giovedì, 31 maggio 2007
No Bush-No War Day
Contro la guerra permanente di Bush
Contro l’interventismo militare del governo italiano
 
L'ultimo comunicato delle reti e delle organizzazioni promotrici della manifestazione nazionale del 9 giugno 

Si terrà sabato 9 giugno il corteo convocato a Roma da un’ampia coalizione di reti, associazioni, sindacati di base, centri sociali forze politiche che hanno promosso il “No Bush-No War Day”.NO BUSH La manifestazione partirà alle ore 15 da piazza della Repubblica per arrivare fino a piazza Navona.  Si tratta di un primo importante risultato che consente di affermare il diritto all’agibilità politica del centro di Roma anche nel giorno della venuta di Bush. Non ci saranno quindi né “zone rosse” né blindature della città.
Sarà una manifestazione partecipata e popolare, pacifica e determinata, fortemente unitaria vista la pluralità di forze e di culture che ha saputo finora raccogliere – già oltre 200 le adesioni - e aperta a ogni tipo di contributo. Lo si evince dal tipo stesso di piattaforma – “contro la guerra permanente di Bush e contro l’interventismo militare del governo Prodi”hitler_prodi che raccoglie quanto seminato dal movimento contro la guerra degli ultimi anni. Un movimento che si è sempre trovato unito nel chiedere il ritiro delle truppe italiane dai fronti di guerra, che ha sempre contrastato l’aumento delle spese militari, che recentemente si è stretto attorno a Emergency continuando a chiedere la liberazione di Hanefi. Un movimento solidale con il popolo palestinese e con il suo diritto alla terra dopo quarant’anni di occupazione israeliana. Un movimento che contrasta l’avallo italiano allo scudo missilistico USA e che il 17 febbraio scorso ha manifestato compatto contro la decisione del governo italiano di autorizzare il raddoppio della base Usa a Vicenza.
Pensare che un movimento che si riconosce controIl camerata Fausto Bertinotti la guerra “senza se e senza ma”, possa separare le responsabilità dell’amministrazione statunitense da quelle del governo del proprio paese, significa consegnarsi a un’idealità antiguerra in grado di riconoscere le responsabilità dell’unilateralismo armato ma muto di fronte alla guerra quando questa diventa multilaterale.
Del resto, la stessa, recente, scelta del parlamento italiano di dare il via libera, senza nemmeno una votazione, al rafforzamento della missione in Afghanistan con l’invio di nuovi armamenti offensivi, dimostra la crucialità delle responsabilità italiane sullo scacchiere della guerra globale.silvio_generale
La piattaforma che indice il corteo del 9 è incentrata su questi temi: per questo è di per sé unitaria perché parla il linguaggio del movimento. Per queste ragioni la discuteremo nei prossimi giorni, a livello locale e nazionale, con chiunque ci si voglia confrontare seriamente e nel merito. Organizzeremo assemblee, dibattiti, forum e confronti nel migliore spirito che proviene dall’esperienza dei movimenti di massa di questi anni e con la convinzione che non ci siano rivendicazioni immediate più efficaci di queste per rilanciare il movimento contro la guerra come dimostra anche l’esperienza autorganizzata della Carovana contro la guerra. Organizzeremo comitati unitari con l’auspicio che restino sui territori anche dopo il 9 giugno per dare sostanza reale al movimento e farlo fuoriuscire dal solo coordinamento di soggettività organizzate.
Manifesteremo in tanti, dunque, contro Bush e11_settembre le politiche di guerra del governo italiano: invitiamo tutti e tutte a partecipare a questo corteo; altre polemiche non ci interessano.
Altri vogliono manifestare su una piattaforma diversa che non contempli nessun riferimento al governo italiano: si tratta di una divergenza che non può essere nascosta vista la sua rilevanza; una divergenza che si manifesta negli obiettivi che perseguiamo: il ritiro immediato dall’Afghanistan, la revoca del Dal Molin, la revoca dello Scudo spaziale, la revoca degli F35, il taglio delle spese militari a favore di quelle sociali.spese_militari
Vogliamo infine che sia garantita la piena agibilità politica a Roma ma anche nella preparazione dei giorni precedenti. Crediamo che debba essere garantito il diritto a manifestare senza limitazioni già a partire dalle città da cui si prepara la mobilitazione. Per questo chiederemo con forza nei prossimi giorni alle Ferrovie italiane, e alle autorità politiche competenti, di farsene garanti.
Nel paese dei privilegi e dei costi della politica che sia almeno concesso il diritto di partecipare a una manifestazione nazionale.
giovedì, 31 maggio 2007

La questione della monnezza in Campania sta riducendo la regione allo stremo delle forze.Rifiuti in Campania La monnezza ha ormai avvelenato uno dei territori e dei luoghi più incantevoli d'Italia e d'Europa. La Campania, in modo particolare la zona circostante  di Napoli, è stata trasformata in un'immensa discarica a cielo aperto, dove confluiscono le peggiori scorie industriali, e persino nucleari, da tutta l'Europa. I rifiuti in Campania costituiscono da tempo un immane business economico criminale gestito dal sistema camorristico, per cui la situazione si è fatta talmente complessa e difficile da non sembrare più sostenibile e non si riesce ad intravedere una via d'uscita da un'emergenza che dura ormai da 15 anni. napoliMalgrado sia in aumento il numero dei Comuni dove la raccolta differenziata viene praticata con successo (in Irpinia ci sono paesi all'avanguardia dove si oltrepassa addirittura la soglia del 50%), la crisi esplode drammaticamente soprattutto nelle realtà urbane più densamente popolate, con punte estreme localizzate nell'area metropolitana di Napoli e dintorni, laddove appare come una chimera la raccolta differenziata dei rifiuti. E' evidente che le responsabilità maggiori sono da addebitare a chi è stato incaricato di gestire e risolvere politicamente i problemi, fallendo su tutti i fronti.O_Sistema Non dobbiamo ovviamente sottovalutare i colossali interessi affaristici e criminali perseguiti dai clan del Sistema Camorra, con cui s'intrecciano inquietanti connivenze e complicità da parte delle istituzioni pubbliche e delle autorità locali. Su tali argomenti vi propongo un pregevole articolo apparso sul Manifesto del 22 maggio scorso, scritto dall'economista Guido Viale.viale Nato nel 1943, Viale lavora a Milano in una società di ricerche economiche e sociali. Si è occupato a lungo di rifiuti per conto dell'associazione Amici della Terra, dell'Enea e del Ministero dell'Ambiente. Tra le sue pubblicazioni più note, cito: "Il Sessantotto tra rivoluzione e restaurazione" (Milano, 1978), "Un mondo usa e getta" (Milano, settembre 1994),Guido Viale - Un mondo usa e getta nel quale l'autore ci avverte riguardo ai gravissimi rischi derivanti dalla crescita esponenziale della produzione di rifiuti in una società consumistica di massa. Inoltre, Viale si adopera nel ricercare una soluzione adeguata ai problemi economici ed ambientali più difficili e pressanti posti dalla moltiplicazione dei rifiuti su scala industriale. Il libro, scritto con un palese intento divulgativo, propone un'efficace e completa ricognizione sull'industria dello smaltimento dei rifiuti e sugli strumenti di valutazione e controllo degli impatti ambientali causati dalla produzione di massa. Con lo stesso intento è stato scritto il seguente articolo, che dispensa anche qualche suggerimento pratico, utile per affrontare le pesanti difficoltà legate all'emergenza.  

Che fare della monnezza campana
di Guido Viale

La questione dei rifiuti in Campania è un concentrato di tutte le crisi del nostro paese: crisi culturale, politica, amministrativa, economica, occupazionale, ambientale, urbana, sanitaria, securitaria: insomma, una bancarotta della democrazia.BassolinoMunnezza
La crisi nasce innanzitutto da una sottovalutazione della questione dei rifiuti, che continua ancor oggi a essere considerata un ambito settoriale e non un tema che incrocia tutti gli ambiti della vita, sia quotidiana che istituzionale. Ci si riempie la bocca con le parole crescita e sviluppo, senza rendersi conto che una gestione lungimirante del ciclo dei rifiuti e delle filiere che li generano può trasformarsi in una fonte di occupazione qualificata, di impresa innovativa, di reddito e di qualità della vita e dell'ambiente. Ma anche senza rendersi conto che non saper gestire i propri rifiuti distrugge la principale industria del territorio, il turismo, e «l'attrazione degli investimenti»: quella capacità che oggi mette in competizione tutte le città-regioni del mondo. Il re della monnezzaCosì le ambizioni di Napoli, capitale del Mediterraneo, insieme al cosiddetto «Rinascimento napoletano», sono state definitivamente affossate sotto un cumulo di monnezza.
In materia, destra e sinistra non hanno fatto nulla che le distinguesse tra loro. Quindici anni fa la giunta Rastrelli (An) aveva varato un piano dei rifiuti che attribuiva la parte onerosa del ciclo (la raccolta) ai comuni e ai loro consorzi, e quella in cui si guadagna (gli impianti) ai privati. Anzi, a un privato, la società Fibe, che con un'unica gara (sulla cui correttezza sono stati avanzati molti dubbi) si era aggiudicata costruzione e gestione di tutti gliinceneritore impianti previsti dal piano: tre inceneritori e cinque impianti di trattamento meccanico-biologico (Mtb), comunemente chiamati Cdr (da combustibile ricavato dai rifiuti: uno dei due prodotti, quello destinato ad alimentare gli inceneritori, che dovrebbero uscire da quegli impianti; l'altro si chiama Fos, frazione organica stabilizzata, ed è un terriccio usato per ricoprire cave e discariche).
L'infelice scelta di Acerra
Ma insieme agli impianti, alla Fibe era stato attribuita anche la scelta del sito in cui costruirli (per aggiudicarsi l'appalto i concorrenti dovevano già disporre delle aree) e questa, per convenienze sue, aveva scelto Acerra, discarica_acerral'area più infestata dai tumori di tutta l'Europa. L'amministrazione regionale aveva cioè abdicato da quella che è la funzione per eccellenza di chi ha responsabilità di governo del territorio, ma le due giunte successive (Bassolino)monnezza3 non hanno mai messo in discussione quelle scelte, nonostante che ve ne fossero tutte le condizioni (tanto è vero che il contratto con la Fibe alla fine è stato rescisso); e nonostante che i presidenti di tutte e tre le giunte fossero stati investiti dei poteri straordinari connessi alla gestione commissariale.
Per 15 anni si è lasciato che le cose corressero verso il baratro: percentuali irrisorie di raccolta differenziata; dieci milioni di «ecoballe» uscite dai Cdr: cioè balle di immondizia, vere e proprie bombe ecologiche, accatastate in immense piramidi, da fare invidia a quella di Cheope; quasi mille discariche illegali, ma non clandestine, di rifiuti industriali e ospedalieri provenienti da mezza Italia e gestite dalla Camorra; altre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che periodicamente si accumulano per le strade, fino a quando qualcuno non le incendia rifiuti_acerraspargendo nell'aria più diossina di trenta inceneritori messi insieme; decine e decine di treni per portare nel resto dell'Italia e in Germania un gigantesco campionario dei nostri rifiuti made in Italy; decine di migliaia di lavoratori, un vero e proprio esercito, in cui si sovrapponevano gestioni comunali, appaltatori privati, consorzi a cui i comuni non hanno mai voluto cedere le competenze e, dulcis in fundo, Lsu (lavoratori socialmente utili) in carico alla giunta di destra, poi quelli delle giunte di sinistra; tutti ingannati con la promessa di lavorare a una raccolta differenziata che non si è mai fatta.bassolino_iervolino_che_monnezza A riprova del fatto che i rifiuti sono il ricettacolo non solo delle cose che non ci servono più, ma anche delle persone di cui ci si vuole sbarazzare: con politiche cosiddette di workfare senza capo né coda.
La gestione commissariale ha trasformato il cancro in metastasi, affidando la soluzione del problema alle stesse persone - i presidenti della giunta regionale - che, come titolari dell'ordinaria amministrazione ne erano stati esautorati. Ma anche quando la palla è passata al prefetto Catenaccibertolaso e catenacci (in una regione dove l'intreccio tra Camorra e rifiuti è il nodo da sciogliere) le cose non sono cambiate. Non perché lo scontro con la malavita organizzata sia stato troppo aspro, ma perché non c'è stato: per non disturbare i sindaci che non volevano «interferenze» nei loro feudi, fatti di appalti e gestioni dirette che spesso non arrivavano nemmeno al tre per cento di raccolta differenziata. Così abbiamo visto tanti sindaci indossare la fascia tricolore per mettersi alla testa di mobilitazioni contro le discariche decise dal commissario, ma nessuno fare la stessa cosa per impedire lo sversamento di rifiuti industriali mille volte più pericolosi nelle cave abusive gestite dalla Camorra, che tutti sanno dove sono e tutti sanno di chi sono.camorra_guerra
Uno spirito di delega
Oltretutto, la gestione commissariale ha accentuato nella popolazione uno spirito di delega, per cui, a risolvere il problema, deve essere «lo Stato». Questo offusca la responsabilità diretta dei cittadini non solo rispetto alla raccolta differenziata (che con amministrazioni latitanti è peraltro impossibile fare); ma anche rispetto alla regolare riconferma di maggioranze e sindaci che nella gestione dei rifiuti vedono solo occasioni di malaffare e di clientele.
L'attuale gestione del commissario bertolasoBertolaso non promette di meglio, perché non sono cambiati i presupposti che ne definiscono gli obiettivi: cioè prender tempo - come si è fatto negli ultimi 15 anni - in attesa che siano pronti i tre impianti di incenerimento definiti dalla nuova gara di appalto da 4,5 miliardi di euro (avete letto bene: quattro virgola cinque miliardi di euro), divisa in tre lotti, ma andata deserta già due volte. Tanto che la Fibe, pur licenziata ed esclusa, è ancora lì al suo posto; a «finire il lavoro», come direbbe Bush. La Fibe, peraltro, si era aggiudicata la gara in project-financing, cioè anticipando il denaro dell'investimento, perché contava di recuperarlo con i proventi dell'inceneritore. Come ci insegna infatti il caso da manuale dell'Asm di Brescia, l'inceneritoreinceneritore_reset è una macchina per fare soldi: non solo a spese degli utenti - i comuni che producono i rifiuti - ma anche dei contribuenti: attraverso i famigerati incentivi denominati Cip6. Ma ora che gli inceneritori sono stati finalmente esclusi dai benefici del Cip6, che senso ha continuare a costruirli?
All'incasso può ancora aspirare la Fibe, o chi la sostituirà; ma l'inceneritore di Acerra, se mai entrerà in funzione, avrà il suo daffare a bruciare - per i prossimi 15-20 anni: quanto è l'arco della sua vita utile - le «ecoballe» accumulate dagli impianti di Cdr; senza poter accogliere nemmeno un grammo dei rifiuti che verranno prodotti da ora in poi. E senza il Cip6 nessuno vorrà mai più finanziare con denaro proprio nuovi inceneritori. D'altronde, per costruirne uno, tra gare, progettazione, autorizzazioni e cantiere - ammesso, e ovviamente non concesso, che la popolazione non frapponga ostacoli - ci vogliono almeno quattro anni. Tutto il lavoro di Bertolaso per tappare i buchi in attesa dei nuovi inceneritori campani è dunque una fatica di Sisifo, che non farà avanzare di un palmo la situazione.
Che fare allora? La montagna di «errori» - per usare un eufemismo - accumulati negli anni sono una pietra al collo di chiunque si cimenti con il problema. La discarica che il nuovo commissario ha ottenuto di aprire a Serre Presidio contro la discarica di Serre(l'esito della vicenda dimostra comunque che ricorrendo fin da subito al negoziato si sarebbe probabilmente ottenuto lo stesso risultato in modo più rapido e meno traumatico) è appena sufficiente ad assorbire metà del milione di tonnellate di rifiuti che già ora si trova per strada. E poi?
Via gli imballi
Poi. Primo: bisogna ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti. Non c'è alternativa: va vietata in tutta la regione, a tempo indeterminato e fino alla ricostituzione di uno stato di normalità, la vendita al dettaglio di prodotti imballati, sia alimentari che non (compresa l'acqua minerale e le bibite gassate), introducendo l'obbligo dei contenitori riusabili per la vendita dei prodotti sfusi, con esenzioni limitate ai soli casi in cui, per ragioni sanitarie, il rischio supera quello determinato dall'attuale accumulo di rifiuti per le strade. Si fa già da molte altre parti d'Italia e d'Europa. In Campania bisogna solo rendere generale e obbligatoria la cosa. Contestualmente, va fatto obbligo alla rete della distribuzione al dettaglio, e alle relative associazioni di categoria, di spacchettare i beni venduti e di avviare gli imballaggi agli impianti di recupero. Lo stesso deve valere per tutti gli inutili supplementi dei quotidiani e per la pubblicità cartacea. Da soli, gli imballaggi costituiscono il 40 per cento in peso dell'intera massa dei rifiuti urbani, ma fino al 60-70 per cento in volume.Mappa della produzione di rsu in Campania
Ne potrebbe anche nascere del buono. 1: la sperimentazione, da parte della cittadinanza, che si può vivere bene anche senza, o con molti imballaggi in meno; 2: la costruzione di canali di reverse-logistic (restituzione agli impianti di trattamento dei vuoti e dei prodotti dismessi) da parte dei commercianti e delle loro associazioni; 3: il potenziamento di detti impianti - molti possono essere realizzati e montati in pochi mesi; 4: lo stimolo per i produttori di beni di consumo - durevoli e non - a mettere in produzioneeconomia sostenibile articoli che comportino minor spreco di materiali. E' un esperimento che potrebbe far compiere alla Campania il salto di un'intera fase storica, trasformandola nel laboratorio di un'economia più sostenibile.
Secondo: la raccolta differenziata, per essere efficiente, deve essere fatta porta-a-porta, con una responsabilizzazione diretta non solo di ogni singolo utente ma anche, e soprattutto, degli addetti (alias, operatori ecologici). A questi spetta individuare le diverse tipologie di utenze servite, i loro problemi, e contribuire a trovare le soluzioni più acconce per ciascuna di esse con un confronto in seno ai rispettivi gruppi di lavoro.
E' una scelta organizzativa che professionalizza gli operatori, trasformandoli in lavoratori cosiddetti front-line. Richiede un'organizzazione capillare del servizio, la formazione continua degli addetti e, ovviamente, personale motivato, economicamente incentivato, e maggiori risorse: infinitamente meno, comunque, di quelle che sono state sprecate in anni di gestioni scellerate. L'esperienza insegna che si possono raggiungere percentuali di raccolta differenziata del 60-70 per cento anche in contesti urbani difficili in un anno o poco più. raccolta differenziataD'altronde alcuni centri della Campania questi obiettivi li hanno già raggiunti grazie agli sforzi dei loro amministratori: dunque, si può fare. La raccolta differenziata i cittadini la fanno volentieri e ne sono orgogliosi.
Terzo: la costruzione di nuovi impianti di trattamento meccanico-biologico e/o la riabilitazione di quelli esistenti deve mirare a un ulteriore recupero di materiali dal rifiuto residuo (frazione organica stabilizzata, plastica, cartaccia e metalli). Le tecnologie per farlo sono disponibili e già ampiamente sperimentate e il residuo da destinare alla discarica può scendere fino al 10 per cento di quanto prodotto. A questo punto il miraggio degli inceneritori che ci liberino finalmente (e quando?) dai rifiuti perde ogni ragion d'essere: sia ambientale, sia anche, e soprattutto, economica.
Come le piramidi di Giza
Quarto: il pregresso, cioè le montagne di ecoballe.montagne di ecoballe Viene la tentazione di dire: che restino lì, come le piramidi di Giza; a perenne monito dei rischi connessi alla riconferma di sindaci inetti. E invece no. Qui, in presenza di un impegno concreto della popolazione campana, e di poteri sostitutivi nei confronti di tutti i comuni e i consorzi inadempienti, si può chiedere per l'ultima volta alle altre regioni italiane di farsi carico di una parte almeno del loro smaltimento: in impianti dedicati (inceneritori e discariche) e non (centrali a carbone, cementifici) che siano in grado di contenere gli impatti di quel disastro. E' un debito che le altre regioni hanno contratto nel tempo, perché la maggior parte delle discariche abusive che inquinano la Campania sono state riempite con rifiuti provenienti da fuori.
Quinto: per quanto riguarda l'ordine pubblico, le cause della montagna di rifiuti che invade la Campaniabassolino_jervolino sono Camorra e corruzione o, più spesso, la contiguità tra Camorra e amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli. Per combattere entrambe non mancano le leggi (il codice penale), né gli strumenti (prefetti, polizia, carabinieri, guardia di finanza, magistratura).
Forse, qui come altrove, manca del tutto la volontà politica e, a monte, tra noi cittadini ed elettori, una cultura adatta ai problemi da affrontare.

giovedì, 31 maggio 2007

CUB SCUOLA

Corso Marconi 34, 10125 Torino

Tel/fax 011.655897

e-mail: scuola@cubpiemonte.org

http://www.cubpiemonte.org

  Contratti pubblici

un furto maldestro!

 

 

CGIL-CISL-UIL,segretari comitati d il Governo loro amico e il solito codazzo di sindacatini autonomi, sono riusciti nell'impresa formidabile di peggiorare ulteriormente le condizioni di una parte significativa del lavoro dipendente.

Infatti, violando i pessimi accordi del luglio 1993 e dopo diciassette mesi dalla scadenza del contratto, di notte, come ladri, hanno firmato un accordo che non garantisce nemmeno il recupero dell'inflazione programmata; fatti due rapidi conti:

  1. I mitici 101 € lordi si riducono a circa 63 € in busta paga, probabilmente saranno scaglionati e, in ogni caso occorrerà togliere la quota destinata al salario incentivante che, come sappiamo, è fonte di ogni possibile clientela;
  2. ci rubano tredici mesi di arretrati (cioè 1.313 € lordi, da gennaio 2006 a febbraio 2007) perché gli aumenti retributivi scatteranno dal febbraio 2007 ma si vedranno, se tutto va bene, a febbraio 2008;
  3. non recuperano il differenziale tra l'inflazione programmata e quella reale.

Inoltre CGIL-CISL-UIL e Governo

  1. ripetono lo scambio insopportabile fra tagli degli organici e aumenti retributivi nella logica, ormai tradizionale, dei contratti cannibale;
  2. impongono la triennalizzazione dei contratti con gli obiettivi di lucrare ancora qualche euro sulla differenza tra inflazione reale e programmata, ridurre quindi e ulteriormente le retribuzioni dei lavoratori e della lavoratrici, obbedire ai diktat di Confindustria. Prodi e Montezemolomontescemolo

 Ma non finisce qui perché l'accordo evidenzia come anche questo governo, consideri il settore pubblico una pura fonte di costi da tagliare, intenda ridurre il personale e aprire sempre più all'intervento dei privati, soprattutto nella scuola e nella sanità. Per questa via si determinerà fatalmente lo sconquasso dei servizi pubblici, specie di quelli essenziali, intesi come prestazioni da rendere paritariamente alla totalità della popolazione.banda_bassotti

 

Non accettiamo questa logica e non accetteremo passivamente l'ennesimo furto. Una situazione scandalosa non cessa, infatti di essere tale per il semplice fatto di ripetersi regolarmente! E' ora di dire basta e per questo stiamo attivando, insieme alle altre organizzazioni CUB, iniziative di protesta in tutta Italia. 

giovedì, 31 maggio 2007
Ricevo dal sito www.comidad.org e pubblico volentieri.
MONTEZEMOLO: IL CAPITALISMO DI NARCISO
Il giornalista giampaolopansaGiampaolo Pansa ha rivelato qualche giorno fa di non essere più di sinistra. Evidentemente Pansa riteneva che nessuno se ne fosse accorto. Ci sono per la verità anche dubbi sull’effettività del suo passato “di sinistra”. Dopo aver contribuito a rendere la sinistra quello che oggi è, Pansa può allontanarsene disgustato per scrutare finalmente nuovi orizzonti, da dove si è affacciato il suo nuovo messia, il presidente di Confindustria Montezemolo.Montezemolo Pansa ha perciò già impugnato la consueta bandiera del vittimismo padronale, e piange sulla sorte di Montezemolo, che sarebbe il bersaglio delle incomprensioni e delle invidie del corrotto ceto politico, che proprio il giornale di Montezemolo, il “Corriere della sera”, definisce oggi la “casta”. Il vittimismo, e il contestuale uso dell’accusa di invidia per difendersi dalle critiche, non costituiscono in sé una novità del capitalismo. Già agli inizi dell’800, l’economista Percy Ravenstone rilevava che il capitalismo si avvolgeva in un alone mitico e leggendario, che serviva a coprire un atteggiamento di rifiuto puntiglioso di ogni analisi delle sue effettive radici sociali ed economiche. Il mito secondo cui il capitalista privatozio_paperone sarebbe rispettabile in quanto rischierebbe il proprio denaro, veniva facilmente smentito da Ravenstone, il quale dimostrava che il Capitale trova non soltanto la sua origine, ma anche il suo costante sostegno nella spesa pubblica e nella rendita. Lo stesso termine “capitalismo” costituisce la sintesi artificiosa e arbitraria di forme economiche diverse, che trovano il loro comune denominatore solo nella condizione di privilegio di determinate oligarchie. Il capitalismo attuale non è perciò diverso da quello di due secoli fa, e la vera novità storica consiste nel fatto che risultano sempre più deboli i suoi contrappesi sociali ed economici.Bush e Berlusconi Oggi il ceto politico europeo è stato travolto dall’offensiva colonialistica statunitense, ponendo in evidenza una verità che potrebbe apparire paradossale, e cioè che la relativa autonomia di cui beneficiavano sino a qualche tempo fa gli Stati nazionali europei costituiva soltanto l’effetto dell’esistenza del contrappeso dell’Unione Sovietica. Un ceto politico del tutto colonizzato e privato della prospettiva della potenza del proprio gheddafi-berlusconi-fucileStato nazionale, può solo dedicarsi alla ricerca di privilegi e di occasioni affaristiche. L’affarismo trovava infatti il suo limite nelle esigenze della potenza nazionale, anche se ciò non sempre e solo sino ad un certo punto. Ad esempio, Mussolini aveva tollerato senza protestare che le forniture militari della FIAT fossero costantemente al di sotto dello standard minimo di qualità. D’altro canto, negli anni ’50 fu un burocrate di Stato,Enrico Mattei Enrico Mattei, a porsi il problema delle basi strategiche dello sviluppo economico italiano, e cioè l’energia e la tecnologia, cose che invece al capitalismo privato non interessavano affatto, allora come oggi. Se infatti si analizzano le “linee programmatiche” proposte da Montezemolo, si vedrà che si riducono alla solita formula della umiliazione e precarizzazione del lavoro. Il “merito” non è una categoria economica, ma una categoria del moralismo astratto, che serve solo a svolgere la funzione di criminalizzazione ora di questo ora di quel settore del lavoro. busta_paga_padroni
La criminalizzazione degli statali apre alla Confindustria il business della privatizzazione dei servizi dell’amministrazione pubblica, ma certo non le consentirà di agire in termini di sistema economico, né le interessa. BriatoreMontezemolo non parla di energia e tecnologia, perché lì rischierebbe di entrare nel terreno minato degli interessi coloniali. L’esibizionismo narcisistico di Montezemolo è quindi soltanto l’effetto di una mancanza di contrappesi e di avversari, con la conseguente perdita di ogni timore del ridicolo. Sino a qualche decennio fa, i capitalisti erano costretti almeno a sforzarsi di sembrare delle persone serie, oggi invece possono permettersi di deporre qualsiasi prudenza a riguardo. 
mercoledì, 30 maggio 2007
Una persuasione comune, molto in voga in alcuniBERTY ambienti della sinistra radicale, evoca l'idea di una spirale “guerra-terrorismo” che, così come è stata convenzionalmente definita, costituirebbe una minaccia incombente sull'intera umanità. Tuttavia, tale apparente dicotomia non rappresenta e non offre un’effettiva alternativa tra due differenti opzioni, ma al contrario rivela due facce della stessa medaglia. In effetti, si tratta di un mostruoso parto gemellare generato dal medesimo sistema, un'economia di guerra e di riarmo che ha un incessante bisogno della violenza organizzata in varie forme, per rigenerarsi e vignetta2perpetuarsi all’infinito. Da questo meccanismo perverso discende la necessità di una sorta di produzione (su scala industriale) della violenza, del delitto, del "mostro", che serve quale facile e comodo capro espiatorio atto giustificare ed approvare la richiesta, da parte dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale, di nuovi interventi armati da compiere sia all'interno che all'esterno della società capitalistico-guerrafondaia. In tal modo si creano e trovano una precisa ragion d'essere i vari Saddam Hussein, Bin Laden & soci, i cosiddetti "criminali" osamacarrilesche diventano una sorta di spauracchio ufficiale, perfettamente funzionale ad una logica di riproduzione della violenza legalizzata, volta a conservare e perpetuare i rapporti di comando e subordinazione esistenti all'interno (su scala nazionale) e all'esterno (su scala globale) della società affaristico-borghese imposta dai bianchi occidentali. Ogni anno, nel periodo di Luglio, si rinnova una sorta di rituale celebrazione durante la quale vengono rievocate le drammatiche giornate di Genova nel 2001, funestate dalle terribili violenze della repressione poliziesca, dall’assalto alla scuola Diaz, dalle torture nel carcere di Bolzaneto, carlodall’assassinio di Carlo Giuliani, ecc. Qualcuno potrebbe obiettare che bisogna rammentare anche le violenze dei black-bloc, che sono anch’esse un parto degenere di un sistema sempre più marcio, putrido e incancrenito, capace di produrre in quantità industriale soprattutto “merci” come la violenza e l’odio, in quanto ne ha bisogno come l’aria che respiriamo, per poter giustificare la sua stessa esistenza. Una violenza che scaturisce e si alimenta anche e soprattutto attraverso l'incessante opera di disinformazione e di terrorismo psicologico che viene quotidianamente esercitata dai mezzi di comunicazione di massa per mantenere l'opinione pubblica in uno stato permanente di tensione e pressione, No Dal Molincosì come è accaduto in occasione della manifestazione anti-militarista svoltasi a Vicenza il 17 febbraio scorso. La risposta del movimento è stata fantastica, direi quasi sovrumana per la superiorità politica dimostrata, per la lezione di civiltà, di buon senso e di forza morale che ha saputo impartire, mettendo a tacere quanti avevano profetizzato e, in un certo senso, auspicato lutti e sciagure. La violenza fa parte di una società che la disprezza e la demonizza quando a praticarla sono gli altri (in passato erano i Sovietici, i Cinesi, i Vietnamiti, i Cubani, oggi sono gli Arabi, gli islamici, oppure i negri, i proletari, gli oppressi in genere, e via discorrendo), ma viene autorizzata in termini di legge, di diritto e di potere istituzionale, quando essa è opera del sistema stesso, in quanto intervento Rivolta nella Banlieuearmato necessario a mantenere l'ordine costituito all'interno (in termini di repressione poliziesca) e all'esterno (in termini di guerre, ovvero come gendarmeria internazionale). In tal senso la violenza viene esecrata quando è opera d'altri, quando è messa in atto da elementi esterni o estranei al sistema, e che sono dunque emarginati. Si pensi alla rivolta di massa che oltre un anno fa è esplosa con furore nella banlieue parigina, espandendosi rapidamente ad altre periferie urbane della Francia. Sempre in Francia, tempo addietro abbiamo assistito alla nascita di un movimento di protesta giovanile che ha assunto proporzioni di massa, simili, benché non paragonabili all'esperienza storica del maggio 1968, nella misura in cui le cause e il contesto erano  senza dubbio differenti.Banlieue Per comprendere tali  fenomeni sociali così complessi e difficili, occorre rendersi conto di ciò che sono effettivamente diventate le aree metropolitane suburbane in Francia (ma il discorso vale anche altrove, in Europa e nel mondo), cioé assurdi e ignobili luoghi di ghettizzazione e alienazione di massa. Per capire bisognerebbe calarsi in quella realtà quotidiana dove il disagio sociale, il degrado urbano e morale, la violenza di classe, la precarietà economica e il vuoto esistenziale, la disperazione e l’emarginazione dei giovani (soprattutto di origine extracomunitaria) costituiscono il background materiale e ambientale che causa inevitabilmente esplosioni di rabbia e di guerriglia urbana. Invece, tali vicende vengono bollate e vituperate in modo banale e superficiale come atti di “teppismo”, di “delinquenza” o addirittura di “terrorismo”, secondo parametri razzismo.2razzisti e classisti tipici di quella mentalità ipocrita e benpensante che da sempre appartiene alla borghesia bianca occidentale, non solo della Francia, ma dell’Europa e dell'intero occidente. Insomma, tutte queste vicende sono strettamente associate da un denominatore comune: la violenza, nella fattispecie la violenza istituzionalizzata e il monopolio di legalità imposto nella società. Su tale argomento varrebbe la pena di spendere qualche parola per avviare un ragionamento storico e politico il più possibile serio e rigoroso. Io voglio provarci, partendo ovviamente dal mio punto di vista e avvalendomi delle mie capacità analitiche, delle mie conoscenze ed esperienze. La violenza, intesa come comportamento individuale, ha senza dubbio un fondamento più profondo e complesso, insito nella struttura sociale. Ad esempio, nella realtà delle società capitaliste, la violenza del singolo, la ribellione giovanile apparentemente priva di cause, l’alienazione,Furia la follia, il vandalismo, oppure il teppismo negli stadi di calcio, la criminalità comune, la perversione di quei soggetti qualificati come “mostri”, sono sempre il frutto (marcio) generato da un'organizzazione sociale che ha bisogno di produrre odio e violenza; sono la manifestazione di un sistema storico-sociale che, per sua natura, crea conflittualità, contribuendo alla depravazione dell’animo umano che in tal modo viene ad essere intimamente condizionato dall’ambiente esterno. Dunque la violenza non è una questione di malvagità o perversione individuale, ma è un problema sociale, ossia costituisce la facciata esteriore dietro cui si ripara la violenza organizzata della società, è lo strato superficiale e fenomenico sotto cui giace e si incancrenisce la corruzione dell’ordine costituito. In effetti, è alquanto difficile determinare e concepire la violenza come un comportamento naturale, etologico, immutabile dell’essere umano, in quanto è la natura stessa della società (abilmente camuffata) il vero apparato che fabbrica i cosiddetti “mostri”, i criminali, i violenti in quanto singoli individui, hooligansche sono spesso quei soggetti più labili e vulnerabili sotto il profilo psichico ed emotivo, che finiscono per diventare il "capro espiatorio" su cui si scaricano tutte le tensioni, le frustrazioni e le conflittualità insite, in forma latente, nell'ordinamento sociale vigente. La visione che attribuisce alla “perfidia umana” la causa dei mali e dei problemi del mondo, è soltanto un’ingenua e volgare mistificazione. Il tema della violenza è talmente vasto e complesso da rivestire un’importanza centrale nell’ambito dello sviluppo storico dell’intera umanità. Sin dalle sue origini l’uomo ha dovuto immediatamente attrezzarsi per fronteggiare la violenza esercitata dall’ambiente naturale nel quale era inserito: il pericolo di aggressione da parte delle belve feroci, le avversità atmosferiche, le catastrofi e le sciagure naturali più raccapriccianti, quali terremoti, bradisismi,Sisma del 1980 vulcanismi, frane, incendi ecc., i suoi bisogni fisiologici da soddisfare, ossia la fame, la sete, la necessità di procreare e via discorrendo. In seguito, con il trascorrere dei secoli l’uomo è riuscito a compiere un immane progresso tecnologico e materiale che lo ha affrancato dal suo primitivo asservimento alla natura, rovesciando, in un certo senso, il rapporto originario tra l’uomo e l’ambiente. Oggi, infatti, è soprattutto l’uomo che arreca violenza alla natura, ma la relazione rischia di invertirsi nuovamente, a scapito dell’uomo. Durante la sua lunga evoluzione culturale e materiale l’umanità ha creato e conosciuto svariate esperienze di violenza: bombardamentola guerra, la tirannia, l’ingiustizia sociale, lo sfruttamento, la fatica quotidiana per la sopravvivenza, il carcere, la repressione, la rivoluzione, fino alle forme più rozze ed elementari quali il teppismo, la prepotenza, la sopraffazione del singolo su un altro singolo. Tuttavia, tali fenomeni così disparati, pur nella loro molteplicità e nelle loro apparenti contraddizioni, si possono ricondurre ad un’unica matrice storico-causale, vale a dire la natura intrinsecamente violenta e disumana della struttura sociale e materiale su cui si erge l’organizzazione della vita e dei rapporti umani nel loro incessante divenire storico. La cui forza motrice risiede nella violenza della lotta di classe, ossia nello scontro e nella competizione tra varie forze economico-sociali che si contendono il controllo e il dominio sulla società. Tale scontro di classe si estrinseca sia sul terreno materiale, sia sul versante teorico-culturale, ed è una lotta per la conquista del potere politico ed economico, ma altresì per l'affermazione di un'egemonia intellettuale all'interno della società. Il problema fondamentale della violenza nella storia umana (che è scisso dal tema della violenza nel mondo preistorico) è costituito dall’ingiustizia e dalla violenza insite nel cuore delle società classiste. Le quali si fondano sulla divisione classista dei ruoli sociali e sullo sfruttamento materiale di una classe sul resto della società.quarto stato Solo quando lo sviluppo delle capacità economico-produttive e tecnologiche della società avrà raggiunto un livello tale da permettere il superamento e l’eliminazione delle ragioni che finora hanno giustificato e determinato lo sfruttamento del lavoro servile e del lavoro salariato, l’umanità potrà compiere il grande balzo rivoluzionario che consisterà in un processo di liberazione dalla violenza dell’ingiustizia e dello sfruttamento di classe. Ebbene, è un dato di fatto che tali condizioni, connesse al progresso tecnico-scientifico ed alla produzione delle ricchezze sociali, siano già presenti nella realtà oggettiva, ma sono mistificate e negate dal persistere di un quadro, ormai obsoleto, di rapporti  di supremazia e sottomissione tra le classi sociali. In tal senso, il potere borghese non è mutato, i suoi rapporti all’interno e all’esterno sono sempre improntati alla violenza. Esso continua a reggersi sulla violenza, in modo particolare sulla forza bruta (legalizzata) di strutture e di istituzioni repressive quali, ad esempio, il carcere, la polizia, l’esercito. Nel contempo, il potere borghese ha imparato ad impiegare altre forme di controllo e di alienazione sociale, tv_flebopiù morbide e sofisticate, addirittura più efficaci, come la televisione e i mass-media. Naturalmente, il discorso sulla violenza non è per nulla concluso, né può esaurirsi in un breve esame come questo, giacché si tratta di un tema talmente ampio, difficile e controverso, da meritare molto più spazio, molto più tempo, molto più studio e molto più ingegno di quanto possa fare il sottoscritto. Oggi, infatti, molti Stati borghesi, soprattutto quelli più avanzati sul versante scientifico-tecnologico, vengono gestiti e controllati non solo e non tanto attraverso i sistemi tradizionali della violenza legalizzata, cioè l'esercito e la polizia, quanto soprattutto ricorrendo agli effetti di omologazione ideologica e alla forza persuasiva ed alienante della televisione e dei mezzi di comunicazione di massa. Per quanto mi riguarda ho cercato semplicemente di lanciare un input per far scaturire una riflessione adeguata, da sviluppare ed approfondire ulteriormente con il vostro contributo. 
mercoledì, 30 maggio 2007

Pubblico questo lungo e documentato articolo scritto da Michael Schmidt e tradotto dalla Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA). Si tratta di un prezioso contributo per l'analisi e la comprensione della cause e delle dinamiche storiche di una delle tante guerre trascurate o ignorate dai mass-media internazionali. Un sanguinoso conflitto combattuto in una delle regioni più ricche del continente più "sventurato"  e, nel contempo, più bello del nostro pianeta: l'Africa. Il racconto di un genocidio dimenticato dal mondo.

Sangue, acqua & petrolio: falsità della Guerra del Darfur
 di Michael Schmidt

Molto è stato scritto sulla crisi nel Darfur, le tre province più occidentali del Sudan, per cui non ripeterò cose già dette. Darfur
E' sufficiente dire che gli USA stanno a guardare il genocidio contro le tribù Fur, Masaalit e Zaghawa perpetrato dalla milizia Janjaweed appoggiata da Khartoum - un interesse alimentato senza dubbio dal desiderio di Washington di accedere alle riserve di greggio del Sudan, le quali vengono attualmente sfruttate esclusivamente dalla Cina ed in misura minore dalla Malaysia e dall'India.
D'altra parte, Nafi Ali Nafi, il deputato leader del Partito Nazionale del Congresso attualmente al governo ha ammesso che Khartoum ha armato ed addestrato Darfur armatouna "forza di difesa popolare" civile di sostegno alla Forza di Difesa Sudanese nel suo intervento contro i ribelli del Darfur, negando al tempo stesso qualsiasi forma di genocidio.
Il Sudan rimane, secondo i parametri della Banca Mondiale, un paese povero altamente indebitato. Ma il petrolio ha cambiato le cose a partire dal  2006, rappresentando oltre il 25% del PIL del Sudan. Tuttavia ben poco della ricchezza prodotta dai 120.000 barili di
greggio all'anno si riversa in un'economia sostenuta dai lavoratori immigrati del Bangladesh attratti dalle false promesse del Sudan (finendo poi a spazzare pavimenti per 100 dollari al mese), o nei territori periferici abbandonati come il Darfur.
Il Fondo Monetario Internazionale petrolioè il responsabile delle letali politiche di privatizzazione in Sudan, il quale  da un lato ha adottato impopolari misure di austerità interna e dall'altro ha aderito all'Area di Libero Scambio per l'Africa orientale e meridionale verso l'estero.
E poi, nel 2006, è stato stimato che oltre 200.000 persone siano morte in Darfur per cause dirette o indirette della guerra e che 2,2 milioni di persone risultano deportate. Che si sappia non vi è petrolio in Darfur, eppure la China National Petroleum Corporation è decisa nel far passare in Darfur un oleodotto che connetta Port Sudan sul petrolio.2Mar Rosso attraverso la ricca regione petrolifera sudanese di Abeyi alle nuove riserve nella Guinea Equatoriale... Ma c'è anche un gigantesco giacimento d'acqua, che corre dal confine libico sotto il Darfur verso il Nilo, ed è possibile affermare che le riserve d'acqua sotterranee stanno per diventare, dopo il petrolio, una merce di valore, al pari dell'uso sostenibile della capacità di portata del Nilo.
Dopo un soggiorno nel mese di aprile ad el-Fasher e Nyala, rispettivamente le capitali del Nord e Sud Darfur, ecco alcune riflessioni sulla situazione in Darfur nella speranza che gettino nuova luce sulla guerra in corso.

1. Il conflitto in Darfur non è tra "Arabi" ed "Africani". Donne del DarfurIn Darfur è alquanto ovvio che tali distinzioni, benchè brandite da una minoranza degli abitanti, non corrispondono alla realtà di fatto, tant'è che che tutti parlano in arabo, si vestono in fogge identiche ed hanno la stessa cultura. All'interno di una stessa famiglia, le caratteristiche somatiche esprimono l'eredità di meticciato degli Bambino africanoabitanti del Darfur. Le differenze che pure esistono sono più di carattere tribale che etnico, il che pone la domanda del perchè mai la questione del Darfur sia stata trattata dai media occidentali come uno scontro razziale.
Il conflitto nel Sudan meridionale potrebbe essere facilmente ed emotivamente usato a scopi geopolitici da parte dell'Occidente, facendolo apparire come lo scontro fra una cultura cristiana oppressa al sud ed una cultura islamica dominante al nord. Ma questa argomentazione non può essere applicata al Darfur che ha una popolazione largamente omogenea - e tuttavia continua ad essere venduta in Occidente una subdola e disonesta versione (cioè di Arabi contro Africani) del conflitto. Cosa che avviene in seguito alla demonizzazione della cultura araba ed islamica da parte dei Cristiani fondamentalisti in America, signori dei Nuovi Crociati.darfur1

2. Il Sudan non è uno stato islamico fondamentalista. Nonostante fin dal 1983 siaino stati introdotti dal regime precedente alcuni aspetti della legge della sharia e di una politicasudan_oil di islamizzazione che tecnicamente si applicava solo nel nord, la tradizione islamica del Sudan è soprattutto di origine Sufi col suo porre l'accento su un rapporto personale ed estatico di  comunione con Allah. L'austero Islam Salafita che ha prodotto gruppi come al-Qaeda rimane una tradizione minoritaria all'interno del Sudan con effetti sociali e politici molto limitati (anche se Osama bin Laden ha soggiornato a Khartoum agli inizi degli anni '90). In politica, il longevo Partito della Umma può far ricordare la mania anti-coloniale della Rivolta Madhista del 1881-1885, ma in reatà, tale Partito con è che un cavalluccio di legno del nipote di Mahdi, Sadiq al-Mahdi. Nel frattempo, i Fratelli Musulmani non sono stati consultati (come invece prevede un principio di una shura della sharia) sulla politica di islamizzazione del governo, ed alcuni aspetti del codice legale erano im conflitto diretto con la sharia per cui il codice legale resta inaccettabile per molti Sudanesi - Musulmani inclusi.

3. La causa del conflitto non è solo politica. Milizie del DarfurE' chiaro che molti ribelli hanno preso le armi perchè hanno visto in questa scelta l'unica (basata sull'apparente successo della lotta al sud) per convincere Khartoum ad una devoluzione di potere e di risorse per la situazione stagnante nel Darfur. Ma di più grande preoccupazione è l'implacabile avanzata della desertificazione da est ad una valocità di 10 km all'anno. Ad esempio, solo nel 1992, il confine col deserto correva a  120 km buoni ad ovest di Nyala. Oggi, invece, il deserto è a soli 5 km dal limite della città. Così la desertificazione ed il degrado ambientale - esacerbato dal diradamento delle foreste del Darfur da parte del mercanti di legname - ha compresso le tribù in aree sempre più ristrette in cui non si contano i litigi e gli scontri in seguito alla riduzione della terra da pascolo e delle risorse d'acqua. La modernizzazione iniziata con l'era Nimeri (vedi più avanti) aveva messo in crisi le tradizionali modalità per la risoluzione delle controversie, e come in Somalia, la disponibilità di armi automatiche ha alimentato la spirale delle appartenenze di sangue tribali oltre i confini tradizionali.darfur5

4. Il dispiegamento di truppe ONU in funzione di peacekeeping non gioverà. E' evidente che la reale predisposizione di campi per i "profughi interni" in tutto il Darfur faccia il gioco di Khartoum. Questi campi, come quello di Abu Shouk a nord di el-Fasher in cui vi sono 50.000 profughi, sono gestiti dai governi regionali, aiutati da una pletora di agenzie ONU e di altro tipo, e vigilati in un certo senso dalla Unione Africana. Ma sebbene la vita nei campi sia relativamente passabile, con empori di telefonini cellulari e cosmetici e livelli di igiene che appaiono migliori di quelli nelle città (almeno confrontando Abu Shouk con el-Fasher), rimangono pur sempre dei campi di qutb_in_egyptian_prisonconcentramento nel loro senso vero e proprio. Infatti, vi si concentrano forzatamente popolazioni tribali e già nomadi in una situazione di "città" artificiale per anni, urbanizzandole ed esponendole alle seduzioni del mercato -e naturalmente prosciugando sul terreno ogni supporto per i ribelli. Il dispiegamento dei caschi blu dell'ONU andrà forse a rafforzare un po' questa situazione, facendo così un grosso favore a Khartoum a spese del Darfur.

Detto questo, il  Darfur resta chiaramente un territorio occupato, con la "tecnologia" dell'esercito sudanese (mezzi pesanti di marca Toyota con grosse mitragliatrici montate sopra) molto in evidenza, con elicotteri da guerra di fabbricazione cinese a el-Fasher ed aerei MiG di pattuglia a Nyala - e con una forte presenza dei servizi della Sicurezza ed Intelligence Nazionale in grande unifome. 
Noi comunisti anarchici non possiamo ovviamente che condannare l'uso brutale ed indiretto della forza da parte di Khartoum - come l'uso cinico che fa dei campi profughi al fine di controllare il processo politico civile nel Darfur. FameMa noi comunisti anarchici dobbiamo anche respingere sia gli accenti razziali del dibattito da parte dei media occidentali sia la falsa soluzione offerta da una presenza militare armata dell'ONU.  Dovremmo meglio considerare anche le radici ambientali e tribali di questa guerra complessa e vedere che -come già ben sostenuto dai ribelli del Darfur- l'unica garanzia di una piccola dose di democrazia nel Darfur  sta nella devoluzione del potere al popolo in armi (sebbene questo non vada letto come una approvazione incondizionata di qualsiasi piattaforma dei ribelli).
L'ovvia domanda diviene allora, qual è l'alternativa? Ecco allora una breve panoramica della sinistra sudanese. Il Partito Comunista Sudanese (HSS) è stato fondato nel 1946 durante la grande insurrezione anticoloniale post bellica, ed è giunto al potere per poco nel 1964 quando un governo di transizione includeva tutte la fazioni compresi i Fratelli Musulmani. Ma dopo le dure lotte secessioniste al sud seguite alle elezioni del 1965, il governo svoltò a destra e mise fuori legge l'HSS. Il partito rinacque nel 1969 grazie al golpe del  Colonnello Gafaar Mohammed Nimeri, che abbattè l'ala militare dell'HSS e gettò le basi per un partito unico al governo di uno stato filo-sovietico. Ma nel 1970, Nimeri, la Libia di GheddafiMuammar Gheddafi e l'Egitto di Anwar Sadat annunciarono la loro intenzione di unire i loro tre paesi in una federazione. La cosa era inaccettabile per l'HSS che preparò un colpo di stato per metterer Major Hashim al-Ata al posto di Nimeri - il quale però tornò al potere nel giro di tre giorni e l'HSS venne nuovamente eliminato dalla scena politica.
La politica estera di Nimeri nel frattempo si rivolgeva verso gli USA sull'onda dell'assassinio nel 1981 di Sadat, sadatil quale aveva fatto torto a Nimeri quando aveva raggiunto una pace separata con Israele. Nel 1985, uno sciopero generale paralizzò Khartoum e portò alla caduta di  Nimeri mentre era in visita negli USA, con un golpe incruento. Il Dottor Gizuli Dafallah, un sindacalista molto in vista durante lo sciopero, venne fatto  primo ministro dal consiglio militare di transizione, un indicatore della crescita del potere del movimento sindacale nel Sudan.
Ma il  governo si dimostrò instabile nel contesto dovuto sia all'emergere di una nuova forza secessionista nel sud, l'Esercito del Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLM/A) sia alle profonde divisioni sulla islamizzazione del codice legale dell'era Nimeri; e nel 1989, Brigadier Omar el-Bashir compì il suo colpo di stato nel nome del Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale.
La sinistra nazionalista dello SPLM/A accolse il sostegno del regime stalinista di menghistuMengistu Haile Mariam nella vicina Etiopia, ma egli stesso venne defenestrato nel 1991, in seguito al collasso globale del Blocco Orientale ed all'azione dei movimenti di liberazione.
Nel 2001, il Bikisha Media Collective del Sud Africa - che è stato il cuore nella costituzione della attuale Federazione Comunista Anarchica Zabalaza - ebbe dei contatti con un ufficiale  comandante ribelle della Alleanza Democratica Nazionale (TWD) del Sudan. Formatasi nel 1989, la TWD era in esilio in Eritrea, comprendeva 11 gruppi di opposizione del nord e del sud del Sudan, fra cui l'HSS, lo SPLM/A e vari sindacati, e puntava a sostituire il regime di el-Bashir con una democrazia parlamentare. darfur9

In quella occasione, l'ufficiale della TWD ci chiese: "Con grande rispetto in quanto compagni in armi, vorrei maggiori informazioni a proposito della rivoluzione, poichè è diritto ci ciascuno di noi lottare per quella libertà che ci è stata negata in quanto Africani amanti della pace, dal momento che eravamo mentalmente prigionieri."
Egli ci chiese informazioni per la "migliore formazione possibile""tecniche definite" necessarie per perseguire la vittoria. Da parte nostra gli indicammo la Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Libertari. Benchè il contatto si sia in seguito perduto, questo dimostra come ci fosse una fame di pratiche politiche che i comunisti anarchici possono indicare ed offrire.
Con questo non voglio esagerare le potenzialità di un progetto comunista anarchico in Sudan oggi. Già l'ingresso nel governo da parte dello SPLM in seguito all'accordo di pace globale del 2005, ha tagliato le potenzialità alle sue tendenze interne più radicali (ed i dissidenti all'interno del movimento tendono oggi a porsi più su basi etniche).
La legalizzazione Il Sudan vuole viveredell'HSS ha portato poi alla frattura del suo vecchio edificio stalinista, con parecchie tendenze di "ultra-sinistra" che rompono col partito, primariamente tra gli studenti all'Università di Khartoum. Sebbene queste tendenze siano soprattutto in odore di maoismo,  influenzate come sono dalle condizioni di guerra nei territori rurali, rimangono a mio parere le potenzialità perchè il comunismo anarchico qui possa prendere strada con idee nuove. Ed il movimento sindacale, sebbene sia molto legato alle città, è fprte, e questo è un buon segno per chiunque desideri vedere una classe operaria potente nel Sudan.

Michael Schmidt (ZACF-Sud Africa)

(traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali)




mercoledì, 30 maggio 2007

Stamane mi sono svegliato Afoniapraticamente afono. Probabilmente qualcuno di voi esclamerà: "E chi se ne frega!"... Ma non lo riferite alla mia povera e fragile gola, potrebbe irritarsi (già lo è) ed urlarvi (si fa per dire) parole sconce e indecenti... Ieri avevo percepito alcuni preavvisi, i prodromi di un imminente mal di gola, un disturbo a cui sono ormai abitualmente soggetto. Così oggi mi scopro malridotto e senza voce, a causa di una micidiale infezione batterica che ha devastato la mia gola, piena di placche purulente e infestata dai virus come il computer del più assiduo e maniaco frequentatore di siti pornografici. virusDa quando insegno (sob sob!) il mio organismo, e soprattutto la mia gola, sono ancora più facilmente esposti agli insidiosi malanni che colpiscono le vie respiratorie, vere e proprie malattie professionali per chi usa la voce come principale strumento di lavoro. E' altresì probabile che tra i fattori causali che favoriscano l'insorgere di simili fastidi, rientri pure la mia età, ormai non più tenera, per cui la mia salute fisica (e mentale) si fa sempre più labile e cagionevole (autoironia!). Ma questi malanni alle vie respiratorie stanno diventando sempre più frequenti e diffusi nell'intera popolazione, in forza degli sbalzi termici a cui siamo ormai esposti in conseguenza dei mutamenti climatici avvenuti negli ultimi anni su scala planetaria. End global warmingInfatti, proprio uno sbalzo termico di circa 15 gradi (se non più), registrato nel breve arco temporale di qualche giorno, si è rivelato fatale per la mia vulnerabile gola. Eppure, malgrado l'infezione, la mia voce non tace affatto, ma può continuare a farsi sentire proprio attraverso questo blog, che potrei considerare come una protesi elettronica della mia gola, un magico prolungamento delle mie corde vocali così provate e danneggiate dai batteri. Questa possibilità rappresenta uno degli aspetti "prodigiosi" derivanti dalla scrittura elettronica.cena_blogger E' senza dubbio uno dei vantaggi offerti dai web log, dalla cui sintesi discende il termine blog, un vocabolo "intruso" (perché di origine straniera) che ormai si è integrato stabilmente nella nostra lingua (a proposito di "integrazione linguistica"). Con tale  voce gergale si indicano esattamente i diari in rete, ossia i giornali e gli ipertesti virtuali creati direttamente dagli utenti di Internet. In un blog possono essere inserite le produzioni filosofiche, letterarie (racconti, novelle, ecc.), poetiche, artistiche (pittoriche, fotografiche, ecc.), i filmati e le immagini (anche di pubblicità commerciale), i saggi, gli articoli, gli appunti e le riflessioni, insomma gli scritti, i disegni, le foto e i video abitualmente postati (altro termine di origine gergale ormai entrato a far parte del vocabolario della lingua italiana) da chi naviga in rete e nella rete ha scoperto un prezioso mezzo di espressione del proprio pensiero. To blog

Nell'epoca contemporanea il blog costituisce la più diffusa forma di comunicazione multimediale, la cui utenza è destinata a crescere in modo inevitabile e inarrestabile. Infatti i blog stanno proliferando come funghi, fino a costituire un universo a sé stante di linguaggi, di idee, di invenzioni. E proliferano pure le piattaforme quali splinder (che ci ospita), ossia i portali che concedono la possibilità agli utenti di Internet di creare uno o più blog personali. La crescente fortuna e popolarità dei blog derivano senza dubbio dal loro carattere di comunicazione completamente libera e indipendente.Radio Aut Infatti, i blog sono probabilmente l'unico strumento di creatività e di espressione davvero libera in circolazione nell'odierna società, impiegato soprattutto dalle generazioni più giovani. In un certo senso, i blog assomigliano molto alle radio libere sorte in Italia alla fine degli anni '70, esattamente a partire dal 1976, quando una sentenza (la numero 202) della Corte Costituzionale infranse il monopolio detenuto dalla RAI nel campo dell'emittenza radiofonica commerciale.

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categoria:libero pensiero, racconti personali, malattie senili
martedì, 29 maggio 2007

COMUNICATO STAMPA
ELEZIONI PROVINCIA DI VICENZA: UN VOTO DI PROTESTA

Vicenza maglia nera d’Italia per quel che riguarda l’affluenza alle urne in questa tornata elettorale;nessuno dei 2 un dato anomalo, visto che in passato l’affluenza nella città berica è sempre stata superiore alla media nazionale, ma che segna in modo incontrovertibile la protesta dei cittadini rispetto alle istituzioni.
La posizione assunta dal Governo e dalle Amministrazioni locali in merito al progetto di militarizzazione Vicenza contro la base di guerradell’aeroporto Dal Molin, evidentemente, ha lasciato il segno; il 46% dei cittadini di Vicenza, infatti, ha deciso di disertare le urne, mentre il 4,3% dei votanti ha annullato la scheda o la ha lasciata bianca, manifestando così la propria indignazione verso le istituzioni.
Che a Roma ne traggano le conseguenze: Vicenza non si è arresa e questo voto è il frutto del vuoto creatosi tra rappresentanza e cittadinanza.

Presidio Permanente, Vicenza, 28 maggio 2007

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Presidio Permanente No Dal Molinno_dal_molin
Via Ponte Marchese - Vicenza
www.nodalmolin.it
www.altravicenza.it



IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI
Difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra

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categoria:terre madri, vertenze g-locali, astensionismo di massa
martedì, 29 maggio 2007

I COSTI DELLA POLITICA di Paolo Cortesi

Accipicchia! L'Italia s'è desta! Uno degli argomenti di attualità, oggi, ha per tema "i costi della politica", o qualcosa parlamento-italianodel genere. Ovvero: i mass media scoprono che l'Italia è dominata da una oligarchia di rapaci feudatari che percepiscono stipendi parossistici, faraonici, roba da gran visir delle Mille e Una Notte. I mass media scoprono che la politica è un metodo per arricchire, per continuare ad essere ricchi, per assicurarsi un'esistenza dorata, al riparo da ogni problema, da ogni difficoltà che travaglia la vita dei comuni mortali. I mass media elencano sprechi rivoltanti, stipendi smisurati, auto blu in misura colossale, berlusconi_prodiprivilegi così numerosi e odiosi che fanno rimpiangere, come un sano periodo di alta moralità, le porcate del basso impero o i velenosi complotti delle famiglie bizantine. Mentre le statistiche disegnano una realtà drammatica fatta di miseria, lavoro precario e sottopagato, caporalato legalizzato, debiti e affanni, i sedicenti rappresentanti di questo stesso popolo che fatica a sbarcare il lunario hanno sempre di più. Cambierà qualcosa? No. E allora perché questa pseudo-campagna di indignazione popolare? Per disinnescare immediatamente ogni rischio di un reale cambiamento, perché tutto resti come è stato e si consolidi irreversibilmente.celentano_rockpolitick Ormai è chiaro come funzionano queste tempeste estive del giornalismo: nubi, tuoni, fulmini e, subito dopo, torna il sereno, come se non fosse accaduto nulla. Ed in effetti nulla è accaduto, se non la solita farsa del finto movimento innovativo. Un parlamentare italiano porta a casa, solo di stipendio base, 19.150 euro al mese; recentemente l'oligarchia dei sedicenti rappresentanti della nazione si è aumentata lo stipendio mensile di circa 1135 euro. Ora chiedetevi: di quale nazione essi sono i rappresentanti? Quale popolo ha stipendi così enormi? Come possono i sedicenti rappresentanti non dico conoscere, ma soltanto immaginare le reali, quotidiane esigenze della gente comune? Perché i sedicenti rappresentanti si credono meritevoli di ricompense così straordinarie? bertinotti-vauroEsercitare il potere, conservare l'impunità, godere di privilegi è un'attività meritoria? Bisogna essere strapagati per vivere una vita di agi e di lussi?A queste ovvie e giustissime osservazioni, gli interessati rispondono, molto seccati, più o meno così: -Il lavoro del parlamentare ci assorbe a tempo pieno, siamo oberati di lavoro, siamo validi e efficaci lavoratori. Tali critiche sono espressione di meschino populismo e squallido qualunquismo.- Risposta: è doveroso che ciascuno, nessuno escluso, sia pagato per il lavoro che compie. Ma il lavoro del rappresentante del popolo deve essere intimamente legato al popolo di cui vivelacommunesi vuole essere rappresentanti. Amministrare la cosa pubblica non è un obbligo medico, ma l'atto più volontario che si possa immaginare. E nessuna attività umana può giustificare il sopruso ed il privilegio. Nella Comune di Parigi, chi voleva amministrare la cosa pubblica non poteva percepire un centesimo in più della paga minima di un operaio. Questo è autentico spirito di servizio. Pietro CollettaVogliamo proporlo alle migliaia di persone che si presentano, frementi di idealità, quali rappresentanti che hanno a cuore solo il bene comune? Pietro Colletta (1775-1831), in tempi certo non influenzati dall'attuale apparente dibattito riformatore (che, ripeto, passerà presto e senza alcun effetto), scrisse: "L'Italia, questa sciagurata che ha libero il pensiero e la lingua, servo il cuore, pigro il braccio, in ogni politico evento scandalo, non forza…"

http://www.nexusitalia.com

martedì, 29 maggio 2007

PALESTINA: ANCORA STRAGI ANCORA SILENZIO

16 - 21 maggio 2007 (fonte ministero sanità palestinese)
Vittime dei razzi Qassam: 1 morto, 12 feriti. Vittime dei bombardamenti israeliani: 26 morti tra cui bambini, 97 feriti e 50mila persone senza acqua ed elettricitàPalestina.
Settembre 2000 - settembre 2006 (fonte Le Monde Diplomatique)
6 israeliani uccisi dai razzi Qassam, 4500 palestinesi uccisi dall'esercito israelianocana.
25 giugno 2006 (inizio nuova invasione della striscia di Gaza) - fine novembre 2006 ( tregua, peraltro mai rispettata da Israele) 2 israeliani uccisi dai razzi Qassam, 400 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano, di cui 90 bambini, e 1500 feriti, di cui 300 bambini.

CHI E' TERRORISTA?

Quando a fine giugno Guilad Shalit2006 viene rapito il "famoso" soldato israeliano Shalit, e per rappresaglia inizia la nuova invasione israeliana della striscia di Gaza (che fino ad oggi ha provocato la morte di 563 palestinesi), la situazione non era "normalizzata" come tutta la stampa voleva far credere. Gli israeliani non si erano ritirati di fatto da quei territori e mantenevano il controllo dei confini di terra, aria e mare e continuavano israeli_tankle loro aggressioni, limitazioni di movimento, confini chiusi, uccisioni e rapimenti. Tre mesi prima che avvenisse la cattura del soldato israeliano si erano intensificati i bombardamenti israeliani che avevano causato decine e decine di morti e feriti.
Ogni volta che il governo palestinese supera i contrasti al suo interno fra la componente maggioritaria e regolarmente elettahamas di Hamas e la componente di Fatah, il partito del presidente Abbas, il governo israeliano rifiuta la tregua e provoca nuove offensive ed aggressioni.
E' il caso di fine giugno 2006 quando vengono rapiti in massa i ministri ed i parlamentari di Hamas; succede a novembre 2006 quando viene proclamata la tregua e gli Israeliani subito dopo sferrano una violenta offensiva in tutto il West Bank sostenendo che la tregua "vale" solo per la gazastriscia di Gaza, per arrivare a questi giorni. Il 23 maggio 2007 il governo palestinese propone una tregua dopo gli ultimi feroci bombardamenti sulla striscia di Gaza, ma Israele rifiuta e per tutta risposta il giorno dopo esegue una nuova ondata di rapimenti in massa di ministri, parlamentari, sindaci ed altri esponenti di Hamas e minaccia di morte, tra gli altri, il premier Haniye.
Se fosse successo in altre parti del mondo che un governo legittimamente eletto thioncome quello palestinese venisse decimato dai rapimenti ed il suo primo ministro minacciato di morte si sarebbe detto "terrorista" l'aggressore. In Palestina succede esattamente il contrario! Proprio per questi motivi la nostra Associazione vuole contribuire a riportare chiarezza su quanto accade in Palestina e a demistificare le manipolazioni che scientificamente e in malafede vengono effettuate sia da quasi tutti i media del mondo, sia da quasi tutte le diplomazie del mondo a partire da quelle USA e da quelle dell'Unione Europea.

****Sul sito www.laltralombardia.it troverete la storia di Gaza aggiornata a maggio 2007, con tutti i particolari sugli attacchi israeliani di questo ultimo anno e sulla situazione degli scontri interni tra Hamas e Fatah, una sezione dedicata ai massacri di Nablus e sempre le nostre rubriche aggiornate su "i crimini israeliani", Militarismo israelianole "ultimissime", i "dati dell'occupazione", la "situazione dei detenuti", "i bambini detenuti ed
uccisi".
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La pace in Palestina non ci sarà finché un solo soldato israeliano rimarrà sul suolo palestinese.

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