia di ore di chiacchiere. E’ ora di finirla con i tanti “esperti” che vendono fumo: queste sono realtà, espresse in poche, semplici righe. Chi si chiama fuori, se ne assuma le conseguenze.
 
 Carlo Bertani
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
venerdì, 29 giugno 2007

Ieri si è svolta l'ultima seduta del Collegio dei docenti (o degli indecenti, come ironicamente lo definisco) dell'Istituto dove insegno. Nel corso della solita, rituale verifica finale, mentre relazionava una delle colleghe referenti FF.SS. (che non equivale a Ferrovie dello Stato, ma a Funzioni Strumentali)funzioni strumentali che stava accennando ai numerosi progetti extra-curricolari messi in cantiere durante l'anno, mi è sorta spontanea una curiosità ed ho gentilmente chiesto di sapere il numero esatto di tutti i progetti deliberati dagli organi collegiali della scuola. Un improvviso, momentaneo silenzio e un pò di panico si diffondono nella sala collegiale... Nessuno (nemmeno il preside) sa rispondere con precisione. La collega direttamente interpellata, inizia a sciorinare una teoria interminabile di denominazioni e titoli relativi ai vari micro-progetti, ma l'elenco risulta carente ed insufficiente. Infatti, qualcun altro protesta e lamenta che il proprio progetto non è stato inserito, per cui rivendica la giusta menzione... Insomma, una commedia allucinante e grottesca! Alla fine, nessuno riesce a determinare il numero esatto. Tuttavia io conosco, seppur vagamente, la cifra. Soltanto la mia scuola, un piccolo Istituto (in)Comprensivo con meno di 400 alunni ed un organico formato da una sessantina circa di docenti, ha stanziato fondi per oltre 35 progetti! Ditemi se questo non è un tipico esempio di "progettificio"! Certo, la scuola dove lavoro non ha aderito ai cosiddetti P.O.N., veri mega-progetti strapagati con i super-finanziamenti europei, per cui è solo un piccolo, modesto "progettificio". Ma la scuola italiana nel suo complesso si è ormai ridotta ad essere un'enorme fabbrica di progetti, la cui "produttività" si misura, si valuta e si apprezza esclusivamente in base al novero ed alla quantità (in subordine viene la qualità) dei progetti messi in opera. Ebbene, quando ho chiesto di intervenire nelle seduta collegiale ed ho rapidamente esposto il mio pensiero a riguardo, alcuni colleghi (in modo particolare un energumeno,energumeno_educativo il più arrogante, venale ed opportunista di tutti, un vero bandito ed affarista senza scrupoli) mi hanno letteralmente assalito, quasi a volermi sbranare, come un branco di belve inferocite a cui viene sottratto il pasto. Persino il dirigente scolastico ha reagito con stizza verbale alle mie garbate, misurate, educate parole controcorrente. A riprova che ho colto nel segno, mettendo il dito nella piaga... Ecco, dunque, a cosa si è ridotta la scuola pubblica italiana, e cosa sono ormai diventati gli organi collegiali in cui dovrebbe regnare sovrana la democrazia, che si regge sulla partecipazione diretta e corale e sulla libertà di espressione. Invece no! Le piccole, ma aggressive e voraci lobbies che si formano nelle varie scuole, non solo vogliono spartirsi la "torta" dei fondi aggiuntivi (il vero casus belli delle furiose dispute tra "poveri"), ma vogliono anche dettare legge e comandare indisturbate, senza incontrare il minimo dissenso e la minima opposizione. Si pretende che tutti siano allineati, ossequiosi e fedeli alle direttive dominanti, che nessuno arrechi fastidio ed osi rovinare il "festino", per cui tutti devono subire e tacere, tranne i dirigenti scolastici e le loro bande di lacchè e sciacalli che compongono i cosiddetti "staff dirigenziali",riunione ossia le élite oligarchiche che imperversano nelle singole realtà scolastiche. Su tali tematiche, in modo particolare sulla questione della cosiddetta "autonomia scolastica" e dei nuovi verticismi, sulle iatture e sui disastri che essa ha apportato nelle scuole italiane, ho in precedenza già scritto e pubblicato sul blog alcune riflessioni. Oggi intendo postare un pezzo che ho scritto e pubblicato (non su questo blog, nato nell'aprile 2007) all'inizio dell'anno scolastico ormai concluso, esattamente nel mese di settembre 2006. Vi invito a commentarlo.

FF.SS.

UNA RIFLESSIONE SULLA TRISTE REALTA’ DELLA SCUOLA ITALIANA

 

Il titolo, un po’ lungo, potrebbe forse rievocare i divertenti e geniali film della regista Lina Wertmuller (con la celebre coppia di attori formata da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato). Eppure non si tratta di un film o di una fiction, ma di una grottesca e “normale” situazione alquanto diffusa in tante realtà scolastiche del nostro Paese. Ho deciso di raccontare in forma ironico-surreale lo “scandalo” (un piccolo scandalo, non meno scandaloso dei grossi scandali nazionali ed internazionali) a cui ho avuto il dispiacere di assistere durante un collegio dei docenti della mia scuola all’inizio del nuovo anno scolastico. Francamente sono stato testimone di un vergognoso “mercato delle vacche”, McMerdasenza offesa per le vacche e per i loro padroni/venditori. La differenza consiste nel fatto che il mercato delle vacche ha una sua maggiore dignità e legittimità, una sua serietà, addirittura una sua nobiltà, almeno rispetto al “mercato” a cui ho avuto il dispiacere di assistere nel corso di una seduta del collegio dei docenti. Tra i vari punti fissati all’ordine del giorno della suddetta riunione collegiale, figurava l’attribuzione degli incarichi relativi alle FF.SS. (che non significa Ferrovie dello Stato, anch’esse ormai in rovina), cioè alle Funzioni Strumentali al Piano dell’Offerta Formativa (P.O.F., come dire “appoffatevi”!) che ogni istituzione scolastica, nella sua “autonomia”, si sceglie e decide di mettere in mostra alla stregua di una ditta di formaggi o salumi, di una società finanziaria, di un’agenzia di viaggi che espone e promuove le proprie offerte ai clienti. Per chi non lo sapesse, le Funzioni Strumentali, originariamente chiamate “Funzioni-obiettivo”, sono state istituite con il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori del Comparto Scuola, approvato durante il primo governo Prodi, per il quadriennio 1998/2001.prodi_conti pubblici Alcuni importanti passaggi normativi contenuti in questo contratto (che in un certo senso ha segnato un vero e proprio spartiacque storico e antropologico-culturale nel mondo della scuola italiana) hanno introdotto ed incentivato, legittimandolo, un processo di mercificazione dell’istruzione scolastica e di tante attività, progettuali, organizzative, ecc., che in passato erano svolte gratuitamente, o quasi, per passione e vocazione, non certo per denaro. Non intendo qui soffermarmi oltre sul discorso storico-politico concernente l’istituzione dell’autonomia scolastica, delle funzioni-obiettivo (o “funzioni strumentali”), delle RSU, nel contesto della scuola pubblica italiana, per non annoiare troppo i lettori. Mi interessa invece approfondire altri aspetti. Voglio comunque esporre la mia opinione in breve. Io ritengo che questo processo di alienazione di un bene comune e prezioso quale il sapere (o la cultura) in effetti era già in atto da tempo, ma con il CCNL del 1998 è stato praticamente sancito per legge. Ebbene, la “mercificazione” dell’istruzione scolasticafabbrica-scuola è senza dubbio tra le principali cause che hanno procurato negli ultimi anni la rovina, il degrado e la svalutazione (politico-economica, sociale, intellettuale) della scuola italiana, con la conseguente, inevitabile perdita (o diminuzione) di prestigio e di potere contrattuale degli insegnanti, che in tal modo sono stati ridotti in un pietoso stato di necessità materiale, proprio per renderli maggiormente sensibili al “fascino” ed alla “seduzione” dei fondi economici aggiuntivi, per quanto possano essere miseri e per nulla appetibili, almeno per dei seri professionisti ben pagati quali dovrebbero essere considerati gli insegnanti. Ai miei occhi le Funzioni-obiettivo apparvero immediatamente, e così si sono rivelate e confermate alla prova dei fatti, come vere e proprie “disfunzioni con un solo obiettivo”: arraffare i soldini assegnati in anticipo ad ogni funzione, ossia ad ogni “vacca”. Dall’anno scolastico 1999/2000 (cioè dal primo anno in cui entrarono in vigore tali “funzioni") sino ad oggi, ho assistito a tante farse, buffonate, guerre tra poveri, ma allo “scandalo” davvero grottesco messo in scena nella succitata riunione, francamente non avevo ancora assistito. Ma, come si usa dire, non c’è limite al peggio. Il disgusto e l’orrore personali hanno praticamente raggiunto l’acme, fino alla nausea, quando, pur di “spartirsi equamente” la “torta” ha avuto inizio un’operazione di vera e propria “moltiplicazione”, non dei pani e dei pesci, ma delle cosiddette “aree”, vale a dire i settori di intervento e di azione assegnati a ciascuna funzione strumentale. Il fatto è che tale “miracolosa moltiplicazione” è stata eseguita non per venire incontro ad esigenze e scopi davvero “funzionali” e “strumentali” al “buon funzionamento” vauro20(scusate la ripetizione) della scuola, quindi per migliorare la qualità dell’offerta formativa, le condizioni di studio e di vita degli allievi, nonché il lavoro degli insegnanti, bensì per consentire ai vari “soci in affari” di partecipare alla “divisione degli utili”, ovvero dei fondi stanziati per le FF.SS. Ecco come “funziona” un’azienda che si rispetti! Naturalmente, in base a tale operazione i benefici ottenuti saranno due: sono state messe più “vacche” sul mercato, esattamente 5: il numero massimo a cui può aspirare una scuola come la mia; inoltre le aree di intervento, così dimezzate, frazionate, smontate e rimontate, spostate, nuovamente scorporate, frantumate, scomposte e ricomposte, insomma come il gioco delle tre carte, permetteranno ai colleghi FF.SS. di faticare meno e guadagnare di più. Evidentemente, la mia è una scuola “rivoluzionaria” che ha messo in pratica uno slogan che in passato fu adottato da Democrazia Proletaria: “lavorare meno per lavorare tutti”. Naturalmente, lo scenario è ben diverso, circoscritto ad una “oligarchia”. E' indubbio che le oligarchie siano sempre esistite nella scuola (e fuori). In passato esisteva una gerarchia molto più rigida, formalista ed autoritaria di quella attuale, che partiva dal vertice ministerialeLetizia e scendeva in basso attraverso gli ispettorati, i Provveditorati agli studi, fino a calarsi nella realtà particolare e concreta delle singole scuole, laddove i presidi e i direttori didattici la facevano da padroni, coadiuvati al massimo da un vicario o un vicepreside. Oggi, con l’istituzione della cosiddetta “autonomia scolastica”, le varie oligarchie presenti nelle singole scuole si sono strutturate ed articolate in modo più ampio e complesso, mutuando gli stili, i linguaggi, la mentalità, i comportamenti, le scelte e gli organigrammi dal modello delle aziende neocapitaliste. E’ questo il modello a cui ci si sta sempre più avvicinando e adeguando. La differenza principale rispetto al passato, consiste nel fatto che mentre prima le oligarchie si reggevano quasi sempre su autentici valori morali ed intellettuali come le competenze e i talenti personali, le capacità professionali, la cultura e l’onestà individuali, ecc., oggi si basano quasi esclusivamente su caratteristiche quali l’astuzia, l’arroganza, la voglia sfrenata di emergere, la brama di potere e ricchezza (un miserrimo potere, una miserrima ricchezza). Sia chiaro che il sottoscritto non nutre alcun rimpianto e alcuna “aristocratica nostalgia” verso la “vecchia oligarchia”, così come Tommaso Buscetta nutriva rispetto alla mafia“vecchia mafia”, perché più “giusta”, più “onorata”, più “umana”, al contrario della “nuova mafia”. La mafia è sempre ed ovunque un’organizzazione criminale, spietata e disumana. Parimenti le gerarchie e le oligarchie (nella scuola, come dappertutto) sono sempre forme organizzative di un potere autoritario ed antidemocratico, in quanto strutturato a livello verticale e non orizzontale, che tende ad escludere la maggioranza delle persone dai canali decisionali, riservandoli invece ad un’elite di “professionisti” o “addetti ai lavori” che di solito non detengono alcuna “specializzazione” e "professionalità”, se non le “doti” di chi è furbo, disonesto, prevaricatore, venale.  Ma torniamo alla riunione in questione. Quando io, ad un certo punto della seduta collegiale, mi sono permesso di interrompere o “guastare” la “festa” in corso, prendendo la parola con la mia consueta grinta e passionalità (che qualche maligno o maligna scambia per “maleducazione”: questo è un segno del moralismo ipocrita imperante nella scuola e fuori, sob!), ho avanzato una proposta molto semplice: visto che si stava decidendo il modo in cui investire un fondo più o meno consistente salvadanaio(900/1000 euro circa per 5 persone formano all’incirca 4500/5000 euro, e non sono pochi, ma nemmeno molti) con troppa superficialità e faciloneria (in tutta fretta), mi sono chiesto ed ho chiesto alla platea “dormiente” di compiere una verifica democratica, mediante votazione a scrutinio palese, rispetto a quanto stava succedendo, ossia rispetto ai criteri ed alle modalità adottate, ma soprattutto rispetto alla scelta di partenza di accedere ai fondi da assegnare alle funzioni strumentali. Purtroppo, come sovente accade in simili casi, soprattutto in contesti in cui si è poco adusi all'esercizio del voto come strumento elementare di verifica e controllo democratico, la mia proposta, che io ho formulato chiaramente, non è stata avallata dalla maggioranza, anzi è stata bocciata anche in virtù dell’autorità messa in campo dal preside e dai suoi. Ma, a sorpresa, accanto al mio voto nettamente contrario si è affiancato anche quello della vicepreside!collaboratori staff dirigenziale Un piccolo segnale, da non trascurare e sottovalutare, che può indurre ad essere un po’ più ottimisti verso l’avvenire, esortandomi a proseguire queste “modeste” battaglie (di retroguardia o di avanguardia che siano) con maggior ardore e convinzione, anche a costo di apparire come il “Don Chisciotte” della situazione. Ma meglio Don Chisciotte che Don Abbondio! In effetti, la mia “contestazione”, espressa attraverso diversi interventi, anche in altre occasioni (sedute del Collegio dei docenti, assemblee sindacali, eccetera), nasce da una domanda “provocatoria”. Io, infatti, mi chiedo e chiedo a chi mi legge:

1) prima del 1999 le scuole italiane non funzionavano? Come facevano a funzionare senza le tanto agognate funzioni strumentali?

2) Le scuole che oggi rinunciano (e non sono poche come si vuol far credere) a tali fondi e tali funzioni, come fanno a funzionare?La scuola schioppa

3)     Infine, non sono funzioni altrettanto strumentali al P.O.F. anche tutti gli insegnanti che si “limitano” soltanto ad insegnare, i “bidelli” la cui funzione è preziosissima, insomma non sono “strumentali” e “funzionali” all’organizzazione di una scuola tutte le risorse umane, interne ed esterne? Ebbene, perché queste soggettività vengono escluse anche dai compensi straordinari, mentre vengono ad essere privilegiate e valorizzate (economicamente parlando) soltanto alcune “funzioni”, che qualcuno ha deciso di considerare e sancire per legge come più utili e funzionali, soltanto per inquadrarle in una logica di tipo neocapitalista, ovvero in base ai parametri di un  presunto efficientismo, di un falso ed erroneo utilitarismo e pragmatismo?

Naturalmente, le risposte sono già implicitamente contenute nelle domande: le scuole italiane funzionavano bene, anzi benissimo, anche prima del contratto del 1998, quando si doveva fare a meno delle FF.SS. e di tutto l’apparato ad esse corredato. Parimenti, oggi le scuole che si rifiutano di accedere a questi fondi straordinari per le FF.SS., mi risulta che funzionino altrettanto bene. Il problema, semmai, riguarderebbe i presidi-manager, i quali dovrebbero fare a meno di uno staff al completo che includa anche le funzioni strumentali.

Ecco dunque la vera risposta, la risposta a tutte le domande: le funzioni strumentali, come altri incarichi aggiuntivi ed altri strumenti organizzativi, fanno comodo soprattutto ai dirigenti scolastici, i quali hanno tutto l’interesse ad organizzare e strutturare le loro scuole secondo un macchinaorganigramma di tipo aziendalista, proprio perché li esonerebbe da compiti gravosi e impegnativi, da responsabilità che non sono in grado di reggere da soli. Prima di concludere, voglio sgombrare il campo da possibili equivoci. Anzitutto, non è il rancore, o il desiderio di rivalsa, a farmi scrivere queste cose, dato che anche il sottoscritto è stato “invitato” a partecipare alla “festa”, ovvero alla “spartizione della torta”, ma si è serenamente rifiutato, per ragioni di coerenza, onestà e dignità. In secondo luogo, io non contesto la vicenda dal punto di vista strettamente giuridico-normativo, in quanto sono cosciente che la legge consente, esorta, spinge le scuole, ossia i dirigenti, ad accedere a tali fondi aggiuntivi, ad utilizzarli visto che ci sono e sono spendibili. Invece, io ho voluto descrivere soprattutto il senso di nausea e fastidio che ormai si avverte di fronte a tali degenerazioni, ma mi accorgo che sono sempre più numerosi i colleghi e le colleghe che si stanno assuefando al “fetore”,Porci senza ali si stanno immunizzando, diventando totalmente indifferenti ad ogni scandalo e ad ogni abuso, ad ogni eccesso di mercificazione e di affarismo, che per me sono e restano intollerabili, ieri, oggi e domani! E’ quindi una questione di natura etico-morale che io sollevo, rispetto alle modalità e alle procedure formali, che sono altresì sostanziali, in cui sempre più spesso si fanno e si decidono certe cose, ovvero si spendono i soldi disponibili per le scuole, e mi riferisco al cinismo, alla sfacciata e spudorata leggerezza con cui spesso si effettua la “spartizione della torta”, vale a dire la distribuzione delle risorse economiche legate al Fondo di Istituto o ad altri fondi straordinari. Risorse che sempre più spesso i presidi provvedono ad elargire secondo metodi di stampo “borbonico”, nel senso che sono quantomeno dubbi e discutibili. Infine, qualcuno potrebbe obiettare: “ma te la prendi così tanto per così poco? Ma non sai che c’è di peggio?”. Ebbene, io replico seccamente che proprio da questi “piccoli scandali locali”, che sono sempre più diffusi nella nostra società, e non solo nelle scuole, si costruiscono e derivano i grossi scandali di portata nazionale come Tangentopoli, Bancopoli, Calciopoli, Spiopoli, Monopoli, Paperopoli, e via discorrendo.

giovedì, 28 giugno 2007

L’EUROPEISMO, VEICOLO DELLA COLONIZZAZIONE USA

Proprio un anno fa le prime pagine dei quotidiani europei celebravano trionfalmente l’ennesima vittoria della democrazia americana: la presunta condanna nei confronti del presidente Bush da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti per la pratica delle detenzioni senza processo a Guantanamo.guantanamo Ovviamente, anche questa vittoria della democrazia americana era fasulla come tutte le altre, poiché la Corte Suprema non aveva affatto condannato Bush, ma gli aveva solo suggerito di promettere di emanare prima o poi una legge ad hoc per formalizzare in qualche modo le detenzioni.   Mentre i sequestrati di Guantanamo sono ancora lì, in questi giorni sta circolando un appello alla Commissione ed al Parlamento dell’Unione Europea perché sollecitino i governi a non impedire che si svolgano indagini e processi contro gli agenti della CIA e di altri servizi segreti, imputati di aver attuato operazioni illegali come il sequestro di Abu Omar in Italia. L’8 giugno il processo a riguardo sarebbe dovuto iniziare, ma la Corte ha ritenuto di prendere tempo con dei pretesti procedurali. Questo appello è stato lanciato dall’argentino Adolfo Péres Esquivel, esquivelpremio Nobel per la pace, ed è stato sottoscritto da molti intellettuali e magistrati di prestigio. Da latino americano che sa di cosa parla, Esquivel sta cercando di mettere i cittadini europei in guardia contro la proliferazione di tante piccole Guantanamo nei Paesi dell’Unione Europea. L’appello sta avendo in Europa la stessa risonanza che ebbe nel 2004 un analogo appello, sottoscritto dallo stesso Esquivel, per impedire che il tema dei diritti umani venisse strumentalizzato dagli Stati Uniti per inasprire la loro aggressione contro Cuba. L’appello del 2004 rimase ignorato, ed infatti le istituzioni europee sottoscrissero a suo tempo la campagna per l’isolamento di Cuba, come hanno fatto del resto quando hanno avallato le sanzioni contro Hamas e contro ogni altro nemico di turno degli Stati Uniti. L’appello di Esquivel ha avuto il sostegno della Sinistra Europea, l’aggregazione di partiti comunisti, socialisti e verdi che promuovono una unità europea che offra ai popoli del mondo una sponda per difendersi dall’aggressività statunitense. Questo cedimento di tanti comunisti all’interclassismo dell’ideale europeistico, ha un referente ideologico Leninnella teoria leninista dell’imperialismo, che si presta ad una doppia lettura pratica: combattere l’imperialismo del proprio Paese, ma anche sostenere tatticamente gli imperialismi minori contro il prevaricare di quelli maggiori. D’altra parte il tema dell’imperialismo, in ogni sua variazione,è sempre risultato fuorviante. La fucina dei miti americanistici, storicamente, è l’Europa. È infatti in Europa che è nato e viene propagandato il mito dell’Impero americano, che serve a nobilitare l’ingerenza affaristico-criminale degli Stati Uniti. L’illusione che l’europeismo possa costituire un contrappeso all’americanismo non ha alcuna base storica; al contrario l’europeismo costituisce un veicolo pratico della colonizzazione commerciale degli Stati Uniti. L’Europa è il vincolo che impedisce ai vari Paesi europei di attuare una propria politica economica. L’Euro avrebbe dovuto costituire lo strumento dell’imperialismo economico dell’Unione Europea, mentre al contrario è l’arma del colonialismo commerciale statunitense. Un Paese come l’Italia oggi non può più contare sulla svalutazione della propria moneta per rilanciare le esportazioni, in più l’Euro sopravvalutato favorisce le esportazioni statunitensi. La stabilità dell’Euroeuro non ha neppure impedito l’inflazione, che in passato veniva in parte attribuita proprio alle svalutazioni. I benefici effetti della stabilità monetaria, promessi da Prodi, non si sono mai visti. Anche sul piano strettamente politico, l’Europa è complice degli Stati Uniti in  ogni aggressione. L’apparente contrarietà del cosiddetto asse franco-tedesco alla ultima aggressione all’Iraq era appunto un’apparenza. Saddam Hussein aveva rinunciato ai suoi missili ed alle sue testate chimiche fidandosi delle garanzie del presidente francese Chirac. Quando gli Stati Uniti, grazie a quel disarmo, hanno potuto aggredire l’Iraq, Chirac non poteva non dichiararsi ufficialmente contrario senza perdere la faccia con gli altri governi arabi che aveva coinvolto per convincere Saddam a fidarsi. Europeismo ed “atlantismo” (cioè filo-americanismo) sono ideologicamente omogenei e complementari. NATO ed Europa funzionano come  strumenti complementari della lotta all’Oriente russo o islamico. Non può non esserci un legame teorico e pratico tra i cinquanta anni  di europeismo dell’Italia e le centoundici basi militari americane che ha sul suo territorio. basi usa in italia

L’europeismo mitico/americanismo pratico non nasce da un  lucido disegno americano per colonizzare l’Europa, ma è effetto dello scontro di classe in Europa. L’adozione del modello americanistico non si è imposto per la sola forza degli Stati Uniti, ma anche perché la borghesia europea  vi ha trovato un modo per demolire la resistenza delle concentrazioni operaie. Il liberismo statunitense è stato adottato in Europa nella seconda metà degli anni ’70, quando maggiori erano le difficoltà del cosiddetto Impero americano. Le privatizzazioni si sono risolte in una vera e propria deindustrializzazione, cioè la borghesia europea, lotte operaieper curare la “malattia” della resistenza operaia, non ha esitato a ricorrere all’amputazione. Ciò non vuol dire che oggi l’aggressività statunitense non faccia paura anche ai gruppi dirigenti europei, ma qui è una questione di priorità: per la borghesia l’antioperaismo prevale su ogni altra preoccupazione.

Fonte: www.comidad.org

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giovedì, 28 giugno 2007

Capolavori di satira...vauro - de andrévauro - fede sul satellitevauro_mattatoio_mucche_matte

Anche un genio ha i suoi difetti...Vauro e CossuttaVauroVauro - pensioni e motorinivauro_ingorgoVAURO - angelo custodeVauro - compleanno di Israele
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giovedì, 28 giugno 2007

GUERRA CIVILE TRA I PALESTINESI

 

L’attuale situazione di guerra civile in Palestina è il risultato di un astuto complotto internazionale, ordito dai sionisti di Tel Aviv e dai loro soci di Washington (con la tacita, inconsapevole o meno, complicità dell’Unione Europea) ai danni non tanto di Hamas,hamas bensì della causa palestinese nel suo complesso. Cito in breve i fatti più rilevanti. L’accordo che aveva condotto alla nascita del governo di unità nazionale non ha sanato la contrapposizione tra le fazioni di Hamas e Al Fatah. Un contrasto giunto all'estremo di una guerra civile vera e propria. Il 15 giugno scorso, dopo una settimana di combattimenti, Hamas conquistava il controllo della striscia di Gaza facendo piazza pulita dei dirigenti corrotti di Al Fatah. La reazione del presidente Abu Mazen che sostituiva il legittimo governo di Hamas con un esecutivo di emergenza senza la ratifica parlamentare, rappresenta un vero e proprio golpe avallato da USA, UE e Israele. I quali supportano i dirigenti di Al Fatah per indebolire e boicottare il governo guidato da Haniyeh. Questo atto di sabotaggio è soltanto l’ultimo episodio di una complessa trama di oscure manovre tese ad ostacolare e far fallire l’azione del governo palestinese guidato da Hamas. Lo stesso presidente dell’Autorità palestinese ha partecipato a tali manovre. Una prova in tal senso è stata la designazione da parte di abu_mazenAbu Mazen di Mohamed Dahlan (il famigerato uomo forte dei servizi di sicurezza palestinesi) a vice-presidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, l’organo addetto alla supervisione dei servizi segreti palestinesi, che agivano indipendentemente dalle direttive del governo e, non a caso, collaboravano con i servizi segreti sionisti. Le invisibili manovre tramate contro il legittimo governo palestinese erano state denunciate persino dall'ONU il 5 maggio scorso. Dalle prime schermaglie tra le milizie di Hamas e Al Fatah agli inizi dell'anno si è rapidamente passati allo scontro frontale nella prima settimana di giugno. Alle vittorie militari di Hamas il presidente Abu Mazen reagiva il 14 giugno dimissionando il governo di unità nazionale e annunciando la formazione di un esecutivo provvisorio di emergenza in attesa di nuove elezioni. Il 15 giugno Abu Mazen annunciava la scelta di un nuovo primo ministro, Salam Fayyad, già a capo del ministero delle finanze nel governo di unità nazionale, un economista di formazione nordamericana ed ex funzionario della Banca Mondiale, assai vicino all’amministrazione Bush. Il golpe riceveva il benestare immediato del governo israeliano e, a ruota, di quello statunitense. L'esecutivo golpista prestava giuramento il 17 giugno a Ramallah in Cisgiordania. quartetto per il medio orienteIn un comunicato diffuso lo stesso giorno, l’intero Quartetto per il Medio Oriente (formato da USA, Russia, Unione Europea ed ONU) riconosceva ufficialmente il golpe di Abu Mazen.

 

Come e perché si è giunti a questa drammatica situazione di odio fratricida?

 

Tutti potevano intuire sin dall’inizio che l’astio tra le formazioni palestinesi sarebbe presto degenerato in scontro aperto e frontale, per cui a taluni conveniva consegnare la Palestina in mano a due schieramenti che si sarebbero combattuti e indeboliti reciprocamente, a netto ed esclusivo vantaggio degli oppressori, ossia a beneficio dell’imperialismo sionista. bushI governi di Washington e Tel Aviv hanno lasciato fare perché la situazione era chiaramente a loro favore, nella misura in cui le dispute tra palestinesi fratelli e, nel contempo, rivali avrebbero ulteriormente piegato una nazione già stremata da decenni di lotte contro Israele, senza alcuna necessità di intervenire direttamente. Israele ha proseguito indisturbata la sua opera di repressione e di eliminazione dei dissidenti, ha intensificato le rappresaglie terroristiche nella striscia di Gaza e negli altri territori, costruendo un colossale muro che in pratica cinge un immenso lager nel quale sono rinchiusi oltre un milione di abitanti. Israele, con l’esplicito appoggio statunitense (e la tacita complicità dell’Unione Europea), sta vincendo la sua subdola ed invisibile guerra, tesa a dividere la nazione palestinese per controllarla e soggiogarla più facilmente. Oggi, il rischio più serio ed inquietante per il popolo palestinese non è solo il venir meno della già misera ipotesi dello Stato-enclave previsto dalla Road Map,roadmap ma è uno scenario raccapricciante in cui si prospetta la creazione di due entità palestinesi distinte e separate, ciascuna sostenuta dai propri sponsor internazionali. Inoltre, occorrerebbe ricordare alcune cifre che sono davvero impressionanti, ma sono emblematiche in quanto indicano lo stato reale in cui versa la popolazione palestinese, cifre concernenti in modo particolare la disperata situazione di miseria materiale della gente che vive a Gaza. Secondo dati ufficiali forniti dalla Banca Mondiale, il 40% dei bambini della Striscia di Gaza soffre di malnutrizione, oltre il 70% degli abitanti giace sotto la soglia della povertà, sopravvivendo a stento con meno di 2 dollari al giorno.

 

Cui prodest?

 

La guerra aperta tra le milizie di Hamas e quelle di Al Fatah ha radici profonde. La ragione principale è che da Oslo in poi Al Fath ha spinto sempre più verso un accordo negoziale con Israele sulla base dello slogan (tanto caro anche alla “sinistra radicale” di casa nostra) “due popoli due stati”. Il fallimento di questa strategia è fin troppo evidente. Ma chi ci ha rimesso e chi ci ha guadagnato? E’ facile rispondere. PalestinaI Palestinesi non hanno ottenuto nulla, mentre i sionisti di Tel Aviv hanno consolidato le loro posizioni, espandendo i loro domini territoriali con nuovi e crescenti insediamenti coloniali, e relegando i Palestinesi Cisgiordani all’interno di un vero e proprio lager circoscritto da un gigantesco  muro di cinta. L’Occidente decanta sempre le virtù liberatorie della democrazia, ma quando un popolo decide di autodeterminarsi e di esprimersi liberamente e democraticamente, come è accaduto nel caso dei Palestinesi, e il risultato elettorale non è molto gradito alle potenze occidentali, queste intraprendono una serie di manovre e di tentativi al fine di pregiudicarne e vanificarne ogni valore ed ogni carattere di legalità. Dopo le ultime elezioni palestinesi vinte da Hamas,hamas la comunità internazionale ha imposto un ignobile embargo al fine di ricattare i palestinesi e costringerli a pentirsi di aver votato per Hamas. E’ innegabile che Hamas sia un’organizzazione culturalmente retrograda e misoneista, politicamente reazionaria (diciamo islamico-fascista), certamente non progressista, ma è altrettanto ineccebile che Abu Mazen sia una pedina manovrata da USA ed Israele, che hanno appoggiato sia la gravissima decisione di Abu Mazen di sciogliere il legittimo governo guidato da Hamas, sia il golpe di Abu Mazen con il quale è stato formato un nuovo governo che non è minimamente rappresentativo del popolo palestinese, in quanto la decisione presidenziale viola apertamente la Costituzione palestinese, non avendo ricevuto il necessario consenso e la ratifica parlamentare. Ma poniamoci una domanda “banale”, che sorge spontanea, almeno nella mente di chiunque sia provvisto di un po’ di buon senso. A chi giova la guerra civile in Palestina? Cui prodest? Certamente non alla causa palestinese. Allora chi ne trae vantaggio? Hamas? Al Fatah? O forse altre forze in gioco, vale a dire la potenza sionista di Israele,israeli_tank braccio armato dell’imperialismo globale in Medio Oriente? Di certo, un risultato utile questa guerra lo ha avuto, ossia quello di rivelare al mondo  la natura reale di Al Fatah, che è da tempo diventato un burattino manovrato dalle potenze imperialiste. Non a caso, alle ultime elezioni politiche la stragrande maggioranza della popolazione palestinese si è espressa a favore di Hamas, e non di Al Fatah. Non a caso, la vittoria elettorale di Hamas è stata sin dall’inizio ostacolata e combattuta dai paladini della "democrazia" nel mondo, cioè gli Stati Uniti d’America. I quali possono indubbiamente vantare un assoluto primato ed un’indiscutibile superiorità morale nel campo dei diritti civili e delle libertà democratiche (la pena capitale, vigente in numerosi Stati della Confederazione USA, è un nobile esempio della civiltà giuridica e politica nordamericana!), per cui hanno tutti i requisiti e le carte in regola per “esportare la democrazia” Esportazione della satiranell’intero globo terrestre. (Un po’ di ironia non guasta…) A tale proposito, gli islamisti non hanno per nulla torto quando disprezzano ed accusano la cosiddetta “democrazia” di essere una “foglia di fico” utilizzata per coprire le nefandezze e la natura tirannica e sanguinaria dell’imperialismo occidentale. D’altronde, i  medesimi concetti sono formulati dai marxisti, benché in funzione comunista e sulla base di un’impostazione intellettuale ateistica e storico-materialistica. In particolare, Lenin e Rosa Luxemburg definivano la democrazia liberal-parlamentare e costituzionale come un “involucro protettivo” dentro il quale si riparano e si annidano la violenza e il fascismo della dittatura di classe della borghesia capitalista. La logica manichea che pretende di contrapporre la “democrazia” liberal-borghese alla “teocrazia” islamista è l’ennesima trappola ideologico-propagandistica escogitata dalle potenze imperialistiche per mistificare ed occultare la verità, per ingannare l’opinione pubblica internazionale, distraendola dai problemi concreti e dalle contraddizioni realmente esistenti in Medio Oriente, nel Golfo Persico e in altre aree strategiche del pianeta.

giovedì, 28 giugno 2007

Tra 2 giorni scade il termine per la scelta di destinazione del Tfr da parte delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti nel settore privato.

Una scelta importante che è strettamente legata al carattere pubblico e universale delle pensioni. Infatti i lavoratori si troveranno di fronte a due opzioni: No allo scippo del TFR

1. destinare il proprio Tfr futuro ai Fondi Pensione Integrativa, accettando così la logica di una gestione privata della propria futura pensione, legandola così al mondo della finanza;

2. lasciarlo presso le aziende che, se superiori ai 50 dipendenti, dovranno versare il Tfr ad un fondo pubblico direttamente gestito dall’INPS.vignettaTFR

Ovviamente, gran parte dei lavoratori ha già compiuto la scelta, preferendo lasciare il proprio Tfr alle aziende, sia per la deriva che determinerebbe la scelta di destinare il Tfr ai fondi pensione, sia perché mentre la scelta di lasciare il Tfr in azienda è sempre revocabile, la scelta dei fondi pensione è una scelta IRREVERSIBILE… senza possibilità di ripensamenti. E per evitare una simile deriva è importante che tutti i lavoratori compiano consapevolmente la propria scelta. Contro questa consapevolezza è da ricordare la norma del ‘silenzio/assenso’: una norma che obbliga il datore di lavoro di versare il Tfr dei lavoratori che, entro il 30 giugno non abbiano effettuato alcuna scelta, al fondo pensione della categoria a cui quel lavoratore appartiene. Il ministro damianoprodiDamiano ha fissato una soglia a partire dalla quale si potrebbero considerare i Fondi Pensione Integrativa come strumento condiviso dai lavoratori. Quella soglia è stata fissata dal ministro stesso al 40%. Noi crediamo che la consapevolezza, da parte dei lavoratori, della posta in gioco, si tradurrà in un rigetto diffuso di un sistema pensionistico su base privata. E questo significherebbe – insieme alla capacità di mettere in piedi la massima mobilitazione per l’abolizione dello ‘scalone’ di Maroni, l’abrogazione della legge 30 e la destinazione del ‘tesoretto’ in favore dei ceti deboli – significherebbe la bocciatura ulteriore di quel pensiero unico delle compatibilità neoliberiste che negli anni ha derubricato la questione della centralità del lavoro e dei suoi diritti dall’agenda politica, a vantaggio dei profitti e della impresa.